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GIUSEPPE ORSINI, fughe nello spazio

 

Berlino-Potsdamer PLatz (Renzo Piano)

Berlino-Potsdamer PLatz (Renzo Piano)

Con una trentina di stampe, tutte di immagini architettoniche, rubate a Piano, Tange, Gehry, Libesking, Spreckelsen, Hans, Benisshand, Pelli Clarck Pelli – celebri architetti che hanno fatto uscire a partire dagli anni Ottanta l’edificio da certi stereotipi figurali di entità lineare -, e reinventate nello spazio, Giuseppe Orsini si è presentato sabato al pubblico della Biblioteca Laudense. Si tratta di strutture che mettono in relazione fotografia, computer e architettura, nel reciproco interesse coltivato per l’immagine e l’apparire.
Orsini è, sostanzialmente, un manipolatore di rappresentazioni.  Nei suoi lavori recenti combina spesso elementi di realtà e di fantasia. Nelle ultime personificazioni si è immaginato grattacieli (genericamente espansioni in senso verticale) trasformandoli in edifici e costruzioni non sempre linearmente concepiti,  risultanti da un gioco compositivo e prospettico che ne hanno modificato il disegno e la visione reale. L’appoggio del  colore segue a sua volta standard in uso per certi fumetti a strisce. In sintesi, l’autore mette in sincronia la superficie architettonica con una visione pubblicitaria ed epidermica di messaggi luminosi. Come sta succedendo a Milano, San Donato Milanese, Berlino, Hannover,  Valencia, Bilbao. Nei risultati esibisce una architettura trasformata in uno strumento di sfruttamento non solo spaziale, ma poco informativo e molto fantastico e pubblicitario, agevolato dalla prestazione del computer che assiste la mobilità e la manovrabilità delle forme e dei messaggi in superficie.
L’avvio è lo scatto originale sottoposto a rimaneggiamento al computer con ardita fantasia, e affidato all’intervento della “postproduzione fotografica” di Tommaso Miredi, che ha saputo introdurre atmosfere cariche di suggestione, e dare sviluppo a momenti intuitivi e di pura “visibilità”.
Ne sono scaturite architetture diverse. Che veicolano un messaggio che non riguarda l’uso, la funzione, l’abitare, il vivere o il lavorare, ma l’esteriorità della struttura.
Orsini non fa tuttavia  un discorso di architettura. Non sostiene  tesi a sostegno dell’evento architettonico nel senso performativo. Neppure centra il rapporto  tra architettura e società, tra architettura e urbanistica. L’occhio creativo è tutto sulla funzione dell’immagine. L’effetto ricercato dalla “post produzione fotografica” di Miredi rivolto a coinvolgere il fruitore, suscitando emozioni, pensieri, reazioni.

Fughe nello spazio – Elaboraz.fotografiche di Giuseppe Orsini – Biblioteca Laudense, corso Umberto I, 63, Lodi –  Presentazione in catalogo di Beppe Cremaschi –  Orari apertura: mar.giov. ven. dalle 13,39 alle 18,30; merc. Sabato dalle 8,30 alle 17,30. Fino al 23 marzo.

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ANTONIO MARCHITELLI, FOTOGRAFO NATURALISTA

 marchitelli-antonio 2 foto

Viviamo in un tempo di parole e di immagini. Troppo spesso si da valore di realtà a quel che appare e quel che non appare semplicemente non è. In un mondo siffatto persino chi sceglie di documentare ciò che l’occhio comune non coglie, ma esiste, si trova immesso suo malgrado nel circuito delle apparenze. Capita a molti fotografi naturalisti. Non ad Antonio Marchitelli, sessant’anni superati da poco,  uno dei più bravi, esuberanti e vitali fotografi naturalisti del gruppo photonatura “Il Gerundo” operante nel sudmilanese e nel lodigiano.
Nato a L’Aquila e residente da anni a San Donato Milanese, Marchitelli si è fatto conoscere come fotografo sociale, per l’impegno ambientalista e per l’attività all’interno di SOS Adda, per il quale ha realizzato  Atlante degli uccelli del Parco Adda Sud, e, prima ancora, all’interno dell’ENI come presidente del consiglio territoriale Nord del Fasen (Fondo di attività e servizi sociali dell’ente). Suo è anche il recente volume “Il fiume narrato: l’Alceto” , un libro di foto e disegni dedicato al martin pescatore, realizzato in collaborazione con Domenico Barboni e Graziano Guiotto e editato dal Parco Adda Sud.
La sua passione principale di fotografo è riservata all’avifauna e alla esplorazione di aree naturali ancora esistenti. Fiori, piccola fauna, ambienti, uccelli, paesaggi, essenze vegetali, specie arboree sono da lui individuate e documentate. Costituiscono non solo un repertorio di immagini straordinarie, ma si prestano a una riflessione incisiva e originale attorno al mondo naturale.
Migliaia di scatti e di stampe rivelano lo stretto rapporto che in Marchitelli intercorre tra le immagini scattate e la realtà della natura, tutto quanto è in essa vivo e congenito. Non è una posa, ma una scelta. Oltre tutto di quelle difficili. Impegnative.
I sempre nuovi avanzamenti della tecnologia fotografica, influiscono sul modo stesso con cui il fotografo rappresenta l’ambiente naturale. Fanno pienamente godere il bisogno di vedere e scoprire gli abitanti di un mondo fantastico, sorpresi nel loro habitat naturale. Ma un semplice click non   suggerisce l’esplorazione del paesaggio e del creato nella sua organicità, non stimola riflessioni e valutazioni attorno all’ecosistema. Essere fotografi naturalisti oggi richiede un bagaglio tecnico certo , ma reclama anche una disponibilità e una cultura orientata in tal senso, una sensibilità poetica e un pizzico di filosofia, o di sapienza di saper distinguere quel che vale e quello che non vale. il lavoro fotografico può richiamare quello dello scrittore, dello sceneggiatore, del pittore.  Ma resta una differenza principale: la capacità di fermare l’attimo e, quindi, di trasmettere istanti irripetibili.
Marchitelli va oltre alla tecnica, a quegli accorgimenti che permettono risultati di tipo semplicemente controllato e deliberato. Nei suoi lavori sprigiona l’ossessione di comprendere. Di capire perché gli uomini osteggiano il territorio e la natura, anziché proteggerli nella loro organicità e integrità. Il sandonatese non stilizza il soggetto. Cosa che con la tecnica gli sarebbe anche facile. Lo interpreta. Ne mette in luce le caratteristiche, e insieme anche il mistero, il contesto. Una immagine, qualunque immagine – una lanca, un fiume, un uccello, un fiore, un albero – se ci pensate dipende da una serie di procedure. Ferma il tempo, oppure, se si tratta di un soggetto in movimento, lo modifica e lo trasforma. Riduce lo spazio, lo appiattisce. Le reazioni psicologiche soggettive, e la cultura di chi lo fotografa e di chi lo guarda sono fondamentali per determinare il modo in cui viene compreso.
Marchitelli ha vocazione d’artista. Prova a rendere il mondo che “ferma”  interessante, enigmatico, suggestivo, poetico, più di quanto non apparirebbe ad occhio nudo. Senza aggiunte o stratagemmi formali.
“Ho sempre creduto che siano le immagini a farci vedere il mondo”, disse una volta Hockey, celebre pittore vivente. Le immagini del sandonatese aiutano a vedere  di quanta varietà, grazia e poesia è fatto il mondo della natura. Invitano a coglierne i  silenzi. La profondità che nasconde. La sua fotografia non è però solo una forma d’arte, che fa scoprire il bello in natura. Non invita solo a cogliere  la novità, ma a elaborare idee,  pensieri, a far tenere a certi problemi con dignità la scena.

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I vetri artistici di Adam Cinquanta alla Galleria Rossini

CROMOFUSIONE E VETRO SENSORIALE - dal 7 al 21 marzo 2013“Cromofusioni e vetro sensoriale”: Adam Cinquanta è un artista autentico, dotato di gusto, di istinto della composizione e buona mano, che lavora per sintesi. Quella dell’ “arte del fare arte”. Nel suo laboratorio di San Donato Milanese progetta, disegna, sperimenta, prepara, crea vetri artistici. Traduce il vetro in un linguaggio espressivo duttile, arricchendolo di seducenti effetti, senza abusi di stile. Da corrispondere a esigenze estetiche tradizionali e a impulsi innovativi contemporanei.
Nella propria attività condensa l’abilità tecnica dell’artiere, realizzando figurazioni che traducono sentimenti, stupori, ricerca, abilità. Da richiamare all’attenzione anche l’occhio più distratto. Con la forza delle  personalizzazioni, le allegorie, i  simboli e le tracce lasciate nelle cromofusioni.  
Artista versatile, crede a quello che fa. Punta essenzialmente sulla ricerca e sulla verifica.  Dà valore ai materiali, all’esecuzione, alla qualità.
Realizzare vetri artistici significa impegnarsi sul fronte di un’arte antica, che ha conosciuto nella modernità ricchezza di utilizzi e sta avendo nella contemporaneità una straordinaria riviviscenza d’interesse.  Nel vetro, col particolare uso dei colori Cinquanta traduce immagini magiche, di senso e gusto estetico. I suoi lavori tengono insieme  fantasia, metodo, tecnica,  mestiere, inventività. Ma dimostrano anche di avere una loro carica di poesia.
Adam, che oltre al laboratorio artistico in San Donato Milanese ha una sede produttiva a Vizzolo, metterà  in mostra a Milano dal 7 marzo prossimo, alla Galleria Rossini di viale Montenero 58, la sua ultima produzione artistica. Oltre alle “cromofusioni” – una tecnica da lui brevettata –  presenterà alcuni “vetri sensoriali”, una serie di  pezzi unici in cui convergono forma  e non-forma, colore modalità e altre coordinate. Prototipi di immagini comunicative. Senza logica seriale.  Ottenuti scompaginando le vie tradizionali della processualità. Rivelano una personalità ricca di temperamento e intuito creativo. Nei suoi vetri coniuga estro, immaginazione, esperienza, conoscenza. Autore di capacità narrativa è anche accorto a non scivolare nel decorativo.

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