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ANTICIPAZIONI/ORNELLA BERNAZZANI ALLO SPAZIO ARTE BIPIELLE

 Dall’11 settembre al 5 ottobre

ORNELLA BERNAZZANI scultrice, ceramista

ORNELLA BERNAZZANI
scultrice, ceramista

C’è la crisi, ma l’Italia continua ad essere una meta obbligata per i tanti nuovi creativi con “la passione del fare”. Vengono da tutto il mondo per imparare le tecniche, avvicinare il mestiere alla nostra cultura, assorbire il gusto della nostra tradizione. Mentre da noi si chiudono le scuole di ceramica, serrano le manifatture dell’artigianato artistico, danno forfait i creativi Non tutti, per fortuna.. C’è anche chi in questo clima generale ha imparato a convivere: Ornella Bernazzani.
Vincitrice di importanti premi internazionali, a Grottaglie e a Gualdo Tadino, sulla breccia da più di una trentina d’anni, è da appena dopo Brera e dopo la laurea in architettura che si dedica alla ceramica e alla scultura e che, grazie alle terrecotte, si è costruita un distinto spazio di autonomia a tutela della propria identità creativa e artistica.
Allieva a Schio di Giancarlo Scapin, che gli ha rimbalzato la coscienza della terra o materia da trasformare entrata a far parte di lei; e, a Milano, all’Accademia di Brera, di Arpino Giovanni Marchese, scultore dimenticato, che ha più volte praticato un’arte di tradizione ma ha saputo anche riconfigurarsi a espressioni diverse da quelle tradizionali, dal quale ha (probabilmente) preso quella tenacia e volontà che non consentono risultati diversi da quelli voluti, la Bernazzani ha in agenda dall’11 settembre al 5 ottobre P.V. allo Spazio Arte Bipielle in via Lombardo a Lodi una esposizione. di sculture in terracotta.
La ricchezza del suo repertorio potrà far palese come un’artista vera, produttrice di sé stessa, può innescare con una creazione di nicchia un dispositivo che gli permette di affrontare le congiunture difficili.
Ma una mostra di scultura è prima di tutto quel che si dice “una mostra d’arte”, deve soddisfare determinati requisiti. Già quella realizzata all’ex-chiesa dell’Angelo diversi anni fa aveva fissato l’attenzione sulle sue coordinate intellettuali, motorie ed emozionali nel trattare la materia, la terra e sui tanti “segni” che di essa sono linfa vitale. La nuova esibizione oltre che a richiamare la “visione della vita”, peraltro già chiara nella mostra precedente, drizzerà sicuramente l’attenzione del visitatore su una serie di rapporti: terra e immagini, terra e spazio, terra e miti, materia e non materia, terra e risonanze… Soprattutto attiverà i riflettori nel far cogliere i significati del mito, il mito della natura madre, il mito della Terra: che sono già per sé valore aggiunto rispetto al “saper fare bene” e al saper “fare a regola d’arte” preteso dalla koiné.

BERNAZZANI: " L'albero della vita"

BERNAZZANI: ” L’albero della vita”


L’arte della Bernazzani è un’arte essenzialmente di terra, in cui contano indiscutibilmente le idee (e ve ne sono!), ma è la terra ad essere supporto di poesia, di espressione poetica, che rende il connubio di scultura e ceramica non qualcosa di duale bensì una congiunzione.
La terracotta ha storie secolari. Ha accompagnato l’uomo nello sviluppo delle civiltà. A parte le destinazioni pratiche quotidiane ( come non citare almeno la scena di “Ghost”, con  la bellissima Demi Moore e l’irresistibile Patrick Swayze che affondano le loro mani nella creta di un vaso?), ha avuto grande rilievo decorativo nei rivestimenti dei templi, nelle ornamentazioni architettoniche ecc., e, in forma di vere e proprie opere di arte plastica (statue, bassorilievi, busti, figure votive, ecc.). La cottura in forno dell’argilla modellata, fa assumere la caratteristica colorazione rossastra. Nulla impedisce di conferirgli altri colori (la nostra artista lo fa), ottenendoli con applicazioni precedenti o successive alla cottura.

IL CITTADINO, 12 agosto 2014

IL CITTADINO, 12 agosto 2014

Nei suoi lavori gli elementi di distinzione sono però altri, si legano sia alle proprietà tecniche, all’accuratezza nelle scelte dei materiali, ai procedimenti e alle sperimentazioni, sia al senso di libertà dalle regole che a volte si concede. In essi si affacciano richiami etruschi, classici, rinascimentali, ma anche frutto di percezioni e dinamiche tipicamente attuali. Attorno alle forme e alla figura umana l’autrice rielabora stimoli culturali ed emozioni che hanno di volta in volta carattere di solennità, commozione, drammaticità, familiarità. Al di là dei simboli, delle allegorie e delle traslazioni è sempre la qualità della scultura però che vince. E’ il creare artisticamente proprio della Bernazzani. Il creare significati di immagini e di forme, astratti fuori e fatti esistere dal fondo della argilla. Che in questo suo lavoro creativo trova sintesi piena e alta. Quello che il suo maestro Giancarlo Scapin, parlando di sculture in terracotta e in ceramica agli studenti del Cesaris di Casalpusterlengo,chiamava la “formalizzazione di un’ arte autonoma”.

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20 LODIGIANI DEL VENTUNESIMO SECOLO ALLA BPL CON 100 OPERE

Un'opera di Alfano e del Collectif  SNPS che prenderanno parte a "Ottanta"

Un’opera di Alfano e del Collectif SNPS che prenderanno parte a “Ottanta”

 Obiettivo: cambiare lo sguardo alla città di Lodi

Il prossimo 13 settembre allo Spazio Enzo Piano della Bipielle in via Polenghi Lombardo sarà di scena, a conclusione di due anni di lavoro su un progetto di Arianna Angeloni, Paola Fenini, Sibilla Maggiore e Miriam Mosetti, OTTANTA. Una collettiva di 16 artisti lodigiani più 4 stranieri, che si propone di “cambiare lo sguardo” della città e sulla città.
L’iniziativa è partita da un preliminare censimento sostenuto dal Comune di Lodi, dal Museo Civico e dalla Fondazione Bipielle che ha subito trovato sostegno (e forse qualche limite) nei passaparola, in alcuni magazine e in organizzazioni collegate ad attività diverse; canali attraverso i quali molti dei creativi selezionati by-passano il momento autoreferenziale della verifica locale, prediligendo andare altrove a condividere la propria esperienza artistica. Una scelta sotto la quale si possono individuare diverse ragioni, che meritano d’essere (ancora una volta) accertate, meditate e analizzate e che possono essere: generazionali innanzitutto, di rivolgimento del “gergo” artistico e critico che spesso fa considerare l’arte alla stregua dei cibi cotti e crudi (Levy-Strauss) o delle gonne lunghe e corte (Barthes); una risposta economica, oppure, rappresentare la reazione a meccanismi di ingessatura e manipolazione riconoscibili nella situazione esistentiva di Lodi.

Mattia Arioli, fotografo street styler, lavora per il gruppo Ssmag

Mattia Arioli, fotografo street styler, lavora per il gruppo Ssmag

Se le motivazioni enunciate non risulteranno – molto o troppo – una adozione forzata o sovrimposta potranno conferire alla iniziativa il passo giusto per far superare i mali del provincialismo nostrano, a far considerare obsolete le forme attualmente dominanti in città, che mantengono l’opera visuale al livello di una semplice estrinsecazione emotiva. In “campo” –  di  competizione, come si è capito, si tratterà – saranno Alfano e il Collectif SNPS, Geometric Bang, Hell’O Monsters, Zbiok Czajkowski, Arianna Angeloni, Cesare Concardi Pannico, Claudia Marini, Costanza Scacchi, E.L., Elise Bergamini, Filipe Casaca, Luca Armigero, Marco De Sanctis, Mattia Arioli, Maria Stella Tiberio e Michele Napoli, Mattia Montemezzani, Miriam Mosetti, Nico Galmozzi, Valerio Vidali. Non tutti nomi sconosciuti. Qualcuno, anzi, è ben addentro a un certo start system che gli permette di veicolare personali prestazioni,  contenuti e affidabilità attraverso l’aggregazione e la promozione di gruppo.
L’equivoco sarebbe pensare che OTTANTA sia una esposizione di artisti degli anni ’80. Pittori, grafici, designer, fotografi, performer ecc.,  sono tutti targati VENTUNESIMO secolo, giovani creativi saliti su una barca che aveva mollato gli ormeggi già nel 1991 quando erano state aperte  le porte al Word Wide Web – la fatidica rete -,  e c’era stata in tutto il mondo l’esplosione delle biennali, dei festival, e delle fiere con tutte le grandi città a fare a gara per avere la loro, mentre nei territori minori (come il nostro) gli enti locali si consorziavano su progetti spesso discutibili per strappare risorse sperando di avere una ribalta che solidificasse la competitività territoriale. Come se trasferendo il contenuto al contenitore, si potesse rovesciasse la clessidra del business.. Spesso però ci eravamo domandati dove fossero i giovani. Ora sappiamo che coloro che si sono dati al mestiere d’artista a partire dal Duemila, cercavano visibilità  seguendo strade alternative a quelle locali.
L’arte e la cultura sono fatte di interferenze. Capire oggi se un film ha preso spunto da un’opera d’arte, se una pubblicità si è ispirata a un film, se un’opera d’arte si è basata sul design o ispirata a un fumetto o a un murales, se una ricerca è applicata al tessile o alla moda, se è suggerita dall’industria o smanettando al computer o imbeccata dall’architettura, se un video è riferibile all’espressione o è un prodotto … è abbastanza complicato.
OTTANTA dichiara di nascere in modo nuovo per quel che riguarda i meccanismi che localmente controllano e stimolano la produzione artistica. Di voler essere sensibile interprete di alcune particolari esigenze che si vengono svolgendo e maturando tra i giovani creativi. Una città come Lodi ha sicuramente bisogno di arte nuova, fresca, autenticamente attuale, che sappia creare un forte scambio di idee. C’è solo da stare attenti a un fatto, a non far diventare teatro tutte le forme artistiche che stiamo attraversando.

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