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“PIOGGIA LONTANO”/Il libro della moldava Eliza Macadan a “Contrappunti Autunno”

Scrivere  di poesia, è noto, mette sempre un po’ a disagio: i poeti sono un esercito, la loro produzione troppo complicata o troppo elementare, le pubblicazioni selezionate quasi sempre limitate a un ristretto numero di personalità dominanti, le interpretazioni anche, benché negli ultimi tempi qualcosa sembra cambiare.

Pioggia lontano ( Quaderni di poesia “La città ideale”, editrice Archinto, 2017, € 12) della scrittrice-traduttrice moldava Eliza Macadan può far credere già nel titolo a una svista o inesattezza. E’ una “disunione”  precisa in premessa Amedeo Anelli. Inevitabile dal momento che la raccolta esce da una realtà  prismatica di rifrazioni e riflessi,  fatta di schegge e pezzi di accadimenti e di esperienze, di cose e di fatti che fanno immaginare “una esigenza insoddisfatta di risposte” che sbarrano una comunicazione unitaria di senso.

Conosciuta per composizioni in italiano, rumeno e francese la Macadan ha raccolto un discreto interesse dalla critica con “Passi passati”(Jocker, 2016), “Anestesia delle nevi” (La Vita felice, 2015), “Il cane borghese” (La Vita felice, 2013) e trovato risalto sulla rivista Kamen’ di Amedeo Anelli e sul blog di Rai New.

Al suo mondo non si accede se non percorrendo lo spazio che le parole dispiegano attorno a sé nella forma della prossimità o della distanza delle cose, nella Bucarest del post comunismo emblema di indigenza e di decadimento.  Anelli indaga questo dis-locare, raggiungendo un orientamento e una direzione. Il valore simbolico in cui è racchiudo il senso è rintracciato nella localizzazione puntuale della soggettività dell’ordine sensoriale e di quello razionale, sorgente dei “versi secchi e taglienti” e della modalità particolare di comunicare un  “senso corroso”  trattenuto “alla superficie delle cose e degli atti”.

Quella della Marcadan non è una “poesia di lamento”, di “disillusione” o “smarrimento”, bensì di richiami; raccoglie una proliferazione di immagini che esprimono ansia di pienezza e di vita. Nella nota critica a Pioggia lontano il modenese Alberto Bertoni, docente di Letteratura italiana contemporanea all’università di Bologna – anche lui come Anelli poeta -, coglie dell’opera la significativa “autonomia”: una capacità di creare metafore e modi di dire “del tutto nuovi” in uno stile tutto proprio, “non apparentabile”, con cui “architetta perfettamente immagine e percezione”, liberando il canto dall’imperialismo del significante lasciando libere le parole.

Pioggia lontano, sarà il prossimo novembre presentata, con l’intervento dell’autrice, a Contrappunti d’Autunno a Tavazzano con Villavesco, grazie agli Amici del Nebiolo. Amedeo Anelli, coordinatore del programma di ON FA L’OS” – piccolo presidio poetico, intratterrà l’uditorio sulla “ricchezza di richiami”, gli anfratti e i nascondimenti della Macadan, una poetessa che non teme di mettere nell’ incipit di uno dei suoi versi: “Corro da sola / la maratona della poesia”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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AMEDEO ANELLI E I POETI D’EUROPA

tempi-deuropa-140053Per abitudine, quando si parla di Poesia e si rimanda all’Europa come “anima” delle sue ragioni, a quale modello si  pensa?
A quello di mezzo secolo fa, evocato dal Muro di Berlino e dai vopos, del tradimento delle radici, degli improvvisi scarti di linguaggio, gusto, ide-ologia, morale; della importazione di mo-delli americani, della contaminazione che fa parte del gioco poliedrico della nostra identità?  A quello  della cultura consumistica e della “quantità” o a quello delle stagioni che hanno avuto per centralità modelli di culto precedenti a Baudelaire, iniziatore della poesia della contaminazione?
Oggi la poesia vive una condizione particolare. Gli esperti la  chiamano “ fase di passaggio”. Verrebbe da crederci, se questo “movimento” o trasmigrare (verso chi o cosa?) non avesse  tempi biblici. Non durasse ininterrottamente da decenni. Da aver procurato quel caos che la poesia vive dopo il suo distacco dal reale. Più semplicemente, dopo l’assunzione di posizioni d’avanguardia. Quelle che gli studiosi chiamano tradizione petrarchista, classicismo mitomodernista, Ermetismo  “Post ermetismo”, decantazioni neomorfiche o simboliste di canoni e anticanoni ecc.. Un disordine di percorsi, variazioni, nostalgie, contaminazioni, codici, frammentarismi che ha fatto venire a mancare anche gli strumenti critici per padroneggiare l’orizzonte culturale e antropologico. Attualmente si naviga tra categorie estetiche diverse, libere di stabilire regole a propria misura e piacimento (come già nelle arti figurative).
Sulla poesia “europea” o così detta, tra antologie e saggi negli ultimi decenni sono usciti centinai di libri, che è quasi impossibile citarli. Se poi si aggiungono le collane editoriali e le perle rappresentate dalle riviste specialistiche, è facile cadere in gravi dimenticanze, che potrebbero comunque svelare autentiche sorprese.
Che tanta attenzione sia valsa a dare sistematizzazione a tante scritture e a tanti poeti non ne siamo sicuri. Anche perché ogni storico, ogni saggista, ogni compilatore pare più interessato a differenziarsi dal suo predecessore, attraverso l’inclusione e l’esclusione di poeti,  a creare concordanze e discordanze spesso insanabili, anziché esplorare gli elementi comuni che si estendono al di qua e al di là delle soglie geografiche e del tempo.
Tempi d’Europa, antologia poetica di autori di 28 paesi diversi a cura di Lino Angiuli e Milica Marinkovic, edita da La Vita Felice con una introduzione di Amedeo Anelli – uno studioso particolarmente dedito alla riscoperta e a mettere a confronto le nuove voci con quelle passate della poesia europea e i loro autori di riferimento, a ricostruirne tracce, contatti, canoni comuni e di formazione -, è una antologia di 42 versificatori. Ha come base la semplice osservazione (dei due curatori), che all’Europa affinché “possa prendere il largo” non basta l’unità politica, la moneta, la legislazione,  ma occorre “tenere nella stiva quel patrimonio che in una parola chiamiamo arte e cultura o letteratura o poesia”. Ma il compito di trovare il comun denominatore  a tante sensibilità, tante storie individuali, tante tradizioni, tante lingue è toccato ad Amedeo Anelli nel saggio introduttivo  che riconosce “gli intrecci, i prestiti, i conflitti, le tradizioni, i travasi, la qualità millenaria di alcune letterature, anche di piccole consistenze numeriche, il dialogismo, i continui passaggi di testimone, i bisogni di una tradizione rispetto a un’altra” e  quanto, insomma, rende non “più possibile il sostare in un ambito linguistico nazionale, sia nella storiografia sia creativamente”.
Nella nota il critico Anelli coglie una comune “vitalità di lingue e dialetti”,  per cui  “possiamo parlare a pieno titolo di poeti europei di lingua tedesca, come di poeti europei in siciliano”. Tempi d’Europa è una raccolta che si muove secondo l’auspicio “di una rinnovata percezione delle cose e delle comunità”.  In 140 pagine Tempi d’Europa fornisce – da Montale a Margherita Rimi -,  un assaggio di firme rilevanti e di nomi poco noti, qualcuno dei quali mai tradotto prima in italiano, alcuni fatti conoscere attraverso  Kamen’.

 

Tempi d’Europa. Antologia poetica internazionale. Prefazione di Amedeo Anelli. A cura di Lino Angiuli e Milica Marinkovic – Editore La vita felice – pagg. 136, ottobre 2013 –  €15,00

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