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Giancarlo Buzzi, “L’odisseico peregrinare”

Giancarlo Buzzi, morto un paio d’anni fa era un letterato anticonformista. Moderatamente eccentrico al punto di non apprezzare il titolo di letterato stava accortamente lontano dalle “consorterie” e dai “salotti”, benché gli amici – e ne aveva! -, li scegliesse tutti tra poeti, critici, filologi, scrittori, narratori, artisti, filosofi, persino teologi e traduttori.I lodigiani probabilmente non ricorderanno il suo nome, forse non lo hanno neppure mai sentito pronunciare in libreria, anche perché  tra il finire degli anni cinquanta e gli anni sessanta, quando uscirono da Feltrinelli e da Mondadori i suoi primi titoli (Il senatore, L’amore mio italiano, La tigre domestica, L’impazienza di Rigo, ecc.) i negozi di libri erano quello che erano, non si chiamavano neppure librerie. Il suo nome ha pensato a farlo correre Amedeo Anelli sul Cittadino, recensendo ogni suo lavoro fresco di stampa, interpretando i contenuti e facendo emergere con le qualità dello scrittore quelle dell’intellettuale irrequieto, inventivo, spesso controcorrente, narratore dal linguaggio appassionato, composito e innovativo, traduttore operoso e versatile, dagli interessi e dai mestieri più diversi. La sua carriera si è dipanata lentamente, lavorando alla Olivetti, alla Bassetti, alla Pirelli, gestendo per tre anni il ristorante La Pastaccia, e nell’industria editoriale al Saggiatore, alla Mondadori e da Valsecchi.

Amava i posti silenziosi di campagna. Con il lodigiano ha nutrito una intesa solidissima. Ogni anno scendeva almeno una volta nella Bassa per incontrare (in trattoria) Gino Commissari, Amedeo Anelli, Guido Oldani.

Un recente volume di Interlinea restituisce un ritratto dell’uomo e dell’intellettuale. “L’odisseico pererignare. L’opera letteraria di Giancarlo Buzzi” raccoglie a cura di Silvia Cavalli, esperta in letteratura italiana del Novecento del Centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita” dell’Università Cattolica di Milano gli atti di una giornata di studio dedicata a Buzzi poco prima che morisse.

Scrive la Cavalli: “ Buzzi ha saputo incamerare tanto la tensione sperimentale figlia degli anni sessanta e settanta, quanto le suggestioni architettoniche, le innovazioni linguistiche, gli echi letterari derivanti dalla sua formazione intellettuale e professionale”.

Il volume permette di conoscere numerosi aspetti della personalità dello scrittore e della sua ricerca innovativa. Oltre le relazioni e le testimonianze della giornata a lui dedicata, il volume, raccoglie in 200 pagg. gli studi di Mario Lunetta sulla scrittura come pensiero-forma, di Giuseppe Bonelli sul linguaggio amoroso, di Clelia Montagnani sui carteggi buzziani, e restituisce inoltre i contributi di Daniela Marcheschi (Buzzi e il romanzo filosofico, pag. 107), Amedeo Anelli (Il realismoprospettico” di G.B., pag.115 ), di Guido Oldani (B. scrittore impaziente, pag.177) oltre a segnalare nei i contributi gli interventi di Anelli e di Oldani su il Cittadino e di Gino Commissari su Kamen’

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La poesia europea al “Presidio poetico” di Tavazzano con Villavesco

Dopo TEMPI D’EUROPA e AAA EUROPA CERCASI , il progetto curato da Lino Angiuli per “La Vita Felice” si è esaurito con LUOGHI D’EUROPA affidato a una prefazione di Daniele Maria Pegorari, docente di letteratura a Bari e direttore di numerose riviste letterarie e di filologia.
Le antologie della casa milanese di via Lazzaro Palazzi, hanno consegnato al direttore di Kamen’ lo spunto per dare disegno a Contrappunti d’Autunno 2017, traducendo la presentazione in un incontro alla Biblioteca di Tavazzano rivolto a perlustrando i percorsi della poesia europea con l’obiettivo di individuare in essa una voce unica e attuale. Dopo un incontro preliminare sui grandi poeti russi del Novecento (Blok, Majakovskij, Gumilëv, Achmatova, Cvetaeva, Pasternak, Mandel’štam, Chlebnikov, Esenin, ecc.) l’architettura del progetto prende slancio martedì prossimo con gli autori di Tempi d’Europa, di quelli in parallelo partecipi di AAA Europa Cercasi e di quelli segnalati da Daniela Marcheschi e inseriti in Luoghi d’Europa.
L’ allestimento critico e informativo di Anelli, è risaputo, promuove da anni una poesia non performativa ma integrante della contemporaneità; rimbalzata da un carattere di “coralità” che coinvolge idiomi ufficiali, minoritari e dialetti, che tengono   insieme tradizioni e stili e reggono d’accordo sensibilità, storie individuali e collettive, attraverso sintassi, metafore, simbologie ecc. Una posizione quella del critico lodigiano che oltre a individuare connessioni equipaggia la conoscenza con la “dimensione plurale, dialogica e plurilinguistica”. Richiamando, nello stesso tempo. l’ assioma esplicitato di uno dei massimi critici e filologi mondiali, Erich Auerbach

Amedeo Anelli

, iniziatore della cosiddetta critica stilistica:”il pensiero” non può avere “nazionalità”.
Nel trittico de La Vita Felice si possono scoprire insieme poesie in lingua vora, cimbra, francone, croata-molisana e ladina ecc., opere di poeti maltesi, italiani, cechi, inglesi, finlandesi e ungheresi, e poi ancora slovacchi, napoletani, neogreci, rumeni, spagnoli, inglesi, tedeschi, portoghesi, eccetera, un vero e proprio caleidoscopio di suoni, etimi, accenti che ibrida lingue madri con lingue parziali o altre lingue nazionali. Il “desiderio ispiratore” è lo sconfinamento, la spinta a mettersi nei panni culturali altrui, a cominciare da quelli simbolici e linguistici.
Martedì 17 ottobre, alle 21 alla Biblioteca di Tavazzano, Amedeo Anelli tirerà il filo di tanta produzione, accompagnando la varietà delle poetiche, degli stili e dei linguaggi con un apparato critico-informativo rivolto a fare breccia nella dura cortina dell’attuale “produzione poetica”. A novembre seguiranno poi la presentazione dell’ antologia “Maremare”, pubblicato da Adda Editore, con la partecipazione di Daniela Marcheschi, autrice della prefazione e l’incontro con Eliza Macadan e la presentazione di “Pioggia lontano” edito da Archinto con la prefazione di Amedeo Anelli

 

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“PIOGGIA LONTANO”/Il libro della moldava Eliza Macadan a “Contrappunti Autunno”

Scrivere  di poesia, è noto, mette sempre un po’ a disagio: i poeti sono un esercito, la loro produzione troppo complicata o troppo elementare, le pubblicazioni selezionate quasi sempre limitate a un ristretto numero di personalità dominanti, le interpretazioni anche, benché negli ultimi tempi qualcosa sembra cambiare.

Pioggia lontano ( Quaderni di poesia “La città ideale”, editrice Archinto, 2017, € 12) della scrittrice-traduttrice moldava Eliza Macadan può far credere già nel titolo a una svista o inesattezza. E’ una “disunione”  precisa in premessa Amedeo Anelli. Inevitabile dal momento che la raccolta esce da una realtà  prismatica di rifrazioni e riflessi,  fatta di schegge e pezzi di accadimenti e di esperienze, di cose e di fatti che fanno immaginare “una esigenza insoddisfatta di risposte” che sbarrano una comunicazione unitaria di senso.

Conosciuta per composizioni in italiano, rumeno e francese la Macadan ha raccolto un discreto interesse dalla critica con “Passi passati”(Jocker, 2016), “Anestesia delle nevi” (La Vita felice, 2015), “Il cane borghese” (La Vita felice, 2013) e trovato risalto sulla rivista Kamen’ di Amedeo Anelli e sul blog di Rai New.

Al suo mondo non si accede se non percorrendo lo spazio che le parole dispiegano attorno a sé nella forma della prossimità o della distanza delle cose, nella Bucarest del post comunismo emblema di indigenza e di decadimento.  Anelli indaga questo dis-locare, raggiungendo un orientamento e una direzione. Il valore simbolico in cui è racchiudo il senso è rintracciato nella localizzazione puntuale della soggettività dell’ordine sensoriale e di quello razionale, sorgente dei “versi secchi e taglienti” e della modalità particolare di comunicare un  “senso corroso”  trattenuto “alla superficie delle cose e degli atti”.

Quella della Marcadan non è una “poesia di lamento”, di “disillusione” o “smarrimento”, bensì di richiami; raccoglie una proliferazione di immagini che esprimono ansia di pienezza e di vita. Nella nota critica a Pioggia lontano il modenese Alberto Bertoni, docente di Letteratura italiana contemporanea all’università di Bologna – anche lui come Anelli poeta -, coglie dell’opera la significativa “autonomia”: una capacità di creare metafore e modi di dire “del tutto nuovi” in uno stile tutto proprio, “non apparentabile”, con cui “architetta perfettamente immagine e percezione”, liberando il canto dall’imperialismo del significante lasciando libere le parole.

Pioggia lontano, sarà il prossimo novembre presentata, con l’intervento dell’autrice, a Contrappunti d’Autunno a Tavazzano con Villavesco, grazie agli Amici del Nebiolo. Amedeo Anelli, coordinatore del programma di ON FA L’OS” – piccolo presidio poetico, intratterrà l’uditorio sulla “ricchezza di richiami”, gli anfratti e i nascondimenti della Macadan, una poetessa che non teme di mettere nell’ incipit di uno dei suoi versi: “Corro da sola / la maratona della poesia”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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VARIAZIONI SUL “LIBRO D’ARTISTA” ALL’ARCHIVIO STORICO DI LODI

Cos’è un libro d’artista a cui l’Archivio Storico di Lodi dedica una selezione di Gino Gini e Fernanda Fedi? Chiederlo è più che naturale, i media – attenti a tante estravaganze – non hanno certo faticato a farlo conoscere, neppure come esperienza artistica. Anche se poi, i libri d’artista da noi non sono mancati e con buoni risultati. Basta ricordare gli esempi dotati dai duo Abbozzo-Anelli, Grechi-Arrivabene, Valsecchi-Cotugno, Poletti-Maietti, Biasion-Cotugno, Gini-Oldani, Fedi-Oldani, Beltrami-Cotugno, Casiraghi-Cotugno, Simonetta-Caserini, De Bernardi-Anelli, Morena-Caserini, Maffi-Lajolo e, individualmente, Franco De Bernardi, Gian Franco Grechi, Marcello Chiarenza, Ugo Maffi, Teodoro Cotugno,  Luigi Maiocchi, Andrea Cesari, Fausto Pelli, Giuseppe Orsini, Piero Manzoni, Gaetano Bonelli, Luigi Novello, Aldo Milanesi, Domenica Regazzoni, Guido Oldani, William Xerra, Mario Ferrario, Angelo Savaré, Amedeo Anelli, Flavia Belò, Museo Stampa Schiavi, Giangi Pezzetti, Assoc. Mons. Quartieri, Franco Prevosti, Gigi Montico,  ecc. C’è chi ha realizzato libri d’artista per la flessibilità, chi per l’ economicità, chi mettendo d’accordo il dato manuale e la stampa industriale, chi combinando sul retro di copertina un acquarello, un’incisione o un collage, un aforismo o una poesia; chi lo ha fatto per realizzare un prodotto accessibile e chi semplicemente per sottrarsi ai meccanismi commerciali; chi lo ha adottato per una visione elitaria e chi per sperimentare forme espressive; chi mantenendo una struttura artigianale, chi avvicinandolo al prodotto industriale; chi per veicolare idee personali. Sono alcune delle caratteristiche che, di volta in volta, il libro d’artista può assumere.
Se però si vuole una definizione in senso stretto è d’obbligo prenderla da Anne Moeglin-Delcroix, autrice della Esthétiques du livre d’artiste e di “Sur le livre d’artisdte:Articles ed écrit de circostanze 1981-2005”in cui definisce i libri d’artista: “Quei libri che sono in sé opra d’arte e non strumenti di diffusione di un’opera. Questo implica che il libro non sia soltanto un semplice contenitore indifferente al contenuto: la forma-libro è parte integrante dell’espressione e della significazione dell’opera realizzata attraverso il libro stesso”.
I libri d’artista non si trovano in libreria. Realizzati di preferenza manualmente, con tecniche e materiali poveri, hanno tiratura limitata, in qualche caso unica, abbinano disegni, acquerelli, interventi di grafica a testi e poesie. I percorsi che portano alla loro realizzazione possono essere i più disparati, moderni e tradizionali, pratici e intellettuali. Lo si vedrà alla esposizione che Gino Gini e Fernanda Fedi, titolari dell’Archivio Libri d’Artista di Milano presenteranno all’Archivio Storico di Lodi, fornendo esempi anche di come il libro d’artista può essere realizzato con tipologie diverse (libri-oggetto, libri fisarmonica, libri monotipo, libri box, libri preziosi, minilibri, libri maxi), da sfiorare la sfera della percezione visiva quanto di quella tattile.
Negli ultimi lavori la Fedi impagina grafemi antropologici, combina concettualismi e incantamenti grafici, mentre Gini persegue la sua diversificazione del linguaggio attraverso immagini e scritti, piani e tipologie tecniche in chiave di poesia visiva.
I due artisti saranno all’Archivio Storico dal 16 al 30 settembre. L’evento è procurato da Archivi-Amo, Kamen’ e Amici del Nebiolo. All’inaugurazione (sabato 16 settembre, ore 17) assicureranno il proprio contributo Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli. Sarà inoltre presentato il nuovo libro di Fedi e Gini delle Edizioni Piccolo di Livorno.

 

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“FUORI ASSE” / Amedeo Anelli sul silenzio di Roberto Rebora

 

Fuori Asse  è un periodico bimestrale diretto da Caterina Arcangelo, nato a Torino attorno a Cooperativa Letteraria di cui è fondatrice e presidente la stessa Arcangelo. Il nome della quale suonerà forse nuovo ai nostri lettori  ma non agli addetti ai lavori e non ai lettori di Kamen’ che nel numero 51 possono apprezzare un suo commento alla costellazione dei riferimenti che Paolo Febbraro poeta, critico e prosatore rimanda ne “I grandi fatti”.
Il progetto della rivista è portato avanti da Mario Greco, che da quattro anni ne è il direttore artistico e si occupa sia del progetto grafico che della particolare sezione dedicata al fumetto d’autore. Concretamente Fuori Asse esprime l’ambizione di poter essere “un punto di riferimento” per gli appassionati di libri e di arte; è senz’altro una rivista che merita d’essere letta e conosciuta per l’ ammirevole lavoro che gli dedicano i curatori delle singole sezioni: Nando Vitale (Riflessi Metropolitani), Sara Calderoni (Il rovescio e il diritto), Silvio Valpreda (La fotografia non è un telefono), Claudio Morandini (cura la sezione dedicata alle novità editoriali promosse da Cooperativa Letteraria), Marco Annicchiarico (Il garage del sergente Pepe), Vito Santoro ( Alphaville Cinevisioni), Pier Paolo Di Mino (Biblioteca essenziale di Terranullius), Alessandro Baito (Palcoscenico e Parola), Cristina De Lauretis (Istantanee).
Nel numero fresco di stampa la sezione Il rovescio e il diritto ospita un intervento di Amedeo Anelli dedicato al tema del silenzio in Roberto Rebora a venticinque anni dalla scomparsa e ripropone da Kamen’ un estratto del saggio di Mariapia Frigerio su Paolo Poli oltre a un testo dell’attore-scrittore.
Nipote del famoso Clemente e conosciuto come poeta grazie a Schewiller, Anelli si occupò di Rebora cinque anni fa con “Qui sto e tu? Interrogazioni sulla poesia di Roberto Rebora” (Lucca, Zona Franca) in cui tra l’altro lo ordinava “fra i maggiori e misconosciuti poeti italiani del Novecento”.
Approfondendo le ragioni del silenzio nella sua scrittura Anelli ne coglie la “tecnica interna”: “la tramatura dei non detti e dei sottintesi” e l’affidarsi alla essenzialità della scrittura, che crea sintesi di immagini e giri di frasi “anch’esse plasmate dal silenzio”.
“Il silenzio costituisce il sistema di respirazione della sintassi poetica di Rebora”. A conferma, Anelli cita una immagine da “Il momento” (Milano, Scheiwiller, 1983, p.27): “Non c’è bisogno di nulla/ da sempre/ lo sai/ ed il fruscio del tempo/ che va via/ non può che essere così/ qualcosa di simile al silenzio/un vuoto colmo di segni…” Nei versi del poeta il direttore di Kamen’ vi legge un “linguaggio veritativo”, fatto di “verità interiore ricercata”, che riconduce idealisticamente l’essere al pensiero: un “appressarsi alle cose, che è anche approfondimento”, l’avvicinarsi “ad una dimensione vitale, non racchiudibile in formule o ossificazioni”.

 

 

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Libri d’Artista, una antologica di Fernanda Fedi e Gino Gini all’Archivio Storico di Lodi

L’iniziativa promossa da Kamen’, Associazione Archivi-Amo, Amici del Nebiolo
L’inaugurazione a settembre (sabato 16 ore 17) con le presentazioni
di Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli

I libri, o più esattamente l’editoria libraria, appartengono ai secoli della modernità. Ma per dirla semplificando Cesare De Michelis, direttore della rivista “Studi novecenteschi” e collaboratore dell’inserto “Domenica” del “Sole24ore”, quella modernità si è ormai trasformata.
Per molti esperti non solo ha perso peso ma anche autorevolezza. C’è però un “filone” creativo che senza progetti prescrittivi ambisce a un primato di natura precipuamente estetica: il libro d’artista. Considerato da molti un estro fantasioso impostosi in tempi di subbugli e instabilità in cui traballano molti (troppi) libri non necessari così come anche molti prodotti dell’espressività attualistica, i libri d’artista si oppongono con le armi dell’ arte, l’ impronta diversa, la folta confluenza di circostanze alla frattura tra arte e vita
Sulla strada di Angiolieri e del Burchiello è possibile incontrare Gino Gini e Fernanda Fedi, due meneghini uniti nella vita e nell’arte, che non perdono occasione di creare libri d’artista dominati di volta in volta dall’elegia o dal pensiero filosofico o dal frammento iconico-ideogrammatico-scritturale-pittorico, che prendono per la gola raffinati collezionisti.
I loro nomi sono affermati a livello europeo, posizionati in modo autonomo, senza eccedere a snobismi né a consumismi. Noti lo sono anche ai sudmilanesi e ai lodigiani per avere animato con esposizioni a Cascina Roma a San Donato, “Semina Verbi” a Casalpusterlengo, “Il Viaggiatore” a Sant’Angelo Lodigiano, La Biennale d’arte a Lodi. Nella loro molteplice e varia produzione artistica l’esperienza del “Libro d’Artista” si colloca in posizione non secondaria: Gini è promotore, teorico, storico e archivista, e, insieme a Fernanda Fedi, ha realizzato a Milano l’unico Archivio Nazionale dei libri d’Artista. (Archivio 66. Libri d’Artista). In oltre una cinquantina d’anni ù stato raccolto e catalogato più di un migliaio di libri di tipologie tecniche diverse: libri-oggetto, libri fisarmonica, libri monotipo, libri box libri preziosi, minilibri.
Negli ultimi “Libri d’Artista” prodotti direttamente, la Fedi sviluppa frammenti dai significati antropologici. Orienta forme visive impaginate di grafemi, in cui l’occhio coglie richiami sacrali, magici e rituali in un fitto combinarsi di concettualismo e di incantamenti grafici. Non diversamente la riflessione suggerita da Gini, che sviluppa una diversificazione del linguaggio attraverso lo svolgimento del possibile. In “contrappunto” una pluralità di immagini e scritti di accompagnamento, di piani e tipologie tecniche che conferiscono peculiarità in chiave di poesia visiva.
Fedi e Gini saranno coi loro libri d’artista all’Archivio Storico di Lodi in via Fissiraga dal 16 al 30 settembre con una “Antologica” destinata a documentare la produzione tra il 1974 e il 2017. L’evento è procurato dalla collaborazione congiunta della Associazione Archivi-Amo, della rivista semestrale Kamen’ e della Associazione culturale Amici del Nebiolo di Tavazzano. All’inaugurazione, già in calendario per le 17 di sabato 16 settembre, porteranno il loro contributo Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli. In tale occasione verrà presentato il nuovo libro d’artista realizzato dalla Fedi e da Gini, pubblicato dalle Edizioni Piccolo di Livorno nella collana “Memorie d’artista”.

 

 

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KAMEN N.51 : Il giornalismo d’arte di Dino Terra

Personalmente ho conosciuto Armando Simonetti (alias Dino Terra) alla redazione milanese dell’Avanti, quando aveva ormai brillantemente valicato i settanta ed io ero poco più che un trentenne. Terra era salito da Lucca per incontrare Aldo Lualdi, antifascista, storico e scrittore come lui, che come lui coltivava interessi per l’arte ed era, dell’edizione milanese, redattore oltre  far parte del Consiglio dell’Ordine Giornalisti della Lombardia. Nel dopoguerra Terra aveva ri-fondato l’Avanti e con Lualdi aveva in agenda d’incontrare “da Renzo” Franco Passoni (critico del giornale). Renzo era il gallerista di piazza Cavour, figura carismatica nel mondo artistico milanese.
Ho goduto per conto mio che Kamen’ (n.51, giugno 2017) lo abbia “ripescato”  riaccendendo l’attenzione sui suoi meriti dopo oltre una ventina d’anni dalla morte del 1995; introdotto da una nota di Amedeo Anelli che ne rileva la chiarezza di scrittura in arte (e non solo ) è documentato grazie un gruppo di articoli ripresi dal quotidiani romano “Il Tevere” nato sulle ceneri del Corriere italiano, chiuso dopo il delitto Matteotti,  che danno luce al raggiunto “punto di equilibrio fra descrizione e argomentazione” e alla sua “ messa in comune di significati, di valori, di pensieri” eccetera.
Terra fu scrittore, drammaturgo, critico d’arte e pittore egli stesso. Intellettuale dinamico si votò presto all’idea di “una nuova cultura”; fu amico di Chiaromonte e Moravia e, prima ancora di Paladini, Levi, De Chirico e Gramsci. Equipaggiato di estro e cultura si impose ancor giovane all’attenzione mettendo al centro di molti suoi lavori letterari le inquietudini e le contraddizioni dell’uomo moderno davanti a sé stesso e alla storia. Come peraltro documentano i molti interventi di Daniela Marcheschi, pilastro della redazione di Kamen’, che in questi anni ha scritto parecchio su di lui, e in particolare: “Letteratura e giornalismo” (Marsilio, Venezia, 2017), prefando “Ioni” e ”La figura e le opere di Dino Terra nel panorama letterario e artistico del ‘900”.
Il numero di Kamen’ fresco di stampa riprende di Terra Esposizione d’Arte italiana a Ginevra;Visita a De Pisis; Mostra di Arturo Martini a Milano; Un architetto romano. Piacentini sulla bilancia. Sono articoli che suggeriscono a Anelli spunti valutativi per rimarcare la preparazione culturale e intellettuale dell’autore, definito “uomo enciclopedico, con cognizioni di prima mano dei maggiori fermenti della cultura nazionale ed europea”, dotato di “robusta conoscenza della letteratura e delle arti oltre che delle scienze dell’uomo, dalla medicina all’antropologia ai sorgenti movimenti psicoanalitici”.
Nel fare prosa d’arte, Terra “informa e allo stesso momento “educa e discrimina valorialmente”, argomenta e impronta; mette al servizio un unicum” che oggi ha pochi conseguenti nel giornalismo, da cui “è quasi sparito un approfondito dibattito di idee, di concezioni e competenze”.

 

 

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KAMEN 51: QUELL’ ISTRIONE di PAOLO POLI

E’ un anno e più che Paolo Poli, il grande attore comico italiano, se n’è andato. Kamen’, la rivista di poesia e filosofia diretta da Amedeo Anelli, lo ricorda nel numero 51 appena uscito riservandogli una cinquantina di pagine della sezione “Materiali”, con un devoto saggio di Mariapia Frigerio e un gruppo di deliziosi “libretti di sala” (pubblicazioni informative con note critiche) opera della maniacale gusto per la letteratura dello stesso Poli: La Nemica; Carolina Invernizio!; La Vispa Teresa; L’Uomo nero; Giallo!!!; Femminilità!!!; Apocalisse!!! Inoltre, l’Introduzione a STO (Sergio Tofano), Una linea di sorriso), alcuni dei quali scritti in collaborazione con la scrittrice Ida Omboni.
Per sessant’anni Poli ha intrattenuto le platee con interpretazioni civili e intelligenti, contro la banalità e il conformismo ideologico, in cui era mescolata letteratura, critica, canzonatura e satira. Ha contribuito a dare slancio a quel particolare “momento” rappresentato dalla “idea comica”, che segnò in Italia la corrispondenza tra piacere estetico e risata.
Protagonista di un corpo coloratissimo di soggetti rappresentò un caso raffinato di buonumore e poesia mordace da costituire un riscatto qualitativo e offrire uno sguardo culturalmente rilevante sui risvolti della storia, del costume, delle usanze e credenze, contribuendo alla dissolvenza dei modelli che imperavano.
Nel saggio di Mariapia Frigerio, ricco di resoconti di incontri, amicizie, di ragguagli e scelte, Poli è colto nel suo incessante muoversi tra letteratura alta e generi meno importanti. Quello della scrittrice lucchese è un autentico “frugare” nella persona e nel linguaggio. Con una ricerca ad ampio spettro intreccia, distingue e ritaglia di Poli esperienze, sodalizi, ruoli e influenze. Dimostra un unicum nel mondo teatrale italiano.
Fra le maggiori prove da regista e principale attore di Poli sono da ricordare Rita da Cascia (1966), La Nemica di Dario Niccodemi (1968), Il Coturno e la ciabatta (1990), La Leggenda di San Gregorio (1992), L’Asino d’oro (1994), I Viaggi di Gulliver (1997), Caterina De’ Medici (1999), Aldino mi cali un filino (2001). Rita da Cascia, lettura irriverente della storia della santa, che sollevò polemiche, e l’allora deputato Oscar Luigi Scalfaro giunse a presentare un’interrogazione parlamentare. Sono anche da ricordare Sillabari, 2008 ( tratto dall’omonimo libro di Goffredo Parise; Il mare, 2010 (ispirato da Anna Maria Ortese) e Aquiloni, 2012 (rivisitazione antiscolastica di Pascoli) Dopo la monografia Paolo Poli di Rodolfo di Giammarco (Roma, Gremese, 1985), sono usciti volumi con sue notevoli interviste: Siamo tutte delle gran bugiarde (conversazione con Giovanni Pannacci, Roma, Perrone, 2009), Sempre fiori mai un fioraio ( ricordi a tavola con Pino Strabioli, Milano, Rizzoli, 2013( e Alfabeto Poli ( a cura di Luca Scarlini, Torino, Einaudi, 2013).

 

 

 

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“ON FAI L’OS”: Lettera ai conigli, il lascito poetico di Gino Commissari

aoldani-e-anelli-a-tavazzanoNel quarto e ultimo appuntamento del Piccolo presidio poetico 2016, Amedeo Anelli e Guido Oldani hanno presentato alla biblioteca di Tavazzano Lettera ai conigli. Poesie scelte, volume di polettera-ai-conigli-commissari-2esie dedicato a Luigi Commissari (teologo, poeta, traduttore e collaboratore fin dalla prima ora della rivista di poesia e filosofia Kamen’). Il libro, pubblicato dalla Libreria Ticinum Editore, è curato dallo stesso Anelli e contiene  due saggi di Giancarlo Buzzi e Guido Oldani.

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Di Commissari poeta si è sempre saputo poco e niente. Note conosciute erano solo le sue frequentazioni dell’ambiente reboriano, l’amicizia con Padre Turoldo e l’interesse – questo sì perché dichiarato – per la poesia di pensiero e di contenuto, mentre è sempre rimasta nascosto l’esercizio poetico. Si poteva certo immaginarlo, visti gli ampi interessi per le materie letterarie e come traduttore di testi biblici, da lui restituiti alle tradizioni poetiche ( Cantico dei Cantici, Salmi, ecc.). Ma se sussistevano dubbi sulla sua naturale riluttanza alla scena e a pubblicare, il lascito, di cui hanno parlato Amedeo Anelli e Guido Oldani a “On fa l’os”, all’Autunno culturale tavazzanese ne è una eloquente dimostrazione.
Come poeta Luigi Clettera-ai-conigli-copertinaommissari non si concede alcuna velleità né come linguaggio né come direzione. La sua poesia sta tra il frammento e l’autobiografia. Ha per scelta intensità descrittiva e narrativa, epistolare e diaristica. Come mostra “Lettera ai conigli” è evidente il suo radicamento ai luoghi e alla fede. Commissari non rincorre l’avventura e l’estasi, al contrario sfuma con eleganza e abbondanza nell’etica.
La tecnica è quella del verso libero. Giusta per indugiare in disgressioni e particolari, marcare il ritmo, rendere appena percepibili le variazioni di tono o d’umore. Amedeo Anelli gli riconosce “ finezza psicologica”, “sensibilità”, “dimestichezza coi classici”, la padronanza di “un linguaggio che riapre, nel discorso, il cammino verso la realtà e nel contempo verso la comunità”.
Il tessuto dei fatti, anche quando questi tendono ad annullarsi, rivela un poeta orientato all’ umano, che sa guardare al proprio limite ultimo e alle sue estreme e sa rinnovare per questo l’abbraccio con l’anima. Le sue non sono composizioni nate dal vuoto o da intuizioni mentali o intellettuali o musicali. Escludono persino quel pizzico di visionarietà che ai poeti è sempre permessa. La metafora e le poche allusioni e suggestioni sono tenute sotto controllo. Trovano, invece, slancio i richiami ai luoghi amati e frequentati. ma senza scelte di puro realismo. La realtà è “ascoltata” per coglierne i messaggi. Ed essere poi ridotta al minimo spreco nel gioco poetico fra significante e significato.

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ARTE E IMPEGNO POLITICO NELLA MILANO DEGLI ANNI ’70

gallery-lissone21Tra gli anni Sessanta e Settanta l’ideologia e la politica si respiravano nelle strade, al punto che si cominciò a parlare di “politicizzare il quotidiano”. L’arte scoprì la vocazione al sociale e la trasformò nel “motore del fare”. “La parola agli artisti”, inaugurata sabato al Museo d’arte contemporanea di Lissone è un po’ il seguito di quella tenuta a Palazzo Reale nel 2012, e, come quella, risulta particolarmente vivace e ricca di esperienze tanto decisive quanto in parte rimosse dalla critica e dalla cultura ufficiale. Curata da Cristina Casero docente di storia dell’arte dell’Università di Parma ed Elena Di Raddo, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università Cattolica di Milano, e co-autrici dei volumi “Anni Settanta. La rivoluzione nei linguaggi dell’arte” (Postmedia books, 2015) e “Anni ’70: l’arte dell’impegno (Silvana Editoriale, 2009), l’esposizione riaccende l’attenzione sull’arte politica della contestazione; documenta com’essa fu frutto dell’affioramento di una esigenza culturale e della presa di coscienza dei mutati presupposti materiali-economici. L’evento espositivo pone inoltre interrogativi, più di quanto non sembri dal titolo: in primis la questione della sua rimozione, poi quella di un potenziale ritorno, nell’attuale crisi, dei temi e delle rivendicazioni di quel “decennio”.
All’arte “sessantottina”, parteciparono diversi artisti del territorio ( Mauri, Volpi, Staccioli, Quadraroli,…). Fu un’arte che si fondava sulle celebri “M” della saggistica allora in voga ( Marx, Marcuse, Mao, McLuhan), che sosteneva il passaggio dell’arte all’estetica e al vedere mentale; e ammetteva il “momento artistico” solo come operazione perimetrata dall’ideologia (“rivoluzionaria”).

Fernanda Fedi

Fernanda Fedi

Con Restany – uno dei profeti-accompagnatori più seguiti del ’68 sul versante delle arti -, l’adesione nel milanese si fece più decondizionata. Permise forme di espressione diverse, in cui molti trasferirono il loro sogno di utopia universale.  La mostra lissonese rivisita quei momenti. La mappatura  coglie l’ impegno degli artisti del momento nel confrontarsi con le altre forme di espressione visiva e l’interazione con le questioni legate alla vita sociale, alla politica, all’economia; si sdebita con la “metalinguistica” che segnò la creativa del periodo; cattura l’attenzione su alcuni dei protagonisti, molti dei quali divenuti noti dopo la contestazione anche sul territorio: Nanni Balestrini, Paolo Baratella, Gabriella Benedini, Fernando De Filippi, Ugo La Pietra, Giangiacomo Spadari, Umberto Mariani, Emilio Isgrò, Enzo Mari, ecc.

Gino Gini

Gino Gini

E, tra di essi, Fernanda Fedi e Gino Gini, due artisti sempre disponibili a incrociare con rispetto i propri occhi con la ricerca e l’esistenza, presenti in molte iniziative locali: il Gelso, Semina Verbi, Cesaris per l’arte, Biennale di Lodi.

I temi della mostra verranno affrontati anche in un convegno dal titolo “Arte Fuori all’Arte. Incontri e scambi fra arti visive e società” che si terrà il 12 e 13 ottobre all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 Opere e documenti di Fernanda FEDI e Gino GINI sono presenti a: “LA PAROLA AGLI ARTISTI” – Arte e Impegno a Milano negli anni Settanta – MUSEO d’ARTE CONTEMPORANEA di Lissone -Fino al 27 novembre 2016
 

 

 

 

 

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