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LA TERRA INQUIETA: Fare arte parlando di problemi

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Abitiamo l’età della tecnica e ci proponiamo di salvare la natura, ma intanto dimentichiamo le sorti dell’uomo, non raccogliamo il grido lacerante di chi è intento a fuggire dalle tragedie della guerra e della fame.
Dobbiamo riconoscere che tutto ciò che nasce all’interno di scenari divaricanti, c’è una parte destinata, alla crudeltà degli egoismi individuali, sociali, nazionali ? Dobbiamo rassegnarci all’accusa di Silenio: stirpe miserabile ed effimera… perché costringi a dirti solo ciò che per te è vantaggioso?
Gli spazi della Triennale di Milano ospitano fino al 20 agosto prossimo una mostra di artisti egiziani, turchi, albanesi, iracheni, siriani, marocchini, eccetera, tutti con radici in territori inquieti e sofferenti, dove le parole guerra, odio, accanimento, paura, vergogna, colpa uniformano questo tipo di pensiero al linguaggio.
In tutto sono sessantacinque artisti e artiste messi insieme da Massimiliano Gioni che firmano installazioni, video, fotografie, materiali, mixage, texture, pitture con cui esplorano geografie reali e immaginarie. L’aspetto più importante e forse anche provocatorio della esposizione è di ricordare (ai fruitori e agli artisti) “che si può e deve fare arte anche per parlare e affrontare questioni di estrema urgenza e non solo per decorare salotti o spazi museali con oggetti costosi e inutili, come invece va davvero tanto di moda”.
La Terra Inquieta è una mostra che parla delle trasformazioni epocali che stanno segnando lo scenario globale, focalizzata in particolare sulla rappresentazione della migrazione e della crisi dei rifugiati. Ma fissa l’attenzione anche sul ruolo dell’artista come testimone di eventi storici e sulla capacità dell’arte di raccontare cambiamenti sociali e politici.
Mentre i media e la cronaca ufficiale raccontano di guerre e rivoluzioni viste a distanza, vi sono autori che descrivono in prima persona il mondo da cui provengono. I loro lavori rivelano fiducia nell’arte di raccontare e trasformare il mondo. Dai risultati esposti alla Triennale emerge una concezione dell’arte visiva come reportage lirico, documentario sentimentale e come testimonianza viva e necessaria.
Naturalmente il “mosaico” ricostruisce anche le personalità artistiche degli autori. Impossibile citarli tutti, ci limitiamo a ricordarne alcuni: Liu Xlavdong, El Anatsni, Steve McQueen, Ivanov Pravdollub, Yto Barrada, Adel Abdesseme, Bouchra Khalili le cui opere sono tra quelle di più alto impatto visivo ed emozionale. Il loro è un racconto disuguale, vario, che aiuta a scandagliare realtà non piacevoli, in cui si ritrovano concentrate vicissitudini tragiche e umilianti. Narrano quello che spesso l’informazione nasconde, con note che spesso spiccano più di altre

La Terra Inquieta, a c. di Massimiliano Gioni, Milano, Triennale – Promossa da Fondazione Trussardi e Fondazione Triennale – Fino al 20 agosto. Info: http://www.Tfriennale.org
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“Le stanze della grafica d’arte” / Viaggio nella grafica italiana

LUIGI BARTOLINI

LUIGI BARTOLINI

Cambia denominazione Carte d’Arte: da quest’anno sarà Le Stanze della Grafica d’Arte. Insieme modifica la tradizionale struttura compendiando nella organizzazione tre sezioni espositive: una dedicata a incisori e litografi attivi nel mondo della stampa d’arte (Carte d’Arte); una seconda (Protagonisti e Maestri), intesa a ricordare artisti di particolare importanza e valore e risonanza; una terza (Attività), a far conoscere istituzioni, stampatori, editori, circoli collegati al mondo della stampa d’arte.
L’ampliamento introdotto dall’Associazione Mons. Quartieri presieduta da Gian Maria Bellocchio è rivolto a dare un quadro dei collegamenti che accompagnano le stampe d’arte dal momento dell’invenzione del soggetto alla fruizione finale. Proprio nella dimensione di un’attenzione più ampia al mondo della grafica originale d’arte è da leggere la scelta dell’associazione che da una ventina d’anni è impegnata sul piano di un consolidato programma espositivo di ricerca e valorizzazione delle testimonianze più eloquenti della cultura grafica nazionale.
L’ “offerta” di quest’anno, curata da Patrizia Foglia, nota studiosa esperta di storia, indirizzi e contributi di una certa originalità, e da Gianmaria Bellocchio, si incentrerà su un “omaggio” a Luigi Bartolini, senza dubbio uno dei più quotati maestri dell’incisione italiana, autore di esemplari unici o rari. L’nconetano, autore di 1400 opere incise, è considerato artista raro e sanguigno che “urtava”, come lui stesso riconobbe,contro tutti e contro tutto”, una delle “eccellenze” del ‘900 italiano vissuta costantemente con grande intensità poetica.
Una seconda sezione sarà riservata a far conoscere Ermes Bajoni di Bagnocavallo, autore di formazione autentica improntata a soggetti umani e a racconti che sfruttano il dato “quotidiano”. Vincitore del XIV Premio Sciascia organizzato dall’’associazione degli Amici di Sciascia con i Musei Civici di Milano, saranno con lui il vicentino Ivo Mosele, curatore dell’archivio del maestro della tradizione veneta Tono Zancanaro, e autore di personaggi immersi nel quotidiano che di volta in volta svelano tracce di svelamento e di nascondimento, il magentino Ernesto Saracchi, autore di racconti per immagini costruite sulla memoria, la piacentina di Carpaneto Roberta Boveri, allieva di Bruno Missieri autrice di trasparenze e luce avvalendosi di tecniche diverse e sperimentali.

Nota pubblicata dal quotidiano IL CITTADINO sabato 3 settembre 2016

TEODORO COTUGNO FLAVIA BELO' il critico PATRIZIA FOGLIA

TEODORO COTUGNO
FLAVIA BELO’
il critico PATRIZIA FOGLIA

Una terza sezione è invece dedicata ai 40 Anni del Centro dell’Incisione Alzaia Naviglio Grande, diretto da Gabriella Casarico. Quarant’anni possono essere o sembrare molti o pochi, a seconda di come li si viva. Quelli del centro ospite di palazzo Galloni a Milano hanno convertito la vita artistica sul Naviglio. Tra gli artisti di casa nostra che sono transitati si richiamano: Sara Montani, Teodoro Cotugno, Flavia Belò, Paola Maestroni, Luigi Poletti, Vittorio Vailati e Franchina Tresoldi.
Al fine di non perdersi tra le cinquanta e oltre stampe d’arte che saranno alle pareti di via Polenghi, segnaliamo da ora: l’acquaforte-bulino “Verwirrug” di Eva Aulmann, artista straordinaria per carattere e visionarietà; la sequenza in 4 lastre lavorate a puntasecca e a maniera nera “Crepuscolo” di Mario Cattaneo; l’omaggio al “Liocorno” in chiave di atmosfera surreale di Angela Colombo e quello di gusto lirico di Flavia Belò; l’ acqueforte di Teodoro Cotugno che restituisce corposità poetica a un “Sentiero d’inverno; l’“Albero delle stagioni” che conferma le convinzioni grafiche di Umberto Faini. Segnaliamo ancora: le “Scritture arcaiche” di Fernanda Fedi e quelle a “Prova di volo” di Gino Gini; la puntasecca e acquatinta di un Calisto Gritti; l’acquaforte, puntasecca, acquatinta al sale “Rain forest 1” di Silvana Martignoni; “Melograni”, acquaforte acquatinta su tre lastre di Roberto Rampinelli; “Albero prigioniero” di Girolamo Tregambe, esemplare maestro bresciano, scomparso da poco.

Le Stanze della Grafica d’Arte – Spazio Arte Bipielle, via Polenghi Lombardo a cura Associazione Monsignor Quartieri, Mostra collettiva di grafica originale d’arte – Inaugurazione 1 ottobre p.v.

 

 

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Festival della fotografia etica 2016: CALDON, LELTSCHUK, ANDUJAR,

Foto di Claudia Andujar

Foto di Claudia Andujar

Una immagine di Dmitrij Leitschuk

Una immagine di Dmitrij Leitschuk

Foto della milanese Laura Aggio Caldon

Foto della milanese Laura Aggio Caldon

Dalla prima edizione “Festival della fotografia etica” si distingue per il sostegno a coloro che in tutto il mondo sono impegnati sul fronte dei diritti umani, della difesa delle minoranze, della tutela della salute, dell’istru-zione agli ultimi e della salvaguardia del pianeta.
Al termine di una vasta selezione, gli organizzatori hanno scelto di arricchire i programmi del Festival di quest’anno  dando visibilità a tre importanti progetti promossi da “Unicef Libano”, “Greenpeace Germania” e “Survival International Italia”.
Avvalendosi delle fotografie di Laura Aggio Caldon – una documentarista della provincia milanese diplomata all’Isfci di Roma, nota in particolare per il suo approccio ai temi sociali – Unicef Libano illustrerà “Factory Boys”, un progetto che denuncia la piaga in Libano del lavoro minorile che coinvolge un numero spropositato di bambini siriani rifugiati.
Da parte sua Greenpeace Germania, proporrà “To the last drop,  attraverso la documentazione fotografica delbielorusso, Dmitrij Leltschuk,  noto freelance, laureato all’Università di Amburgo in tecnologie multimediali e autore di numerosi libri di fotografia. Le sue immagini richiamano l’attenzione sugli stili di vita delle popolazioni che vivono nelle zone remote dell’Artide raggiunte dalle aziende petrolifere, che rappresentano spesso l’unica fonte di sostentamento,  ma comportano una serie di problemi di carattere etico, umanitario e ecologico, spesso ignorati dalle popolazioni delle aree ricche.  A sua volta Survival International Italia, con “Custodi della foresta”,  richiamerà l’attenzione sulla lotta delle popolazioni indigene dell’Amazzonia, in cui l’associazione è impegnata sin dagli anni ’70. La reportistica è quella della fotografa di origine svizzera Claudia Andujar, nota a livello mondiale per avere legato il proprio nome  agli Yanomani. L’osservazione del modo di vita e delle tradizioni di questo popolo è il filo conduttore della sua attività di fotografo e della ricca reportistica realizzata a partire dal 1970 sul Rio delle Amazzoni.

 

 

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Museo della stampa e stampa d’arte: Cos’è una mostra d’arte?

A Lodi un corso di “avviamento” alla organizzazione di mostre ed eventi
a cura del Museo Schiavi  e del CRELEB dell’Università Cattolica

imagesMostre, mostre, ancora mostre. La proliferazione delle attività espositive sul territorio e d’intorni  ha ormai raggiunto livelli tali che il termine più in voga con cui il fenomeno  viene accompagnato dai cittadini è mostramania.  Le mostre in genere, specie quelle che danno spazio alla creatività individuale contemporanea, sono considerate dagli attori (professionisti, dilettanti, hobbisti), e  da coloro che ne fanno mercato  (organizzatori, curatori, allestitori, promotori con o senza finalità commerciali,  confraternite eccetera) una sorta di viatico per il raggiungimento di una identità culturale, sposandosi con i canoni prediletti  della società: durata effimera del prodotto, rilevanza mediatica. Non è neppure raro che momenti espositivi personali vengano consegnati artigianalmente grazie  al “fai da te”  o, nel caso di “eventi” (magari anche solo pubblicizzati tali) ,  le figure chiamate a occuparsene non abbiano le giuste competenze da mettere in campo. E’ partendo, probabilmente,  da questa constatazione che il Museo della stampa e della stampa d’arte di Lodi e il CRELEB, Centro europeo del libro dell’Università Cattolica hanno convenuto di organizzare al Museo Schiavi in via della Costa, una “due giorni”, mettendola in calendario per il prossimo giugno. L’iniziativa  proposta è un “avviamento” alle problematiche che investono l’organizzazione di mostre ed eventi culturali in genere, e non avrà approccio teorico, ma essenzialmente pratico.
Gli organizzatori puntano a coinvolgere professionisti e operatori che a vario titolo intervengono nel processo organizzativi delle mostre, nonché istituzioni locali, associazioni culturali, comuni, musei e biblioteche e chiunque abbia la curiosità di sapere quali meccanismi di base vengono richiesti per una buona  organizzazione di mostre e di eventi. Nel corso del “Making culturale events happen”  ( questa la denominazione del “progetto”) interverranno Emiliano Bertin (coordinatore didattico della International Summer School in Studi danteschi), Luigi Lanfossi (membro del consiglio direttivo del Museo della stampa di Lodi) ed Elena Zanella (professionista del fundraising e fondatrice di Fundraising Virtual Hub) e alle testimonianze di Paola Sverzellati (docente di Bibliografia e Biblioteconomia presso l’Università Cattolica di Milano), Emilia Ramundo (appassionata gourmet con esperienze nel settore catering) e Alessandro Tedesco (docente di editoria per il web ed esperto di comunicazione online). Dettagliate informazioni si possono richiedere alla segreteria organizzativa (Paola M. Farina, paolamfarina@libero.it) e al Museo della Stampa di Lodi (info@museostampa.org).

Cos’è il CRELEB – Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca

È un organismo di ricerca universitario che si occupa di iniziative culturali (convegni, workshop e tavole rotonde) che promuovono la conoscenza e lo sviluppo del mondo del libro e delle biblioteche nel panorama nazionale ed europeo. Ente organizzatore della Scuola Estiva sulla storia del libro (Torrita di Siena), pubblica l’”Almanacco bibliografico” (bollettino trimestrale di informazione sulla storia del libro e delle biblioteche in Italia) e “Minima Bibliographica” (collana di piccole pubblicazioni disponibili gratuitamente on-line in formato .pdf in materia di cultura del libro, delle biblioteche e della bibliografia).

 

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VI Festival della Fotografia etica, prime anticipazioni

Fotografia Etica

Queste le prime anticipazioni dell’edizione 2015 del Festival della Fotografia Etica. Riguardano lo Spazio ONG,  che quest’anno comprenderà cinque mostre.
Il programma è il seguente:
BAMBINI CARDIOPATICI NEL MONDO:- A cuore aperto  di Giovanni Porzio al   Collegio S. Francesco – Via S. Francesco, 21       http://bit.ly/1UIYBHx
AMICI PER IL CENTRAFRICA:– In The Name of Go(l)d di Ugo Lucio Borga al Liceo Classico Verri, Via S. Francesco      http://bit.ly/1i0mON4 .
CESVI:  Uganda Land of Hope di Alberto Prina, alla   Biblioteca Laudense, Via Solferino 72. http://bit.ly/1EXU8is.  MÉDECINS SANS FRONTIÈRES : Malnutrition In Boost Hospital  di Paula Bronstein, all’ Archivio Storico – Via Fissiraga 17. http://bit.ly/1i0nke2.
FOOD4: Il futuro della sicurezza alimentare di Giada Connestari, Sanjit Das, Gianluca Cecere, Annalisa Brambilla, Riccardo Pravettoni, Camilla Maffei, Piazza San Francesco        http://bit.ly/1QnFQcf

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GALLERIA D’ARTE MODERNA DI MILANO

Cento opere rivendicano il primato della pittura
“Don’t shoot the painter” (Non sparate sul pittore)

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Curata da Francesco Bonami e Emanuela Mazzonis “Don’t shoot the painter” (“Non sparate sul pittore”), la mostra nata dalla collaborazione tra la banca Ubs e la Galleria d’Arte Moderna alla villa Reale di via Palestro a Milano, presenta un centinaio di opere di una novantina di artisti dagli anni Sessanta ad oggi. Come ogni mostra di Bonami si presenta spettacolare e provocatoria insieme, selezionata e ambigua fino a confondere pittorico e pittoresco, novità e invenzione. Una “sfida” per il visitatore. Associando pittura contemporanea e fotografia, vuol significare come i due linguaggi si guardano reciprocamente fino a scambiarsi.

FRANCESCO BONAMI curator

FRANCESCO BONAMI curator

E sicuramente una mostra da non farsi sfuggire, che esclude le altre forme del contemporaneo. Il percorso espositivo si propone infatti come un’esplorazione e un omaggio unico ed esclusivo alla pittura, per sancire il ruolo di quest’ultima come punto di riferimento nella storia dell’arte.
Tra gli artisti esposti in via Palestro figurano nomi di fama internazionale, rappresentati da opere spesso inedite per l’Italia: John Armleder, John Baldessari, Jean-Michel Basquiat, Michaël Borremans, Alice Channer, Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Gunther Förg, Gilbert & George, Katharina Grosse, Andreas Gursky, Damien Hirst, Alex Katz, Bharti Kher, Gerhard Richter, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Mark Tansey e Christopher Wool.csm_UBS_Chinese_Dancing_Marden_af615c59b7
Ma c’è soprattutto un dato che distingue l’esposizione: la rassegna privilegia l’osservazione dal punto di vista dei procedimenti e dei materiali con cui sono state fatte le opere. Finalmente c’è chi ha scelto di dare importanza alla realizzazione fisica delle idee, dei progetti, delle poetiche, offrendo di conoscere le articolazione di questi metodi operativi e di mettere a disposizione del pubblico uno strumento critico imprescindibile, addensandosi nella libera dimensione di infinite ricerche che hanno cambiato la nozione stessa di opera e di immagine. Si va così dalla stampa fotografica cromogenica (Struth, Gursky, Christopher WoolCromson, Guowci, Morimura, Ruff) al flash su tela (Sung), alla fotografia su masonite (Baldessari), all’uso di tintura di caffé su zollette di zucchero (Munoz), alla gelatina al silver (Sugimoto), ai guache tradizionali e a quelli col fango (Channer, Tomaselli, Argianos), ai dolci con coloranti e colla (Company), ai colori su materasso (Kuitca), all’acrilico e cotone (Zucker), eccetera. Una pluralità di linguaggi, metodi, processi e sostanze che offrono un ventaglio di modalità di fruizione, e un nuovo impegno di interpretazione.

“Don’t shoot the painter” (“Non sparate sul pittore”) – Cento opere della collezione Ubs – Gam Galleria d’Arte Moderna, via Palestro (villa Reale) Milano – aperta fino al 4 ottobre – Dal martedì a domenica dalle 9 alle 19,30, il giovedì fino alle 22,30

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GIULIANA CUNEAZ, forze invisibili in forme visibili

Giuliana Cunéaz e una sua opera

Giuliana Cunéaz e una sua opera

Lo spazio milanese MACS, Mazda Contemporary Space, presenta il prossimo aprile  Forma Fluens, una mostra di video installazioni di Giuliana Cunéaz, una delle artiste più interessanti e importanti nel panorama dell’arte contemporanea nel suo dialogo con le tecnologie e i linguaggi elettronici e digitali.
Nata ad Aosta, diplomata all’Accademia delle Belle Arti di Torino, la Cunèaz vive a Peschiera Borromeo e lavora a Milano. Negli anni si è fatta apprezzare per una serie di video singolari e di installazioni originali in cui convergono, in una sorta di mix,  tutti (o quasi) i media artistici.
In una sua monografia (Giuliana Cunéaz 3D, Electa), Marco Razzini, direttore artistico del centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, ricorda come nei suoi video scorrano mondi vegetali che consentono il doppio inganno stereoscopico e trompe-l’oeil. Il suo,secondo Razzini, è un viaggio ”in terre dominate da energie invisibili e forme visibili”.
La mostra annunciata al Macs intende indagare i così detti “reperti intangibili”. Tra i lavori: Matter Waves (2009), un video in cui onde di terra  portano alla luce reperti destinati a scomparire nuovamente, quasi si tratti di abbagliamenti della memoria. In realtà sono “nanostrutture”, cioè di agglomerati di molecole o di atomi. In un’altra videoinstallazione (Neither snow nor meteor showers, 2010) viene suggerito  un luogo germinale legato alla sfera pre-cognitiva, in cui sono evocate persino montagne e pinete innevate. Alla contemplazione, l’artista sostituisce un mondo ibrido (biomorfo e nanotecnologico) in cui arte e natura coincidono. Con Zone fuori controllo (2011-2012) si trovano invece spazi misteriosi, colate laviche, monumentali iceberg. L’opera procura vertigini, in bilico tra il sublime e il terrificante. Idem Mobilis in mobili (2011), con un video in stereoscopia in una carrozza fiabesca. In mostra saranno anche alcuni screen painting: una tecnica inventata dall’artista. In The Growing Garden (2007-2008) gli elementi vegetali dell’animazione si connettono con le forme dipinte su uno schermo moltiplicando l’immagine come fosse un rituale. In tal modo, la pittura si interfaccia con il dinamismo e la mobilità della dimensione virtuale creando un paradosso ricco di soggettive conseguenze. 

Forma Fluens:   installazioni di Giuliana Cunéaza cura di: Fortunato D’Amico e Barbara Carbone – MACS, Mazda Con-Temporary Space -Via Tortona, 9 (ingresso anche da via Forcella, 3) – 20136 Milano – Inaugurazione: martedì 9 aprile, ore 20,30 su invito. Date mostra: 9 – 14 aprile 2013 – Orari: merc – giov ore 9-12 e 14-20; ven – sab ore 10-23; dom ore 10-20. Ingresso: libero

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L’OPINIONE/12
MOSTRAMANIA.
Le mostre al tempo della crisi

 di Aldo Caserini

Gli eventi espositivi, le mostre d’arte in generale, sono strumenti importanti. Non solo al fine di far conoscere e valorizzare il patrimonio artico e culturale esistente, ma per potenziare e migliorare la produzione artistica corrente. Ebbene, negli ultimi anni questa attività è stata letteralmente stravolta da una proliferazione che definire grottesca sarebbe poco.

La mostramania  – questo il titolo dato al fenomeno da una recentissima ricerca di Guido Guerzoni professore ricercatore alla Bocconi, promossa dalla Fondazione culturale Flores e ideata e realizzata da Fondazione Venezia -, oltre impegnare ossessivamente gli assessorati alla cultura degli enti locali (il riferimento non è ovviamente a quelli del luogo o territoriali), avvalora le tesi  della presenza di rischi economico-finanziari e di squilibri qualitativi del sistema. L’indicatore segnala come ad una non non-crescita delle frequenze nei musei, corrisponda un aumento di visitatori delle collezioni storiche, fenomeno ascrivibile a quella “tendenza imitativa” ben visibile nelle municipalità, soprattutto se di piccole e medie dimensioni. Senza far conto dell’altro aspetto, quello relativo all’attenzione prestata dagli enti locali, fuori da ogni progetto o programma, a collettive e personali, meno impegnative e aleatorie in termini di risposta pubblica.

Prima dell’acuirsi della crisi le mostre cosiddette “blockbuster”  non indirizzate esplicitamente o occultamente al mercato, “realizzate in fretta e furia, senza indagini degne di nota e progetti culturali minimamente sensati”, hanno raggiunto cifre sbalorditive. Si stima che il numero di queste mostre che ogni anno si inaugurano in Italia superi le 10.000, più di quanti non siano gli 8.092 Comuni del Belpaese. Una esagerazione! se si considera la distribuzione geografica e la densità media della popolazione e la capacità di fruizione del pubblico interessato. O, come dice il professor Guerzoni,  “Una cifra sbalorditiva  la cu sostenibilità rimane più che mai dubbia”. Sia pure, aggiungiamo noi, con qualche obbligato distinguo. C’è infatti differenza tra le mostre prodotte da organizzazioni culturali non profit o da associazioni che utilizzano solo ed esclusivamente risorse proprie o con l’appoggio di sponsor e quelle che gravitano sulle casse pubbliche, magari anche solo utilizzando sedi o beneficiando di contributi per cataloghi, inviti, comunicazione, servizi vari ecc. “L’attività delle associazioni è un segnale di vitalità – riconosce Guerzoni – Personalmente però auspico ci siano progetti di razionalizzazione e di selezione”.

La ricerca“ Le mostre al tempo della crisi. Il sistema espositivo italiano negli anni 2009 e 2011”, che analizza il sistema degli eventi espositivi presso strutture pubbliche e private no profit  non sembra avere trovato ad oggi l’ attenzione e l’enfasi che merita da parte dei media. Le ragioni non ci sfuggono e possono risultare chiare anche senza una particolare esplicitazione, attraverso i dati grezzi della importante ricerca.

Le mostre a scopo non commerciale prese in esame ( organizzate in Italia da enti pubblici e privati)  erano state nel 2009 ben 9.419, organizzate in 1.548 centri. Nel 2011, a seguito dell’acuirsi della crisi,  sono scese velocemente a 6.120 ed hanno riguardato 911 centri (grandi, medi, piccoli). Le due annate a confronto danno comunque sintesi di una maglia impressionante di iniziative che ha visto coinvolti 3.678 curatori di forte disparità professionale e relative strutture. Siamo, appunto, alla “mostramania”: in Italia si inauguravano 25 grandi mostre al giorno nel 2009, e oggi in piena crisi, se ne inaugurano 17. Ciò ha  permesso di stimare in oltre diecimila il numero delle mostre non commerciali (o almeno non tali direttamente), con un esborso non insensibile per le casse pubbliche (per le tasche dei cittadini), senza vi sia mai (o quasi mai)  una convincente verifica di quello che è il “ritorno culturale”, mentre, al contrario, è ben verificabile il drastico ridimensionamento delle attenzioni e dei finanziamenti accordati a musei, biblioteche, archivi. Senza entrare troppo nel dettaglio,  questo tipo di mostre in Lombardia sono state 1776 nel 2009 e 1345 nel 2011. Dati che non presentano correlazione né con la consistenza demografica lombarda né con la fruizione pubblica, ma  hanno fatto ritenere i vari assessori sufficientemente paghi del ruolo “trainante” in funzione turistica di cui hanno soprattutto goduto i centri di Milano, Brescia, Bergamo e Mantova. 

Dall’ampia massa di dati forniti da “Mostramania” si possono trarre considerazioni diverse e, soprattutto, ricavare elementi di approfondimento per comprendere nella sua interezza e nelle sue particolarità il funzionamenti dei mercati artistici. Aspetti ancora troppo poco analizzati.

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L’OPINIONE/6
Il potere della critica e dell’editoria
Ada Negri senza scampo ?

 di Aldo Caserini

 Dopo averla tenuta anni (troppi!) nascosta, per non dire dopo averla fatta dimenticare, negli anni tra il 2009 e il 2011 era parso che l’editoria (grande e piccola) volesse riscoprire Ada Negri. Troppo ottimismo. Ci siano sbagliati. La disaffezione è tornata ad affermarsi.Sarà per colpa della “critica”, che l’aveva censurata subito dopo la morte? Del fatto che dopo la sua morte (gennaio 1945) è stato tra l’altro quasi impossibile, incontrare il suo nome in antologie della letteratura del Novecento (del Contini, del Mengaldo, del Sanguineti), nella stessa Antologia della poesia religiosa in Italia?  Mai citata, neppure come poeta minore, poco o nessun interesse anche a scuola. Tutto colpa del “giudizio severo del Croce, di Momigliano, di Pirandello”, dl Pascoli o di quel “lettore di provincia” di nome Renato Serra?, come insinua interrogandosi Davide Rondoni?
Rivoltiamo pure la frittata come meglio ci piace, resta il fatto che Ada Negri dopo aver conosciuto “un successo precoce e vasto” che gli diede “una esistenza ricca e gratificata” (Bianca Garavelli) oggi non ha la considerazione (intendiamo dire la lettura) che gli fu riconosciuta da Marinetti, Prezzolini, Pancrazi, e neppure l’attenzione che i nostri Mauro Pea curatore del Carteggio e Coletto e Cazzulani,autori di una preziosa ricostruzione biografica, si proponevano con Opere scelte o che avevano consigliato, in tempi diversi, le critiche di Cesare Angelini, Nino Podenzani, Emilio Cecchi, Ugo Ojetti, Luigi Russo e altri.
Di sicuro la Negri non fu una intellettuale, da beneficiare dei cambi di stagione. Il Flora riconobbe (1940) che nei suoi testi “si fissano i temi dell’amore, della maternità, della fatica umana in modo inconsueto”. L’apprezzamento è certamente importante, non da  far trascurare le “caducità”  che si ritrovano in una parte della sua opera. Ma sono poi  tanto gravi queste “cadute”? Fu la stessa Ada Negri a confessarle, dichiarando con molto realismo e disincanto, di portare “come una ferita che non si rimargina” quella che considerava “la dissonanza fra la smisurata popolarità che circonda la mia poesia e il suo reale valore artistico” .
Possono esservi altri motivi oltre quelli della fragilità di una parte della sua opera che hanno consigliato il disimpegno della critica e l’indifferenza dell’editoria? Alcuni hanno creduto di individuarli nei condizionamenti politico-ideologici suggeriti dal suo iter ideologico (peraltro comune a moltissimi letterati poeti e artisti italiani del suo tempo,  Zangrandi docet); nel suo passaggio da “pasionaria” socialista ad Accademica d’Italia. Altri, invece, e tra questi Davide Rondoni, ritengono di poterli determinare nella sua poesia, che “appartiene alla propria epoca”, ma senza essere “d’ispirazione letteraria”; perciò stesso esposta all’oblio dal momento che “non è approdata al nichilismo gnoseologico […] largamente in voga”
Quanto all’ essersi compromessa col regime fascista, certo fu iscritta d’ufficio al partito, ma nei suoi rapporti col Duce continuò a dolersi della fine di Anna Kuliscioff, ad esprimere simpatia per don Primo Mazzolari e a intrattenere rapporti con l’avvocato Gonzales, leader dell’opposizione al tempo dell’omicidio Matteotti. Qualcosa di rosso, cioè di umanità, le  è sempre rimasto addosso, e, quel  che conta, non lo ha nascosto.
A parte i resistenti schemi interpretativi, negli ultimi anni sembrava che l’editoria tornasse ad acquisire interesse per la sua opera. Sul finire degli anni Novanta, Bianca Garavelli la volle inserita nella collana “I grandi classici della poesia” della Fabbri. Il volumetto di un centinaio di pagine dal titolo “Mia giovinezza”, ripropone una quarantina di versi accompagnati da una analisi di Davide Rondoni in rapporto con la vita letteraria e artistica, ma anche politica e sociale del suo tempo.
Precedentemente, la poetessa torinese Maria Luisa Spaziani aveva costruito un’intervista immaginaria (pubblicata in “Donne in poesia”,Marsilio, 1992) che  di Ada Negri fornisce un’immagine di passionalità e onestà artistica, mentre in “Ritratti di signora” (Rizzoli, 1995), Elisabetta Rasy la rappresentò come una delle tre protagoniste della letteratura italiana del primo Novecento con Grazia Deledda e Matilde Serao.
Nel 2000 erano stati ripubblicati a cura di Elio Pecora per conto de “La Conchiglia” di Capri I canti dell’Isola, ma è solo dopo un convegno lodigiano del 2005 che si ebbe la percezione di un ritrovato interesse per i suoi versi. Silvio Raffo curò una selezione di Poesie per Mondadori, Pietro Zavatto scrisse I percorsi spirituali di Ada Negri (2009) , La Nabu Press mise in stampa Dal profondo, Fatalità, Orazioni(2010), le edizioni il Poligrafo editò Diorami lombardi. Carteggio (1896-1944). Soggetti rivelati (2009)e nelle edizioniOtto-Novecento uscì Stella mattutina (2009); l’anno successivo Elisa Gambarò affrontò Il protagonismo femminile nell’opera di Ada Negri, in una collana della Mursia apparve  Invito alla lettura di Ada Negri a cura di Angela Gorini Santoli, Dante Pastorelli curò Ada Negri, Natale di guerra (2010) e i versi della poetessa di Motta Visconti trovarono riscontro su Comunicare Letteratura ( n.3, 2010) rivista diretta da Giuliana Dalla Fior.
Questo lungo elenco, scontatamente carente, può anche far pensare a una caduta delle lamentate “barriere”. Non facciamoci illudere. In una società fortemente intrisa di messaggi e pubblicità, di letture di consumo e cultura del consumo, una poesia trascurata dalla critica, che “non si vede”  sui bancali delle librerie e che raramente la si commenta nelle aule scolastiche, da chi potrebbe oggi essere letta e avere visibilità?

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