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Francesco Borsotti, un bricolage autobiografico di organi interni

FRANCESCO BORSOTTI:
“Adamo ed Eva”, 2017

Quella che Francesco Borsotti ha messo in arte negli ultimi lavori destinati alla Wunderkammer di Winterthuruna (una sua mostra è prevista questo autunno con la ripresa della stagione espositiva) sono storie autobiografiche. Storie nate dalla associazione di immagini, da interventi che sono al contempo scelte di attenzione e di razionalità e frutto dell’inconscio. Nella pratica, risultati in cui l’artista di Casale fa convivere vigore concettuale, conoscenze di matrice diversa, pathos, un gusto esperto nella modellatura dei soggetti, vicende associate a un certo bricolage domestico e autobiografico.
Come tutte le storie autobiografiche anche le sue sono affidate a un percorso artistico interattivo, da cui la fantasia modifica la condizione vera da cui hanno preso il via. Passando dalla grafica al fumetto, dall’opera iconica all’immagine pubblicitaria o trasgressiva o polemica.
Non è il caso però di prendere seriamente tutto ciò che Borsotti prende e narra – un pezzo qua e un pezzo là, una citazione ebraica e una texture – facendosi aiutare da fotografi, ricamatrici, informatici eccetera a ricomporre brandelli che consentono di cogliere tracce e simboli del suo rapporto coi fatti, le partecipazioni, le situazioni eccetera.
L’ultimo di questi impegni è di segno sempre personale: parla di un suo immaginifico rapporto con i propri organi interni utilizzando gli esiti di radioscopie, risonanze magnetiche, encefalogrammi, elettrocardio, elettroforesi eccetera.
Esprimere se stessi anche nelle parti più nascoste non è stato solo un vezzo del romanticismo diffuso dall’illuminismo e dall’idea moderna. E’ una pratica largamente diffusa ancora oggi, considerato il secolo della scienza, nell’arte contemporanea. Con estremo rigore nell’espressione e nella esecuzione Borsotti intuisce e architetta, dà significato e lettura metaforica ai tanti segni che la ricerca medico-scientifica utilizza.
Non sempre nelle esperienze eterogenee si può abbinare il significato introspettivo o mentale. Anche perché immaginare e sviluppare ecc. è parte del lavoro creativo di un artista. L’elemento iconico, di cui Borsotti è ben provvisto, di là dal rappresentare un segno visivo del vero vissuto, quando rincorre altri significati simbolici conferisce personificazione alla fantasia e si avvicina alla letteratura.
Nelle radiografie (artisticamente sistemate) si incontrano memoria, rilettura, testimonianza, scelte grafiche ed espressive, simboli mediatici che fanno riandare a componenti

FRANCESCO BORSOTTI
“lLIQUIDI ORGANICI”, 2017

pensabili e verosimili.
Borsotti è uno dei maggiori artisti del lodigiano, fa dell’arte visiva una elaborazione concettuale, dove ogni particolare prende il proprio significato dalla relazione con un’altra presenza. L’unico ad avvalersi di un vastissimo repertorio di immagini e di codici rappresentativi che integra alla struttura con personale concezione tecnica e che spesso costituiscono una “sfida”.
Dopo la mostra dello scorso anno l’artista è stato nuovamente contattato per una esposizione d’autunno alla Wunderkammer, galleria di Winterthur, città svizzera del Cantone di Zurigo. Se ne riparlerà.

 

 

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LA MAGIA DI EDGARDO ABBOZZO RICORDATA A TAVAZZANO DA “CASA IDEA”

Il pittore perugino Edgardo Abbozzo e il critico Amedeo Anelli

Il pittore perugino Edgardo Abbozzo e il critico Amedeo Anelli

Sulle mutanti rotte del contemporaneo Edgardo Abbozzo, è stato un  artista che  riusciva sempre a far parlare di sé, a centrarsi nel dibattito culturale più vivo; a costringere attraverso modi e motivi davanti a uno specchio.
Di lui si è parlato recentemente all’ex-chiesetta del Viandante a Tavazzano con Villavesco in occasione del superbo concerto tenuto dal jazzista Piero Bassini e dal suo Trio, organizzato da Casa Idea, la Maison dei Fratelli Acerbi, nota in tutta Italia per l’attività nel campo dell’arredamento, dell’antiquariato e del design.
A tratteggiarne la figura è stato ancora una volta Amedeo Anelli, suo amico e collaboratore, direttore della rivista Kamen’, la rivista internazi9onale che ha pubblicato in diverse occasioni suoi scritti.
Le novità di Abbozzo  partivano da una esigenza di entroterra culturale: dall’attenzione ch’egli sapeva riservare agli sviluppi formali; dalla capacità ch’egli aveva nel trovare piani nuovi di consistenza attraverso immagini lucide e improvvise in cui fissava varianti emotive e di pensiero, il particolare e lo scrutinarsi, che gli era tipico.
Il perugino è stato un disinteressato consigliere di Giovanni Bellinzoni nella difficile attività del Gelso, dove ha  ripetutamente esposto fino al 1990. Un anno prima della chiusura della galleria di via Marsala a Lodi aveva esposto con Baj, Del Pezzo, Dorazio, Mastroianni, Schifano, Rotella, Fernanda Fedi e Gino Gini Quella di Abbozzo e Bellinzoni è stata un’amicizia intensa. Il gallerista lodigiano aveva inaugurato il Gelso 2 con una mostra di suoi acquerelli fluorescenti,  riproponendolo nel 1992 all’interno di due iniziative importanti: “Gli scaffali del Gelso:le opere e i tempi” e “Arser. Arte e Marketing”. Sensibilissimo agli aspetti educativi dell’arte, Abbozzo aveva esposto anche all’istituto Cesaris di Casalpusterlengo.
Si dedicava alla pittura, alla scultura, alla ceramica, alla grafica e al gioiello d’arte. Grazie alla sua sensibilità critica, sempre premurosa e sempre molto discreta alcuni pittori lodigiani (Franco De Bernardi, Francesco Borsotti e Paolo Marzagalli) sono stati introdotti nei circuiti dell’arte umbra.
E’ stato anche un prezioso collaboratore della rivista Kamen’ su cui sono apparsi diversi suoi contributi (aforismi, frammenti, massime e pensieri). La sua è stata una vita di ostinata ricerca artistica, vissuta da protagonista con una attività espositiva nazionale e internazionale che ha sempre raccolto unanimità di consensi critici.
Aiutano senz’altro a ricordarne il livello singolare della sua produzione la  partecipazione al Museo d’Arte Moderna di Tokyo (1970), alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma (1986) a Stoccarda (1992), alla Waòkins Gallery di Washington (1997). Sue opere sono esposte da anni nei musei di Buenos Aires, Caltagirone, Castelli di Teramo, Deruta, Faenza, Ferrara, Gubbio, Lerici, Monaco di Baviera, Kyoto, Perugia, Spoleto,  ecc.
Se Vittorio Fagone gli riconosceva il gusto dell’ironia e la capacità del silenzio, Tomassoni lo distingueva per il segno magico e illusorio che depositava sulla carta.  
Ricordandolo in occasione della serata a Casa Idea Amedeo Anelli ne ha sottolineato la forza di mediazione allegorica.
Abbozzo ha ritmato l’attività creativa con quella non meno ardua e fondamentale della direzione artistica: ha  diretto l’Istituto d’arte di Deruta e l’Istituto Statale d’Arte di Firenze,  l’Accademia di Belle Arti di Carrara, di cui è stato anche docente di scultura fino al 1980. E’ stato infine membro del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione e direttore dell’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia.

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NEL SEGNO DI EDGARDO ABBOZZO LA MOSTRA PER IL 50° DEL CESARIS

CESARISAll’interno del XII ciclo organizzato dal “Cesaris per le Arti Visive” a cura di Amedeo Anelli,  è visitabile al salone d’ingresso dell’istituto di Casalpusterlengo l’esposizione “Per i 50 anni del Cesaris”, curata e allestita dallo stesso Anelli  per il mezzo secolo dell’Istituto.
ono in mostra, fino al 6 febbraio del prossimo anno, lavori di Edgardo Abbozzo, Giacomo Bassi, Giovanni Blandino, Francesco Borsotti, Adamo Calabrese, Andrea Cesari, Franco De Bernardi, Gianfranco De Palos, Fernanda Fedi, Gianmario Ferrari, Gino Gini, Alfredo Mazzotta, Vito Melotto, Pierluigi Montico, Giulio Sommariva, Pino Secchi, Antonio Tonelli, Gianfranco Tomassini, Riccardo Valla. La selezione è costituita dal nucleo fondamentale degli  artisti locali e nazionali che nell’arco delle dodici edizioni hanno contribuito a dare completezza alla formazione dei giovani studenti dell’istituto. Una esperienza che ha garantito ottimi risultati e la cui “formula pedagogica” costituisce un importante precedente e modello culturale oltre che un vanto per la città di Casale e per l’Istituto Cesaris, ed è anche punto di riferimento per la trasmissione di conoscenze dell’arte contemporanea, del gusto e della sensibilità estetica. I “cicli” del Cesaris costituiscono un tentativo di far uscire la conoscenza dell’arte dalle “ristrettezze e costrizioni” territoriali, attraverso una esperienza che da sviluppo a una scuola vera, seriamente formativa, non solo nelle acquisizioni tecniche esemplari per correttezza e funzionalità, ma capace di abituare l’occhio dei giovani alla ricerca dell’arte, arricchendo la loro sensibilità di armoniche misure ed equilibri.
Tra gli espositori di sicuro interesse Edgardo Abbozzo, meritevole oltre che per la varietà e complessità della produzione artistica, per avere tenuto il testimone dell’insegnamento nella sua Perugia per tanti anni, rilanciando attraverso la propria arte la sfida a una cultura e a una società divenute forse troppo massificate, omologate e nell’uniformità.
Con lui è un consistente gruppo di autori lodigiani: Francesco Borsotti, Franco De Bernardi, Gianmario Ferrari, Andrea Cesari, Giacomo Bassi, Giulio Sommariva, Pierluigi Montico. Tutti artisti che portano avanti una elaborata strutturazione e un’arte di sensibilità evocativa (Borsotti, Cesari), in alcuni casi di prorompente vitalità espressiva (Bassi), in altri di casualità giocata nella definizione degli accadimenti (Montico), in altri ancora riflessa nel magma lucente della materia (De Bernardi), o in cui il canone scandisce il ritmo del pensiero (Sommariva), oppure il vissuto della materia sembra ripercorrere tracciati della memoria (Ferrari).
Tre gli artisti che si applicano alle applicazioni della fotografia artistica, come impaginazione, partitura, energia di elementi o di rigore metafisico o strutturale. Sono: il lodigiano Pino Secchi, autodidatta, dedito alle nuove tecniche digitali, autore di immagini che trasmettono la poesia del tempo e dei luoghi; il perugino Gianfranco Tomassini, docente di fotografia, artista di aurea compostezza, dallo sguardo sensibile alla luce, alla figura, al lavoro di riflessione e alla elaborazione concettuale; il parmense Riccardo Valla, residente a Casale, autore attento alla vibrazione dinamica del segno e della luce, al fluire incessante di forme ed energie, che recuperano alla forma uno stato di primordiale vitalità.
Dei restanti, Fernanda Fedi e Gino Gini, sono noti come autori di consolidato prestigio, autori di libri d’artista e adepti della poesia visiva, oltre che per la consolidata presenza alle iniziative lodigiane. Attorno a loro si raccolgono, con le rispettive cifre stilistiche e originalità espressive  le figure di Giovanni Blandino,  Adamo Calabrese, Gianfranco De Palos, Alfredo Mazzotta, Vito Melotto e Antonio Tonelli.

“Per i 50 anni del Cesaris”. – Salone d’ingresso dell’Istituto Cesaris di Casalpusterlengo – Mostra collettiva a cura di Amedeo Anelli –  Fino al 6 febbraio 2014.  Nei giorni di apertura dell’Istituto scolastico.

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A FOMBIO: GONG, percorsi di arte contemporanea

Un'opera dell'artista romano  e sestese d'adozione De Palos

Un’opera dell’artista romano e sestese d’adozione
Gianfranco De Palos

Le collettive sono sempre una incognita, se manca alla base un’idea. Collettiva è un termine che disegna tante cose. Che possono essere opposte, conflittuali. Oppure tenersi insieme se si vuole misurare la produzione artistica in un dato  periodo di tempo, se esiste la necessità di un raffronto-confronto di esperienze, se si vuole dare sintesi a situazioni locali e particolari. Sono lontani i tempi in cui i pittori cubisti organizzavano mostre di pittori cubisti, gli astrattisti di pittori astratti, i minimalisti di pittori minimalisti, e via di seguito. Erano mostre con un carattere unitario, di specifico significato. Poi tutto è cambiato, in modo più semplice e spesso banale e disordinato. Le “collettive” hanno perso il loro carattere, per diventare un procedimento un po’ arruffato che serve a molti curatori per “mettere in piedi” una mostra in fretta. Nel Lodigiano di questi minestroni se ne sono visti (se ne vedono). Oggi è solo attenendosi al principio della “qualità”, che riguarda sia le opere presentate, sia le caratteristiche degli autori ammessi, che le collettive possono rispettare la loro funzione di “collante” di “utilità culturale”: l’inserimento, l’accostamento di tecniche diverse, che nel confronto esclusivamente pittorico (non dopolavoristico, congregativo, colmereccio, casuale o estemporaneo) danno tono e gusto.  
Domenica 9 giugno al Castello di Fombio all’interno di De-cre-tento fiera della decrescita, dell’artigianato e dall’autoproduzione, si aprirà la mostra “Gong. Percorsi dell’Arte Contemporanea” a cura di Amedeo Anelli, uno che di collettive ne organizza un bel po’, sempre tenendo fermo il principio della qualità, proprietà distinta e determinata dell’aspetto formale dei manufatti artistici, concetto estetico e morale  di fondamentale e costante valore. A Brembio verranno presentati i lavori di Edgardo Abbozzo, Giacomo Bassi, Francesco Borsotti, Andrea Cesari, Franco De Bernardi, Gianfranco De Palos, Fernanda Fedi, Gian Mario Ferrari,  Gino Gini, Gabriele Grecchi, Pierluigi Montico, Pino Secchi, Gianfranco Tomassini, Riccardo Valla. Nomi noti. O come dice qualcuno, con venatura polemica, “ i soliti”. Che in fatto di qualità però  garantiscono decor e contenuti (temi, invenzione, iconologia). Non mancheranno inoltre nomi nuovi, come quello del romano De Palos, artista astrattista, dal curriculum internazionale, diplomatosi alla Scuola degli Artefici di Brera sotto la guida del bronzista Ettore Calvelli e avviatosi all’arte della ceramica nella bottega di Giuseppe Tagliarlo (in arte Bepy Tay) a Vedano; del borghettino Gianmario Ferrari, autodidatta, interprete di diversi percorsi pittorici; di Pino Secchi, nato come fotografo, che attualmente dedica una personale  attenzione all’applicazione sul piano del linguaggio espressivo della tecnologia digitale; del codognese Gabriele Grechi, che tra l’altro ha in curricula di aver realizzato oggetti di scena per La Boiteà joujoux  di Claude Debussy rappresentata alla Fenice di Venezia.

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SYRINX III, l’arte al Griffini di Casalpusterlengo

Momento della inaugurazione di Syrinx III a Casalpusterlengo

Momento della inaugurazione di Syrinx III a Casalpusterlengo

 Giacomo Bassi, Francesco Borsotti, Giulio Sommariva, Riccardo Valla di Casalpusterlengo, Franco De Bernardi e Andrea Cesari di Codogno e Pierluigi Monticone (in arte Montico) artista cremasco di Dovera, danno vita al “Griffini”, scuola secondaria di Casalpusterlengo, a “Syrinx III” una iniziativa di “accompagnamento” della attività artistica nel Basso Lodigiano e di “introduzione” all’arte immaginata da Amedeo Anelli per gli studenti delle scuole lodigiane.
Ha poca importanza sapere se il titolo Syrinx prende le mosse da una composizione di Debussy per flauto solo, o, traslativamente, dalla medicina o ancora da una canzone di Redman. Di certo è che la mostra al Griffini non è una “mappatura” ma una “selezione” dei migliori artisti della nostra Bassa, una scelta (un po’ obbligata per problemi di spazio) di quegli autori che nel corso della loro esperienza si son presi carico di rendere visibile qualcosa che artisticamente distacca dal conformismo e dall’impoverimento della “tradizione”.
Trattandosi di una iniziativa “didattica”, sia pure con riferimento ad “aspetti” dell’esercizio dell’arte nel Lodigiano, essa non può farsi carico della grande e indistinta cucina che è l’arte presente sul territorio. Più direttamente essa punta ad accendere la curiosità e la riflessione degli studenti e dei docenti fuori da schemi canonici e pregiudiziali, su aspetti fondamentali dell’arte del nostro tempo.
Contribuisce ad avvicinare i fruitori alla conoscenza di momenti della ricerca locale. Stimolando nel contempo il loro interesse con richiami visivi in grado di dare alla rappresentazione descrittiva eventualmente anche una lettura teorica.
Oltre ad andare incontro a esigenze di didattica culturale, l’iniziativa può servire  a far cadere persistenti steccati che le fobie campaniliste hanno eretto nel tempo tra gli artisti casalesi e quelli codognesi, impedendo di avere una visione completa delle esperienze e  delle presenze operative sul territorio.
Indipendentemente dagli orientamenti, dalle tecniche, dalle procedure e dalle sottoclassificazioni attribuite ai singoli, Bassi, Borsotti, Cesari, De Bernardi, Sommariva, Valla e Monticone costituiscono un nucleo forte e utile in grado di far conoscere il passaggio intercorso nell’arte lodigiana fra passato e presente, sulla base di fatti accertati. E a far cogliere il dato storico della irradiazione di certi fenomeni di segno distintivo e lessicale nella geografia stessa del territorio.

Syrinx III, Scuola Griffino di Casalpusterlengo – a cura di Amedeo Anelli. Opere di Giacomo Bassi, Francesco Borsotti, Andrea Cesari, Franco De Bernardi, Pierluigi Montico, Giulio Sommariva, Riccardo Valla.- Fino al 18 maggio .

 

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Tony Dallara senza “urlare” alla chiesetta del Vaindante a Tavazzano

Opening Dallara

Tony Dallara a CasaIdea, e Tavazzano si trasforma: la vivacità diventa animazione, euforia, e la mobilità rischia di andare tilt. Centinaia di persone hanno accolto l’ex-cantante domenica sera allo spazio espositivo dell’ex-chiesetta del Viandante, decretando il pieno successo dell’iniziativa. Saranno stati anche pochi i lodigiani riconoscibili nell’affollamento, ma che importa? Grazie all’attività di questo spazio privato, inaugurato solo qualche mese fa  con le mostre di  Franco De Bernardi e Francesco Borsotti, il territorio sembra “seminare” bene e rivelarsi capace di pensare alla grande, attraendo dal milanese. Dopo l’ art-ter di Mike Ciafaloni (attualmente alla Rocca di Soncino)  e di Marina Kaminsky, selezionata da Vittorio Sgarbi alla 54ma Biennale di Venezia per esporre al Palazzo delle Esposizioni di Torino,  la performance di Dallara, è un altro passo nella direzione giusta. La mostra organizzata con la collaborazione di Francesca Bellola per il magazine OKArte da Giuseppe e Andrea Acerbi, propone altre “suggestioni”: celebra il fascino della materia e delle stesure eteroclite, rivela, al fondo delle opere, valori soggettivi e persino “romantici”, che dimostrano di avere ancora una loro ragion d’essere estetica, senza ripercorrere utopie impotenti.
Il pittore si lascia attrarre dai grandi spazi cosmici. Ma le sue ambiguità figurali non hanno nulla da spartire con i concetti dello spazialismo. Anziché un paesaggio naturalistico, rappresentano un paesaggio celeste, interplanetario. Nelle sue tele Dallara mette insieme segmenti informali generati da forme, e viceversa; gioca con abilità e sicurezza tra l’abbandono alla stesura e il contrasto di essenziali richiami figurali che funzionano da seduzione (o trappola) in stesure di colore prevalentemente scuro da cui emergono bolle lustre e specchianti. Questa sorta di mobilità  permette al pittore di compattare un paesaggio notturno, affidandolo all’immaginario del fruitore con sibilante delicatezza.
La pittura è di quelle che  spalancano sensazioni, tanto più deste quanto più al limite per doverle penetrare oltre il dato improvviso che le fa cogliere. Materia, manualità, procedura, intuizione, occasionalità, mestiere fanno il resto: liberano una fantasia contenuta nel suo svolgimento, fatta di abbozzi aeriformi, e, insieme, rivelano la capacità di resa dell’artista,  attenta a non cadere nel bagno di una produzione fluorescente ma di superficie.
Pittura convincente, dunque; creativa, ma con una dose di corrispondenza decorativa. E’ importante intenderla nella sua interezza. Non c’è in essa complessità data da un qualche irrequieto cercare metafisico ed addurre immaginativo. Ha un filo conduttore di coerenza, che chiude con certe parentele del periodo astratto-informale milanese, collocandosi sotto il segno della fedeltà a una dimensione personale, seppure inventivamente instancabile e avulsa da ogni prospettiva problematica.
Negli esiti non mancano elementi di figuralità pop (o post-pop), ma anche una decisa lontananza dai cosiddetti arrovellamenti delle avanguardie e dalle più recenti generazioni. Ciò non impedisce di rimarcare le caratteristiche prime del pittore: la serietà nell’applicazione, il coraggio di essere decorativa, di produrre lavori di eleganza affidandoli a un’impronta di disinvoltura e di freschezza, senza sventolare bandiere, senza creare situazioni problematiche, di introspezione o di dinamismo fenomenologico. Anni addietro queste scelte potevano considerarsi un punto di partenza, segnale della così detta “modernolatria”;  oggi sono indicative di una volontà di “solidificare” la propria esperienza attorno a un repertorio formale di sottile ambivalenza.

Tony DALLARA  Personale – CASAIDEA Architettura-Arredamento-Antiquariato Spazio espositivo Casa delle Idee, ex chiesa del Viandante , via Emilia- Orari: dal martedì al sabato dalle 10 alle 12, dalle 16 alle 19; domenica dalle 15,30 alle 18,30-   Fino al 20 maggio – Info: Tel. 0371 760212 – E-mail: casaidea-snc@libero.it .

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