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Generi e generazioni al Cesaris di Casalpusterlengo

Mercoledì 6 dicembre all’I.I.S. “Cesaris” di Casalpusterlengo, all’interno del ciclo “Cesaris per le Arti Visive” a cura di Amedeo Anelli, si inaugura una nuova collettiva di artisti, diversi dei quali ormai di casa all’istituto di via Cadorna, continuativamente coinvolti in ogni esposizione. “Generi e generazioni” vuole essere il titolo della “vetrina”, presentata al Cesaris, tracciata come “ viaggio nel visuale, dalla pittura alla grafica originale, ed alla ceramica, dal manifesto alla vignetta, dalla fotografia al libro d’artista, all’album”.
In mostra figureranno lavori di autori non certo privi d’ispirazione: Edgardo Abbozzo, Giacomo Bassi, Andrea Cesari, Guido Conti, Lele Corvi, Franco De Bernardi, Gianfranco De Palos, Mario Ferrario, Giuseppe Novello, Mario Ottobelli, Punch, Fulvio Roiter, Giulio Sommariva, Giancarlo Scapin, Manifesti Sovietici, Cinzia Uccelli e Riccardo Valla.
L’esibizione di autori “veramente nuovi” sono lo scrittore parmense Guido Conti, ideatore e curatore per il Corriera della sera della collana “La scuola del racconto” e vincitore con il libro Il grande fiume Poi versione e-book del premio Apple come miglior libro elettronico italiano. Di lui è quasi un vincolo citare alcuni dei suoi libri: Il coccodrillo sull’altare, I cieli di vetro, Arrigo Sacchi. Calcio totale Il grande fiume Po, Giovannino Guareschi, biografia di uno scrittore, Il volo felice della cicogna Nilou, i giorni meravigliosi dell’Africa... Da sempre appassionato studioso dell’opera zavattiniana, Guido Conti ha curato la raccolta degli scritti giovanili di Cesare Zavattini, Dite la vostra. Con lui sarà il grande fotografo veneto (scomparso lo scorso anno), di scuola originariamente neorealista, Fulvio Roiter, famoso per aver sviluppato con «forza narrativa e occhio poetico» foto in bianco e nero, in cui collocava personaggi ed oggetti della vita di ogni giorno. Ai due fanno contorno i pittori lodigiani (defunti) di scuola figurativa Mario Ferrario e Mario Ottobelli, il ceramista (deceduto) Giancarlo Scapin, già apprezzato dai lodigiani per la forza con cui ha sostenuto l’importanza del lavoro umano e messo impegno nel dare dimostrazione del rapporto mano-mente, il graphic novel Punch. A tutti è affidato di evitare che l’esposizione possa scivolare nel “dejà vu”, anche se gli artisti “confermati di nuovo” hanno più volte dimostrato di sapersi destreggiare nella varietà delle classificazioni fiorite tra tanti sprechi e lussi del contemporaneo, in grado quindi di uscire vivi dalla “gabbia” dei generi, ovvero del modo o maniera di praticare un’arte in correlazione con soggetti e temi iconografici. Esasperando la metafora di ponte, il concetto di genere ne rappresenta uno levatoio che all’occorrenza può sia dividere che unire, comprese le generazioni.

 

La mostra terminerà il 5 febbraio 2018. Orari di apertura: da lunedì a venerdì ore 8,00 – 17,30; sabato ore 8,00 – 14,00. Festività escluse.

 

 

 

 

 

 

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CASALPUSTERLENGO, una mostra per tenere d’occhio il futuro

Artisti di tre generazioni a confronto

 

Uccelli Veniero Babbo Natale

Nei decenni trascorsi le mostre collettive si rifacevano all’esigenza di un costante aggiornamento dei filoni espressivi, oggi, data la trasformazione delle arti visive e il veloce succedersi delle esperienze individuali, le esposizioni collettive promettono esiti più problematici e naturalmente opinabili.
Prismi, generazioni a confronto, ordinata da Amedeo Anelli al Cesaris di Casalpusterlengo, all’interno del ciclo dedicato alle arti visive, sembra tenersi lontana dagli inconvenienti denunciati da tante iniziative messe in piedi sotto il segno della contemporaneità.
De Bernadi Cesari CAll’insegna del generazionale – ombrello peraltro non privo anch’esso di rischi -, la rassegna dello spazio Cadorna circoscrive le esperienze al terreno delle “atmosfere”, prescindendo dalla comparatività delle “posizioni” espresse, nel senso che le “tendenze” in luce o sono state superate o conoscono la fase del così detto ricambio, mentre gli “emergenti” non sono più portatori di novità e rivelazioni ma riflettono un comportamento di tipo magmatico e globalistico. L’interessante mostra all’IIS Cesaris è anche importante perché fornisce informazione che aiutano a stimolare l’interesse del fruitore su singole produzioni create dai protagonisti in un “dato momento”. L’ottimo risultato non è quindi l’estrinsecazione di un “modo-di-essere-e-di-vedere-il mondo”, come si diceva una volta, e neppure un ritorno alla così detta “buona pittura”, o a qualche carica demistificatoria o provocatoria con i linguaggi della visualità venivano spiegati, ma più propriamente, è quanto all’interno di alcune generazioni, è stato prodotto, sia pure in modo non sempre sistematico, con grande libertà nell’attraversare le esperienze del fare.
Sottratta all’imbarazzo delle “classificazioni” pur mantenendo una robusta griglia interpretativa, la mostra ha una allestimentosua attrattiva nello spessore delle opere presentate e che rivelano anche come qualche esperienza in chiave “post” sia ancora possibile là dove la ricerca individuale ritrova momenti esistentivi e contenuti rivendicati dal principio d’un’arte come arte. Le opere esposte in modo piacevole, invitano senz’altro a soffermarsi su quelle particolari di Dorazio, interessate a fenomeni percettivi; di Abbozzo, sensibile maestro di alchimia; di Vinicio Tartarini, che impacchettano segni mentali, consci e inconsci; di Emilio Tadini, originali e caratterizzato da una visione fantastica e polemica.
Un valido esempio è fornito da tre lodigiani: deambulano tra poetica del gesto e segnali interiori i procedimenti di Franco De Bernardi; ai minuti frammenti di grafica e al discorso del colore sono dedicate le scelte di Andrea Cesari mentre quelle di Cinzia Uccelli sperimentano percezioni nella spazialità.
Associata all’arcaico è la pittura di Fernanda Fedi e alla “rilettura” lo è quella di Gino Gini; del piacentino Veniero sono decorative composizioni affidate al colore; all’essenza delle forme nella materia sono dedicati i lavori di Elisabetta Casella; di interesse eclettico quelle del sestese De Palos.

 

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Andrea Cesari: un catalogo che rimette in forma

ANDREA CESARI  Catalogo: Percorsi artistici 1970-2014

ANDREA CESARI
Catalogo: Percorsi artistici 1970-2014

Non capita di frequente, a noi che scriviamo note d’arte, di fermare l’attenzione su uno strumento sussidiario qual è il catalogo di una mostra o di un artista.
Quello che accompagna l’ Antologica di Andrea Cesari al Soave di Codogno è un prodotto graficamente esemplare che si conquista la segnalazione. Completo nelle riproduzioni a colori delle opere è insieme un esempio di concisione e completezza nei sunti che ricapitolarizzano i cicli artistici. Agile e leggibile (anche nell’intervento di Amedeo Anelli) oltre che attendibile, è una piacevole pubblicazione di 36 pagine, formato A4 standard internazionale Iso, da costituire un’agile strumento di accompagnamento. Con giusto equilibrio anche bello, vistoso, allegro di colori, un prodotto insomma al quale si trova volentieri posto nella libreria di casa.
Progettato graficamente dallo stesso artista – Cesari ha lavorato come grafico free-lance in uno studio milanese dopo essersi diplomato in “Progettazione grafica” all’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino – e arricchito nel lavoro documentale dagli scatti del fotografo Mauro Corinti di Codogno, l’esemplare mette in giusta evidenza le competenze ed esperienze presenti nei 75 lavori esposti: silografia, calcografia, tessuti, risonanze materiche, terxture, superfici, architetture, arredi, colore, materiali, design, composizione, assemblaggi, stoffe ecc.
Stampato nel dicembre 2014 in 200 copie presso le Arti Grafiche Borella di Gi Ditta (una piccola impresa codognese attratta dal perfezionismo grafico), la pubblicazione rivela autentiche potenzialità e suggestioni. Non è, per intendersi, una di quelle inutili “minacce” che spesso aggrediscono e divagano sulle “rivoluzioni” di qualche artista e di cui non si vede l’ora di liberarsi, di quei prodotti che Enrico Baj, esponente dell’avanguardia accanto a Lucio Fontana, Bruno Munari e Piero Manzoni, non esitava a demolire.
Affidato per l’editing (operazione che richiede sempre grande attenzione e buona cultura) alla Ontheshadeside di Mauro Corinti, il catalogo di Cesari costituisce un esempio di rispetto della fruibilità. Non è solo un prodotto serio di comunicazione e di immagine, che rispetta nella composizione l’esatto rapporto colore e luce ed è diretto nelle aggregazioni dei testi. Ma non cerca neppure effetti artificiali, non fa quella esibizione di cinismo che oggi accompagna la mercificazione dell’opera d’arte, col rischio anziché di interessare di provocare sconcerto, se non disprezzo.
E’, in sostanza, uno strumento anche spoglio della valanga di enfatizzazioni e dilatazioni autocelebrative che si ritrova facilmente in tanti altri cataloghi in circolo sul territorio.
Ponderatamente ragionato, contiene ragionevolmente l’essenziale di immagini e di notizie giuste per conoscere e orientarsi. Non è poco.

 

 

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ANDREA CESARI, TESSITURE DI STORIE

Antologica di opere scelte (1970-2014)

Cesari AndreaCi son pittori che dichiarano di “correre”, di guardare al futuro e che in realtà sono fermi e artisti che danno l’impressione di non muoversi e invece sono in permanente movimento. Andrea Cesari, codognese (di nascita, ma piacentino a tutti gli effetti), al quale il “Soave” dedica una antologica che riassume quarant’anni delle sue esperienze, è uno di questi. Si presenterà a giorni allo spazio espositivo di via Gandolfi a Codogno con una produzione proteiforme, che percorre territori diversi, dalle texture agli assemblaggi, dalle stoffe ai materiali polimaterici, dalle tecniche e linguaggi sfaccettati e molteplici, dalla grafica originale a quella seriale, dalla pittura tradizionale e a muro, alla scultura, all’arte industriale compreso l’editoriale, Nella composizione, un eclettico, senza dubbio. Ma anche un versatile pronto a cogliere le variabili determinate dalla ricerca e dalla creatività e a passarle a esperienza con

Un'opera di ANDREA CESARI (Foto di Mauro Corinti

Un’opera di ANDREA CESARI
(Foto di Mauro Corinti

disinvoltura e dignità artistica, assecondando poetiche di ininterrotta intelligenza senza affannarsi troppo dietro ai sistemi e alle teoriche. Senza cioè imporre idee. “Solo con mano erudita”, direbbe un Derain. Intento a dare forza espressiva a materiali e colori, a dare valore di fertilità alle cose della natura. Dice Amedeo Anelli che “il concetto di composizione è centrale nel suo operare”. Per dare significato al proprio lavoro, concentrare sul dettaglio l’attenzione, organizzare nell’inquadratura gli elementi materici e raggiungere equilibri ed effetti compositivi da motivare persino una certa tendenza formale al lineare e al diagonale.
Il percorso dell’ artista dimostra l’ attenzione ch’egli da sempre riserva alle componenti spaziali, a inquadratura, composizione, contrasto, bilanciamento, alternanze e alle variazioni di ritmo.
Un comporre che lo stesso Anelli chiama di “formazione scientifica”. In cui però si riconosce a volte anche la tendenza al simbolo e al motivo, alla forma e al colore. Al ritmare e al cadenzare, all’eleganza (non alla stilizzazione). Al duttilizzare gli elementi materiali (tessuti, corde, garze, metalli, elementi naturali ecc. per dare bidimensionalità o tridimensionalità

Un'opera di ANDREA CESARI (foto di Mauro Corinti)

Un’opera di ANDREA CESARI
(foto di Mauro Corinti)

all’opera) e raggiungere effusioni, mai vertiginose ma di lucidità, mai di fondo letterario, dove tutto viene disposto per accendere l’attenzione e l’approfondimento del fruitore. Cesari è insomma un artista vero, di grande mestiere, che tiene insieme nella propria esperienza “di laboratorio” l’espiazione dell’ampia conoscenza di scuola (a Piacenza, a Urbino, all’Istituto Industrie Artistiche) e l’efficacia e la necessità di uno vocabolario personale, uno stadio di gestazione ricavato dal legame di tutti i particolari che hanno contribuito a fecondarla e a produrla (anche i rapporti con la pop, il gestuale, la fotografia, l’immagine industriale, la coloritura delle pezze, l’assemblaggio cromatico, la cucitura, l’ambiente urbano) tutto quanto possa essere espresso e tradotta con stile.
C’è nelle sue opere c’è addizione, non moto, c’è ritmo, non dinamismo. C’è una necessità costante, quella di costruire. In cui le “cose” riaffermano una certa logica, le atmosfere possono apparire elastiche, ma tutto è tenuto insieme con equilibrio, gusto, piacevolezza. Nella trama e nell’ordito i suoi lavori riecheggiano sintesi del mondo contemporaneo. Non la trasgressività, non gli sconfinamenti, non le convenzioni o le etichette, ma la mescolanza assolutamente originale delle esperienze creative, il recupero di elementi-frammenti che richiamano repertori disparati e comunque modernissimi, i dirottamenti artigianali-inndustriali che permettono immagini mai noiose, inventate liberamente e affidate ai saperi e all’immaginazione.

ANDREA CESARI:”Percorsi Artistici – Opere scelte 2014 / 1970 – Colore, materia, segno e figura” a cura di Amedeo Anelli – Inaugurazione : sabato 13 Dicembre 2014 ore 17,30 al VECCHIO   OSPEDALE SOAVE via Gandolfi n° 6 – 26845   Codogno ( LO ), La mostra resterà aperta fino all’ 11 Gennaio 2015 ORARI APERTURA:   Venerdì pomeriggio dalle ore 15,00 alle19,00 Sabato e Domenica ,mattino dalle ore 10,00 alle ore 12,00 pomeriggio dalle ore 15,00 alle19,00
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CINQUE PITTORI RICORDANO PAOLO MARZAGALLI ED EDGARDO ABBOZZOZZO

 

Particolare della mostra omaggio a Carlo Marzagalli ed Edgardo Abbozzo a Casalpusterlengo

Particolare della mostra omaggio a Carlo Marzagalli ed Edgardo Abbozzo a Casalpusterlengo

All’interno del ciclo “Cesaris per le Arti Visive” a cura di Amedeo Anelli, con inaugurazione il 3 dicembre, si terrà a Casalpusterlengo una mostra in ricordo di Edgardo Abbozzo e Paolo Marzagalli nel decennale della morte. La mostra fa parte del progetto “Per i 50 anni del Cesaris e permette di approfondire oltre ad aspetti della produzione di Paolo Marzagalli e del maestro perugino Edgardo Abbozzo, quella di cinque loro amici: Andrea Cesari, Franco De Bernardi, Paolo Marzagalli, Domenico Mangione, Pino Secchi, Riccardo Valla.
Paolo Marzagalli è nato a Lodi nel 1927 e qui è mancato nel 2004 . Si deve a Giovanni Bellinzoni nel 1977 l’organizzazione della sua prima personale al “Gelso”. Tale sostegno in numerose collettive e altre personali (1981,1985) non è mai cessato nei restanti anni, ricambiato con un’intensa partecipazione alle attività del Circolo Culturale che si contraddistinse per un’intensa attività di animazione ed incontro con l’ambiente artistico internazionale. Negli anni Ottanta Marzagalli partecipò al Premio Puecher di Casalpusterlengo e fu premiato nel 1982 al Premio Fabriano. L’anno successivo Il Museo civico di Lodi gli dedicò una mostra e negli anni successivi il pittore partecipò agli scambi con la città di Costanza. Sempre a cura di Aurelio Natali è da segnalare la sua mostra a Roma nell’86 alla sede della Popolare di Milano. Fra le iniziative più recenti si ricordano la personale all’ex Chiesa dell’Angelo a Lodi nel 1997, quella all’ I.I.S. “Cesaris” Casalpusterlengo 2003/2004 e la partecipazione alla mostra Realtà e Realismi del Lodigiano 1970-2001 a cura di Raffaele De Grada.

Un'opera di Polo Marzagalli in mostra al Cesaris

Un’opera di Polo Marzagalli in mostra al Cesaris

Di Edgardo Abbozzo si è detto molte volte. Nato a Perugia il 25 febbraio 1937 è stato fra gli artisti europei ad occuparsi del rapporto arte-alchimia, partecipando nel 1986 alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia (XLII) nella sezione curata da Arturo Schwarz. Amico del gallerista Giovanni Bellinzoni, Abbozzo ha tenuto personali e preso parte a collettive nei maggiori centri d’Europa, d’America e del Giappone.
L’ omaggio a queste due figure che hanno contribuito ad indicare negli anni Settanta-Ottanta al territorio una via d’uscita alla diffusa pratica artistica di maniera, promette anche un aggiornamento sull’opera di cinque artisti tra i più interessanti del lodigiano per poetica e qualità del contributo.

 

 

 

 

 

 

 

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ANDREA CESARI, RIGOROSAMENTE CRITICO

UN’ARTE CHE PROVOCA ASSOCIAZIONI DI IDEE MULTIPLE

 

ANDREA CESARI: "Assemblati"

ANDREA CESARI: “Assemblati”

Andrea Cesari, classe 1950, codognese di nascita, oggi piacentino di residenza dove ha un proprio studio di graphic-designer in via Sant’Antonino 34, appartiene al nucleo di quegli artisti laudensi (Ugo Maffi, Franco De Bernardi, Luigi Bianchini, Paolo Marzagalli, Gabriella Podini, Maria Chicco, Fabio Scatoli, Giuliano Mauri, Mauro Staccioli, Vittorio Corsini, Paolo Tatavitto) che prima (e meglio) di altri hanno legato il proprio nome ad esperienze artistiche degli anni Settanta-Ottanta del XX secolo, contribuendo alla loro esplorazione e diffusione. In particolare, Cesari ha saputo indicare, attraverso scelte di linguaggio e di materiali una aderenza particolare alle esperienze dell’arte contemporanea, contribuendo alla rivalutazione del segno, della materia, della composizione, delle procedure tecniche e della percezione, proponendo sul territorio, dopo una prima fase dedicata al soggetto realistico, un genere di arte basato principalmente sulla esecuzione, sull’impiego di elementi materici naturali, senza tuttavia abbandonare la stesura e il “disegno”, la forma e il cromatismo. In altre parole dedicandosi all’uso di segni a volte astratti, a volte mossi da un “significato” concettuale, altre volte da interessi “applicati” (pensiamo alle stoffe, ai tessuti monocromatici e policromi) di riferimento industriale sia di carattere naturalistico che di carattere simbolico, col ricorso a foglie, semi, aghi, legni, sugheri eccetera.
A parte le prime esposizioni (figurativa la personale di esordio, esattamente quarant’anni fa a Bergamo, alla galleria “Il Capricorno”), dalla presenza al “Gelso” di Giovanni Bellinzoni (presentato da Amedeo Anelli), fino alle ultime esibizioni (Gong, Syrinx III, Semina Verbi, Orizzonti d’arte, Notte Blu, Ciò che unisce, Per cinque+1 ecc.) è possibile ritrovare e distinguere nella sua produzione filoni diversi, esperienze di arte progettuale, concettuale, oggettuale, minimale, concreta, materica, spaziale. Insomma, tutto quanto può essere classificato oggi come arte “attuale” o “attualista”, in cui si ritrovano e combinano il contingente e l’investigativo. Scelte che in Cesari trovano omogeneità di sviluppo e carattere nella mutevolezza del proprio linguaggio. E’ evidente che all’ artista non è mai piaciuta la ripetitività, ha sempre impostato la sua ricerca sul “nuovo” e su una sua interpretazione attendibile, senza preoccuparsi troppo delle parentele, vere o presunte. “Oggi – dichiara lui stesso – opere che sembrano diverse hanno in realtà molto in comune. In architettura o nell’arredo urbano, i progetti che prendono in considerazione lo spazio tridimensionale o bidimensionale dell’ambiente conciliano l’uso e la modulazione del colore con l’architettura, la materia e lo spazio”.

Nella foto: Amedeo Anelli,  il gallerista Giovanni Bellinzoni e Andrea CesaRI

Nella foto: Amedeo Anelli, il gallerista Giovanni Bellinzoni e Andrea CesaRI

Stoffe, carte, plastiche, foglie, semi, legni e altro materiale danno spessore al suo “fare” arte, ai modi costruttivisti e concretisti, senza che essa slitti nel campo di situazioni ambigue. Inserzioni, modulazioni, intersecazioni, insieme al segno e al colore trovano rispondenza in una razionalità, in architetture, in texture e anche in richiami allusivi e magici, mai freddi o spenti e altrettanto mai convulsi (espressionistici). La forma (variabilmente geometrica) è sempre una presenza problematica o come intenzionalità d’un divenire, di un nuovo diverso percorso.
Quella di Cesari è un’arte che provoca sempre associazione di idee multiple, di sensazioni visuali ora fuggitive ora pregnanti, di emozioni ora coscienti ora incoscienti. L’artista chiaramente lavora sulla percezione visiva di segno, materiale, composizione, colore; sulle modificazioni spaziali, sul rimando reciproco e dialettico degli elementi che reclamano sempre una buona partecipazione. A proposito delle “parentele” vale scomodare quel che diceva di sé un minimalista americano, Sol LeWitt: “La mia arte non è di invenzione. Sono influenzato da tutte le forme dell’arte che ammiro, assimilate dal mio processo mentale”. Ecco come originano e concentrano i richiami sottilmente mentali dell’arte di Andrea Cesari.

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GIOVANNI BELLINZONI GALLERISTA (1929-1992)

IL VIZIO DELL’ARTE

“Il Gelso” 1970-1990
“Il Nuovo Gelso” 1991-1992

FOTO DI GRUPPO alla Galleria IL Gelso. Paolo Marzagalli, Giovanni Bellinzoni, Pippo Sponoccia, Enrico Bai, Dadamaino,,Amedeo Anelli e Guido Oldani

FOTO DI GRUPPO alla Galleria IL Gelso. Paolo Marzagalli, Giovanni Bellinzoni, Pippo Sponoccia, Enrico Bai, Dadamaino,,Amedeo Anelli e Guido Oldani

Il Gelso non è stata una delle tante gallerie, una dei tanti contenitori vuoti sorti prima e dopo in città. Merito del suo fondatore, di quel Giovanni Bellinzoni che ha subito fatto della sua autonomia e del suo “profilo” critico, il motore per ricavare esperienza estetica ancor prima che organizzativa e dal diretto rapporto con artisti e critici suoi consulenti e amici l’occasione per sollecitare stupori e nuovi interessi. Realizzando in via Marsala a Lodi il punto per un racconto corale al quale partecipavano artisti di tutta Italia.
E’ senz’altro apprezzabile che nel 2002 si sia tornati parlare di questo gallerista d’avanguardia, conduttore dello spazio di via Marsala a Lodi (prima al n.50, poi al n.31), sede di mostre indimenticabili e, soprattutto, centro di irradiazione culturale, di dibattiti e incontri di livello nazionale e internazionale.
Personalmente siamo testimoni del suo dolore, quando si vide costretto a chiudere i battenti. Allora sperò creando il “Nuovo Gelso” di poter riannodare il rapporto dei lodigiani con l’arte visiva. Nel dicembre del 1991, inaugurò lo spazio in piazzale Barzaghi con Edgardo Abbozzo, con il quale aveva solidale amicizia. Subito dopo, con “Scaffali”, propose Abbozzo, Baj, Brindisi, Cantatore, Castellani, Dorazio, Nespolo, Spinoccia, Tamburi, Turcato. Poi, a maggio, una collettiva di Abbozzo, Calderara, Ceroli, Consagra, La Pietra, Mastroianni, Tadini, Vedova, ecc. Ma i lodigiani ormai guardavano ad altro. Una constatazione che ne accelerò il declino fisico, fino alla morte avvenuta il 21 dicembre 1992.
Come gallerista Bellinzoni portò a Lodi nomi significativi dell’arte italiana del tempo. Bastano pochi nomi: Umberto Mastroianni, Ibrahim Kodra, Lucia Pescador, Pippo Spinoccia, Rino Sernaglia, Lucio Fontana, Alik Cavaliere, Dadamaino, Eugenio MOntale, Emilio Scanavino, Agostino Bonalumi, Umberto Mariani, Paolo Baratella, Enrico Baj Fernando De Filippi, Piero Dorazio, Dadamaino, Fernanda Fedi, Bruno Munari, Emilio Tadini, Mario Schifano, Antonio Fomez, Edgardo Abbozzo, Ugo Nespolo. Nomi assolutamente inimmaginabili oggi

IL GELSO. Paolo Marzagalli, Amedeo Anelli, Giovanni Bellinzoni e Andrea Cesari in galleria

IL GELSO. Paolo Marzagalli, Amedeo Anelli, Giovanni Bellinzoni e Andrea Cesari in galleria

Nel ventennale della morte si poteva pensare a qualcosa di diverso rispetto alla prima iniziativa.. A ricostruirne non solo la pratica curatoriale, ma il percorso, a studiare i confini del Gelso sulla scena dell’arte milanese, ad approfondire le condizioni della sua “visibilità” e del suo successo oltre che strettamente espositivo come luogo di transito e di metamorfosi di ricche stagioni.
Avrebbe restituito una immagine più completa di questo promotore coraggioso, con il fiuto dell’anticipatore. Basti pensare alla sua attenzione per la fotografia, proposta attraverso le opere di Luigi Ghirri, Aldo Tagliaferro, Stefano Valabrega, Migliori, Fabrizio Garghetti, Pino Secchi). Oltre che i meriti di esser stato uno straordinario sostenitore di artisti locali (Mauro Staccioli, Giuliano Mauri, Maria Chicco, Gabriella Podini, Fabio Scatoli, Andrea Cesari, Vittorio Corsini, Mino Eboli, Paolo Costa, Paolo Marzagalli, Mario Quadraroli, Franchina Tresoldi, Luigi Poletti ecc.).
Nelle vesti di curatore, Giovanni Bellinzoni è stato un personaggio necessariamente eclettico – a un tempo animatore, pusher e fratello degli artisti, un creatore di comunità, uno che faceva che le cose accadessero, suggerendo idee, letture, interpretazioni. Sempre disposto a misurarsi con i diversi linguaggi dell’arte e con le più diverse interpretazioni. Le mostre a cui ha dato forma, sono tracce inconfondibili. Interpretano una pratica “creativa”, che non si limitava ad “attaccare” quadri alle pareti. Di ogni artista era attento al vissuto, con tutti condivideva l’esigenza di mettere in scena le tracce delle loro mitologie individuali. In tanti anni di intensa attività ha avuto il merito di provare e riproporre la natura propositiva dell’esposizione, non una vetrina “di lusso”, ma di un esibito discorso sull’arte e. quindi, sul mondo. Non è mai stato un “commerciante” di opere d’arte, ma un cantiere di idee, tra i cui compiti c’era anche quello di scuotere il gusto e i rituali di una città di provincia ridefinendone il ruolo rispetto alla vicina Milano..

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PAOLO MARZAGALLI A DIECI ANNI DALLA MORTE

PAOLO MARZAGALLI: "Interno con figure", olio su tela, 90x100

PAOLO MARZAGALLI: “Interno con figure”, olio su tela, 90×100

Domenica 1 giugno al Castello di Fombio all’interno di “DecreTento” (fiera della decrescita, dell’artigianato e dall’autoproduzione) si aprirà la mostra “Gong II. Percorsi dell’Arte Contemporanea” a cura di Amedeo Anelli.
In esposizione saranno lavori di Edgardo Abbozzo, Giacomo Bassi, Andrea Cesari, Franco De Bernardi, Gianfranco De Palos, Fernanda Fedi, Gianmario Ferrari, Mario Ferrario, Gino Gini, Paolo Marzagalli (nel decennale della morte), Pierluigi Montico, Pino Secchi, Giulio Sommariva, Gianfranco Tomassini, Riccardo Valla, tutti o quasi tutti artisti ben noti ai lodigiani. Le opere presentate aiuteranno a rinverdire l’attenzione sugli autori, a risvegliare curiosità attorno alle loro singolari produzioni, a dividere l’ attenzione per categorie e classificazioni: quelli che pongono interesse ai fatti quotidiani; quelli che muovono (o si sono mossi) da una concezione della vita: quelli che rimandano per figurazione agli sviluppi della pittura, propongono immagini di fluidità e cercano l’espressione nella autonomia dei linguaggi

Paolo Marzagalli ((foto F.Razzini)

Paolo Marzagalli ((foto F.Razzini)

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La scelta di Anelli offrirà una posizione comunque d’insieme. Servirà al visitatore per scoprire come attraverso evoluzioni, approfondimenti, ribaltamenti, un nucleo di artisti locali – in particolare Cesari, Montico, De Bernardi, Ferrario, Marzagalli – sia arrivato ad accompagnare l’adozione di mezzi diversi per costruire nuove immagini.
Significativo poi l’omaggio che “Gong II” renderà a Paolo Marzagalli a dieci anni dalla scomparsa. Marzagalli è stato (con Maffi, gli scultori Staccioli, Corsini, Mauri, Paolo Costa e ad Angelo Frosio), l’artista che ha introdotto nel lodigiano (grazie anche all’appoggio del gallerista Giovanni Bellinzoni) un diverso modo di guardare e intendere l’arte; di distinguere il presente dal passato, la bellezza attuale rispetto a quella passata, studiando soluzioni originali e insolite che hanno legato il suo discorso pittorico alla condizione umana. Attraverso rappresentazioni di sottile tensione, collocate in una orditura originale, l’artista ha contribuito a far passare in città la distinzione tra modernità e attualità. Marzagalli è stato uno dei pochi che hanno gettato semine d’ avanguardie, che altrove risultavano mature ed erano colte mentre da noi erano coltivazione sconosciuta.

 

          Aldo Caserini

 

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NEL SEGNO DI EDGARDO ABBOZZO LA MOSTRA PER IL 50° DEL CESARIS

CESARISAll’interno del XII ciclo organizzato dal “Cesaris per le Arti Visive” a cura di Amedeo Anelli,  è visitabile al salone d’ingresso dell’istituto di Casalpusterlengo l’esposizione “Per i 50 anni del Cesaris”, curata e allestita dallo stesso Anelli  per il mezzo secolo dell’Istituto.
ono in mostra, fino al 6 febbraio del prossimo anno, lavori di Edgardo Abbozzo, Giacomo Bassi, Giovanni Blandino, Francesco Borsotti, Adamo Calabrese, Andrea Cesari, Franco De Bernardi, Gianfranco De Palos, Fernanda Fedi, Gianmario Ferrari, Gino Gini, Alfredo Mazzotta, Vito Melotto, Pierluigi Montico, Giulio Sommariva, Pino Secchi, Antonio Tonelli, Gianfranco Tomassini, Riccardo Valla. La selezione è costituita dal nucleo fondamentale degli  artisti locali e nazionali che nell’arco delle dodici edizioni hanno contribuito a dare completezza alla formazione dei giovani studenti dell’istituto. Una esperienza che ha garantito ottimi risultati e la cui “formula pedagogica” costituisce un importante precedente e modello culturale oltre che un vanto per la città di Casale e per l’Istituto Cesaris, ed è anche punto di riferimento per la trasmissione di conoscenze dell’arte contemporanea, del gusto e della sensibilità estetica. I “cicli” del Cesaris costituiscono un tentativo di far uscire la conoscenza dell’arte dalle “ristrettezze e costrizioni” territoriali, attraverso una esperienza che da sviluppo a una scuola vera, seriamente formativa, non solo nelle acquisizioni tecniche esemplari per correttezza e funzionalità, ma capace di abituare l’occhio dei giovani alla ricerca dell’arte, arricchendo la loro sensibilità di armoniche misure ed equilibri.
Tra gli espositori di sicuro interesse Edgardo Abbozzo, meritevole oltre che per la varietà e complessità della produzione artistica, per avere tenuto il testimone dell’insegnamento nella sua Perugia per tanti anni, rilanciando attraverso la propria arte la sfida a una cultura e a una società divenute forse troppo massificate, omologate e nell’uniformità.
Con lui è un consistente gruppo di autori lodigiani: Francesco Borsotti, Franco De Bernardi, Gianmario Ferrari, Andrea Cesari, Giacomo Bassi, Giulio Sommariva, Pierluigi Montico. Tutti artisti che portano avanti una elaborata strutturazione e un’arte di sensibilità evocativa (Borsotti, Cesari), in alcuni casi di prorompente vitalità espressiva (Bassi), in altri di casualità giocata nella definizione degli accadimenti (Montico), in altri ancora riflessa nel magma lucente della materia (De Bernardi), o in cui il canone scandisce il ritmo del pensiero (Sommariva), oppure il vissuto della materia sembra ripercorrere tracciati della memoria (Ferrari).
Tre gli artisti che si applicano alle applicazioni della fotografia artistica, come impaginazione, partitura, energia di elementi o di rigore metafisico o strutturale. Sono: il lodigiano Pino Secchi, autodidatta, dedito alle nuove tecniche digitali, autore di immagini che trasmettono la poesia del tempo e dei luoghi; il perugino Gianfranco Tomassini, docente di fotografia, artista di aurea compostezza, dallo sguardo sensibile alla luce, alla figura, al lavoro di riflessione e alla elaborazione concettuale; il parmense Riccardo Valla, residente a Casale, autore attento alla vibrazione dinamica del segno e della luce, al fluire incessante di forme ed energie, che recuperano alla forma uno stato di primordiale vitalità.
Dei restanti, Fernanda Fedi e Gino Gini, sono noti come autori di consolidato prestigio, autori di libri d’artista e adepti della poesia visiva, oltre che per la consolidata presenza alle iniziative lodigiane. Attorno a loro si raccolgono, con le rispettive cifre stilistiche e originalità espressive  le figure di Giovanni Blandino,  Adamo Calabrese, Gianfranco De Palos, Alfredo Mazzotta, Vito Melotto e Antonio Tonelli.

“Per i 50 anni del Cesaris”. – Salone d’ingresso dell’Istituto Cesaris di Casalpusterlengo – Mostra collettiva a cura di Amedeo Anelli –  Fino al 6 febbraio 2014.  Nei giorni di apertura dell’Istituto scolastico.

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A FOMBIO: GONG, percorsi di arte contemporanea

Un'opera dell'artista romano  e sestese d'adozione De Palos

Un’opera dell’artista romano e sestese d’adozione
Gianfranco De Palos

Le collettive sono sempre una incognita, se manca alla base un’idea. Collettiva è un termine che disegna tante cose. Che possono essere opposte, conflittuali. Oppure tenersi insieme se si vuole misurare la produzione artistica in un dato  periodo di tempo, se esiste la necessità di un raffronto-confronto di esperienze, se si vuole dare sintesi a situazioni locali e particolari. Sono lontani i tempi in cui i pittori cubisti organizzavano mostre di pittori cubisti, gli astrattisti di pittori astratti, i minimalisti di pittori minimalisti, e via di seguito. Erano mostre con un carattere unitario, di specifico significato. Poi tutto è cambiato, in modo più semplice e spesso banale e disordinato. Le “collettive” hanno perso il loro carattere, per diventare un procedimento un po’ arruffato che serve a molti curatori per “mettere in piedi” una mostra in fretta. Nel Lodigiano di questi minestroni se ne sono visti (se ne vedono). Oggi è solo attenendosi al principio della “qualità”, che riguarda sia le opere presentate, sia le caratteristiche degli autori ammessi, che le collettive possono rispettare la loro funzione di “collante” di “utilità culturale”: l’inserimento, l’accostamento di tecniche diverse, che nel confronto esclusivamente pittorico (non dopolavoristico, congregativo, colmereccio, casuale o estemporaneo) danno tono e gusto.  
Domenica 9 giugno al Castello di Fombio all’interno di De-cre-tento fiera della decrescita, dell’artigianato e dall’autoproduzione, si aprirà la mostra “Gong. Percorsi dell’Arte Contemporanea” a cura di Amedeo Anelli, uno che di collettive ne organizza un bel po’, sempre tenendo fermo il principio della qualità, proprietà distinta e determinata dell’aspetto formale dei manufatti artistici, concetto estetico e morale  di fondamentale e costante valore. A Brembio verranno presentati i lavori di Edgardo Abbozzo, Giacomo Bassi, Francesco Borsotti, Andrea Cesari, Franco De Bernardi, Gianfranco De Palos, Fernanda Fedi, Gian Mario Ferrari,  Gino Gini, Gabriele Grecchi, Pierluigi Montico, Pino Secchi, Gianfranco Tomassini, Riccardo Valla. Nomi noti. O come dice qualcuno, con venatura polemica, “ i soliti”. Che in fatto di qualità però  garantiscono decor e contenuti (temi, invenzione, iconologia). Non mancheranno inoltre nomi nuovi, come quello del romano De Palos, artista astrattista, dal curriculum internazionale, diplomatosi alla Scuola degli Artefici di Brera sotto la guida del bronzista Ettore Calvelli e avviatosi all’arte della ceramica nella bottega di Giuseppe Tagliarlo (in arte Bepy Tay) a Vedano; del borghettino Gianmario Ferrari, autodidatta, interprete di diversi percorsi pittorici; di Pino Secchi, nato come fotografo, che attualmente dedica una personale  attenzione all’applicazione sul piano del linguaggio espressivo della tecnologia digitale; del codognese Gabriele Grechi, che tra l’altro ha in curricula di aver realizzato oggetti di scena per La Boiteà joujoux  di Claude Debussy rappresentata alla Fenice di Venezia.

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