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ELIZA MACADAN, “Frammenti” con introduzione di Amedeo Anelli

Di Eliza Macadan, giornalista e poetessa di origini moldava residente a Bucarest, nata nel 1967, che scrive e pubblica in italiano, romeno e francese dal 1994, i lodigiani conoscono i risvolti umani, politici, letterari e di prerogativa ( della poesia). L’anno passato, a Tavazzano, per iniziativa del Piccolo Presidio Poetico “On fa l’os” Amedeo Anelli dialogò con lei alla Biblioteca; aveva appena pubblicato da Archinto Pioggia lontano e la sua ars poetica (senza scomodare Aristotele, Orazio e Nottolino di Pario) trovava risalto sulle riviste di poesia (Kamen’) e considerazione sulla stampa d’informazione.
Con il passare del tempo la sua produzione lirica non ha svigorito su di se l’attenzione pubblica. Frammenti di spazio austero (Ticinum Editore, 2018 euro 10), appena uscito, è un volumetto di una cinquantina di pagine che riprende l’edizione ragusana del 2001. In copertina riproduce una bella formella di Fernanda Fedi e s’apre con un intervento di Amedeo Anelli che gratifica l’autrice con una nuova puntigliosa analisi delle stratificazioni culturali, degli “attraversamenti” e delle “assimilazioni” intervenute sulla “unità poematica”, Così il direttore di Kamen’, consapevole ovviamente di occuparsi sotto il profilo teorico del punto di vista descrittivo-sistematico non al fine di suggerire norme preferenziali, ma per esigenza “naturale e necessaria”, di risvegliare “temi esistenziali di interesse universale”.
Anelli ne richiama lo spazio poetico: forme intonative, precisione del dettato, analisi del quotidiano e del contingente, il dire e il non dire (gli spazi bianchi) eccetera.
In “Frammenti” le parole della Macadan non catturano come altre volte. Per intenderci, non sorprendono come in Anestesia delle nevi, dove i versi s’avviano con “Cronofaga”, che obbligano tutti a ritornare al dizionario. In ogni caso non si può dimenticare che i frammenti hanno una quindicina d’anni e la poesia della romena è stata sottoposta al “labor limae” (letteralmente a un lavoro di cesello, ovvero a un perfezionamento del prodotto). Anelli si limita a riconoscere che vi sono “in nuce molte procedure, procedimenti e temi delle raccolte successive”.
C’è però qualcosa almeno di “inusuale” nelle 40 liriche in lingua originale, non tradotte, tutte brevi, ciascuna composta da un minimo di sei versi a un massimo di ventuno, scritte con linguaggio asciutto, essenziale, senza nessuna punteggiatura, senza lettere maiuscole, senza nessun titolo; un “modello” che si ricorda in altre raccolte, come in Anestesia delle nevi, anch’esso prefato da Amedeo Anelli, che in “Frammenti” nota vi trovano posto già “il lato sentimentale e il duro attraversamento quotidiano e del romanzo personale, la incerta navigazione dell’ora e del minuto”.
La Macadan è un poeta che giocherella sugli opposti, i contrari, sul diversivo del rilanciare, dell’aumentare e infine “sul tono iperbolico, ironico, enigmatico e sapienziale” dei giudizi e delle sentenze. Ha una sua significativa “autonomia”: una capacità di creare metafore e modi di dire in uno stile tutto proprio, “non apparentabile”, con cui “architetta perfettamente immagine e percezione”,

 

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RICORDO DI MAURIZIO SIMONETTA (1891-1961)

simonetta MAURIZIO SSdgo2201L’ARTISTA DI PROVINCIA
CHE INCONTRAVA
I GIGANTI

 COME ORGANIZZATORE DI EVENTI DIEDE UN CONTRIBUTO IMPORTANTE ALLA DIFFUSIONE DELL’ARTE MODERNISTA IN LOMBARDIA

La storia dell’arte moderna – potremmo anche dire del paesaggio moderno – è fatta di tante piccole storie personali di pittori dei quali si è perduta memoria o traccia, ma che hanno contribuito a dare fisionomia ai fenomeni artistici, non solo all’interno dei gruppi, delle correnti e dei movimenti che hanno animato con assortimento l’arte prima e dopo le due grandi guerre, e  contribuito a quelle aggregazioni nominali “trovate” da storici e critici d’arte: postimpressionismo, simbolismo, cubismo, futurismo, astrattismo, realismo lirico, realismo impegnato, metafisica, dada, surrealismo, fino alle più svariate etichette del contemporaneo attuale.
La storia dell’arte moderna si appoggia su una ricchissima documentazione da corrispondere nella maniera più formativa e problematica alle esigenze di approfondimento, nei maggiori casi sintetico, attraverso lo spulcio dei ruoli e delle funzioni avute da migliaia e migliaia di artisti raggiunti dal consenso e dal successo, ma anche “minori” o cosiddetti tali, che tuttavia sono intervenuti, nelle rispettive realtà, nell’organico complesso storico del proprio tempo con un contributo personale, in senso qualitativo e quantitativo, concorrendo alla diffusione e alle conoscenze del prodotto artistico.
Nell’indistinto coacervo dei fatti e delle opere che ci hanno accompagnati per oltre cento anni, sino all’indistinto attuale, è importante che si inizi a cercare e a discernere – in un certo senso a “ritrovare” – quelle personalità veramente attive e innovative, che nel loro ambito ambientale e nel loro tempo hanno partecipato ad ampliare gli spazi di conoscenza dell’arte, attraverso un’opera di guida e trascinamento oltre che di coagulo di posizioni formali ed espressive.
Nel nostro quotidiano rovistare tra le tante pagine dall’arte moderna lombarda, non è stato per noi difficile accertare una figura come quella di Maurizio Simonetta, individualità genuina e immediata anche nel carattere, le cui opere si trovano oggi collezionate a Legnano (Palazzo Malinverni), San Donato Milanese (Cascina Roma), Milano (Permanente e Castello Sforzesco), e da numerosi istituti bancari, un nome sfuggito alle tante “ricostruzioni” con cui l’arte lombarda si è trovata negli ultimi decenni a fare i conti, il più delle volte risultate più attente alle rivalutazioni suggerite da gallerie e mercanti che non da scelte di intrinseca qualità e contestualità culturale.
Raffinato, colto, a volte romantico in pittura da contraddire le asprezze del proprio carattere; appassionato del “mestiere” da incoraggiare uno dei figli, Marcello, allo studio e alla pratica della pittura; intelligente organizzatore di mostre di richiamo internazionale, Maurizio Simonetta è stato un vero figlio di quella “cultura di provincia” che nei suoi strati più intelligentemente aperti sul mondo, ha saputo in modo profondo e sottilmente radicato esprimere con efficacia la poesia assorta della natura nell’arte e accoglierne con ampiezza di articolazione l’eredità, mentre in molti la stavano non solo abbandonando ma offendendo.
Nella pittura lombarda compresa tra la prima decade del secolo scorso e quella successiva agli anni Cinquanta, Simonetta incarna una concezione della attività di pittore che è una concezione di vita, quella di una società e di una pittura traenti. Diversamente non avrebbero potuto riconoscersi e scrivere o dire di lui i maggiori critici, letterati e poeti, pittori e galleristi del suo tempo: Leonardo Borgese, Raffaele ju. De Grada, Gillo Dorfles, Guido Piovene, Carlo Carrà, Edoardo Persico, Ivo Senesi, Giorgio Keisserlian, Elena Pontiggia, Leonardo Sinisgalli, Raffaele Giolli per citarne solo alcuni.
Amico di Angelo Del Bon, ma anche di Attanasio Soldati e di tanti altri, il suo nome e la sua attività pittorica sono apparsi a lungo nelle cronache d’arte delle maggiori testate italiane ed estere: “L’Illustrazione Italiana”, “Il Sole”, “Il Corriere della Sera”, “Italia”, “Milano sera”, “La Notte”, “Il Corriere Lombardo”, “L’Avanti”, “Il Popolo”, “Il Giornale dell’Arte”, “Il Gazzettino”, “Il Giornale d’Italia”, “La Sicilia”, “Alto Adige e molte altre.
Già queste poche sintetiche note biografiche ci danno con intensità l’immagine alta del ruolo da lui avuto nel mondo dell’arte e della cultura di quegli anni, offrendo lo specchio emozionante di un artista le cui qualità hanno trovato consacrazione in due Biennali d’Arte di Venezia (1926 e 1942), alle Biennali di Brera, al Premio Bergamo, al Salone degli Indipendenti a Parigi, e in mostre alla Permanente, al Milione, alla Galleria Pesaro eccetera. Dove hanno dovunque colpito con opere di acuta sensibilità pittorica e lirica, di altezza di canto e pregnanza di significati. Una produzioni di raffinato rigore, disinvolta spigliatezza, dove nella realtà naturale e delle cose sembra affiorare un “qualcosa”, un “sentore” di quel processo di trasformazione che sul finire degli anni Cinquanta sarebbe scoppiato a livello generale in forme aperte e lancinanti, creando il terreno minato sul quale avrebbe poi preso il via lo sviluppo dell’arte contemporanea.
Morto 53 anni fa nel 1961, nelle opere figurative di Maurizio Simonetta si avverte un certo distaccarsi dai romanticismi allora ancora in voga nella pittura del “ritorno all’ordine” dopo le fughe del novecentismo, e, sottotraccia il vibrare di una poesia moderna che guadagna consenso con Jacques Prevért ed entusiasmo con Antoine de Saint Exupéry. Per una quindicina d’anni, dal 1947 alla fine, Simonetta si affermò in Lombardia come grande animatore e organizzatore di mostre, premi, iniziative culturali a pieno campo. Fu tra l’altro fondatore della Associazione Artisti Legnanesi, portata in breve tempo al livello operativo delle maggiori Permanenti italiane.

 

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GIUSEPPE SECCHI E VALENTINO CIUSANI ALLA “HERNANDEZ” DI MILANO

Secchi Pino Oltre l'obiettivo 1Il fotografo lodigiano Giuseppe Secchi ha di recente ampliato il proprio porfolio con una serie di elaborati dal significato emblematico: “Immagini di esistenza”. Un lavoro interessante, destinato ad entrare in una serie di iniziative raccolte sotto Sammer Art dalla Hernandez Art Gallery di via Copernico. Con lui sarà un altro lodigiano, il pittore codognese Valentino Ciusani.
La mostra, che si inaugura il prossimo 24 giugno è stata curata da Eddy Ratti (management and Consulting), della Hernandez Art Gallery e dalla pittrice Geovana Clea, ideatrice del progetto artistico. Sono diciotto gli partisti che prenderanno parte alla rassegna.. La varietà artistica e stilistica è una delle chiavi di questo progetto che vuole attraverso mostre di alto livello comunicare l’ arte contemporanea unendo e condividendo esperienze di artisti di diversi continenti e di varie discipline artistiche.  Gli artisti presenti a “SUMMER ART” sono infatti: Alessia Melampo (Italia), Brigitte von Humboldt (Germania,) Chelsea Owens (USA, ) Daniel Comte (Svizzera), Gultekin Bilge (Cipro), Giuseppe Secchi (LODI, Italia, Geovana Clea (Brasile), Francesco Summo (Italia),Filomena Neves (Portogallo) ,Vera Christians (Germania), Valentino Ciusani (Italia),Mauro Lacqua (Italia), Marino Lecchi (Italia), Renata Cebular (Svizzera),Sergio Merghetti (Italia),Scimon (Italia).La mostra rimarrà aperta sino al giorno 8 di Luglio, e potrà essere visitata da martedì a venerdì dalle ore 10:00 alle ore 19:00.
Se del figurativismo di Giuseppe Ciusani si sa da tempo già tutto, dell’arte di Giuseppe Secchi c’è ancora tutto da dire. Leggere le sue fotografie “rielaborate” è come assistere al farsi del suo pensiero (a volte complesso). Un suo carattere specifico è appunto l’elaborazione intellettuale, la meditazione lirica e la disciplina formale. Lo si vede bene negli ultimi lavori che hanno arricchito il suo profolio, e che Amedeo Anelli ha portato per primo in mostra a Casale e e al castello di Fombio, lo studio di architettura e living Koiné a Lodi, Ruggero Maggi alla chiesa di San Cristofero, a Ca’ Zanardi a Venezia e prima ancora alla Sala Nervi di Torino ed oggi Eddy Ratti inserisce in Emotion of the World.
Secchi si avvale di immagini scattate per sviluppare composizioni in cui l’elemento figurale e quello precipuamente geometrico-architettonico si misurano e si compendiano nell’indagine di una realtà ordinaria oltre l’ apparire, realizzando dall’incontro tra immagini nuove immagini, di pensiero e di forma. La semplicità delle cose semplici – dice – è complessa. Una cosa è vedere la realtà con l’occhio comune,

IL CITTADINO, Lodi, mercoled' 2 luglio 2014

IL CITTADINO, Lodi, mercoled’ 2 luglio 2014

una cosa è vederla con la mente ed elaborata dal pensiero.Dall’incontro tra particolari egli trae elementi figurativamente sfuggenti e affascinanti, creando una trama che matura visivamente in una luce moderna, dove tutto è stato e si è visto e sembra non più aprirsi al possibile e all’accadere. Le costruzioni di Secchi, sono un po’ come certi racconti di Calvino. Nelle architetture, in cui centrale è sempre la luce data dalle finestre – elemento di contenuto stilistico che caratterizza ilprospetto, da cui vedere non solo il paesaggio ma il passaggio, la metamorfosi dei modelli sociali e di costume delle comunità -, il fotografo le ha metaforicamente murate, rese cieche. Un modo per ottenebrare quel che si è già visto e che non c’è più motivo (a suo dire) per essere visto.

 

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IV CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI SULL’UMORISMO

 

UMORISTI DI TUTTO IL MONDO10 e 11 ottobre 2014 a Codogno in occasione del Premio Novello

 

Il Comune di Codogno, con il sostegno di sponsor privati, ha avviato la settima edizione del concorso di umorismo e satira di costume “Novello: un signore di buona famiglia”. Al concorso si partecipa inviando entro il 3 giugno 2014 un numero massimo di tre vignette sul tema “Expo 2015”. I lavori devono essere inviati in formato elettronico mediante caricamento nell’apposito form disponibile sul sito www.premionovello.it. Al primo classificato andrà un premio economico di € 1.500,00.
 

Nei giorni 10 e 11 ottobre 2014, contemporaneamente alla mostra delle migliori vignette in concorso, Codogno ospiterà anche il QUARTO CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI SULL’UMORISMO – TEORIA E STORIA DELL’UMORISMO – ARTI, LETTERATURE E SCIENZE, organizzato nell’ambito delle attività di ricerca del Progetto Internazionale «Estudos sobre o Humor/ Studies On Humour/Studi sull’Umorismo». Il progetto è stato promosso dalla Università di Madeira, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, l’Università di Nottingham e infine l’Università Aristotele di Salonicco, e creato da un folto gruppo di studiosi di varie discipline: dalla Letteratura alla Linguistica, dall’Antropologia alla Filosofia e alla Psicanalisi, dalla Medicina alla Storia dell’Arte e via dicendo. Il progetto, a cui si è aggiunta nel 2009 anche la Fondazione Dino Terra, coinvolge attivamente tante personalità, università ed istituzioni culturali europee (iberiche, italiane, inglesi, francesi, greche ecc.), americane e persino africane, ed è coordinato da Luisa Marinho Antunes dell’Università di Madeira.
Il comitato scientifico del Convegno Internazionale, che avrà sede a Codogno, è formato da Amedeo Anelli (Premio Novello, Italia); Daniela Marcheschi (Fondazione Nazionale Carlo Collodi, Italia), Luisa Marinho Antunes (Università di Madeira), Eleni Kassapi, Sofia Gavriilidis, Maria Myronidou-Tzouveleki (Università “Aristotele” di Salonicco, Grecia); Angelo Genovesi (Fondazione Dino Terra, Italia).
Questo Convegno è il quarto dopo quelli tenuti a Funchal, a Lucca-Collodi e a Salonicco, nei quali si è prestata attenzione agli aspetti, alla storia, filosofia, fisiologia, alle strategie linguistiche, ai caratteri peculiari, nazionali e interculturali, dell’Umorismo. In questa occasione si approfondiranno gli aspetti teoretici dell’Umorismo, attraverso le pratiche artistiche, letterarie e scientifiche secondo differenti tradizioni culturali; soprattutto gli approcci all’Umorismo saranno approfonditi e ampliati grazie a studi multidisciplinari e interdisciplinari.
Parteciperanno a questa edizione grandi nomi della cultura internazionale e rappresentanti dei migliori centri di ricerca di Italia, Francia, Portogallo, Grecia, Polonia, Estonia, Danimarca, Romania, Vietnam, Regno Unito, Serbia, Zimbabwe.
All’interno del Convegno si terrà altresì la TAVOLA ROTONDA sul tema Umorismo e letteratura con Roberto Barbolini, Guido Conti, Guido Oldani, Angela Scarparo [sabato 11 Ottobre 2014, h.21,15] . La Presentazione degli Atti del II Convegno Internazionale di Studi sull’Umorismo, a cura di Omar Coloru e Giuseppe Minunno, Parma, Atelier65, 2014 [venerdì 10 ottobre 2014, h.19]. La Mostra itinerante digitale realizzata da Thomas Agrafiotis con il sostegno del Periodico Greco del Teatro Karaghiozis, e presentata dalla prof.ssa Eleni Kassapi, per promuovere la diffusione della iconografia recente, relativa al Teatro Karaghiozis, e a riconoscimento della sua importanza nella formazione del gusto umoristico nella Grecia di oggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

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