Il nero gradevolmente misterioso di Ivo Mosele in una cartella della Ass. Mons. Quartieri

mosele_ivo-nel-suo-studioL’esclusione della grafica originale d’arte dalla informazione artistica è la conseguenza di una editoria giornalistica che ha sempre presentato il prodotto artistico solo se adatto a corrispondere alle offerte del mercato. In tale contesto non meraviglia che lo svolgimento complessivo ne abbia limitato l’autonomia e di conseguenza lo stesso interesse dei collezionisti e del pubblico. A dispetto di questo andazzo però l’esercizio della incisoria non è venuto meno, ha continuato ad avere seguaci (discepoli, fautori e scolari) che, indipendentemente dai black-out e delle conseguenze lineari e meccaniche tra tecnologia e mutamenti culturali, si dedicano alle tecniche incisorie dirette e indirette, miste e sperimentali, tenendone viva la suggestione e il magnetismo. mosele-la-farfalla
Una riprova l’ha fornita Carte d’Arte che dopo decenni ha lasciato l’esperienza a Le stanze della grafica d’arte, ampliandone l’interesse e facendo conoscere figure d’artista che animano il campo con la ricerca e l’orgoglio sapiente della qualità. Tra questi, una stagione intelligente e fruttuosa è senz’altro quella di Ivo Mosele, artista vicentino, del quale i lodigiani hanno potuto apprezzare le “maniere nere su ferro” al Museo della Stampa e, più recentemente, ha realizzato una cartella dedicata ai soci della Associazione monsignor Quartieri. maniera nera o mezzotinto è una alle tante variabili interpretative, praticate con intensità da Mosele, con cui l’artista restituisce alla carta una materia grafica che un tempo giustificava l’ appellativo di incisione a velluto. Ad essa egli si dedica da almeno una quindicina d’anni con esiti di densa e morbida qualità grafica, a volte con briose vivacità, a volte con qualche vaghezza, raggiungendo in ogni caso risultati esemplarmente indicativi di ricchezza di risorse espressive (si veda le recenti stampe di Crociera, Sottotracce di potere: la Comunicazione, Tracce appagate del Potere, La farfalla, Tempo (in)spirato, PHIΦ numero aureo, eccetera). Quella che Mosele porta avanti attraverso la maniera nera è una scelta di linguaggio in cui segno e vibrazioni risultano dall’uso emozionale dei materiali e dai processi di accumulo e fusioni di elementi simbolici. Per questa via conferisce una contaminazione di elementi e di suggestioni all’immagine da suggerire significati diversi e intriganti all’ osservatore. “Mentre eseguo una maniera nera – confessa – ho l’ansia di un continuo controllo della tecnica, ma al tempo stesso non tollero che tutto sia dominato dalla perizia manuale, per questo lascio sempre alcuni elementi non definiti, oppure provoco qualche incertezza grafica, per non dare all’incisione quella sensazione stucchevole di ritagliato o peggio di affettato”. In tempi di imperante finzione una sincerità che risolleva curiosità e attenzione verso l’autentico.

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“GIOCHI D’ACQUA” E LA PITTURA “LIQUIDA” DI ROBERTA TIBERI

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ROBERTA TIBERI: Giochi d'acqua: Deviazione 1 (acquerello)

 

Il percorso che ha portato Roberta Tiberi, a una pratica di artifici significativi rispetto le precedenti correlazioni con il campo vasto del sistema figurale, condensati come “giochi d’acqua, merita qualche esplorazione aggiuntiva per il significato (o supposizione) e la diversa relazione tra segno e cosa che tali artifici introducono.
Tiberi si era fatta conoscere tre anni fa con una attività fondata essenzialmente sulla figura e sui simboli. A far tempo dalle “uscite” al Convivio De Lemene, galleria Oldrado, Centro Cornici La Bottega fino alla Fondazione Bipielle (dove ha esibito però manufatti di taglio decorativo) ha marchiato, per attribuzione di referenti, le proprie scelte come intese a “rendere pensabile” l’uomo contemporaneo. Nella mostra in corso al “Bizzò”, insieme agli elementi tradizionali, presenta lavori di varietà formale che fanno immaginare il possibile strutturarsi nel sistema semantico di diversificazioni da poter rompere (o superare) la precedente unità culturale figurativa, tali da suggerire attenzione benché l’artista dichiari la propria preferenza per la narrazione figurale.
Negli acquerelli al “Bizzò”, i ritratti sovrastano per impulso e unità figurativa la serie di quelli disegnati con linee e visioni optical che ruotano attorno al concetto di percezione e trasformazione. La scelta, può sorprendere, anzi, ha sorpreso. La decisione di tenere sotto uno stessa titolazione (“giochi d’acqua”) visual design di invenzione fantastica e ottica e lavori tradizionali, offre, con la grazia del gioco, di immaginare illimitati significati ed emozioni, fa pensare a un orientamento in divenire, a un’arte “liquida” che affida a uno spazio mentale infinite possibilità di visioni. E’ dubbio, comunque, almeno per ora, che la pittrice di Tavazzano proceda su un percorso di superamento del figurativo. La compresenza di figurativo e non-figurativo è più espressione di “qualcosa” che spinge il suo senso di libertà artistica a straripare da regole, modelli e tradizioni, da ciò che è la rappresentazione e il prodotto di circostanziati procedimenti formali. Iconismo e aniconismo sono sempre stati coltivati dalla Tiberi, che, soprattutto nelle “installazioni” ha mostrato di saperli ben controllare e dirigere. Resta da vedere fin dove, in futuro, le scelte figurative lasceranno definitivamente spazio ai processi collegati ai gesti e all’intenzione, cioè a un arte intesa come luogo di sperimentazioni percettive e dinamiche, o se invece la cultura tradizionale non ritroverà un recupero di riflessioni attraverso il linguaggio figurale.

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“ON FAI L’OS”: Lettera ai conigli, il lascito poetico di Gino Commissari

aoldani-e-anelli-a-tavazzanoNel quarto e ultimo appuntamento del Piccolo presidio poetico 2016, Amedeo Anelli e Guido Oldani hanno presentato alla biblioteca di Tavazzano Lettera ai conigli. Poesie scelte, volume di polettera-ai-conigli-commissari-2esie dedicato a Luigi Commissari (teologo, poeta, traduttore e collaboratore fin dalla prima ora della rivista di poesia e filosofia Kamen’). Il libro, pubblicato dalla Libreria Ticinum Editore, è curato dallo stesso Anelli e contiene  due saggi di Giancarlo Buzzi e Guido Oldani.

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Di Commissari poeta si è sempre saputo poco e niente. Note conosciute erano solo le sue frequentazioni dell’ambiente reboriano, l’amicizia con Padre Turoldo e l’interesse – questo sì perché dichiarato – per la poesia di pensiero e di contenuto, mentre è sempre rimasta nascosto l’esercizio poetico. Si poteva certo immaginarlo, visti gli ampi interessi per le materie letterarie e come traduttore di testi biblici, da lui restituiti alle tradizioni poetiche ( Cantico dei Cantici, Salmi, ecc.). Ma se sussistevano dubbi sulla sua naturale riluttanza alla scena e a pubblicare, il lascito, di cui hanno parlato Amedeo Anelli e Guido Oldani a “On fa l’os”, all’Autunno culturale tavazzanese ne è una eloquente dimostrazione.
Come poeta Luigi Clettera-ai-conigli-copertinaommissari non si concede alcuna velleità né come linguaggio né come direzione. La sua poesia sta tra il frammento e l’autobiografia. Ha per scelta intensità descrittiva e narrativa, epistolare e diaristica. Come mostra “Lettera ai conigli” è evidente il suo radicamento ai luoghi e alla fede. Commissari non rincorre l’avventura e l’estasi, al contrario sfuma con eleganza e abbondanza nell’etica.
La tecnica è quella del verso libero. Giusta per indugiare in disgressioni e particolari, marcare il ritmo, rendere appena percepibili le variazioni di tono o d’umore. Amedeo Anelli gli riconosce “ finezza psicologica”, “sensibilità”, “dimestichezza coi classici”, la padronanza di “un linguaggio che riapre, nel discorso, il cammino verso la realtà e nel contempo verso la comunità”.
Il tessuto dei fatti, anche quando questi tendono ad annullarsi, rivela un poeta orientato all’ umano, che sa guardare al proprio limite ultimo e alle sue estreme e sa rinnovare per questo l’abbraccio con l’anima. Le sue non sono composizioni nate dal vuoto o da intuizioni mentali o intellettuali o musicali. Escludono persino quel pizzico di visionarietà che ai poeti è sempre permessa. La metafora e le poche allusioni e suggestioni sono tenute sotto controllo. Trovano, invece, slancio i richiami ai luoghi amati e frequentati. ma senza scelte di puro realismo. La realtà è “ascoltata” per coglierne i messaggi. Ed essere poi ridotta al minimo spreco nel gioco poetico fra significante e significato.

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Riccardo Buttaboni: Sarabande, chimismi e dialoghi con la memoria storica

Buttaboni 3La personale di Riccardo Buttaboni all’ex- chiesa dell’Angelo, di recente conclusione, è degna di qualche ‘riguardo’ supplementare, se non altro per strapparla al grigio che segue ogni mostra una volta chiusi i battenti. Presentata da Marina Arensi l’esposizione ha riportato sulla scena cittadina un artista di affinata vivezza, autore di una pittura segmentata da un lato da orme ‘attualiste’e, dall’altro da forme e richiami figurativi ( momenti storici, mitici, ritualistici e velature romantiche), riacquisiti con perfetta fruizione in linea con i gusti d’oggi.
Oli, acquerelli, pastelli, disegni, pur negli spezzettamenti che la diversità dei linguaggi in mostra ha indicato – senza BUTTABONI 2012deroghe all’equilibrio espositivo- , hanno rafforzato le qualità note dell’artista: il suo interesse – quasi una posizione etica o ideologica – per il mondo ideale (museale) e a quelle per la pittura fantastica – fatta di sarabande, segni grafici e chimismi cromatici, da segnalare nell’ovvia diversa articolazione delle forme e del tessuto materiale, l’ acutezza dell’apertura critica.
Buttaboni disegna e dipinge adottando di volta in volta linguaggi e tecniche diverse, riservando un interesse assoluto al controllo della tecnica e del tono che accresce la forza espressiva. Non esita a scegliersi opere di maestri e a lavorarvi sopra. Senza limitarsi però alla pura riproposizione. La curiosità pratica e l’osservazione riservata alle opere “storiche” danno la misura culturale personale.buttaboni4
Nella vasta gamma all’ex-chiesa dell’Angelo una attenzione particolare hanno raccolto i disegni, in cui hanno trovato conferma la perizia di mano e di occhio dell’artista, e la sensibilità musicale (non a caso egli è noto anche come musicista)attraverso ritmi e movimenti di abilità e narrazione visiva.
Abbagliato dalle maschere, dai personaggi, dalle scene, dai costumi, dal colore, Buttaboni esplora nei suoi disegni le matrici della grafica e quelle del linguaggio teatrale e della pittura. Scandaglia effetti e movimenti, segno e colore con capacità abbagliante nel trasferire l’appagamento fantastico al visitatore.Di questi momenti vibranti di poesia, creati con estrosa libertà del gesto e un abile uso del pigmento, la mostra di Buttaboni ha offerto persuasiva dimostrazione di intelligenza e di equilibrio, mettendo in corso un confronto tra questo tipo di pittura personale – vivace e libera, creata con estrosità e finezza -, e quella di soggettistica storica in cui a prevalere è elemento iconografico – filtrato con sensibilità formale senza veicolare messaggi distorti.

Articolo pubblicato da Il Cittadino di Lodi il 6 dic 2016

Articolo pubblicato da Il Cittadino di Lodi il 6 dic 2016

 

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All’I.I.S. CESARIS di Casalpusterlengo caricature dell’800 e pittori locali

double-al-c-esaris-dsc01446.I.S. “Cesaris” di Casalpusterlengo, in via Cadorna, all’interno del XV ciclo “Cesaris per le Arti Visive” si è aperta una mostra “doppia”, a cura di Amedeo Anelli. Rassegna un gruppo di caricature tratte dai giornali umoristici dell’Ottocento o del primo Novecento («Il lampione», «Il Fischietto»,cesari-double-partic-esposiz «Semplicissimus» ecc…)  a cui  accompagna una collettiva di pittori contemporanei amici del curatore. Nella parte contemporanea sono esposti lavori di Giacomo Bassi, Andrea Cesari Franco De Bernardi, Fernanda Fedi, Gino Gini, Giulio Sommariva, Vincenzo Tinelli e Riccardo Valla.

Orari apertura: da lunedì a venerdì ore 8,00 – 17, 30; sabato ore 8,00 – 14,00. Festività escluse.

 

 

 

 

 

 

Le piazze di Lodi e italiane di Franchina Tresoldi

franchina-tresoldiANTOLOGIA DI STAMPE ALL’ACQUEFORTE E ALL’ACQUATINTA ALLA BIBLIOTECA LAUDENSE

Esponente storica dell’arte locale Franchina Tresoldi si esibisce da oggi, giovedì 30 novembre fino a tutto dicembre, alla Biblioteca Laudense con un repertorio di acqueforti e acquetinte raffiguranti piazze locali e non solo locali.
L’aver posizionato (anni ’70) l’ attenzione sulla conformazione spaziale dei centri storici, ha mosso la sua produzione calcografica su un fronte che ha riconsegnato valore plastico alle piazze del Bel Paese, e l’ha fatta conoscere come artista in tutta Italia per l’autonomia e la complessità del proprio linguaggio. Le “Città d’Italia” è una produzione distinta da ogni altra espressione grafica, finita negli ultimi tempi un po’ in ombra, a causa degli impegni dell’artista su un diverso versante espressivo. Ora, è la stessa ad averla riproposta, attraverso un capitolo di calcografia “laudense”, che la riconquista alla attualità visiva e al proprio profilo d’artista.
La mostra, affidata a una trentina di stampe e a un paio monotipi, ha il pregio di riaccendere l’attenzione sull’ approfondimento critico dell’immagine colta e del paesaggio urbano, dentro cui si coglie insieme il fascino delle forme, l’ordine dei decori, la selettività e la messa a fuoco dei particolari, la costante evocativa della vita e della storia.
La selezione alla biblioteca comunale oltre che il bagaglio di esperienze delle piazze laudensi (San Rocco, piazza Duomo, piazza Barzaghi, San Cristoforo, piazza San Lorenzo, Maddalena ecc.) e di quelle italiane ed estere (Piacenza, Crema, Roma, Venezia, Mantova, Costanza, Pontremoli, Fontainebleu, ecc.) disegnate tutte con rigorosa tessitura segnica, rende conto di come le distinzioni dei luoghi si intrinsecano nell’ impianto linguistico delle eaus-forts e delle gravures en maniere de lavis. Conferma, infine, come nell’esercizio consapevole del proprio mestiere l’artista abbia saputo/sappia tenersi lontana dalle vacue decorazioni. La Tresoldi mira all’essenza delle cose nei loro aspetti evidenti e garantisce l’immagine di spazi e architetture dalle incognite del compiacimento decorativo.

La sensibilità estetica che le ‘rappresentazioni’ fanno registrare nel modo linguistico, concorre alla sostanziale unità di un patrimonio di immagini espresso fuori da ogni avanguardia e da ogni accademia. Mollare questo patrimonio nel cassetto (sia pure per ragioni professionali), avrebbe significato farlo uscir di mente. Bene ha fatto dunque la Tresoldi a riportarlo alla visibilità, con una scelta che aiuta il pubblico di casa a riprenderne familiarità con il linguaggio. Le immagini in mostra non forniscono solo un repertorio letterario e illustrativo delle piazze lodigiane e italiane. La Boscaglia vi vedeva il fascino ‘tecnico’ della tessitura. Peculiarità che si avverte ancor oggi: nella elaborazione, nella fusione del segno e nelle citazioni iconografiche della struttura fisica e visiva.

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Esperienze e sorprese / Roberto Fenocchi a “CasaIdea” a Tavazzano

ROBERTO FENOCCHI: due opere in esposizione dai fratelli Acerbi

ROBERTO FENOCCHI: due opere in esposizione dai fratelli Acerbi

“Casaidea”Architettura-Arredamento-Antiquariato ospita, nella suggestiva cornice dell’ Ex chiesetta del Viandante a Tavazzano una esposizione dedicata interamente al pittore lodigiano Roberto Fenocchi.
Anche in provincia l’arte ha la sua storia. Nei Comuni “minori” esistono artisti con percorsi che gettano luce sulla varietà del panorama della pittura territoriale nel suo insieme. Il percorso di Roberto Fenocchi di Villavesco, classe 1954, è un cammino “in disparte”, non privo di curiosità e interessi. Da diversi lustri Fenocchi conduce a Villavesco una trattoria contrassegnata da atmosfere popolari. Qui, gusti e sapori della tradizione non sono andati persi. Non siamo a Trastevere, ma l’ambiente ha tenuto l’humus dei tempi passati. L’occhio si acclimata bene sui quadri alle pareti, “aggiornati” come in una galleria. Anche chi non possiede occhio esperto afferra che sono opera di un pittore che ci sa fare. Quel pittore è lo stesso conduttore. Ha buona mano, manifesta libertà da vincoli, traduce sollecitazioni, trasforma percezioni in forme vibranti, in scoperte del momentaneo.

ROBERTO FENOCCHI: scorcio della esposizione a CasaIdea

ROBERTO FENOCCHI: scorcio della esposizione a CasaIdea

Fenocchi è andato ventenne a perfezionare il disegno da Bergonzi alla “Cimabue” di Milano per poi passare alla scuola dello Sforzesco di Milano ai corsi di nudo di Grigioni, poi di incisione e litografia con Timoncini. Una partenza figurativa che in avanti si è rivolta al movimento. Il movimento è la sintesi meccanica della vita. Lui l’ ha tradotta in pittura. Il 1980 è l’anno del suo lancio con una mostra non da poco, al Gelso di Lodi. Giovanni Bellinzoni lo inserisce nell’agone del contemporaneo. L’anno dopo si presenta al Circolo Vanoni e raccogliere consensi. Nell’82 e ’83 è sempre al Gelso di via Marsala in alcune collettive e nell’84 si cimenta con i giovani del Centro San Fedele a Milano. Nell’86 si presenta al “Soave” a Codogno e nel ’90 torna ad esporre a Lodi, al Circolo Ada Negri. Poi sparisce dalla scena, fino al nuovo millennio, intervallando solo apparizioni estemporanee: CasaIdea a Tavazzano, Fondazione Bipielle a Lodi, Conventino di Lodivecchio, CecinArte, ecc.. Dopo mezzo secolo continua a dipingere, ad applicarsi, a sperimentare lasciando che la tecnica aderisca perfettamente al gesto, la grafia e il segno al senso, e la maturazione articolata e complessa, sotto l’ombrello del postmoderno manifesti flussi di energia.
Dopo la mostra dello scorso ottobre nell’ambito dell’autunno culturale tavazzanese all’ex-Chiesetta del Viandante il pittore torna ora a presentarsi a “CasaIdea”. “Forme e colori in natura”, questo il titolo della permanente inaugurata dai fratelli Acerbi. In essa ribadisce il coagulo di sensazioni ed emozioni che danno identificazione al proprio linguaggio pittorico. Fenocchi sviluppa una pittura rifatta nella luce, nella radiosità dei colori e del movimento e “inchiostri” pronti ad ambiguarsi in diverse chiavi di lettura. Forme e ritmi essenziali conciliano col volto decorativo e caotico della attualità, dando veste a segni, variabili, invenzioni.
Tanti anni fa Giuseppe De Carli, presentandolo al Vanoni scrisse che il suo era “un tentativo di accordo tra la progressiva e continua trasformazione dei linguaggi”. Aveva visto bene. Oggi il pittore sta tutto dalla parte viva dell’intuizione e della sorgiva emozione. Non preordina ‘composizioni’, non imposta teoremi e astrazioni, li lascia nascere liberamente dal segreto emotivo. All’ex chiesetta del Viandante di “CasaIdea”, presenta un alternarsi eclettico di visioni e tecniche. Pitture e inchiostri sotto la lente della poesia rivelano equivalenti matrici: sensibilità, colore, emozione, eclettismo, segni tra ambiguità figurale e astrazione. Non “elaborati” concettuali, ma procedimenti a radice magica.

Forme e colori in natura: Opere di Roberto Fenocchi – L’esposizione è visitabile tutte le domeniche, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 18.00 presso l’Ex Chiesetta Del Viandante di Casaidea, Via Emilia n.23, Tavazzano con Villavesco (LO). O previo appuntamento telefonando al  333 2301800

 

 

 

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DIONISIO URBAN e BRUNA WEREMEENCO allo Spazio Arte Bipielle Lodi

DIONISIO URBAN: Ritratto di Vincenzino Scali (pastelli, tempera su cartone), 1988

DIONISIO URBAN:
Ritratto di Vincenzino Scali
(pastelli, tempera su cartone), 1988

In vita, Dionisio Urban era considerato uno “fuori del comune”, un eccentrico, uno “strampalato” che metteva insieme il musicista, il compositore, il verseggiatore, l’iconista, il pittore con l’impronta del protagonismo. Pochi, in città, forse con la sola eccezione di “Vicenzino” Scali, l’hanno conosciuto veramente, fintanto che una quarantina d’anni fa il gallerista Giovanni Bellinzoni prima e l’arredatore Ravera poi non cedettero all’ardire di proporre in mostra i suoi “amalgami” fatti di candore ingenuo e di esuberanze, di colori e fantasie, di atavismi e fantasmi corporei. Di lui don Quartieri scrisse: “Giudicato asociale, con l’arte ritrova la gioia della libertà”.
A venticinque anni dalla scomparsa l’Associazione monsignor Quartieri lo fa ora “riscoprire” con una retrospettiva allo Spazio Bipielle Arte affidata alle cure di Marina Arensi e Beppe Cremaschi; la mostra in parte integra quella dell’Angelo del 1995 a cura di Maria Maisano Moro e le precedenti esibizioni personali degli anni Ottanta al Museo Civico e al Centro Culturale Vanoni.
Su progetto di Gianmaria e Matteo Bellocchio l’esposizione da forma e contenuto a un repertorio dominato da ritratti, in prevalenza di soggetti femminili (vestali, bambole, veneri, cantanti, dive, odalische), bloccate nell’allucinante flash di una visione mitizzata, lontana dalle fonti pittoriche allora in voga. Un insieme che permette di accertare come riferimenti culturali e certe invenzioni simboliche di figure, tengono Urban lontano dai repertori futurista e da quello psicologico surrealista, sono frutto di strutture totalmente autonome. L’attività creativa di Dionisio è fatta di tecnica personale e materiali vari tra cui l’uso della stagnola; intessuta di figure umane, regge sulla corrispondenza dell’essere e dell’esistere, attraverso il rapporto complesso e controverso di realtà e memoria, sogno e poesia, libertà e convenzione.
Nelle pagine poetiche come negli spartiti musicali e nei quadri, l’artista fa convivere fenomeni dell’esperienza e della reminiscenza, le cose viste e quelle fantasticate. Forse c’è anche una dimensione “filosofica”, di astrazione personificata, materializzata in elementi sensibili dell’esperienza umana. Ma l’autore non “analizza”, semplicemente “rappresenta” con sincerità quello che è il proprio mondo intimo, porta in evidenza aspetti di sogno, “immaginari”. Più che per ogni altro popolo d’Europa, il sogno è per i russi un dato stabile della vita quotidiana. Se Freud lo interpretò per entrare nell’inconscio, gli artisti lo affrontarono in modo sottile, libero, beffardo.
Carte, cartoni, compensati; tempere, inchiostri, pastelli, tecniche miste, stagnole; segni, simboli, note musicali, icone, figure; aiutano a ricavare dall’imaginerie ingenua o popolare di Dionisio Urban un mondo di pensieri ed emozioni. La stesura disegnativa e quella cromatica evitano ogni suggestione naturalistica o concettuale o accademica o infantile. La figura è come se venisse “pensata fuori” dalla realtà pittorica, fuori dalle norme della convenzione espressiva tradizionale. Nei quadri condensa interventi grafici, modulazioni fluenti, ondose, comprime balenanti passaggi di luce, di colori astratti. La deformazione o contaminazione degli elementi veristici va di pari passo con l’orchestrazione inventiva. Apparenze e apparizioni introducono alla dimensione poetica.
La seconda sezione della mostra è dedicata Bruna Weremeenco, figlia della sorella di Dionisio, la cantante

Bruna Weremeenco e Aldo Caserini in occasione della personale dell'artista (1967)

Bruna Weremeenco e Aldo Caserini in occasione della personale dell’artista (1967)

Bronislova. Tra i due non c’è reciprocità di orizzonti espressivi. In Weremeenco ritratti, nudi, figure umane, religiose, cavalli, paesaggi, composizioni floreali, nature morte appartengono a una esperienza portata avanti dall’artista dai tempi di Brera dove fu allieva di Cristoforo De Amicis ed ebbe maestri gli stessi direttori dell’accademia, Aldo Carpi e Pompeo Borra ( al quale deve, forse, il senso del movimento) e Domenico Cantatore ( dal quale ha ricevuto il gusto per le accensioni di colore). Sin dalla prima personale del 1968 alla Laus, i suoi soggetti sono gli stessi, oggi però offrono una “narrazione” più varia, che va oltre la pura descrizione. Si ritrovano in essi espressività novecentesche, atmosfere di realismo magico, memorie, scomposizioni post-cubiste; i nutrimenti sono rappresentati dal sogno, dai sentimenti, dai ricordi, dalle inquietudini, dalla costante della psicologia ( base dell’indagine artistica e poetica proprie delle culture slave e mitteleuropee).
Estranea alla sperimentazione tout court Wereemenco conferma le linee forza della sua pittura così come si sono affermate negli anni: intensità di colori, toni timbrici, volumetrie, ritmi ellissoidali, geometrizzazioni, plasticismo, decorazione. Senza dichiarazione di poetica, dietro alla eleganza formale, insorge lo sforzo di dare risposta al mistero e all’angoscia nel normale colloquio col mondo e con sé stessi.

 

Nota apparsa sul CITTADINO, quotidiano lodigiano e sudmilanese 28.11.2016

 

 

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NOTE & POLEMICHE

L'ECO SUDMILANESE, San Donato MIlanese

L’ECO SUDMILANESE, San Donato MIlanese

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ROBERTA TIBERI / Ricette d’avanguardia al “Bizzò” di Lodi

Roberta Tiberi, artista di Tavazzano, laurea in lingue, approdata all’attività espositiva un lustro fa , è in questi giorni al “Bizzò” in via Cavour a Lodi con una selezione di acquerelli gradevolissima con cui fa conoscere aspetti essenziali del suo percorso pittorico, documentando l’impianto figurale della propria ricerca e insieme la spinta a sperimentare

ROBERTA TIBERI: Ritratto di Lon Reed (Acquerello)

ROBERTA TIBERI:
Ritratto di Lon Reed (Acquerello)

forme di tipo applicativo proprie del design e della texture esornativa. Risultati non di capriccio o bizzarria, che si spiegano e giustificano con la molteplicità degli interessi acquisiti frequentando gli studi e gli atelier di Fernanda Fedi e Gino Gini, Elisa Frigerio, Giuliana Consilvio, del colombiano Rafhael Dussàn e i workshop di Tindaro Calia, dell’ acquerellista Valerio Libralato e del Gruppo fotografico tavazzanese, acquisendo spunti di tecniche moderne ed innovative tra passato e presente.
Benché, per più di un verso, alla Timberi (già fattasi conoscere alla Galleria Oldrado e alla Fondazione Bipielle), non sia fondamentale rivendicare una genealogia per accreditare l’impegno qualitativo, a prescindere dei sintomi che nella sua produzione si possono trovare, non ha bisogno di un padre, più o meno fantoccio, per dimostrare d’essere dotata di un intrinseco strumento operativo ad alto tasso critico e autocritico.
Troppo facile sarebbe dire che nella sua pittura esiste una straordinaria apertura di interessi umani, una fantasia che la incoraggia a dare vita a immagini diverse, anche se la declinazione principale è di una espressività ben combinata coi modi della figuratività contemporanea, che dalla fotografia mutua figure e ritratti che risaltano caratteri dell’espressione fisionomica. “ Al centro della mia ricerca artistica – afferma in una dichiarazione di poetica l’artista – è la figura principalmente declinata nella tecnica mista attraverso vari contrasti – di trama, finitura, tinta, materiale – vista come lente di ingrandimento per trattare tutti i temi universali”.

ROBERTA TIBERI: Ritratto di Bono Vox (acquerello)

ROBERTA TIBERI:
Ritratto di Bono Vox
(acquerello)

 

ROBERTA TIBERI: Giochi d'acqua: Deviazione 1 (acquerello)

ROBERTA TIBERI:
Giochi d’acqua: Deviazione 1 (acquerello)

Attraverso propri procedimenti, la tavazzanese offre al Bizzò esempi di cifra verista, ritratti di vip e cantanti (Kirk Douglas, Lon Reed, Marco Mengoni, Bono Vox…) resi con bell’accordo tonale e formale, senza deviazioni o evocazioni inattese. Gli acquerelli, tra cui un esempio di paesaggio urbano e un ritratto di “Melissa”, hanno una struttura realista che li sottrae a tentazioni meramente decorative o illustrative.
In altra sezione l’attenzione è richiamata dai “giochi d’acqua”: serie di invenzioni fantastiche e ottiche che raccontano “direzioni” e “deviazioni”, il cui elemento costruttivo conferma validità emotiva nella validità formale. Si tratta di strutture che campeggiano nello spazio, un flotto di variabili e rapporti in movimento, in cui le sensazioni più dirette sono quelle che lasciano l’accordo armonioso.

  Giochi d’acqua, Ottiche e sguardi ad acquarell0 di Roberta Timberi al Bar Bizzò, via Cavour 9, Lodi – Dal marted’ al sabato: 7,30-19,30; domenica: 7,30-13. Fino al 15 gennaio 2017

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