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“E’ l’Anima che parla…” Il pocket-book dell’Opera Sant’Alberto nella recensione de “il Cittadino”

Il Cittadino del 22 luglio u.s. ha recensito il pocket-book “E’ l’anima che parla…” curato da Antonio Valsecchi e illustrato con acqueforti e chine da Teodoro Cotugno.

TEODORO COTUGNO: Una raccolta di stampe d’arte per “SANTANGIOLINA” nel cinquantenario della sua costituzione

In tempi di pandemia e di tante cose altre, può avere senso parlare di prodotti artistici e di creatività? Non c’è l rischio nelle trappole dei luoghi comuni? D finire col dare ai risultati significati distraenti?

A una tale eventualità sembra sottrattosi Teodoro Cotugno, l’artista saleranino che  qualche mese fa ha messo insieme un gruppo di disegni a china e di acqueforti per conto di “Santangiolina”. la società agricola lodigiana che opera nella raccolta latte delle fattorie lombarde..

Il risultato, o se si preferisce il “prodotto”, mette insieme una serie di immagini con cui lo “staff” della  società guidata da Antonio Baietta ha inteso ricordare il cinquantesimo della propria costituzione societaria (1961), con una simpatica e intelligente promozione visiva affidandola agli esemplari di incisione calcografica e di alcuni disegni a china e alle visioni di luoghi e monumenti di riscontro storico presenti nel ma anche in quelli  cremonese (Dovera, Pandino, Crema), sudmilanese (Chiaravalle) e mantovano (Volta Mantovana).

L’iniziativa di deciso magnetismo per le indicazioni tecniche racchiuse nei disegni, documenta la presenza delle attività d’impresa nei centri lombardi, dall’altro offre l’ ennesima dimostrazione del senso della composizione ricercato dall’artista e della semplice efficace esclusività qualitativa delle sue “tirature”.  Le  stampe oltre richiamare l’attenzione sulle sottese soluzioni che arricchiscono il linguaggio grafico (materiali, procedimenti, segni ecc.) suggeriscono e accompagnano l’indagine ai significati su cui Cotugno è poeticamente da una vita.

La natura, le stagioni, le località, i monumenti, eccetera hanno una originalità generativa che anche in momenti particolari come quelli attraversati, risultano i temi-soggetto ee contrassegnano dell’artista il percorso di grafico d’arte.

Il sentimento della natura è l’asse portante della sua ricca attività calcografica. Quello che l’artista vede e trasferisce sulle lastre non è semplicemente “paesaggio”. E’ un modo  di vivere la natura, un modo che porta oltre la natura stessa, tanto che i contenuti possono sembrare, a volte, altro . Intendiamo dire: rispecchiare un  movimento parallelo dell’anima.

Le immagini sono il risultato di una energia foggiata ed affilata fatta scorrere liberamente sulla lastra e a praticarvi i segni che l’intuizione e la riflessione interpretative via via suggeriscono. C’è nei risultati espressivi la consuetudine dell’artista a convertire in tagli, in incavi, in valori grafici quindi in immagine la natura partecipandola al racconto unitario della vita.  

Aldo Caserini

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ZONAFRANCA : riciclava cartoni dipinti e “imballava” scritti smarriti

ZonaFranca di Giulio Fascetti è una editrice romana un po’ particolare. Al suo debutto si era autodefinita “Editrice di Cartone” da far pensare a una società di imballaggi. Accorgimento o trovata suggerita dai tempi poteva servire a distinguerla. O, almeno,  a non smarrirsi  nel labirinto degli stampatori-editori che ingorgavano e ancora ingorgano il “sistema” .

Le copertine della collana libri erano realizzate in “materiali salvati” (riciclati), fatte di cartone ondulato e dipinte a mano, non molto diverse da “Carte Segrete” di parecchi decenni fa. Contenevano scritti smarriti per strada ai quali veniva data una seconda vita.

Pare che l’idea fosse germogliata a Buenos Aires su progetto di Franca Severini con l’intento di intrecciare il mondo dell’arte e della letteratura, Da noi pare non avere raccolto interesse se è rimasta ignorata dall’informazione culturale e dai lettori. I sottoscrittori dell’impresa speravano che certi titoli non si disperdessero nelle politiche di recensione orientate dalle editrici maggiori.  Non se ne è saputo più nulla. Si ignora se a causa del trasferimento della sede editoriale da Lucca a Roma o della scelta di non seguire più il settore e chiudere la collana..

Peccato. Una delle collane di ZonaFranca, quella che chiamava a raccolta la letteratura e la critica, era diretta da una studiosa di valore internazionale, Daniela Marcheschi, colonna di Kamen’, la rivista di filosofia e poesia diretta da Amedeo Anelli. Peccato che l’iniziativa si sia perduta per strada. Ciò mette in luce non tanto il problema del “nomadismo” delle piccole editrici artigianali, ma dai processi che si sono accentrati nell’editoria libraria e dei riflettori che si accendono e spengono rapidamente e continuamente nel campo delle attività d’impresa, di operatori che scompaiono dopo poche apparizioni, procurando un indebolimento del loro compito nella narrativa e nella saggistica  “fai da te”.

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E’ scattata la 4a Biennale d’Arte di Genova

Si è ’inaugurata, sabato 19 giugno a Genova la 4^ Esposizione Internazionale d’Arte Contemporanea a cura di Mario Napoli, Flavia Motolese e Andrea Rossetti. Organizzata da SATURA  a Palazzo Stella, rappresenta un momento significativo della ritrovata relazione fra artista, arte, città e cittadino. L’evento è una delle prime biennali d’arte tornare attive in Italia dopo la pandemia e con un proprio taglio internazionale.
La manifestazione genovese appare in costante evoluzione grazie alla capacità di creare congiunzione tra disegno promozionale, risultati artistici e interesse pubblico, attraverso la conferma e la prosecuzione dei traguardi della precedente edizione grazie a una struttura inclusiva e attenta nell’assicurare visibilità a tutti gli artisti, senza trascurare di dare luce alla qualità delle proposte. Oltre al premio alla carriera al tedesco Hannes Hofstetter, allievo di Joseph Beuys e docente all’Accademia di Belle Arti di Berlino Ovest negli anni ’90, e ad Achille Pace, uno dei fondatori del Gruppo Uno, invitato a partecipare alla XXXIX e alla XL Biennale di Venezia, l’evento dedica un omaggio speciale a  Plinio Mesciulam, recentemente scomparso, e a  Emanuele Luzzati, nel centenario della nascita. Una giuria formata da Marino Anello collezionista, Antonio d’Argento storico dell’arte, Nandan He artista emerito, Milena Mallamaci architetto, Sarvenaz Monzavi art curator, Flavia Motolese critico d’arte, Giuditta Napoli designer, Mario Napoli Presidente Associazione SATURA, Massimo Rodda editore, Andrea Rossetti critico d’arte, Silvio Seghi critico d’arte ha espresso orientamenti e giudizi positivo alla varietà delle espressioni presentate da: AC  (Anna Coccia), Stefano Accorsi, Guido Alimento, Maria Paola Amoretti, Roberto Antelo, AR77, Chiara Avanzo, Adriana Bacigalupo, Jennifer Baker, Lucio Barlassina, Mario Barsotti, Maria Grazia Battestini, Beathus, Ginevra Bellini, Alessio Belloni, Nino Bernocco, Adriana Bevacqua, Gui Bin, Walter Böhm, Leopoldo Bon, Bonma, Paola Bradamante, Silvia Brambilla, Enza Bruscolini, Marzia Buccieri, Giusy Burdi, Francesco Burla, Massimo Calamo, Guido Campanella, CARME RIU, Elsa Caselli, Davide Cassinari, Paolo Cau, Giuliano Censini, Anna Maria Cesario, Khalil Charif, Chávez, Haoxuan Chen, Cristina Cipiciani, ClauDio, CMnoLOGO, Giulia Coda, COLH, Piergiorgio Colombara, Egidio Colombo, Nicoletta Conio, Giancarlo Contegno, Dália Cordeiro, Elisa Corsini, Gian Paolo Cremonesini, Gian Marco Crovetto, Franco Dallegri, Paola D’Antuono, Margareta David, Zhenma Dawa, Clotilde De Lisio, Natale De Luca, Fabio De Santis, Claudio Detto, Beatrice Di Francescantonio, Walter Di Giusto, Valerio Diotto, Donval, DRO, Claudio Elli, Lorenzo Erba, Maria Cristina Fasulo, Ida Fattori, Alice Ferretti, Leili Feysali, Leonardo Fiaschi, Marianela Figueroa, Eleonora Firenze, Maurizio Forno, Luigi Franco, Chengjin Fu, Carmine Galiè, Giuliano Galletta, Elda Gavelli, Marco Ghezzi, Massimo Gilardi, Isabella Giovanardi, Alberto Girani, Iolanda Giuffrida, Thomas Gori, Paolo Grande, Paola Grillo, Monika Hartl, Xiao He, Hirdilak, Hannes Hofstetter, Il chiodo fisso, Fiorella Immorlica, Rosa Inversi, Klaid, Jürgen Krass, Inbal Kristin, Pia Labate, Gianmaria Lafranconi, Bruno Larini, Giuseppina Lasaponara, Domenica Laurenzana, Lorena Lavezzo, Leo, Lin Li, Margherita Lizzini, Veronica Longo, Lorenzo Di Marino Art, Antonietta Lorusso, Emanuele Luzzati, Luciano Mancuso, Cristina Mantisi, Fiorella Manzini, Mar de Color, Giovanni Marceddu, Marina Von Lukas, Mauro Marletto, Francesco Martera, Laura Mascardi, Véronique Massenet, Guglielmo Mazzia, MD7 – Massimo Del Sette, Maira Meneghin, Carlo Merello, Plinio Mesciulam, Valentina Metrangolo, Miniz, MITA, Giacomo Molinelli, Maurizio Morandi, Walter Morando, Igor Moretti, Francesco Mottola, Rossella Murgia, Mus, Barbara Mussoni, Gianni Nattero, Constantin Stan Neacsu, Riri Negri, Elena Nesterova, Nico Van Lucas, Tianqi Niu, Peter Nussbaum, Attila Olasz, Achille Pace, Umberto Padovani, Sergio Palladini, Maddalena Palladini, Panagi Panicos Art, Riccardo Panello, Maria Fausta Pansera, Sara Paravagna, Lucia Pasini, Paola Pastura, Luciana Penjak, Mario Pepe, Olga Polichtchouk, Antonietta Preziuso, Luigi Profeta, Maria Chiara Pruna, Corrado Puma, Isabella Ramondini, Franco Repetto, Robiz, Paola Rottigni, Irene Rung, Ruth, Giuseppe Salmoiraghi, Vittorio Sancipriano, Arturo Santillo, Rossella Sartorelli, Alexandra Savvo, Roberto Scarpone, Corrado Scarsi, Carlo Senesi, Sheryl Mayens, Te-Sian Shih, Yuheng Shi, Zhangliang Shuai, Sigarra, Michele Sliepcevich, Simonetta Spinelli, Lydia Stadler, Fulvia Steardo Fermi, Danilo Stefani, Antonella Stellini, Maria Tagliafierro, Ming Tang, Yuyang Tang, Roberto Tarabella, Ada Tattoli, Angelo Toffoletto, Huayan Tong, Lorena Totolo, TÜZÜN, Vel, Vera Lini, Claudio Verganti, Elisabeth Vermeer, Alessandra Vinotto, Anna Vinzi, Marilena Visini, Zoran Vuckovic, Fei Wang, Xuan Wang, Xunmu Wu, Jiawei Wu, Jun Yang, Nevio Zanardi, Dier Zhang, Zilinhuang.

GESTO, MATERIA E OLTRE L’INFORMALE: Due antologiche di Franco Debernardi a Padova e nel Ragusano





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Fermato (si spera) Covid-19, e riattizzato un po’ di quel fuocherello di curiosità e di interesse che i lockdown e i contagi hanno ridotto a residuo cenerino, ora anche le gallerie d’arte si stanno risistemando per rilanciare l’offerta, e riprendere quello che prima dello sconvolgimento era considerato un “requisito” di promozione che dava: visibilità e riscontro a opere e ad artisti che il brutale finimondo avrebbe poi rassegnato alla segregazione.

Franco Debernardi, uno degli artisti lodigiani di maggior spessore, ha saputo fare muro all’infestante proliferazione virale implementando la propria ricerca tra gesto e materia oltre l’informale. Ora ha anche risolto di cercaew “visibilità” e di  misurarsi su un fronte più largo dell’alaudense. Fuori dalle cosiddette “gabbie” che il “sistema” lascia immaginare – da sempre accorto a restare lontano dalle vetrine pubblicitarie – ha messo in camtere due  mostre nazionali: la prima alla Maison d’Arte di Padova, presso la sede del Circolo associativo di via Santa Sofia, 92, affidandola alla presentazione di Carla d’’Aquino Mineo; l’altra, in funzione integrativa del primo pervorso e allestita a Movic Spazio a Sicli in Sicilia, cittadina della Val di Noto patrimonio Unesco e nota per le storie del  commissario Montalbano.

Le due iniziative mirano a un aggiornamento della crtitica dell’artista, pittore che ruota alla esplorazione delle potenzialità del soggetto-materia, e che ricorre a un uso bidesionale delle colle, da lasciare tracce segniche sulle ardesie e sui  fondi procurati attraverso plastiline e le tecniche miste. ll risultato è consegnato da  una “calligrafia” che pur passando da un supporto all’altro. da una tessitura di pura sensibilità a scelte dai richiami naturalistico-materici,  non rinuncia mai al proprio stile.

Nel quadro riassuntivo delle due esibizioni annunciate non potrè in ogni caso  escludersi qualche discostamento procurato dalle procedure e dalle tecniche d’uso dei materiali percettivi e connotativi. De Bernardi è  un pittore che però ha sempre saputo mantenere coerenza, dal garantire efficacia alla meraviglia delle immaginazioni quando tesse trame del mondo, sia quando coglie sensibilità endogene. Da dare forza di costruzione e di comunicazione a un disegno vario e autoespressivo, dove l’anima vive nel gioco delle sensazioni, del reperimento del senso esprimendosi in austera solitudine.

Aldo Caserini

Maison d’Art:  Antologica di Franco Debernardi: L’ultima avanguardia tra il reale e l’immaginario, dal 14  giugno all’11 ottobre – Padova, via S.Sofia n.22 –  Dal lunedì al venerdì

Movic Spazio : Antologica di Franco Debernardi: Oltre le avanguardie storiche. Il dinamismo visivo di F.D  –  Scicla (Ragusa), via Alemanni, 21 – Dal 16 ottobre al 1 novembre, dal lunedì al sabato

IL LODIGIANO ALBERONERO (LUCA BOFFI) A BOLOGNA

IN UNA RASSEGNA STORICA DEDICATA AL DISEGNO ITALIANO

Luca Boffi all’anagrafe, Alberonero in arte, è un giovane trentenne nato a Lodi,  fattosi riconoscere (quindicenne) come writer  che realizzava figure personalizzate sui muri cittadini  servendosi di bombolette spray, Da una decina d’anni, dopo essersi  laureato in Interior Design al Politecnico di Milano e in Visual Display alla Bocconi trasferitosi a Milano si dedica a  interpretare forme essenziali e sintetiche  che riducono gli elementi del linguaggio visivo ai minimi termini.

Agisce seguendo una sorta un istintività ragionata incanalando attraverso  differenti tinte, sensazioni e stati d’animo all’interno delle figure rappresentate e con esse muove sensazioni ed emozioni differenti. L’idea è quella di una costante e quasi impercettibile mutabilità dei colori. Dove, il cambio lento ed inesorabile dei colori raffigura quelle che sono le percezioni umane, in balia del vento del cambiamento costante che ne investe la forma e l’aspetto finale.

Nell’ultimo quinquennio Alberonero è andato via via ad incrementare le presenze espositive in Italia e all’Estero attraverso  personali e collettive. Ne citiamo alcune: Spazio Arte Bpl col Collettivo Sinaps a Lodi, Art Basel Miami, Campidarte in Sardegna, Sal Music a Oppido, Move a Perugia, Festival di Ucraina; ex Dogana di Roma, Move di Perugia, Mescita Visual Think, Fondazione Credito Valdinievole…eccetera

In questi giorni  è presente a Palazzo Paltroni, a Bologna dove è in corso, fino al prossimo 24 giugno la mostra-compendio dal titolo “141.Un secolo di disegno in Italia”, a cura di Maura Pozzati e Claudio Musso.Parte dalla prima decade del Novecento e finisce con gli artisti dei giorni nostri.

Promossa e organizzata dalla Fondazione Monte di Bologna e Ravenna  rientra nel progetto “Art City” e costituisce uno spaccato delle infinite possibilità offerte da una tecnica antica che non manca, ancora una volta, di sorprendere con la sua incredibile attualità. Nell’intervento Le mani pensano quando disegnano Maura Pozzati annota: «questa mostra su un secolo di disegno in Italia in fondo è un omaggio a chi ama il disegno, a chi si fa emozionare dal segno, a chi ricerca nell’arte la traccia di una espressione libera, di una energia accumulata, di un pensiero ossessivo». E a sua volta, Claudio Musso aggiunge: “Il disegno come il linguaggio, è materia viva, pulsante, brulicante di vita indipendentemente dalla data della sua creazione, tende inoltre a rigettare schemi e regole se non autoimposti e si presenta a tutti gli effetti come un processo creativo che non si esaurisce nel rapporto tra l’artista e la sua creazione, ma che viene sollecitato e riattivato da ogni singolo osservatore».

La mostra è accompagnata dal volume Corraini Edizioni, realizzato dallo Studio Filippo Nostri, pensato come una raccolta di schede organizzate in ordine di nascita in cui ai lavori sono affiancati testi degli artisti legati all’esperienza del disegnare. Oltre alle riproduzioni delle 141 opere in mostra, il catalogo raccoglie il pensiero degli autori in forma scritta affiancando ai paragrafi dedicati ai maestri  e tratti da libri spesso introvabili, numerosi inediti commissionati ai contemporanei.

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UNA “PLATEA” PER LE AVANGUARDIE. Al via a Palazzo Galeano con Marcello Maloberti lo spazio espositivo su strada, nel centro di Lodi

Marcello Maloberti

“Platea” è una nuova associazione culturale nata nel 2020 a Lodi dall’iniziativa di un gruppo di amici appassionati di arte e architettura, con l’obiettivo di sostenere i giovani talenti e la produzione artistica dando vita a un dispositivo di presentazione d’arte sul territorio lodigiano con un orizzonte internazionale. Claudia Ferrari, Laura Ferrari, Carlo Orsini, Luca Bucci, Lorenzo Bucci e Gianluigi Corsi sono i soci fondatori.
Presieduta da Claudia Ferrari, Platea prende casa in uno spazio essenziale, con affaccio su strada, ricavato nei vani della portineria del secentesco Palazzo Galeano, con un intervento di restauro e ridisegno funzionale volto a costruire una vetrina display a fruizione gratuita e continua: inaccessibile dall’esterno, ma sempre aperta e disponibile alla visione.  Una soluzione di arte pubblica che si prefigge di generare incontri inattesi, offrendosi allo sguardo di chiunque attraversi il centro cittadino: esperti, appassionati, curiosi o semplicemente passanti distratti. 
Platea deve il suo nome – che contiene un preciso intento programmatico – a una generosa concessione dell’artista Marcello Maloberti, lodigiano di nascita, che, nel fare dono all’Associazione di quello che avrebbe dovuto essere il titolo di una sua nuova performance, ha detto: “Platea è l’omaggio alla città. Il nome dello spazio sottolinea l’importanza del pubblico, disposto in una grande ‘platea’, che poi è la città di Lodi, ma anche, citando Harald Szeemann, la ‘platea’ dell’umanità. E per me, il pubblico è il mio corpo.”

” Da questo gesto si è sviluppato il progetto culturale votato al sostegno delle più giovani generazioni creative, attraverso la costruzione di collaborazioni con artisti affermati, chiamati in veste di “numi tutelari”, e con il coinvolgimento di gallerie d’arte contemporanea d’eccellenza.


Il progetto si basa sul concetto di “platea”, intesa anche come modalità molto attuale di esporre, di organizzare il display, in cui l’opera si offre allo sguardo del passante che inconsapevolmente la incrocia sul suo cammino. Per questo motivo, le opere che comporranno i cicli espositivi protagonisti di Platea saranno selezionate per la loro capacità di suscitare “un incidente di sguardo”, come annunciato nel Manifesto composto dall’associazione.

Platea disegna progetti espositivi in più episodi, autonomi ma coerenti. Il calendario prevede una sequenza di mostre personali che insieme compongono un percorso interconnesso grazie al rapporto dialogico tra un gruppo di giovani artisti e un maestro. Pur riconoscendo a ciascuno un momento dedicato, in cui presentare il proprio lavoro in autonomia, tutto il progetto si fonda sulla presenza sottesa di un dialogo virtuoso tra i giovani artisti invitati e un artista di chiara fama ed esperienza, riconosciuto dal gruppo come maestro.

A inaugurare Platea | Palazzo Galeano, mercoledì 9 giugno 2021, sarà proprio Marcello Maloberti (Codogno, 1966), con un progetto multiforme realizzato in collaborazione con la Galleria Raffaella Cortese. L’intervento comprende la grande installazione fotografica “Trionfo dell’Aurora” (2018) e una performance. Il tutto sarà anticipato da un manifesto – Martellata dedicato a Platea, che sarà collocato in tutte le vetrine del centro cittadino.

Artista di fama internazionale, Marcello Maloberti è il “nume tutelare” del palinsesto espositivo d’esordio coordinato da Francesca Grossi, che si svilupperà successivamente attraverso gli interventi di quattro giovani artisti: Vittoria Viale, Giulio Locatelli, Silvia Berry, Vittoria Mazzonis. Ciascuno di loro presenterà per un mese un’opera originale, pensata appositamente per Platea, con l’obiettivo di instaurare un dialogo inatteso con tutti coloro che attraverseranno il centro cittadino.  

Con l’inizio di questa avventura, Platea | Palazzo Galeano si propone di dare impulso a un nuovo ecosistema relazionale in città, basato sulla condivisione di valori culturali ed estetici, invitando il pubblico e la cittadinanza alla partecipazione attraverso formule diverse di mecenatismo, al fine di rafforzare il senso di comunità e responsabilità civile.  

Il progetto Platea | Palazzo Galeano è realizzato anche grazie al supporto dei main partner Ferrari Giovanni Industria Casearia Spa e Consorzio Tutela Grana Padano e ai partner tecnici Solux Led Lighting Technology e Verspieren Broker di Assicurazione.

Intervengono:
Claudia FERRARI, Presidente dell’associazione
Carlo ORSINI, Direttore artistico

Modera:
Lorenzo RINALDI, Direttore de Il Cittadino

L’appuntamento è aperto a tutti nel rispetto delle disposizioni per il contenimento della diffusione di Covid 19. Si ricorda di indossare la mascherina e di mantenere il distanziamento sociale.

MERCOLEDI’ 26 MAGGIO ALLE ORE 18.00 – PRESTAZIONE DELLO SPAZIO ESPOSITIVO

Il bestiario di Beuys a Spazio Arte Bipielle

Una riflessione dell’ espressione artistica, nutrimento dell’arte visiva al di là della semplice imitazione del “vero”

Angela Vattese, affermata storica e critica di arte contemporanea, nata ad una cinquantina di km da Lodi, a Treviglio. Docente universitaria a Venezia, già presidente di giuria alla Biennale e direttrice della Galleria Civica di Modena, nota per numerosi saggi dedicati alle nuove tecniche dell’arte e per essere stata direttore artistico ad Arte Fiera di Bologna, eccetera.

L’ enunciato che il linguaggio possa inglobare “ogni mezzo e cosa” è divenuto oramai assioma: l’arte – è il concetto riconosciuto da molti –  può anche non fondarsi sulla mano che produce forme, ma  semplicemente su elaborazioni mentali, idee, pensieri, concetti, dichiarazioni, riflessioni, teorie, ideologie, concezioni del mondo… Da qui un’ arte oggi consegnata “alle parole” ( di storici dell’arte, letterati, critici, giornalisti, poeti…). In sostanza: un  ribaltamento o “ridefinizione” o “un ricominciare daccapo. Non distante dalla “rivoluzione” metapolitica immaginata dal tedesco Beuys (1921-1986) , l’ artista-teorico del fare arte semplicemente “piantumando un albero”, reso celebre con la sua retrospettiva al Guggenheim di N.Y., e proposto nel 2007 a Lodi da “Naturarte” nel 2007  con la piantumazione alle Caselle di una quercia.

Che quell’ “evento” nessuno lo ricordi in città, tranne forse gli organizzatori e Lucrezia De Domizio che lo patrocinò, non può cancellare ciò che Beuys è stato ed ha rappresentato: patrocinatore di un’arte intesa come-“presa di coscienza”. da “far prendere consapevolezza all’uomo delle sue possibilità creative…”. Che lo collegassero “verso il basso con la terra, la natura, le bestie; e verso l’alto con gli spiriti». Questa, detto con approssimazione, la poetica di  Beuys, celebrata a Bipielle Arte a cura della Fondazione bancaria sotto la titolazione: “Omaggio a Beuys: Il bestiario di BeuysDocumentazione fotografica, video e azioni

Il tema dell’animalità è ricorrente in numerosi percorsi di artisti. Del passato e della contemporaneità. Oggi si incontrano facilmente coloro che lo propongono, un po’ come proporre battaglie per l’ecologia e salvaguardie della natura..

Si può dire che, anche perché non costa niente, che il bestiario di Beuys e la sua “didattica”, rientrino nella complessa trama che avvolge le relazioni uomo-animale. Un percorso che da sempre è stato dominato da “visioni”, tradotte dagli artisti delle diverse avanguardia, dai militanti del realismo a quelli del naturalismo accademico, dai surrealisti tradizionali a quelli irrazionali o dagli “strani” dell’ultima ora ecc. Una conferma che qualcuno ha notato nei quaranta pittori, illustratori e grafici, che col progetto Artepassante  Renato Galbusera e Francesca Vitali Baldini hanno organizzato in una mostra /”Animalia”) a Spazio Arte Bipielle di via Polenghi a Lodi. Al nodo concettuale dell’iniziativa è stato successivamente agganciata la declinazione-omaggio a Joseph Beuys  nel centenario della sua nascita ristretto alla presenza di animalità nelle sue trame espressive. Un tentativo rivolto (si suppone) a rilanciare lo sciamanesimo dell’artista, tecnica antichissima, consistente nell’affermare la relazione dell’uomo con ogni altro essere e cosa, .umani, animali, vegetali, essere spirituali ecc. al fine di creare un sostegno attivo fra tutte le forme di vita.

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Teodoro Cotugno: La grafica d’arte sottratta all’emergenza Covid-19

In tempi di pandemia, di vaccini, di lockdown e di tante altre cose, può avere senso parlare di pittura e di artisti, senza finire nelle trappola (involontariamente, s’intende!) della comunicazione ?
Con gli artisti ridotti all’inoperosità e all’isolamento il rischio è di dare alla pittura un significato distraente, dopo essere stata a lungo utilizzata da predicatori fuori d’ogni regola e usata per messinscene che nessuno ricorda.
Fatto lo spulcio delle abitudini che ci hanno cambiato l’esistenza quotidiana quelle  risultate positive sarebbero, almeno un paio: il riavvicinamento dei pittori al paesaggio ( come assicurano alcuni osservatori);il ritrovato interesse per la lettura e i libri ( questo dicono le statistiche editoriali). Al contesto sarebbe anche da computare l’attività di quei pittori che  non hanno messo in quarantena – causa il Covis-19 – il loro rapporto con l’arte visiva.. Tra questi è senz’altro Teodoro Cotugno, che qualche tempo fa ha selezionato un gruppo di chine e di acqueforti per “Santangiolina”. La raccolta merita almeno una segnalazione. Raccoglie infatti un insieme di immagini con cui lo “staff” guidato da Antonio Baietta ha inteso ricordare il cinquantesimo della costituzione societaria (1961) offrendo una simpatica sintesi visiva dell’ irradiamento della fattoria sui territori oltre che alaudensi, cremonese (Dovera, Pandino, Crema, Caravaggio),  milanese (Chiaravalle) e mantovano (Volta Mantovana).

Nello-studio-2003

L’iniziativa si avvale di un deciso magnetismo, da un lato documenta le attività d’impresa della cooperativa, dall’altro offre la dimostrazione del naturale senso della composizione coltivato dall’artista nonché la esclusività semplice ed efficace delle sue “tirature”.  Le stampe oltre che richiamare l’attenzione sulle soluzioni che ne arricchiscono il linguaggio grafico (materiali, procedimenti, segni ecc.) suggeriscono e accompagnano il fruitore nell’indagare i significati su cui l’autore è poeticamente da una vita.
La natura, la terra, l’acqua, le piante, i fiori, i vigneti, le stagioni, le località, i monumenti, l’urbanistica agreste eccetera hanno una originalità generativa che permette, anche in momenti particolari e difficili come quelli attraversati, di conferire uno sviluppo ai temi-soggetto sviluppati dell’artista, contrassegnandone ulteriormente il percorso di grafico d’arte di fama nazionale oltre che di pittore.
Il sentimento della natura è l’asse portante della produzione artistica di Cotugno. In esso sono rintracciabili le corrispondenze espressive, morali e le analogie spirituali di cui si è tanto parlato e scritto. Quello che l’artista vede e trasferisce sulle lastre (o sulle tele) non è semplicemente “paesaggio”. E’ un modo  di vivere la natura, di frequentarla, scoprirla, apprezzarla, difenderla, un modo che porta oltre la natura stessa, tanto che i contenuti sembrano essere a volte altro . Cosa intendiamo dire? Che rispecchiano un oltre il linguaggio tecnico- espressivo e la poesia che esso declina tradizionalmente declina. Rispecchiano un  movimento parallelo dell’anima.

Nei “fogli” cotugnani la natura è come un racconto unitario della natura e della vita. L’artista lo scorre con “chiavi” diverse (non opposte o contrapposte). A voltela chiave semplice, dolce, serena. Bucolica direbbe un qualche professore di letteratura. A volte caricando la poesia di contemplazione e sentimento, Ma non per questo rinuncia a fornirli di una chiave che è quella della descrizione del reale in cui egli libera, in senso composito, le componenti naturaliste egli aspetti della vita: la storia dei luoghi, la fatica nei campi, la geometria delle colture, la storia attraverso i monumenti, il sentimento religioso e popolare rappresentato dalle chiese,
Davanti ai suoi lavori, diceva lo scrittore cremasco Gian Franco Grechi presentando la serie preziosa di cartelle dedicate alle cascine del lodigiano, non ci si sottrae a qualche citazione. Per intenderci: la poesia è vita e la natura poesia, sosteneva il poeta greco Elitis (Nobel, 1979), così per Cotugno dipingere e incidere è vivere la natura. Ciò lo spinge oltre la natura, facendo si che l’argomento non sia più solo la natura, ma un movimento parallelo dell’anima.
Nella sua arte, rigorosamente descrittiva  non c’è solo la poesia della natura, ma è possibile cogliere insieme proiezioni di movimento segreti, interiori, prolungamenti del semplice riscontro figurale.

Aldo Caserini