Archivi tag: Libri d’artista

VARIAZIONI SUL “LIBRO D’ARTISTA” ALL’ARCHIVIO STORICO DI LODI

Cos’è un libro d’artista a cui l’Archivio Storico di Lodi dedica una selezione di Gino Gini e Fernanda Fedi? Chiederlo è più che naturale, i media – attenti a tante estravaganze – non hanno certo faticato a farlo conoscere, neppure come esperienza artistica. Anche se poi, i libri d’artista da noi non sono mancati e con buoni risultati. Basta ricordare gli esempi dotati dai duo Abbozzo-Anelli, Grechi-Arrivabene, Valsecchi-Cotugno, Poletti-Maietti, Biasion-Cotugno, Gini-Oldani, Fedi-Oldani, Beltrami-Cotugno, Casiraghi-Cotugno, Simonetta-Caserini, De Bernardi-Anelli, Morena-Caserini, Maffi-Lajolo e, individualmente, Franco De Bernardi, Gian Franco Grechi, Marcello Chiarenza, Ugo Maffi, Teodoro Cotugno,  Luigi Maiocchi, Andrea Cesari, Fausto Pelli, Giuseppe Orsini, Piero Manzoni, Gaetano Bonelli, Luigi Novello, Aldo Milanesi, Domenica Regazzoni, Guido Oldani, William Xerra, Mario Ferrario, Angelo Savaré, Amedeo Anelli, Flavia Belò, Museo Stampa Schiavi, Giangi Pezzetti, Assoc. Mons. Quartieri, Franco Prevosti, Gigi Montico,  ecc. C’è chi ha realizzato libri d’artista per la flessibilità, chi per l’ economicità, chi mettendo d’accordo il dato manuale e la stampa industriale, chi combinando sul retro di copertina un acquarello, un’incisione o un collage, un aforismo o una poesia; chi lo ha fatto per realizzare un prodotto accessibile e chi semplicemente per sottrarsi ai meccanismi commerciali; chi lo ha adottato per una visione elitaria e chi per sperimentare forme espressive; chi mantenendo una struttura artigianale, chi avvicinandolo al prodotto industriale; chi per veicolare idee personali. Sono alcune delle caratteristiche che, di volta in volta, il libro d’artista può assumere.
Se però si vuole una definizione in senso stretto è d’obbligo prenderla da Anne Moeglin-Delcroix, autrice della Esthétiques du livre d’artiste e di “Sur le livre d’artisdte:Articles ed écrit de circostanze 1981-2005”in cui definisce i libri d’artista: “Quei libri che sono in sé opra d’arte e non strumenti di diffusione di un’opera. Questo implica che il libro non sia soltanto un semplice contenitore indifferente al contenuto: la forma-libro è parte integrante dell’espressione e della significazione dell’opera realizzata attraverso il libro stesso”.
I libri d’artista non si trovano in libreria. Realizzati di preferenza manualmente, con tecniche e materiali poveri, hanno tiratura limitata, in qualche caso unica, abbinano disegni, acquerelli, interventi di grafica a testi e poesie. I percorsi che portano alla loro realizzazione possono essere i più disparati, moderni e tradizionali, pratici e intellettuali. Lo si vedrà alla esposizione che Gino Gini e Fernanda Fedi, titolari dell’Archivio Libri d’Artista di Milano presenteranno all’Archivio Storico di Lodi, fornendo esempi anche di come il libro d’artista può essere realizzato con tipologie diverse (libri-oggetto, libri fisarmonica, libri monotipo, libri box, libri preziosi, minilibri, libri maxi), da sfiorare la sfera della percezione visiva quanto di quella tattile.
Negli ultimi lavori la Fedi impagina grafemi antropologici, combina concettualismi e incantamenti grafici, mentre Gini persegue la sua diversificazione del linguaggio attraverso immagini e scritti, piani e tipologie tecniche in chiave di poesia visiva.
I due artisti saranno all’Archivio Storico dal 16 al 30 settembre. L’evento è procurato da Archivi-Amo, Kamen’ e Amici del Nebiolo. All’inaugurazione (sabato 16 settembre, ore 17) assicureranno il proprio contributo Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli. Sarà inoltre presentato il nuovo libro di Fedi e Gini delle Edizioni Piccolo di Livorno.

 

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Libri d’Artista, una antologica di Fernanda Fedi e Gino Gini all’Archivio Storico di Lodi

L’iniziativa promossa da Kamen’, Associazione Archivi-Amo, Amici del Nebiolo
L’inaugurazione a settembre (sabato 16 ore 17) con le presentazioni
di Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli

I libri, o più esattamente l’editoria libraria, appartengono ai secoli della modernità. Ma per dirla semplificando Cesare De Michelis, direttore della rivista “Studi novecenteschi” e collaboratore dell’inserto “Domenica” del “Sole24ore”, quella modernità si è ormai trasformata.
Per molti esperti non solo ha perso peso ma anche autorevolezza. C’è però un “filone” creativo che senza progetti prescrittivi ambisce a un primato di natura precipuamente estetica: il libro d’artista. Considerato da molti un estro fantasioso impostosi in tempi di subbugli e instabilità in cui traballano molti (troppi) libri non necessari così come anche molti prodotti dell’espressività attualistica, i libri d’artista si oppongono con le armi dell’ arte, l’ impronta diversa, la folta confluenza di circostanze alla frattura tra arte e vita
Sulla strada di Angiolieri e del Burchiello è possibile incontrare Gino Gini e Fernanda Fedi, due meneghini uniti nella vita e nell’arte, che non perdono occasione di creare libri d’artista dominati di volta in volta dall’elegia o dal pensiero filosofico o dal frammento iconico-ideogrammatico-scritturale-pittorico, che prendono per la gola raffinati collezionisti.
I loro nomi sono affermati a livello europeo, posizionati in modo autonomo, senza eccedere a snobismi né a consumismi. Noti lo sono anche ai sudmilanesi e ai lodigiani per avere animato con esposizioni a Cascina Roma a San Donato, “Semina Verbi” a Casalpusterlengo, “Il Viaggiatore” a Sant’Angelo Lodigiano, La Biennale d’arte a Lodi. Nella loro molteplice e varia produzione artistica l’esperienza del “Libro d’Artista” si colloca in posizione non secondaria: Gini è promotore, teorico, storico e archivista, e, insieme a Fernanda Fedi, ha realizzato a Milano l’unico Archivio Nazionale dei libri d’Artista. (Archivio 66. Libri d’Artista). In oltre una cinquantina d’anni ù stato raccolto e catalogato più di un migliaio di libri di tipologie tecniche diverse: libri-oggetto, libri fisarmonica, libri monotipo, libri box libri preziosi, minilibri.
Negli ultimi “Libri d’Artista” prodotti direttamente, la Fedi sviluppa frammenti dai significati antropologici. Orienta forme visive impaginate di grafemi, in cui l’occhio coglie richiami sacrali, magici e rituali in un fitto combinarsi di concettualismo e di incantamenti grafici. Non diversamente la riflessione suggerita da Gini, che sviluppa una diversificazione del linguaggio attraverso lo svolgimento del possibile. In “contrappunto” una pluralità di immagini e scritti di accompagnamento, di piani e tipologie tecniche che conferiscono peculiarità in chiave di poesia visiva.
Fedi e Gini saranno coi loro libri d’artista all’Archivio Storico di Lodi in via Fissiraga dal 16 al 30 settembre con una “Antologica” destinata a documentare la produzione tra il 1974 e il 2017. L’evento è procurato dalla collaborazione congiunta della Associazione Archivi-Amo, della rivista semestrale Kamen’ e della Associazione culturale Amici del Nebiolo di Tavazzano. All’inaugurazione, già in calendario per le 17 di sabato 16 settembre, porteranno il loro contributo Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli. In tale occasione verrà presentato il nuovo libro d’artista realizzato dalla Fedi e da Gini, pubblicato dalle Edizioni Piccolo di Livorno nella collana “Memorie d’artista”.

 

 

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FRANCO DE BERNARDI, VARIAZIONI SUL TEMA…

DSC01151Si è inaugurata sabato allo spazio di via Milano a Ponte di Legno, con una prolusione del critico Amedeo Anelli, la personale dell’artista informale Franco De Bernardi. A far cornice con gli esponenti della municipalità un gruppo di poeti e artisti locali e un nutrito pubblico, che ha manifestato interesse agli elementi (o principi) cardine con cui l’artista opera, esposti con viva oratoria e agile analisi dal direttore di Kamen’.
 “Carte e libri d’artista”- questo il titolo della mostra – raccoglie poco più di una ventina tra tempere, collages, gessetti policromi, carte catramate, libri d’artista, è una esposizione sobria, senza eccessi, che regala variabili creative da costituire un test del modus operandi dell’artista. La “condotta tecnica” del De Bernardi sottrae la forma ad ogni richiamo dell’imitazione; è rivolta a rendere percepibile non un effetto da riproduzione ma un effetto sensibile ed emozionale da implicare una visione della vita del sentimento. Lo stesso ricorso che fa a carte patinate, carte incatramate, pigmenti, tempere, collages, pastellati, è indicativo di una rottura linguistica e concettuale rispetto alle sistematicità della tradizione. L’artista opera sui procedimenti e sui materiali, le soluzioni scaturiscono da una miscela variabile di processo, caso e progetto. E’ una tecnica che trascende dall’imitazione, che raggiunge, per così dire, effetti pittorici nell’astrazione. Con esiti di libertà espressiva segnata da una crescente autonomia individuale, fuori da qualsiasi ortodossia delle procedure e dei materiali. In diverse occasioni i risultati formali raggiunti si sono definiti in modi differenti e disuguali : trasformazione sensoria, energia magmatica, simbiosi materico-metafisica. Il “montaggio” della nuova presentazione sembra meno illusionistico. Richiama considerazione più sugli aspetti che esaltano, come essenza del fare artistico, la tecnica, a identificarsi non con l’oggetto ma con l’esperienza. Mettendo a frutto una manualità specializzata e istruita l’artista assume la materialità e la fisicità del processo creativo includendovi attribuzioni “di pensiero” (Anelli). Alle pareti sono opere non inquietanti, frutto di un costante esercizio della mente e della mano. Simboleggiano una esperienza soggettiva avviata da un trentennio e più ; comunicano idee, sensibilità, emozioni, esiti di individualità e intensità d’espressione. Offrono un significativo concentrato di effetti e di suggestioni visive.

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Franco De Bernardi a Ponte di Legno / Quel che crediamo di vedere

DSC00411 5 DSC04800 DSC08131“La verità è che non si può dire nulla riguardo a ciò che nasce sotto la propria mano. Spesso il risultato è una sorpresa che oltrepassa l’intendimento”, così Franco De Bernardi a proposito della origine della sua pittura. I suoi sono interventi pittorici che possono essere “letti” in modi diversi: come fermenti di emozioni, procedimenti e percezioni o anche versioni di pura abilità manuale eccetera. Dire qualcosa di nuovo e di veramente diverso di quanto sia già stato detto e scritto di lui e della sua arte è pertanto difficile. Un supplemento può venire da Carte e libri d’artista, la mostra personale con cui dal 6 al 16 agosto p.v. a Ponte di Legno il pittore si presenta al pubblico della importante stazione turistica, introdotto da Amedeo Anelli. Allo spazio comunale di via Milano l’artista lodigiano mette in mostra una serie di lavori su carta patinata e colori a tempera dei primi anni Duemila, alcuni collages realizzati nel triennio 1986-89, un gruppo di gessetti policromi su carte catramate del 2004-2005 e, piatto forte, un gruppo di libri d’artista realizzati su vetro di recente fattura. Una selezione che oltre che offrire un campionario di variabilità creativa  fornisce una prova delle sue qualità artistiche sottratte alla dittatura dell’immagine, indicative di un modus operandi , attraverso la manipolazione di materiali con un intento precipuamente estetico. Intervenendo con azione gestuale su vetri e carte speciali trattate con azione, De Bernardi rende possibile dilatazioni di effetti luminosi e contrasti attraverso una pluralità di linguaggi e metodi, processi e sostanze, che gli hanno fatto conquistare una posizione di assoluto prestigio nel panorama artistico lodigiano e in un territorio più vasto. La sua è un’esperienza singolare, in cui si compendiano tecniche, materiali, procedure, sperimentazioni, un unicum estraneo alla tradizione formale figurale. Che lega l’espressione a qualcosa di “sfuggente”: attrazione, percezione, sensazione o intuizione. A un “qualcosa” che si può chiamare in modi diversi: certamente effetto di luce, forza generatrice, energia magmatica, simbiosi cosmica, materica, metafisica, eccetera. Un risultato, in ogni caso, di laboratorio, dove la tecnica si avvicina alla scrittura automatica e lo “sfumato” (delle tamponature) si approssima alla ricercatezza e alle attribuzioni di pensiero. Aldo Caserini

Carte e Libri d’Artista – Mostra personale di Franco De Bernardi – a c. di Amedeo Anelli – Comune di Ponte di Legno, via Milano 35 – Dal 6 al 16 agosto – Orari: feriali dalle 10 alle 12, dalle 16,30 alle 19,30; festivi dalle 10 alle 12, dalle 16 alle 19,30

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ALESSANDRA ANGELINI, “IL GIARDINO APERTO”

alessandra-angelini-tra-le-sue-opere-in-blu-260x391Nell’ambito delle manifestazioni di Expo 2015, la Biblioteca Nazionale Braidense e l’Associazione i Cento Amici del Libro, hanno realizzato una mostra dedicata alla storia dei giardini in Europa, dal ‘400 ad oggi. All’idea è collegata la realizzazione da parte di Alessandra Angelini di un libro d’artista, ” Il giardino  aperto”.
Attingendo al ricco patrimonio bibliografico della Braidense, in particolare alla sezione di botanica del medico naturalista e poeta  Albrecht von Haller (1708-1777)  sono proposte all’attenzione dei visitatori un centinaio di opere.
l giardino aperto” della Angelini è frutto invece dell’incontro tra l’artista e lo scrittore e storico dei giardini Paolo Cottini, e racconta del giardino di Vico Morcote nel Canton Ticino, che Sir Peter Smithers progettò, costruì e curò negli ultimi vent’anni della sua esistenza. In seguito ad una analisi dei testi di Cottini, che aveva frequentato Sir Peter Smithers  e visitato più volte il giardino di Morcote,  l’Angelini ha composto una serie di  grafiche, disegni e chine, fotografie e computerizzazioni rappresentative delle fasi preparatorie ed esecutive, esplicative del percorso creativo dei libri esposti in compagnia del proprio libro d’artista.
Per la sua realizzazione il grafico ha utilizzato matrici polimeriche e  xilografie a secco, lavorate tecniche e linguaggi in grado di esprimere simbolicamente lo stretto legame con il giardino, inteso come luogo naturale e metafora della vita. L’ibridazione raggiunta tra segno grafico, fotografia, disegni ha permesso di cogliere sul piano espressivo risultati di estrema suggestione. Il ricorso a xilografie a secco, è stato pensato dall’autrice  come memoria della matericità della natura,  ma anche per conferire ritmo compositivo al lavoro.
Il colore, bianco e verde delle pagine e dei testi segna i passaggi affrontati dall’Angelini che ha inteso dare alla propria fatica un carattere preciso. Per dirlo con lei stessa, “in sospensione tra l’immaginario e il reale, come simbolo delle trasformazioni che avvengono in natura, dalla nascita di un germoglio alla sua fine; un percorso che non si limita alla vita del fiore o della pianta maallude al viaggio dell’uomo sulla terra”.

 

 

 

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“MAPPE DI VIAGGIO” di Gino Gini e Fernanda Fedi

 

Fernanda Fedi e Gino Gini in una fotografia di Chiara Luxardo

Fernanda Fedi e Gino Gini in una fotografia di Chiara Luxardo


“Mappe di Viaggio” (Travel Maps), curato dalla storica dell’arte contemporanea Elisabetta Longari con traduzione in inglese di Jacky Morgan è una monografia-catalogo bilingue, arricchita da“vivaci” e documentali immagini fotografiche di Chiara Luxardo e Claude Renoud, che la Biblioteca Braidense di Milano in collaborazione col Ministero dei beni e delle attività culturali ha realizzato in accompagnamento all’antologica dedicata a Fernanda Fedi e Gino Gini per i cinquant’anni (1974-2014) di attività artistica svolta in contiguità tra scrittura, pittura, arti visive e collezione, coltivando con spirito multiplo la passione per il libro d’artista.

F.FEDI: 100 croci, 100 parole, 100 pensieri -Libro oggetto, 32x43x5. Contdenitore in legno con pittura, collage, scritture su 100 piccole pagine

F.FEDI: 100 croci, 100 parole, 100 pensieri -Libro oggetto, 32x43x5. Contdenitore in legno con pittura, collage, scritture su 100 piccole pagine

Il saggio della Longari sulla “metafora del libro come archetipo del mondo” e il suo “intramontabile potere nel mondo presente”, è posto sotto l’ incipit del poeta francese Edmond Jabès (1912 – 1991):”La parola per lo più mente. Il libro mai”. Ovviamente non pensava ai libri d’artista, sia pure anch’essi siano “un deposito di immagini sempre attingibiil”. Questi lavori particolari, che si presentano in numero limitato, sono realizzati con tecniche e materiali normalmente poveri ( ma all’occorrenza anche ricchi), abbinati a testi e poesie o a frammenti di pensiero a loro volta collegati a disegni, acquerelli, interventi di grafica. Non mancano percorsi intuitivi tra i più diversi, moderni e tradizionali, pratici e intellettuali. Come in certi esemplari. La Fedi e Gini sono comunque, due artisti assai attenti alle forme del linguaggio e alle scelte di contenuto. “Visivamente” lo avvalorano le 134 immagini catalogate e che portano l’occhio oltre che sulla qualità delle realizzazioni singole sulla diversità di messa in opera: libri monocopia, libri oggetto, libri xerox, libri a cassetta, libri “preziosi”, libri fronte pagina, libri fisarmonica, livres croisées, libres pouvres, minilibti, libri d’arte postali eccetera. Ricco è a sua volta l’elenco dei co-autori con cui Fedi e Gini hanno condiviso la titolarità del lavoro. Tra tanti, i lodigiani Amedeo Anelli, Sandro Boccardi, Guido Oldani, Ivan Croce, Ada Negri, mentre tra gli inserti si segnalano quelli di Pessoa, Pavese, Malfuz, Varga, Wang Ying Lin, G, Neri, Koschel…

G: GINI: "Flight test", Libro oggetto, 19x16,3. 2 pagine centrali con foto, scritture e timbri. Pagina centrale a finestra con piuma. Unicum 2013. Foto di chiara Luxardo

G: GINI: “Flight test”, Libro oggetto, 19×16,3. 2 pagine centrali con foto, scritture e timbri. Pagina centrale a finestra con piuma. Unicum 2013. Foto di chiara Luxardo

La scelta delle scritture e quella dei materiali, le procedure tecniche e i richiami di contenuto tematico hanno tutte rilevanza sul risultato. Nei lavori di Fedi e Gini si rinviene l’uso di colori ad acqua, colori a tempera, colori mixati, collage, calligrafie, caratteri mobili, foto, terre d’argille (cotte), frammenti di ceramica, piume, garze, sabbia, legno, gesso, bronzo, carta giapponese, fogli acetati, serigrafie, acqueforti, disegni regolarmente in linea con le tendenze dell’arte d’oggi. Il senso di queste scelte è colto dalla Longari con sintesi:”Nelle diverse sfumature che assume il rapporto tra significante e significato in questi “libri”, svolge un ruolo importante, forzatamente, la natura del supporto adottato”,
 Specializzata in Museologia, Museografia e in Arte Terapia, la Fedi ha esposto al Gelso di Lodi nel 1979 e preso parte alla Biennale d’Arte di Lodi nel 2009, oltre ad avere partecipato a diverse edizioni di Semina Verbi e contribuito ad alcune iniziative espositive di Amedeo Anelli. Una settantina di personali definiscono il suo percorso, suddividendolo in cicli: quello dedicato all’arte Strutturale (La linea incrociata), quello Concettuale (La linea pensata –Assenza), quello detto de l’Ecriture Plastique (La linea come tachigrafia. Scrittura-Segno-Memoria). Tale pluralità di linguaggi metodi e processi è costruita su un alfabeto di segni, che si conferma approccio privilegiato per la comprensione del mondo.
Classe 1939, Gini porta avanti dal ’68 esperienze verbo-visuali che gli hanno aperto le porte della Biennale di Venezia, in cui parola, immagine e grafia si trovano affiancate. La sua arte consiste nello sviluppo di schemi logici e analitici che riguardano il linguaggio, la definizione e la natura stessa dell’arte. Mettendo sullo stesso piano parola, immagine, scrittura, proposizioni artistiche e analitiche, forma e significato, conduce una sorta di indagine autoriflessiva e tautologica che si identifica con l’opera finita, quasi sempre ricca di elementi e richiami testuali. Dalla metà degli anni ’70 Gini ha messo le sue energie nella realizzazione di libri d’artista, e, in parallelo coi diversi cicli operativi, ha centrato l’ applicazione su contenuti oggettuali, sul rapporto tra pagine e immagine, su accompagnamenti concettuali, su simboli quali il volo, il cielo, le penne, le parole. Spesso i suoi libri d’artista si trasformano in veri e propri bloc-notes o taccuini in cui lo scritto è forma e dialogo e l’inserto è un modo per ampliare e arricchire la relazione e i processi comunicativi. In ciò pare avvicinarsi a certi gruppi concettuali di formazione britannica. A settembre l’opera di Fernanda Fedi e Gino Gini verrà presentata da Amedeo Anelli al Piccolo Museo della Poesia di Piacenza.

Aldo Caserini

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GUIDO OLDANI, poesie nei libri d’artista di Fernanda Fedi e Gino Gini

Guido Oldani

Guido Oldani

Inesauribili davvero Fernanda Fedi e Gino Gini; inesauribili e carichi di giovanile entusiasmo da dare il via coi tempi che corrono a una nuova collana dell’Archivio Libri d’Artista di Milano, Le Hasard. Una scelta che già nel titolo scopre la propria arditezza, richiamando il primo libro d’artista di Stéphane Mallarmé: “Un coup de dès jamais n’abolirà le hasard” (primo modello del Novecento di Libro autonomo del poeta). l
Nei  due volumi ( formato 19×15 cm)  ai loro personali interventi (artistici) aggiungono quelli del poeta Guido Oldani, La Musica e La voce, che danno il titolo agli stessi, due composizioni che offrono la delizia di un registro poetico che rimette l’attenzione a quel Realismo terminale, che è l’approdo della poesia oldaniana degli ultimi tempi.
Stampati su torchio a mano, con caratteri mobili Novecento dall’Atelier Alma Carta di André Beuchat – una riserva parmense di appassionati di stampe, quaderni di poesia, libri d’arte ed edizioni d’arte esclusive –  in 21 copie numerate e firmate dagli autori, i due volumi offrono ai cultori del libro d’artista un motivo per godere lo straordinario legame tra arte e poesia, al quale vengono fatti partecipare anche carta (Sicari), stampa e grafica.
I numeri 1 e 2 de Le Hasard sono autentiche chicche,  che si fanno gustare per la messa in forma e per le tipologie tecniche. La collana fa parte di un progetto sulla relazione tra artista e poeta e tra questi e lo stampatore. Alla base non c’è lo scopo di illustrare la poesia bensì di far convivere l’arte e la poesia su un piano “più alto”, lasciando il punto di convergenza assolutamente libero.
Ne La Musica la poesia di Oldani prende slancio e fantasia da una buccia di mela dentro un piatto con altri avanzi e prosegue con un’umanità sgangherata, di “abitanti stretti o allentati” da sembrare “fisarmoniche incrociate”, che “l’aria più nostrana la succhiano alle ruote parcheggiate”, mentre la Fedi fa volteggiare note e scale con destrezza di mano, conferendo alla grafia dei numeri, una compattezza quasi visionaria. Lo spunto per  La Voce  è reso dal flotto di tè che dalla teiera “ scende a sorsi come un trotto/ di un cavallo che corre la sua gara” e si espande con la telefonata all’amico “in cielo” al quale risponde la segreteria:”mi spiace io non sono in casa”. Quella di Oldani è insomma una visione del mondo alla rovescia; spiega una umanità rovinata e sbilenca, svuotata, incosciente di sé, incoerente. La traccia è quella del Realismo Terminale e il registro quello satirico, moralistico, ironico, correttivo eccetera.
In parte vi si riconosce Gino Gini, che inserisce l’allegoria di una piuma d’uccello che, nel cielo sopra Milano, è alla ricerca di una “ipotesi” di volo e deve trovare la sua direzione. Se i primi due quaderni  de Le Hasard sono stati riservati alla poesia di Oldani, quelli che seguiranno sono destinati alla poesia di Amedeo Anelli e dei francesi Alain Freixe e Raphael Monticelli. Nel progetto entreranno però, con ogni probabilità anche dei poeti arabi, dei quali Fernanda Fedi e Gino Gini hanno apprezzato la profondità di pensiero.

LA MUSICA Collana “Le Hasard” – n. 1 , artista Fernanda Fedi, poeta Guido Oldani – Ed. Archivio Libri d’Artista Milano – copie 21, cm 19×15, stampa a mano su torchio Atelier Alma Charta, 2013- Prezzo € 150.00 ; LA VOCE  –  Collana “Le Hasard” – n. 2 , artista Gino Gini, poeta Guido Oldani – Ed. Archivio Libri d’Artista Milano – copie 21, cm 19×15, stampa a mano su torchio Atelier Alma Charta, 2013- Prezzo € 150.00

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I LIBRI D’ARTISTA DI FRANCO DE BERNARDI A TAVAZZANO

Franco De Bernardi nel suo studio-laboratorio di Codogno

Franco De Bernardi nel suo studio-laboratorio di Codogno

Martedì  29 ottobre, alle 21, alla Biblioteca comunale di Tavazzano con Villavesco, si parlerà di “poesia” e di “saperi”, non solo, ma anche di una produzione artistica un po’ particolare, quella di Franco De Bernardi, autore di esemplari unici di libri d’arte.  
Il libro d’arte è un risultato tutto personale – quello appunto dell’artista -, differente da quello del collezionista, del bibliofilo, del critico.  L’argomento e gli aspetti concreti collegati al libro-opera sarà affrontato in occasione dell’Autunno culturale tavazzanese  da Amedeo Anelli, che illustrerà al pubblico le caratteristiche della copiosa produzione di Franco De Bernardi.
I libri d’artista sono opere manuali, create utilizzando tecniche e materiali poveri; hanno tiratura limitata, in qualche caso unica (è il caso appunto di De Bernardi), in cui a testi e poesie sono abbinati disegni, acquerelli, interventi di grafica. Non mancano i casi in cui il libro d’artista mette in discussione lo stesso concetto di libro e di opera. Succede perché i percorsi della sua costruzione sono i più disparati, disuguali e originali, moderni o tradizionali, pratici o intellettuali.
Il libro d’artista appartiene, insieme ai vetri, alle ultime esperienze e ricerche di Franco De Bernardi. Si tratta di una scelta qualificata  che il pittore codognese ha avviato su suggerimento e in collaborazione con l’Archivio Internazionale di Milano del Libro d’Artista, curato da Fernanda Fedi e Gino Gini, esponenti storici di tale tensione.  Nella sua pratica egli mostra una predilezione per il libro “a scatola” a cui partecipano carta, legno, vetro, colle, colori a tempera ecc. Il risultato finale è sempre una copia unica, eseguita totalmente a mano, con tecnica artigianale in cui è però ben  presente la ricerca di forme espressive.
Quel che De Bernardi propone, dice Anelli è “ una visione di nuovi mondi, viatici di nuove forme nterroganti”

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