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IL LODIGIANO ALBERONERO (LUCA BOFFI) A BOLOGNA

IN UNA RASSEGNA STORICA DEDICATA AL DISEGNO ITALIANO

Luca Boffi all’anagrafe, Alberonero in arte, è un giovane trentenne nato a Lodi,  fattosi riconoscere (quindicenne) come writer  che realizzava figure personalizzate sui muri cittadini  servendosi di bombolette spray, Da una decina d’anni, dopo essersi  laureato in Interior Design al Politecnico di Milano e in Visual Display alla Bocconi trasferitosi a Milano si dedica a  interpretare forme essenziali e sintetiche  che riducono gli elementi del linguaggio visivo ai minimi termini.

Agisce seguendo una sorta un istintività ragionata incanalando attraverso  differenti tinte, sensazioni e stati d’animo all’interno delle figure rappresentate e con esse muove sensazioni ed emozioni differenti. L’idea è quella di una costante e quasi impercettibile mutabilità dei colori. Dove, il cambio lento ed inesorabile dei colori raffigura quelle che sono le percezioni umane, in balia del vento del cambiamento costante che ne investe la forma e l’aspetto finale.

Nell’ultimo quinquennio Alberonero è andato via via ad incrementare le presenze espositive in Italia e all’Estero attraverso  personali e collettive. Ne citiamo alcune: Spazio Arte Bpl col Collettivo Sinaps a Lodi, Art Basel Miami, Campidarte in Sardegna, Sal Music a Oppido, Move a Perugia, Festival di Ucraina; ex Dogana di Roma, Move di Perugia, Mescita Visual Think, Fondazione Credito Valdinievole…eccetera

In questi giorni  è presente a Palazzo Paltroni, a Bologna dove è in corso, fino al prossimo 24 giugno la mostra-compendio dal titolo “141.Un secolo di disegno in Italia”, a cura di Maura Pozzati e Claudio Musso.Parte dalla prima decade del Novecento e finisce con gli artisti dei giorni nostri.

Promossa e organizzata dalla Fondazione Monte di Bologna e Ravenna  rientra nel progetto “Art City” e costituisce uno spaccato delle infinite possibilità offerte da una tecnica antica che non manca, ancora una volta, di sorprendere con la sua incredibile attualità. Nell’intervento Le mani pensano quando disegnano Maura Pozzati annota: «questa mostra su un secolo di disegno in Italia in fondo è un omaggio a chi ama il disegno, a chi si fa emozionare dal segno, a chi ricerca nell’arte la traccia di una espressione libera, di una energia accumulata, di un pensiero ossessivo». E a sua volta, Claudio Musso aggiunge: “Il disegno come il linguaggio, è materia viva, pulsante, brulicante di vita indipendentemente dalla data della sua creazione, tende inoltre a rigettare schemi e regole se non autoimposti e si presenta a tutti gli effetti come un processo creativo che non si esaurisce nel rapporto tra l’artista e la sua creazione, ma che viene sollecitato e riattivato da ogni singolo osservatore».

La mostra è accompagnata dal volume Corraini Edizioni, realizzato dallo Studio Filippo Nostri, pensato come una raccolta di schede organizzate in ordine di nascita in cui ai lavori sono affiancati testi degli artisti legati all’esperienza del disegnare. Oltre alle riproduzioni delle 141 opere in mostra, il catalogo raccoglie il pensiero degli autori in forma scritta affiancando ai paragrafi dedicati ai maestri  e tratti da libri spesso introvabili, numerosi inediti commissionati ai contemporanei.

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LUCA BOFFI (Alberonero) / Altrove Street Art di Catanzaro

BOFFI (ALBERONERO) 2Il lodigiano Luca Boffi ( in arte Alberonero) è presente fino al prossimo 9 maggio al Festival internazionale ALTrove Street Art, in corso a Catanzaro. E’ il secondo anno che l’artista, laureato in interior design al Politecnico di Milano e visual display alla Bocconi partecipa con le sue geometrie minimali all’importante iniziativa calabra, un evento che punta a mette in corrispondenza architettura e costruzioni con le composizioni di colore anche a forte impatto scenografico, come quelle realizzate quest’anno dai noti Guido Bisagni, Giorgio Bartocci, Clemens Behr, Ciredz, Erosie, Graphic Surgery, dal collettivo artistico Sbagliato, i stencil graffiti romani Sten Lex e Tellas, eccetera.
Boffi, già segnalatosi due anni fa ad “Art Basel”, fiera internazionale di Basilea, con un’opera in tessuto prodotta per la Meridiani Arredamento di Milano e per essersi messo in evidenza al “Black Circles Festival” di Uzhgorod in Ucraiana deve notorietà anche ai favorevoli riscontri ottenuti al Sale Music di Oppido Lucano (vinto), al Miscita Visual Think e al Move generation perugino e al risalto di riviste specializzate concesso alla installazione in legno e metallo realizzata nella residenza artistica di Campidarte (Sardegna); un insieme di partecipazioni che lo hanno messo in evidenza come autore di forte comunicazione, che realizza immagini coincidenti con le strutture, stabilendo un contatto visivo con l’ambiente.
C’entra la pittura o l’interior design con la sua creatività? La laurea del Politecnico fa pensare a quest’ultima, ma BOFFI ALBERONERO 3l’esperienza macinata nel mixaggio (o incontro) tra street arte e musica fanno pensare anche a qualcosa di diverso. Se non fosse troppo azzardato verrebbe da citare un qualche collegamento bauhausiano o a forme di alchimia distanti da metodi e linguaggi moderni, e coltivate principalmente dall’ispirazione da rendere il risultato espressivo punto di convergenza fra memoria, comunicazione, produzione e libera espressione.
Nell’arte di Boffi c’è in ogni caso il richiamo a certo concettualismo radicale. A Sol Lewitt, per intenderci, uno che arrivò (nel 1967!) ad affermare che l’idea è la componente più importante del lavoro artistico (“L’idea in se stessa anche se non realizzata visualmente è un’opera d’arte quanto il prodotto finito”). Una riflessione che Boffi-Alberonero sembra sin qui portare avanti attraverso i colori, le cromie, le iterazioni, le combinazioni. C’entra un po’ J. Albers, o forse c’entra più Johannes Itten dell’Arte del colore. Boffi Non fa pittura nel senso tradizionale, ma la pittura non gli è del tutto estranea. La realizza su metallo, su legno, incrociando avanguardia, espressionismo pop, inconscio individuale. Ma la ragione fondamentale che lo induce a creare è l’organizzazione, la necessità di dare struttura, sfumare i confini tra arte e architettura, dedicare articolazione a gruppi tonali, intercettare (o anche annullare) effetti generando nuove possibilità.

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LUCA BOFFI, ROBERTO ALFANO, MATTIA BALDI

 

DAL GRAFFITISMO ALLA  STREET ART

“TWENTYFOUR FACES”

Le esperienze artistiche di Alberonero, Alfano e Geometric Band

TRE GIOVANI ARTISTI  DI FRONTIERA

 

 

twentyfourfaces-copertinaIn arte si fanno chiamare Alberonero, Alfano, Geometric Band, all’anagrafe sono registrati Luca Boffi, Roberto Alfano, Mattia Botta. Sono tre giovani artisti lodigiani – illustratori, disegnatori, grafici, creativi “for live” – che, liberi dai condizionamenti estetici che ancora oggi gravano sulla provincia, fanno parte del circuito dell’art Street. Costituiscono il collettivo Sinapsi, una denominazione impegnativa, che può generare qualche fraintendimento. E’ vero che nell’arte visiva hanno sempre circolato nomi, denominazioni, titoli dai più singolari e originali ai più curiosi e provocatori o contestatari e “antiartistici”. Ma, Sinapsi adottato da dei teenager che praticano stili diversi, contrapposti dialetticamente tra loro e rispetto al ritorno del post-post-moderno in pittura, cosa può voler dire ? E’ preso dal film drammatico “SINAPSI – GORGO-ISSUE-zine-shots-08-290x290Pericolo in rete” di Peter Howitt o dalla terminologia neurologica? O da “sbronza”, come confessa Alfano in una presentazione? In arte può significare congiunzione o contiguità o libera associazione. Ma una osmosi di idee, di coscienza, di intenzionalità e di ricerca che renda i tre “convergenti” nelle scelte artistiche ed espressive, è ancora da svelare. In comune hanno più la “libera esplorazione”, la partecipazione a un fenomeno di cultura giovanile, che fa della loro arte uno strumento comunicativo, di cambiamento del gusto e di distacco dalle precedenti esperienze espressive.
Dietro all’attività del collettivo c’è una ben sfruttata depolarizzazione dell’immagine, condotta attraverso Twitter, Facebook, Linkelin, Blogspot ecc. e per mezzo dei web magazine che inoculano alte dosi quotidiane di creatività giovanile (Gorgo, Picanic, FrizziFrizzi, Viavai…). Ora si sono aggiunge le “fanzine”, riviste non professionali e non ufficiali, il cui nome deriva dalla associazione di fan (fanatic) e zine (magazine).twentyfourfaces-pag1
.GORGO-ISSUE-zine-shots-06-290x290 “Twentyfour Faces”, è un titolo che ha visto la luce lo scorso anno e che viene distribuito da “Gorgo”. Raccoglie una serie di volti allucinanti, di personaggi e sconosciuti. “Attraverso i loro lavori assistiamo ad un viaggio, ti ci perdi dentro questi colori e queste forme, indaghi, scopri nuove allucinazioni emotive, ne esci fuori e vuoi tornare dentro per approfondire quello stato d’animo ma vieni colto da un altro e così via ed ancora ed ancora”, così l’editor-in-chief di Gorgo. L’ approccio condotto da Alfano Boffi, Botta, offre una sintassi di combinazioni coloristiche, di esagerazioni interpretative, in altri casi di rigore grafico e astrazioni. Senza sprecare la pienezza espressiva del disegno e del colore concedono una sorta di trasformazione percettiva del soggetto. Puòtwentyfourfaces-pag2 essere paragonato a un lavoro puramente manuale, che copre un dato spazio in un dato tempo, ma può anche essere la tappa di una lunga strada: quando un pezzo è fatto è fatto, e quando la strada sarà finita l’artista si sentirà liberato della perfezione. Botta, si mostra in questi giorni al Capanno al festival Pd, dove ha animato un padiglione con “palette” di figure umane antropomorfe e di texture caleidoscopiche. Boffi ha vinto nella vallata del Tronto nelle Marche la kermesse dedicata alle arti e ai nuovi linguaggi creativi. Di Alfano si è già precedentemente detto

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