Archivi categoria: Fotografia

Ascoltare e leggere è un po’ vedere. Luca Maccagni e Ilaria Rossetti al Caffè Letterario di Lodi

Una mostra di immagini fotografiche, sia pure accompagnate da pensieri, metafore, allegorie, traslazioni poetiche, trasferimenti e altre (tante) cose ancora, e di quanto l’attimo della transizione offre (o coglie) nel bagaglio dei sentimenti, della cultura, dei pensieri, dei vizi e virtù, non sempre suggerisce all’occhio umano quel che c’è dietro, le luci posteriore dei fatti, delle presenze, dei contesti e degli eventi. L’incognita è sempre quella che uno scatto possa piacere per l’equilibrio del bianco e nero, per l’attimo catturato, perché risulta curioso, indiscreto, realista, particolare, attuale ecc. L’importanza del rapporto tra la fotografia e la lettura ricercata ha peso perché nell’esperienza visiva possono confluire non solo la tipicità del linguaggio fotografico, ma psicologia cognitiva, letteratura, filosofia, osservazione del reale, del quotidiano, del comportamento sociale e stimolare in direzione di un approfondimento anche il fruitore meno esperto.
“Nulla è più diffide dell’ascolto” è il titolo secondario con funzione esplicativa che Luca Maccagni (fotografo) e Ilaria Rossetti (scrittrice) hanno scelto per la propria mostra “Rumore bianco”. Un titolo suggerito (immaginiamo) dal libro dello scrittore statunitense Don De Lillo che è una vera esplorazione di temi dominanti nella seconda metà del ventesimo secolo: il consumismo rampante, la saturazione mediatica, l’intellettualismo spicciolo, la disintegrazione sociale, le ossessioni, il dilagare della prepotenza umana; e fa riferimento al “rumore bianco” prodotto dal consumismo, dai media, dalle masturbazioni mentali, dai progressi delle tecnologie della comunicazione eccetera.
Frammenti cittadini si trovano alla Sala delle Colonne, nella trentina di “scatti” di Luca Maccagni e nella rappresentazione dell’esperienza letteraria di Ilaria Rossetti, scrittrice lodigiana con un buon rapporto con la fotografia, tra l’altro autrice del racconto La foto rubata (Fondazione Mondadori), basato su un foto-reportage Toni Nicolini, morto cinque anni fa, uno degli interpreti milanesi più sensibili della realtà italiana, con un forte interesse sociale.
In programma fino al 6 settembre, malgrado la stagione poco amichevole, la mostra ha raccolto autentico interesse e convalida, anche perché non è la solita esposizione-patacca. “Rumore bianco” è di diverso stile e contenuto, costruita con buona dose di coraggio e intelligenza, e un uso serio della amplificazione letteraria, del trasferimento di una percezione visiva a una funzione altra di lettura e altri domini – tra l’altro è completata da una installazione di fogli di riso di Claudio Vigentini con la collaborazione di Caterina Malusardi, e un contributo di Dario Del Vecchio che conferma come la musica sia un collante in molte declinazioni -; mutuata nel titolo da Don De Lillo e forse anche dal poeta, pittore e aforista Gibran (“Ascoltami quando ti mostro”).
Dietro a una immagine veloce fermata dai clic di Maccagni con la sua Nikon, c’è sempre una lettura da tirar “fuori”, o anche solo una battuta di raffinata invenzione linguistica.
Gli scatti di Maccagni e i testi della Rossetti sono un bell’esempio non di confusione, ma di procedimento. Dimostrano come la fotografia, anche la più realistica nasconde sempre qualche variazione sul tema, contiene una doppiezza ed è dunque interpretabile a seconda del modo di leggerla.

 

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Isaia Crosson: elegie e fotografie

Isaia Crosson, trent’anni, nato in Florida e per qualche anno cittadino di Lodi, dove, prima di laurearsi alla Cattolica, ha fatto il cameriere, poi trasferitosi a Manhattan, divisione di New York City, ora iscritto ai corsi di dottorato in Lettere Classiche della Columbia University, uno degli atenei privati americani più prestigiosi, propone a Palazzo Rho a Borghetto Lodigiano, da esordiente, un gruppo di stampe fotografiche ed è presente anche in una collettiva di fotografi a Lodi. “La mia passione, è sempre stata la fotografia”. Messa alla prova prima da autodidatta poi nello studio di Amir Badaran che nel mondo americano si è fatto conoscere con instagrammi e video, soprattutto per sostenere una fotografia realista “ aumentata o mediata attraverso l’elaborazione”.
Nei dodici scatti esposti fino al 24 agosto, Crosson non appiattisce su tale genere di posizioni, anzi. Le immagini sono ancora “su pellicola” e non “ritoccate”. Non per semplice ordinaria procedura, che non accende atteggiamenti particolari, di ammirazione o di indifferenza, ma di dimensione comunicativa. Solo che il ridotto numero di immagini non consente di andare a fondo nei segni che si intercettano nel linguaggio espressivo.
A parte i componimenti letterari – elegie improntate da motivi autobiografici – che lasciamo all’esame dei visitatori – l’autore mostra un interesse per contesti che incorniciano dettagli di “vita vissuta”. Per questa via indaga un mondo fuori dai canoni ufficiali popolati dalle etichette coniate dal sistema consolidato.
Crosson esplora un mondo che non è del tutto, oggi, sconosciuto, ma è estraneo al mondo ufficiale della fotografia: accorda rilievo a soggetti e a dimensioni espressive “popolari”, “ingenue”, fatte di “elementi marginali”, perciò stesso “minori”, ribaltando la prospettiva scenografica della grande New York (Manhattan), fatta di snobismo. L’invito è a posare l’occhio su ricavati ed estratti che “sono e dicono”, conforme del mondo e dell’esperienza.
“Il mondo – diceva Athanasius Kircher – gesuita filosofo e storico del XVII secolo – è tenuto insieme da nodi segreti”, da piccole cose quotidiane, in questo caso anche da giochi, serrature, inverni a primavera, macchine della polizia ecc. Andando più in là si può attribuire a Crosson di sottrarre la propria fotografia alle classificazioni convenzionali (attuale, reale, fantastica, storica e moderna, analogica per pochi e digitale per tutti) non limitandosi alla giustapposizione, ma creando un terreno in cui si riconoscono categorie che reggono ancora la nostra conoscenza. scorci, attimi di vita, memorie, suggestioni, particolari. Anche marginali, nascoste, coi loro simboli, cercando in esse punti di vista che possono stimolare il modo di vedere. Un modo saliente che da conto della percezione che in fotografia, “guidata dal frammento, cattura momenti temporali e punti di vista spaziali destinati a sparire (Linda Nochlin).

 

Stefano Sportelli racconta San Giuliano Milanese per immagini

Stefano Sportelli

Anche Stefano Sportelli, storico locale di San Giuliano Milanese, ha provato a raccontare la sua città. Lo ha fatto con un libro fotografico, annotato con ricchezza di date e riferimenti – con “immagini, memorie, personaggi dal 1950 al 2000”, com’è nel sottotitolo di “Raccontiamo San Giuliano” -, pubblicato dalla milanese Graphic House di Vittorio Viticci. Un’opera che ci consegna una impalcatura di cronologie non sempre esaurienti per poter cogliere l’intima oscurità che si annida dietro la superficie delle cose e ridisegnare il rapporto tra passato e presente (cosa che investe però più gli storici che noi resocontisti).
Il volume di Sportelli, realizzato con la collaborazione di Stefano Rossi e degli interventi fotografici di Luigi Sarzi Amadè di RcSando (la rete civica di San Donato Milanese e Sudmilanese condotta da Stefano Tommasi), si lascia sfogliare con tranquillità, senza i colori che a volte ubriacano senza allargare la conoscenza, mantenendo la promessa di incontrare un amico di quelli che chiamiamo i nostri interessi.
E’ un libro costruito su immagini e brevi annotazioni redatte cronologicamente che incuriosiscono ma aiutano anche a riflettere, senza essere un mattone ma un segno rinviante ad altre fatiche descrittive del sangiulianese, che ad esse si annoda e si allaccia.
Tolti un bel po’ di addobbi Raccontiamo San Giuliano è rianimato da centinaia di immagini di sagre, prevosti, sindaci, gente comune, cascine, corti, osterie, posterie, scuole, esondazioni, momenti collettivi, sportivi, ludici, ritrovi, mulini, strade, ex-conventi, chiese, cappelle votive eccetera scelte dal ricco archivio personale dell’autore oltre che essere state fornite dall’Amministrazione municipale e da Associazioni locali. L’interesse iconografico e documentale è catturato, non a caso, dalle cascine (Schiavi, Cantalupo, Carlotta, Molinazzo, Pedriano, Sestogallo, Selmo, Caverina, Occhiò, Invernizzi, S. Brera, Cassinetta, Castelletto…) essendo stato San Giuliano un territorio prevalentemente agricolo, da costituire oggi un vero serbatoio di ricordi delle trasformazioni intervenute in mezzo secolo e arricchire di “contenuti” la stessa narrazione.
Ricordare è importante. Il filosofo Nietzsche diceva che saper ricordare è una “grazia autentica”. Ma per ricordare è utile risvegliare la memoria, raccordarsi a fatti, immagini, avvenimenti, conoscenze, momenti piacevoli e rimpianti, prendere spunto da appunti e frammenti, magari da pagine solitarie, sparse o senza nessi, cercare nel passato storico la risposta ai problemi del presente. Per questo il libro di Sportelli è un libro da leggere quel poco che c’è di scritto e il molto da osservare. Permette di riconoscere e ricordare i tanti “passaggi” con cui San Giuliano Milanese si è trasformato da borgo agricolo a centro metropolitano del terziario e del quaternario. In mezzo c’è tutta la trama che consente agli abitanti identità e ideazione. La memoria, il ricordo, è innanzi tutto un ri-accordo che dalla dispersione genera unità. Il libro incoraggia i sangiulianesi attraverso dati asciutti e immagini scolorite di ricostruire la propria sfera di appartenenza attraverso azioni vissute e sentimenti, di dare un senso alla propria presenza sul territorio.
A“Raccontiamo San Giuliano” mancano sicuramente delle “pagine”. Per congedarci, un po’ di riflessione storica, su qualcosa che non doveva essere. Nel lavoro è messa più attenzione a tasselli di cronaca e alla ricostruzione intesa cronologicamente che non ai “processi formativi” (politici, urbanistici, sociali, culturali, comunitari). Ciò non impedisce al lettore di cogliere per sintesi sommarie offerte dalle immagini il carattere di certo sviluppo urbanistico intensivo, in cui trovava giustificazione da un lato il bisogno della gente di difendersi dagli effetti demografici delle trasformazioni e dello sviluppo e dall’altro il “giogo” degli investimenti e dei sottostanti interessi e darsi una lettura non troppo nostalgica e non effimera dei mutamenti e delle sottostanti progettazioni.

Il Libro: Stefano Sportelli: Raccontiamo San Giuliano – Immagini, memorie, personaggi dal 1950 al 2000 – Foto attuali di Luigi Sarzi – collaborazione di Stefano Rossi – Graphic House di Vittorio Viticci, Milano – Euro 10,00.

“CANTICO” / Un pocket book sulle sculture di Marcello Chiarenza

La Pro Loco Maratti di Camerano, un borgo sulle colline del Conero, ha pubblicato dopo un pugno di altri piacevoli volumetti, quest’ultimo pocket elegante costruito sulle fotografie della milanese Laura Fantacuzzi e di Fabrizio Schiavoni, che contribuisce a svelare le “parole chiave” che hanno suggerito a Marcello Chiarenza una serie di sculture tematiche che richiamano assunti tipicamente francescani.
Marcello Chiarenza è artista di radici siciliane, nato nel 1955 si è laureato in architettura al Politecnico di Milano ed opera nel campo della figurazione simbolica. A Lodi si è trovato a casa propria, seminando un’arte che va molto al di la dei confini di campanile. Oggi svolge infatti l’attività di scultore, scenografo, conduttore di laboratori, autore e regista teatrale in giro per il mondo, in prestigiosi contesti.
“Cantico. Opere di Marcello Chiarenza” è un libro da vedere e da leggere; un pocket book di una ottantina di pagine che combina immagini di esemplare linguaggio fotografico e pensieri messi al loro posto, veri e propri stralci del “nutrimento” del “Cantico” che conferiscono a nuclei significativi di sculture, la difesa da equivoci e fraintendimenti. Grazie anche ai contributi e ai saggi dello storico Angelo Mondali, di Roberto Lambertini, del dipartimento di studi umanistici dell’Università di Macerata, del Cardinale e Arcivescovo Metropolita Edoardo Menichelli, del Vescovo Ausiliare di Milano Paolo Martinelli, dell’Ordine dei frati Minori Cappuccini, che attraverso una serie di passaggi, risolvono nella chiarezza sfondi teologici, antropologici, spirituali, psicologici che costituiscono il terreno comunicabile del pensiero di San Francesco.
Il libro dedicato alle sculture di Chiarenza, conferma che esistono ancora libri, magari piccoli di dimensione, in grado di diffondere non solo rappresentazioni, idee, nozioni capaci di farsi amare ( o avversare) per le idee che hanno mosso le forme espressive, ma anche di vincere i pregiudizi, cioè le idee che ciascuno possiede prima della lettura di un libro o ponendosi davanti all’opera alchemica di un artista.
Non c’è profezia se non come infrazione di un ordine, dice un detto popolare. Ma non c’è neppure il progresso se non c’è l’ascolto della profezia, dice sempre la filosofia popolare.
“Cantico. Opere di Marcello Chiarenza” è giocato su registri forti e d’attualità, come sempre è per il registro religioso quando non è troppo preso dalla visione devozionale.
Scritto da testimoni del pensiero francescano e arricchito dalla ebbrezza creativa di un artista attratto dalla “metafisica”, richiama l’attenzione sulle piccole cose, sul loro senso e la loro qualità di simbolo e fa riflettere su quell’al di là che la società-mercato ha sostituito con lo scintillio del denaro, afferma l’urgenza di un ritorno semplice dell’uomo con la natura.
Alla fine “Cantico” fa dire che la scultura presa in esame è un’arte che mette il fruitore in contesa con le forme del tempo, che afferma appunto l’esigenza di uno “spostamento dello sguardo”. L’ opera di Chiarenza è orientata ad affermare non tanto la perfezione evangelica o le regole dell’ordine dei fratelli, ma piuttosto a denunciare attraverso la semplicità e povertà materico-formale ciò che è radicalmente mutato nella contemporaneità; e cioè la percezione del mondo che non offre più il richiamo delle cose (delle piccole cose) perché tutte le cose sono risolte negli equivalenti di business.

 

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Giuseppe Secchi, la fotografia tra presente e richiamo del passato

 “FRAMMENTI” DA CUBA  DELLA COMPAGNIADI BALLO DI CAMAGUEY

 

Può apparire anche strano che un fotografo, Giuseppe Secchi, noto per l’impegno dedicato alla fotografia creativa, ritrovi richiamo e poesia in “scatti” di inclinazione esaurita, è segno di quanto un certo linguaggio visivo sia stato dimenticato. Secchi l’ha recuperato con un numero scatti e stampe in “fine art” su pvc di formato quadrato 80×80 con ottimi risultati qualitativi, senza perderne le caratteristiche. Riprendono momenti delle prove del Corpo di Ballo di Camaguey a Cuba in preparazione dell’opera Carmen di Bizet.
Contrariamente ai precedenti lavori egli è tornato a quello che ( normalmente ) s’intendeva per fotografia: captare “l’attimo”. Che uno specialista dopo essersi avventurato nella ricognizione di modelli contemporanei, riscopra il richiamo e la suggestione del linguaggio originario, recuperi il piacere del bianco e nero per “narrare” figurazioni cariche di enigma e di pathos come quelle del balletto può sorprendere non più di tanto conoscendo la sensibilità con cui Pino Secchi si è sempre mosso sin dai tempi delle prime uscite pubbliche da Giovanni Bellinzoni al “Gelso”.
Nelle ultime immagini egli prova a ricavare indicazioni di genere letterario da un altro linguaggio artistico – il ballo, appunto- cementandosi nella rapidità dello scatto sino a sedurre passando dalla prima alla terza persona, conferendo altri sentimenti e racconti. Per farlo se ne è andato a Cuba a ritrovare nuovamente la forza e la febbrile autorità del momento – dell’istante, del tempo, del batter d’occhio – dove ha ritrovato insieme il gusto per il bianco e nero, l’invenzione della narrazione.
In una serie di istantanee   include e associa immagini con appassionata agilità e un temperamento orientato a dare senso e interpretazione al proprio modo di vedere. Vale a dire quel che diceva Susan Sontag: “La fotografia è, innanzitutto, un modo di vedere. Non di farlo”.
Nel servizio Secchi raccoglie “frammenti”. Accumula barlumi. Non ferma novità, ma l’indomita autonomia del dettaglio. Niente di provocatorio o di trasgressivo, nelle immagini c’è l’istante fermato, ovvero quel qualcosa che tende ad ampliare il mondo del ballo, a registrarne le forme, ma anche l’ apparenza, il confine dal reale. E’ un modo di vedere, che consiste di vedere per framment, che trovano il momento unificatore nella luce dei bianchi e nello scuro del nero, nella loro incisività profonda su ciò che siamo abituati a cercare nella fotografia.
In un momento in cui essere contemporanei vuole dire essenzialmente essere omogeneizzati, standardizzati Secchi, ritornando al b/n rompe con certa comunicazione di massa, di intrattenimento standardizzato.
Magari, in tutti gli scatti non è convincente, ma che da tale scelta si possa ricavare un diverso piacere e una qualche illuminazione è innegabile.

 

 

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Marchitelli, Polonioli / “Piccole storie di biodiversità”

0002_lycaena_dispar_20140201_1983652139Piccole storie di biodiversità di Antonio Marchitelli e Marco Polonioli, che Fabrizio Comizzoli ha “rivestito” per le Edizioni Gruppo Gerundo di un editing contenutistico e grafico di prim’ordine che vede ora la luce per i tipi della Arti Grafiche Sollecitudo è un libro di fotografie accurate, che accompagnano con scrupolo un saggio frutto di preparazione e di creatività, da corrispondere a sfere d’interessi vari e diversi.
La pubblicazione esibisce una capacità di visualizzare e interpretare luoghi, ambienti, scorci, piante, fiori e uccelli del territorio che va al di la delle pure ipotesi informative per fornire fermenti culturali e al tempo stesso intensificare l’idea di fotografia come linguaggio, da dare una mano a sentirsi parte di un mondo naturale non preso a prestito o imitato, tantomeno imposto.
Sia nella parte “letteraria” che in quella fotografica il libro offre una rappresentazione molto vasta. Come un grande edificio musicale è costruito con intelligenza e disciplina, convincente nella narrazione dell’ambiente, essenziale nel cogliere un patrimonio immenso in cui la varietà di significati ad esso attribuiti da ecologi, entomologi, filosofi, politici, naturalisti, gente comune, rischia persino di far dimenticare i confini tracciati dall’ambiente. Marchitelli, autore della parte descrittiva, riporta, attraverso una stesura precisa, di definizioni rigide, dentro a quei “confini”, rendendo un tessuto espositivo fatto di sensazioni profonde, dove l’emozione scientifica, quella naturale e quella artistica si fondono nell’attenzione alle piccole cose, cogliendo interrelazioni, modellazioni fisiologiche, evolutive, comportamentali. Un contributo prezioso, didattico, perciò di valore, che fa sperare che l’intelligenza umana possa mutare e spostarsi su un nuovo corso.
Il progetto grafico del banino Comizzoli, pure lui fotografo naturalista, lo convalida “impaginatore” estroso e inventivo, dotato di tecnica e chiarezza grafica, capace di procurare impressioni non monotone e di durata.
Il risultato è un libro ricco di immagini fotografiche scattate con arte da Marchitelli e Polonioli, due pilastri del Gruppo photonaturalista Il Gerundo. L’attenzione e l’interesse che l’immenso edificio cattura è una attenzione “distesa”, che aiuta a cogliere nel calmo movimento l’ammirazione di tutto quanto esiste in natura.
In Piccole storie di biodiversità si può distinguere tra il duo Marchitelli- Polonioli, fotografi che praticano un linguaggio non sperimentale e che fa uso di una fotografia diretta e il duo Marchitelli-Polonioli ‘poeti’, termine improprio ma il solo che possa dare l’idea di un suo sentimento della natura, di un suo pathos della conoscenza e del mistero della vita; si può riconoscere tra il Marchitelli e il Polonioli compilatori di una sorta di “schedario” ispirato alla fertilità degli equilibri tra società umana, paesaggio e quadro generale della biodiversità in natura col suo substrato vegetale e animale, dal quale traggono alimento gli uomini ma anche altre creature, gli uccelli, gli insetti, l’ eterna e sacra e armoniosa aviflora, e il Marchitelli e il Polonioli che nei relativi linguaggi fotografici mettono atmosfere di tanti particolari che danno ricchezza di contenuto alle rispettive immagini.
Corredando la rispettiva pratica con sistematicità, l’uno e l’altro conferiscono alle immagini una forma di “filosofia”, anche se, pare ovvio, le rispettive personali ricerche nascono entrambe dall’ individuare all’interno di una impresa cumulativa di soggetti straordinari che ampliano la conoscenza e stimolano idee. Osservatori diligenti, l’uno e l’altro colgono con bravura ed esperienza aspetti di un mondo “non turistico”, serbatoio di altre immagini, di paesaggi minacciati nella loro integrità e tuttavia pieni di poesia, dove l’uomo cerca nella natura una atmosfera di equilibrio e di rispetto senza prevaricazione.

 

Lodi, dicembre 2016

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Gruppo Photonatura il Gerundo / I fiori spontanei protagonisti

fiori-spontanei-parco-adda-sudA parte i furori dei novissimi neonaturalisti, i quali vorrebbero farci scoprire ciò che già si sa dalle storie naturali di Plinio, sono molti i segnali di attualità che ripropongono oggi il discorso sul ruolo e il valore dei fiori. Lo dimostrano i contributi che si sono venuti moltiplicando ad opera di precise ricerche nei campo della agricoltura, della botanica, delle coltivazioni erbacee, dell’impollinatura e dell’equilibrio ecologico.
I fiori hanno diversi contesti significativi che variano a seconda dell’uso che se ne fa, allo stesso tempo è un termine in grado di spiegare e distinguere, di comunicare e aggettivare e accompagnare idee e visioni, progetti e azioni, entusiasmi e creatività. Come mostrano i tanti interventi di studiosi scientifici,fotografi e documentaristi, pittori e poeti che invitano a calarci in questo mondo di forme e di colori, a riconoscere e in parte a decifrarne la presenza e le ragioni vitali. In un certo senso un invito a superare l’attenzione di spirito individuale nettamente lirico e ad approcciarsi a una visione più problematica, ad accedere a una conoscenza del rapporto dei fiori con le altre forme di vita e dell’ecosistema.
“Fiori spontanei”, il volume di 300 pagine, 200 voci e altrettante fotografie editato dal Parco Adda Sud con il contributo della Associazione Popolare Crema per il territorio, ci attacca del suo. E’ un’opera ricca di scoperte, accurata nella veste grafica, scritto da Antonio Marchitelli e Graziano Guiotto, che introduce alla conoscenza dei fiori spontanei nei vari ambienti attraverso una serie di schede che consentono l’identificazione di centinaia di specie con i loro caratteri morfologici, gli habitat e la loro diffusione. Il prezioso volume in italiano e in inglese (nella traduzione di Bernardo Ruggero) è introdotto da Silverio Gori, Luca Bertoni e Riccardo Groppali; si è valso della consulenza scientifica di Giorgio Coppali del Gruppo Botanico Milanese e di due consumati ricercatori scientifici: Agostino Pe e Riccardo Groppali. Nel progetto grafico di Fabrizio Comizzoli entrano una serie di acquerelli di Bruna Guiotto e alcuni versi di Aurora Altieri. L’opera affronta aspetti della Pianura Padana e avvicenda le trecento pagine con fotografie del Gruppo Photonatura Il Gerundo, scattate da Paolo Berto, Angelo Chinosi, Fabrizio Comizzoli, Pino Gagliardi, Antonio Marchitelli, Roberto Musumeci, Maurizio Pedrinazzi, Marco Polonioli e Antonio Raimondi. Sono immagini che fanno capire quanto i fiori siano importanti all’ecosistema, alimentano la ricchezza dell’immaginario individuale, creano idee, fanno conoscere la realtà di un territorio in modo nuovo e diverso.
Fiori spontanei” è un libro che si legge e si guarda con assoluto interesse. Non è il solito florario, è un testo che interpreta, approfondisce, traccia la storia, chiarisce classi, sottoclassi, ordini, famiglie, generi eccetera. Le affascinanti fotografie documentano l’ambiente e l’alleanza tra le piante e gli insetti e la loro funzione nell’ambiente. Fa apprezzare, alla fine, i fiori spontanei per la sola bellezza, ma sopratutto per la loro indispensabilità alla vita dell’ecosistema.

Antonio M assimo Marchitelli e Graziano Guiotto: “fiori spontanei”. Fotografie del Gruppo Photonatura Il Gerundo – , Ed. a cura del Parco Adda Sud con il contr. dell’ Ass. Popolare Crema per il territorio, volume rilegato, pagg.300, 2016, s.i.p.

Il Circolo Fotografico San Donato Milanese a “Sepulcrum 2016”

foto-manifestazione

Il Circolo Fotografico di San Donato Milanese prenderà parte domenica 2 ottobre a un’uscita fotografica di gruppo a San Felice sul Panaro (MO) in occasione dell’ evento fotografico “Sepulcrum 2016”, organizzato dal locale Photoclub Eyes BFI.  Gli appassionati sandonatesi   del “clic” si cimenteranno con quelli di altri circoli provenienti da tutta Italia, in una vera full immersion fotografica di cultura horror fantasy, che prevede l’ esposizione delle foto scattate e la creazione di un audiovisivo. La nuova manifestazione fotografica al prato della Rocca di San Felice sul Panaro, porterà per la prima volta ad esibirsi nella bassa modenese i celebri Zombie Walk bolognesi che, con la collaborazione di gruppi quali “Effettoemezzo” , “Zombie Inside” e “SPFantasy” , invaderanno le vie del paese con un corteo funereo e sanguinolento, capace di trasformare il borgo in un enorme teatro horror a cielo aperto dove ogni cosa si tingerà di rosso sangue ad opera di morti viventi e vampiri, terrorizzando il centro storico, assediati dai cacciatori. E, naturalmente, dai fotografi alla ricerca dello scatto migliore!

VI edizione del World. Report Award / Documenting Humanity

 

VERDETTI UNANIMI PER DANIELS, COMELLO, SOURI, ARCENIlLAS

 

foto-festival-fotografia-eticaIl Gruppo Fotografico Progetto immagine ha reso pubblici i vincitori della VI edizione del World. Report Award | Documenting Humanity e le relative motivazioni. Il premio ha riscosso uno straordinario successo di partecipazione: 720 lavori di altrettanti fotografi provenienti da 58 nazioni. Al giudizio finale dei Master Award, Spot Light Award e Short Story Award si sono espressi in qualità di giurati Francis Kohn (AFP), Patrick Di Nola (Getty Images), Ruth Eichhorn (GEO), Aldo Mendichi e Alberto Prina (coordinatori del Festival della Fotografia Etica), mentre l’ European Photographers Award | Spain 2016 è stato giudicato da Tania Castro (PhotON Festival), Aldo Mendichi e Alberto Prina (del Festival della Fotografia Etica).
A conclusione di un lungo e accurato lavoro con giudizio unanime sono stati decretati vincitori della VI edizione del World. Report Award | Documenting Humanity 

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[ ] William Daniels autore del reportage “C.A.R”, Premio Master Award, con la seguente motivazione:” E’ Il racconto di una nazione con scatti sintetici, giornalistici, precisi e asciutti come solo una grande tradizione fotogiornalistica: una nazione spesso simbolo di un intero continente. Uomini, guerre, distruzione e speranza sono davanti a noi coerenti, unite da un filo sottile, fatto di colori e forme. Al contempo le fotografie e i testi nel suo svolgersi ci legano alla storia come solo il fotogiornalismo ai suoi massimi livelli riesce a fare. Fotogiornalismo che racconta ma non aggredisce lo spettatore, che parla alle coscienze ma non urla, che raccoglie dati e fatti senza spettacolarizzazione. Questo lavoro, puro grande reportage, porta lo spettatore davanti a milioni  di vite e dipinge un affresco di un intero paese.”  

comello-03-low-300x196[ ] Francesco Comello autore del reportage “Isle of Salavtion”, Premio Spot Light Award, con la seguente motivazione:
“”Nel lavoro di Francesco Comello questi elementi sono espressi ai massimi livelli: la poesia degli sguardi, dei costumi e del ritmo lento di questa comunità diventano immagine visiva, intercettando la luce e le forme con una sintesi forte e potente; Il tempo assume un connotato diverso, come anche il tempo della storia e dei mutamenti che rimangono “fuori dalla porta” in attesa quasi magica; la composizione dell’immagine, alla base del linguaggio fotografico, supportata e amplificata da un bianco e nero maturo e intenso, connette contenuto e forma ad un livello superiore che porta a stupore e incanto”. 

[ ] waiting-girls_01_low-res-300x195Sadegh Souri , autore del reportage ”Waiting Girls”,Premio Short Story Award, con la seguente motivazione:
“”Waiting Girls” rappresenta uno straordinario connubio tra la forza di una storia dall’elevatissimo valore giornalistico e una qualità fotografica di livello superiore.
L’autore, raccontando un mondo, quello della segregazione carceraria femminile in Iran, ha creato un documento di altissimo valore civile, affrontando una tematica “scomoda” ed entrando in un contesto difficilissimo da raccontare. Tuttavia lo ha fatto con “delicatezza” e rispetto nei confronti dei soggetti ritratti, rispettandone la dignità e restituendoci, attraverso il suo stile fotografico, anche momenti di intimità e poesia.
Di notevole spessore è anche “la trama narrativa” presentata che restituisce, senza mai interromperla, una sensazione di “sospensione” delle vite delle persone fotografate”” 

 [ ] Javier Arcenillas autore del reportage “Latidoamerica”, premio European Photographer Award | Spain 2016 con la seguente motivazione:
“” L’autore con il reportage “Latidoame-rica” restituisce allo spettatore la visione di una società, quella Honduregna, nella quale la violenza è presente in ogni aspetto della vita quotidiana. Lo stile fotografico e di racconto è perfettamente coerente con questa visione della società e non lascia “respiro”, creando un’ossessiva ripetizione di situazioni estreme che generano pathos e sgomento.La violenza quotidiana, appunto, in ogni sua forma. La giuria riconosce all’autore la capacità di averla saputa raccontare, affrontando situazioni in cui la sua stessa incolumità è stata di continuo messa in gioco; un fotogiornalismo in “presa diretta”, che fa del coraggio la base per la testimonianza di fenomeni sociali così estremi.””

 ( a c.) Aldo Caserini

 

 

 

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“NATURALIA”, una fotografia diversa a Spazio Bipielle

dsc03042Naturalia allo Spazio Arte Bipielle non è solo la dimostrazione della abilità di un gruppo di fotografi naturalisti che coglie l’enfasi o la folgorazione dell’istante, ma uno stupendo arabesco di sequenze motorie e di spinte vitali fornite dalle comunità ornitiche stanziali e migratorie, dai fiori spontanei, stagni, insetti e quanto costituisce l’ampio capitolo dell’ ecosistema del Parco Regionale Adda Sud e di quello che sta in località italiane ed europee. Le immagini, ordinate dal Gruppo Gerundo, registrano il sistema dei popolamenti vegetali e delle specie di uccelli e danno un profilo relazionale-ecologico di forme consociative strutturali e funzionali all’interno del Parco abduano. Il quadro generale risulta da “visioni” di sicura perizia fotografica, colte con agilità ed eleganza, rinforzate da tracciati espressamente didattici, di poesia e grafica, altre con ritorni a immagini di lucida iperevidenza.
Marchitelli, Polonioli, Chinosi, Berto, Raimondi, Comizzoli, Guiotto, Pedrinazzi, Gagliardi Musumeci hanno presente la potenza immaginativa delle immagini. Scattano con macchine e obiettivi diversi e danno il polso al gruppo wildlifer photografe perdendosi nel macrocosmo dell’avifauna e degli incolti ai margini dei sentieri. Non rinunciano a documentare, ma superano l’ ovvio e lo scontato. Nelle porzioni di mestiere mostrano analisi, fantasia, intelligenza, distinguono quel che vale e quello che non vale trasmettere. Nelle duecento immagini (esattamente 201) si va oltre ai risultati di tipo semplicemente controllato e deliberato. Il criterio fondamentale è rigidamente “collettivo”, nasconde il nome dell’ autore in calce alle opere. Il che non sbarra il passo a chi conosce un po’ gli autori di accertare dei più noti il contributo: l’ “impressionismo”, l’intensità di riflessione, l’efficacia di esperienza e d’interpretazione nel gruppo di stampe maestre di Antonio Marchitelli; l’impegno e la passione, ma anche la personalità e il carattere che Marco Polonioli proietta nelle immagini; le suggestive interdipendenze grafiche nei percorsi di Paolo Berto; il piacere dell’osservare e dello spaziare di Fabrizio Comizzoli; le varietà di elementi tecnici ed estetici garantiti da Angelo Chinosi; il valore educativo nelle immagini di Roberto Musumeci, Pino Gagliardi e degli altri. In tutti un comune assillo: capire perché gli uomini osteggiano il territorio e la natura anziché proteggerli nella loro organicità e integrità.
Senz’altro rara e da non perdere, la mostra resa possibile da Fondazione Banca Popolare e Parco Adda Sud allontana dai sentieri affollati del puro diletto scacciapensieri. Induce a riflettere sull’unica “grande tavolozza della biodiversità”

NATURALIA. Dal fiume Adda alle bellezze naturalistiche d’Europa – Dieci fotografi raccontano la biodiversità a Spazio Arte Bipielle – via Polenghi Lombardo, Lodi – Fino al 25 settembre.

 

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