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A KAMEN’ LA MENZIONE DEI BENI CULTURALI COME RIVISTA DI ALTO VALORE CULTURALE

E’ prossimo alla chiusura in tipografia e alla distribuzione in libreria il numero doppio( 56/57) di Kamen’con cui la rivista entrerà nel trentesimo anno di vita  con la direzione del codognese Amedeo Anelli.  Intanto si apprende che la rivista ha ricevuto dal Ministero dei beni Culturali, la menzione (senza apporto economico) come rivista di “alto valore culturale”. Complimenti.

Anche il nuovo  numero – edito da Libreria Ticinum Editore di Voghera -, è organizzato in tre sezioni: una dedicata a Giuseppe Baretti, le altre alla poesia dello sloveno Miklavž Komelj e all’attività di giornalista e scrittore di Roberto Bartolini.

Centrale quella dedicata a Giuseppe Baretti (1719-1789) e curata da Amedeo Anelli, che segue quella sul n. 54 a cura di Elvio Guagnini interamente dedicata  alla “Frusta letteraria” e al tema del viaggio. Nel numero in uscita i lettori troveranno ordinati gli atti dell’incontro di studi tenutosi all’Università di Ultrecht e curati dalla studiosa Daniela Marcheschi e da Gabriele Cascio docente di letteratura e traduttologia, nonché direttore del progetto dell’Osservatorio di Studi danteschi presso l’ateneo olandese.

La particolare attenzione riservata da Kamen’ a Giuseppe Baretti consegue all’adesione della rivista al Comitato nazionale per le celebrazioni del tricentenario della nascita dell’intellettuale.

I nuovi contributi di studi collazionano oltre gli atti del convegno olandese una introduzione di Amedeo Anelli su Giuseppe Baretti intellettuale europeo, i saggi di Daniela Marcheschi, Giuseppe Baretti: un classico come prisma per rileggere la letteratura, e di Gandolfo Cascio, «More virility of Thought and Vigour of Stile than any other Poem antient or modern»: Baretti patrono di Dante.

La sezione di Poesia è intitolata al poeta Miklavž Komelj; è in tre lingue, sloveno, italiano e spagnolo e contiene una scelta in gran parte inedita di sue poesie.

Studioso di Storia dell’Arte all’Università di Lubiana Komelj si dedica da sempre alla poesia ed ha pubblicato una serie di raccolte poetiche:: La luce del delfino, L’ambra del tempo, La rugiada, L’ippodromo eccetera. E’ inoltre autore del saggio La necessità della poesia  e traduttore in sloveno didi Pessoa, Neruda, Pasolini.

La sezione di Umorismo dedicata a Roberto Barbolini contiene il suo saggio Il Tovagliolo di Formaggino. Quando ridere è volare da una torre e un nutrito numero di racconti brevi ed altri scritti  inediti. Nato a Formigine (Mo) nel 1951, laureato a Bologna in Estetica con Luciano Anceschi, ha attaccato come saggista con Il silenzio capovolto prefato da Anceschi. Ha collaborato a “il Verri”, «Paragone» , «D’Ars», «Il Terzo Occhio». Come giornalista ha lavorato al «Giornale» di  Montanelli, Attualmente collabora a «QN-Quotidiano Nazionale» e scrive saggi, con attenzione al romanzo gotico, al fantastico e al poliziesco).

Aldo Caserini

 

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Traduzioni: “L’ Alphabet du monde” di Amedeo Anelli

La situazione della poesia nel nuovo millennio è particolare, procurata dalla assenza di poetiche “impegnate” o militanti, e non perché manchino problemi e occasioni da capire o tradurre in una cornice poeticamente adatta a recepire quanto avviene nel mondo, nella società, nella cornice ambientale, singolare e collettiva,  da rifletterne il mutamento e dare spazio in versi ai dubbi, alle idee, alla costruzione di apporti e a nuove visioni. L’impressione, parliamo in generale, è difficile da rubricare anche perché è difficile, col disimpegno della critica,  considerare qualità e importanza letteraria circolante. Ognuno cerca di fare storia a sé. Ed è forse qui che andrebbe cercata la frattura epocale della poesia, ridotta a “casi singoli”, da farle perdere la sua forza di persuasione.

L’Alphabet du monde oltre essere il nuovo titolo del libro di poesie di Amedeo Anelli pubblicato dalle Edition du Cigne  (Parigi, giugno, 2020, € 10), inseriscono l’autore lodigiano in una “collection” di scrittori spagnoli, colombiani, irakeni,  brasiliani, islandesi, canadesi, messicani, statunitensi ecc. Non un generico mondo di poetanti, ma una selezione di autori attenti alle insidie che vengono da certe banalità sentimentali o dall’inventare un linguaggio che già c’è (da tempo).

Quella portata a compimento da Irène Irène Dubœuf è la seconda traduzione in francese della poesia di Anelli. Fa seguito a Neige pensée,pubblicato dalle edizioni Ticinum qualche mese fa con in copertina un’opera di Gino Gini, autore ben noto ai lodigiani, mentre la nuova “couverture” – Virus musical n.35 – è stata creata da sua moglie Fernanda Fedi, due apporti che si coniugano perfettamente con la costruzione poetica del direttore di Kamen’.

Poeta e critica letteraria la  Dubœuf oltre al avere tradotto Amedeo Anelli, ha fatto conoscere ai francesi altri poeti italiani, noti ai lodigiani: l’estroverso Luigi Carotenuto (uno che legge e scrive per “sopportare la vita”), la dolente, nel linguaggio, Margherita Rimi ( presentata da Oldani nella collana di poesia di Mursia, poeta originale che rielabora il linguaggio dei minori espressione di esperienze traumatiche), Massimo Silvotti ( poeta piacentino, creatore del Piccolo Museo della Poesia) ha premesso alle cinquanta paginette di versi raccolti ne L’Alphabet du monde, suddivisi in due sezioni – Contrapunctus, diciotto testi in omaggio all’arte della fuga di Jean Sébastien Bach, già usciti per LietoColle una decina di anni fa e  L’Alphabet, una quindicina di dedicazioni a conoscenti (Rimi, Cesari, Mazzon, Fedi, Gini, Conti, Angiuli, gli Amici lodigiani) e al fratello Guido defunto, che conferiscono una curvatura di affetti e simpatie ai versi del codognese.

Il  fresco volume mette di nuovo in luce le qualità della Dubœuf traduttrice, attenta  nell’ essere “la plus proche possibile” all’autore, alle strutture della sua scrittura e fedele nel restituire “la tonalità et la dimension rythmique”.

Preposizioni quali la natura, le stagioni, la terra, il futuro creano un confronto con l’uomo, la vita, il presente e il passato, garantendo rapide illuminazioni che proiettano il dialogo oltre le percezioni autobiografiche. La Dubœuf interpreta tutto in modo convincente, acuto e sottile, ne interpreta con freschezza e convinzione la tradizione e la filosofia. Il suo è sostanzialmente un invito alla buona lettura e a collezionare l’opera.

Aldo Caserini

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“Fernanda Fedi e Gino Gini”, presentato al Castello Sforzesco di MIlano

Fernanda Fedi e Gino Gini in una fotografia di Chiara Luxardo

Nuova presentazione per il libro d’arte”Fernanda Fedi – Gino Gini” edito a Livorno da Roberto Piccolo. La pubblicazione, tirata in 200 esemplari, di cui 170 con numerazione araba e 30 con numerazione romana, firmati dai due artisti e contenenti un’opera originale su papiro (Fedi) e una su cartoncino (Gini) era stata illustrata la prima volta nel settembre scorso da Amedeo Anelli direttore di Kamen’ all’Archivio Storico di Lodi in occasione della mostra “Mappe di viaggio”. Viene ora riproposta il 17 novembre prossimo al Castello Sforzesco di Milano durante Bookcity Milano 2017 in un incontro tra  Sergio Graffi direttore della Biblioteca d’Arte del Castello Sforzesco di Milano, Amedeo Anelli, critico d’arte e poeta, Roberto Peccolo, gallerista editore di Livorno e Fernanda Fedi e Gino Gini, artisti, l’una affascinata dal Rongorongo, una forma di scrittura arcaica usata nell’isola di Pasqua, non ancora decodificata, l’altro, autore di una ventina di ‘Proposizioni sulla Scrittura’.
Alla base dei propri interventi artistici la Fedi esprime la convinzione “ che la scrittura dei primordi, non ancora decodificata, nel suo mistero, possa non solo testimoniare bensì trasmettere idee/concetti attraverso segni/forme e che “la non traducibilità’ sia la vera ‘fenomenologia’ della comunicazione”. Venti, le “proposizioni” (enunciazioni, concetti), individuati da Gino Gini per la scrittura, in cui manifesta valori interconnessi e presenta una spiccata inclinazione diaristica-archivistica “dalla parte della scrittura”: “Memoria della scrittura. Nuova Scrittura. Scrittura creativa. Ultima Scrittura. Scrittura arcaica. Scrittura originale. Scrittura attiva. Scrittura alternativa, ecc…”. La raccolta che svela come le proposizioni “proposte” riflettono contenuti relativi, concessivi, subordinati, coordinati, oggettivi, importanti, marginali ecc.
Se i libri d’artista della Fedi, prendono spesso spunto o sono dedicati a scrittori, poeti, pensatori (Borges, Pessoa, Pavese…), quelli di Gini si affidano a proposizioni diverse di scrittura, seguono – per usare una espressione di Elisabetta Longari – “il dettato di urgenze di carattere personale e di ordine riflessivo e concettuale”.Ne parlerà, lo stesso Gini domenica 19 a Milano, alle 11 alla Galleria Libreria Derbylius, in occasione della mostra “Poesia visiva Libri d’artista dagli anni Settanta al contemporaneo affrontando il tema della “Evoluzione della Poesia Visiva nel Libro d’Artista”, una iniziativa dedicata alla libraia Carla Roncato di Gorgonzola, titolare (mancata a settembre) della Derbylius specializzata nel rapporto tra scrittura e arte.

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La poesia europea al “Presidio poetico” di Tavazzano con Villavesco

Dopo TEMPI D’EUROPA e AAA EUROPA CERCASI , il progetto curato da Lino Angiuli per “La Vita Felice” si è esaurito con LUOGHI D’EUROPA affidato a una prefazione di Daniele Maria Pegorari, docente di letteratura a Bari e direttore di numerose riviste letterarie e di filologia.
Le antologie della casa milanese di via Lazzaro Palazzi, hanno consegnato al direttore di Kamen’ lo spunto per dare disegno a Contrappunti d’Autunno 2017, traducendo la presentazione in un incontro alla Biblioteca di Tavazzano rivolto a perlustrando i percorsi della poesia europea con l’obiettivo di individuare in essa una voce unica e attuale. Dopo un incontro preliminare sui grandi poeti russi del Novecento (Blok, Majakovskij, Gumilëv, Achmatova, Cvetaeva, Pasternak, Mandel’štam, Chlebnikov, Esenin, ecc.) l’architettura del progetto prende slancio martedì prossimo con gli autori di Tempi d’Europa, di quelli in parallelo partecipi di AAA Europa Cercasi e di quelli segnalati da Daniela Marcheschi e inseriti in Luoghi d’Europa.
L’ allestimento critico e informativo di Anelli, è risaputo, promuove da anni una poesia non performativa ma integrante della contemporaneità; rimbalzata da un carattere di “coralità” che coinvolge idiomi ufficiali, minoritari e dialetti, che tengono   insieme tradizioni e stili e reggono d’accordo sensibilità, storie individuali e collettive, attraverso sintassi, metafore, simbologie ecc. Una posizione quella del critico lodigiano che oltre a individuare connessioni equipaggia la conoscenza con la “dimensione plurale, dialogica e plurilinguistica”. Richiamando, nello stesso tempo. l’ assioma esplicitato di uno dei massimi critici e filologi mondiali, Erich Auerbach

Amedeo Anelli

, iniziatore della cosiddetta critica stilistica:”il pensiero” non può avere “nazionalità”.
Nel trittico de La Vita Felice si possono scoprire insieme poesie in lingua vora, cimbra, francone, croata-molisana e ladina ecc., opere di poeti maltesi, italiani, cechi, inglesi, finlandesi e ungheresi, e poi ancora slovacchi, napoletani, neogreci, rumeni, spagnoli, inglesi, tedeschi, portoghesi, eccetera, un vero e proprio caleidoscopio di suoni, etimi, accenti che ibrida lingue madri con lingue parziali o altre lingue nazionali. Il “desiderio ispiratore” è lo sconfinamento, la spinta a mettersi nei panni culturali altrui, a cominciare da quelli simbolici e linguistici.
Martedì 17 ottobre, alle 21 alla Biblioteca di Tavazzano, Amedeo Anelli tirerà il filo di tanta produzione, accompagnando la varietà delle poetiche, degli stili e dei linguaggi con un apparato critico-informativo rivolto a fare breccia nella dura cortina dell’attuale “produzione poetica”. A novembre seguiranno poi la presentazione dell’ antologia “Maremare”, pubblicato da Adda Editore, con la partecipazione di Daniela Marcheschi, autrice della prefazione e l’incontro con Eliza Macadan e la presentazione di “Pioggia lontano” edito da Archinto con la prefazione di Amedeo Anelli

 

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“PIOGGIA LONTANO”/Il libro della moldava Eliza Macadan a “Contrappunti Autunno”

Scrivere  di poesia, è noto, mette sempre un po’ a disagio: i poeti sono un esercito, la loro produzione troppo complicata o troppo elementare, le pubblicazioni selezionate quasi sempre limitate a un ristretto numero di personalità dominanti, le interpretazioni anche, benché negli ultimi tempi qualcosa sembra cambiare.

Pioggia lontano ( Quaderni di poesia “La città ideale”, editrice Archinto, 2017, € 12) della scrittrice-traduttrice moldava Eliza Macadan può far credere già nel titolo a una svista o inesattezza. E’ una “disunione”  precisa in premessa Amedeo Anelli. Inevitabile dal momento che la raccolta esce da una realtà  prismatica di rifrazioni e riflessi,  fatta di schegge e pezzi di accadimenti e di esperienze, di cose e di fatti che fanno immaginare “una esigenza insoddisfatta di risposte” che sbarrano una comunicazione unitaria di senso.

Conosciuta per composizioni in italiano, rumeno e francese la Macadan ha raccolto un discreto interesse dalla critica con “Passi passati”(Jocker, 2016), “Anestesia delle nevi” (La Vita felice, 2015), “Il cane borghese” (La Vita felice, 2013) e trovato risalto sulla rivista Kamen’ di Amedeo Anelli e sul blog di Rai New.

Al suo mondo non si accede se non percorrendo lo spazio che le parole dispiegano attorno a sé nella forma della prossimità o della distanza delle cose, nella Bucarest del post comunismo emblema di indigenza e di decadimento.  Anelli indaga questo dis-locare, raggiungendo un orientamento e una direzione. Il valore simbolico in cui è racchiudo il senso è rintracciato nella localizzazione puntuale della soggettività dell’ordine sensoriale e di quello razionale, sorgente dei “versi secchi e taglienti” e della modalità particolare di comunicare un  “senso corroso”  trattenuto “alla superficie delle cose e degli atti”.

Quella della Marcadan non è una “poesia di lamento”, di “disillusione” o “smarrimento”, bensì di richiami; raccoglie una proliferazione di immagini che esprimono ansia di pienezza e di vita. Nella nota critica a Pioggia lontano il modenese Alberto Bertoni, docente di Letteratura italiana contemporanea all’università di Bologna – anche lui come Anelli poeta -, coglie dell’opera la significativa “autonomia”: una capacità di creare metafore e modi di dire “del tutto nuovi” in uno stile tutto proprio, “non apparentabile”, con cui “architetta perfettamente immagine e percezione”, liberando il canto dall’imperialismo del significante lasciando libere le parole.

Pioggia lontano, sarà il prossimo novembre presentata, con l’intervento dell’autrice, a Contrappunti d’Autunno a Tavazzano con Villavesco, grazie agli Amici del Nebiolo. Amedeo Anelli, coordinatore del programma di ON FA L’OS” – piccolo presidio poetico, intratterrà l’uditorio sulla “ricchezza di richiami”, gli anfratti e i nascondimenti della Macadan, una poetessa che non teme di mettere nell’ incipit di uno dei suoi versi: “Corro da sola / la maratona della poesia”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Libri d’Artista, una antologica di Fernanda Fedi e Gino Gini all’Archivio Storico di Lodi

L’iniziativa promossa da Kamen’, Associazione Archivi-Amo, Amici del Nebiolo
L’inaugurazione a settembre (sabato 16 ore 17) con le presentazioni
di Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli

I libri, o più esattamente l’editoria libraria, appartengono ai secoli della modernità. Ma per dirla semplificando Cesare De Michelis, direttore della rivista “Studi novecenteschi” e collaboratore dell’inserto “Domenica” del “Sole24ore”, quella modernità si è ormai trasformata.
Per molti esperti non solo ha perso peso ma anche autorevolezza. C’è però un “filone” creativo che senza progetti prescrittivi ambisce a un primato di natura precipuamente estetica: il libro d’artista. Considerato da molti un estro fantasioso impostosi in tempi di subbugli e instabilità in cui traballano molti (troppi) libri non necessari così come anche molti prodotti dell’espressività attualistica, i libri d’artista si oppongono con le armi dell’ arte, l’ impronta diversa, la folta confluenza di circostanze alla frattura tra arte e vita
Sulla strada di Angiolieri e del Burchiello è possibile incontrare Gino Gini e Fernanda Fedi, due meneghini uniti nella vita e nell’arte, che non perdono occasione di creare libri d’artista dominati di volta in volta dall’elegia o dal pensiero filosofico o dal frammento iconico-ideogrammatico-scritturale-pittorico, che prendono per la gola raffinati collezionisti.
I loro nomi sono affermati a livello europeo, posizionati in modo autonomo, senza eccedere a snobismi né a consumismi. Noti lo sono anche ai sudmilanesi e ai lodigiani per avere animato con esposizioni a Cascina Roma a San Donato, “Semina Verbi” a Casalpusterlengo, “Il Viaggiatore” a Sant’Angelo Lodigiano, La Biennale d’arte a Lodi. Nella loro molteplice e varia produzione artistica l’esperienza del “Libro d’Artista” si colloca in posizione non secondaria: Gini è promotore, teorico, storico e archivista, e, insieme a Fernanda Fedi, ha realizzato a Milano l’unico Archivio Nazionale dei libri d’Artista. (Archivio 66. Libri d’Artista). In oltre una cinquantina d’anni ù stato raccolto e catalogato più di un migliaio di libri di tipologie tecniche diverse: libri-oggetto, libri fisarmonica, libri monotipo, libri box libri preziosi, minilibri.
Negli ultimi “Libri d’Artista” prodotti direttamente, la Fedi sviluppa frammenti dai significati antropologici. Orienta forme visive impaginate di grafemi, in cui l’occhio coglie richiami sacrali, magici e rituali in un fitto combinarsi di concettualismo e di incantamenti grafici. Non diversamente la riflessione suggerita da Gini, che sviluppa una diversificazione del linguaggio attraverso lo svolgimento del possibile. In “contrappunto” una pluralità di immagini e scritti di accompagnamento, di piani e tipologie tecniche che conferiscono peculiarità in chiave di poesia visiva.
Fedi e Gini saranno coi loro libri d’artista all’Archivio Storico di Lodi in via Fissiraga dal 16 al 30 settembre con una “Antologica” destinata a documentare la produzione tra il 1974 e il 2017. L’evento è procurato dalla collaborazione congiunta della Associazione Archivi-Amo, della rivista semestrale Kamen’ e della Associazione culturale Amici del Nebiolo di Tavazzano. All’inaugurazione, già in calendario per le 17 di sabato 16 settembre, porteranno il loro contributo Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli. In tale occasione verrà presentato il nuovo libro d’artista realizzato dalla Fedi e da Gini, pubblicato dalle Edizioni Piccolo di Livorno nella collana “Memorie d’artista”.

 

 

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KAMEN N.51 : Il giornalismo d’arte di Dino Terra

Personalmente ho conosciuto Armando Simonetti (alias Dino Terra) alla redazione milanese dell’Avanti, quando aveva ormai brillantemente valicato i settanta ed io ero poco più che un trentenne. Terra era salito da Lucca per incontrare Aldo Lualdi, antifascista, storico e scrittore come lui, che come lui coltivava interessi per l’arte ed era, dell’edizione milanese, redattore oltre  far parte del Consiglio dell’Ordine Giornalisti della Lombardia. Nel dopoguerra Terra aveva ri-fondato l’Avanti e con Lualdi aveva in agenda d’incontrare “da Renzo” Franco Passoni (critico del giornale). Renzo era il gallerista di piazza Cavour, figura carismatica nel mondo artistico milanese.
Ho goduto per conto mio che Kamen’ (n.51, giugno 2017) lo abbia “ripescato”  riaccendendo l’attenzione sui suoi meriti dopo oltre una ventina d’anni dalla morte del 1995; introdotto da una nota di Amedeo Anelli che ne rileva la chiarezza di scrittura in arte (e non solo ) è documentato grazie un gruppo di articoli ripresi dal quotidiani romano “Il Tevere” nato sulle ceneri del Corriere italiano, chiuso dopo il delitto Matteotti,  che danno luce al raggiunto “punto di equilibrio fra descrizione e argomentazione” e alla sua “ messa in comune di significati, di valori, di pensieri” eccetera.
Terra fu scrittore, drammaturgo, critico d’arte e pittore egli stesso. Intellettuale dinamico si votò presto all’idea di “una nuova cultura”; fu amico di Chiaromonte e Moravia e, prima ancora di Paladini, Levi, De Chirico e Gramsci. Equipaggiato di estro e cultura si impose ancor giovane all’attenzione mettendo al centro di molti suoi lavori letterari le inquietudini e le contraddizioni dell’uomo moderno davanti a sé stesso e alla storia. Come peraltro documentano i molti interventi di Daniela Marcheschi, pilastro della redazione di Kamen’, che in questi anni ha scritto parecchio su di lui, e in particolare: “Letteratura e giornalismo” (Marsilio, Venezia, 2017), prefando “Ioni” e ”La figura e le opere di Dino Terra nel panorama letterario e artistico del ‘900”.
Il numero di Kamen’ fresco di stampa riprende di Terra Esposizione d’Arte italiana a Ginevra;Visita a De Pisis; Mostra di Arturo Martini a Milano; Un architetto romano. Piacentini sulla bilancia. Sono articoli che suggeriscono a Anelli spunti valutativi per rimarcare la preparazione culturale e intellettuale dell’autore, definito “uomo enciclopedico, con cognizioni di prima mano dei maggiori fermenti della cultura nazionale ed europea”, dotato di “robusta conoscenza della letteratura e delle arti oltre che delle scienze dell’uomo, dalla medicina all’antropologia ai sorgenti movimenti psicoanalitici”.
Nel fare prosa d’arte, Terra “informa e allo stesso momento “educa e discrimina valorialmente”, argomenta e impronta; mette al servizio un unicum” che oggi ha pochi conseguenti nel giornalismo, da cui “è quasi sparito un approfondito dibattito di idee, di concezioni e competenze”.

 

 

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A Piacenza: “25 ore di poesia” davanti al Duomo.

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L’iniziativa promossa
dal “Piccolo Museo della Poesia”
Tra i poeti:  Oldani, Boccardi,
Anelli, Marcheschi, Abbozzo.
Tra i dicitori: Ottobelli, Lisetti e Vaghi

 

Ci saranno Guido Oldani, Sandro Boccardi, Amedeo Anelli, Daniela Marcheschi, Margherita Rimi, Edgardo Abbozzo e altri nomi della rivista “Kamen’”, Isabella Ottobelli, Enrica Vaghi, Gianluigi Lisetti di “On fa l’os” tra i poeti e i fini dicitori che in piazza Duomo a Piacenza, dalle 21 di sabato 15 ottobre alle 22 della domenica, contribuiranno (leggendo proprie composizioni o di altri) alla “25 ore di letture di poesie ininterrotte. Omaggio alla poesia italiana dal ‘900 ad oggi”, ideata da Massimo Silvotti e organizzata dal “Piccolo Museo della Poesia Incolmabili Fenditure di Piacenza”.
Alla fine saranno oltre 100 i poeti letti e interpretati, in gran parte del secolo passato, con l’aggiunta di un gruppo di contemporanei che leggeranno se stessi. La kermesse è rivolta a scongiurare la chiusura del Piccolo Museo della Poesia di Piacenza, unico museo della poesia attualmente esistente in Europa. L’istituzione, privata, non ha scopi di lucro e la sua preziosa collezione è prevalentemente centrata sulla poesia italiana. L’obiettivo della “25 Ore” è farne conoscere l’importanza, oltre naturalmente le difficoltà che incontra, nonché promuovere l’attenzione sulla la grande poesia italiana, intersecando le diverse poetiche contemporanee, che spesso non si conoscono o non si parlano.
Al “Piccolo Museo della Poesia” si accompagna la Galleria d’Arte – Spazialismo poetico, presenza operante nell’arte e nella poesia coeva che interloquisce con le intelligenze della nostra contemporaneità, mettendo in comunicazione memoria e rivolgimento.
Della “rappresentativa” di Kamen’ leggeranno personalmente le proprie opere in piazza Duomo Sandro Boccardi, Guido Oldani e Amedeo Anelli, mentre nel ruolo di dicitori si esibiranno Isabella Ottobelli nella lettura dei versi di Elio Pecora, Enrica Vaghi in quelli della lucchese Daniela Marcheschi e Gianluigi Lisetti proporrà i ritmi di Edgardo Abbozzo. L’attore Luca Bassi Andreasi interpreterà a sua volta i versi di Margherita Rimi, poeta e neuropsichiatra infantile recentemente pubblicata dai Quaderni di Kamen’ editi dalla Ticinum e presentata da Anelli agli “Amici del Nebiolo” di Tavazzano.
Ai poeti di oggi agiranno da controcanto le esibizioni dedicate a grandi maestri del passato e del passato recente, Marinetti, Soffici, Rebora, Marin, Ungaretti, Turoldo, Luzi, Caproni, Sereni, Noventa, Montale, Gatto, Sinisgalli. Roversi, Pavese, Bigongiari, Orelli, Bertolucci, Pasolini, Cristina Campo, Pagnanelli, Saba, Gozzano, Cardarelli, Sbarbaro eccetera.

Aldo Caserini

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Daniela Marcheschi: Antologia di poeti contemporanei /Tradizione e innovazione

Antologia di PoetiNel mare magnum della scrittura in versi, raramente le antologie aiutano il lettore a leggere la poesia, a sgarbugliarsi tra i bagliori di sintassi e di ritmi, di sentimenti e di eventi, a non farsi trascinare da consumismi spiccioli e derive modaiole.
Non tutti i curatori sostengono sempre l’indagine, fan la tara al populistico poetese; spesso, anzi, prendono dalla “sottoboschività”. “Inclusività” ed “esclusività” sono sempre un passaggio opinabile, difficile ed estremo.
Noto critico esperto di strumenti linguistici, Daniela Marcheschi, muove invece, com’è sua convinzione e abitudine, controcorrente. Nella collana “Argani” dell’editore Mursia fornisce una raccolta di 21 poeti italiani giudicati “variamente rappresentativi”, vagliati validi da “molteplici posizioni”, fornendo di tutti un profilo critico fondamentale per comprenderne genesi ed evoluzione dei linguaggi.
Oltre fornire una selezione di testi interessanti, la Marcheschi mette in mano dei lettori e dei critici strumenti perfezionati.
Non sfugge come un contributo importante è dato dalla presenza di un nucleo di voci conosciute sul nostro territorio, grazie agli interventi di Kamen’, che ne ha messo in luce l’indipendenza immaginativa e la varietà intonativa, e a una serie di incontri con gli autori (Poesia al Castello di Melegnano, “On fai l’os” degli Amici del Nebiolo di Tavazzano, Piccolo Museo della Poesia di Piacenza, La Casa della Poesia di Milano): Maurizio Cucchi, Giampiero Neri, Franco Loi, poeta dialettale intriso di forme cittadine, Guido Oldani, Amedeo Anelli, Daniela Marcheschi, Margherita Rimi, Lino Angiuli, Elio Pecora.
L’antologia raccoglie 13 poeti e 8 poetesse identificati dalla Marcheschi secondo specificità e non una sincronia cristallizzata, unendo ai testi creativi una preziosa galleria di profilo bio-bibliografico e critico che fornisce una rete di qualità e tensione elevata e da giusto risalto alle generazioni entrate sulla scena contemporanea nella seconda metà degli anni Cinquanta, senza trascurare autori che il gusto del pubblico residuo della poesia considera canonici. Tutti gli autori sono oggetto di attenzione critica diffusa, con un numero congruo di pubblicazioni, alcuni defunti, come la potentina Assunta Finiguerra, poetessa di percezione ampliata che il “militante” Franco Loi volle nei Nuovi Poeti Italiani e il dialettale Fernando Bandini, vicentino, poeta “della lingua archeologica” e dalla metafora straordinariamente efficace.
Senz’altro da segnalare a parte il gruppo di poetesse “anni quaranta”, una categoria interpretativa che non rimanda a nuclei immediatamente riconoscibili o differenziabili e opta per una varietà di forme e di generi espressivi, con ottimi standard d’invenzione e di scrittura: la pistoiese, autrice di teatro Maura Del Serra, evocativa di presenze che spaziano dall’ellenismo alla contemporaneità; la romana Anna Casella Lucani, nota oltre che per i suoi testi per le collaborazioni con l’incisore Beuchat e le numerose plachette realizzate con il Pulcino Elefante di Alberto Casiraghy; l’aretina Cristina Annino, che trasferitasi un paio di anni fa a Milano, ha pubblicato di recente da Donzelli Anatomia in fuga; il premio Viareggio Jolanda Insana, romana, scoperta da Giovanni Raboni, scrittrice e traduttrice che pubblica spesso da Garzanti; Margherita Rimi, palermitana, neuropsichiatra infantile della quale hanno scritto Kamen’, Amedeo Anelli (Nomi di persona) e Daniela Marcheschi (Era farsi. Autoantologia); Bianca Maria Frabotta, romana, già ordinaria di letteratura italiana contemporanea alla Sapienza, critico, saggista, poetessa discreta con tre raccolte pubblicate da Donzelli.
Non solo orientate su di sé, offrono un rapidissimo interessante affresco della poesia femminile italiana del nostro tempo.

 

Il libro: Daniela Marcheschi: Antologia di poeti contemporanei-Tradizioni e innovazione in Italia – Mursia – Coll. Argani – 2016, € 22,00

 

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“Oltre il Novecento”: un saggio teorico di Amedeo Anelli sul “Realismo terminale” di Guido Oldani

 oldani cop 2 “Oltre il Novecento” è l’ultima fatica di Amedeo Anelli, direttore della rivista di poesia e filosofia Kamen’. Raccoglie un testo teorico sul Realismo Terminale di Guido Oldani, sei poesie inedite dell’autore di Melegnano ed una lunga intervista con lo stesso. Il volume sarà in uscita intorno il 10 maggio prossimo da Ticinum Editore, la casa editrice che ora edita Kamen’, dove si è aperta una collana – “Quaderni di Kamen’ ” – dedicata ai suoi autori.
Il titolo del libro vuol significare il superamento da parte della koinè di Oldani dei caratteri generali della lingua poetica del Novecento e dei suoi modelli, e più esattamente l’ allontanamento da certe sue categorie e suggerimenti (parecchi attivi) che, portati direttamente all’interno del “cursus” dai linguaggi, dai canoni, dai principi teorici e di metodo del Novecento, lo hanno sottoposto a un moto centrifugo e disgregante di forme e contenuti.
Gli “storici” più cavillosi, che sono anche i più noiosi, probabilmente non rinunceranno ad appuntare che l’oltre – il più in là -, s’è già dimostrato, che il Novecento è già stato valicato dai modelli pragmatici, espansivi, dilaganti innescati dal post-theory (attualismo), in cui convive tutto e il contrario di tutto comprese le “forme senza forme”, da rendere eccedente una delimitazione di quadro strutturale. Non curandosi, come dovrebbero,  quel che il critico lodigiano sostiene nella sua incisiva analisi: che la poetica di Oldani è “di quelle che si muovono sulla linea dantesca della poesia europea”, con la quale ha un rapporto “privilegiato e profondo”, fatto di peculiarità etiche, di costume e di saperi. Non solo. Nei testi di Oldani, Anelli non esita a reperire le “istanze” quotidiane che attivano l’attenzione su una società irresponsabile, in fuga da se stessa, e a respingere il tentativo di ridurle a “rispecchiamento mimetico”, che altro non sarebbe che ridurne l’incisività a “categoria della particolarità” (Lukacs), a figura retorica di quell’ analisi hegelo-marxiana, che pensava alla emancipazione delle masse. Mentre nell’Oldani, il loro dire preme sulla pagina per tradursi in fare e nella “faraona cucinata” mette in sintesi le conseguenze di un ripieno dato dal “maggior numero di oggetti possibili” introitati.
Senza negare che – in merito alla poesia del Novecento – sussiste una differenza tra le ultime o ultimissime generazioni novecentesche e quelle dei loro nonni o padri e i figli e fratelli e che i concetti di cultura vengono oggi riformulati dagli esperti in modo diverso, a proposito della poetica perseguita da Oldani, Anelli non esita a sostenere con consapevolezza quel che a suo dire rappresenta: “una coupure” – un taglio – con la poesia italiana del Novecento, non solo perché[…] è una poesia di pensiero e a fondazione etica, ma perché intrattiene forti radici corporee e ha una visione della Letteratura, nonché dell’evoluzione del reale in cui si inserisce”. Nella nostra poesia contemporanea è dunque “una delle poche scritture poetiche architettoniche, memorabili e riconoscibili”.
Oltre il Novecento è un libro particolare nella struttura, non un libercolo o un pamphlet ideologico, ma un saggio di agile dimensione anche se non mancano in esso pagine di non sempre facile fruizione. Pensato per diffondere la conoscenza della poetica di Oldani e delle idee che l’arricchiscono, interpretando il territorio testuale ed esplorano il circostante pensiero critico e la memoria storica. Costituisce un saggio in cui non si concede nulla alla liturgia pedagogica, comunicativa o pubblicitaria. Che semplicemente informa e indaga dentro e fuori la poesia, senza preoccuparsi di risultare in certe sue parti un po’ “faticoso” per il lettore poco addentro al linguaggio della critica e della poesia, rivolto più a “esperti” a cui è facile e istintivo accomodarsi dentro gli scenari complessi. Ma pure un libro che grazie alla accuratezza dell’analisi, aiuta a riconoscere i problemi della rivoluzione novecentesca, le declinazioni, contaminazioni, capovolgimenti.
Da tempo Oldani si muove nella consapevolezza anche sociale della poesia. Dopo l’impervio Stilnostro (CENS, 1985), è stata l’ efficacia immediata e diretta ad avere caratterizzato le raccolte Sapone (Kamen’, 2001) e La betoniera (LietoColle, 2005). Il poeta che dapprima aveva praticato un linguaggio fatto di compressioni e densità semantiche, ha successivamente infiorato procedimenti e partiture della coscienza del presente, denunciando un paesaggio di rovine: “ della cultura, della spiritualità, del vivere quotidiano” (Amedeo Anelli).
Con Cielo di Lardo (Mursia, 2008) e le successive produzioni, la scelta si è precisata e incanalata, fatta Manifesto, finché con “La faraona ripiena”(2010) ha preso tessuto. L’ironia è una delle facce con cui Oldani arriva alla sostanza, alla polpa della realtà, fissa e libera le sue riflessioni, da ad esse un tono diverso: mordace, allusivo, pensoso, ammonitore, satirico, moralistico, correttivo, reprimente.
Dopo la scoperta (anceschiana) che lo infilò nella nuova “linea lombarda”, chiuso il conto con il “fracasso” delle “formule compressive” che ne avevano preso il posto, Oldani s’è messo a punteggiare l’assoluto delle cose che si trasformano, gli oggetti materiali che prendono il sopravvento sull’uomo sino ad annullarlo, mettendosi a “trapanare” una “umanità sgangherata, svuotata, incosciente di sé, stupidamente ferina, senza prospettive e grandezze”.
Dalla rigorosa lettura teorica e critica e dalla intervista che la segue (una prima parte comparsa sul sito di Furio Detti, la seconda inedita raccolta da Anelli) viene fuori, in chiave di interpretazione, quanto il poeta mette alla base del suo comporre attuale, l’ inveramento del paradigma della vita attraverso fondamentali etici e morali.
L’ultimo Oldani , si colloca tra le voci più libere, spontanee e rigorose insieme, del nostro panorama poetico. Può far richiamare il Rebora, poeta che respingeva la soggettività per accentuare l’urgenza del messaggio, ma ancor più fa riandare al lessico di un Betocchi (assimilato in profondità da giovane), del quale sembra recuperare ed estendere segnali di avvertimento e di sottile ironia.

IL LIBRO: Amedeo Anelli : “Oltre il Novecento. Guido Oldani e il realismo esistenziale – Sei poesie inedite e un’intervista a Oldani – Libreria Ticinum Editore, Voghera, 2016, pagg.70 € 10,00

 

 

 

 

 

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