Il Circolo Fotografico San Donato Milanese a “Sepulcrum 2016”

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Il Circolo Fotografico di San Donato Milanese prenderà parte domenica 2 ottobre a un’uscita fotografica di gruppo a San Felice sul Panaro (MO) in occasione dell’ evento fotografico “Sepulcrum 2016”, organizzato dal locale Photoclub Eyes BFI.  Gli appassionati sandonatesi   del “clic” si cimenteranno con quelli di altri circoli provenienti da tutta Italia, in una vera full immersion fotografica di cultura horror fantasy, che prevede l’ esposizione delle foto scattate e la creazione di un audiovisivo. La nuova manifestazione fotografica al prato della Rocca di San Felice sul Panaro, porterà per la prima volta ad esibirsi nella bassa modenese i celebri Zombie Walk bolognesi che, con la collaborazione di gruppi quali “Effettoemezzo” , “Zombie Inside” e “SPFantasy” , invaderanno le vie del paese con un corteo funereo e sanguinolento, capace di trasformare il borgo in un enorme teatro horror a cielo aperto dove ogni cosa si tingerà di rosso sangue ad opera di morti viventi e vampiri, terrorizzando il centro storico, assediati dai cacciatori. E, naturalmente, dai fotografi alla ricerca dello scatto migliore!

ARTE E IMPEGNO POLITICO NELLA MILANO DEGLI ANNI ’70

gallery-lissone21Tra gli anni Sessanta e Settanta l’ideologia e la politica si respiravano nelle strade, al punto che si cominciò a parlare di “politicizzare il quotidiano”. L’arte scoprì la vocazione al sociale e la trasformò nel “motore del fare”. “La parola agli artisti”, inaugurata sabato al Museo d’arte contemporanea di Lissone è un po’ il seguito di quella tenuta a Palazzo Reale nel 2012, e, come quella, risulta particolarmente vivace e ricca di esperienze tanto decisive quanto in parte rimosse dalla critica e dalla cultura ufficiale. Curata da Cristina Casero docente di storia dell’arte dell’Università di Parma ed Elena Di Raddo, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università Cattolica di Milano, e co-autrici dei volumi “Anni Settanta. La rivoluzione nei linguaggi dell’arte” (Postmedia books, 2015) e “Anni ’70: l’arte dell’impegno (Silvana Editoriale, 2009), l’esposizione riaccende l’attenzione sull’arte politica della contestazione; documenta com’essa fu frutto dell’affioramento di una esigenza culturale e della presa di coscienza dei mutati presupposti materiali-economici. L’evento espositivo pone inoltre interrogativi, più di quanto non sembri dal titolo: in primis la questione della sua rimozione, poi quella di un potenziale ritorno, nell’attuale crisi, dei temi e delle rivendicazioni di quel “decennio”.
All’arte “sessantottina”, parteciparono diversi artisti del territorio ( Mauri, Volpi, Staccioli, Quadraroli,…). Fu un’arte che si fondava sulle celebri “M” della saggistica allora in voga ( Marx, Marcuse, Mao, McLuhan), che sosteneva il passaggio dell’arte all’estetica e al vedere mentale; e ammetteva il “momento artistico” solo come operazione perimetrata dall’ideologia (“rivoluzionaria”).

Fernanda Fedi

Fernanda Fedi

Con Restany – uno dei profeti-accompagnatori più seguiti del ’68 sul versante delle arti -, l’adesione nel milanese si fece più decondizionata. Permise forme di espressione diverse, in cui molti trasferirono il loro sogno di utopia universale.  La mostra lissonese rivisita quei momenti. La mappatura  coglie l’ impegno degli artisti del momento nel confrontarsi con le altre forme di espressione visiva e l’interazione con le questioni legate alla vita sociale, alla politica, all’economia; si sdebita con la “metalinguistica” che segnò la creativa del periodo; cattura l’attenzione su alcuni dei protagonisti, molti dei quali divenuti noti dopo la contestazione anche sul territorio: Nanni Balestrini, Paolo Baratella, Gabriella Benedini, Fernando De Filippi, Ugo La Pietra, Giangiacomo Spadari, Umberto Mariani, Emilio Isgrò, Enzo Mari, ecc.

Gino Gini

Gino Gini

E, tra di essi, Fernanda Fedi e Gino Gini, due artisti sempre disponibili a incrociare con rispetto i propri occhi con la ricerca e l’esistenza, presenti in molte iniziative locali: il Gelso, Semina Verbi, Cesaris per l’arte, Biennale di Lodi.

I temi della mostra verranno affrontati anche in un convegno dal titolo “Arte Fuori all’Arte. Incontri e scambi fra arti visive e società” che si terrà il 12 e 13 ottobre all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 Opere e documenti di Fernanda FEDI e Gino GINI sono presenti a: “LA PAROLA AGLI ARTISTI” – Arte e Impegno a Milano negli anni Settanta – MUSEO d’ARTE CONTEMPORANEA di Lissone -Fino al 27 novembre 2016
 

 

 

 

 

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A Piacenza: “25 ore di poesia” davanti al Duomo.

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L’iniziativa promossa
dal “Piccolo Museo della Poesia”
Tra i poeti:  Oldani, Boccardi,
Anelli, Marcheschi, Abbozzo.
Tra i dicitori: Ottobelli, Lisetti e Vaghi

 

Ci saranno Guido Oldani, Sandro Boccardi, Amedeo Anelli, Daniela Marcheschi, Margherita Rimi, Edgardo Abbozzo e altri nomi della rivista “Kamen’”, Isabella Ottobelli, Enrica Vaghi, Gianluigi Lisetti di “On fa l’os” tra i poeti e i fini dicitori che in piazza Duomo a Piacenza, dalle 21 di sabato 15 ottobre alle 22 della domenica, contribuiranno (leggendo proprie composizioni o di altri) alla “25 ore di letture di poesie ininterrotte. Omaggio alla poesia italiana dal ‘900 ad oggi”, ideata da Massimo Silvotti e organizzata dal “Piccolo Museo della Poesia Incolmabili Fenditure di Piacenza”.
Alla fine saranno oltre 100 i poeti letti e interpretati, in gran parte del secolo passato, con l’aggiunta di un gruppo di contemporanei che leggeranno se stessi. La kermesse è rivolta a scongiurare la chiusura del Piccolo Museo della Poesia di Piacenza, unico museo della poesia attualmente esistente in Europa. L’istituzione, privata, non ha scopi di lucro e la sua preziosa collezione è prevalentemente centrata sulla poesia italiana. L’obiettivo della “25 Ore” è farne conoscere l’importanza, oltre naturalmente le difficoltà che incontra, nonché promuovere l’attenzione sulla la grande poesia italiana, intersecando le diverse poetiche contemporanee, che spesso non si conoscono o non si parlano.
Al “Piccolo Museo della Poesia” si accompagna la Galleria d’Arte – Spazialismo poetico, presenza operante nell’arte e nella poesia coeva che interloquisce con le intelligenze della nostra contemporaneità, mettendo in comunicazione memoria e rivolgimento.
Della “rappresentativa” di Kamen’ leggeranno personalmente le proprie opere in piazza Duomo Sandro Boccardi, Guido Oldani e Amedeo Anelli, mentre nel ruolo di dicitori si esibiranno Isabella Ottobelli nella lettura dei versi di Elio Pecora, Enrica Vaghi in quelli della lucchese Daniela Marcheschi e Gianluigi Lisetti proporrà i ritmi di Edgardo Abbozzo. L’attore Luca Bassi Andreasi interpreterà a sua volta i versi di Margherita Rimi, poeta e neuropsichiatra infantile recentemente pubblicata dai Quaderni di Kamen’ editi dalla Ticinum e presentata da Anelli agli “Amici del Nebiolo” di Tavazzano.
Ai poeti di oggi agiranno da controcanto le esibizioni dedicate a grandi maestri del passato e del passato recente, Marinetti, Soffici, Rebora, Marin, Ungaretti, Turoldo, Luzi, Caproni, Sereni, Noventa, Montale, Gatto, Sinisgalli. Roversi, Pavese, Bigongiari, Orelli, Bertolucci, Pasolini, Cristina Campo, Pagnanelli, Saba, Gozzano, Cardarelli, Sbarbaro eccetera.

Aldo Caserini

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VI edizione del World. Report Award / Documenting Humanity

 

VERDETTI UNANIMI PER DANIELS, COMELLO, SOURI, ARCENIlLAS

 

foto-festival-fotografia-eticaIl Gruppo Fotografico Progetto immagine ha reso pubblici i vincitori della VI edizione del World. Report Award | Documenting Humanity e le relative motivazioni. Il premio ha riscosso uno straordinario successo di partecipazione: 720 lavori di altrettanti fotografi provenienti da 58 nazioni. Al giudizio finale dei Master Award, Spot Light Award e Short Story Award si sono espressi in qualità di giurati Francis Kohn (AFP), Patrick Di Nola (Getty Images), Ruth Eichhorn (GEO), Aldo Mendichi e Alberto Prina (coordinatori del Festival della Fotografia Etica), mentre l’ European Photographers Award | Spain 2016 è stato giudicato da Tania Castro (PhotON Festival), Aldo Mendichi e Alberto Prina (del Festival della Fotografia Etica).
A conclusione di un lungo e accurato lavoro con giudizio unanime sono stati decretati vincitori della VI edizione del World. Report Award | Documenting Humanity 

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[ ] William Daniels autore del reportage “C.A.R”, Premio Master Award, con la seguente motivazione:” E’ Il racconto di una nazione con scatti sintetici, giornalistici, precisi e asciutti come solo una grande tradizione fotogiornalistica: una nazione spesso simbolo di un intero continente. Uomini, guerre, distruzione e speranza sono davanti a noi coerenti, unite da un filo sottile, fatto di colori e forme. Al contempo le fotografie e i testi nel suo svolgersi ci legano alla storia come solo il fotogiornalismo ai suoi massimi livelli riesce a fare. Fotogiornalismo che racconta ma non aggredisce lo spettatore, che parla alle coscienze ma non urla, che raccoglie dati e fatti senza spettacolarizzazione. Questo lavoro, puro grande reportage, porta lo spettatore davanti a milioni  di vite e dipinge un affresco di un intero paese.”  

comello-03-low-300x196[ ] Francesco Comello autore del reportage “Isle of Salavtion”, Premio Spot Light Award, con la seguente motivazione:
“”Nel lavoro di Francesco Comello questi elementi sono espressi ai massimi livelli: la poesia degli sguardi, dei costumi e del ritmo lento di questa comunità diventano immagine visiva, intercettando la luce e le forme con una sintesi forte e potente; Il tempo assume un connotato diverso, come anche il tempo della storia e dei mutamenti che rimangono “fuori dalla porta” in attesa quasi magica; la composizione dell’immagine, alla base del linguaggio fotografico, supportata e amplificata da un bianco e nero maturo e intenso, connette contenuto e forma ad un livello superiore che porta a stupore e incanto”. 

[ ] waiting-girls_01_low-res-300x195Sadegh Souri , autore del reportage ”Waiting Girls”,Premio Short Story Award, con la seguente motivazione:
“”Waiting Girls” rappresenta uno straordinario connubio tra la forza di una storia dall’elevatissimo valore giornalistico e una qualità fotografica di livello superiore.
L’autore, raccontando un mondo, quello della segregazione carceraria femminile in Iran, ha creato un documento di altissimo valore civile, affrontando una tematica “scomoda” ed entrando in un contesto difficilissimo da raccontare. Tuttavia lo ha fatto con “delicatezza” e rispetto nei confronti dei soggetti ritratti, rispettandone la dignità e restituendoci, attraverso il suo stile fotografico, anche momenti di intimità e poesia.
Di notevole spessore è anche “la trama narrativa” presentata che restituisce, senza mai interromperla, una sensazione di “sospensione” delle vite delle persone fotografate”” 

 [ ] Javier Arcenillas autore del reportage “Latidoamerica”, premio European Photographer Award | Spain 2016 con la seguente motivazione:
“” L’autore con il reportage “Latidoame-rica” restituisce allo spettatore la visione di una società, quella Honduregna, nella quale la violenza è presente in ogni aspetto della vita quotidiana. Lo stile fotografico e di racconto è perfettamente coerente con questa visione della società e non lascia “respiro”, creando un’ossessiva ripetizione di situazioni estreme che generano pathos e sgomento.La violenza quotidiana, appunto, in ogni sua forma. La giuria riconosce all’autore la capacità di averla saputa raccontare, affrontando situazioni in cui la sua stessa incolumità è stata di continuo messa in gioco; un fotogiornalismo in “presa diretta”, che fa del coraggio la base per la testimonianza di fenomeni sociali così estremi.””

 ( a c.) Aldo Caserini

 

 

 

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Cielo e mare, la visione naturale di Emanuela Dalcerri all’Enorafo

dalcerri-manuelaLa fotografia paesaggistica è il genere più frequentato dai fotografi amatoriali lodigiani. Lo è ancor oggi che le bellezze naturali sembrano non risvegliare più tanto l’interesse sia dei fotografi professionisti sia dei pittori. A molti sembra cioè un genere banale, manchevole di elementi autentici di richiamo. E invece, è un genere che al fotografo (come al pittore) richiede impegno, costanza e buone conoscenze, oltre che sensibilità personale, per ottenere risultati rispettabili.
Nel paesaggio c’è chi cerca di fermare la natura, chi di ricordare un luogo o un ambiente che gli è risultato più o meno affascinante o meritevole, chi di cogliere contrasti, nitori o tonalità procurate dalle stagioni, chi di liberare la propria poesia interiore.
Alla fotografia paesaggistica si dedica Emanuela Dalcerri che all’Enorafo” di Ivan Mascherpa e Martino Arcelli, in galleria piazza Vittoria 47 a Lodi, propone una quindicina di scatti, dove i colori della natura – quelli del mare a Favignana nelle Egadi, che i fenici chiamavano Katria, i latini Egate, i greci Aegusa – , presentano tonalità calde o anche morbide; e senza cedimenti al “già visto”, al banale o all’abusato” suggeriscono suggestioni attraverso la bellezza di scene colte al meglio.
Nel fermare il “momento”, la luce, la composizione giusta (che non è solo un problema di inquadratura come molti pensano, ma di cosa includere, un modo per attrarre l’attenzione) la Dalcerri rivela capacità e gusto, va al di la del diletto e della scuola, mostra sensibilità, vaglio e scelta.
Le immagini dell’Enorafo svelano una selezione di angolazioni che rende vivace e interessante il paesaggio. Cielo e mare (soprattutto il mare) caratterizzano il tono del messaggio. Del mare gli scatti fermano il moto, l’attimo, la trasparenza, il corso del sole, i sassolini come smeraldi… La fotografa mostra di fare buon uso della esposizione; afferra panoramiche che racchiudono un ambiente naturale e dialogante; conferisce all’insieme una ampiezza dinamica, impressioni che procurano suggestione visiva.

 

 

ENORAFO, galleria piazza Vittoria, 47, Lodi- Emanuela Dalcerri, Scatti da Favignana – Fino al 30 settembre – Info tel.0371.67691, e-mail enorafo@gmail.com

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Cesare Zocchi: dalla parte del paesaggio naturalista

Una ventina di paesaggi firmati da Cesare Zocchi, fanno da qualche giorno mostra al Bizzò di via Cavour a Lodi. Zocchi è principalmente noto per l’attività di iconista, ma, è manifesto, da sempre ha considerato il paesaggio e le figure non una scelta marginale. Nella pratica verrebbe di etichettarlo (con qualche azzardo, ovvio) un paesaggista “virgiliano”. Anche se la sua figuratività non presenta greggi, covoni di grano, lune piene e alberi carichi di frutti. Nei suoi lavori prevalgono le rappresentazioni di architetture, spazi, habitat e luoghi di attrattività bucolica o semplicemente campestri e non manca qualche excursus di richiamo urbano. Subordinati a un ideale di esecuzione di nitore, simboleggiano l’appassionata convinzione dell’autore che la pittura può essere praticata ancor oggi in termini di semplicità e immediatezza. Anche se oggi, in una tela o in un foglio, sono rari coloro che cercano la fedeltà dell’imitazione, l’intensità dello sguardo, il piacere del naturale, il sentimento della poesia eccetera. Le nuove “visioni” non hanno comunque cambiato l’atteggiamento di Zocchi; e giustamente, perché per spirito di ricerca e di coscienza di sé, egli continua a descrivere nella sua pittura il desiderio di naturalezza, la convinzione di intimità, il rifiuto di quel che Ruskin definiva “nonsense pictures”. Con scrupoloso disegno, alimentato dall’osservazione, dividendo la propria attenzione tra il sacro delle icone e le immagini di ambienti in natura che lusingano il senso della vita, Zocchi resiste, rivolgendosi a coloro che ancora amano e si deliziano di un certo tipo di pittura e di soggetti, che corrispondono a una esigenza di “lettura” di ordine e stabilità.
La base della pittura ch’egli presenta al Bizzò è la proporzione, l’equilibrio tra elementi verticali e orizzontali del disegno, la loro intima correlazione da creare un effetto di ritmi del tutto simile ai rapporti dell’architettura. Certo, è una pittura che o la si accetta com’è per quello che è, o è inutile andare alla ricerca di motivazioni per citare magari grandi figure di artisti del paesaggio. Nella semplicità della mostra, un’occhiata può insegnare diverse cosette, soprattutto guidare l’occhio da un disegno all’altro, da un olio all’altro e cogliere effetti di poesia diretta e di prospettiva.

 CESARE ZOCCHI: Paesaggi – a c. di Gabriele Bizzoni – Caffetteria Bizzò, via Cavour, Lodi – – Negli orari di apertura dell’esercizio – Chiuso il lunedì. Fino al 15 ottobre

 

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Studio C Immagine (Pc): Franco De Bernardi, nuove condizioni, nuove soluzioni.

Uno dei lavori di FRANCO DE BERNARDI

Uno dei lavori di FRANCO DE BERNARDI

Allo “Studio C Immagine” di Piacenza, Luciano Carini, uno dei curatori aggiunti dell’ultima Biennale d’Arte di Venezia, annuncia da sabato 8 ottobre fino al 20 dello stesso mese una rassegna di “proposte” che assolveranno anche a individuare artisti innovativi per la 57° Biennale di Venezia. Al di là delle finalità annunciate dal critico e gallerista, l’iniziativa piacentina autorizza a ribadire l’importanza delle mostre quali elemento non secondario di politica culturale: assolvere a obiettivi di trasmissione e diffusione di informazione artistica. Tra le proposte che Studio C presenterà figura il lodigiano Franco De Bernardi, artista di Codogno, reduce da una mostra personale a Ponte Di Legno a cura dell’assessorato alla Cultura di quel Comune.
Allo spazio piacentino di via Campisco 39, De Bernardi ha destinato tre opere di sicura consapevolezza e forte suggestione visiva e lirica, pensate come insieme e materialmente iscritte nel corpo stratificato delle sue esperienze più recenti.
Oltre alla riscoperta della personalità dell’artista lodigiano, i lavori individuati documentano senza sorprese dal punto di vista delle tecniche adottate, delle procedure, delle sperimentazioni e dei materiali. Suggeriscono un intento connotativo di densità simbolica, straordinariamente efficace. Danno corpo, in un certo senso, a una sorte di enorme fantasma della natura cosmica che avanza a grandi passi, senza avere nulla né si esorcistico né di figurativamente decorativo e definitivo.
La produzione riflette effetti delle facoltà immaginative fantastiche dell’artista che affida la fase operativa a iter funzionali e materiali, con risultati che rifrangono e specchiano una dimensione ritualistica cosmogonica e cosmologica, lasciando al fruitore un frondoso infittirsi di sensazioni, formate l’una all’altra, che traducono sentimenti turneriani. A differenza del pittore inglese, il cosmo magico del lodigiano non racchiude però figure, soggetti, segni e icone che attraggano e risucchino lo spettatore. De Bernardi non attinge a fonti letterarie, preferisce fare con i limiti della pittura, con gli agenti dinamici che creano nell’azione e nella concretezza, desiderio, ripercussione, intreccio, idee, metafora, paradosso. I suoi lavori accomunano sostrato manuale e materiale, onirico, memoriale, consapevolezza critica e partecipativa e sensibilità lirica ed esistenziale.

“Artisti di rilievo nazionale. Proposte per un nuovo collezionismo”, a c. Luciano Carini – Galleria “Studio C Immagine”, via campesio, 39 Piacenza – dall’8 al 20 ottobre
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“Le Stanze della Grafica d’Arte” /2 Luigi Bartolini, l’arte sottile di un grande alla BPL

Svuotate le valige delle vacanze e tornati al tran tran quotidiano, anche l’attività espositiva, sostanzialmente ancoraBartolini connessa con il periodo precedente, presenta i primi segnali di ripresa, novità e proposte.
Carte d’Arte, tradizionale appuntamento organizzato dall’Associazione Monsignor Quartieri, dopo venti anni di eccezionali esperienze prende atto che anche il mondo della grafica d’arte spinge per uscire dalla stagnazione. Cambia quindi nome, amplia l’organizzazione, si rinnova negli spazi, offre spunti e suggerimenti di novità che sono già una prima risposta. Lascia l’esperienza a Le Stanze della Grafica d’Arte, che da subito si presenta decisa ad ampliare l’orizzonte degli interessi e delle suggestioni alla conquista di prospettive e di profondità meno tradizionali. Con questo spirito, Patrizia Foglia e Gian Maria Bellocchio hanno curato per il primo ottobre prossimo una mostra omaggio a una delle figure che hanno animato l’incisione italiana fra le due guerre, dedicando a Luigi Bartolini (1892-1963) una delle sezioni (delle “stanze”) con cui è stato ripensato lo spazio espositivo di via Polenghi Lombardo.
Per linguaggio grafico e modo stesso di interpretare l’incisione, Bartolini è oggi considerato tra i grandi della nostra storia incisoria. L’averlo scelto per una mostra è un modo intelligente per ritornare al “linguaggio” fuori dalle retoriche della contemporaneità. Nato nelle Marche , a Capramontana, Bartolini morì a Roma nel maggio del 1963 Trent’anni prima scrisse a Giovanni Scheiwiller: Si potrebbe fare a meno della autobiografia inquantoché la mia opera è autobiografica. Io non ho fatto altro – dipingendo, scrivendo, incidendo – che comandare, a me stesso, della grazia.”
Vissuto in un’epoca ancora sedotta dalla magniloquenza dannunziana e dalle retoriche del regime, Bartolini ebbe vita dura, al di la del conflitto con tutte le avanguardie attive in Italia, fu disertato dalla critica e dal pubblico che allora sembravano conoscere soprattutto l’opera incisa di Morandi, Viviani, Casorati, Delitala. La sua collocazione risultò difficile anche nel secondo dopoguerra, dovette fare i conti con il “dopo”. Le sue opere si sono dunque fatte largo da sole. Possiamo bene immaginare l’impegno di Patrizia Foglia nel recuperare gli esemplari (una ventina) per la mostra, che sono fra le cose belle e interessanti realizzate in incisione dall’artista.
La mostra allo Spazio Bipielle in un certo senso si accosta e aggiunge a quella tenuta tra febbraio e marzo allo Sforzesco di Milano, curata da Giovanna Mori, conservatore della Civica Raccolta delle Stampe Bertarelli, che presentò una selezione di fogli dell’autore di proprietà dell’Istituto e di incisioni di proprietà privata.
Fra opere compiute, abbozzi, piccole lastrine Bartolini realizzò quasi duemila incisioni. In maggioranza soggetti legati alla natura. Fanno comprendere in che modo egli l’amasse, da perfetto conoscitore del mondo animale e vegetale, attratto dalle cose umili da cogliere sottili alternanze di segni e poesia. Il linguaggio è assolutamente quello dell’incisore di razza.
Incisioni bionde o incisioni nere, com’egli le definiva, per distinguere (nell’unità del linguaggio) le opere condotte con un tratto veloce, rapido e leggero, senza indugiare al contrasto, oppure basate toni di luce e atmosfere, in cui si scopre l’ interesse ai valori di un Goya e di un Rembrandt e recupera tematiche profonde, con rimandi e sospensioni al silenzio e alla solitudine.

L’opera grafica di Luigi Bartolini . Le Stanze della Grafica d’Arte – Spazio Arte Bipielle, via Polenghi Lombardo a cura Associazione Monsignor Quartieri, Mostra collettiva di grafica originale d’arte – Inaugurazione 1 ottobre p.v.

 

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“ON FA L’OS”: I sentieri della poesia all’Autunno Culturale Tavazzanese

Luogo di incontri quasi informali tra artisti, scrittori e pubblico il VII Apoesia-a-tavazzanoutunno Culturale Tavazzanese su progetto dell’Associazione Culturale Amici del Nebiolo si annuncia ricco di novità: pieno di appuntamenti e di attività, alcune forse staccate, ma sempre sorprendenti da richiamare il pubblico sudmilanese e lodigiano. Nel programma troveranno espressione jazz, musica classica, libri, pittura, fotografia, incontri con gli autori. Aspetto importante destinato a contraddistinguere l’edizione è l’attenzione rivolta a gettare ponti tra nuovi generazioni e poesia, a imprimere nell’interlocuzione con il pubblico il marchio della necessità della poesia.
Gli incontri saranno condotti da Amedeo Anelli, direttore di Kamen’ e prenderanno il via il 20 ottobre alla biblioteca comunale di Tavazzano con la presentazione di “Oltre il Novecento”. Guido Oldani e il realismo terminale”. L’incontro-intervista con Oldani non mancherà di evidenziare la consapevolezza anche sociale della poesia del melegnanese.
Dopo l’impervio Stilnostro (CENS, 1985), l’ efficacia diretta di Sapone (Kamen’, 2001) e La betoniera (LietoColle, 2005) suggerì a Oldani di lasciare un linguaggio ch’era fatto di compressioni e densità semantiche e di infiorare procedimenti e partiture con paesaggi di rovine: “della cultura, della spiritualità, del vivere quotidiano”. Cielo di Lardo (Mursia, 2008) e le successive produzioni hanno precisato le scelte, finché, con “La faraona ripiena”(2010) la poesia è diventata “manifesto”. L’ironia è una delle facce con cui Oldani arriva alla sostanza. Oggi la sua poesia azzanna la polpa della realtà, ha un tono mordace, allusivo, pensoso, ammonitore, satirico, moralistico.
Dopo Anelli-Oldani l’attenzione sarà catturata dallo scrittore parmense Guido Conti che presenterà in anteprima “Poesie per il nuovo millennio gastronomico” scritte dal “Frusta”, alias Pietro Gramigna, “poeta improbabile” che si incontra in un suo romanzo di una decina d’anni fa, Il tramonto sulla pianura, ambientato nella cornice di una casa di riposo di campagna. All’incontro faranno seguito le presentazioni di due libri: “Antologia di poeti contemporanei. Tradizione e innovazione in Italia”, pubblicato da Mursia, in cui trovano risalto le voci di Oldani, Anelli e Marcheschi; e “Poesie scelte di Luigi Commissari, raccolta di testi rapsodici e religiosi. La poesia religiosa di Commissari, è già stata fatta conoscere da Kamen’, è una poesia abitata da tematiche teologiche e di fede, in cui il significato della parola prevale su ogni amplificazione e invenzione. Commissari ha scavato insistente dentro le pieghe recondite dell’animo umano, trasferendo nelle parole il respiro del Vangelo, che diventa carne nelle vicende degli uomini.

 

ON FA L’OS
ottobre-novembre 2016
Incontri con i poeti e la poesia in Biblioteca
Ideati e condotti da Amedeo Anelli

Oltre il Novecento
Incontro con Guido Oldani Presentazione del libro di Amedeo Anelli Oltre il Novecento. Guido Oldani e il realismo terminale” giovedì 20/10 alle 21, Biblioteca Comunale di Tavazzano
Nuovissimi sonetti del Frusta Incontro con Guido Conti. Presenterà in anteprima “Poesie per il nuovo millennio gastronomico” di Pietro Gramigna detto Frusta
venerdì 11/11 alle 21, Biblioteca Comunale di Tavazzano
Dal Secondo Novecento al nuovo Secolo
Presentazione della “Antologia di poeti contemporanei” curata da Daniela Marcheschi per l’editore Mursia domenica 20/11 alle 17, Biblioteca Comunale di Tavazzano
Nuovi esiti della poesia religiosa in Italia
Il lascito di Luigi Commissari Presentazione di “Poesie scelte” di Luigi Commissari, a cura di Anelli con saggi di Giancarlo Buzzi e Guido Oldani martedì 29/11 alle 21, Biblioteca Comunale di Tavazzano

 

 

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