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Generi e generazioni al Cesaris di Casalpusterlengo

Mercoledì 6 dicembre all’I.I.S. “Cesaris” di Casalpusterlengo, all’interno del ciclo “Cesaris per le Arti Visive” a cura di Amedeo Anelli, si inaugura una nuova collettiva di artisti, diversi dei quali ormai di casa all’istituto di via Cadorna, continuativamente coinvolti in ogni esposizione. “Generi e generazioni” vuole essere il titolo della “vetrina”, presentata al Cesaris, tracciata come “ viaggio nel visuale, dalla pittura alla grafica originale, ed alla ceramica, dal manifesto alla vignetta, dalla fotografia al libro d’artista, all’album”.
In mostra figureranno lavori di autori non certo privi d’ispirazione: Edgardo Abbozzo, Giacomo Bassi, Andrea Cesari, Guido Conti, Lele Corvi, Franco De Bernardi, Gianfranco De Palos, Mario Ferrario, Giuseppe Novello, Mario Ottobelli, Punch, Fulvio Roiter, Giulio Sommariva, Giancarlo Scapin, Manifesti Sovietici, Cinzia Uccelli e Riccardo Valla.
L’esibizione di autori “veramente nuovi” sono lo scrittore parmense Guido Conti, ideatore e curatore per il Corriera della sera della collana “La scuola del racconto” e vincitore con il libro Il grande fiume Poi versione e-book del premio Apple come miglior libro elettronico italiano. Di lui è quasi un vincolo citare alcuni dei suoi libri: Il coccodrillo sull’altare, I cieli di vetro, Arrigo Sacchi. Calcio totale Il grande fiume Po, Giovannino Guareschi, biografia di uno scrittore, Il volo felice della cicogna Nilou, i giorni meravigliosi dell’Africa... Da sempre appassionato studioso dell’opera zavattiniana, Guido Conti ha curato la raccolta degli scritti giovanili di Cesare Zavattini, Dite la vostra. Con lui sarà il grande fotografo veneto (scomparso lo scorso anno), di scuola originariamente neorealista, Fulvio Roiter, famoso per aver sviluppato con «forza narrativa e occhio poetico» foto in bianco e nero, in cui collocava personaggi ed oggetti della vita di ogni giorno. Ai due fanno contorno i pittori lodigiani (defunti) di scuola figurativa Mario Ferrario e Mario Ottobelli, il ceramista (deceduto) Giancarlo Scapin, già apprezzato dai lodigiani per la forza con cui ha sostenuto l’importanza del lavoro umano e messo impegno nel dare dimostrazione del rapporto mano-mente, il graphic novel Punch. A tutti è affidato di evitare che l’esposizione possa scivolare nel “dejà vu”, anche se gli artisti “confermati di nuovo” hanno più volte dimostrato di sapersi destreggiare nella varietà delle classificazioni fiorite tra tanti sprechi e lussi del contemporaneo, in grado quindi di uscire vivi dalla “gabbia” dei generi, ovvero del modo o maniera di praticare un’arte in correlazione con soggetti e temi iconografici. Esasperando la metafora di ponte, il concetto di genere ne rappresenta uno levatoio che all’occorrenza può sia dividere che unire, comprese le generazioni.

 

La mostra terminerà il 5 febbraio 2018. Orari di apertura: da lunedì a venerdì ore 8,00 – 17,30; sabato ore 8,00 – 14,00. Festività escluse.

 

 

 

 

 

 

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Giuseppe Novello e Paolo Monelli: “La guerra è bella, ma è scomoda”

GuerraBellaNe centenario della Grande Guerra, il Circolo Arci Ghezzi di Lodi, l’Associazione Amici del Nebiolo e ArciSolidale hanno presentato a Lodi La guerra è bella ma è scomoda, concerto-spettacolo prodotto dall’ Associazione Culturale Musicarte Alla musica si sono alternati brani scelti dal libro La guerra è bella ma è scomoda di Paolo Monelli e Giuseppe Novello.e un brano poetico di Clemente Rebora, letti da Ferruccio Filipazzi.
La serata è stata introdotta da Amedeo Anelli direttore della rivista Kamen’ che ha preso spunto dalla recentissima ristampa da parte dell’editore “Il Mulino” di Bologna del volume, da anni introvabile, con i disegni di Novello e il commento testuale di Monelli.

Il libro evidenzia fin dal titolo il modo inedito di raccontare l’esperienza di guerra degli autori, attraverso il filtro di un’ironia goliardica e giocosa. Così lo contestualizza Amedeo Anelli:
«Nella copiosa letteratura sulla prima Guerra Mondiale, Paolo Monelli nel 1921 aveva pubblicato Le scarpe al sole (Cronaca di gaie e di tristi avventure di alpini di muli e di vino), libro fortunato che ebbe numerose ristampe, una anche nel 1929, e poi nel 1933 con ventiquattro litografie di Vellani Marchi. É lui, come al solito in questi anni, a spingere Novello a pubblicare le tavole uscite su «L’Alpino» in volume sotto l’auspicio dell’Associazione Nazionale Alpini, ed è appunto nel 1929 che esce La guerra è bella ma è scomoda di Novello, da Treves, col testo di Monelli in “contrappunto” alle tavole. In quello stesso anno Monelli traduce dal tedesco, sempre per Treves, un classico del genere: La guerra di Ludwig Renn, volume di grande successo a quel tempo, poi subissato da Niente di nuovo sul fronte occidentale di Eric Maria Remarque. La guerra è bella ma è scomoda è il primo volume di disegni di Novello, dalla struttura essenziale e brulicante, ricco di ironia, che lo porterà, per il successo ottenuto, alla breve collaborazione al «Guerin Meschino» nello stesso anno, in seguito al “Fuorisacco” della «Gazzetta del Popolo», e a produrre negli negli anni a venire la fortunata serie di Albi che gli daranno una visibilità anche internazionale».

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Alcune presenze lodigiane nel Novecento lombardo

Sergio Rebora  è il curatore del terzo volume della serie “Le collezioni d’arte”, dedicato alla rivisitazione di una ingente collezione (all’incirca 400 pezzi), patrimonio della Fondazione Cariplo.  “Il Novecento” assolve la funzione di guida dei pezzi posseduti e permette, per un altro aspetto, di cogliere passaggi importanti nella storia delle arti figurative in Lombardia, oltre che di valutare appieno l’importanza che nel tempo può assumere una saggia  politica di mecenatismo. Il merito della collezione, a partire dagli anni venti, è di Margherita Sarfatti, gran patron di Novecento e artefice, appunto, di una politica culturale che ha dotato la Cariplo  di un patrimonio inestimabile, assolutamente utile oggi per ricostruire alcune delle vicende artistiche milanesi. La collezione offre terreno d’interesse per i lodigiani, presenti in raccolta con le opere di alcuni esponenti: gli scultori Fausto Locatelli e Bassano Vaccarini e i pittori Emilio Sommariva, Giuseppe Novello e Ottavio Steffenini, C’è anche un artista di origine veneta, Guido Zuccaro, che pare abbia avuto rapporti con Sudmilano avendo insegnato per qualche tempo a Melegnano. La catalogazione  restituisce un’immagine di prestigio a questi artisti di casa che hanno portato linfa alla pittura lombarda del Novecento, dando un intenso segnale di ricchezza espressiva e diversità di stile.
Sorprenderà i più  Bassano Vaccarini, scultore nativo di San Colombano, del quale esistono da noi solo labilissime tracce. Contemporaneo di Locatelli, col quale partecipò nel 1939 a una mostra al salone napoleonico dell’accademia di Brera  Studiò a Monza, a Brera e a Ginevra. Entrò ventunenne, entrò nel gruppo futurista. Nel dopoguerra si trasferì in Brasile dove insegnò arti plastiche e si dedicò anche alla scenografia e al cinema sperimentale. Nella collezione Cariplo il banino è presente con un bronzo di lineamenti severi dedicato della madre. La critica dell’epoca giudicò Vaccarini un temperamento fantasioso, dotato di incisiva osservazione e modellatore fine e delicato.
Di Fausto Locatelli la collezione Cariplo vanta un ritratto di volto femminile, dalla modellazione liscia e impeccabile, indicativa delle influenze classiche che agivano sul suo temperamento. Francesco Messina, suo insegnante a Brera, vi vide una sorta di “platonismo”. Una seconda fusione in bronzo di “Ninì” si trova al museo civico di Lodi e manifesta la sua naturale vocazione per la ritrattistica dello scultore. Padrone della forma aveva il senso della bellezza armoniosa e ideale. Anche in questo ritratto c’è una penetrazione rara, quella che Giovanni Cesari chiamò, in occasione dell’antologica del 1977, “classicità severa”.
Un insolito Ottavio Steffenini è autore, invece, del “Presepe”. Datato 1954 venne  acquistato nel 1965 dalla Cariplo alla Permanente in occasione della XXIV biennale nazionale d’arte città di Milano e del “Piccolo Presepe”. Si tratta di un olio su cartone, acquistato nel 1963 presso l’Angelicum, in occasione della VI biennale di arte sacra.  Si è soliti considerare Steffenini un laudense. In realtà Steffenini non aveva radici lodigiane. Era nato a Cuneo, aveva studiato all’accademia di Roma e poi in Spagna. Una volta, stabilitosi dopo la prima guerra mondiale a Milano, qui fu insegnante a Brera. L’insegnamento e le frequentazioni artistiche nella Bassa lo hanno in pratica fatto “adottare” dai lodigiani ai quali non è mai dispiaciuto il suo star vicino a Renoir attraverso un cromatismo raffinato e la sensualità degli ampi nudi muliebri. Anche per questo, sorprende un po’ trovarlo in questa collezione come autore di due opere sacre.
Un altro ‘acquisito’ può ritenersi l’udinese Guido Zuccaro, nipote del pittore Antonio Zuccaro, giunto a Milano ancora giovine dove si specializzò nella pittura per vetrate Avvicinatosi agli ambienti socialisti milanesi, pare frequentasse, attorno agli anni’30 il sudmilanese, in particolare come insegnante alle professionali di Melegnano. In collezione figura “Paesaggio a Miradolo” del 1936. Zuccaro fu artista legato alla tradizione, stimato per la sua abilità, per il gusto del colore e la serietà professionale.
Le cascine della Pianura del Po furono i soggetti cari a Giuseppe Novello.  Battaina, Cascina Nuova, La Maiocca, Cascina Ranere ecc. sono alcune delle opere ch’egli dipinse accomunate da una matrice ottocentesca. “La Battaina”  fu acquistato dalla Cariplo nello studio dell’artista nel 1977. Vi dominano luci leggere e colori velati che danno un sapore intimista e crepuscolare.
Di Emilio Sommariva è lo “Studio di paesaggio in Val Vigezzo”. Conosciuto in particolare come fotografo e ritrattista dell’alta società milanese, l’attività pittorica di Sommariva è finita in second’ordine. Ma egli fu senz’altro un bravo paesaggista, sia pure attardato sui tradizionali canoni del paesaggismo lombardo ottocentesco. Nel 1922 espose alla Biennale di Venezia e nel 1925 la cassa di Risparmio acquistò l’opera in collezione dalla Permanente. L’ampio scorcio paesaggistico è dominato da una atmosfera solleggiata ed è privilegiata una pittura a piccole macchie di colore.

Il libro: “Le collezioni d’arte. Il Novecento” – Fondazione Cassa di Risparmio delle Province Lombarde – a c. di Sergio Rebora, con testi di Maria Mimita Lamberti, Antonello Negri e Sergio Rebora – Milano, 2000 – f.c.

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