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LE TESTIMONIANZE POETICHE DEL 17ENNE ERMANNO MERLO “Nel tempo della casa” “Borse di stelle” due raccolte che dimostrano quanto è capace il giovanissimo poeta lodigiano

Nel groviglio deI tracciati e dei codici guida delle tecniche interpretative, cosa si può dire di un giovane che alle prime esperienze di scrittura poetica rivela sguardo penetrante e sensibilità acuta e fornisce prove stilistiche adulte e autosufficienti?

“Fonzi Merlo”, alias Ermanno Merlo, è un diciassettenne, studia alle Magistrali di Lodi e da un paio d’anni ha rapporto con la versificazione. Sembra semplice e difatti lui ha deciso che con la metrica non vuole avere niente a che fare. Infatti, scrive poesie di predominante discorsività o di realismo ereditato, in cui ognuno potrà tentare di trovare eventuali tracce e corrispondenze con le esperienze di poeti famosi. Le note che Giacomo Camuri ha scritto per “Nel tempo della casa” e “Borse di stelle”-non appiccicano etichette, dimostrano di quanto è capace il giovanissimo poeta.

Ciò che subito, a noi,  ha chiamato attenzione è l’io-poeta, gli impulsi verso l’umano, poi il fatto di comporre versi brevi e compatti, che a volte suonano come colpi di martello e in altre occasioni dolci, consegnati da parole semplici e profonde.  

Naturalmente nella poesia di Merlo c’è anche altro: la sua poesia non cerca di essere oscura, anzi…; la lettura può essere un osso duro, dipende da quel che noi si cerchi e che non sempre è quello che vuole dirci il poeta. La chiarezza è comunque una regola ben collaudata. Insieme a propositi etici e morali Merlo libera sonorità che danno senso, colore, forma anche a delle “sorprese”. Come a quell’ “Io, forse poeta?, che si legge in una forma “haiku” e che non può essere considerata un inciampo ma è il segno di una esplicita  consapevolezza. Almeno per chi non ha aggirato la definizione “esercizi”  con cui è dato certificazione in copertina a tenaci composizioni dedicate al fermentante mondo della natura: dallo scorrere dell’acqua d’estate alla danza delle farfalle, dai silenzi di una preghiera ai moti di un colloquio interiore…

Le poesie di Merlo hanno tutte  data di nascità,’ incipit tra il giugno 2019 e il dicembre  2020, Avviate alla stampa da “Media&Grafica” di Lodi sono editate in due volumetti  da “Laboratorio degli Artefici” (Associazione culturale di Teatro Scuola Poetica Ambiente e Poesia). Con le illustrazioni di copertina della grafica codognese Sabrina Inzaghi eda Marcello Chiarenza un artista che sta da  decenni  nella figurazione simbolica. Le introduzioni di Giacomo Camuri  rivelano la loro consistenza sin dalle titolazioni: Una voce fuori campo, Dare forza alla vita. Oltre a tracciare il ritratto del giovane poeta dicono molte cose interessanti sulla vita stessa della poesia. A noi non resta che qualche qualche filamento di commento  

Il primo: è la scelta, non convenzionale, di un giovane che si dedica a una poesia di Valori.  Merlo non scrive giochi verbali, consegna una scrittura concisa, essenziale che sfreccia veloce tra pensieri, sentimenti, aspirazioni, emozioni … E non “carica” il lettore con rappresentazioni mentali o contenuti inafferrabili e insensati..

Il secondo: è una fucina di idee. Merlo non tiene nascosto nulla: sogna, si arrabbia, riflette, denuncia, parteggia per l’umanità dolente e tante altre cose che spesso i poeti d’oggi neppure sfiorano. Mentre lui sa rimettere in circolo parole che la poesia ha messo in disuso: intrattiene con le stelle, i tramonti, accende il semibuio che è nel cervello con la bianchezza della neve, i campi e di grano che invocano il sole. I suoi versi contengono un assortimento di inviti: ad  ascoltare il vento, a fermare lo sguardo sul paesaggio, a scrutare le rondini che volano tra i tetti, a godere la pioggia, ad ascoltare la voce del mare. Tutto senza slogan né ad allegorie simboliste, senza vetrine “sentimentaliste” e magniloquenze retoriche.

Il terzo: Non è una poesia chiassosa ne pedante. Raro s’incontri in essa qualcosa di estraneo alla nostra vita. Le parole usate non “dipingono” astrazioni immaginative. Merlo descrive, racconta, commenta. Rallenta solo su dettagli importanti dei giorni di attesa e di quelli di festa.  Ritmo e musica sono dentro.  Nell’uso delle parole si avverte la convinzione del poeta di farsi sentire. Non di “nevrotizzare” il lettore. Ermanno. Detto Fonzi dagli amici, scrive secco, stringato, non introduce dati eterogenei. La via migliore per farsi leggere e conoscere.

Aldo Caserini

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