Archivi categoria: NEWS

All’I.I.S. CESARIS di Casalpusterlengo caricature dell’800 e pittori locali

double-al-c-esaris-dsc01446.I.S. “Cesaris” di Casalpusterlengo, in via Cadorna, all’interno del XV ciclo “Cesaris per le Arti Visive” si è aperta una mostra “doppia”, a cura di Amedeo Anelli. Rassegna un gruppo di caricature tratte dai giornali umoristici dell’Ottocento o del primo Novecento («Il lampione», «Il Fischietto»,cesari-double-partic-esposiz «Semplicissimus» ecc…)  a cui  accompagna una collettiva di pittori contemporanei amici del curatore. Nella parte contemporanea sono esposti lavori di Giacomo Bassi, Andrea Cesari Franco De Bernardi, Fernanda Fedi, Gino Gini, Giulio Sommariva, Vincenzo Tinelli e Riccardo Valla.

Orari apertura: da lunedì a venerdì ore 8,00 – 17, 30; sabato ore 8,00 – 14,00. Festività escluse.

 

 

 

 

 

 

CON ANGELA VETTESE “ARTE FIERA” CAMBIA VOLTO

artefiera-2017

Con la nuova direzione della storica dell’arte e filosofa Angela Vettese, la bolognese Arte Fiera arriva alla sua 41esima edizione in versione rinnovata.  La kermesse di arte moderna e contemporanea porterà numerose novità oltre all’insediamento del nuovo direttore artistico, che ne ha delineato innovativamente i confini.
Tra le tante innovazioni che i visitatori troveranno, sono previste una Main Section e una serie di Solo Show. Le due sezioni conteranno 133 gallerie oltre quelle dei settori curatoriali. A garantire della qualità delle proposte, sono coinvolte figure estranee al mercato dell’arte: il curatore Roberto Pinto (Docente di Storia dell’Arte Contemporanea, Università di Bologna) e la storica dell’arte Maria Grazia Messina (Docente di Storia dell’Arte Contemporanea, Università di Firenze e Presidente del Comitato Tecnico Consultivo Arte e Architettura contemporanee Periferie Urbane, Ministero dei Beni Culturali e del Turismo).
Arte Fiera mercato risulterà completata da una piccola sezione di nuove proposte a cura di Simone Frangi, intitolata Nueva Vista e dedicata ad artisti meritevoli di una rilettura critica e non necessariamente giovani. Non mancherà inoltre una sezione di fotografia, curata dalla Vettese.
“L’analisi attenta e severa degli esperti ha portato alla scelta di una edizione della fiera più compatta, con un numero minore di partecipanti rispetto al passato nonostante l’aumento delle domande di ammissione. Arte Fiera intende proporsi come un luogo di esposizione e vendita di arte moderna e contemporanea e al contempo come sede di proposta e di riflessione su temi e linguaggi di stringente attualità”, ha dichiarato la Vettese.

 

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Il Circolo Fotografico San Donato Milanese a “Sepulcrum 2016”

foto-manifestazione

Il Circolo Fotografico di San Donato Milanese prenderà parte domenica 2 ottobre a un’uscita fotografica di gruppo a San Felice sul Panaro (MO) in occasione dell’ evento fotografico “Sepulcrum 2016”, organizzato dal locale Photoclub Eyes BFI.  Gli appassionati sandonatesi   del “clic” si cimenteranno con quelli di altri circoli provenienti da tutta Italia, in una vera full immersion fotografica di cultura horror fantasy, che prevede l’ esposizione delle foto scattate e la creazione di un audiovisivo. La nuova manifestazione fotografica al prato della Rocca di San Felice sul Panaro, porterà per la prima volta ad esibirsi nella bassa modenese i celebri Zombie Walk bolognesi che, con la collaborazione di gruppi quali “Effettoemezzo” , “Zombie Inside” e “SPFantasy” , invaderanno le vie del paese con un corteo funereo e sanguinolento, capace di trasformare il borgo in un enorme teatro horror a cielo aperto dove ogni cosa si tingerà di rosso sangue ad opera di morti viventi e vampiri, terrorizzando il centro storico, assediati dai cacciatori. E, naturalmente, dai fotografi alla ricerca dello scatto migliore!

FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA ETICA: UNA NUOVA SEZIONE DEDICATA ALLA SPAGNA

3d59a3a2-57b9-46dd-8d8d-d15918557bf6Il Festival della Fotografia Etica ha dato il via al bando per la sesta edizione del World.Report Award | Documenting Humanity, dedicato, come è noto al fotoreportage sociale e documentaristico e rivolto a rappresentare le vicende umane attraverso  singole realtà quotidiane, la cronaca di eventi e l’analisi di temi di interesse globale.
Per il 2016 il World.Report Award prevede una nuova sezione che affianca le precedenti tre: l’European Photographers Award | Spain 2016. La sezione è rivolta ai fotografi europei, focalizzandosi sul concetto di nazionalità intesa come senso di appartenenza ad una nazione per lingua, cultura, tradizione, storia. L’edizione è rivolta a far conoscere fotografi di cittadinanza spagnola e vedrà traduzione con la collaborazione di PhotOn Festival di Valencia.. Il premio in palio per il vincitore sarà di 500 Euro lordi in denaro più un corpo macchina Fuji X-T1 e le immagini verranno esposte a ottobre durante il Festival della Fotografia Etica oltre che e presso il PhotOn Festival 2017 a Valencia. Anche i lavori non premiati che la giuria meriterà di attenzione per l’adesione alle tematiche del festival, potranno essere proposti alla esposizione (previo consenso del fotografo) come mostra integrante del programma ufficiale della manifestazione.La composizione della giuria del World.Report Award sarà comunicata in seguito. L’invio del materiale dovrà avvenire entro e non oltre le ore 23:59 CET del 31 Maggio 2016.

Per ulteriori informazioni a consultare la pagina del Festival della fotografia Etica all’indirizzo: http://www.festivaldellafotografiaetica.it/wra2016/.

Contrassegnato da tag , ,

Opere di Ugo Maffi dal 1959 al 2012 allo Spazio Bipielle di Lodi

Il pittore UGO MAFFI

Il pittore UGO MAFFI

Difficile dire qualcosa di effettivamente nuovo di Gian Ugo Maffina (Ugo Maffi), dopo che di lui è stato detto e scritto tanto in vita, a proposito e forse anche fuor di proposito, per ragioni umorali e a volte di altra sostanza. L’attuale mostra allo Spazio Bipielle ha il merito di sottrarlo comunque all’effimera e incasinata voce dei cataloghi e delle riviste, a cui Maffi peraltro soleva ricorrere per sostenere la propria proteiforme produzione, oltre che rappresentare l’esigenza di tenerne viva la sua memoria di artista insieme al diritto-dovere della critica di indagarne l’espressione e i significati espressivi. E’ un’occasione per un esame orientato all’esigenza di ricostruzione e di verifica della sua ampia attività d’artista (pittore, grafico, ceramista, artista orafo, decoratore, autore di cartelle di poesia e poeta lui stesso) da aiutare il grande pubblico a ritrovare le esperienze del pittore e il suo sviluppo artistico.
Maffi è senza dubbi l’unico pittore “contemporaneo”, insieme al casalese Gino Carrera, ad avere impresso all’arte del territorio un cambio posizionale, una “lettura” pittoricamente diversa, aderente alla fascinazione messa in campo (o in gioco) dalla ricerca artistica nel dopoguerra.
Le sue opere – aveva ricordato in altra occasione Tino Gipponi il curatore dell’attuale esposizione – oggi non sono più viste con sorpresa, ma a cominciare dalle prime “varietà” e dalle “incertezze giovanili” almeno fino alle antologiche al Museo Civico di Lodi del 1976 e 1980 furono accolte con esitazione e perplessità, come un tentativo incerto d’avanguardia da una provincia “muffosa e acquietata nell’inerte convenzionalismo”
In arte nessuno è mai senza genitori. Nella pittura di Maffi si possono rintracciare diversi richiami, sia pure tradotti in un linguaggio personale fuso tra riflessi, tematizzazioni, stati d’animo, poetiche.. Alla Bipielle non si scoprono “momenti” o “esperienze” da sommare a quelle conosciute, ma acquarelli, pastelli, inchiostri, oli che sono i solchi che hanno accelerato le scelte dell’artista verso una sorta di espressionismo lirico.
La retrospettiva coagula le linee della sua ricerca su alcuni nuclei tematici e poetici. Recuperate dalla ex-moglie Assunta Saccomanno, mostra come simboli, metafore e poesia fossero presenti da sempre in Maffi, sin dalle prime esperienze; e come questi tropi abbiano recuperato il modo di ripetersi nella fase di maturazione. Rende soprattutto chiare quelle componenti del linguaggio che, a scavalco degli anni Cinquanta-Sessanta e poi negli anni Settanta e Ottanta, diedero evidenza e sostanza alla “rottura” di Maffi rispetto a tutto il contesto localistico.
Alcuni lavori fanno conoscere com’egli abbia sempre affidato la sua pittura al colore. Anche se ai toni accesi e alle varianti caratteristiche che spostarono la quotidianità del reale a una sorta di crogiuolo di idee naturalistiche e metafisiche egli arrivò per fasi successive. Guidano in un territorio dove la varietà dei timbri cromatici e dei registri iconici ruotano attorno a luoghi e paesaggi, a uomini e civiltà d’altri tempi, al mondo contadino, al fiume, alla natura, ai caratteri dolenti del sacrificio e della morte, a sostanze spettrali.
Il visitatore trova declinati un po’ tutti i temi preferiti da Maffi: le sue vegetazioni, i suoi sfumati contrapposti, terra e acqua, atmosfere, insieme alle metafore legate all’uomo, al lavoro, alla storia; congiunte alla coniugazione esplorativa, al segno e al gesto, ai piani orizzontali; a una poesia nata dal silenzio che conduce alla riflessione, alla percettibilità visiva di sottili relazioni tra il dato umano umorale e quello naturalistico.
Questa vibrazione di elementi è stata da sempre al centro della intensa, acuta e profonda osservazione di Maffi. L’artista l’ha coltivata sin dal successo al Premio per la Giovane Pittura Italiana e al Premio Ramazzotti, con un ritmo e una scambievolezza di tempi sonori, un movimento e silenzi fitti di intrighi, ricco di barche, nuvole, riflessi lunari, di barbagli e iterazioni con la materia. Nell’opera di Maffi viene fuori una coerenza di trame, di parti – più “pensanti”, visibili e di parti più leggere – che portano in primo piano l’essenza delle cose. Senza averlo conosciuto nei panni di accanito “lettore” di Pavese (“Paesi tuoi”, “Lavorare stanca”, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”) , di Caldwell, Pound, Hemingway, Kafka ecc. certi “assestamenti” della sua pittura possono sfuggire. La sua arte è fortemente collegata alla poesia e alla letteratura. Perciò stessa inquieta. Come rivelano le liriche della raccolta “Dormitemi accanto. Fogli e colori” (Il bracconiere, Lodi, 1998) che accompagnano la mostra e che Wanda Bruttomesso ha letto al pubblico all’inaugurazione e che costituiscono un’ulteriore scossa interiore.
Anche questa mostra di Maffi porta in primo piano l’anima, la poesia, l’essenza delle cose insieme alla sua estrema attenzione alla materia, come natura corporea, più sfumata di quella dell’energia che l’animava.

 

Ugo Maffi – Opere dal 1959 al 2012 – Bipielle Arte, via Polenghi Lombardo, Lodi – dal 5 al 25 aprile 2016 – Orari dal martedì al venerdì dalle 16 alle 19 – sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19

Contrassegnato da tag , , , , ,

Carrera e Austoni, il maestro e l’allievo al Soave di Codogno

 

Un momento della presentazione di Amedeo Anelli

Un momento della presentazione di Amedeo Anelli

Da sabato, per iniziativa degli eredi di Gino Carrera, Codogno rende “omaggio” a uno dei più validi esponenti della pittura e della grafica italiana, la cui arte è stata dalla maggiore critica associata a Bacon e a Sutherland.
Presentata da Amedeo Anelli l’esposizione al Soave raccoglie opere grafiche e oli di Carrera e un nucleo di esemplari firmati dall’artista casalese Angelo Austoni. L’iniziativa ha il merito di sottrarre i due dal dimenticatoio a cui parevano destinati dalla sciatteria “territoriale” (mettiamola così), anche se, nel Caso di Carrera, sarebbe lacunoso non fare mente alla mostra dedicatagli alla Pusterla dalla Pro Loco e dagli Amici della Grafica di Casalpusterlengo in occasione del suo settantesimo compleanno.
Nato a Casalpusterlengo nel ’23 e morto a Caprino Veronese nel 2001 Carrera è un artista che ha rappresentato il lodigiano in giro per il mondo. Ma che è anche rimasto legato alle proprie radici contadine. Finché in vita, giorno dopo giorno, la sua arte ha fatto i conti con queste radici: nodose allo spasimo nel recupero delle visioni e dei ricordi, spesso incattivite nelle deformazioni, eppure umanissime, quasi dolci nei timbri di ordine poetico.
Sono queste radici, cui ha fato cenno Anelli alla presentazione, a dare il senso ai suoi quadri, alle sue acqueforti e acquetinte, ai suoi disegni. La capacità artistica di Carrera si è realizzata per vie dicotomiche: da un lato la grafica con sapori felliniani gli ha procurato grandi consensi critici (e lo si coglie anche in questa mostra), dall’altra la pittura, di qualità drammatica e di altissimo livello, ma tuttora poco indagata.
Carrera sapeva guardare alle cose e cercare sempre lo spirito che le muoveva. Tino Gipponi individuò in “Eros e thanatos due motivi fondamentali della sua ricerca pittorica”.
Interprete di realismo espressionista, i temi del peccato e della trivialità ( frequenti nelle incisioni) lasciano, negli oli, il campo a problematiche più ampie. Non spariscono del tutto, ma si metamorfizzano. Nei colori dominano più le lacerazioni del vivere e del quotidiano, dell’io individuale e del delirio collettivo. A prevalere sono i temi della vita, dell’amore, della vecchiezza e della morte.
Su questa linea ha tracciato quella che potrebbe essere scambiata per una storia psicoanalitica. Quel che conta di un pittore e grafico è però la qualità, il rapporto definito tra forma e contenuti, non l’inconscio. Le opere esposte al Soave sono un tripudio di straziamenti e pulsioni, un susseguirsi di complesse tessiture di riferimento affidate a un linguaggio di chiara derivazione europea: “reminiscenze baconiane”.
Carrera torturava la forma con l’intenzione di scontrarsi con la cultura “comunicazionale” del suo tempo, una cultura che esorcizza la sofferenza, l’orrore, la vecchiezza del corpo, la solitudine, la povertà e la morte. Insomma, l’umano. Ciò spiega perché risulti un’arte drammatica, specifica e personale. Il senso ambiguo e doloroso e quello di confessione non possono comunque essere scambiati per una forma di retorica della sofferenza, anziché per testimonianza della una condizione umana. Da artista Carrera lo ha fatto nell’unico modo in cui poteva farlo un pittore autentico: costringendoci a guardare e riguardare i suoi lavori, a riscoprire in essi, prima di tutto, la profondità umana, solo dopo a misurarne le architetture, i disegni, il segno, le ombre, le pennellate.
L’”allievo” Angelo Austoni ( n. Casalpusterlengo 1932 – m. Lodi 1990) è senz’altro da segnalare per l’impegno lasciato in campo grafico, mostra non solo atmosfere e contenuti al fondo delle sue convinzioni umane e artistiche, ma la qualità di un esercizio tecnico ricco di risorse e di attrazione, frutto di una conoscenza e di una applicazione a cui non mancano precisi e attendibili riferimenti a Carrera. Nella loro intrinseca qualità fisica, nei fogli in mostra risultano facilmente identificabili procedimenti, espressione e quelle variabilità soggettive che garantiscono una interessante resa grafica.

 

GINO CARRERA e ANGELO AUSTONI – Opere grafiche e oli – Ex Soave – Codogno Dal lunedì al venerdì: dalle 17 alle 19,30, festivi dalle 10 alle 12, dalle 16 alle 19,30 – Fino al 10 aprile

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Le acqueforti di Teodoro Cotugno all’Abbazia di Chiaravalle

COTUGNO Teo 2 Scan_Pic0185

Natura e arte nella Valle dei Monaci

In tempi di mostre ipertrofiche e di esposizioni improvvisate (di cui si hanno ripetuti e incerti esempi anche nel sudmilanese e nel lodigiano) la veloce e leggera presentazione dell’arte calcografica di Teodoro Cotugno ordinata nei giorni 26,27 e 28 marzo prossimi all’Oratorio San Bernardo presso l’abbazia di Chiaravalle a cura dell’Abbazia stessa e dell’Associazione Art9, è senz’altro da mettere tra le eccezioni. Da un lato esibirà un gruppo di una ventina di stampe selezionate, tirate personalmente dall’artista e raffiguranti l’abbazia di San Lorenzo in Milano, l’abbazia di Viboldone, San Bassiano in Lodi Vecchio, l’abbazia di Chiaravalle (2 versioni) eccetera e una serie di cartelle, dall’altra, è un invito anche a visitare la storica abbazia cistercense di Santa Maria di Roveniano tra il Parco Sud e Rogoredo per cogliere nella suggestiva cornice di spazi e di storia l’indovinato collegamento con l’armoniosa opera dell’artista lodigiano.
In questi anni, dell’arte di Cotugno, si sono interessati in parecchi, che potrebbe suonare quasi ozioso citare i maggiori: da Philippe Daverio a Walter Piacesi, da Paolo Bellini a Trento Longaretti, da Renzo Biasion a Gianfranco Grechi, da Cesare Angelini ad Antonio Fugazza, da Tino Gipponi a Giuseppe Spiazzi, da Giuseppe De Carli a Patrizia Foglia a Marco Fragonara… In tanti anni di esercizio di lui sia stato detto e scritto tutto quanto di meglio critici ed esperti italiani potevano dire.
COTUGNO Teodoro Scan_Pic0185Sulla sua tipologia non rimane molto da aggiungere: misurata, affettuosa, è un’arte che parla da sola. Le tirature non sono mai equivoche. Evidenziano qualità tecnica e abilità strumentale da conferire forza comunicativa attraverso una penetrante ricchezza di segni e contenuti. Nei suoi fogli c’è una costante energia: concettuale, muscolare e nervosa, che muta e modula gesti convertendo tagli e incavi in valori grafici, ovvero in immagini. Ma c’è anche una scelta di “fedeltà”, costituita dalla “ostinazione” dell’artista di non rompere con la tradizione figurativa dell’ acquaforte e nell’ orientare il gusto attorno al paesaggio naturalistico.
In questo quadro operativo la mostra all’Oratorio San Bernardo dell’abbazia di Chiaravalle si annuncia come una conferma di professionalità alta, fatta di rispetto delle regole, di rigore segnico e di sottostante sintesi disegnativa, condotta dall’artista su una linea di narrazione articolata da visioni “en plain aire”, sentimenti ed emozioni.

Acquafortista di grande mestiere, di taglio “dolce” e segno raccolto, affidatati al nitore, alla pulitezza e alla totale assenza di irregolarità, Cotugno conferisce una impronta creativa coerente, non di facciata, che nello spessore del linguaggio e nelle stesse formule figurative ha la spiegazione di tante performance altamente rappresentative.

 

Natura e arte nella Valle dei Monaci . Acqueforti di Teodoro Cotugno – Oratorio San Bernardo – Abbazia di Chiaravalle, via S. Arialdo 102 Milano – 26, 27, 28 marzo dalle 10 alle 18

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , ,

L’arte sacra di Franco Corradini allo Spazio San Cristoforo a Lodi

CORRADINI Franco 2Franco Corradini, classe 1945, di Borgonovo (Pc), dove vive e ha lo studio nell’ex-chiesa di San Pietro Apostolo è artista noto ai lodigiani per alcune sue presenze a Codogno (Mostra personale, Naturarte) e a Lodi (Carte d’Arte) e per l’ amicizia che ha coltivato a lungo con Ugo Maffi, al quale ha trasferito non pochi suggerimenti. Con Asveri, Amodio, Brughieri, Tagliaferro, Perotti, Mosconi è uno dei rappresentanti di maggior spicco di quell’ondata di artisti dell’altra riva del Po che hanno connotato di modernità la pittura piacentina. In particolare, Corradini ha lasciato un segno personale nell’arte sacra, con una serie di cicli di dipinti e di vetrate nelle Diocesi di Piacenza –Bobbio, Modena, Milano, Perugia, Rieti, Bologna, Padova, Parma, Berkeley (California). Tra i cicli più impegnativi Resurrexit, Le ultime sette parole di Cristo sulla Croce, Ecce Homo, Via Crucis, eccetera. Da sabato 5 marzo fino al 28 marzo il ciclo “Le ultime sette parole di Cristo sulla Croce” che già nel 2015 ha accompagnato il percorso del tempo di Quaresima della diocesi di Piacenza-Bobbio esposto nei chiostri della basilica di S.Antonino a Piacenza, tornerà in mostra all’ex-chiesa di San Cristoforo a Lodi, presentate da don Emilio Contardi. Il ciclo pittorico è costituito da 7 grandi trittici che interpretano artisticamente le ultime sette frasi che secondo i quattro libri dei Vangeli Gesù pronunciò sulla Croce. Queste frasi sono estremamente affascinanti e portatrici di valori teologici immensi, in quanto rivelatrici di Dio, di Gesù e, ancorché pronunciate sulla Croce e nella sofferenza. L’iniziativa della mostra lodigiana è della Associazione Monsignor Quartieri, con il contributo della Fondazione Banca Popolare di Lodi e sarà accompagnata, domenica 6 marzo, dall’Oratorio n.51 di Haydn dei solisti dell’Ensemble Il Demetrio di Pavia. L’esposizione dei 7 grandi trittici di Corradini, trae impulso dal Concilio Vaticano II che ha avuto il grande merito di aver fatto cadere barriere e pregiudizi nei riguardi delle forme e dei linguaggi innovativi. Corradini è di quegli artisti del sacro che, pur praticando un’arte innovativa, sa mantenere in essa richiami alla tradizione, sottraendola al magma di un diffuso eclettismo (artistico) e disorientamento culturale. La sua scelta operativa è nata prima di ogni necessità di committenza, dal superamento delle categorie iconologiche per dare vita a nuovi veicoli segnici che i più attenti critici hanno individuato come morfemi di un sempre ripetuto e rinnovato discorso per immagini. Quella che Corradini porta avanti non è un’arte sacra rabdomantica, che vibra e si atteggia, valendosi della particolare sensibilità dell’artista, secondo qualche cifrario segreto, che scopre nuovi universi arcani o territori micro-estetici dove si svolgono segreti incontri alchemici tra la materia in divenire e lo spirito plasmatore. In momenti di sfrenati automatismi, di improvvisazione e di azzardi spesso eccessivi da parte di molta pittura contemporanea l’artista piacentino ha sempre sentito il bisogno di rifugiarsi con paziente e controllata indagine nella sobrietà della “parola” e della “tradizione” traendo fervidi spunti per un’arte vivace ma equilibrata, contemporanea perché fervida di accenni dinamici, ma tale da non lasciare nulla al caso, all’accidente, al fortuito, quindi di riportare lo sguardo dello spettatore non solo sul panorama pittorico, ma ancor prima sulle qualità culturali etiche e religiose di contenuto che spesso mancano in tanta arte d’oggi.

Franco Corradini: Le sette ultime parole di Cristo sulla croce – Chiesa di San Cristofor, via Fanfulla 18Inaugurazione sabato 5 marzo, ore 17- Presentazione don Emilio Contardi – Mostra a cura Associazione Monsignor Quartieri – fino al 28 marzo : da martedì a venerdì 16-19, sabato e festivi 10-12, 16-19

Contrassegnato da tag , , , , ,

Marco Polonioli al Museo di Storia Naturale di Milano

SONY DSC

Per iniziativa dell’Associazione Lombarda per lo Studio e la Conservazione della Natura, il Museo di Storia Naturale ospiterà lunedì 29 febbraio p.v. , in corso Venezia n. 55 a Milano un incontro con il wildlife photographer lodigiano Marco Polonioli, una delle figure di spicco del Gruppo Gerundo, recente vincitore della seconda edizione di Photocontest, concorso indetto dal Parco Adda Sud sul tema “Antichi manufatti idraulici”. Parlerà delle sue esperienze fotografiche di fresca data (tecniche, appostamenti, attrezzatura, sensori e obiettivi ecc.) e commenterà “Nei regni della vita”, un proprio audiovisivo in cui racconta alcune bellezze naturali che abitualmente “passano inosservate alla maggior parte delle persone”.
Detto senz’ enfasi, Polonioli è uno dei più dinamici fotografi naturalisti del territorio, uno che scandaglia con la macchina fotografica e periodicità gli angoli meno conosciuti della nostra terra, mettendone in evidenza aspetti peculiari e salienti. In particolare, fermando l’obiettivo su campi, boschi, fiumi, riserve naturali, corsi d’acqua, flora, fauna, farfalle, fiori e su una gran varietà di volatili, di cui ha raccolto una enciclopedica documentazione su caratteristiche, stanzialità, abitudini, comportamenti, canto: dagli aironi, alle anatre, ai barbagianni, dai cormorani, ai fenicotteri, dai prataioli agli uccelli d’acqua, ai pesciaioli; e ancora pettirossi, picchi, tuffetti, upupidi, usignoli, fringuelli eccetera, che hanno fatto di lui un esperto conoscitore e un appassionato della materia, come testimoniano i lavori di questi anni e la tipologia audiovisiva mista realizzata per l’incontro del Museo di Storia Naturale.
Polonioli è di coloro che credono convintamente a questo tipo di fotografia. Membro del Gruppo Il Gerundo insieme a Marchitelli, Chinosi, Berto, Comizzoli, Gaiardi, Guiotto, Musumeci, Pedrinazzi e altri, si distingue per gli estesi interessi, la chiarezza espositiva e stilistica, l’impegno nell’individuare i soggetti, l’idoneità nel conferire di autentica espressività alle immagini. Il Wildlife photographer conduce la propria ricerca con spirito hobbystico, ma con grande attenzione ai contenuti dell’immagine e alle caratteristiche della natura. Una continua metamorfosi cognitiva che culmina con innumerevoli benefici per i sensi, da raccogliere ampio interesse attorno a migliaia di scatti, molti dei quali ricchi di sentimento e di sensazioni, frutto di compenetrazione di elementi tecnici, ricerca e posizionamenti. Qualità che impiantano le sue immagini in un’area di poesia.

 

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

A Parma NAN GOLDIN: La fotografia come opera singola o come serie?

 

mercanteinfiera fotografiaDesign, arte contemporanea, fotografia: il nuovo volto di Mercanteinfiera è quest’anno tratteggiato da lineamenti che coniugano passato e modernità, seguendo il filo conduttore dei diversi linguaggi espressivi.
L’edizione primaverile della kermesse internazionale, dedicata all’antiquariato, al modernariato ed al più raffinato collezionismo vintage, che prenderà il via il prossimo 27 febbraio alle Fiere di Parma, dove resterà aperta fino al 6 marzo, sarà arricchita da una serie di appuntamenti collaterali, da eventi che metteranno in vetrina le opere di artisti di fama mondiale: da Nan Goldin a Pistoletto, da Vico Magistretti a Ulrich Tillmanne a Maurizio Galimberti.
Una vera e propria “concentrazione di forme d’arte”, dunque, che amplierà ulteriormente la proposta parmense, già qualitativamente ricca, distribuita nei 45.000 metri quadrati di superficie espositiva e che trova riscontro tanto nei pezzi di antiquariato (troumeau, porcellane, ebanisteria settecentesca), quanto negli arredi, nei gioielli e negli oggetti vintage, autentici conversation pieces, messi in evidenza dai circa 1.000 espositori presenti, a beneficio delle centinaia di buyer provenienti da Stati Uniti, Turchia, Francia, Germania, ma anche Danimarca, Norvegia, Russia e Argentina. Un richiamo giunto in questa edizione fino al Texas.
Le forme d’arte risulteranno esaltate dalle due mostre collaterali in programma: “Sole o accompagnate? L’opera fotografica come opera singola e come serie”è il titolo del percorso, realizzato grazie alla collaborazione di Fabio Castelli, ideatore di MIA Photo Fair (29 Aprile –2 Maggio), che mette al centro una visione “diversa” di collezionismo e indaga sul valore contenutistico dell’opera fotografica, ma anche sul mercato, sul rapporto con il pubblico e sulla percezione che ne deriva. Protagonisti assoluti della mostra, gli scatti della statunitense Nan Goldin, classe 1953, nota per una fotografia utilizzata come un “diario in pubblico”, mescolando ricordi privati ed osservazione della parte trasgressiva

Contrassegnato da tag , , , , , , ,