Riccardo Buttboni: Sarabande, chimismi e dialoghi con la memoria storica

Buttaboni 3La personale di Riccardo Buttaboni all’ex- chiesa dell’Angelo, di recente conclusione, è degna di qualche ‘riguardo’ supplementare, se non altro per strapparla al grigio che segue ogni mostra una volta chiusi i battenti. Presentata da Marina Arensi l’esposizione ha riportato sulla scena cittadina un artista di affinata vivezza, autore di una pittura segmentata da un lato da orme ‘attualiste’e, dall’altro da forme e richiami figurativi ( momenti storici, mitici, ritualistici e velature romantiche), riacquisiti con perfetta fruizione in linea con i gusti d’oggi.
Oli, acquerelli, pastelli, disegni, pur negli spezzettamenti che la diversità dei linguaggi in mostra ha indicato – senza BUTTABONI 2012deroghe all’equilibrio espositivo- , hanno rafforzato le qualità note dell’artista: il suo interesse – quasi una posizione etica o ideologica – per il mondo ideale (museale) e a quelle per la pittura fantastica – fatta di sarabande, segni grafici e chimismi cromatici, da segnalare nell’ovvia diversa articolazione delle forme e del tessuto materiale, l’ acutezza dell’apertura critica.
Buttaboni disegna e dipinge adottando di volta in volta linguaggi e tecniche diverse, riservando un interesse assoluto al controllo della tecnica e del tono che accresce la forza espressiva. Non esita a scegliersi opere di maestri e a lavorarvi sopra. Senza limitarsi però alla pura riproposizione. La curiosità pratica e l’osservazione riservata alle opere “storiche” danno la misura culturale personale.buttaboni4
Nella vasta gamma all’ex-chiesa dell’Angelo una attenzione particolare hanno raccolto i disegni, in cui hanno trovato conferma la perizia di mano e di occhio dell’artista, e la sensibilità musicale (non a caso egli è noto anche come musicista)attraverso ritmi e movimenti di abilità e narrazione visiva.
Abbagliato dalle maschere, dai personaggi, dalle scene, dai costumi, dal colore, Buttaboni esplora nei suoi disegni le matrici della grafica e quelle del linguaggio teatrale e della pittura. Scandaglia effetti e movimenti, segno e colore con capacità abbagliante nel trasferire l’appagamento fantastico al visitatore.Di questi momenti vibranti di poesia, creati con estrosa libertà del gesto e un abile uso del pigmento, la mostra di Buttaboni ha offerto persuasiva dimostrazione di intelligenza e di equilibrio, mettendo in corso un confronto tra questo tipo di pittura personale – vivace e libera, creata con estrosità e finezza -, e quella di soggettistica storica in cui a prevalere è elemento iconografico – filtrato con sensibilità formale senza veicolare messaggi distorti.

 

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All’I.I.S. CESARIS di Casalpusterlengo caricature dell’800 e pittori locali

 

 

 

double-al-c-esaris-dsc01446All’I.I.S. “Cesaris” di Casalpusterlengo, in via Cadorna, all’interno del XV ciclo “Cesaris per le Arti Visive” si è aperta una mostra “doppia”, a cura di Amedeo Anelli. A una rassegna di caricature tratte dai giornali umoristici dell’Ottocento o del primo Novecento («Il lampione», «Il Fischietto», «SempliAll’I.I.S. “Cesaris” di Casalpusterlengo, in via Cadorna, all’interno del XV ciclo “Cesaris per le Arti Visive” si è aperta una mostra “doppia”, a cura di Amedeo Anelli. A una rassegna di caricature tratte dai giornali umoristici dell’Ottocento o del primo Novecento («Il lampione», «Il Fischietto»,cesari-double-partic-esposiz «Semplicissimus» ecc…) si accompagna una collettiva di pittori contemporanei amici del curatore. Nella parte contemporanea sono esposti lavori di Giacomo Bassi, Andrea Cesari Franco De Bernardi, Fernanda Fedi, Gino Gini, Giulio Sommariva, Vincenzo Tinelli e Riccardo Valla.

Orari apertura: da lunedì a venerdì ore 8,00 – 17, 30; sabato ore 8,00 – 14,00. Festività escluse.

 

 

 

 

 

 

Le piazze di Lodi e italiane di Franchina Tresoldi

franchina-tresoldiANTOLOGIA DI STAMPE ALL’ACQUEFORTE E ALL’ACQUATINTA ALLA BIBLIOTECA LAUDENSE

Esponente storica dell’arte locale Franchina Tresoldi si esibisce da oggi, giovedì 30 novembre fino a tutto dicembre, alla Biblioteca Laudense con un repertorio di acqueforti e acquetinte raffiguranti piazze locali e non solo locali.
L’aver posizionato (anni ’70) l’ attenzione sulla conformazione spaziale dei centri storici, ha mosso la sua produzione calcografica su un fronte che ha riconsegnato valore plastico alle piazze del Bel Paese, e l’ha fatta conoscere come artista in tutta Italia per l’autonomia e la complessità del proprio linguaggio. Le “Città d’Italia” è una produzione distinta da ogni altra espressione grafica, finita negli ultimi tempi un po’ in ombra, a causa degli impegni dell’artista su un diverso versante espressivo. Ora, è la stessa ad averla riproposta, attraverso un capitolo di calcografia “laudense”, che la riconquista alla attualità visiva e al proprio profilo d’artista.
La mostra, affidata a una trentina di stampe e a un paio monotipi, ha il pregio di riaccendere l’attenzione sull’ approfondimento critico dell’immagine colta e del paesaggio urbano, dentro cui si coglie insieme il fascino delle forme, l’ordine dei decori, la selettività e la messa a fuoco dei particolari, la costante evocativa della vita e della storia.
La selezione alla biblioteca comunale oltre che il bagaglio di esperienze delle piazze laudensi (San Rocco, piazza Duomo, piazza Barzaghi, San Cristoforo, piazza San Lorenzo, Maddalena ecc.) e di quelle italiane ed estere (Piacenza, Crema, Roma, Venezia, Mantova, Costanza, Pontremoli, Fontainebleu, ecc.) disegnate tutte con rigorosa tessitura segnica, rende conto di come le distinzioni dei luoghi si intrinsecano nell’ impianto linguistico delle eaus-forts e delle gravures en maniere de lavis. Conferma, infine, come nell’esercizio consapevole del proprio mestiere l’artista abbia saputo/sappia tenersi lontana dalle vacue decorazioni. La Tresoldi mira all’essenza delle cose nei loro aspetti evidenti e garantisce l’immagine di spazi e architetture dalle incognite del compiacimento decorativo.

La sensibilità estetica che le ‘rappresentazioni’ fanno registrare nel modo linguistico, concorre alla sostanziale unità di un patrimonio di immagini espresso fuori da ogni avanguardia e da ogni accademia. Mollare questo patrimonio nel cassetto (sia pure per ragioni professionali), avrebbe significato farlo uscir di mente. Bene ha fatto dunque la Tresoldi a riportarlo alla visibilità, con una scelta che aiuta il pubblico di casa a riprenderne familiarità con il linguaggio. Le immagini in mostra non forniscono solo un repertorio letterario e illustrativo delle piazze lodigiane e italiane. La Boscaglia vi vedeva il fascino ‘tecnico’ della tessitura. Peculiarità che si avverte ancor oggi: nella elaborazione, nella fusione del segno e nelle citazioni iconografiche della struttura fisica e visiva.

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Esperienze e sorprese / Roberto Fenocchi a “CasaIdea” a Tavazzano

ROBERTO FENOCCHI: due opere in esposizione dai fratelli Acerbi

ROBERTO FENOCCHI: due opere in esposizione dai fratelli Acerbi

“Casaidea”Architettura-Arredamento-Antiquariato ospita, nella suggestiva cornice dell’ Ex chiesetta del Viandante a Tavazzano una esposizione dedicata interamente al pittore lodigiano Roberto Fenocchi.
Anche in provincia l’arte ha la sua storia. Nei Comuni “minori” esistono artisti con percorsi che gettano luce sulla varietà del panorama della pittura territoriale nel suo insieme. Il percorso di Roberto Fenocchi di Villavesco, classe 1954, è un cammino “in disparte”, non privo di curiosità e interessi. Da diversi lustri Fenocchi conduce a Villavesco una trattoria contrassegnata da atmosfere popolari. Qui, gusti e sapori della tradizione non sono andati persi. Non siamo a Trastevere, ma l’ambiente ha tenuto l’humus dei tempi passati. L’occhio si acclimata bene sui quadri alle pareti, “aggiornati” come in una galleria. Anche chi non possiede occhio esperto afferra che sono opera di un pittore che ci sa fare. Quel pittore è lo stesso conduttore. Ha buona mano, manifesta libertà da vincoli, traduce sollecitazioni, trasforma percezioni in forme vibranti, in scoperte del momentaneo.

ROBERTO FENOCCHI: scorcio della esposizione a CasaIdea

ROBERTO FENOCCHI: scorcio della esposizione a CasaIdea

Fenocchi è andato ventenne a perfezionare il disegno da Bergonzi alla “Cimabue” di Milano per poi passare alla scuola dello Sforzesco di Milano ai corsi di nudo di Grigioni, poi di incisione e litografia con Timoncini. Una partenza figurativa che in avanti si è rivolta al movimento. Il movimento è la sintesi meccanica della vita. Lui l’ ha tradotta in pittura. Il 1980 è l’anno del suo lancio con una mostra non da poco, al Gelso di Lodi. Giovanni Bellinzoni lo inserisce nell’agone del contemporaneo. L’anno dopo si presenta al Circolo Vanoni e raccogliere consensi. Nell’82 e ’83 è sempre al Gelso di via Marsala in alcune collettive e nell’84 si cimenta con i giovani del Centro San Fedele a Milano. Nell’86 si presenta al “Soave” a Codogno e nel ’90 torna ad esporre a Lodi, al Circolo Ada Negri. Poi sparisce dalla scena, fino al nuovo millennio, intervallando solo apparizioni estemporanee: CasaIdea a Tavazzano, Fondazione Bipielle a Lodi, Conventino di Lodivecchio, CecinArte, ecc.. Dopo mezzo secolo continua a dipingere, ad applicarsi, a sperimentare lasciando che la tecnica aderisca perfettamente al gesto, la grafia e il segno al senso, e la maturazione articolata e complessa, sotto l’ombrello del postmoderno manifesti flussi di energia.
Dopo la mostra dello scorso ottobre nell’ambito dell’autunno culturale tavazzanese all’ex-Chiesetta del Viandante il pittore torna ora a presentarsi a “CasaIdea”. “Forme e colori in natura”, questo il titolo della permanente inaugurata dai fratelli Acerbi. In essa ribadisce il coagulo di sensazioni ed emozioni che danno identificazione al proprio linguaggio pittorico. Fenocchi sviluppa una pittura rifatta nella luce, nella radiosità dei colori e del movimento e “inchiostri” pronti ad ambiguarsi in diverse chiavi di lettura. Forme e ritmi essenziali conciliano col volto decorativo e caotico della attualità, dando veste a segni, variabili, invenzioni.
Tanti anni fa Giuseppe De Carli, presentandolo al Vanoni scrisse che il suo era “un tentativo di accordo tra la progressiva e continua trasformazione dei linguaggi”. Aveva visto bene. Oggi il pittore sta tutto dalla parte viva dell’intuizione e della sorgiva emozione. Non preordina ‘composizioni’, non imposta teoremi e astrazioni, li lascia nascere liberamente dal segreto emotivo. All’ex chiesetta del Viandante di “CasaIdea”, presenta un alternarsi eclettico di visioni e tecniche. Pitture e inchiostri sotto la lente della poesia rivelano equivalenti matrici: sensibilità, colore, emozione, eclettismo, segni tra ambiguità figurale e astrazione. Non “elaborati” concettuali, ma procedimenti a radice magica.

Forme e colori in natura: Opere di Roberto Fenocchi – L’esposizione è visitabile tutte le domeniche, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 18.00 presso l’Ex Chiesetta Del Viandante di Casaidea, Via Emilia n.23, Tavazzano con Villavesco (LO). O previo appuntamento telefonando al  333 2301800

 

 

 

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DIONISIO URBAN e BRUNA WEREMEENCO allo Spazio Arte Bipielle Lodi

DIONISIO URBAN: Ritratto di Vincenzino Scali (pastelli, tempera su cartone), 1988

DIONISIO URBAN:
Ritratto di Vincenzino Scali
(pastelli, tempera su cartone), 1988

In vita, Dionisio Urban era considerato uno “fuori del comune”, un eccentrico, uno “strampalato” che metteva insieme il musicista, il compositore, il verseggiatore, l’iconista, il pittore con l’impronta del protagonismo. Pochi, in città, forse con la sola eccezione di “Vicenzino” Scali, l’hanno conosciuto veramente, fintanto che una quarantina d’anni fa il gallerista Giovanni Bellinzoni prima e l’arredatore Ravera poi non cedettero all’ardire di proporre in mostra i suoi “amalgami” fatti di candore ingenuo e di esuberanze, di colori e fantasie, di atavismi e fantasmi corporei. Di lui don Quartieri scrisse: “Giudicato asociale, con l’arte ritrova la gioia della libertà”.
A venticinque anni dalla scomparsa l’Associazione monsignor Quartieri lo fa ora “riscoprire” con una retrospettiva allo Spazio Bipielle Arte affidata alle cure di Marina Arensi e Beppe Cremaschi; la mostra in parte integra quella dell’Angelo del 1995 a cura di Maria Maisano Moro e le precedenti esibizioni personali degli anni Ottanta al Museo Civico e al Centro Culturale Vanoni.
Su progetto di Gianmaria e Matteo Bellocchio l’esposizione da forma e contenuto a un repertorio dominato da ritratti, in prevalenza di soggetti femminili (vestali, bambole, veneri, cantanti, dive, odalische), bloccate nell’allucinante flash di una visione mitizzata, lontana dalle fonti pittoriche allora in voga. Un insieme che permette di accertare come riferimenti culturali e certe invenzioni simboliche di figure, tengono Urban lontano dai repertori futurista e da quello psicologico surrealista, sono frutto di strutture totalmente autonome. L’attività creativa di Dionisio è fatta di tecnica personale e materiali vari tra cui l’uso della stagnola; intessuta di figure umane, regge sulla corrispondenza dell’essere e dell’esistere, attraverso il rapporto complesso e controverso di realtà e memoria, sogno e poesia, libertà e convenzione.
Nelle pagine poetiche come negli spartiti musicali e nei quadri, l’artista fa convivere fenomeni dell’esperienza e della reminiscenza, le cose viste e quelle fantasticate. Forse c’è anche una dimensione “filosofica”, di astrazione personificata, materializzata in elementi sensibili dell’esperienza umana. Ma l’autore non “analizza”, semplicemente “rappresenta” con sincerità quello che è il proprio mondo intimo, porta in evidenza aspetti di sogno, “immaginari”. Più che per ogni altro popolo d’Europa, il sogno è per i russi un dato stabile della vita quotidiana. Se Freud lo interpretò per entrare nell’inconscio, gli artisti lo affrontarono in modo sottile, libero, beffardo.
Carte, cartoni, compensati; tempere, inchiostri, pastelli, tecniche miste, stagnole; segni, simboli, note musicali, icone, figure; aiutano a ricavare dall’imaginerie ingenua o popolare di Dionisio Urban un mondo di pensieri ed emozioni. La stesura disegnativa e quella cromatica evitano ogni suggestione naturalistica o concettuale o accademica o infantile. La figura è come se venisse “pensata fuori” dalla realtà pittorica, fuori dalle norme della convenzione espressiva tradizionale. Nei quadri condensa interventi grafici, modulazioni fluenti, ondose, comprime balenanti passaggi di luce, di colori astratti. La deformazione o contaminazione degli elementi veristici va di pari passo con l’orchestrazione inventiva. Apparenze e apparizioni introducono alla dimensione poetica.
La seconda sezione della mostra è dedicata Bruna Weremeenco, figlia della sorella di Dionisio, la cantante

Bruna Weremeenco e Aldo Caserini in occasione della personale dell'artista (1967)

Bruna Weremeenco e Aldo Caserini in occasione della personale dell’artista (1967)

Bronislova. Tra i due non c’è reciprocità di orizzonti espressivi. In Weremeenco ritratti, nudi, figure umane, religiose, cavalli, paesaggi, composizioni floreali, nature morte appartengono a una esperienza portata avanti dall’artista dai tempi di Brera dove fu allieva di Cristoforo De Amicis ed ebbe maestri gli stessi direttori dell’accademia, Aldo Carpi e Pompeo Borra ( al quale deve, forse, il senso del movimento) e Domenico Cantatore ( dal quale ha ricevuto il gusto per le accensioni di colore). Sin dalla prima personale del 1968 alla Laus, i suoi soggetti sono gli stessi, oggi però offrono una “narrazione” più varia, che va oltre la pura descrizione. Si ritrovano in essi espressività novecentesche, atmosfere di realismo magico, memorie, scomposizioni post-cubiste; i nutrimenti sono rappresentati dal sogno, dai sentimenti, dai ricordi, dalle inquietudini, dalla costante della psicologia ( base dell’indagine artistica e poetica proprie delle culture slave e mitteleuropee).
Estranea alla sperimentazione tout court Wereemenco conferma le linee forza della sua pittura così come si sono affermate negli anni: intensità di colori, toni timbrici, volumetrie, ritmi ellissoidali, geometrizzazioni, plasticismo, decorazione. Senza dichiarazione di poetica, dietro alla eleganza formale, insorge lo sforzo di dare risposta al mistero e all’angoscia nel normale colloquio col mondo e con sé stessi.

 

Nota apparsa sul CITTADINO, quotidiano lodigiano e sudmilanese 28.11.2016

 

 

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NOTE & POLEMICHE

L'ECO SUDMILANESE, San Donato MIlanese

L’ECO SUDMILANESE, San Donato MIlanese

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ROBERTA TIBERI / Ricette d’avanguardia al “Bizzò” di Lodi

Roberta Tiberi, artista di Tavazzano, laurea in lingue, approdata all’attività espositiva un lustro fa , è in questi giorni al “Bizzò” in via Cavour a Lodi con una selezione di acquerelli gradevolissima con cui fa conoscere aspetti essenziali del suo percorso pittorico, documentando l’impianto figurale della propria ricerca e insieme la spinta a sperimentare

ROBERTA TIBERI: Ritratto di Lon Reed (Acquerello)

ROBERTA TIBERI:
Ritratto di Lon Reed (Acquerello)

forme di tipo applicativo proprie del design e della texture esornativa. Risultati non di capriccio o bizzarria, che si spiegano e giustificano con la molteplicità degli interessi acquisiti frequentando gli studi e gli atelier di Fernanda Fedi e Gino Gini, Elisa Frigerio, Giuliana Consilvio, del colombiano Rafhael Dussàn e i workshop di Tindaro Calia, dell’ acquerellista Valerio Libralato e del Gruppo fotografico tavazzanese, acquisendo spunti di tecniche moderne ed innovative tra passato e presente.
Benché, per più di un verso, alla Timberi (già fattasi conoscere alla Galleria Oldrado e alla Fondazione Bipielle), non sia fondamentale rivendicare una genealogia per accreditare l’impegno qualitativo, a prescindere dei sintomi che nella sua produzione si possono trovare, non ha bisogno di un padre, più o meno fantoccio, per dimostrare d’essere dotata di un intrinseco strumento operativo ad alto tasso critico e autocritico.
Troppo facile sarebbe dire che nella sua pittura esiste una straordinaria apertura di interessi umani, una fantasia che la incoraggia a dare vita a immagini diverse, anche se la declinazione principale è di una espressività ben combinata coi modi della figuratività contemporanea, che dalla fotografia mutua figure e ritratti che risaltano caratteri dell’espressione fisionomica. “ Al centro della mia ricerca artistica – afferma in una dichiarazione di poetica l’artista – è la figura principalmente declinata nella tecnica mista attraverso vari contrasti – di trama, finitura, tinta, materiale – vista come lente di ingrandimento per trattare tutti i temi universali”.

ROBERTA TIBERI: Ritratto di Bono Vox (acquerello)

ROBERTA TIBERI:
Ritratto di Bono Vox
(acquerello)

 

ROBERTA TIBERI: Giochi d'acqua: Deviazione 1 (acquerello)

ROBERTA TIBERI:
Giochi d’acqua: Deviazione 1 (acquerello)

Attraverso propri procedimenti, la tavazzanese offre al Bizzò esempi di cifra verista, ritratti di vip e cantanti (Kirk Douglas, Lon Reed, Marco Mengoni, Bono Vox…) resi con bell’accordo tonale e formale, senza deviazioni o evocazioni inattese. Gli acquerelli, tra cui un esempio di paesaggio urbano e un ritratto di “Melissa”, hanno una struttura realista che li sottrae a tentazioni meramente decorative o illustrative.
In altra sezione l’attenzione è richiamata dai “giochi d’acqua”: serie di invenzioni fantastiche e ottiche che raccontano “direzioni” e “deviazioni”, il cui elemento costruttivo conferma validità emotiva nella validità formale. Si tratta di strutture che campeggiano nello spazio, un flotto di variabili e rapporti in movimento, in cui le sensazioni più dirette sono quelle che lasciano l’accordo armonioso.

  Giochi d’acqua, Ottiche e sguardi ad acquarell0 di Roberta Timberi al Bar Bizzò, via Cavour 9, Lodi – Dal marted’ al sabato: 7,30-19,30; domenica: 7,30-13. Fino al 15 gennaio 2017

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CON ANGELA VETTESE “ARTE FIERA” CAMBIA VOLTO

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Con la nuova direzione della storica dell’arte e filosofa Angela Vettese, la bolognese Arte Fiera arriva alla sua 41esima edizione in versione rinnovata.  La kermesse di arte moderna e contemporanea porterà numerose novità oltre all’insediamento del nuovo direttore artistico, che ne ha delineato innovativamente i confini.
Tra le tante innovazioni che i visitatori troveranno, sono previste una Main Section e una serie di Solo Show. Le due sezioni conteranno 133 gallerie oltre quelle dei settori curatoriali. A garantire della qualità delle proposte, sono coinvolte figure estranee al mercato dell’arte: il curatore Roberto Pinto (Docente di Storia dell’Arte Contemporanea, Università di Bologna) e la storica dell’arte Maria Grazia Messina (Docente di Storia dell’Arte Contemporanea, Università di Firenze e Presidente del Comitato Tecnico Consultivo Arte e Architettura contemporanee Periferie Urbane, Ministero dei Beni Culturali e del Turismo).
Arte Fiera mercato risulterà completata da una piccola sezione di nuove proposte a cura di Simone Frangi, intitolata Nueva Vista e dedicata ad artisti meritevoli di una rilettura critica e non necessariamente giovani. Non mancherà inoltre una sezione di fotografia, curata dalla Vettese.
“L’analisi attenta e severa degli esperti ha portato alla scelta di una edizione della fiera più compatta, con un numero minore di partecipanti rispetto al passato nonostante l’aumento delle domande di ammissione. Arte Fiera intende proporsi come un luogo di esposizione e vendita di arte moderna e contemporanea e al contempo come sede di proposta e di riflessione su temi e linguaggi di stringente attualità”, ha dichiarato la Vettese.

 

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Gruppo Photonatura il Gerundo / I fiori spontanei protagonisti

fiori-spontanei-parco-adda-sudA parte i furori dei novissimi neonaturalisti, i quali vorrebbero farci scoprire ciò che già si sa dalle storie naturali di Plinio, sono molti i segnali di attualità che ripropongono oggi il discorso sul ruolo e il valore dei fiori. Lo dimostrano i contributi che si sono venuti moltiplicando ad opera di precise ricerche nei campo della agricoltura, della botanica, delle coltivazioni erbacee, dell’impollinatura e dell’equilibrio ecologico.
I fiori hanno diversi contesti significativi che variano a seconda dell’uso che se ne fa, allo stesso tempo è un termine in grado di spiegare e distinguere, di comunicare e aggettivare e accompagnare idee e visioni, progetti e azioni, entusiasmi e creatività. Come mostrano i tanti interventi di studiosi scientifici,fotografi e documentaristi, pittori e poeti che invitano a calarci in questo mondo di forme e di colori, a riconoscere e in parte a decifrarne la presenza e le ragioni vitali. In un certo senso un invito a superare l’attenzione di spirito individuale nettamente lirico e ad approcciarsi a una visione più problematica, ad accedere a una conoscenza del rapporto dei fiori con le altre forme di vita e dell’ecosistema.
“Fiori spontanei”, il volume di 300 pagine, 200 voci e altrettante fotografie editato dal Parco Adda Sud con il contributo della Associazione Popolare Crema per il territorio, ci attacca del suo. E’ un’opera ricca di scoperte, accurata nella veste grafica, scritto da Antonio Marchitelli e Graziano Guiotto, che introduce alla conoscenza dei fiori spontanei nei vari ambienti attraverso una serie di schede che consentono l’identificazione di centinaia di specie con i loro caratteri morfologici, gli habitat e la loro diffusione. Il prezioso volume in italiano e in inglese (nella traduzione di Bernardo Ruggero) è introdotto da Silverio Gori, Luca Bertoni e Riccardo Groppali; si è valso della consulenza scientifica di Giorgio Coppali del Gruppo Botanico Milanese e di due consumati ricercatori scientifici: Agostino Pe e Riccardo Groppali. Nel progetto grafico di Fabrizio Comizzoli entrano una serie di acquerelli di Bruna Guiotto e alcuni versi di Aurora Altieri. L’opera affronta aspetti della Pianura Padana e avvicenda le trecento pagine con fotografie del Gruppo Photonatura Il Gerundo, scattate da Paolo Berto, Angelo Chinosi, Fabrizio Comizzoli, Pino Gagliardi, Antonio Marchitelli, Roberto Musumeci, Maurizio Pedrinazzi, Marco Polonioli e Antonio Raimondi. Sono immagini che fanno capire quanto i fiori siano importanti all’ecosistema, alimentano la ricchezza dell’immaginario individuale, creano idee, fanno conoscere la realtà di un territorio in modo nuovo e diverso.
Fiori spontanei” è un libro che si legge e si guarda con assoluto interesse. Non è il solito florario, è un testo che interpreta, approfondisce, traccia la storia, chiarisce classi, sottoclassi, ordini, famiglie, generi eccetera. Le affascinanti fotografie documentano l’ambiente e l’alleanza tra le piante e gli insetti e la loro funzione nell’ambiente. Fa apprezzare, alla fine, i fiori spontanei per la sola bellezza, ma sopratutto per la loro indispensabilità alla vita dell’ecosistema.

Antonio M assimo Marchitelli e Graziano Guiotto: “fiori spontanei”. Fotografie del Gruppo Photonatura Il Gerundo – , Ed. a cura del Parco Adda Sud con il contr. dell’ Ass. Popolare Crema per il territorio, volume rilegato, pagg.300, 2016, s.i.p.

“POESIA D’OGGI”: Anelli, Oldani, Marcheschi in una antologia di poeti contemporanei curata da Paolo Febbraro

poesia-doggiPoesia, poeta sono parole che molti ritengono vecchie. Alcuni addirittura perdute, appartenute a una civiltà creativa uscita di mente. Atteggiamento curioso ma non singolare, da spingere spesso a far propria la domanda: “Che ne è della poesia oggi?”.
Nella premessa a Poesia d’oggi, una antologia di sessanta poeti italiani realizzata dal poeta e saggista romano Paolo Febbraro, il filosofo Armando Massarenti che dirige il supplemento la “Domenica del Sole 24 Ore”, riconosce alla poesia “una forma particolarissima e insostituibile di conoscenza”, nel cui territorio si intessono le mutazioni e le interazioni dell’io e della storia. Convinzione che irrompe nella stessa visione sinottica e parziale delle sessanta poesie, distinte e singolari della raccolta, accompagnate da note biografiche e critiche che ne mostrano varietà e stili.
Nell’introduzione al volume (edito da Lit Edizioni nella collana “Poesia”, diretta da Giorgio Manacorda ) Paolo Febbraro chiarisce i propositi del suo impegno: rappresentare non “uno stato” di quanto si viene scrivendo in versi nell’Italia di oggi, ma rispondere alla sfida del sistema: oggi la poesia “è semi-annegata nel grigio dell’incertezza sui valori, è poco letta dai critici letterari, raramente viene chiamata per nome e cognome”. Le considerazioni di Febbraro sono diverse e articolate, puntano a far “considerare le diverse possibilità umane che l’arte della poesia sviluppa in chi la coltiva o l’affronta”.
La Poesia – rimarca l’autore – dipende dai poeti, ma i poeti dipendono dalla Poesia: è un insieme “di competenze e dispositivi, che vanno conosciuti nella loro profonda necessità e piegati a sé, al proprio tempo”. Perciò, i poeti hanno capacità di sguardo critico, una lingua riformata, sono intellettuali che possono far contrasto al flusso della storia. Febbraro dice di non credere al solipsismo:” quando un poeta scrive è un ispirato, ma quando pubblica è un intellettuale”.
La raccolta ripropone le poesie pubblicate sul supplemento culturale del “Sole 24 Ore”, disegna un percorso che va dal poeta lucreziano parmense Luigi Bacchini al dialettale milanese Franco Loi, a un gruppo di giovani anni Ottanta (Ulbar, Carabba, Marchesini), aiuta per questo a vedere la poesia come un film, un flusso che unifica il paesaggio contemporaneo e suggerisce “i sensi” che la poesia conduce “con se”. Coi poeti di accertato riferimento (Bandini, Pecora, Monacorda, Zeichen, De Angelis, Donati, eccetera.) figurano a pieno titolo poeti che hanno seguito sul nostro territorio: Daniela Marcheschi, redattrice della rivista Kamen’, compositrice di meditate malinconie femminili in “Gravità delle gravità”; Amedeo Anelli che in “Posture del silenzio” richiama traslazioni e fluttuazioni suggerite dalla neve; l’ironico Guido Oldani che ne “Il conto” non manca il confronto col mondo attuale. Tre poeti che perlustrano l’io o la realtà, la natura o altre cose ancora.

Paolo Febbraro: Poesia d’oggi. Un’antologia italiana – Ed. Elliot , Roma, 2016, €18,50