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65 ANNI DI INFORMAZIONE GIORNALISTICA. Riconoscimento alla carriera della Amministrazione civica

Ex Chiesa dell’Angelo: Aldo Caserini riceve la targa dal vice sindaco di Lodi

 

Testo dell’intervento  di ringraziamento di Aldo Caserini in occasione  della consegna da parte della Amministrazione comunale di Lodi della targa alla carriera giornalistica per   65 anni di attività:

Sono grato d’essere stato ricordato prima che in qualche altra circostanza inquietante. Obbligato per l’attenzione che amici, colleghi giornalisti, l’ Amministrazione comunale hanno inteso consegnarmi per i miei sessantacinque anni nel mondo dell’informazione.  Sono grato oltre che per me stesso perché considero il riconoscimento una testimonianza al lavoro. Il giornalismo non è niente di singolare, se non per il rispetto che richiede di certe regole etiche e morali. E’ un mestiere che deve molto dalla bottega; una attività non una professione (anche se obbliga all’iscrizione a un Ordine professionale); soprattutto è un carico (di lavoro) che deve tenere conto del sistema di produzione e dei suoi apparati.
Accetto il riconoscimento come una attestazione rivolta a tutti coloro che si dedicano a quell’ impresa che è il giornale; come atto di rispetto verso chi vi lavora e vi si dedica. Lo dedico a ricordo di coloro alla cui bottega mi sono avviato e che voglio citare: Bruno Zanella (Bolettino della Pubblicità e degli Affari), d. Piero Esposti, d. Mauro Pea, d. Luciano Quartieri ( Il Cittadino di Lodi), Giovanni Riu, Luigi Oliva, Age Bassi (Il Broletto) , l’avv.Antonio Ghisi (Lo Sportivo lodigiano) e il musicista Giovanni Spezzaferri ( Arti) che negli anni Cinquanta-Sessanta hanno rappresentato in città un giornalismo di voci individuali, di non comune linguaggio e di molteplici verità. E – cartolina personale – non voglio dimenticare la paziente indulgenza e rassegnazione sopportate da mia moglie Fausta.
In tanti decenni sono transitato attraverso modi e stili diversi di affrontare la notizia: dalla cronaca sportiva al resocontismo delle sedute consiliari locale, dalla nota politica all’economia statistica, per approdare infine al giornalismo culturale, un terreno in cui si coltivano prodotti disuguali: la poesia, la letteratura, l’arte, la musica, il cinema. Tutti con un loro linguaggio e un loro vocabolario.
In questo universo ho scelto la parte del notista d’arte, per distinguere il mestiere dall’attività specialistica vera e propria, rappresentata dagli storici dell’arte, dai critici, dai semiologi e dagli studiosi di estetica.
Rendicontare l’arte e la cultura oggi implica rischi: che quanto si scrive finisca nella noia o nell’inconcludenza, peggio, nell’ incomprensione o nel disaccordo. Incognite, confesso , alle quali non sempre riesco sottrarmi.
A parziale giustificazione il fatto che nell’ultimo mezzo secolo il linguaggio espositivo di riferimento si è composto pieno di significati, di identificazioni e di clichè, di definizioni arbitrarie, di ri-classificazioni eccetera fino al paradosso ultimo: che in generale i discorsi sull’arte, anziché essere costellati da interrogativi finiscono riempiti di luoghi comuni e giudizi usurpanti, il cui retroterra è di sostanza promozionale e pubblicitaria,  non solo condizionato dalla natura amicale dei  rapporti personali e che, raramente, combinano con l’attenzione e la riflessione critica.
Ringrazio perciò Beppe Cremaschi, collega che mi ham dedicato tante parole, ma soprattutto perché ha distinto nel mio lavoro la presenza di ostinatezze e di provocazioni con ho cercato e tento di sottrarmi a posizioni di appiattimento e di consenso non motivato.
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“Cinquant’anni di mostre d’Arte”. Lodi a circuito chiuso

Hayez alla BipielleCinquant’anni di mostre d’Arte , inaugurata sabato a Bipielle Arte (presenti i due curatori, Marina Arensi, che ha motivato le scelte metodologiche seguite nell’allestimento e Gianmaria Bellocchio, mons. Bassano Uggé che ha portato i saluti del Vescovo, il Sindaco di Lodi, Simone Uggetti e Gianpaolo Colizzi, Presidente del Consiglio Comunale, promotore della mostra), non sarà, forse, propriamente una mostra-evento, ma è senz’altro una raccolta gustosa che per le molte presenze, per gli stili e le interpretazioni costituisce una vetrina importante, di complessa organizzazione, che può dare un apporto al processo di conoscenza e di studio della storia locale. Prende in prestito una parte del percorso tracciato in “Lodi 1900-2000. Un secolo di mostre d’arte” compilato da Marina Allegri e in una serie di articoli apparsi sul “Cittadino” del 2013, che individuavano l’attività una serie di gallerie e spazi locali  partendo dalla Diocesana di Arte Sacra del 1901 e finite con una collettiva post bellica alla galleria Roncoroni di “assaggi” novecentisti.
Al di la di ogni valutazione di repertorio e di identificazione, la scrupolosa (e impegnativa) messa in campo dell’iniziativa è coerente con la proposta espositiva. Non ha, né può avere, carattere filologico, scientifico o storico, anche se ovviamente non possono sfuggire in alcune delle opere gli elementi ideali per un giudizio artistico. Per sua concezione la mostra resta una cronologica di quei momenti espositivi locali che nella prima metà del Novecento hanno conferito tipicità alle attività della galleria Roncoroni, del Museo Civico, del Nuovo Teatro Gaffurio, della Società Operaia di Mutuo Soccorso, del Seminario Vescovile, del Casinò di Lettura e della Camera di Commercio.
Prendere in esame l’attività di 7 spazi, attraverso130 opere di una sessantina pittori e scultori, è quasi fatale dover bypassare deduzioni e distinzioni di fonte storico-artistica; non altrettanto, dovrebbe essere per le considerazioni “comparative” tra la “vetrina” localmente e la rappresentazione di quella che altrove, soprattutto nella vicina Milano, hanno garantito gallerie private e  spazi pubblici  conferendo visibilità a cubisti, futuristi, fauvismi, Nuova Secessione, Costruttivismo, Suprematismo, Dadaismo, Surrealismo, De Stijl, Valori Plastici, Spazialismo,  Ritorno all’ordine, Classicismo pittorico, Informale…
La mostra curata da Marina Arensi e da Gian Maria Bellocchio con la collaborazione di Vittorio Vailati, resa possibile grazie ai finanziamenti del Consiglio Comunale della Città di Lodi, della Fondazione Bipielle e della Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi, è una sorta di differenziazione dell’offerta, che considera l’importanza del momento e dello spazio espositivo locale. L’evidenza maggiore che vi appartiene è riservata a Gaetano Previati, Osvaldo Bignami, Stefano Bersani, Ernesto Bazzarro, Francesco Hayez, Cesare Tallone, Ambrogio Alciati, Francesco Messina, Vittore Grubicy de Dragon, autori tutti con una loro storia personale, alcuni nella Scapigliatura, altri nel Divisionismo, altri ancora nella tecnica e tradizione, sistemati in un ambito temporale modificato, con qualche incognita di leggibilità se non si è prestata lettura alle indicazioni delle sezioni che scandiscono l’allestimento.
Il criterio di mettere insieme mostre personali e quelle  “temporanee”, “circondariali”, “permanenti”, “commemorative”, “settimanali”, “tematiche” e collettive, ha permesso di raccogliere lavori importanti di Carlo Zaninelli, Enrico Spelta, Lucia Antonioli, Silvio Migliorini, Giuseppe Vajani, Giuseppe Steffenini, Giorgio Belloni, Giuseppe Vailetti nonché di Beppe Novello,Attilio Maiocchi, Gaetano Bonelli, Angelo Monico, Igildo Malaspina, Cristoforo De Amicis e degli scultori Ettore Archinti, Paolo Sozzi, Bassano Vaccarini, Gianni Vigorelli, Fausto Locatelli, Angelo Roncoroni, Carlo Casanova, Vito Vaccaio, Pietro Kufferle e di altri. Un excursus, ampio e variegato, sul quale prevale nella parte centrale della rassegna la coniugazione locale, della quale non sfuggono gli elementi che uniscono e distinguono. Senza entrare nei dettagli, l’insieme è in grado di fornire spunto  quali emozioni le mostre lodigiane possono avere trasferito (o suggerito) ai cittadini. Una proposta che è infine moderata dalla presenza nel percorso conclusivo di importanti artisti del Novecento Italiano (Borra, Carrà, D’Accardi, De Chirico, Sironi, Tosi), esposti nel 1946 alla Roncoroni.
L’insieme di questa sorta di quadreria rivela come nella prima parte del secolo passato prevalesse a Lodi la proposta di pittura di figura in cui aveva risalto la capacità vitale di alcuni artisti di riflettere la cultura del tempo, allora rappresentata da valori tattili, dal movimento, dalla composizione spaziale e dal sentimento . Ma Ma non mancano in essa anche tra gli altri: chi guardava all’espressione connessa ad emozioni della vita; chi all’espressione che imitava i significati del reale; chi era fedele alla forma accademica come merito intrinseco dell’espressione; e i testimoni dei capricci e delle abilità fioriti sul corpo dell’arte locale, temperamenti eccitati dal colore e dai luoghi che agiscono sui sentimenti.
Una mostra insomma per molti aspetti interessante, che costituisce una occasione per attrarre e invogliare i visitatori a confrontarsi con esperienze altrimenti precluse.

Cinquant’anni di mostre: dal: 21 novembre 2015 al 10 gennaio 2016. Sala espositiva Bipielle Arte, via Polenghi Lombardo, Lodi. Orari: da martedì a venerdì, dalle 16 alle 19, sabato, domenica e festivi, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19

(Testo della nota pubblicata sul quotidiano “il Cittadino” di Lodi il 24 novembre 2014)

 

 

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MODELLI STANCHI. OLDRADO DA PONTE 2014

UMBERTO ESPOSTI:. Premio alla carriera artistica del Comune di Lodi, 2014

UMBERTO ESPOSTI:. Premio alla carriera artistica del Comune di Lodi, 2014

Tra le iniziative che sul territorio propongono mostre attira-pubblico, l’Oldrado ha sempre goduto di consenso allargato. Anche quest’anno l’offerta ha riassunto un carattere promozionale divulgativo che ha procurato ritorno di immagine ai partecipanti. Ma al di la della adesione di alcuni alle problematiche e alle ricerche attuali dell’arte, la distinzione rispetto alle passate edizioni non è stata nel potere di proposta e di impianto linguistico, bensì nelle più facili “testimonianze” d’imagination, nelle celebrazioni” iconiche-figurali e nei saggi pittoreschi tradizionali.
Non sono in ogni caso mancati gli autori che mirano alla validità e alla autenticità: Tindaro Calia con il Ritratto di Marco, un lavoro di quindici anni fa; Tino Bracchi, con due tecniche miste su legno dominate da disciplina, pensiero e poesia ; Tiziano Lombardini, con “Girasoli”, olio tradizionale che si distingue per l’enfasi assegnata alla composizione; iPino Secchi, con il fotomontaggio “Immagini di un’esistenza”, convergenza di immaginazione e creatività; il giovane Gabriele Vailati, con “Chimica dismessa”, realizzazione a matita morbida, di chiaro significato formale in cui si ritrova sensibilità e storia; il “tagliente” Tonino Negri, autore della tecnica mista “Mezz’ora”, vera esercitazione critica e ironica di idee. E altri, che senza aderire a particolari problematiche, hanno presentato prodotti differenziati non solo esteriormente: in primo luogo Riccardo Buttaboni e i compagni di tradizione e forme Luigi Poletti, Bruna Weremeenco, Paola De Luigi, Maria Teresa Lombardi, e, senza essere irriducibilmente particolari Elena Amoriello, Alfredo Celli, Beppe Cremaschi, Luisa Cornalba.
Detto senza troppi bizantinismi, i prodotti degli altri partecipanti hanno puntato più alla curiosità, alla frivola visibilità, alcuni anche rincorrendo forme di decadentismo pseudoavanguardista e tecnologico.
Comunque, senza messaggi particolari, il quadro espositivo è stato onorato, indipendentemente dalle ovvie

VALENTINA GALLETTA: Premio Giovani Artisti, 2014

VALENTINA GALLETTA: Premio Giovani Artisti, 2014

diversità di gusti, atteggiamenti poetici e facoltà espressive individuate. Al risultato hanno contribuito il Convivio Francesco De Lemene (Mario Quadraroli), l’Associazione Artisti Lodigiani (Ambrogio Ferrari), l’Associazione Oldrado da Ponte (Mario Mazzi), PassepARTout di Elena Ferrari, l’ Oreficeria Arvini e l’Amministrazione comunale di Lodi (Andrea Ferrari) , naturalmente insieme agli altri espositori: Vittorio Vailati, Lorenzo Bongiorni Achille Quadrini, Agostino Fellotti, Adriano Celli, Angelo Savaré, Antonia Pia Bianchimani, Antonio Cosimato, Artemio Bertoletti, Cristina Maiocchi, Daniela Gorla, Roberta Tiberi, Olga Varalli, Davide Amadeo, Dionisio Querques, Domenico Mariani, Fabrizio Ciccalé, Fabrizio Cozzi, Franco Marchesi, Franco Panesi, Gabriella Fabbri, Gianluca Iulitti, Giovanna Sabatini, Giovanni Viganò, Giuliana Fiacconi, Ilde Mascherin, Laura Casiroli, Lorenzo Villa, Lucia Spagnuolo, Mara Senno, Marilena Panelli, Miryam Risola, Nicoletta Vitali, Patrizia da Re, Patrizia Frangini, Roberto Pepino, Rocco Provenzano, Sergio Raffo, , Sir Skape.
Nel corso dell’ inaugurazione sono stati consegnati a tre artisti i premi Oldrado 2014: quello del Comune di Lodi alla “carriera artistica” a Umberto Esposti, autore dal linguaggio personale che conforma la comunicazione a esigenze di modernità e di rinnovamento; il premio “Giovani artisti” a Valentina Galletta, autrice di composizioni simpaticamente gradevoli, caratterizzate da uniformità iconografica e da una buona modalità esecutiva; il premio Pietro Arvini “Una vita per l’arte” a Mario Mori, uno dei soci fondatori del Convivio De Lemene, autore di stile diversificato, molto attento agli orientamenti del mercato

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XI EDIZIONE DI LODIFACERAMICA. LA SVOLTA: IL DESIGN VIA D’USCITA DALLA CRISI

VANDA BARASSI, scultura in ceramica esposta a Lodifaceramica, 2014

VANDA BARASSI, scultura in ceramica esposta a Lodifaceramica, 2014

Terra, forme, colori, e quant’altro muove in fatto di conoscenza, esperienza, innovatività: ecco la ceramica. Ecco i tratti che riassumono i 36 partecipanti dell’ XI Concorso Lodifaceramica, che l’assessore alle Attività produttive Andrea Ferrari ha inaugurato al San Cristoforo in un allestimento sorprendente di avanguardia e artigianalità. Nella visione di insieme (di ottimo livello), si possono distinguere i lavori di alcuni sperimentatori dotati di doppia inclinazione: la capacità di progettare e di realizzarli (da sé) con sapienza artigianale, cultura e gusto attuali “il piatto da portata”. Che da bottega a bottega, da laboratorio a laboratorio, da designer a designer diventa anche dimostrazione di una creatività che riflette un’ampia gamma di esperienze. Poiché la proclamazione dei vincitori avverrà il 10 ottobre prossimo, è corretto che noi ci si astenga da indicazioni personali. Le opere selezionate dalla giuria (Anty Pansera, Maria Laura Gelmini, Gabriele Radice, Gregorio Dimita, Mirco Denicolò) rivelano comune a molti una dotazione d’intelligenza e qualità, di abilità e specializzazione, di aggiornamento e pratica eccellente. Riguardano F.Baralis, G. Bertolin, S. Bonomi, MG. Cardinali, L. BerLtolin, V. Curcio, M. Da Cunia, , A. Dabove, M. De Rosa, V. Famari, GM. Ferrarese, D. Galeoni, E. Gotti, S. Granata, F. Maggio, ML. Mastromarino, A. Miniussi, L. Morandotti, M. Morigi, O. Pobiati, C. Ronchi, MT. Rosa, G. Sacchi, O. Santiccioli, V. Sartori, L. Scopa, P. Simonelli.In ceramica, siamo abituati ad abbinare la creatività dell’artigiano alla dimensione artistica che caratterizza questo “mestiere” storico. La corrispondenza è legittima, ma per molti aspetti riduttiva o superata. Lodifaceramica, meritevolmente assunta dal Comune di Lodi muove su una linea innovativa fondata sul design. Impegna un numero ridotto di partecipanti (36 contro i 60-70 degli anni precedenti), tra questi solo 7 dei 32 iscritti all’Annuario ceramico di Lodi (Wanda Bruttomesso, Loredana De Lorenzi, Eleonora Ghilardi, Caterina Benzoni, Luigi Franchi, Mariangela Groppelli, Emanuela Corbellini), oltre alla tavazzanese Simona Mini e al melegnanese Carlo Meroni, nonché cinque bravissimi studenti giapponesi, e, fuori concorso, l’opera della scultrice in ceramica faentina Muky (Vanda Berassi).In sintesi, una selezione che raccoglie una serie di figure tipicamente artigiane, che han occhi e mani per liberare forme nuove con grande libertà nella filiera della creatività e dell’innovazione. Da fronteggiare con la “qualità” una crisi che costringe ai margini molti operatori e molti di coloro che fanno ceramica per scelta individuale, avvalendosi dei prototipi (tondi, ovali, quadrati e altre geometrie) preparati dai nuovi “formisti” (un po’ scultori un po’ designer)..Il concorso indetto dal Comune di Lodi con il coinvolgimento della Banca Centropadana e di Artigianarte, conferma la “svolta” profilata un paio di anni fa: una progettazione senza preconcetti di stile, senza preoccupazioni di “fare arte”, cercando di dare alla “cosa” la sua logica struttura, la sua logica forma, con originalità ed esattezza di soluzione nelle varie componenti.

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20 LODIGIANI DEL VENTUNESIMO SECOLO ALLA BPL CON 100 OPERE

Un'opera di Alfano e del Collectif  SNPS che prenderanno parte a "Ottanta"

Un’opera di Alfano e del Collectif SNPS che prenderanno parte a “Ottanta”

 Obiettivo: cambiare lo sguardo alla città di Lodi

Il prossimo 13 settembre allo Spazio Enzo Piano della Bipielle in via Polenghi Lombardo sarà di scena, a conclusione di due anni di lavoro su un progetto di Arianna Angeloni, Paola Fenini, Sibilla Maggiore e Miriam Mosetti, OTTANTA. Una collettiva di 16 artisti lodigiani più 4 stranieri, che si propone di “cambiare lo sguardo” della città e sulla città.
L’iniziativa è partita da un preliminare censimento sostenuto dal Comune di Lodi, dal Museo Civico e dalla Fondazione Bipielle che ha subito trovato sostegno (e forse qualche limite) nei passaparola, in alcuni magazine e in organizzazioni collegate ad attività diverse; canali attraverso i quali molti dei creativi selezionati by-passano il momento autoreferenziale della verifica locale, prediligendo andare altrove a condividere la propria esperienza artistica. Una scelta sotto la quale si possono individuare diverse ragioni, che meritano d’essere (ancora una volta) accertate, meditate e analizzate e che possono essere: generazionali innanzitutto, di rivolgimento del “gergo” artistico e critico che spesso fa considerare l’arte alla stregua dei cibi cotti e crudi (Levy-Strauss) o delle gonne lunghe e corte (Barthes); una risposta economica, oppure, rappresentare la reazione a meccanismi di ingessatura e manipolazione riconoscibili nella situazione esistentiva di Lodi.

Mattia Arioli, fotografo street styler, lavora per il gruppo Ssmag

Mattia Arioli, fotografo street styler, lavora per il gruppo Ssmag

Se le motivazioni enunciate non risulteranno – molto o troppo – una adozione forzata o sovrimposta potranno conferire alla iniziativa il passo giusto per far superare i mali del provincialismo nostrano, a far considerare obsolete le forme attualmente dominanti in città, che mantengono l’opera visuale al livello di una semplice estrinsecazione emotiva. In “campo” –  di  competizione, come si è capito, si tratterà – saranno Alfano e il Collectif SNPS, Geometric Bang, Hell’O Monsters, Zbiok Czajkowski, Arianna Angeloni, Cesare Concardi Pannico, Claudia Marini, Costanza Scacchi, E.L., Elise Bergamini, Filipe Casaca, Luca Armigero, Marco De Sanctis, Mattia Arioli, Maria Stella Tiberio e Michele Napoli, Mattia Montemezzani, Miriam Mosetti, Nico Galmozzi, Valerio Vidali. Non tutti nomi sconosciuti. Qualcuno, anzi, è ben addentro a un certo start system che gli permette di veicolare personali prestazioni,  contenuti e affidabilità attraverso l’aggregazione e la promozione di gruppo.
L’equivoco sarebbe pensare che OTTANTA sia una esposizione di artisti degli anni ’80. Pittori, grafici, designer, fotografi, performer ecc.,  sono tutti targati VENTUNESIMO secolo, giovani creativi saliti su una barca che aveva mollato gli ormeggi già nel 1991 quando erano state aperte  le porte al Word Wide Web – la fatidica rete -,  e c’era stata in tutto il mondo l’esplosione delle biennali, dei festival, e delle fiere con tutte le grandi città a fare a gara per avere la loro, mentre nei territori minori (come il nostro) gli enti locali si consorziavano su progetti spesso discutibili per strappare risorse sperando di avere una ribalta che solidificasse la competitività territoriale. Come se trasferendo il contenuto al contenitore, si potesse rovesciasse la clessidra del business.. Spesso però ci eravamo domandati dove fossero i giovani. Ora sappiamo che coloro che si sono dati al mestiere d’artista a partire dal Duemila, cercavano visibilità  seguendo strade alternative a quelle locali.
L’arte e la cultura sono fatte di interferenze. Capire oggi se un film ha preso spunto da un’opera d’arte, se una pubblicità si è ispirata a un film, se un’opera d’arte si è basata sul design o ispirata a un fumetto o a un murales, se una ricerca è applicata al tessile o alla moda, se è suggerita dall’industria o smanettando al computer o imbeccata dall’architettura, se un video è riferibile all’espressione o è un prodotto … è abbastanza complicato.
OTTANTA dichiara di nascere in modo nuovo per quel che riguarda i meccanismi che localmente controllano e stimolano la produzione artistica. Di voler essere sensibile interprete di alcune particolari esigenze che si vengono svolgendo e maturando tra i giovani creativi. Una città come Lodi ha sicuramente bisogno di arte nuova, fresca, autenticamente attuale, che sappia creare un forte scambio di idee. C’è solo da stare attenti a un fatto, a non far diventare teatro tutte le forme artistiche che stiamo attraversando.

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