Archivi tag: Ugo Maffi

Adolfo Canevara, figaro-pittore, “omaggia” Ugo Maffi in barbieria

maffi-2I contemporanei, con cui abbiamo a che fare ogni giorno nella civiltà dei consumi, sono sempre pronti a dirci che l’uomo è memoria e la memoria è storia, che l’amicizia è sentimento fondamentale nella vita sociale e componente importante della vita emotiva, e tante altre cose ancora. Ma una volta che un amico s’è congedato anche l’amicizia perde di ascendente e il ricordo di prestigio, si svaluta la consapevolezza e la conoscenza. Si finisce al “Bar dell’Assenza”, per usare una espressione di Vittorio Bodini, poeta del sud, amico di Gatto e conosciuto da Maffi. Quasi che un imperativo morale, o una abitudine logica, forzi a tanto.
Cinque anni fa (2012) si congedava Ugo Maffi. Ora è bello scoprire che c’è chi non ha fretta di perderne il ricordo. Anche se di “ricordi” il pittore lodigiano ne ha raccolti: a cominciare dalle due retrospettive firmate da Tino Gipponi alla Bipielle e al Conventino di Lodi Vecchio per finire con l’omaggio della Monsignor Quartieri sempre allo Spazio di via Lombardi, i “legni” presentati dalla “Cornice” di Mauro Gambolò all’Angelo e il saggio di Ambrogio Ferrari alla galleria Oldrado. L’omaggio che Adolfo Canevara, figaro-pittore della Marescalca gli dedica nel suo Salon di estetica a San Fereolo (condotto dai figli Walter e Gianluca) – locale noto per prestigio, clientela e tradizione che tra i clienti ha nomi importanti sia in campo politico, imprenditoriale, economico, giornalistico che artistico e sportivo – è un’altra cosa. Agli schizzinosi l’iniziativa potrà addirittura sembrare qualcosa di arbitrario, una esibizione fuori posto. Dimenticano, o non sanno, che Maffi è stato un frequentatore abituale della barbieria della Marescalca e ha contribuito mettendoci del suo (pittoricamente) a creare le insolite raffinate atmosfere che si incontrano entrando. Non solo, ma che tra Canevara e Maffi si sono sempre intrecciate convinzioni di pittura e sulle “settarietà” di casa, rivelandoli perfetti misuratori della forza del loro fantasticare. L’esperto Maffi non poteva pertanto non intrigare il dilettante Canevara. Avvicinandosi ai suoi modelli l’ex-maddalenino (altro punto di incontro oltre gli argini dell’Adda) ha prodotto una serie di soggetti “non-fedeli”, in cui non partecipa pienamente delle difficoltà, dell’esperienza, delle intuizioni e delle tecniche, ma di essi semplicemente coglie momenti, influenze e suggestioni. Apportando varianti o per difetto di tecnica o di materiale adoperato, Canevara si avvicina all’intimità di Maffi, in particolare nelle declinazione sul versante naturalistico. La serie dedicata all’ amico è un omaggio autentico, quanto originale è stato il “viaggio” di Maffi in pittura. Durante il quale la sua mano e la sua mente hanno creativamente attraversato esperienze di calligrafismo, di gestualità e materia, puntato sull’espressionismo simbolista, trovato congiunzioni letterarie a fughe esistenziali ed edonismi, lasciando alla fine una pittura mai convenzionale, configurata da un linguaggio non periferico. Gli “omaggi” esposti ne afferrano le trasparenze misteriose, la poesia. Naturalmente quello di Canevara è un mero garbato “poggiarsi” alla pittura di Maffi. Con la sua pittura ludica ne ri-attiva richiami evocativi, analogici, allusivi, scopre i simboli archiviati nell’immaginario. Offre “impressioni di lettura”, che altro non sono che tracce, pro memoria, indicazioni diverse, contrastanti, complementari capaci di far andare all’immagine originale di un’ arte piena di passione viscerale. E’ un gesto schietto, controllato e sincero, di un amico e ammiratore che non suona il trombone.

Adolfo Canevara: Omaggio a Ugo Maffi nel V anniversario del congedo – Salone estetico I Canevara, via della Marescalca n.5 (San Fereolo), Lodi , orari di apertura: martedì-sabato dalle ore 8 alle 18 – Durata non definita – Info tel. 0371.30656

Contrassegnato da tag , , ,

L’arte sacra di Franco Corradini allo Spazio San Cristoforo a Lodi

CORRADINI Franco 2Franco Corradini, classe 1945, di Borgonovo (Pc), dove vive e ha lo studio nell’ex-chiesa di San Pietro Apostolo è artista noto ai lodigiani per alcune sue presenze a Codogno (Mostra personale, Naturarte) e a Lodi (Carte d’Arte) e per l’ amicizia che ha coltivato a lungo con Ugo Maffi, al quale ha trasferito non pochi suggerimenti. Con Asveri, Amodio, Brughieri, Tagliaferro, Perotti, Mosconi è uno dei rappresentanti di maggior spicco di quell’ondata di artisti dell’altra riva del Po che hanno connotato di modernità la pittura piacentina. In particolare, Corradini ha lasciato un segno personale nell’arte sacra, con una serie di cicli di dipinti e di vetrate nelle Diocesi di Piacenza –Bobbio, Modena, Milano, Perugia, Rieti, Bologna, Padova, Parma, Berkeley (California). Tra i cicli più impegnativi Resurrexit, Le ultime sette parole di Cristo sulla Croce, Ecce Homo, Via Crucis, eccetera. Da sabato 5 marzo fino al 28 marzo il ciclo “Le ultime sette parole di Cristo sulla Croce” che già nel 2015 ha accompagnato il percorso del tempo di Quaresima della diocesi di Piacenza-Bobbio esposto nei chiostri della basilica di S.Antonino a Piacenza, tornerà in mostra all’ex-chiesa di San Cristoforo a Lodi, presentate da don Emilio Contardi. Il ciclo pittorico è costituito da 7 grandi trittici che interpretano artisticamente le ultime sette frasi che secondo i quattro libri dei Vangeli Gesù pronunciò sulla Croce. Queste frasi sono estremamente affascinanti e portatrici di valori teologici immensi, in quanto rivelatrici di Dio, di Gesù e, ancorché pronunciate sulla Croce e nella sofferenza. L’iniziativa della mostra lodigiana è della Associazione Monsignor Quartieri, con il contributo della Fondazione Banca Popolare di Lodi e sarà accompagnata, domenica 6 marzo, dall’Oratorio n.51 di Haydn dei solisti dell’Ensemble Il Demetrio di Pavia. L’esposizione dei 7 grandi trittici di Corradini, trae impulso dal Concilio Vaticano II che ha avuto il grande merito di aver fatto cadere barriere e pregiudizi nei riguardi delle forme e dei linguaggi innovativi. Corradini è di quegli artisti del sacro che, pur praticando un’arte innovativa, sa mantenere in essa richiami alla tradizione, sottraendola al magma di un diffuso eclettismo (artistico) e disorientamento culturale. La sua scelta operativa è nata prima di ogni necessità di committenza, dal superamento delle categorie iconologiche per dare vita a nuovi veicoli segnici che i più attenti critici hanno individuato come morfemi di un sempre ripetuto e rinnovato discorso per immagini. Quella che Corradini porta avanti non è un’arte sacra rabdomantica, che vibra e si atteggia, valendosi della particolare sensibilità dell’artista, secondo qualche cifrario segreto, che scopre nuovi universi arcani o territori micro-estetici dove si svolgono segreti incontri alchemici tra la materia in divenire e lo spirito plasmatore. In momenti di sfrenati automatismi, di improvvisazione e di azzardi spesso eccessivi da parte di molta pittura contemporanea l’artista piacentino ha sempre sentito il bisogno di rifugiarsi con paziente e controllata indagine nella sobrietà della “parola” e della “tradizione” traendo fervidi spunti per un’arte vivace ma equilibrata, contemporanea perché fervida di accenni dinamici, ma tale da non lasciare nulla al caso, all’accidente, al fortuito, quindi di riportare lo sguardo dello spettatore non solo sul panorama pittorico, ma ancor prima sulle qualità culturali etiche e religiose di contenuto che spesso mancano in tanta arte d’oggi.

Franco Corradini: Le sette ultime parole di Cristo sulla croce – Chiesa di San Cristofor, via Fanfulla 18Inaugurazione sabato 5 marzo, ore 17- Presentazione don Emilio Contardi – Mostra a cura Associazione Monsignor Quartieri – fino al 28 marzo : da martedì a venerdì 16-19, sabato e festivi 10-12, 16-19

Contrassegnato da tag , , , , ,

PROTAGONISTI/ FRANCO RAZZINI : La memoria salvata di artisti lodigiani

FRANCO RAZZINI fotografo

FRANCO RAZZINI fotografo

Coi suoi click  Franco Razzini ha praticamente scritto la storia della città di Lodi e dei suoi abitanti dai primi anni Sessanta ad oggi. Il suo obiettivo dispone su più piani una materia ampia, in parte sociologica, per il gusto dell’osservazione sapida e precisa su personaggi e ambiente, in parte tradizionale, legata a tematiche sentimentali, di colore e di umanità locali.
Radicato nel tessuto umano e sociale di Lodi, riesce difficile pensarlo come fotografo in attività altrove. Anche se ovviamente non mancano in tal senso risultati sorprendenti: Londra, Dublino, Mosca… Il bisogno di autenticità lo riporta immediatamente a casa. Ne sono dimostrazione le numerose mostre, sempre di straordinario richiamo, circondante da grande attenzione e curiosità, che costituiscono un sicuro indizio delle sue qualità.
A queste ascendenze è rimasto fedele nel tempo. Girando quotidianamente (oggi un po’ meno) come una sorta di rabdomante alla ricerca di volti e di soggetti. E quel che ne viene fuori è un discorso di umanesimo: Il suo obiettivo non critica, non denuncia, non giudica, non condanna. Anche nelle rimarcature mordaci, il tono è quello del rispetto. L’ ironia (là dove c’è) è discreta e sobria. Quel che basta per conferire al risultato un tocco di lirismo.  Le immagini colgono con misura, in modo ritmico e visivo, l’essenzialità. senza retoriche, il gioco dei contorni o dei contrasti senza eccessi di preziosismi formali. Inutile dire che vanta un portfolio fotografico traboccante di immagini di personaggi. Tra tante attenzioni particolare è senz’altro quella da lui riservata agli artisti di casa: una serie di scatti in cui esplicita l’idea di scrittura fotografica. Perchè di scrittura vera e propria si tratta, cioè di una sorta di lavoro artigianale che privilegia il messaggio la capacità di conferire a immagini ottenute  in tempi diversi e spesso lontani, una sequenza narrativa, un racconto breve e completo. Di molt di questuii artisti Razzini, coi suoi scatti, ha salvato memoria.
L’ambiente dell’arte locale risulta essere stato minuziosamente setacciato. Sul trapezio sono saliti pittori, scultori, incisori, musicisti, cantanti, registi, fotografi, poeti e giornalisti. Alcuni tornano in mente: Angelo Bosoni, Pedi da Lodi, Ugo Maffi, Felice Vanelli, Alberto Bergo, Paolo Marzagalli, Luigi Poletti, Luigi Volpi, Dionisio Urbans, Pier Antonio Manca, Luigi Bonelli, Tino Gipponi, Nino Bassi, Luigi (Gino) Franchi, Benito Vailetti, Mario Ottobelli, Teodoro Cotugno, Flavia Belò, lo scultore Angelo Vigorelli, il fotografo Antonio Pallavera, il cantante Leo Nucci, l’attore e regista Giancarlo Rivolta. E ancora: Angelo Balconi, Pasqualino Borella, Bruna Weremeenco, Loredana De Lorenzi e Elena Amoriello, Marcello Chiarenza, Franco Marchesi, Franco Gianotti, Oliviero Ferri, Angelo Palazzini, Fausto Pelli, Paola Maestroni, Franchina Tresoldi. E scusate se qualcuno l’abbiamo dimenticato.
Di tanti Razzini ha fermato momenti giornalieri, di routine. Verrebbe di dire ha”dipinto”. Senza preferenze: gli sono bastate la conoscenza e la coscienza del proprio mestiere. D’artista ovviamente.

 

 

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

UGO MAFFI (1939-2012), Marginalia

MAFFI con LuziNon molti riconoscono l’opera di Ugo Maffi (1939-2012) che con espressione rara, d’uso ormai puramente convenzionale, è considerata “minore”. In realtà una produzione tutt’altro che marginale, di un artista che a cavallo della metà del secolo scorso seppe introdurre in città un delirio vanificante di ogni valore acquisito nella forma e nei contenuti, insieme a un edonismo sicuramente nevrotico, ma classico nella sostanza, che ha procurato risultati estrosi, raffinati e utilitaristici.
Di questi Maffi e rari se ne incontravano numerosi, più come appunti di un album privato, oggi un po’ meno perché molti sono andate dispersi o distrutti. Vale comunque la pena di “leggerli” per le linee che profilano. A elenco, Presentano arredi e icone del culto pagano e cattolico, un bric-à-brac promosso per smania di fare, costruito da una immaginazione irrequieta e romantica. Nel labirintico gioco della sua memoria creativa si trova di tutto: tombe mortuarie, steli celebrative, pitture murali, lunette votive, tovagliette di carta, etichette su bottiglie di vino, haiku giapponesi, monili, gioielli, paraventi, piatti e piattini in ceramica, legni sgorbiati, scritti, oggetti-feticcio, icone. Molte di queste cose Maffi aveva imparato ad amarle avendone capito il significato. Per una sessantina d’anni è stato per la locale cultura artistica, una stazione trasmittente che comunicava novità e il senso dell’attualità, attraverso i piccoli e grandi sussulti della sua arte.
MAFFI Paravento 2La sicurezza di gusto e la qualità dell’informazione ch’egli raccoglieva vivendo intensamente il mondo delle mostre e delle arti facevano di lui un selezionatore ribelle e spavaldo, che rifiutava l’attenzione verso tutto ciò che trovava al di fuori del campo delle cose ritenute ineccepibili.
La qualità e la diversità della sua opera è avvolgente. Il contributo va colto oltre che nella pittura ma nella ipersensibilità verso le tante cose “altre” – “cose rare da godere per il piacere che esse suscitano”, come diceva – e che lo armavano di libertà e curiosità dedicandosi ad esse.
A cominciare dai pannelli e dagli interventi murali, che appartengono alla sua sfera di pittore ma spesso erano da lui considerati una tecnica di marketing popolare (lasciando ai costosi cataloghi dei Bondecchi di Pontedera la scelta di catturare clienti di prestigio).
MAFFI gioielli 3Molti ricorderanno ancora il vivacissimo murales nella sala da ballo del Malaraggia, in cui mostrava temperamento giovanile e macina mentale; o quello anticonformistico lasciato in un palchetto del Gaffurio, purtroppo distrutto; o quelli visibili e più recenti lasciati nella barberia dei Canevara alla Marescalca a San Fereolo. Di questi segni e miti fan parte il grande pannello (9 metri per 4 metri) visibile al Centro Tecnologico Padano” e quello al Teatro alle Vigne in cui è facile percepire il percorso della mano del pittore e l’aneddoto che sempre l’accompagnava (“Mi rifiuto di descrivere gli oggetti e il movimento…”). Da non dimenticare poi il riquadro realizzato per la sede di Lodi Vecchio dell’ all’Assicurazione INA di Mancini.
I suoi “interventi” fuori studio entravano agevolmente in trattorie: suo era l’autoritratto all’Angolo della Fontana, il paesaggio alla pizzeria Delfino in via Gorini ang. via .Bassi, la pittura murale ch ancora resiste al ristorante-pizzeria MAFFI Gioielli 2Muzza (chiuso), lungo la via Emilia, o quella di Ca’ de’ Racchi sulla strada per Lodi Vecchio; gli interventi alla pizzeria Etna di Matteo, le tovagliette in uso al Faro lungo l’Adda .
Il suo interesse per la pluralità dei mondi che catturavano la sua osservazione e creatività si estendeva alla ceramica. Sotto lo zoom cadono la pietra tombale al Cimitero Maggiore, la stele in ceramica policroma e cemento alla fine di corso Adda e dedicata alla Resistenza, le due stele realizzata sulla parete esterna del Collegio San Francesco, una donata dall’industriale Francesco Ferrari, l’altra dagli ex-alunni; la stele alla scuola primatria di Crespiatica e quella dedicata a Paolo Gorini anch’essa al Cimitero Maggiore; i diversi piattini prodotti per Vincenzo Sottocasa, gli oggetti cotti da Pietro Sottocasa, gli ottagonali messi in mostra alla galleria Mazzi .
L’immaginario curioso e ricercato, lo si ritrova cumulato nei monili e nei gioielli, che si prestano tutti a una serie di dissertazioni formali. Collane, bracciali, spille, anelli, bijoux spostano spontaneamente la curiosità da ciò che è più raro, più sorprendente ed enigmatico, e vanno a pescare nelle forme maggiori. Nel gioiello egli loda il dettaglio e il piacere, mentre in pittura amplifica i fatti in accadimenti drammatici.
L’arte sacra compare in Maffi attraverso i volti del Cristo crocefisso, che riducono l’immensità dell’universo alla scala dello sguardo umano. Una realtà poco conosciuta fuori dal perimetro ecclesiale, si trova al fondo Laudensia, alla biblioteca del Seminario Vescovile dove Maffi è presente a vario titolo con liriche, acquerelli, disegni, e una raccolta di scritti a lui dedicati con una nota di Dino Carlesi.
MAFFI Stele Paolo GOrini Scan_Pic0006Più curiose e difficili da valutare sono le quindici opere che l’artista rivelò in via del Gesù 7 da Helena Markus, sotto il titolo “La pittura giapponese e la poesia haiku nell’arte di Ugo Maffi”. In quella serie di tecniche miste, subito adocchiata dai collezionisti milanesi, risuonavano visioni, atmosfere e appariscenze di Matsuo Basho, Takai Kito, Kawabata Bosna, Kobayashi Issa, Naito Joso, Mizuhara Shuoshi, e Akutagawa Ryunosuke, i poeti che avevano reso possibile nel tempo l’espressione haiku del Sol Levante. A questi prodotti di qualità incredibile se ne aggiunsero altri più commerciali, come le famose etichette prodotte per gli imbottigliatori di vini di San Colombano, dell’Oltrepo e piacentini.
Nella dovizia delle eccentricità, non manca l’ attenzione alla ri-valorizzazione di oggetti che l’avevano perduta. Tra questi i paraventi. Maffi ne aveva fiutato il rilancio da un giovane arredatore svizzero capitato chissà come a Lodi. Ne realizzò parecchi, molti finiti nelle case di interior design In essi recupera con la loro funzione originale e la loro utilità, quella degli oggetti da collezione, da mostrare arricchiti da una ricca policromia e con impiego di foglie d’oro, esempi di estrema raffinatezza e suggestione.
A conti fatti, un artista che si compiacque a profondere talento di colorista e allegorie visionarie, in una miriade di intuizioni e interventi felici, con una dignità non comune, bicorde, a volte solenne, a volte mite, da autentico poeta.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,

MARILENA PANELLI: MESSAGGI POSTMEDIALI

Panelli MarilenaL’arte del presente testimonia tante cose insieme, legate alla tradizione, al mutamento, alle mode, alla ricerca, ai comportamenti individuali, ai cambiamenti del valore, alla mera esercitazione di geometria, colore, materia. Vive l’era postmediale, per cui secondo alcuni critici non è significativo il modo in cui è fatta un’opera, è più importante il messaggio.
Il nutrirsi di tante esperienze insieme accompagna l’uomo da sempre, è uno specchio della sua straordinaria adattabilità Un esempio lo garantisce Marilena Panelli, artista di Cavenago d’Adda, in mostra da martedì 24 al Calicantus Bistrot con un gruppo di carte artigianali da lei stessa prodotte, impaginate come lacerti, in cui, senza privilegiare il soggetto di peculiarità particolari se non quelle segniche, ma anche senza depredarlo, conferma una versatilità ad accogliere la parola “arte” in quella parte della sua radice che la collega all’artigianato, all’artificio, all’artiere.
Spulciando nel curriculum, si scopre che con Ugo Maffi aveva reso omaggio a Dino Carlesi (Premio di poesia Ada Negri) a Pontedera, ha esposto ricerche e sperimentazioni alla Casa della Cultura di Busseto, mentre, a Lodi, si è fatta conoscere alla Oldrado da Ponte, alla Galleria di Ambrogio Ferrari e insieme a xilografia su carta fatta a manoDaniela Gorla alla Fondazione Bipielle oltre che alla Galleria&gioielli di Mauro Gambolò.
Al Calicantus fa il punto del suo eclettismo creativo, proponendo qualcosa che potrà anche apparire come la registrazione di polarità dialettiche, dei flussi e riflussi tramati dalla sia mano d’artista. Presenta, infatti, una campionatura di xilografie in rilievo su carta fatta a mano prodotta da lei stessa e dipinta  con pigmenti naturali, cera d’ api e additivi resi in giusto grado scorrevoli, dando luogo a spessori graduali e di riscontro visivo.. Nel procedimento tecnico, basato sulla libera aggregazione di segni, sfrutta in modo apprezzabile l’apporto dei materiali naturali, con effetti piacevolmente sorprendenti. Le carte riempite con intensa scrittura recuperano segni cuneiformi ( forse richiami mesopotanici o egizi o di lapidari egei) , in un procedere fatto di pulsioni e incognite che sembrano muovere verso forme di autoformazione. L’esito visivo è una impaginazione di grafemi, in cui l’occhio può anche cogliere richiami sacrali, magici e rituali in un combinarsi di incantamenti grafici. Messo così, il suo percorso non cambia. Può comunicare sorpresa, l’idea che “dentro” o “sotto” il confezionamento possa esservi qualcosa di magico, di improvviso e potente. Dalla associazione di archetipi e figurazioni affiora una certa idea di strutturazione, tracce di rappresentazione in cui non c’è solo destrezza, capacità di dare volume, il conferire valenza. E’ evidente che la Panelli conosce le modalità, sa dare figura, attraverso suggestioni e magnetismi alla narrazione.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

UGO MAFFI E LE STAMPE D’ARTE

Maffi  e Caserini  in uno scatto di Franco Razzini

Maffi e Caserini
in uno scatto di Franco Razzini

Segno e gesto, materia e colore, stampa piana e stampa incisa nell’arte di Ugo Maffi. Insieme naturalmente agli altri caratteri dominanti delle tecniche da lui praticate: la litografia , la silografia, la mischtenik, la stampa originale, qualche tentativo “monotipale”, che costituiscono un capitolo non sottovalutabile della sua esemplare attività. Domenica, all’ex chiesa dell’Angelo, ne fornirà un’ampia ricognizione Tino Gipponi, uno degli studiosi delle arti calcografiche, che il linguaggio lo conoscono, come dire, anche dal suo interno. Che nelle prime lito anni Sessanta ha individuato impronte a macchie larghe, che richiamano l’effetto lavis dell’inchiostro diffuso con pennello su carta. Una procedura esibita dall’artista nel processo che lo ha visto partecipe, sia pure in posizione autonoma, dei fermenti dell’arte milanese e lombarda, per non dire italiana.
Maffi è stato tra i nostri più autorevoli protagonisti, che alle varie forme di “impressione” (litografie su pietra, silografie, acquaforte-acquatinta-puntasecca e monotipi) ha dedicato immaginazione e mestiere di aggiornata modernità. Ha lavorato 600 matrici. Una cinquantina di esemplari daranno vita alla mostra messa in piedi da Gipponi con la collaborazione di Luigi Maiocchi, Sergio Zanaboni e Assunta Saccomanni. L’intento è richiamare attenzione sugli aspetti appropriati del linguaggio e a quelli “segnaletici”;  recuperare le visioni poetico-profetiche e investigare – nel segno, nella azione pressiva e negli interventi integrativi – le identità tecniche del messaggio grafico visivo.
In Maffi la composizione risulta sistematicamente meno atteggiata, quindi più estrosa e scompostamente immediata, non per questo poco efficace. Le complesse e talvolta sovrapposte elaborazioni praticate e via via prodotte, hanno per ultima convergenza la pittura e la grafica che negli ultimi cinquant’anni ha avuto lustro in Europa. Benché non del tutto avulso da oscillazioni formali, Maffi è stato incisore nel senso più pieno. Tra l’altro ha scelto e affrontato materiali non docili (il legno e la pietra e poi lo zinco) che opponevano al suo strumento una resistenza diversa che non la carta alla penna, la cera su lastra o l’olio su tela.
Annota Gipponi che dai primissimi esiti litografici Maffi, presentò “in rare e limitatissime tirature” una inclinazione del suo espressionismo, “che accoglie in una veduta allargata orizzonti di maestri massimamente stranieri”.
Cosa gli premesse  esprimere nelle silografie, me lo disse lui stesso nel suo laboratorio al Revellino: “L’energia”. L’energia è appunto uno degli elementi più visibile e più vitale che si può cogliere nei suoi esemplari. Naturalmente, non il solo. Tecnicamente lo si apprezza nelle gravure sur bois (a più tavole o a legno perso) dove emerge nei tagli negativi, nelle tracce libere degli strumenti d’incisione del legno, nei leggeri interventi di “sgorbiatura” e “bulinatura”. Ma è presente pure nei propositi interpretativi affidati alle elaborazioni manuali coi pastelli e gli inchiostri grassi sulle matrici litografiche. I risultati sono un sapiente amalgama di sensibilità e di rimandi espressivi e naturalistici che conferiscono alle tirature consistenza estetica ed emotiva.  

litografie4

 A Ugo Maffi il Museo Vito Merlini di Belvedere, nato nel 2006 da un filantropico gesto dell’omonimo collezionista e per volontà dei quella Amministrazione Comunale è stata dedicata una sala nella convinzione che proprio nel significato etimologico della parola “grafia” intesa come “segno, disegno, incisione” risiede la poetica dell’Opera d’Arte che si concretizza nell’immediatezza del gesto grafico, che non permette esitazioni, pentimenti e che manterrà sempre il carattere di semplicità e freschezza. La raccolta è composta da 279 fogli tra incisioni, litografie, xilografie e serigrafie. Ugo Maffi è rappresentato in modo completo insieme a nomi importanti della grafica italiana: gli incisori puri  (Viviani, Piacesi, Bartolini, Zancanaro, Gulino, Mongatti, Greco, Morena, Parigi, ecc.), oltre ai pittori e scultori che si sono dedicati alla pratica delle tecniche incisorie e litografiche con straordinari risultati ( Baj, Breddo, Carrà, Guerricchio, Guttuso, Possenti, Morlotti, Maffi, Manzù ecc) e i molti altri nomi di spicco: Carla Accardi, Annigoni, Cantatore, Dorazio, Fattori, Goya, Marino Marini, Mirò, De Chirico, Dalì, Saetti, Sassu, Scialoja, Soffici, Vangi, Vittorini.
Nel 2009 Maffi ha tenuto al Museo Merlini una personale: “Gli Angeli e Gli Approdi – Mais où sont les neiges d’antan?” 
                                                                     
 Ugo Maffi e la stampa d’arte – Lodi – chiesa dell’Angelo – via Fanfulla, 22- dal 16 novembre al 14 dicembre 2014- Orario: da martedì a venerdì dalle 16 alle 19 sabato e domenica dale 10 alle 12 e dalle 16 alle 19 –
Contrassegnato da tag , , , ,

I “LEGNI” DI UGO MAFFI IN MOSTRA

UGO MAFFI:  Silografia, prova d'artista,, 1995

UGO MAFFI: Silografia, prova d’artista,, 1995

Un modo diverso per vedere e valutare un’opera silografica è coglierne gli aspetti strettamente tecnici, che permettono l’apprezzamento del linguaggio. Alcuni dei “legni” che sono serviti a Ugo Maffi per le sue silografie, sono visibili alla Galleria&Gioielli di Mauro Gambolò in corso Roma a Lodi. Permettono non solo una valutazione tecnicamente positiva delle stampe prodotte dall’artista, ma un apprezzamento proprio, legato alla struttura fisica dei legni di filo, agli strumenti usati per incidere (sgorbie e coltelli), alla tecnica di inchiostrazione e stampa.
Analizzando da vicino i legni esposti si può capire il successo di una stampa con il sistema a rilievo. Il perché di effetti, schiacciamenti, trasparenze, rilievi eccetera presenti nel foglio finale. Gli eventuali “trucchi”, che sono parte del mestiere di ogni artista, introdotti nella fase di stampa (esempio le garze), che danno un sapore particolare al linguaggio.
Altri indizi forniti dalle matrici di Maffi sono connessi alla procedura di inchiostrazione e si possono cogliere attraverso i passaggi e le sovrapposizioni dei colori e gli spessori dell’inchiostro trattenuto dai legni, dalle cavità della matrice e dalle parti piane.
Altri elementi si colgono invece dalle irregolarità naturali del legno, da accenni di tarlo, fenditure, nodo, venature, insieme a leggeri interventi di “sgorbiatura” e “bulinatura”, elementi tutti che Maffi evidenziava come elemento espressivo.
Va da sé poi che i legni rivelano in alcune loro parti la forza richiesta all’artista dalla lavorazione. E questo anche nel caso dei legni teneri ( faggio, acero, ecc.) più facili da lavorare e preferiti quindi dal silografo.
Attraverso i suoi legni, Maffi rivela di essere stato un incisore nel senso più pieno, che ha saputo affrontare un materiale che opponeva al suo strumento una resistenza diversa che non la carta alla penna o la cera stesa su lastra. L’energia è l’elemento più visibile e più vitale della sua silografia. La si apprezza soprattutto nei tagli negativi, nelle tracce spesso libere degli strumenti d’incisione. E’ la cifra essenziale della silografia moderna. Dall’artista lodigiano intesa come arte di creazione e non di riproduzione.

Aldo Caserini

Contrassegnato da tag , , ,

CONDIVISIONI 3 – Conoscersi, discutere, verificare

PIENZA: Aldo Caserini, l'artista e xilografo Alberico Morena, il poeta e critico d'arte Dino Carlesi. Ugo Maffi, Bruno Toscano, Pier Antonio Manca

PIENZA: Aldo Caserini, l’artista e xilografo Alberico Morena, il poeta e critico d’arte Dino Carlesi. Ugo Maffi, Bruno Toscano, Pier Antonio Manca

PIENZA: Aldo Caserini, Ugo Maffi e Pier Antonio Manca

PIENZA: Aldo Caserini, Ugo Maffi e Pier Antonio Manca

Contrassegnato da tag , , ,

DEDICATO ALLA XILOGRAFIA IL N.96 DI”GRAFICA D’ARTE”

La copertina di "grafica d'arte" dedicata alla silografia

La copertina di “grafica d’arte” dedicata alla silografia

 Il n.96 di grafica d’arte, la rivista dell’incisione antica e moderna e storia del disegno fondata e diretta da Paolo Bellini, pubblicata dalla Edi.Art e inserita in B.H.A (Bibliographay of the History of Art) è interamente dedicato alla silografia italiana del XIX secolo con fitti contributi di specialisti: Giuliano Basilico ( Thomas Bewick e l’incisione su legno di testa), Daniele Vasta (Le riviste illustrate italiane del XIX secolo), Francesca Mariano (La silografia italiana nel periodo dell’Ottocento: storia, tecnica e protagonisti), Barbara Germani (Ernesto Mancastroppa ), Francesco Parisi (L’illustrazione sul legno di testa, dal bel taglio alla silografia originale ), Matteo Chiarelli ( Le”gemme d’Arti Italiane”), Alberto Milano ( Giovanni Antonio Meda: Un “incisore in legno ed in qualsivoglia metallo” ), Giovani donne nelle xilografie del XIX secolo. Alle varietà delle proposte, non avrebbe stonato l’aggiunta di una scheda per ricordare Clelia Alberici e Giorgio Lise, per molti anni direttrice e conservatore della Civica Raccolta delle Stampe Bertarelli, raccoglitore e autore di importanti cataloghi sulle stampe popolari lombarde ed anche Luigi Servolini, grande studioso di storia dell’incisione e fondatore a Carpi del primo museo italiano della xilografia, citati in ogni caso nelle ricche note  che accompagnano i singoli saggi .
La silografia o xilografia o xilo  rispetto alle altre procedure grafiche presenta indizi tecnici caratteristici: la pressione, lo spessore dell’inchiostro, le micro sbavature, le irregolarità naturali del legno, tarlo, fenditure, nodi, venatura che a volte sono utilizzati dagli artisti come elementi espressivi. Non sempre, anzi ormai molto facilmente, tutte cose che non si ritrovano nelle xilo di autori recenti. All’uso faticoso del legno essi hanno sostituito materiali alternativi, come il linoleum (più facile da lavorare perché senza venature), PVC, plexiglas, sughero, compensato, gesso, eccetera.
A seconda delle procedure si ottengono risultato di diversa forza e caratteristiche, tali da suggerire l’esplicitazione della “fisicità” del materiale utilizzato. Per dirla con Dino Formaggio (Fenomenologia della tecnica artistica), nella “pienezza multilaterale della loro implicita funzionalità artistica” i materiali contribuiscono alla sapidità e gustosità del risultato artistica. Anche se poi sono sempre l’invenzione e la creatività a procurare l’apprezzamento pubblico, al di là della classificazione tecnica.

Il numero 96  di “grafica d’arte” è completato da una ricca sezione di recensioni dei seguenti volumi: P.Bellini, L’opera incisa di Giovanni Francesco Grimaldi (a c. di Daniela Vasta); B.Barnes, Michelangelo in Print (di Giorgia Marini), T.Ketelsen – O. Halin – P.Kuhlmann – Hodich, Gli olandesi a Dresda: metodologia per lo studio del disegno nordico del Cinquecento ( di Willem te Slaa e Giorgio Marini); Z.Zavoli , La raccolta di stampe Angelo Davoli ( di Chiara Panizzi) C. Morganti (a c.) Henry de Groux (di Stefani Allegrati); S. Aloisi – E. Boreau (a c.), Henry de Groux – Le Visage de la Victoire (di Benedetta Spadaccini); F. Parisi, Carlo Romagnoli. Gli anni della scuola libera del nudo (di Giorgio Marini); Premio Acqui, Biennale internazionale per l’Incisione (di Francesca Mariano); M. Fiori – M. Dall’Acqua (a c.) Annuario 2013 Associazione Liberi Incisori Bologna (di Carol Morganti).

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

TRIPLA A, Artigianato, Arte, Arredo a Lodi

Tripla A: Artigianato, Arte, Arredamento, una “full immersion” nelle diverse declinazioni del gusto, dal design all’architettura ai lavori di un gruppo di  artisti lodigiani contemporanei.
L’incontro si è tenuto  da domenica 5  a domenica 12 maggio in via corso Adda 2 a Lodi, sede di Koiné, studio di architettura e living design in collaborazione con Geroni modi di abitare (arredamenti) e Bottega Cornici di Nadia Asti. Un’ alleanza azzeccata.
La mostra ha consentito in particolare di apprezzare una serie di mixaggi fotografici di specifico riferimento alla ricerche spaziali d’architettura di un attualissimo Pino Secchi e le gigantografie da polaroid trattate di Antonio Mazza. capaci di far piacevolmente apprezzare gli spazi abitabili.
Il momento ha goduto anche della presenza di opere di artisti locali e non, vivi e defunti: da Paolo Marzagalli a un ottimo Flavio Carrera, da Ugo Maffi a Pier Manca, passando per Teodoro Cotugno, Franchina Tresoldi, Flavia Belò, Maria Luisa Abbiati, Tiziana Felisi, Alberta Bozzi, Matteo Martinotti, Gabriele Vailati, Alessia Mizzi, Guido Boletti, Roberta Tiberi, Goffredo Costa e Marilena Panelli. Ne è scaturita una collettiva, in cui a grafica, pittura e artigianato si sono affiancate le fotografie.L’iniziativa ha coinciso con l’inaugurazione dello studio Koinè. Roberto Maina lo ha presentato in chiave di “progetto creativo e laboratorio di design e architettura d’interni nel quale il “life style” e le ultime tendenze si fondono, dando vita a progetti d’arredo in ambito residenziale e commerciale».

Contrassegnato da tag , , , , , ,