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Pericle Stromillo poeta (1917-1990), nostalgia del lirismo

stromilloE’ stato lo stesso Pericle Stromillo (1917-1990), nella contro copertina a Pensieri, meditazioni”(1987), a rivendicare la propria vocazione allo scrivere versi, contro i tanti che si ostinavano a considerarlo solo un pittore di suggestioni e nostalgie testardamente partenopee, trascurando un’altra tendenza del suo temperamento: l’immersione nella sfera archetipa della filosofia ritmata ch’egli considerava addirittura il suo vero “biglietto da visita”.
Membro della Accademia dei Nuovi Illuministi di Venezia e poeta “tra i classici e i contemporanei” (Guglielmo Gigli), libero docente di filosofia e critico idealista, lettore assiduo e raccolto di Benedetto Croce al quale dedicò il saggio “L’Idealismo di Platone e il Realismo di Aristotele”, un testo che mise in luce la passione, l’intelligenza e l’amore della bellezza dell’artista napoletano, lodigiano d’adozione dal dopoguerra.
Pensieri, meditazioni è una raccolta di liriche composte in un decennio particolare, in un periodo tormentoso per il poeta, colpito da una malattia agli occhi che lo costrinse a lasciare la pittura e a dedicarsi a periodi lirici, in cui entra in un orizzonte di ricordi e melanconie accarezzate, e risuonano con nitore, a soggiogarne l’anima. le memorie, gli affetti, i rapimenti, le meditazioni costanti sui pochi sentimenti che reggono davvero la vita.
Rileggerla oggi nei suoi toni di grazia fugaci, di intimità, di sincerità indivisibilmente unita con una certa teatralità languida, appassionata e drammatica; priva cioè delle divagazioni estrose della poesia del periodo contemporaneo, introdotte con contaminazione dei codici e nuovi modi lirici, dove l’io poetico può esibire parole finte, estranee al vissuto e veicolare la percezione di un linguaggio distaccato dal senso, la poesia di Stromillo può apparire cerimoniosa, livellata su una istituzione linguistica disusata, che risponde a esigenze personali (dell’io), dissonante dalla realtà e dall’interpretazione del mondo. Ma pur mancando in essa la scarnificata visione dell’attualità, le linee vincenti dei modi sintattici presenti, la passione ideologica e l’ impegno col reale – che spiegano la scarsa fortuna che ebbe Stromillo poeta -, le venticinque composizioni di Pensieri e meditazioni, rivelano una vibrazione metafisica e religiosa e un interesse verso l’uomo di tipo psicologico e intimistico che aiuta a chiarire l’ ingorgo amoroso e sentimentale nei suoi versi. (Abbandono, 1980; A sera, 1980, la tematica autobiografica di uno scrivere come “storia dell’anima” (ho solo la malinconia/ che non mi riconcilia con la vita,) con cui da voce narrativa a un ardito confronto cogli angosciosi enigmi del destino umano.

 

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GIUSEPPE ORSINI, fughe nello spazio

 

Berlino-Potsdamer PLatz (Renzo Piano)

Berlino-Potsdamer PLatz (Renzo Piano)

Con una trentina di stampe, tutte di immagini architettoniche, rubate a Piano, Tange, Gehry, Libesking, Spreckelsen, Hans, Benisshand, Pelli Clarck Pelli – celebri architetti che hanno fatto uscire a partire dagli anni Ottanta l’edificio da certi stereotipi figurali di entità lineare -, e reinventate nello spazio, Giuseppe Orsini si è presentato sabato al pubblico della Biblioteca Laudense. Si tratta di strutture che mettono in relazione fotografia, computer e architettura, nel reciproco interesse coltivato per l’immagine e l’apparire.
Orsini è, sostanzialmente, un manipolatore di rappresentazioni.  Nei suoi lavori recenti combina spesso elementi di realtà e di fantasia. Nelle ultime personificazioni si è immaginato grattacieli (genericamente espansioni in senso verticale) trasformandoli in edifici e costruzioni non sempre linearmente concepiti,  risultanti da un gioco compositivo e prospettico che ne hanno modificato il disegno e la visione reale. L’appoggio del  colore segue a sua volta standard in uso per certi fumetti a strisce. In sintesi, l’autore mette in sincronia la superficie architettonica con una visione pubblicitaria ed epidermica di messaggi luminosi. Come sta succedendo a Milano, San Donato Milanese, Berlino, Hannover,  Valencia, Bilbao. Nei risultati esibisce una architettura trasformata in uno strumento di sfruttamento non solo spaziale, ma poco informativo e molto fantastico e pubblicitario, agevolato dalla prestazione del computer che assiste la mobilità e la manovrabilità delle forme e dei messaggi in superficie.
L’avvio è lo scatto originale sottoposto a rimaneggiamento al computer con ardita fantasia, e affidato all’intervento della “postproduzione fotografica” di Tommaso Miredi, che ha saputo introdurre atmosfere cariche di suggestione, e dare sviluppo a momenti intuitivi e di pura “visibilità”.
Ne sono scaturite architetture diverse. Che veicolano un messaggio che non riguarda l’uso, la funzione, l’abitare, il vivere o il lavorare, ma l’esteriorità della struttura.
Orsini non fa tuttavia  un discorso di architettura. Non sostiene  tesi a sostegno dell’evento architettonico nel senso performativo. Neppure centra il rapporto  tra architettura e società, tra architettura e urbanistica. L’occhio creativo è tutto sulla funzione dell’immagine. L’effetto ricercato dalla “post produzione fotografica” di Miredi rivolto a coinvolgere il fruitore, suscitando emozioni, pensieri, reazioni.

Fughe nello spazio – Elaboraz.fotografiche di Giuseppe Orsini – Biblioteca Laudense, corso Umberto I, 63, Lodi –  Presentazione in catalogo di Beppe Cremaschi –  Orari apertura: mar.giov. ven. dalle 13,39 alle 18,30; merc. Sabato dalle 8,30 alle 17,30. Fino al 23 marzo.

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