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Le ceramiche decorative di Caterina Benzoni

Scan_Pic0015Centodieci lavori, centodieci manufatti passati al “gran fuoco”, una ondata di forme, di decori, di patterns; e, a far da contraltare, di intrecci, rapporti e proporzioni. La mostra di ceramiche di Caterina Benzoni allo Spazio Bipielle trasuda natura, gusto, magia; filtra testimonianza ed espressione; da dimostrazione di efficienza nella fattura e lascia finanche filtrare punte di ostentazione.
Senza ardire particolare proclama la differenza dell’arte decorativa rispetto alle tante cose che in arte hanno pretese di superiorità. Nei segni e nelle visioni, regala lavorati di esperienza, di ornamentazione e virtuosismo. Che fan uscire fuori l’amorevolezza, la cura e la distinzione con cui viene perseguito l’ artificio visivo all’interno delle forme. Un decorum di correlazioni di stili e tonalità emotive, che esprimere una fascinazione ludica e gentile, in cui ogni segno finisce in un ricciolo e tutto è messo in ordine, senza spazi vuoti, da soddisfare i territori del gusto e della mente.
Vasellame, contenitori, piatti raccolgono delle persone di gusto il desiderio di oggetti ben modellati, ricchi di ioni squisite, di buon colore. In questa rassegna danno vita a una vera festa di stili e di decori. Gettano luce sul percorso di una ceramista con inclinazioni d’artista, che si distingue per gli approcci discreti nel recuperare espressioni piegate da un immaginario di storia (Cappellotti, Rossetti).
Decoratrice dai tratteggi naturalistici, la Benzoni fornisce un’arte ornamentale colma di libertà e scioltezza, fatta con manualità sapiente, in cui trovano spazio risvegli francesizzanti, risvegli “rossettiani”, in cui l’autrice si riserva il piacere di simmetrie geometriche e delle nature morte. Nell’insieme oltre a spiegare la continuità dei motivi e la loro funzione rappresentativa, disegna una fioritura musicale, secondo uno schema vivacizzato da variazioni ben controllate che donano movimento e accentuano trasporto   e sensibilità.
La Benzoni non smentisce la propria fama di “artiere”, fatta di bravura artigianale e perfetta esecuzione dal lato tecnico e del mestiere. Decorare, un vaso, un piatto, un’anfora o un qualsiasi altro oggetto, è un’arte che la ceramista coltiva con ricerca, disciplina, perizia. I risultati si vedono: nella raffinatezza del colore, nelle finezze dell’apparato decorativo, nelle tipologie monocrome, nelle variazioni e nei rafforzi degli effetti visivi. Naturalmente vi sono anche altri segni di distinzione: i richiami ad alcuni maestri ceramisti locali, le invenzioni, permutazioni e combinazioni. Nei manufatti non c’è però solo finezza virtuosistica e qualche richiamo alla tradizione, c’è l’unirsi di ricerca formale, di interpretazione, di abilità compositiva, e di cultura del decoro. Una razionalità che sposa la poesia.

 

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OMAGGIO A GIANCARLO SCAPIN

Scapin Giancarlo 2L’ISTANTE PRESENTE
HA IL PESO
DELL’ASSOLUTO

 

 Allo Spazio Lanificio Conte – Schio –
domenica 21 settembre 2014 ore 18.00,
organizzata da Metamorfosi Gallery
all’interno delle iniziative di Ghisa Art Fusion ,
Schio ricorda l’attività e la figura di Giancarlo Scapin.

L’istante presente ha il peso dell’Assoluto è uno dei pensieri che Giancarlo Scapin lasciava quasi quotidianamente da dieci anni in una finestra del suo studio di via Riboli a Schio. Le sue frasi erano un contatto con il passante: un modo per comunicare e per provocare una riflessione, uno spaesamento, uno stupore o anche un’irritazione. Tracciate con una grafia sicura su un piccolo quadrato di carta da pacchi bianca fermato da un piccolo sasso, erano contraddistinte da una data per scandire l’appuntamento che, oggi, ci permette di seguire a ritroso il percorso esistenziale di un uomo che ha sempre cercato di dare un senso alla sua vita andando oltre all’apparenza delle cose. La loro lettura non permette la comprensione immediata, perché chiede una riflessione, talvolta profonda, che solo l’artista può provocare: ruolo che Scapin ha espresso non solo come scultore sfidando la terra, il fuoco, l’acqua e l’aria, ma anche lasciando testimonianze scritte che, in questa mostra, ci consentono di comprendere e rileggere la sua produzione artistica con una lente che rivela la profondità dell’umanista, pensatore e comunicatore.

 Giancarlo Scapin è stato, un grande maestro della ceramica artistica contemporanea. Ha fatto conoscere i suoi lavori a mezza Europa, compresi Villa Vistarini a Zorlesco e ITS Cesaris a Casale, dove lo ricordano perfettamente per come ha appassionato gli studenti dell’istituto con una dimostrazione di sapienza e di mestiere, interessandoli al significato dell’ operare e ai contenuti: soggetto, genere, iconologia, gusto, elementi culturali, sociali, rituali, eccetera.

A noi spetta ricordarlo non per la circostanza, ma perché lo teniamo presente come uno degli artisti impegnati a rendere chiare le leggi di combinazione, di costruzione e gli aspetti di occasionalità che sono in ogni fare artistico. Nel produrre oggetti d’arte non c’è alcun intervento “divino” o “superiore”, amava dire, togliendo di dosso all’artista quella patina di muffa che i secoli gli avevano appiccicato.

Nella pratica aveva caratteristiche tutto personali: sapeva mettere in sintesi dinamica gli elementi e muovere le strutture dell’immaginario. I lodigiani hanno visto in lui un creativo coinvolgente, un grande artigiano di professata chiarezza intellettuale. Ma anche l’autore di opere di grande appagamento estetico.

Era un cultore non solo della materia-terra, ma dei suoi collegamenti rituali e antropologici. Non era, per dirla in breve, un semplice sostenitore dell’emozione e della regola.

Colpiva la sua energia, la vitalità, la manualità, la forza delle idee con cui sosteneva l’importanza del lavoro umano. Metteva grande impegno nel darne dimostrazione. Nel manifestare padronanza e continuità di rapporto tra la mano e la mente.

La sua produzione è connotata di valori, ricerca, poesia, sensibilità umana. Di lui in vita, molti han detto era un creatore di emozioni. E’ stato un vero artigiano di mestiere, un maestro della forma. Che rifiutava la neutralità. Nella forma – in essa e con essa – egli cercava il valore. Il valore intimo, il valore plastico, l’accordo “musicale”. Era un conoscitore straordinario di materiali e della loro applicazione. “Sono elementi importanti”, diceva.”Si inseriscono e muovono i processi creativi”. Congiunti alle motivazioni. Saldati all’alta professionalità. Insieme alle variabili: mistiche, idealistiche, corporee, fatturali e sentimentali. Tutte cose a cui Giancarlo Scapin credeva e con cui e con cui aiutava a “gustare” i risultati. Coinvolgendo sul fronte ampio della cultura.

 

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