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DAVID SCHROED, L’OCCHIO SUL QUARTIERE DEGLI ARTISTI DI BERLINO

474000515e439e851d3e445596fd38a2David Schröed è un berlinese del Fredrichshain, il quartiere sulla sponda del fiume Sprea a ridosso dell’ex-cortina divisoria di Berlino, in una zona di edifici d’epoca, molti ancora da ricostruire, da tempo divenuto il quartiere degli artisti e sede delle più agguerrite avanguardie culturali europee. David potremmo definirlo un documentarista sociale, anche se tratta prevalentemente di street art. Ma di lui sappiamo poco, anzi niente, se non che sa usare la macchina fotografica, ha un figlioletto che porta a spasso nel tempo libero, pubblica un blog, è un appassionato di murales e street art che documenta con caparbietà, rivelando del proprio quartiere aspetti straordinariamente vivaci e complessi, avvalorando con scatti scelti processi di visibilità e linguaggio.
Le città, soprattutto le grandi città non sono semplici agglomerati di case, strade, giardini, negozi, ma inglobano una serie di elementi visivi che le rendono intriganti e non solo vive e dinamiche. La sua produzione ci dice che non basta guardare allo sviluppo urbano, all’attrazione delle architetture moderne o di quelle contemporanee, alla qualità del tessuto civile per fare cultura attuale, è utile indagare tutte questi aspetti filtrandoli attraverso l’occhio intuitivo approfondito degli artisti che vi abitano e vivono. Uno sguardo che spesso fa scoprire processi dinamici più complicati di quel che segnala tanta sociologia urbana.???????????????????????????????
Daniel Schröed è un fotografo preparato, colto e competente, che dal 2009, trasferitosi con la famiglia a Friedrichshain, quotidianamente va alla ricerca di immagini significative o anche no, lasciate sui muri delle case, delle fabbriche e dei ruderi dagli artisti di strada, alle quali volentieri associa i “messaggi” dei graffitari (come li chiamiamo in Italia) lasciati su pilastri, edifici, tetti, porte ecc., cimentandosi in un progetto corposo che trasferisce sul proprio blog, chiamato col nome del proprio quartiere – Friedrichshain, appunto. L’obiettivo è semplicemente documentare e far convergere la sensibilità dei fruitori sui modelli espressivi e sulla vivida impronta da essi lasciata sulla capitale, in modo di far capire di essa qualcosa di più di quanto offrano i tour operator.
Quelle che Daniel, vede, seleziona, coglie una volta individuato il filo culturale comune diventa di indagine dei linguaggi di strada, ma anche di narrazione delle cose che nella grande Berlino regolano la vita sociale, della superficie??????????????????????????????? variabile che si incontra sui muri della città.. L’obiettivo dichiarato da Schröed è comunque assai semplice: gettare un occhio sulla città, offrire una informale scheda delle sue trasformazioni e arricchimenti, cogliere le relazioni instabili, fluttuanti, mutevoli attraverso i muri
Gli scatti ( centinaia, migliaia?) del berlinese ci dicono che per sapere e capire di più di un quartiere e di una capitale non sono necessari cicli di conferenze che dibattono le grandi rivoluzioni sociali, culturali, economiche. Basta usare una macchina fotografica, superare i confini tradizionali, le “s-ban”, andare in metropolitana o al parco per scoprire tanti coloriti dettagli, segni iconici, indicali, simbolici, comunicanti e significanti. Gli stessi che lui individua e mette “a riposo” (ma poi mica troppo), e che si trovano su www.startange.wordpress.com, Nel flusso della comunicazione, le forme individuate e fotografate da Schröed fanno distinguere, dimostrano storie di competizione fra pittori e pittori e pittori e società e ci aiutano a capire dove ci accompagna il gusto e la capacità d’interpretazione della figuratività visiva.

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GIUSEPPE ORSINI, fughe nello spazio

 

Berlino-Potsdamer PLatz (Renzo Piano)

Berlino-Potsdamer PLatz (Renzo Piano)

Con una trentina di stampe, tutte di immagini architettoniche, rubate a Piano, Tange, Gehry, Libesking, Spreckelsen, Hans, Benisshand, Pelli Clarck Pelli – celebri architetti che hanno fatto uscire a partire dagli anni Ottanta l’edificio da certi stereotipi figurali di entità lineare -, e reinventate nello spazio, Giuseppe Orsini si è presentato sabato al pubblico della Biblioteca Laudense. Si tratta di strutture che mettono in relazione fotografia, computer e architettura, nel reciproco interesse coltivato per l’immagine e l’apparire.
Orsini è, sostanzialmente, un manipolatore di rappresentazioni.  Nei suoi lavori recenti combina spesso elementi di realtà e di fantasia. Nelle ultime personificazioni si è immaginato grattacieli (genericamente espansioni in senso verticale) trasformandoli in edifici e costruzioni non sempre linearmente concepiti,  risultanti da un gioco compositivo e prospettico che ne hanno modificato il disegno e la visione reale. L’appoggio del  colore segue a sua volta standard in uso per certi fumetti a strisce. In sintesi, l’autore mette in sincronia la superficie architettonica con una visione pubblicitaria ed epidermica di messaggi luminosi. Come sta succedendo a Milano, San Donato Milanese, Berlino, Hannover,  Valencia, Bilbao. Nei risultati esibisce una architettura trasformata in uno strumento di sfruttamento non solo spaziale, ma poco informativo e molto fantastico e pubblicitario, agevolato dalla prestazione del computer che assiste la mobilità e la manovrabilità delle forme e dei messaggi in superficie.
L’avvio è lo scatto originale sottoposto a rimaneggiamento al computer con ardita fantasia, e affidato all’intervento della “postproduzione fotografica” di Tommaso Miredi, che ha saputo introdurre atmosfere cariche di suggestione, e dare sviluppo a momenti intuitivi e di pura “visibilità”.
Ne sono scaturite architetture diverse. Che veicolano un messaggio che non riguarda l’uso, la funzione, l’abitare, il vivere o il lavorare, ma l’esteriorità della struttura.
Orsini non fa tuttavia  un discorso di architettura. Non sostiene  tesi a sostegno dell’evento architettonico nel senso performativo. Neppure centra il rapporto  tra architettura e società, tra architettura e urbanistica. L’occhio creativo è tutto sulla funzione dell’immagine. L’effetto ricercato dalla “post produzione fotografica” di Miredi rivolto a coinvolgere il fruitore, suscitando emozioni, pensieri, reazioni.

Fughe nello spazio – Elaboraz.fotografiche di Giuseppe Orsini – Biblioteca Laudense, corso Umberto I, 63, Lodi –  Presentazione in catalogo di Beppe Cremaschi –  Orari apertura: mar.giov. ven. dalle 13,39 alle 18,30; merc. Sabato dalle 8,30 alle 17,30. Fino al 23 marzo.

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