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La poesia europea al “Presidio poetico” di Tavazzano con Villavesco

Dopo TEMPI D’EUROPA e AAA EUROPA CERCASI , il progetto curato da Lino Angiuli per “La Vita Felice” si è esaurito con LUOGHI D’EUROPA affidato a una prefazione di Daniele Maria Pegorari, docente di letteratura a Bari e direttore di numerose riviste letterarie e di filologia.
Le antologie della casa milanese di via Lazzaro Palazzi, hanno consegnato al direttore di Kamen’ lo spunto per dare disegno a Contrappunti d’Autunno 2017, traducendo la presentazione in un incontro alla Biblioteca di Tavazzano rivolto a perlustrando i percorsi della poesia europea con l’obiettivo di individuare in essa una voce unica e attuale. Dopo un incontro preliminare sui grandi poeti russi del Novecento (Blok, Majakovskij, Gumilëv, Achmatova, Cvetaeva, Pasternak, Mandel’štam, Chlebnikov, Esenin, ecc.) l’architettura del progetto prende slancio martedì prossimo con gli autori di Tempi d’Europa, di quelli in parallelo partecipi di AAA Europa Cercasi e di quelli segnalati da Daniela Marcheschi e inseriti in Luoghi d’Europa.
L’ allestimento critico e informativo di Anelli, è risaputo, promuove da anni una poesia non performativa ma integrante della contemporaneità; rimbalzata da un carattere di “coralità” che coinvolge idiomi ufficiali, minoritari e dialetti, che tengono   insieme tradizioni e stili e reggono d’accordo sensibilità, storie individuali e collettive, attraverso sintassi, metafore, simbologie ecc. Una posizione quella del critico lodigiano che oltre a individuare connessioni equipaggia la conoscenza con la “dimensione plurale, dialogica e plurilinguistica”. Richiamando, nello stesso tempo. l’ assioma esplicitato di uno dei massimi critici e filologi mondiali, Erich Auerbach

Amedeo Anelli

, iniziatore della cosiddetta critica stilistica:”il pensiero” non può avere “nazionalità”.
Nel trittico de La Vita Felice si possono scoprire insieme poesie in lingua vora, cimbra, francone, croata-molisana e ladina ecc., opere di poeti maltesi, italiani, cechi, inglesi, finlandesi e ungheresi, e poi ancora slovacchi, napoletani, neogreci, rumeni, spagnoli, inglesi, tedeschi, portoghesi, eccetera, un vero e proprio caleidoscopio di suoni, etimi, accenti che ibrida lingue madri con lingue parziali o altre lingue nazionali. Il “desiderio ispiratore” è lo sconfinamento, la spinta a mettersi nei panni culturali altrui, a cominciare da quelli simbolici e linguistici.
Martedì 17 ottobre, alle 21 alla Biblioteca di Tavazzano, Amedeo Anelli tirerà il filo di tanta produzione, accompagnando la varietà delle poetiche, degli stili e dei linguaggi con un apparato critico-informativo rivolto a fare breccia nella dura cortina dell’attuale “produzione poetica”. A novembre seguiranno poi la presentazione dell’ antologia “Maremare”, pubblicato da Adda Editore, con la partecipazione di Daniela Marcheschi, autrice della prefazione e l’incontro con Eliza Macadan e la presentazione di “Pioggia lontano” edito da Archinto con la prefazione di Amedeo Anelli

 

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DANIELA MARCHESCHI/ critica letteraria

Il sogno della letteratura luoghi, maestri, tradizioni

Daniela Marcheschi

Potrebbero accusarla di snobismo Daniela Marcheschi, critico, docente di letteratura italiana e scandinava, prestigiosa “firma”  di Kamen’ e collaboratrice di numerose altre  riviste (“Nuovi Argomenti”, “il Verri”,  «Alfabeta», «Poesia», «Poeti e Poesia») e testate (Domenica, Il Sole24ore). Mentre i suoi colleghi critici sono tutti presi a recensire  con sortite a effetto, vincitori, piazzati, spiazzati e piazzisti  dei vari  Strega, Campiello, Bancarella, Viareggio, Bagutta, Grinzane Cavour che inflazionano il Belpaese letterario, che fa la grintosa studiosa lucchese, premio Rockefeller? Raccoglie e riutilizza una serie di scritti e relazioni tenute a partire dagli anni Novanta e accompagna il lettore a una navigazione lungo le congiunture della critica letteraria. “Il sogno della letteratura- Luoghi maestri tradizioni”, uscito fresco fresco da Gaffi (Roma, settembre 2012, € 14,90) è infatti una raccolta di esperienze alte e inventive di critica di una studiosa che non ha rinunciato a un ruolo attivo nella logosfera di autori e testi. Ama muoversi controcorrente e scrive di critica, quasi spinta da un qualche misterioso antico rimorso, cercando ciò che altri critici non cercano limitandosi a rispettare la produzione che li  sommerge.
La Marcheschi nutre per la letteratura una passione non solo specialistica ma etica, civile, complessa. Lo sanno i lettori di Kamen’ che hanno avuto il privilegio di essere illuminati dalla sua misura intellettuale trasmessa in una serie di saggi e di interventi pubblicati sulla rivista (Contro Geoge Steiner, Per Remo Pagnanelli, Scritti sull’umorismo, La felicità nella poesia di Roberto Piumini, , Testimonianza per Carlos Contramaestre, Sulla poesia di Birgitta Trotzig, Ancora su Karim Boye, ecc.) in cui è trasferito il suo gusto per la poesia, per il suo frutto di pensiero e di stile.
Lo stato della produzione letteraria in Italia presenta una visione debole, ripetitiva, comoda, conformizzata. Sulle responsabilità dell’attuale stato la Marcheschi è stringente:”La cultura ha, in generale dimenticato il ruolo della critica, la sua funzione di costruzione architettonica”. Ma i  critici hanno la loro responsabilità. La confusione esistente è “dovuta alla mancanza di autocoscienza culturale e alla povertà teorica” della critica. “Si confonde la critica con il giornalismo letterario che è, nei casi migliori, semplice espressione di idee o emozioni di lettura”. Perché tutto questo? Nel suo libro la studiosa cerca risposte “nel sistema” dell’industria culturale e della comunicazione, ma anche in cause di ordine culturale: nell’dea approssimativa di tradizione. Su questo terreno si ripropone l’antropologa di “Prismi e Poliedri” (Sillabe, 2001) per la quale “tradizione” ha un significato complesso: è un sistema interattivo in perenne trasformazione e in continua fase di assestamento nel quale confluiscono e agiscono le tradizioni in atto e quelle del passato, nelle loro molteplici stratificazioni e interferenze, e le modalità sempre storicamente mutevoli della percezione e della rielaborazione di esse.
Se la critica è dunque “l’arte di scoprire l’arte nell’arte” e il critico è un interprete, “una personalità intellettuale creativa che intende, espone, commenta e illumina il senso di un’opera, alla luce della sua personale visione della storia della letteratura,ovvero del passato e della presenza vitale del passato nel presente”,  nella sua antologia la Marcheschi fa scoprire, a contatto con la materia, molte altre ragioni supplementari.
A contatto con i motivi e i problemi di una nuova storia, il suo libro svela dimensioni e profondità imprevedibili, di doveri e di diritti della critica: la tensione di ordine propriamente etico “a un leggere infinito infinitamente potenziato”, fatto di filologia e passione, capacità d’intendere e mettersi in gioco.

IL LIBRO: Daniele Marcheschi: “Il sogno della letteratura- Luoghi maestri tradizioni”,  Gaffi  editore in Roma, settembre 2012, € 14,90

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