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Teodoro Cotugno, poesia di una città di provincia

TEODOTO COTUGNO: Copertina del catalogo curato da Tino Gipponi per la mostra alla Banca Centropadana di Lodi

Si è inaugurata alla Bcc Centropadana in corso Roma a Lodi, presenti i vertici dell’Istituto, come pure esponenti dell’arte, della cultura, dell’amministrazione civica e un pubblico numerosissimo delle migliori occasioni, una “vetrina” di opere grafiche di Teodoro Cotugno.
La mostra compendia in 35 calcografie un racconto di luoghi, percorsi, monumenti cittadini, dall’artista affidati a una narrazione di mestiere e sapere, in cui la natura viene messa a fuoco nel dettaglio e connota privilegiandole esplorazioni di luce e incantamenti.
L’omaggio a Lodi e al territorio è stato reso possibile dal riordino intelligente di un consistente numero di lastre incise in anni diversi, che una volta riunite documentano filologicamente le acquisizioni del segno artistico, il passaggio da un registro descrittivo-figurativo a una dimensione interiore, a un cammino orientato sul significato profondo del guardare in cui al “simple divertissement de hasard” è opposto un paesaggio figurale di meditazione e poesia consegnato da stampe originali d’arte.
Una esposizione dunque invitante oltre che persuasiva in cui Cotugno si conferma uomo di silenzi, di tempi sospesi, di sguardi dilatati e segreti, oltre che calcografo dal segno autorevole e definito. La qualità delle acqueforti riunisce in sintesi stile, temperamento, sensazioni e sentimenti. La piazza del Duomo, La Basilica di San Bassiano, Il Torrione di Lodi, Il resto del raccolto, I tre campanili, Lodi dai tetti, Il Torrione, la neve e il silenzio, L’Isola Carolina, Le Baste 1, Le Baste 2, San Rocco, Il vigneto, Cattedrale d’inverno, Vecchia fornace, Autunno, L’Incoronata e la luna, Vigneto di Giò, La cascina scomparsa, Autunno, Tra gli alberi, L’Adda eccetera, studiosamente disposte, hanno “armato” il curatore Tino Gipponi che ha condotto una puntuale, esperta analisi dei procedimenti e dei segni grafici, e una interpretazione delle condizioni di sentimento e poesia che rendono i fogli unici.
Cotugno è artista che non si compiace del mestiere di “riproduzione”, aspira a toccare vertici di espressione. Nei suoi lavori si ritrovano schiettezza di scrittura, spessore di significati, pretesti di poesia; filtrano fremiti di luce presi dalla realtà della natura e con decisione proposti con coinvolgimento. Campagne, passaggi, stagioni, scorci boschivi, archeologie agresti, corsi d’acqua, aspetti rurali, ma soprattutto monumenti civici, ponti, tetti e piazzali, chiese, scorci cittadini ecc. inducono a leggerne, segno dopo segno, i dettagli, fin oltre dentro l’ avvolgente poesia.
Profili urbani, aspetti gentili, visioni campestri e bucoliche sono dall’artista colti con occhi di poeta, attraverso un intimo rapporto con la natura guardata e riguardata, che suggerisce – con le ovvie e dovute distinzioni -, cenni di richiami a Barbisan, Tramontin, Castellani, Cadorin, Trentin, Ceschin, Tregambe…
Come loro, il calcografo lodigiano trasmette sensazioni di luce. La sua arte non annuncia problemi, se non le incognite a cui va incontro l’amata natura. Le sue immagini lasciano l’effetto realistico per incontrare qualcosa che è misterioso (non semplicemente poetico).
Il percorso segnico-formale s’è molto rafforzato, ha acquisito sicurezza ed espressività; i suoi fogli si riconoscono per lo svolgimento dei temi e lo sciogliersi delle forme nell’atmosfera. L’abilità di mano e di occhio giunge a inserire il bianco del foglio nella raffigurazione, fino a raggiungere effetti luminosi in differenti elementi paesaggistici.

In tempi di imperante finzione la mostra rivela un Cotugno dall’ approccio umile e consapevole verso un mestiere e le sue radici che alimentano un’arte che “minore” non è. Tutt’altro!

 

 

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Lorenzo Buongiorni / Grafica d’arte, variazioni sul tema

Bongiorni Lorenzo xilografoDa tempo oramai imprecisabile si dice che “la grafica d’arte è in crisi”. Quasi un assioma. C’è solo un particolare che può risultare confutativo: i numerosi artisti che nelle varie tecniche (punta secca, acquaforte, acquatinta su lastre di rame e zinco, silografia, linoleumgrafia e materiali sintetici) cercano soluzioni espressive originali e di linguaggio. Basta un’occhiata ai Dizionari degli incisori, al patrimonio degli Archivi calcografici, all’ elenco che Grafica d’Arte fornisce, per rendersi conto e cogliere in quale misura la produzione sia tuttora diffusa da garantire rilevanza all’arte della grafica originale e della grafica illustrativa.
Tra i più noti che lodigiano e suldmilano vi si dedicano si citano: Teodoro Cotugno, Flavia Belò, Luigi Poletti, Franchina Tresoldi, Luigi Maiocchi, Gabriele Vailati, Vittorio Vailati, Giovanni Pozzi, Alberico Gnocchi, Stefano Gerardi, Elena Amoriello, Agostino Arrivabene, Marcello Simonetta, Marco Uggé, Lorenzo Bongiorni, Fabio Brognara, Paola Maestroni, Marcello Chiarenza, Simone Occhiato,…
Bongiorni è tra gli acquafortisti, xilografi, pittori del territorio che tengono vivo l’interesse per il linguaggio calcografico, seriamente impegnato a valorizzare una identità legata alla socializzazione della figurazione. Nel suo atelier incide e stampa su torchio a mano, con risultati di segno e di senso. Le immagini ricche di particolari, sfiorano a volte il carattere illustrativo, sempre però con rigore discreto. Bongiorni non è di coloro che si limitano al riscontro realistico, dà spazio a percezioni liriche, naturalistiche e sentimentali. Sovrapposte al vero gli esiti svelano come il segno inciso può dare luogo a relazioni anche complesse.

Un'acquaforte di Lorenzo Buongiorni

Un’acquaforte di Lorenzo Buongiorni

A parte una mostra personale all’ex-chiesa dell’Angelo e le comparse alla Oldrado e a Carte d’Arte, è un artista poco incline alla “vetrina”. L’esposizione che annuncia per il 26 gennaio al “Bizzo” in via Cavour a Lodi, dove proporrà una selezione delle sue ultime opere è l’ occasione per scoprire qualcosa di più di lui e della sua arte: l’unità semantica e le componenti segniche ed espressive dei legami che conferiscono alle immagini continuità di messaggio e di metafore. Allievo all’inizio del nuovo secolo di Antonio Battistini e Andrzaj Bartozak ai corsi internazionali di Urbino, figurativo per insegnamento e per scelta, Bongiorni è un attrezzato incisore, attento a meditare e mentalmente predisporre quel che è possibile per arricchire le sue stampe. E’ autore di segni quieti, descrittivi e simbolici, lucidamente articolati da cui non esclude forme di compiacimento e di disinvolta spigliatezza. Genere che non manca di precedenti, e che in lui ha robustezza più di tutto negli apporti tecnici, e negli esiti di lucente freschezza. La mostra al Bizzo darà in ogni caso riscontro anche del resto: del buon impianto compositivo, della varietà chiaroscurale, delle novità del segno inciso e di quello stampato e di come i risultati della sua ricerca coincidono sempre più e meglio con le esigenze espressive.

Lorenzo BongiorniOpera grafica –Caffetteria Bizzo di Gabriele Bizzoni, Lodi, via Cavour – Tutti i giorni tranne il lunedì – Dal 26 gennaio p.v.

(Nota pubblicata dal quotidiano del lodigiano e sudmilanese “Il Cittadino” il 19 gennaio 2016)

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IN LUTTO IL MONDO DELLA GRAFICA D’ARTE

Franco Sciardelli  nella sua stamperia d'arteo

Franco Sciardelli
nella sua stamperia d’arteo

Quella che sta vivendo l’arte della grafica originale – pensata come punto creativo dell’idea – dall’incidere alla “stampa” alla “tiratura” – è una triste stagione. O una semplice ombra, proiettata per essere trattenuta dai ricordi. In pochissimo tempo ci hanno lasciati il critico Marco Fragonara, il professore che meditava attorno a “la soglia” – “di soglia in soglia, la soglia assume il significato di casa ed è quasi una sorta d’iniziazione al senso dell’appartenenza ad una cultura” – . preziosa firma della rivista “Grafica d’arte”; lo stampatore d’arte Franco Sciardelli, figura mitica del paesaggio milanese; e l’acquafortista bresciano Girolamo Tregambe. Tre figure, tre ruoli diversamente legati al lodigiano e all’ ambiente calcografico alaudense, che hanno contribuito a far conoscere quell’arte riservatissima e originale fatta di segni, linee, tramature, varianti, varchi, congiunzioni, il misurabile e il non misurabile, che è appunto la calcografia – arte di passione, affetti e sentimenti spesso taciuti – generata da una religione che rinnega la banalità e il mestierame, fatta di attenzioni critiche, di profondità e ampiezza di visioni
Marco Fragonara è stato amico stretto di Teodoro Cotugno, del quale ha scritto molto con interesse, illuminando l’unicum metamorfico delle sue acqueforti. Nel suo orizzonte sono poi entrati Vittorio Vailati e Flavia Belò. Di Girolamo Tregambe si è detto e scritto in questi anni, anche per merito di Tino Gipponi che ha fatto conoscere ripetutamente i suoi paesaggi nutriti di saggezza e poesia, veri traguardi di esperienza formale, vibranti di equilibrio interno e strutture e luci meditate.

Teodoro Cotugno, Franco Sciardelli (al centro) e Flavia Belò

Teodoro Cotugno, Franco Sciardelli (al centro) e Flavia Belò

Dello stampatore Franco Sciardelli si deve ricordare la cartella sull’Incoronata, con una acquaforte di Teodoro Cotugno e il volume sull’Ostensorio Ambrosiano del vescovo Carlo Pallavicino, con un intervento sempre di Cotugno. Sciardelli è stato grande amico di Leonardo Sciascia, e, per molti artisti ha svolto il ruolo del “sacerdote”, del “prete” che aveva scelto la missione del torchio e dell’inchiostro. Stampatore ricercato ed elegante, e stato anche un collezionista esigente e originale, Passava le sue giornate coi libri, la carta, le parole, l’arte. Ha stampato acqueforti,   pubblicato volumi perfetti, preziose esclusive edizioni arricchite dagli interventi di grandi artisti. Ha raccolto testi di grafica da far invidia a bibliofili. Sempre operando con severissimo gusto, e con quell’occhio critico, che ne hanno fatto la fortuna e la carriera.

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