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NATURARTE / Una mostra rievocativa dei venti anni

naturarte-303x207Naturarte entra nel ventesimo anno con una selezione rievocativa alla Bipielle Arte. Venti edizioni sono un risultato rispettabile, da rendere quasi scontate le parole di stima e di elogio. Sennonché far la semplice conta delle edizioni significherebbero poca cosa – quasi quanto giudicare un libro dalle copie vendute, dal suo peso o dal numero delle pagine – se non si considerassero insieme l’impatto e il “contesto”. E questo, al di la di quanto possono legittimamente chiedere, per il loro meritorio lavoro, i curatori.
Nel suo percorso, Naturarte ha conosciuto saliscendi che un anniversario inclina per simpatia a trascurare. Sarebbe un giochetto malinconicamente infantile praticarlo. In primis perché a Naturarte non sono mancate le prove ben connotate espositivamente, che hanno saputo mettere in scena la sfida costante del soggettivo col collettivo, dell’individuo con la cultura del tempo. Basterà citare gli apporti di Alix Cavaliere, Floriano Bodini, Ugo La Pietra Ennio Morlotti, Paolo Baratella, Lucia Pescador, Joseph Beuys, Renato Galbusera, Giansisto Gasparini, Attilio Forgioli, Fabrizio Merisi, Giuliano Mauri, Renato Galbusera, Gabriella Benedini, Clara Bartolini, Piero Leddi, Maria Jannelli…artisti di valore nazionale che hanno lanciato messaggi precisi diversi dalle frivolezze presenti invece in “percorsi” impegnati più a mostrare elenchi di artisti.
Mostre del tipo di Naturarte difficilmente potrebbero avere un cammino lineare. Sono spesso un rompicapo: risentono di associazioni, contrasti e corrispondenze, anacronismi e dissonanze. Dotarle della forza di interpretare una “visione” che raccolga l’espressione di un dato momento richiede progetti curatoriali accurati e scrupolosità nel selezionare opere ed espressioni in grado di portare in superficie la loro relazione con la tematizzazioni della rappresentazione, di rivelare le parentele tra “le cose” presentate e quelle pensate o immaginate.
Nell’abbondanza delle opere che hanno tracciato la strada di Naturarte, a parte lo sfiancamento procacciato da replicanti implacabilmente presenti, mentre nelle prime edizioni non facevano difetto opere di qualità e di contenuto da fornire risposte alle domande che la gente pone al mondo delle arti visive, nei frammenti di informazione e di “nuova narrativa” che successivamente hanno preso sopravvento, a parte le eccentricità e le trasgressioni della contemporaneità, non hanno brillato le idee veramente originali e nuove.
Al di la delle querelle che l’hanno sempre accompagnata, l’esperienza di Naturarte resta l’unica manifestazione territoriale sorretta da una impalcatura o progetto pubblico “consortile” per la divulgazione delle arti visive. Se a questo dato di natura intellettuale si affianca la consapevolezza che il successo di pubblico delle mostre non deriva solo dalle premesse di un progetto culturale, ma dal piacere e dall’emozione che provocano le opere esposte, il seguito del discorso non può che suggerire considerazioni che ratificano la forzata presenza di condizioni diverse e opinabili. Una senz’altro non trascurabile : nei venti anni di Naturarte è esplosa in Italia la mostramania, fenomeno di proliferazione delle attività espositive promosse e sostenute da flussi finanziari e turistico-commerciali, che hanno orientato il pubblico verso offerte di contenuto. Si chiama “competitività”. Una risorsa che nel lodigiano non si è mai fatta vedere. La mostra che si inaugura mercoledì a Bipielle Arte sarà l’occasione per approfondire questi aspetti che hanno accompagnato i primi venti anni di un progetto espositivo che tra “alti e bassi” ha saputo reggere a una concorrenza spietata e impari per risorse finanziarie e organizzazione.

NATURARTE – Percorsi artistici nel territorio lodigiano 1998-2017- a cura di Mario Quadraroli e Renato Galbusera – Dal 18 gennaio al 12 febbraio – Inaugurazione mercoledì 18 gennaio alle ore 18 – Info:Fondazione Banca Popolare di Lodi tel. 0371 440711 – Fax 0371 565584

 

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ARTE E IMPEGNO POLITICO NELLA MILANO DEGLI ANNI ’70

gallery-lissone21Tra gli anni Sessanta e Settanta l’ideologia e la politica si respiravano nelle strade, al punto che si cominciò a parlare di “politicizzare il quotidiano”. L’arte scoprì la vocazione al sociale e la trasformò nel “motore del fare”. “La parola agli artisti”, inaugurata sabato al Museo d’arte contemporanea di Lissone è un po’ il seguito di quella tenuta a Palazzo Reale nel 2012, e, come quella, risulta particolarmente vivace e ricca di esperienze tanto decisive quanto in parte rimosse dalla critica e dalla cultura ufficiale. Curata da Cristina Casero docente di storia dell’arte dell’Università di Parma ed Elena Di Raddo, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università Cattolica di Milano, e co-autrici dei volumi “Anni Settanta. La rivoluzione nei linguaggi dell’arte” (Postmedia books, 2015) e “Anni ’70: l’arte dell’impegno (Silvana Editoriale, 2009), l’esposizione riaccende l’attenzione sull’arte politica della contestazione; documenta com’essa fu frutto dell’affioramento di una esigenza culturale e della presa di coscienza dei mutati presupposti materiali-economici. L’evento espositivo pone inoltre interrogativi, più di quanto non sembri dal titolo: in primis la questione della sua rimozione, poi quella di un potenziale ritorno, nell’attuale crisi, dei temi e delle rivendicazioni di quel “decennio”.
All’arte “sessantottina”, parteciparono diversi artisti del territorio ( Mauri, Volpi, Staccioli, Quadraroli,…). Fu un’arte che si fondava sulle celebri “M” della saggistica allora in voga ( Marx, Marcuse, Mao, McLuhan), che sosteneva il passaggio dell’arte all’estetica e al vedere mentale; e ammetteva il “momento artistico” solo come operazione perimetrata dall’ideologia (“rivoluzionaria”).

Fernanda Fedi

Fernanda Fedi

Con Restany – uno dei profeti-accompagnatori più seguiti del ’68 sul versante delle arti -, l’adesione nel milanese si fece più decondizionata. Permise forme di espressione diverse, in cui molti trasferirono il loro sogno di utopia universale.  La mostra lissonese rivisita quei momenti. La mappatura  coglie l’ impegno degli artisti del momento nel confrontarsi con le altre forme di espressione visiva e l’interazione con le questioni legate alla vita sociale, alla politica, all’economia; si sdebita con la “metalinguistica” che segnò la creativa del periodo; cattura l’attenzione su alcuni dei protagonisti, molti dei quali divenuti noti dopo la contestazione anche sul territorio: Nanni Balestrini, Paolo Baratella, Gabriella Benedini, Fernando De Filippi, Ugo La Pietra, Giangiacomo Spadari, Umberto Mariani, Emilio Isgrò, Enzo Mari, ecc.

Gino Gini

Gino Gini

E, tra di essi, Fernanda Fedi e Gino Gini, due artisti sempre disponibili a incrociare con rispetto i propri occhi con la ricerca e l’esistenza, presenti in molte iniziative locali: il Gelso, Semina Verbi, Cesaris per l’arte, Biennale di Lodi.

I temi della mostra verranno affrontati anche in un convegno dal titolo “Arte Fuori all’Arte. Incontri e scambi fra arti visive e società” che si terrà il 12 e 13 ottobre all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 Opere e documenti di Fernanda FEDI e Gino GINI sono presenti a: “LA PAROLA AGLI ARTISTI” – Arte e Impegno a Milano negli anni Settanta – MUSEO d’ARTE CONTEMPORANEA di Lissone -Fino al 27 novembre 2016
 

 

 

 

 

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IN HOC SIGNO…LO SPIRITO, IL CORPO, IL SACRO NELL’ARTE CONTEMPORANEA

PAOLO BARATELLA: " Giorgione, la grande opera sacra", 2010, tecnica mista su tela, 270x100

PAOLO BARATELLA: ” Giorgione, la grande opera sacra”, 2010,
tecnica mista su tela, 270×100

IN HOC SIGNO…”. Con il titolo con cui comunemente è tradotto un moto greco riferito da Eusebio, si inaugura sabato 15 novembre alo Spazio Bipielle Arte e al Museo Diocesano, a cura della Associazione Monsignor Quartieri, in collaborazione con il Museo Diocesano di Arte Sacra, una rassegna di lavori vagliati da Giorgio Seveso e Chiara Gatti, con opere di Timoncini, Arrivabene, Vago, Baratella, Raciti, Zucconi, Corradini. Gregori e di un’altra decina di artisti. Il titolo secondario “Lo spirito, il corpo, il sacro nell’arte contemporanea”, lascia intendere l’ampiezza e varietà delle proposte in cui si ritrovano linguaggi frutto di esperienze di maniera differenti per funzioni persuasive, didattiche e rigeneratrici dell’operare. Si tratta di risultati importanti, illuminanti di artisti di formazione prevalentemente formaliustica, che affrontano con serietà di obiettivi e assennatezza di posizioni (lasciando fuori il semplice svago, divertimento ed evasione), tematiche letterarie legate al sacro.
L’iniziativa promette ai visitatori di via Polenghi di esplorare una antologica ricca di concordanze, di ispirazione (termine insuperato quanto insuperabile), realizzata in un equilibrio di segni d’espressione e di contemporaneità con una drammatizzazione intelligente e responsabile di aspetti etici, sociali, psicologici e sacrali. A dimostrazione che, indipendentemente dai linguaggi, nella ricerca di gran numero di artisti “il segno” resta un elemento di distinzione privilegiata.
Tra le presenze sono nomi di sperimentata qualità, in grado di dare definizione alla mostra, a cominciare dai decani Luigi Timoncini e Bianca Orsi, il primo moto per le investigazioni intellettuali attorno ai temi cristologici, la seconda conosciuta per le note metafore dedicate alla crocefissione femminile; e, a seguire: Agostino Arrivabene, artista tutt’altro che esteticamente disinteressato ai temi dell’esposizione, che è presente con una citazione figurale dal vecchio testamento; Valentino Vago, autore inconfondibile per qualità della luce e liricità; Mario Raciti, rapito dai frammenti e da in“altrove”tenacemente cercato; il bolognese Paolo Baratella, autore di una  Madonna con Bambino e di dilatazioni suggerite dalla condizione umana; Franco Corradini, pittore di luce e accelerazione tonale e segnica, autore di importanti cicli in numerosissime chiese piacentine. Una fisicità quasi erotica è presente in Maria Micozzi mentre di vibrante spiritualità è la scultura di Vincenzo Balena. L’insieme è completato da artisti meno noti ma comunque presenti nel tessuto artistico nazionale. Da segnalare un Graziano Gregori ricco di tensioni; la cruda poesia iconica Angela Maltoni; un tagliente Iros Marpicati autore di turbamenti fotogrammatici; i minuti poemetti di mistica della milanese J.Marie Barotte; le figure “grattuggiate” di Sebastiano Benegiamo; le atmosfere liturgiche di Elena Madorati. Per finire con Gioxe De Micheli, Mirco Marchitelli, Marco Seveso, Marilisa Pizzorno, Daniela Novello, Luciano Sozio, Verdiana Calia e Serena Zanardi.

“In hoc signo…” – Dal 15 novembre 2014 al 6 gennaio 2015- Inaugurazione sabato 15 novembre, ore 17 allo Spazio Bipielle Arte – via Polenghi Lombardo Lodi –Orari: da martedì a venerdì: dalle 16 alle 19, sabato, domenica e festiuvi: dalle 10 alle 13, dalle 16 alle 19  Info: 0371.580351, 0371.611051
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