Archivi tag: Fernanda Fedi

VARIAZIONI SUL “LIBRO D’ARTISTA” ALL’ARCHIVIO STORICO DI LODI

Cos’è un libro d’artista a cui l’Archivio Storico di Lodi dedica una selezione di Gino Gini e Fernanda Fedi? Chiederlo è più che naturale, i media – attenti a tante estravaganze – non hanno certo faticato a farlo conoscere, neppure come esperienza artistica. Anche se poi, i libri d’artista da noi non sono mancati e con buoni risultati. Basta ricordare gli esempi dotati dai duo Abbozzo-Anelli, Grechi-Arrivabene, Valsecchi-Cotugno, Poletti-Maietti, Biasion-Cotugno, Gini-Oldani, Fedi-Oldani, Beltrami-Cotugno, Casiraghi-Cotugno, Simonetta-Caserini, De Bernardi-Anelli, Morena-Caserini, Maffi-Lajolo e, individualmente, Franco De Bernardi, Gian Franco Grechi, Marcello Chiarenza, Ugo Maffi, Teodoro Cotugno,  Luigi Maiocchi, Andrea Cesari, Fausto Pelli, Giuseppe Orsini, Piero Manzoni, Gaetano Bonelli, Luigi Novello, Aldo Milanesi, Domenica Regazzoni, Guido Oldani, William Xerra, Mario Ferrario, Angelo Savaré, Amedeo Anelli, Flavia Belò, Museo Stampa Schiavi, Giangi Pezzetti, Assoc. Mons. Quartieri, Franco Prevosti, Gigi Montico,  ecc. C’è chi ha realizzato libri d’artista per la flessibilità, chi per l’ economicità, chi mettendo d’accordo il dato manuale e la stampa industriale, chi combinando sul retro di copertina un acquarello, un’incisione o un collage, un aforismo o una poesia; chi lo ha fatto per realizzare un prodotto accessibile e chi semplicemente per sottrarsi ai meccanismi commerciali; chi lo ha adottato per una visione elitaria e chi per sperimentare forme espressive; chi mantenendo una struttura artigianale, chi avvicinandolo al prodotto industriale; chi per veicolare idee personali. Sono alcune delle caratteristiche che, di volta in volta, il libro d’artista può assumere.
Se però si vuole una definizione in senso stretto è d’obbligo prenderla da Anne Moeglin-Delcroix, autrice della Esthétiques du livre d’artiste e di “Sur le livre d’artisdte:Articles ed écrit de circostanze 1981-2005”in cui definisce i libri d’artista: “Quei libri che sono in sé opra d’arte e non strumenti di diffusione di un’opera. Questo implica che il libro non sia soltanto un semplice contenitore indifferente al contenuto: la forma-libro è parte integrante dell’espressione e della significazione dell’opera realizzata attraverso il libro stesso”.
I libri d’artista non si trovano in libreria. Realizzati di preferenza manualmente, con tecniche e materiali poveri, hanno tiratura limitata, in qualche caso unica, abbinano disegni, acquerelli, interventi di grafica a testi e poesie. I percorsi che portano alla loro realizzazione possono essere i più disparati, moderni e tradizionali, pratici e intellettuali. Lo si vedrà alla esposizione che Gino Gini e Fernanda Fedi, titolari dell’Archivio Libri d’Artista di Milano presenteranno all’Archivio Storico di Lodi, fornendo esempi anche di come il libro d’artista può essere realizzato con tipologie diverse (libri-oggetto, libri fisarmonica, libri monotipo, libri box, libri preziosi, minilibri, libri maxi), da sfiorare la sfera della percezione visiva quanto di quella tattile.
Negli ultimi lavori la Fedi impagina grafemi antropologici, combina concettualismi e incantamenti grafici, mentre Gini persegue la sua diversificazione del linguaggio attraverso immagini e scritti, piani e tipologie tecniche in chiave di poesia visiva.
I due artisti saranno all’Archivio Storico dal 16 al 30 settembre. L’evento è procurato da Archivi-Amo, Kamen’ e Amici del Nebiolo. All’inaugurazione (sabato 16 settembre, ore 17) assicureranno il proprio contributo Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli. Sarà inoltre presentato il nuovo libro di Fedi e Gini delle Edizioni Piccolo di Livorno.

 

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Libri d’Artista, una antologica di Fernanda Fedi e Gino Gini all’Archivio Storico di Lodi

L’iniziativa promossa da Kamen’, Associazione Archivi-Amo, Amici del Nebiolo
L’inaugurazione a settembre (sabato 16 ore 17) con le presentazioni
di Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli

I libri, o più esattamente l’editoria libraria, appartengono ai secoli della modernità. Ma per dirla semplificando Cesare De Michelis, direttore della rivista “Studi novecenteschi” e collaboratore dell’inserto “Domenica” del “Sole24ore”, quella modernità si è ormai trasformata.
Per molti esperti non solo ha perso peso ma anche autorevolezza. C’è però un “filone” creativo che senza progetti prescrittivi ambisce a un primato di natura precipuamente estetica: il libro d’artista. Considerato da molti un estro fantasioso impostosi in tempi di subbugli e instabilità in cui traballano molti (troppi) libri non necessari così come anche molti prodotti dell’espressività attualistica, i libri d’artista si oppongono con le armi dell’ arte, l’ impronta diversa, la folta confluenza di circostanze alla frattura tra arte e vita
Sulla strada di Angiolieri e del Burchiello è possibile incontrare Gino Gini e Fernanda Fedi, due meneghini uniti nella vita e nell’arte, che non perdono occasione di creare libri d’artista dominati di volta in volta dall’elegia o dal pensiero filosofico o dal frammento iconico-ideogrammatico-scritturale-pittorico, che prendono per la gola raffinati collezionisti.
I loro nomi sono affermati a livello europeo, posizionati in modo autonomo, senza eccedere a snobismi né a consumismi. Noti lo sono anche ai sudmilanesi e ai lodigiani per avere animato con esposizioni a Cascina Roma a San Donato, “Semina Verbi” a Casalpusterlengo, “Il Viaggiatore” a Sant’Angelo Lodigiano, La Biennale d’arte a Lodi. Nella loro molteplice e varia produzione artistica l’esperienza del “Libro d’Artista” si colloca in posizione non secondaria: Gini è promotore, teorico, storico e archivista, e, insieme a Fernanda Fedi, ha realizzato a Milano l’unico Archivio Nazionale dei libri d’Artista. (Archivio 66. Libri d’Artista). In oltre una cinquantina d’anni ù stato raccolto e catalogato più di un migliaio di libri di tipologie tecniche diverse: libri-oggetto, libri fisarmonica, libri monotipo, libri box libri preziosi, minilibri.
Negli ultimi “Libri d’Artista” prodotti direttamente, la Fedi sviluppa frammenti dai significati antropologici. Orienta forme visive impaginate di grafemi, in cui l’occhio coglie richiami sacrali, magici e rituali in un fitto combinarsi di concettualismo e di incantamenti grafici. Non diversamente la riflessione suggerita da Gini, che sviluppa una diversificazione del linguaggio attraverso lo svolgimento del possibile. In “contrappunto” una pluralità di immagini e scritti di accompagnamento, di piani e tipologie tecniche che conferiscono peculiarità in chiave di poesia visiva.
Fedi e Gini saranno coi loro libri d’artista all’Archivio Storico di Lodi in via Fissiraga dal 16 al 30 settembre con una “Antologica” destinata a documentare la produzione tra il 1974 e il 2017. L’evento è procurato dalla collaborazione congiunta della Associazione Archivi-Amo, della rivista semestrale Kamen’ e della Associazione culturale Amici del Nebiolo di Tavazzano. All’inaugurazione, già in calendario per le 17 di sabato 16 settembre, porteranno il loro contributo Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli. In tale occasione verrà presentato il nuovo libro d’artista realizzato dalla Fedi e da Gini, pubblicato dalle Edizioni Piccolo di Livorno nella collana “Memorie d’artista”.

 

 

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ROBERTA TIBERI / Ricette d’avanguardia al “Bizzò” di Lodi

Roberta Tiberi, artista di Tavazzano, laurea in lingue, approdata all’attività espositiva un lustro fa , è in questi giorni al “Bizzò” in via Cavour a Lodi con una selezione di acquerelli gradevolissima con cui fa conoscere aspetti essenziali del suo percorso pittorico, documentando l’impianto figurale della propria ricerca e insieme la spinta a sperimentare

ROBERTA TIBERI: Ritratto di Lon Reed (Acquerello)

ROBERTA TIBERI:
Ritratto di Lon Reed (Acquerello)

forme di tipo applicativo proprie del design e della texture esornativa. Risultati non di capriccio o bizzarria, che si spiegano e giustificano con la molteplicità degli interessi acquisiti frequentando gli studi e gli atelier di Fernanda Fedi e Gino Gini, Elisa Frigerio, Giuliana Consilvio, del colombiano Rafhael Dussàn e i workshop di Tindaro Calia, dell’ acquerellista Valerio Libralato e del Gruppo fotografico tavazzanese, acquisendo spunti di tecniche moderne ed innovative tra passato e presente.
Benché, per più di un verso, alla Timberi (già fattasi conoscere alla Galleria Oldrado e alla Fondazione Bipielle), non sia fondamentale rivendicare una genealogia per accreditare l’impegno qualitativo, a prescindere dei sintomi che nella sua produzione si possono trovare, non ha bisogno di un padre, più o meno fantoccio, per dimostrare d’essere dotata di un intrinseco strumento operativo ad alto tasso critico e autocritico.
Troppo facile sarebbe dire che nella sua pittura esiste una straordinaria apertura di interessi umani, una fantasia che la incoraggia a dare vita a immagini diverse, anche se la declinazione principale è di una espressività ben combinata coi modi della figuratività contemporanea, che dalla fotografia mutua figure e ritratti che risaltano caratteri dell’espressione fisionomica. “ Al centro della mia ricerca artistica – afferma in una dichiarazione di poetica l’artista – è la figura principalmente declinata nella tecnica mista attraverso vari contrasti – di trama, finitura, tinta, materiale – vista come lente di ingrandimento per trattare tutti i temi universali”.

ROBERTA TIBERI: Ritratto di Bono Vox (acquerello)

ROBERTA TIBERI:
Ritratto di Bono Vox
(acquerello)

 

ROBERTA TIBERI: Giochi d'acqua: Deviazione 1 (acquerello)

ROBERTA TIBERI:
Giochi d’acqua: Deviazione 1 (acquerello)

Attraverso propri procedimenti, la tavazzanese offre al Bizzò esempi di cifra verista, ritratti di vip e cantanti (Kirk Douglas, Lon Reed, Marco Mengoni, Bono Vox…) resi con bell’accordo tonale e formale, senza deviazioni o evocazioni inattese. Gli acquerelli, tra cui un esempio di paesaggio urbano e un ritratto di “Melissa”, hanno una struttura realista che li sottrae a tentazioni meramente decorative o illustrative.
In altra sezione l’attenzione è richiamata dai “giochi d’acqua”: serie di invenzioni fantastiche e ottiche che raccontano “direzioni” e “deviazioni”, il cui elemento costruttivo conferma validità emotiva nella validità formale. Si tratta di strutture che campeggiano nello spazio, un flotto di variabili e rapporti in movimento, in cui le sensazioni più dirette sono quelle che lasciano l’accordo armonioso.

  Giochi d’acqua, Ottiche e sguardi ad acquarell0 di Roberta Timberi al Bar Bizzò, via Cavour 9, Lodi – Dal marted’ al sabato: 7,30-19,30; domenica: 7,30-13. Fino al 15 gennaio 2017

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ARTE E IMPEGNO POLITICO NELLA MILANO DEGLI ANNI ’70

gallery-lissone21Tra gli anni Sessanta e Settanta l’ideologia e la politica si respiravano nelle strade, al punto che si cominciò a parlare di “politicizzare il quotidiano”. L’arte scoprì la vocazione al sociale e la trasformò nel “motore del fare”. “La parola agli artisti”, inaugurata sabato al Museo d’arte contemporanea di Lissone è un po’ il seguito di quella tenuta a Palazzo Reale nel 2012, e, come quella, risulta particolarmente vivace e ricca di esperienze tanto decisive quanto in parte rimosse dalla critica e dalla cultura ufficiale. Curata da Cristina Casero docente di storia dell’arte dell’Università di Parma ed Elena Di Raddo, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università Cattolica di Milano, e co-autrici dei volumi “Anni Settanta. La rivoluzione nei linguaggi dell’arte” (Postmedia books, 2015) e “Anni ’70: l’arte dell’impegno (Silvana Editoriale, 2009), l’esposizione riaccende l’attenzione sull’arte politica della contestazione; documenta com’essa fu frutto dell’affioramento di una esigenza culturale e della presa di coscienza dei mutati presupposti materiali-economici. L’evento espositivo pone inoltre interrogativi, più di quanto non sembri dal titolo: in primis la questione della sua rimozione, poi quella di un potenziale ritorno, nell’attuale crisi, dei temi e delle rivendicazioni di quel “decennio”.
All’arte “sessantottina”, parteciparono diversi artisti del territorio ( Mauri, Volpi, Staccioli, Quadraroli,…). Fu un’arte che si fondava sulle celebri “M” della saggistica allora in voga ( Marx, Marcuse, Mao, McLuhan), che sosteneva il passaggio dell’arte all’estetica e al vedere mentale; e ammetteva il “momento artistico” solo come operazione perimetrata dall’ideologia (“rivoluzionaria”).

Fernanda Fedi

Fernanda Fedi

Con Restany – uno dei profeti-accompagnatori più seguiti del ’68 sul versante delle arti -, l’adesione nel milanese si fece più decondizionata. Permise forme di espressione diverse, in cui molti trasferirono il loro sogno di utopia universale.  La mostra lissonese rivisita quei momenti. La mappatura  coglie l’ impegno degli artisti del momento nel confrontarsi con le altre forme di espressione visiva e l’interazione con le questioni legate alla vita sociale, alla politica, all’economia; si sdebita con la “metalinguistica” che segnò la creativa del periodo; cattura l’attenzione su alcuni dei protagonisti, molti dei quali divenuti noti dopo la contestazione anche sul territorio: Nanni Balestrini, Paolo Baratella, Gabriella Benedini, Fernando De Filippi, Ugo La Pietra, Giangiacomo Spadari, Umberto Mariani, Emilio Isgrò, Enzo Mari, ecc.

Gino Gini

Gino Gini

E, tra di essi, Fernanda Fedi e Gino Gini, due artisti sempre disponibili a incrociare con rispetto i propri occhi con la ricerca e l’esistenza, presenti in molte iniziative locali: il Gelso, Semina Verbi, Cesaris per l’arte, Biennale di Lodi.

I temi della mostra verranno affrontati anche in un convegno dal titolo “Arte Fuori all’Arte. Incontri e scambi fra arti visive e società” che si terrà il 12 e 13 ottobre all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 Opere e documenti di Fernanda FEDI e Gino GINI sono presenti a: “LA PAROLA AGLI ARTISTI” – Arte e Impegno a Milano negli anni Settanta – MUSEO d’ARTE CONTEMPORANEA di Lissone -Fino al 27 novembre 2016
 

 

 

 

 

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CASALPUSTERLENGO, una mostra per tenere d’occhio il futuro

Artisti di tre generazioni a confronto

 

Uccelli Veniero Babbo Natale

Nei decenni trascorsi le mostre collettive si rifacevano all’esigenza di un costante aggiornamento dei filoni espressivi, oggi, data la trasformazione delle arti visive e il veloce succedersi delle esperienze individuali, le esposizioni collettive promettono esiti più problematici e naturalmente opinabili.
Prismi, generazioni a confronto, ordinata da Amedeo Anelli al Cesaris di Casalpusterlengo, all’interno del ciclo dedicato alle arti visive, sembra tenersi lontana dagli inconvenienti denunciati da tante iniziative messe in piedi sotto il segno della contemporaneità.
De Bernadi Cesari CAll’insegna del generazionale – ombrello peraltro non privo anch’esso di rischi -, la rassegna dello spazio Cadorna circoscrive le esperienze al terreno delle “atmosfere”, prescindendo dalla comparatività delle “posizioni” espresse, nel senso che le “tendenze” in luce o sono state superate o conoscono la fase del così detto ricambio, mentre gli “emergenti” non sono più portatori di novità e rivelazioni ma riflettono un comportamento di tipo magmatico e globalistico. L’interessante mostra all’IIS Cesaris è anche importante perché fornisce informazione che aiutano a stimolare l’interesse del fruitore su singole produzioni create dai protagonisti in un “dato momento”. L’ottimo risultato non è quindi l’estrinsecazione di un “modo-di-essere-e-di-vedere-il mondo”, come si diceva una volta, e neppure un ritorno alla così detta “buona pittura”, o a qualche carica demistificatoria o provocatoria con i linguaggi della visualità venivano spiegati, ma più propriamente, è quanto all’interno di alcune generazioni, è stato prodotto, sia pure in modo non sempre sistematico, con grande libertà nell’attraversare le esperienze del fare.
Sottratta all’imbarazzo delle “classificazioni” pur mantenendo una robusta griglia interpretativa, la mostra ha una allestimentosua attrattiva nello spessore delle opere presentate e che rivelano anche come qualche esperienza in chiave “post” sia ancora possibile là dove la ricerca individuale ritrova momenti esistentivi e contenuti rivendicati dal principio d’un’arte come arte. Le opere esposte in modo piacevole, invitano senz’altro a soffermarsi su quelle particolari di Dorazio, interessate a fenomeni percettivi; di Abbozzo, sensibile maestro di alchimia; di Vinicio Tartarini, che impacchettano segni mentali, consci e inconsci; di Emilio Tadini, originali e caratterizzato da una visione fantastica e polemica.
Un valido esempio è fornito da tre lodigiani: deambulano tra poetica del gesto e segnali interiori i procedimenti di Franco De Bernardi; ai minuti frammenti di grafica e al discorso del colore sono dedicate le scelte di Andrea Cesari mentre quelle di Cinzia Uccelli sperimentano percezioni nella spazialità.
Associata all’arcaico è la pittura di Fernanda Fedi e alla “rilettura” lo è quella di Gino Gini; del piacentino Veniero sono decorative composizioni affidate al colore; all’essenza delle forme nella materia sono dedicati i lavori di Elisabetta Casella; di interesse eclettico quelle del sestese De Palos.

 

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A Casalpusterlengo: maestri e allievi in ascensore

TADINI Fiaba imagesJRIT34GMLo spazio “Cesaris” inaugura venerdì prossimo a Casalpusterlengo “Prismi”, collettiva curata da Amedeo Anelli all’interno di un ciclo espositivo-didattico rivolto a facilitare l’incontro dei giovani studenti e loro docenti con le “arti visive” contemporanee. Nell’intento del curatore, la mostra intende far leggere, nel tracciato che sarà disegnato, non un punto di incontro strettamente pittorico, ma la presenza di elementi di “dialogo fra generazioni di artisti”. Dodici i partecipanti, in cui si ritroveranno personalità complesse, ma anche lineari, fantasiose ma anche controllate da offrire un esempio di capacità e di sintesi creativa.
Le novità dell’allestimento saranno rappresentate dal piacentino Veniero, artista vivace, in attività da oltre quattro decenni, che vanta opere in importanti collezioni quali la Ricci Oddi a Piacenza, il Castello di San Pietro in Cerro e in importanti raccolte locali di istituti di credito. Qualche decennio fa Veniero cercò consensi anche a Codogno, dove all’ex-Soave nell’85 si presentò con una mostra personale. Oggi il pittore preferisce esporre “in casa”, attraverso collettive in cui si è misurato con altri a Piacenza, Rivergaro, Castell’ Arquato, Pontenure, Travo, anche se un decisivo riscontro di critica e pubblico l’ha ottenuto con un’antologica a Palazzo Farnese. Abbandonate suggestioni delle avanguardie anni Cinquanta, oggi egli pratica tinte forti, dense e granulose, che mettono in evidenza suggestioni e richiami lirici.
All’interesse per il suo operare i visitatori potranno sommare quello per Elisabetta Casella, anche lei piacentina, nota per un percorso immaginativo fatto di segni e punti, normalmente circolari, con cui dà forza a opere che hanno il pregio di mettere in movimento idee, suggestioni e compatibilità ad incastro. La Casella è artista di varietà notevole, priva di avventure clamorose, ma toste, con varianti che nel rigore del prodotto artistico non si lasciano cadere nell’artificio.DORAZIO untitled
Analogamente si può dire del romano Gianfranco De Palos, pittore e scultore residente a Sesto San Giovanni, già presentato all’IIT Cesaris all’interno dei “Pentagrammatici”, un artista che potrà richiamare l’attenzione sulle varianti del proprio linguaggio, con una pittura che spinge a indagare impronte, memorie e mimesi in un ampio orizzonte in cui si rinvengono insiemi strutturali e modalità percettive di piacevolezza fruitiva.
Su altro fronte Gino Gini e Fernanda Fedi, due artisti che si esprimono “narrativamente” e si sono più volte fatti apprezzare grazie al particolare carattere delle loro opere, fatte di lettere, frasi, “scritti” e simboli e di figure pittoriche, da creare “osmosi e ambivalenze equivalenza e sinestesia” tra segni iconici e immagini figurali. I due – distintamente – realizzano modelli raffinati di tracciati e di scrittura visiva, costruendo, la Fedi, lavori che si differenziano dalla poesia visiva, e, Gini dalla pittura basata su frasi scritte solo quali surrogati di elementi oggettuali
In esposizione saranno anche tre lodigiani di origini codognesi: Franco De Bernardi, Andrea Cesari e Cinzia Uccelli. Il primo, De Bernardi, confermerà, pare ovvio prevederlo, quanto ha mostrato recentemente a “Casa Idea” a Tavazzano e all’ex-Soave a Codogno oltre che in occasioni delle precedenti uscite a Casale e Crema: una pittura fatta di rigore, energia, un interagire di azione e materia, la matrice di sapiente artigianalità, peculiare nella resa di sensazioni e plasticità che rendono la sua pittura particolarmente preziosa e inconfondibile. Una presenza degna di attenzione risulterà anche quella di Andrea Cesari artista in cui con la sintassi e l’osmosi tra le diverse categorie iconologiche è in grado dare vita a nuovi veicoli segnici e morfemi di condiscendenze e disponibilità concettuali ma anche ornamentali. Elementi innovativi si ritroveranno in Cinzia Uccelli, architetto esperto in progettazioni e restauri operante in Piacenza, avviatasi all’arte dopo aver frequentato il Liceo Piazza a Lodi. L’Uccelli ha realizzato il recupero del monumento ai caduti di Fombio e si dedica anche nell’arte a una definizione di spazi, come si è visto a Marudo e al castello di Fombio dove ha offerto esempi di semplificazione costruttivista di qualità oggettuale.
Idee, forme, sentimenti e percorsi contrastanti si ritroveranno alla fine nelle opere dell’”alchimista” Edgardo Abbozzo, del “geometrico” Dorazio, del “neo-figurativo” (anni Sessanta) Tadini, del “pentagrammatico” Tantardini, già presentato a Casale e scomparso da una ventina anni

Nelle foto lavori di Emili Tadini e di Piero Dorazio

Prismi: dialogo fra generazioni. Collettiva al. “Cesaris” di Casalpusterlengo, in via Cadorna, – Apertura: venerdì 11 marzo. Orari apertura: da lunedì a venerdì ore 8,00 – 17, 30; sabato ore 8,00 – 14,00. Festività escluse.Fino al 22 aprile

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40 anni del Centro dell’Incisione Naviglio Grande a San Donato Milanese

Una sala interna del Centro dell'Incisione di MIlano

Una sala interna del Centro dell’Incisione di MIlano

Prosegue alla Galleria Guidi, alla Cascina Roma di San Donato Milanese la mostra celebrativa dei 40 Anni del Centro dell’Incisione Alzaia Naviglio Grande, diretto da Gabriella Casarico. Quarant’anni possono essere o sembrare molti o pochi, a seconda di come li si viva o di come li si nasconda, magari dietro a due grandi viti canadesi che tengono verdi gli entusiasmi e la voglia di resistere. Quelli trascorsi dal Centro nel settecentesco palazzo Galloni salvato dal degrado da operazioni di vero e proprio maquillage e riassetto da a un gruppo di artisti, pittori e musicisti che vivevano sui Navigli e che, poco alla volta, di iniziativa in iniziativa, hanno non solo permesso all’immobile la sopravvivenza, ma hanno convertito la stessa vita sul Naviglio cambiandola in una sorta di Montmartre meneghina, dove si tengono concerti, mostre, dibattiti, mercatini e, soprattutto, ci si conosce e si stringono amicizie. Dal Centro sono passati artisti sudmilanesi e lodigiani, molti dei quali si sono appassionati all’arte segnica: Gino Gini e Fernanda Fedi, Sara Montani, Teodoro Cotugno, Flavia Belò, Paola Maestroni, Luigi Poletti, Vittorio Vailati, Franchina Tresoldi. Un paio, Cotugno e Belò, fanno parte dei quaranta calcografi che a Cascina Roma vivacizzano la rassegna di grafica originale d’arte; una iniziativa espositiva sostenuta dal Comune di San Donato Milanese e dall’assessore alla Cultura Chiara Papetti, che è qualcosa di più di una semplice testimonianza resa a un ritrovo storico dell’arte, ma è una esemplare dimostrazione di un’arte ricca di alfabeti linguaggi e tecniche che arricchiscono di cultura il panorama delle arti visive.
L’esposizione sandonatese non è dunque solo una sorta di fedeltà e di attestazione del ruolo svolto dal Centrocentro-dellincisione-naviglio-650x487 dell’Incisione, ma una esibizione che solleva attenzione verso “l’autentico”, in tempi che, per essere di imperante finzione, vedono anche la stampa d’arte preda di non poche generazioni; in grado di stimolare una considerazione meno superficiale del fascino che la materia grafica, praticata da artisti “specifici” esercita. Per non perderci tra gli oltre quaranta espositori, ci limitiamo a suggerire l’acquaforte bulino “Verwirrug” di Eva Aulmann, artista di straordinario carattere e visionarietà; la sequenza in 4 lastre lavorate a puntasecca e a maniera nera “Crepuscolo” di Mario Cattaneo; l’omaggio al “Liocorno” in chiave di atmosfera surreale e lirismo di Angela Colombo; la coinvolgente acqueforte di Teodoro Cotugno che restituisce corposità poetica a un “Sentiero d’inverno; l’“Albero delle stagioni” che conferma le convinzioni grafiche di Umberto Faini. E ancora segnaliamo: le “Scritture arcaiche” di Fernanda Fedi e quelle a “Prova di volo” di Gino Gini; la puntasecca e acquatinta di un Calisto Gritti; l’acquaforte, puntasecca, acquatinta al sale “Rain forest 1” di Silvana Martignoni; “Melograni”, acquaforte acquatinta su tre lastre di Roberto Rampinelli; “Albero prigioniero” di un esemplare maestro, Girolamo Tregambe, recentemente scomparso.

 

40 Anni del Centro dell’Incisione – Galleria Guidi, Cascina Roma, SAN DONATO MILANESE, Mostra collettiva di grafica originale d’arte –Orari: da lunedì a sabato: 9,30-12,30; 14,30-18,30. Domenica 10-12,30; 16,30-19 – Info: 02.52772409 – Fino al 28 febbraio.

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FERNANDA FEDI/ Il periodo strutturale (1970-1978)

Grande struttura 1970La Galleria Antonio Battaglia nata nel 2002 nel quartiere di Brera a Milano, nota e apprezzata per i ricchi programmi espositivi rivolti alla scoperta -riscoperta di artisti italiani degli anni ’70 e a far conoscere artisti emergenti, ha messo in calendario per mercoledì il 24 febbraio una mostra riguardante un ciclo di opere di Fernanda Fedi, della quale sarà esposta una selezione di opere del Periodo strutturale 1970 – 1978.
Fernanda Fedi è nota al pubblico del territorio per le ripetute presenze a Cascina Roma a San Donato Milanese, a Semina Verbi e al Cesaris di Casalpusterlengo, a Codogno, Fombio, Caselle Landi e a Lodi, alla Galleria il Gelso e alla Biennale organizzata dalla Mons.Quartieri.
Il “Periodo Strutturale”, individuato è costituito da due distinti aspetti: uno geometrico, l’altro materico. Negli anni Settanta, incontrò l’immediato interesse di Bruno Munari e oggi costituisce il seguito di altri “cicli” pittorici, individuati da Amedeo Anelli in sede di riesame analitico della intera produzione dell’artista: Tematiche (1967-1968), I Miti (1969), Astratto-Lirico (1969-1970).
Il periodo strutturale (1970-1978) ha in sé risonanze del precedente ciclo astratto-lirico formatosi sul principio trasmutatorio che attinge a Kandinskij e Veronesi e, per quel che riguardava l’ inventività fantastica, a Mirò. E’ costituito da distribuzioni e sistemazioni di forme geometriche, di fasci di diagonali e loro stratificazioni.
Nella presentazione alla mostra tenuta dall’artista alla Galleria Il Cortile di Bologna nel 1981, Munari, faceva cogliere come “l‘aspetto geometrico” fosse dato dall’angolo e dalle dimensioni delle linee rette che lo formano, mentre “l’aspetto materico” veniva prodotto dalla superficie con o senza texture. Questa superficie, appuntava il celebre designer esperto di nuove forme d’arte “è lo spazio bidimensionale sul quale muovono le linee di Fernanda Fedi”, mentre “lo spazio viene a volte texturizzato con reticolo quadro o in maniera informale” donando sicurezza, padronanza e controllo al risultato finale. In questo procedere, l’Anelli coglie a sua volta l’“attraversamento dell’astrattismo storico”. La Fedi, dice il critico lodigiano, “non si fa mancare niente”: in una variazione continua aggiunge fantasia, colorismo e simboli. Il risultato è di conseguenza più di una pura “narrazione astrattiva”, ma un’espansione, un mutamento. Con un sovrappiù di ragionamento e rigore.

FERNANDA FEDI : Periodo strutturale 1970 – 1978 Galleria Antonio Battaglia, Via Ciovasso 5, Milano. Inaugurazione mercoledì 24 febbraio alle h. 19.00 Fino al 24 marzo. Catalogo in galleria con presentazione di Adriano C

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40° DEL CENTRO DELL’INCISIONE DI MILANO

 40-anni-e-oltre

 Compie quaranta anni il Centro dell’ Incisione Alzaia Naviglio Grande sorto nel 1975 a Milano. Lo ricorda una mostra inaugurata in questi giorni di quaranta incisori, a testimonianza della sua vitalità e volontà di andare avanti. Quarant’anni di mostre – forse trecento personali in tutto (neppure Gabriella Cesarico ne tiene più il conto), senza contare le collettive, almeno un centinaio. In locandina l’attivissima Cesarico ha voluto quaranta incisori, molti dei quali dieci anni fa festeggiarono il trentennale e un buon numero quelli che venti anni il ventennale di questo centro la cui storia è più un racconto poetico, un luogo che custodisce esperienze, ricordi di amicizia e di fedeltà.
Tra i quaranta espositori della mostra celebrativa solo due i lodigiani, gli impareggiabili Teodoro Cotugno e Flavia Belò, due inimitabili acquafortisti che già l’anno scorso al Centro avevano rinverdito il successo di calcografi facendosi apprezzare per le convinzioni e le qualità grafiche che oggi confermano in rassegna. Parecchi sono però coloro che in questi anni si sono fatti apprezzare nel Sudmilano e nel Lodigiano grazie anche all’ attività meritoria degli Amici della Grafica di Casalpusterlengo, dell’Associazione Mons. Quartieri, dell’Associazione Oltre il Ponte e alle iniziative espositive di Cascina Roma a San Donato Milanese e Semina Verbi a Casalpusterlengo: Pietro Diana, Angela Colombo, Togo, Girolamo Tregambe, Eva Aulmann. Michele Cannaò, Gioxe De Micheli, Gino Gini, Fernanda Fedi, Calisto Gritti, Giancarlo Pozzi, Roberto Rampinelli Gigi Petroli, Agostino Zaliani, Umberto Faini…
Dai loro fogli risulta una sicura professionalità che li distingue anche tra di loro in modo specifico, per le diverse caratteristiche di segno e di tecnica; l’impegno del mestiere e la naturalezza degli approcci oltre che per i contenuti e i luoghi raffigurati, a conferma, se proprio se ne avvertisse il bisogno, della resistente congruenza del figurativo con la pratica incisoria. Anche se però – e questo la mostra celebrativa si fa carico di evidenziarlo senza esprimere preferenze e graduatorie – non mancano autori di figurazioni surreali, libere, alcune dai tratti onirici, altre favolose, grottesche, allegoriche come quelle Anny Ferraio, Tomasi, Italia, Colombo, Trolese, Diana e autori al passo con i nuovi linguaggi espressivi come Gino Gini e Fernanda Fedi.
Un figurativo variegato dunque, che al Centro dell’Incisione ha sempre trovato nei quarant’anni di attività, il solco di una scelta culturale ed estetica, espressa con fedeltà e perizia dai maestri e dai giovani artisti.

Centro dell’Incisione Milano – 40 anni e oltre – 40 artisti in mostra – Alzaia Naviglio Grande 66, Milano – info 02.58112621 – Fino al 25 ottobre 2015 – Orari: da martedì a sabato dalle 16 alle 19 e durante tutte le manifestazioni sul Naviglio Grande dalle 9 alle 19.

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“MAPPE DI VIAGGIO” di Gino Gini e Fernanda Fedi

 

Fernanda Fedi e Gino Gini in una fotografia di Chiara Luxardo

Fernanda Fedi e Gino Gini in una fotografia di Chiara Luxardo


“Mappe di Viaggio” (Travel Maps), curato dalla storica dell’arte contemporanea Elisabetta Longari con traduzione in inglese di Jacky Morgan è una monografia-catalogo bilingue, arricchita da“vivaci” e documentali immagini fotografiche di Chiara Luxardo e Claude Renoud, che la Biblioteca Braidense di Milano in collaborazione col Ministero dei beni e delle attività culturali ha realizzato in accompagnamento all’antologica dedicata a Fernanda Fedi e Gino Gini per i cinquant’anni (1974-2014) di attività artistica svolta in contiguità tra scrittura, pittura, arti visive e collezione, coltivando con spirito multiplo la passione per il libro d’artista.

F.FEDI: 100 croci, 100 parole, 100 pensieri -Libro oggetto, 32x43x5. Contdenitore in legno con pittura, collage, scritture su 100 piccole pagine

F.FEDI: 100 croci, 100 parole, 100 pensieri -Libro oggetto, 32x43x5. Contdenitore in legno con pittura, collage, scritture su 100 piccole pagine

Il saggio della Longari sulla “metafora del libro come archetipo del mondo” e il suo “intramontabile potere nel mondo presente”, è posto sotto l’ incipit del poeta francese Edmond Jabès (1912 – 1991):”La parola per lo più mente. Il libro mai”. Ovviamente non pensava ai libri d’artista, sia pure anch’essi siano “un deposito di immagini sempre attingibiil”. Questi lavori particolari, che si presentano in numero limitato, sono realizzati con tecniche e materiali normalmente poveri ( ma all’occorrenza anche ricchi), abbinati a testi e poesie o a frammenti di pensiero a loro volta collegati a disegni, acquerelli, interventi di grafica. Non mancano percorsi intuitivi tra i più diversi, moderni e tradizionali, pratici e intellettuali. Come in certi esemplari. La Fedi e Gini sono comunque, due artisti assai attenti alle forme del linguaggio e alle scelte di contenuto. “Visivamente” lo avvalorano le 134 immagini catalogate e che portano l’occhio oltre che sulla qualità delle realizzazioni singole sulla diversità di messa in opera: libri monocopia, libri oggetto, libri xerox, libri a cassetta, libri “preziosi”, libri fronte pagina, libri fisarmonica, livres croisées, libres pouvres, minilibti, libri d’arte postali eccetera. Ricco è a sua volta l’elenco dei co-autori con cui Fedi e Gini hanno condiviso la titolarità del lavoro. Tra tanti, i lodigiani Amedeo Anelli, Sandro Boccardi, Guido Oldani, Ivan Croce, Ada Negri, mentre tra gli inserti si segnalano quelli di Pessoa, Pavese, Malfuz, Varga, Wang Ying Lin, G, Neri, Koschel…

G: GINI: "Flight test", Libro oggetto, 19x16,3. 2 pagine centrali con foto, scritture e timbri. Pagina centrale a finestra con piuma. Unicum 2013. Foto di chiara Luxardo

G: GINI: “Flight test”, Libro oggetto, 19×16,3. 2 pagine centrali con foto, scritture e timbri. Pagina centrale a finestra con piuma. Unicum 2013. Foto di chiara Luxardo

La scelta delle scritture e quella dei materiali, le procedure tecniche e i richiami di contenuto tematico hanno tutte rilevanza sul risultato. Nei lavori di Fedi e Gini si rinviene l’uso di colori ad acqua, colori a tempera, colori mixati, collage, calligrafie, caratteri mobili, foto, terre d’argille (cotte), frammenti di ceramica, piume, garze, sabbia, legno, gesso, bronzo, carta giapponese, fogli acetati, serigrafie, acqueforti, disegni regolarmente in linea con le tendenze dell’arte d’oggi. Il senso di queste scelte è colto dalla Longari con sintesi:”Nelle diverse sfumature che assume il rapporto tra significante e significato in questi “libri”, svolge un ruolo importante, forzatamente, la natura del supporto adottato”,
 Specializzata in Museologia, Museografia e in Arte Terapia, la Fedi ha esposto al Gelso di Lodi nel 1979 e preso parte alla Biennale d’Arte di Lodi nel 2009, oltre ad avere partecipato a diverse edizioni di Semina Verbi e contribuito ad alcune iniziative espositive di Amedeo Anelli. Una settantina di personali definiscono il suo percorso, suddividendolo in cicli: quello dedicato all’arte Strutturale (La linea incrociata), quello Concettuale (La linea pensata –Assenza), quello detto de l’Ecriture Plastique (La linea come tachigrafia. Scrittura-Segno-Memoria). Tale pluralità di linguaggi metodi e processi è costruita su un alfabeto di segni, che si conferma approccio privilegiato per la comprensione del mondo.
Classe 1939, Gini porta avanti dal ’68 esperienze verbo-visuali che gli hanno aperto le porte della Biennale di Venezia, in cui parola, immagine e grafia si trovano affiancate. La sua arte consiste nello sviluppo di schemi logici e analitici che riguardano il linguaggio, la definizione e la natura stessa dell’arte. Mettendo sullo stesso piano parola, immagine, scrittura, proposizioni artistiche e analitiche, forma e significato, conduce una sorta di indagine autoriflessiva e tautologica che si identifica con l’opera finita, quasi sempre ricca di elementi e richiami testuali. Dalla metà degli anni ’70 Gini ha messo le sue energie nella realizzazione di libri d’artista, e, in parallelo coi diversi cicli operativi, ha centrato l’ applicazione su contenuti oggettuali, sul rapporto tra pagine e immagine, su accompagnamenti concettuali, su simboli quali il volo, il cielo, le penne, le parole. Spesso i suoi libri d’artista si trasformano in veri e propri bloc-notes o taccuini in cui lo scritto è forma e dialogo e l’inserto è un modo per ampliare e arricchire la relazione e i processi comunicativi. In ciò pare avvicinarsi a certi gruppi concettuali di formazione britannica. A settembre l’opera di Fernanda Fedi e Gino Gini verrà presentata da Amedeo Anelli al Piccolo Museo della Poesia di Piacenza.

Aldo Caserini

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