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65 ANNI DI INFORMAZIONE GIORNALISTICA. Riconoscimento alla carriera della Amministrazione civica

Ex Chiesa dell’Angelo: Aldo Caserini riceve la targa dal vice sindaco di Lodi

 

Testo dell’intervento  di ringraziamento di Aldo Caserini in occasione  della consegna da parte della Amministrazione comunale di Lodi della targa alla carriera giornalistica per   65 anni di attività:

Sono grato d’essere stato ricordato prima che in qualche altra circostanza inquietante. Obbligato per l’attenzione che amici, colleghi giornalisti, l’ Amministrazione comunale hanno inteso consegnarmi per i miei sessantacinque anni nel mondo dell’informazione.  Sono grato oltre che per me stesso perché considero il riconoscimento una testimonianza al lavoro. Il giornalismo non è niente di singolare, se non per il rispetto che richiede di certe regole etiche e morali. E’ un mestiere che deve molto dalla bottega; una attività non una professione (anche se obbliga all’iscrizione a un Ordine professionale); soprattutto è un carico (di lavoro) che deve tenere conto del sistema di produzione e dei suoi apparati.
Accetto il riconoscimento come una attestazione rivolta a tutti coloro che si dedicano a quell’ impresa che è il giornale; come atto di rispetto verso chi vi lavora e vi si dedica. Lo dedico a ricordo di coloro alla cui bottega mi sono avviato e che voglio citare: Bruno Zanella (Bolettino della Pubblicità e degli Affari), d. Piero Esposti, d. Mauro Pea, d. Luciano Quartieri ( Il Cittadino di Lodi), Giovanni Riu, Luigi Oliva, Age Bassi (Il Broletto) , l’avv.Antonio Ghisi (Lo Sportivo lodigiano) e il musicista Giovanni Spezzaferri ( Arti) che negli anni Cinquanta-Sessanta hanno rappresentato in città un giornalismo di voci individuali, di non comune linguaggio e di molteplici verità. E – cartolina personale – non voglio dimenticare la paziente indulgenza e rassegnazione sopportate da mia moglie Fausta.
In tanti decenni sono transitato attraverso modi e stili diversi di affrontare la notizia: dalla cronaca sportiva al resocontismo delle sedute consiliari locale, dalla nota politica all’economia statistica, per approdare infine al giornalismo culturale, un terreno in cui si coltivano prodotti disuguali: la poesia, la letteratura, l’arte, la musica, il cinema. Tutti con un loro linguaggio e un loro vocabolario.
In questo universo ho scelto la parte del notista d’arte, per distinguere il mestiere dall’attività specialistica vera e propria, rappresentata dagli storici dell’arte, dai critici, dai semiologi e dagli studiosi di estetica.
Rendicontare l’arte e la cultura oggi implica rischi: che quanto si scrive finisca nella noia o nell’inconcludenza, peggio, nell’ incomprensione o nel disaccordo. Incognite, confesso , alle quali non sempre riesco sottrarmi.
A parziale giustificazione il fatto che nell’ultimo mezzo secolo il linguaggio espositivo di riferimento si è composto pieno di significati, di identificazioni e di clichè, di definizioni arbitrarie, di ri-classificazioni eccetera fino al paradosso ultimo: che in generale i discorsi sull’arte, anziché essere costellati da interrogativi finiscono riempiti di luoghi comuni e giudizi usurpanti, il cui retroterra è di sostanza promozionale e pubblicitaria,  non solo condizionato dalla natura amicale dei  rapporti personali e che, raramente, combinano con l’attenzione e la riflessione critica.
Ringrazio perciò Beppe Cremaschi, collega che mi ham dedicato tante parole, ma soprattutto perché ha distinto nel mio lavoro la presenza di ostinatezze e di provocazioni con ho cercato e tento di sottrarmi a posizioni di appiattimento e di consenso non motivato.
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“Occhio incantato”: Pittori e poeti a “PontediLegnoPoesia”

L’Occhio al Cesaris

Se la poesia è arte e l’arte è poesia, la mostra “Occhio incantato-tra immagine e parola”, ospitata da MirellaCultura nell’ambito delle manifestazioni collaterali all’ottava edizione di PontedilegnoPoesia, ne è la felice sintesi.
Opere di sette pittori e scultori (tutte rigorosamente di dimensioni contenute) e poesie di 24 autori sono collocate accanto una all’altra, in un incontro apparentemente senza una connessione diretta ma con il solo scopo di stimolare il visitatore attraverso la potenza dell’immagine e della parola, come recita il sottotitolo.
La mostra è ospitata nel foyer del Centro Congressi Mirella. Resterà aperta (ingresso libero) fino al 20 agosto, giornata conclusiva di PontedilegnoPoesia 2017.

I pittori:

G.Bornancini-M.Carantani-G.De Palos-G.Maesano-E.Palumbo-S.Presta-V.Tartarini.
I poeti: A.Anelli-L.Angiuli-M.C.Baroni-M.Brecciaroli-M.Capalbi-L.Cannillo-D.Cara-G.Colletti-F.Cruciani-A.Di Mineo-G.Langella-A.Magherini-G.Mastropasqua-D.Muti-E.Niada-A.Paganardi-A.Passarello-P.Pezzaglia-F.Piscitello-M.Rondi-P.Rossi-L.Sella-A.Simeone-A.Vaccaro.

 

 

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Anselmi, Bianchini, Borsotti, De Bernardi in Lunigiana

Dal 28 luglio al 15 agosto il suggestivo borgo di Bagnone in Val di Magra ospiterà Mostra Diffusa di Arte Contemporanea. L’esposizione è nata su un progetto culturale dell’amministrazione comunale, promosso in collaborazione con l’associazione Donne Di Luna e affidato alle cure del designer-pittore-vignettista e progettista in Architettura di interni Gianpiero Brunelli, titolare a Orio Litta dello Studio Art & Design.
Tradotta e perfezionata da Brunelli, l’idea dell’evento punta a dare visibilità a un gruppo selezionato di artisti in una cornice di bellezze architettoniche e naturali. Oltre a prendesi carico di far guardare dentro con profondità e rigore nella preziosa produzione di autori che fanno pittura e poesia insieme, l’iniziativa è rivolta a far conoscere e valorizzare le caratteristiche ambientali e naturali di Bagnone attraverso una proposta capace di rappresentare aspetti della vita stessa della natura e dell’uomo.
Distinta in sezioni, l’ esposizione offre al visitatore un percorso in grado di costituire uno snodo fondamentale: cogliere e commentare lo “stato dell’arte” contemporanea; e, spostandosi dall’arte al paesaggio, apprezzare le bellezze naturali e le peculiarità di questo borgo della Versilia.
L’evento si presenta strutturato in tre personali e una mostra collettiva sul tema: Trascendenze: Dialogo tra Arte e Spiritualià. Al Teatro Quartieri i visitatori potranno conoscere distintamente le opere di Monica Anselmi, Luigi Bianchini e del pittore analitico (recentemente scomparso) Enrico Garavaldi, sostenitore di Calderara. Nella chiesa del castello invece troverà proposti lavori di consolidata tematica sacra del santangiolino Luigi Bianchini e della sua compagna docente di disegno e storia dell’arte a Chignolo Po Monica Anselmi, del codognese Franco De Bernardi e del casalese Francesco Borsotti. Infine, nel foyer del Quartieri, infine, l’ allestimento è riservato all’opera a “quattro mani” di Bianchini e della Anselmi già presentata nel 2015 alla Biennale di Venezia.
”Arte in Borgo”,dice Brunelli, ideatore e curatore dell’evento, “propone linguaggi diversi, in un confronto che spazia tra pittura iconica, aniconica e “pittura pittura”, sostenuto da percorsi personali che i cinque hanno sedimentato in anni di intensa attività, volta non a raggiungere teorie effimere o pseudo concettuali, ma una propria nitida e inedita matrice espressiva.
L’esposizione conterrà complessivamente una settantina di opere e metterà a confronto una sorta di mappa di materiali e tecniche artistiche del “fare” offrendo elementi per riconoscere i singoli stili, le esperienze di riferimento, e far entrare dunque nei “mondi possibili” creati dai cinque autori. Tutti artisti conosciuti nei rispettivi territori, ma meritevoli di una attenzione ben più ampia. Nelle loro produzioni, la mimesis sembra non avere più autenticità: La loro arte presenta infatti una diversa consapevolezza: quella del “mistero” e della “materia”, dei segni dell’epoca e delle leggi del costruire e dell’esprimere, dove il gioco è affidato alla poetica del “fingere”, ovvero al “dar forma” attraverso invenzione, occasione, libertà, fantasia, manualità eccetera.

 

I LUOGHI DELLE MOSTRE: Teatro Quartieri : Spazio polifunzionale: Wind di Luigi Bianchini; Foyer: Landscapes di Monica Anslmi; Omaggio alla Biennale. Installazione dell’opera esposta alla Biennale di Venezia nel 2015 di Bianchini e Anselmi. Al piano primo: l’Arte è un Viaggio , esposizione permanente di Enrico Garavaldi. Chiesa del Castello:Trascendenze : dialogo tra Arte e spiritualità. Opere di Monica Anselmi, Luigi Bianchini, Francesco Borsotti e Franco De Bernardi . Le mostre saranno visitabili dal 28 Luglio al 15 Agosto nei giorni venerdì, sabato e domenica e il 14 e 15 agosto, con orario continuato dalle 18 alle 23.
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Francesco Borsotti, un bricolage autobiografico di organi interni

FRANCESCO BORSOTTI:
“Adamo ed Eva”, 2017

Quella che Francesco Borsotti ha messo in arte negli ultimi lavori destinati alla Wunderkammer di Winterthuruna (una sua mostra è prevista questo autunno con la ripresa della stagione espositiva) sono storie autobiografiche. Storie nate dalla associazione di immagini, da interventi che sono al contempo scelte di attenzione e di razionalità e frutto dell’inconscio. Nella pratica, risultati in cui l’artista di Casale fa convivere vigore concettuale, conoscenze di matrice diversa, pathos, un gusto esperto nella modellatura dei soggetti, vicende associate a un certo bricolage domestico e autobiografico.
Come tutte le storie autobiografiche anche le sue sono affidate a un percorso artistico interattivo, da cui la fantasia modifica la condizione vera da cui hanno preso il via. Passando dalla grafica al fumetto, dall’opera iconica all’immagine pubblicitaria o trasgressiva o polemica.
Non è il caso però di prendere seriamente tutto ciò che Borsotti prende e narra – un pezzo qua e un pezzo là, una citazione ebraica e una texture – facendosi aiutare da fotografi, ricamatrici, informatici eccetera a ricomporre brandelli che consentono di cogliere tracce e simboli del suo rapporto coi fatti, le partecipazioni, le situazioni eccetera.
L’ultimo di questi impegni è di segno sempre personale: parla di un suo immaginifico rapporto con i propri organi interni utilizzando gli esiti di radioscopie, risonanze magnetiche, encefalogrammi, elettrocardio, elettroforesi eccetera.
Esprimere se stessi anche nelle parti più nascoste non è stato solo un vezzo del romanticismo diffuso dall’illuminismo e dall’idea moderna. E’ una pratica largamente diffusa ancora oggi, considerato il secolo della scienza, nell’arte contemporanea. Con estremo rigore nell’espressione e nella esecuzione Borsotti intuisce e architetta, dà significato e lettura metaforica ai tanti segni che la ricerca medico-scientifica utilizza.
Non sempre nelle esperienze eterogenee si può abbinare il significato introspettivo o mentale. Anche perché immaginare e sviluppare ecc. è parte del lavoro creativo di un artista. L’elemento iconico, di cui Borsotti è ben provvisto, di là dal rappresentare un segno visivo del vero vissuto, quando rincorre altri significati simbolici conferisce personificazione alla fantasia e si avvicina alla letteratura.
Nelle radiografie (artisticamente sistemate) si incontrano memoria, rilettura, testimonianza, scelte grafiche ed espressive, simboli mediatici che fanno riandare a componenti

FRANCESCO BORSOTTI
“lLIQUIDI ORGANICI”, 2017

pensabili e verosimili.
Borsotti è uno dei maggiori artisti del lodigiano, fa dell’arte visiva una elaborazione concettuale, dove ogni particolare prende il proprio significato dalla relazione con un’altra presenza. L’unico ad avvalersi di un vastissimo repertorio di immagini e di codici rappresentativi che integra alla struttura con personale concezione tecnica e che spesso costituiscono una “sfida”.
Dopo la mostra dello scorso anno l’artista è stato nuovamente contattato per una esposizione d’autunno alla Wunderkammer, galleria di Winterthur, città svizzera del Cantone di Zurigo. Se ne riparlerà.

 

 

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All’I.I.S. CESARIS di Casalpusterlengo caricature dell’800 e pittori locali

double-al-c-esaris-dsc01446.I.S. “Cesaris” di Casalpusterlengo, in via Cadorna, all’interno del XV ciclo “Cesaris per le Arti Visive” si è aperta una mostra “doppia”, a cura di Amedeo Anelli. Rassegna un gruppo di caricature tratte dai giornali umoristici dell’Ottocento o del primo Novecento («Il lampione», «Il Fischietto»,cesari-double-partic-esposiz «Semplicissimus» ecc…)  a cui  accompagna una collettiva di pittori contemporanei amici del curatore. Nella parte contemporanea sono esposti lavori di Giacomo Bassi, Andrea Cesari Franco De Bernardi, Fernanda Fedi, Gino Gini, Giulio Sommariva, Vincenzo Tinelli e Riccardo Valla.

Orari apertura: da lunedì a venerdì ore 8,00 – 17, 30; sabato ore 8,00 – 14,00. Festività escluse.

 

 

 

 

 

 

CON ANGELA VETTESE “ARTE FIERA” CAMBIA VOLTO

artefiera-2017

Con la nuova direzione della storica dell’arte e filosofa Angela Vettese, la bolognese Arte Fiera arriva alla sua 41esima edizione in versione rinnovata.  La kermesse di arte moderna e contemporanea porterà numerose novità oltre all’insediamento del nuovo direttore artistico, che ne ha delineato innovativamente i confini.
Tra le tante innovazioni che i visitatori troveranno, sono previste una Main Section e una serie di Solo Show. Le due sezioni conteranno 133 gallerie oltre quelle dei settori curatoriali. A garantire della qualità delle proposte, sono coinvolte figure estranee al mercato dell’arte: il curatore Roberto Pinto (Docente di Storia dell’Arte Contemporanea, Università di Bologna) e la storica dell’arte Maria Grazia Messina (Docente di Storia dell’Arte Contemporanea, Università di Firenze e Presidente del Comitato Tecnico Consultivo Arte e Architettura contemporanee Periferie Urbane, Ministero dei Beni Culturali e del Turismo).
Arte Fiera mercato risulterà completata da una piccola sezione di nuove proposte a cura di Simone Frangi, intitolata Nueva Vista e dedicata ad artisti meritevoli di una rilettura critica e non necessariamente giovani. Non mancherà inoltre una sezione di fotografia, curata dalla Vettese.
“L’analisi attenta e severa degli esperti ha portato alla scelta di una edizione della fiera più compatta, con un numero minore di partecipanti rispetto al passato nonostante l’aumento delle domande di ammissione. Arte Fiera intende proporsi come un luogo di esposizione e vendita di arte moderna e contemporanea e al contempo come sede di proposta e di riflessione su temi e linguaggi di stringente attualità”, ha dichiarato la Vettese.

 

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Il Circolo Fotografico San Donato Milanese a “Sepulcrum 2016”

foto-manifestazione

Il Circolo Fotografico di San Donato Milanese prenderà parte domenica 2 ottobre a un’uscita fotografica di gruppo a San Felice sul Panaro (MO) in occasione dell’ evento fotografico “Sepulcrum 2016”, organizzato dal locale Photoclub Eyes BFI.  Gli appassionati sandonatesi   del “clic” si cimenteranno con quelli di altri circoli provenienti da tutta Italia, in una vera full immersion fotografica di cultura horror fantasy, che prevede l’ esposizione delle foto scattate e la creazione di un audiovisivo. La nuova manifestazione fotografica al prato della Rocca di San Felice sul Panaro, porterà per la prima volta ad esibirsi nella bassa modenese i celebri Zombie Walk bolognesi che, con la collaborazione di gruppi quali “Effettoemezzo” , “Zombie Inside” e “SPFantasy” , invaderanno le vie del paese con un corteo funereo e sanguinolento, capace di trasformare il borgo in un enorme teatro horror a cielo aperto dove ogni cosa si tingerà di rosso sangue ad opera di morti viventi e vampiri, terrorizzando il centro storico, assediati dai cacciatori. E, naturalmente, dai fotografi alla ricerca dello scatto migliore!

FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA ETICA: UNA NUOVA SEZIONE DEDICATA ALLA SPAGNA

3d59a3a2-57b9-46dd-8d8d-d15918557bf6Il Festival della Fotografia Etica ha dato il via al bando per la sesta edizione del World.Report Award | Documenting Humanity, dedicato, come è noto al fotoreportage sociale e documentaristico e rivolto a rappresentare le vicende umane attraverso  singole realtà quotidiane, la cronaca di eventi e l’analisi di temi di interesse globale.
Per il 2016 il World.Report Award prevede una nuova sezione che affianca le precedenti tre: l’European Photographers Award | Spain 2016. La sezione è rivolta ai fotografi europei, focalizzandosi sul concetto di nazionalità intesa come senso di appartenenza ad una nazione per lingua, cultura, tradizione, storia. L’edizione è rivolta a far conoscere fotografi di cittadinanza spagnola e vedrà traduzione con la collaborazione di PhotOn Festival di Valencia.. Il premio in palio per il vincitore sarà di 500 Euro lordi in denaro più un corpo macchina Fuji X-T1 e le immagini verranno esposte a ottobre durante il Festival della Fotografia Etica oltre che e presso il PhotOn Festival 2017 a Valencia. Anche i lavori non premiati che la giuria meriterà di attenzione per l’adesione alle tematiche del festival, potranno essere proposti alla esposizione (previo consenso del fotografo) come mostra integrante del programma ufficiale della manifestazione.La composizione della giuria del World.Report Award sarà comunicata in seguito. L’invio del materiale dovrà avvenire entro e non oltre le ore 23:59 CET del 31 Maggio 2016.

Per ulteriori informazioni a consultare la pagina del Festival della fotografia Etica all’indirizzo: http://www.festivaldellafotografiaetica.it/wra2016/.

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Opere di Ugo Maffi dal 1959 al 2012 allo Spazio Bipielle di Lodi

Il pittore UGO MAFFI

Il pittore UGO MAFFI

Difficile dire qualcosa di effettivamente nuovo di Gian Ugo Maffina (Ugo Maffi), dopo che di lui è stato detto e scritto tanto in vita, a proposito e forse anche fuor di proposito, per ragioni umorali e a volte di altra sostanza. L’attuale mostra allo Spazio Bipielle ha il merito di sottrarlo comunque all’effimera e incasinata voce dei cataloghi e delle riviste, a cui Maffi peraltro soleva ricorrere per sostenere la propria proteiforme produzione, oltre che rappresentare l’esigenza di tenerne viva la sua memoria di artista insieme al diritto-dovere della critica di indagarne l’espressione e i significati espressivi. E’ un’occasione per un esame orientato all’esigenza di ricostruzione e di verifica della sua ampia attività d’artista (pittore, grafico, ceramista, artista orafo, decoratore, autore di cartelle di poesia e poeta lui stesso) da aiutare il grande pubblico a ritrovare le esperienze del pittore e il suo sviluppo artistico.
Maffi è senza dubbi l’unico pittore “contemporaneo”, insieme al casalese Gino Carrera, ad avere impresso all’arte del territorio un cambio posizionale, una “lettura” pittoricamente diversa, aderente alla fascinazione messa in campo (o in gioco) dalla ricerca artistica nel dopoguerra.
Le sue opere – aveva ricordato in altra occasione Tino Gipponi il curatore dell’attuale esposizione – oggi non sono più viste con sorpresa, ma a cominciare dalle prime “varietà” e dalle “incertezze giovanili” almeno fino alle antologiche al Museo Civico di Lodi del 1976 e 1980 furono accolte con esitazione e perplessità, come un tentativo incerto d’avanguardia da una provincia “muffosa e acquietata nell’inerte convenzionalismo”
In arte nessuno è mai senza genitori. Nella pittura di Maffi si possono rintracciare diversi richiami, sia pure tradotti in un linguaggio personale fuso tra riflessi, tematizzazioni, stati d’animo, poetiche.. Alla Bipielle non si scoprono “momenti” o “esperienze” da sommare a quelle conosciute, ma acquarelli, pastelli, inchiostri, oli che sono i solchi che hanno accelerato le scelte dell’artista verso una sorta di espressionismo lirico.
La retrospettiva coagula le linee della sua ricerca su alcuni nuclei tematici e poetici. Recuperate dalla ex-moglie Assunta Saccomanno, mostra come simboli, metafore e poesia fossero presenti da sempre in Maffi, sin dalle prime esperienze; e come questi tropi abbiano recuperato il modo di ripetersi nella fase di maturazione. Rende soprattutto chiare quelle componenti del linguaggio che, a scavalco degli anni Cinquanta-Sessanta e poi negli anni Settanta e Ottanta, diedero evidenza e sostanza alla “rottura” di Maffi rispetto a tutto il contesto localistico.
Alcuni lavori fanno conoscere com’egli abbia sempre affidato la sua pittura al colore. Anche se ai toni accesi e alle varianti caratteristiche che spostarono la quotidianità del reale a una sorta di crogiuolo di idee naturalistiche e metafisiche egli arrivò per fasi successive. Guidano in un territorio dove la varietà dei timbri cromatici e dei registri iconici ruotano attorno a luoghi e paesaggi, a uomini e civiltà d’altri tempi, al mondo contadino, al fiume, alla natura, ai caratteri dolenti del sacrificio e della morte, a sostanze spettrali.
Il visitatore trova declinati un po’ tutti i temi preferiti da Maffi: le sue vegetazioni, i suoi sfumati contrapposti, terra e acqua, atmosfere, insieme alle metafore legate all’uomo, al lavoro, alla storia; congiunte alla coniugazione esplorativa, al segno e al gesto, ai piani orizzontali; a una poesia nata dal silenzio che conduce alla riflessione, alla percettibilità visiva di sottili relazioni tra il dato umano umorale e quello naturalistico.
Questa vibrazione di elementi è stata da sempre al centro della intensa, acuta e profonda osservazione di Maffi. L’artista l’ha coltivata sin dal successo al Premio per la Giovane Pittura Italiana e al Premio Ramazzotti, con un ritmo e una scambievolezza di tempi sonori, un movimento e silenzi fitti di intrighi, ricco di barche, nuvole, riflessi lunari, di barbagli e iterazioni con la materia. Nell’opera di Maffi viene fuori una coerenza di trame, di parti – più “pensanti”, visibili e di parti più leggere – che portano in primo piano l’essenza delle cose. Senza averlo conosciuto nei panni di accanito “lettore” di Pavese (“Paesi tuoi”, “Lavorare stanca”, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”) , di Caldwell, Pound, Hemingway, Kafka ecc. certi “assestamenti” della sua pittura possono sfuggire. La sua arte è fortemente collegata alla poesia e alla letteratura. Perciò stessa inquieta. Come rivelano le liriche della raccolta “Dormitemi accanto. Fogli e colori” (Il bracconiere, Lodi, 1998) che accompagnano la mostra e che Wanda Bruttomesso ha letto al pubblico all’inaugurazione e che costituiscono un’ulteriore scossa interiore.
Anche questa mostra di Maffi porta in primo piano l’anima, la poesia, l’essenza delle cose insieme alla sua estrema attenzione alla materia, come natura corporea, più sfumata di quella dell’energia che l’animava.

 

Ugo Maffi – Opere dal 1959 al 2012 – Bipielle Arte, via Polenghi Lombardo, Lodi – dal 5 al 25 aprile 2016 – Orari dal martedì al venerdì dalle 16 alle 19 – sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19

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Carrera e Austoni, il maestro e l’allievo al Soave di Codogno

 

Un momento della presentazione di Amedeo Anelli

Un momento della presentazione di Amedeo Anelli

Da sabato, per iniziativa degli eredi di Gino Carrera, Codogno rende “omaggio” a uno dei più validi esponenti della pittura e della grafica italiana, la cui arte è stata dalla maggiore critica associata a Bacon e a Sutherland.
Presentata da Amedeo Anelli l’esposizione al Soave raccoglie opere grafiche e oli di Carrera e un nucleo di esemplari firmati dall’artista casalese Angelo Austoni. L’iniziativa ha il merito di sottrarre i due dal dimenticatoio a cui parevano destinati dalla sciatteria “territoriale” (mettiamola così), anche se, nel Caso di Carrera, sarebbe lacunoso non fare mente alla mostra dedicatagli alla Pusterla dalla Pro Loco e dagli Amici della Grafica di Casalpusterlengo in occasione del suo settantesimo compleanno.
Nato a Casalpusterlengo nel ’23 e morto a Caprino Veronese nel 2001 Carrera è un artista che ha rappresentato il lodigiano in giro per il mondo. Ma che è anche rimasto legato alle proprie radici contadine. Finché in vita, giorno dopo giorno, la sua arte ha fatto i conti con queste radici: nodose allo spasimo nel recupero delle visioni e dei ricordi, spesso incattivite nelle deformazioni, eppure umanissime, quasi dolci nei timbri di ordine poetico.
Sono queste radici, cui ha fato cenno Anelli alla presentazione, a dare il senso ai suoi quadri, alle sue acqueforti e acquetinte, ai suoi disegni. La capacità artistica di Carrera si è realizzata per vie dicotomiche: da un lato la grafica con sapori felliniani gli ha procurato grandi consensi critici (e lo si coglie anche in questa mostra), dall’altra la pittura, di qualità drammatica e di altissimo livello, ma tuttora poco indagata.
Carrera sapeva guardare alle cose e cercare sempre lo spirito che le muoveva. Tino Gipponi individuò in “Eros e thanatos due motivi fondamentali della sua ricerca pittorica”.
Interprete di realismo espressionista, i temi del peccato e della trivialità ( frequenti nelle incisioni) lasciano, negli oli, il campo a problematiche più ampie. Non spariscono del tutto, ma si metamorfizzano. Nei colori dominano più le lacerazioni del vivere e del quotidiano, dell’io individuale e del delirio collettivo. A prevalere sono i temi della vita, dell’amore, della vecchiezza e della morte.
Su questa linea ha tracciato quella che potrebbe essere scambiata per una storia psicoanalitica. Quel che conta di un pittore e grafico è però la qualità, il rapporto definito tra forma e contenuti, non l’inconscio. Le opere esposte al Soave sono un tripudio di straziamenti e pulsioni, un susseguirsi di complesse tessiture di riferimento affidate a un linguaggio di chiara derivazione europea: “reminiscenze baconiane”.
Carrera torturava la forma con l’intenzione di scontrarsi con la cultura “comunicazionale” del suo tempo, una cultura che esorcizza la sofferenza, l’orrore, la vecchiezza del corpo, la solitudine, la povertà e la morte. Insomma, l’umano. Ciò spiega perché risulti un’arte drammatica, specifica e personale. Il senso ambiguo e doloroso e quello di confessione non possono comunque essere scambiati per una forma di retorica della sofferenza, anziché per testimonianza della una condizione umana. Da artista Carrera lo ha fatto nell’unico modo in cui poteva farlo un pittore autentico: costringendoci a guardare e riguardare i suoi lavori, a riscoprire in essi, prima di tutto, la profondità umana, solo dopo a misurarne le architetture, i disegni, il segno, le ombre, le pennellate.
L’”allievo” Angelo Austoni ( n. Casalpusterlengo 1932 – m. Lodi 1990) è senz’altro da segnalare per l’impegno lasciato in campo grafico, mostra non solo atmosfere e contenuti al fondo delle sue convinzioni umane e artistiche, ma la qualità di un esercizio tecnico ricco di risorse e di attrazione, frutto di una conoscenza e di una applicazione a cui non mancano precisi e attendibili riferimenti a Carrera. Nella loro intrinseca qualità fisica, nei fogli in mostra risultano facilmente identificabili procedimenti, espressione e quelle variabilità soggettive che garantiscono una interessante resa grafica.

 

GINO CARRERA e ANGELO AUSTONI – Opere grafiche e oli – Ex Soave – Codogno Dal lunedì al venerdì: dalle 17 alle 19,30, festivi dalle 10 alle 12, dalle 16 alle 19,30 – Fino al 10 aprile

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