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Gli acquerelli di Guido Conti (Kamen’) e la poesia di Anelli

Iconismo e aniconico, un ponte gettato tra poesia e pittura

Il numero 55 di Kamen’, la rivista di poesia e filosofia germinata a Codogno quasi trent’anni fa ad opera d i Amedeo Anelli, ufficializzava l’ingresso nello staff del proprio comitato scientifico di Guido Conti, stimato narratore al quale è riconosciuto di unire descrizioni realistiche e relazioni surreali legate ai luoghi. Se dicessimo ora a qualche lettore che Corsi fa anche esercizio di pittura – non è cioè solo scrittore, insegnante, direttore editoriale, vincitore di premi e strappaapplausi ai simposi letterari dove ama diffondere Guareschi, Marotta e Zavattini -, non ci crederebbe. Penserebbe di aver frainteso. Invece no. Lo conferma con un sincero tono di soddisfazione Amedeo Anelli che con lui ha recentemente lavorato alla realizzazione di un libro d’arte, costituito da poesie e da acquerelli.
Vuol per questo dire che dopo essere entrato nella redazione di Kamen’ Conti ha messo tra parentesi la passione dello scrivere per guardarsi intorno e guardarsi dentro per realizzare una serie di lavori che arricchiscono le trentasei pagine di  “Quartetti”?
Congettura assolutamente da escludere. Come  nell’ opera di Gianni Rodari , disegno e poesia non producano effetti di lettura e differenti o impressioni di tipo referenziale. Non c’è opposizione tra icone e versi.  Certo, a tirar le fila alle parole poetiche di Anelli, a sua volta impegnato a rendere polifonica la forma della filastrocca,  a mantenere un tono scherzoso e a infilargli dentro“un gradiente di conoscenze e di pensiero”, la fatica  (di approccio e di origine generativa) affrontata dallo scrittore-acquarellista si può immaginare. Alla fine però quel che conta è che il parmigiano – parmigiano perché di Parma e non parmense dal momento che non è della provincia – abbia colto i risultati a cui pensava, che entrano o sono vicini alle liriche e che l’arte visiva  sia richiamo e riferimento alla poesia di Anelli.
A spiegarlo ci vorrebbe Adelchi Baratono, autore di uno studio su Arte e Poesia  o Dino Formaggio che lo aveva prefato. Per noi che “annotiamo” semplicemente l’interesse di Conti  i suoi acquerelli possono rappresentare simpaticamente una variazione nel mutare delle quotidiane ondate poetiche e visive. Non per questione di stile, ma  di significati.
Nell’ opera di Conti non ci sono mixage o bricolage da ricordare  quelli che si incontrano nei flussi di  artmix e che mutano la posizione e il respiro dell’arte . Qui, accanto alle parole c’è l’occhio, non ci sono sconfinamenti, connessioni di materiali. C’è “qualcosa” invece che allarga l’angolo visuale e introduce a cose non nuove, chiamiamole di “messa a fuoco”.
Punto chiave: si devono spiegare i contributi iconici e aniconici di Conti? In  quale misura la spiegazione può coinvolgere il  contesto creativo e soggettivo della poesia? Possono, come già le parole, diventare parte di una più ampia descrizione?
E’ evidente che esiste diversificazione tra i linguaggi. In più, sotto sotto, c’è poi sempre il problema della riducibilità del “medium visivo”, che non può essere solo un semplice supporto descrittivo o interpretativo di un linguaggio “altro”, di un linguaggio poetico che nel caso in parola Anelli  ha creato aperto ad “avventure speculative”. L’incontro è dunque a livello “mentale”;  la collaborazione è tra l’espressione della parola e la sua “lettura” e  la “traduzione” consegnata dal prolungamento dell’immaginario da un artista all’ altro  per cui anche se non c’è il passaggio della rappresentazione figurata dalla tecnica poetica alla tecnica visiva  c’è  un rimodellarsi dell’immagine conseguente alla dislocazione o all’ attraversamento.
Conclusione: l’ esplicazione dei vari problemi si dovrà pertanto cercare nella cooperazione spontanea e intenzionale tra poeta e pittore e nelle modalità di autocontrollo critico messe in campo da entrambi, il poeta e l’acquerellista.
(Aldo Caserini)

Guido Conti e Amedeo Anelli a una serata del Presidio di poesia” di Tavazzano (Lo)
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A KAMEN’ LA MENZIONE DEI BENI CULTURALI COME RIVISTA DI ALTO VALORE CULTURALE

E’ prossimo alla chiusura in tipografia e alla distribuzione in libreria il numero doppio( 56/57) di Kamen’con cui la rivista entrerà nel trentesimo anno di vita  con la direzione del codognese Amedeo Anelli.  Intanto si apprende che la rivista ha ricevuto dal Ministero dei beni Culturali, la menzione (senza apporto economico) come rivista di “alto valore culturale”. Complimenti.

Anche il nuovo  numero – edito da Libreria Ticinum Editore di Voghera -, è organizzato in tre sezioni: una dedicata a Giuseppe Baretti, le altre alla poesia dello sloveno Miklavž Komelj e all’attività di giornalista e scrittore di Roberto Bartolini.

Centrale quella dedicata a Giuseppe Baretti (1719-1789) e curata da Amedeo Anelli, che segue quella sul n. 54 a cura di Elvio Guagnini interamente dedicata  alla “Frusta letteraria” e al tema del viaggio. Nel numero in uscita i lettori troveranno ordinati gli atti dell’incontro di studi tenutosi all’Università di Ultrecht e curati dalla studiosa Daniela Marcheschi e da Gabriele Cascio docente di letteratura e traduttologia, nonché direttore del progetto dell’Osservatorio di Studi danteschi presso l’ateneo olandese.

La particolare attenzione riservata da Kamen’ a Giuseppe Baretti consegue all’adesione della rivista al Comitato nazionale per le celebrazioni del tricentenario della nascita dell’intellettuale.

I nuovi contributi di studi collazionano oltre gli atti del convegno olandese una introduzione di Amedeo Anelli su Giuseppe Baretti intellettuale europeo, i saggi di Daniela Marcheschi, Giuseppe Baretti: un classico come prisma per rileggere la letteratura, e di Gandolfo Cascio, «More virility of Thought and Vigour of Stile than any other Poem antient or modern»: Baretti patrono di Dante.

La sezione di Poesia è intitolata al poeta Miklavž Komelj; è in tre lingue, sloveno, italiano e spagnolo e contiene una scelta in gran parte inedita di sue poesie.

Studioso di Storia dell’Arte all’Università di Lubiana Komelj si dedica da sempre alla poesia ed ha pubblicato una serie di raccolte poetiche:: La luce del delfino, L’ambra del tempo, La rugiada, L’ippodromo eccetera. E’ inoltre autore del saggio La necessità della poesia  e traduttore in sloveno didi Pessoa, Neruda, Pasolini.

La sezione di Umorismo dedicata a Roberto Barbolini contiene il suo saggio Il Tovagliolo di Formaggino. Quando ridere è volare da una torre e un nutrito numero di racconti brevi ed altri scritti  inediti. Nato a Formigine (Mo) nel 1951, laureato a Bologna in Estetica con Luciano Anceschi, ha attaccato come saggista con Il silenzio capovolto prefato da Anceschi. Ha collaborato a “il Verri”, «Paragone» , «D’Ars», «Il Terzo Occhio». Come giornalista ha lavorato al «Giornale» di  Montanelli, Attualmente collabora a «QN-Quotidiano Nazionale» e scrive saggi, con attenzione al romanzo gotico, al fantastico e al poliziesco).

Aldo Caserini

 

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Traduzioni: “L’ Alphabet du monde” di Amedeo Anelli

La situazione della poesia nel nuovo millennio è particolare, procurata dalla assenza di poetiche “impegnate” o militanti, e non perché manchino problemi e occasioni da capire o tradurre in una cornice poeticamente adatta a recepire quanto avviene nel mondo, nella società, nella cornice ambientale, singolare e collettiva,  da rifletterne il mutamento e dare spazio in versi ai dubbi, alle idee, alla costruzione di apporti e a nuove visioni. L’impressione, parliamo in generale, è difficile da rubricare anche perché è difficile, col disimpegno della critica,  considerare qualità e importanza letteraria circolante. Ognuno cerca di fare storia a sé. Ed è forse qui che andrebbe cercata la frattura epocale della poesia, ridotta a “casi singoli”, da farle perdere la sua forza di persuasione.

L’Alphabet du monde oltre essere il nuovo titolo del libro di poesie di Amedeo Anelli pubblicato dalle Edition du Cigne  (Parigi, giugno, 2020, € 10), inseriscono l’autore lodigiano in una “collection” di scrittori spagnoli, colombiani, irakeni,  brasiliani, islandesi, canadesi, messicani, statunitensi ecc. Non un generico mondo di poetanti, ma una selezione di autori attenti alle insidie che vengono da certe banalità sentimentali o dall’inventare un linguaggio che già c’è (da tempo).

Quella portata a compimento da Irène Irène Dubœuf è la seconda traduzione in francese della poesia di Anelli. Fa seguito a Neige pensée,pubblicato dalle edizioni Ticinum qualche mese fa con in copertina un’opera di Gino Gini, autore ben noto ai lodigiani, mentre la nuova “couverture” – Virus musical n.35 – è stata creata da sua moglie Fernanda Fedi, due apporti che si coniugano perfettamente con la costruzione poetica del direttore di Kamen’.

Poeta e critica letteraria la  Dubœuf oltre al avere tradotto Amedeo Anelli, ha fatto conoscere ai francesi altri poeti italiani, noti ai lodigiani: l’estroverso Luigi Carotenuto (uno che legge e scrive per “sopportare la vita”), la dolente, nel linguaggio, Margherita Rimi ( presentata da Oldani nella collana di poesia di Mursia, poeta originale che rielabora il linguaggio dei minori espressione di esperienze traumatiche), Massimo Silvotti ( poeta piacentino, creatore del Piccolo Museo della Poesia) ha premesso alle cinquanta paginette di versi raccolti ne L’Alphabet du monde, suddivisi in due sezioni – Contrapunctus, diciotto testi in omaggio all’arte della fuga di Jean Sébastien Bach, già usciti per LietoColle una decina di anni fa e  L’Alphabet, una quindicina di dedicazioni a conoscenti (Rimi, Cesari, Mazzon, Fedi, Gini, Conti, Angiuli, gli Amici lodigiani) e al fratello Guido defunto, che conferiscono una curvatura di affetti e simpatie ai versi del codognese.

Il  fresco volume mette di nuovo in luce le qualità della Dubœuf traduttrice, attenta  nell’ essere “la plus proche possibile” all’autore, alle strutture della sua scrittura e fedele nel restituire “la tonalità et la dimension rythmique”.

Preposizioni quali la natura, le stagioni, la terra, il futuro creano un confronto con l’uomo, la vita, il presente e il passato, garantendo rapide illuminazioni che proiettano il dialogo oltre le percezioni autobiografiche. La Dubœuf interpreta tutto in modo convincente, acuto e sottile, ne interpreta con freschezza e convinzione la tradizione e la filosofia. Il suo è sostanzialmente un invito alla buona lettura e a collezionare l’opera.

Aldo Caserini

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Panorama artistico lodigiano. ANDREA CESARI, il linguaggio come comunicazione e come arte

Andrea Cesari

Cesari è un artista che ha lavorato molto nei quarant’anni e oltre di attività artistica e professionale sulla percezione visiva di parole, immagini, colore, sulle modificazioni spaziali, sul rimando reciproco e dialettico degli elementi nelle composizioni, da reclamare sempre una partecipazione dell’osservatore. E’, infatti, un artista che ha sempre dato importanza al linguaggio espressivo sia come forma di comunicazione, sia come arte, da leggere quindi in filigrana con la storia della società, e i cambiamenti di mode, abitudini, gusto, sensibilità, e, soprattutto, le sue aspirazioni. E’ un artista che lancia messaggi con nuda efficacia, senza abbandonarsi a concessione narrative o decorative. Il che non vuole dire che narrazione e decorazione siano state trascurate nei suoi lavori. Ha alle spalle una ricca attività di ricerca, di studio e di approfondimento che ha dato “spessore” al suo linguaggio espressivo. in continuo avanzamento e sviluppo, sia in chiave grafica, sia in chiave pittorica.” Penso – confessa Cesari – di aver fatto mie alcune tecniche e le utilizzo in funzione dell’idea del progetto e del messaggio che voglio trasmettere. La ricerca, lo studio e la contestualizzazione di queste tecniche è ciò che mi fa crescere e mi sprona in un continuo accrescimento personale. Il piacere risiede nel percorso di produzione dell’opera e nella realizzazione finale del lavoro. Oggi opere che sembrano diverse hanno in realtà molto in comune.
Nato a Codogno nel 1950 Cesari e si è trasferito da anni a Piacenza ma la sua presenza nel Lodigiano non è mai venuta meno, soprattutto per merito di Amedeo Anelli che non ha trascurato occasione per coinvolgerlo nelle proprie iniziative. Ha iniziato nel 1979 nell’ambito della tradizione figurativa e nell’81 ha organizzato la sua prima personale e, successivamente, ha condotto e approfondito le proprie ricerche grafiche nell’ambito della xilografia, dell’acquaforte e dell’acquatinta. Una “tradizione” che abbandonerà poi per dare spazio all’interesse per l’utilizzazione di tessuti monocromi o policromi con risonanze materiche e texture, a superfici assorbenti o riflettenti. Non abbandonerà comunque del tutto il campo grafico, ma seguirà un orientamento che lo collocherà in uno spazio di ricerca non-figurativa, in parallelo con politecnie e ricerche condotte in consonanza con quelle in tessuto. Oggi l’artista prosegue utilizzando i linguaggi della modernità e delle avanguardie. Nel suo percorso ha avuto importanza l’esperienza sulla interazione fra architettura e arredo urbano con progetti che hanno preso in considerazione lo spazio tridimensionale o bidimensionale dell’ambiente e dell’ambientazione dove l’uso e la modulazione del colore hanno suggerito un rapporto intrigante con l’architettura, la materia, la luce e lo spazio.
Numerose le mostre cosiddette “locali” da ricordare : a Codogno, al “Gelso” di Lodi, a “Fort Crest” a San Donato Milanese; quella con Ilia Rubini; alla Oldrado da Ponte; l’omaggio a Giovanni Bellinzoni a “Pianissimo”; alla Bipielle di Lodi nella mostra Realtà e Realismi nel Lodigiano 1970-2001; a Montodine; al Liceo Gandini in “Syrinx”; all’IIS “Cesaris” e a Semina Verbi a Casalpusterlengo, a Sant’Angelo Lodigiano, eccetera, eccetera fino alle più recenti esibizioni. In tutte le tappe del percorso, Cesari ha presentato aspetti rinnovati del linguaggio, senza improntazioni dogmatiche o definitive, documentando di tradurre l’unità tra colore (di vibrante sensibilità) e forme tramate (per palati fini); aggiungendo materia alla materia; introducendo tracce, disvelamenti, alterità; e, infine, persino la compiutezza della manipolazione richiesta dall’industria.

Aldo Caserini

 

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I VOLTI DELLA POESIA: “”Neige pensée” di Amedeo Anelli. Traduzione di Irène Dubœuf

Amedeo Anelli. Neige Pensée, trad. di Irène Dubœuf. In copertina “Alfabeto” di Gino Gini

Irène Dubœuf, poeta francese di Saint-Étienne ha tradotto Neve pensata di Amedeo Anelli che la Libreria Ticinum Editore ha appena pubblicato col titolo Neige pensée e una copertina di Gino Gini. Collaboratrice di Dialogue, rivista di ricerca del gruppo francese GIFEN per la nuova istruzione, la Dubœuf ha premesso al volume – una settantina di pagine, suddivise in tre sezioni – Hivernal,In memoriam (a Daniela Cremona), Texture des corps– , che tradurre Neve pensata “c’est comprendre, au-delà d’un expression poètique particuliére, la culture philosophique ed esthé de l’auteur”, evidenziare che l’autore “ a recours à la poésie pour pénetrer au coeur des choses, le vivant comme l’inanimé, et faire ressentir au lecteur leur interdépendence dans des textes-miroirs…”

Neve pensata era stato pubblicato da Mursia nella collana diretta da Guido Oldani ed è la quinta raccolta di Anelli. In essa i ritmi sono in parte diversi rispetto le composizioni precedenti. Ora è più un ondeggiare pacato tra neve, sogno e silenzio – “i nutrimenti della terra viva di stagioni e di corpi vivi” – in cui senza difetto né timidezza compaiono gatti (Tone, Mimì, Guido, il Gatto-pera, Catullo, attenti ma fermi nella luce imperscrutabile degli occhi ) e altre specie (passeri, pettirossi, corvi, farfalle, falchi…) mentre nel paesaggio complessivo le dedicazioni agli amici conferiscono una curvatura ai versi illimpidendoli di affetti e simpatie.

Il volume in francese mette in evidenza le qualità di traduttrice della Dubœuf, consapevole di dover essere “la plus proche possibile” all’autore, alle strutture della sua poesia e fedele al suo pensiero nel restituire “la tonalità et la dimension rythmique”. C’è riuscita, almeno così a noi sembra. Anche se per lei non deve essere stato sempre facile, dovendo affrontare nei tre capitoli monotematici e monocromatici composizioni ritmicamente contrappuntati che offrono “un autoritratto del naturale”. Non abbreviano nodi tormentosi ma hanno il centro-motore in quell’impegno nel quale il poeta trova motivazioni per cimentarsi nella risonanza delle parole: l’ambiente, le stagioni, la natura, la volontà, la capacità continua, dinamica del comporre poesia.

Preposizioni fondamentali come quelle della natura, delle stagioni, dei nutrimenti della terra, rappresentano il perenne confronto dell’uomo con le pagine della vita, con la storia e i suoi valori, con il presente e il passato, avvalendosi di una rete di intuizioni affidate alla parola per cui la poesia diviene il terreno di confluenza e di proiezione del dialogo, della ricerca e della vita oltre che di motivi e percezioni puramente soggettivamente autobiografici.

Le ricerche iniziali di Anelli attorno al linguaggio hanno ormai lasciato campo a nuove funzioni ritmiche, a nuove tessiture dove accostamenti, appropriazioni, contrappunti valorizzano con “ampliamenti metrici, verbali, frasici” le parole, e fanno scorrere col chiarore delle idee il tempo e gli istanti, le cose e i viventi, gli affetti e le attese. L’interagire dei frammenti mette in linea una poesia pensata ricca del deposito di materiali e di idee il cui senso non è sempre facilmente determinabile. “Tutto va all’indietro/ come il tremo il paesaggio,/ se cambi posto fugge tutto in avanti”. I grigiori del cielo, le nebbie, le foglie e le guazze rugiadose, le piogge intense e minute, la neve – la neve sognata e la neve pensata-, le brezze, il gelo – il nutrimento di una terra vicina al Po’, forte di stagioni -: e poi i silenzi, il paesaggio, il tempo, la memoria, sono alcuni flash con cui interagiscono le proposizioni nell’agile volumetto che da più angolazioni munisce genesi a una quarantina di sillogi tradotte abilmente da Irène Dubœuf.

Aldo Caserini

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Gumilev, poeta della natura e della semplicità nella traduzione dal russo di Amedeo Anelli

Una recente riuscitissima traduzione di Amedeo Anelli, direttore di Kamen’, la rivista di poesia e filosofia giunta al XXVIX anno di vita, fa compiere un passo indietro nel tempo, agli anni del primo Novecento in Europa, che furono marcati dalla poesia russa e vissero al centro di irradiazioni e convergenze intellettuali e letterarie. Figura di spicco, per interesse e rilevanza Nicolaj Gumilev, del quale sono pubblicati in un interessante volumetto dell’editore Avagliano i versi dedicati alla natura, al mondo contemporaneo e alla morte. Nel giorno in cui il mondo fu creato, questo il titolo della raccolta (pagg.75, € 12,00), riprende poesie, preghiere e poemetti accompagnati da una nota finale bio-bibliografica con cui Anelli da risalto alla solidità e intensità del percorso letterario e umano del letterato e poeta russo.

Nato nel 1886 a Kronstad, Gumilev si inserì giovanissimo nel mondo letterario pietroburghese di cui divenne uno dei rappresentanti più importanti. All’inizio appassionato cultore del simbolismo, se ne allontanò fondando un movimento che gli diede fama di capostipite dell’ ‘acmeismo’ o ‘adamismo’. Obiettivo del movimento: tornare alla poesia e raccontare il ‘reale’ naturale più che sociale, usando parole semplici, chiare e levigate. A venticinque anni Gumilev si immaginava una poesia sottratta al falso sensibilismo del Simbolismo antirealista, capace di guardare all’Oltre, alle cose della vita reale, di interpretare i sentimenti semplici e il vivere del popolo. Una poetica che trovò adepti, dal prolifico Puskin al “colorista” Blok, che nei colori vedeva trasmessi i segni mistici delle cose, qualcosa in più dell’esperienza umana, fino alla Achmatova, moglie (per otto anni) di Gumilev.

Lo scorso anno, Kamen’ ( n.55, giugno 2019) assegnò l’ ìntera sezione di poesia (una quarantina di facciate da pag:49 a pag.89), ai testi originali in cirillico e alle traduzioni di Anelli che restituì, “nei suoi ritmi scanditi”. voce al poeta (Daniela Marcheschi).

Attrezzato al ritmo dai tanti lavori precedenti in slavo, Anelli mostra bene nel corpo dei testi la ricchezza degli attraversamenti e del cammino del poeta, il pensiero delle sue sorgenti, il senso della natura animata e animante, l’adesione all’eloquenza del modulato e la ricerca stilistica.

Nel giorno in cui il mondo fu creato, esce nel centenario della nascita di Gumilev ed ha dentro coi testi pubblicati da Kamen’una decina di inediti (poemetti compresi) e le revisioni apportate – spostamenti minimi, levigature, appianamenti – che esaltano l’andamento meditativo dei versi. Non sono tanto un intervento normalizzante quanto una esplicazione della struttura, la messa in evidenza del rifiuto dell’autore russo della retorica e delle ampollosità del simbolismo allora in voga, per una dilatazione musicale della partitura, attraverso la chiarezza della parola e il ritmo.

Aldo Caserini

 

 

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“Fernanda Fedi e Gino Gini”, presentato al Castello Sforzesco di MIlano

Fernanda Fedi e Gino Gini in una fotografia di Chiara Luxardo

Nuova presentazione per il libro d’arte”Fernanda Fedi – Gino Gini” edito a Livorno da Roberto Piccolo. La pubblicazione, tirata in 200 esemplari, di cui 170 con numerazione araba e 30 con numerazione romana, firmati dai due artisti e contenenti un’opera originale su papiro (Fedi) e una su cartoncino (Gini) era stata illustrata la prima volta nel settembre scorso da Amedeo Anelli direttore di Kamen’ all’Archivio Storico di Lodi in occasione della mostra “Mappe di viaggio”. Viene ora riproposta il 17 novembre prossimo al Castello Sforzesco di Milano durante Bookcity Milano 2017 in un incontro tra  Sergio Graffi direttore della Biblioteca d’Arte del Castello Sforzesco di Milano, Amedeo Anelli, critico d’arte e poeta, Roberto Peccolo, gallerista editore di Livorno e Fernanda Fedi e Gino Gini, artisti, l’una affascinata dal Rongorongo, una forma di scrittura arcaica usata nell’isola di Pasqua, non ancora decodificata, l’altro, autore di una ventina di ‘Proposizioni sulla Scrittura’.
Alla base dei propri interventi artistici la Fedi esprime la convinzione “ che la scrittura dei primordi, non ancora decodificata, nel suo mistero, possa non solo testimoniare bensì trasmettere idee/concetti attraverso segni/forme e che “la non traducibilità’ sia la vera ‘fenomenologia’ della comunicazione”. Venti, le “proposizioni” (enunciazioni, concetti), individuati da Gino Gini per la scrittura, in cui manifesta valori interconnessi e presenta una spiccata inclinazione diaristica-archivistica “dalla parte della scrittura”: “Memoria della scrittura. Nuova Scrittura. Scrittura creativa. Ultima Scrittura. Scrittura arcaica. Scrittura originale. Scrittura attiva. Scrittura alternativa, ecc…”. La raccolta che svela come le proposizioni “proposte” riflettono contenuti relativi, concessivi, subordinati, coordinati, oggettivi, importanti, marginali ecc.
Se i libri d’artista della Fedi, prendono spesso spunto o sono dedicati a scrittori, poeti, pensatori (Borges, Pessoa, Pavese…), quelli di Gini si affidano a proposizioni diverse di scrittura, seguono – per usare una espressione di Elisabetta Longari – “il dettato di urgenze di carattere personale e di ordine riflessivo e concettuale”.Ne parlerà, lo stesso Gini domenica 19 a Milano, alle 11 alla Galleria Libreria Derbylius, in occasione della mostra “Poesia visiva Libri d’artista dagli anni Settanta al contemporaneo affrontando il tema della “Evoluzione della Poesia Visiva nel Libro d’Artista”, una iniziativa dedicata alla libraia Carla Roncato di Gorgonzola, titolare (mancata a settembre) della Derbylius specializzata nel rapporto tra scrittura e arte.

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“NEVE PENSATA” di AMEDEO ANELLI. Autoritratto del naturale

I grigiori del cielo, le nebbie, le foglie e le guazze rugiadose, le piogge intense e minute, la neve – la neve che si scioglie, la neve sognata e la neve pensata-, le brezze, il gelo – il nutrimento di una terra coltivata, forte di stagioni -: e poi i silenzi, il paesaggio, il tempo, la memoria, sono solo alcuni flash con cui interagiscono le proposizioni di “Neve pensata, agile volumetto di Amedeo Anelli (Mursia, Milano, ottobre 2017, pagg. 68)  che da molteplici angolazioni munisce genesi a una quarantina di sillogi alcune antologizzate da Daniela Marcheschi (Antologia di poeti contemporanei, Mursia, Milano, 2016).Neve pensata è la quinta delle raccolte di poesie di Amedeo Anelli, avviate il 1987 con Quaderno per Marynka, proseguite con Acolouthia I, Acolouthia II e Contrapunctus e ora entrata a far parte di “Argani”, la collana diretta da Guido Oldani per Mursia, dove figurano le firme di Finiguerra, Koskel, Loi, Marcheschi, Joseph Conrad, Oldani, Rossi e dei poeti del Realismo terminale. Neve pensata è un ondeggiare calmo tra fiocchi di stupore, sogno e silenzio – “i nutrimenti della terra viva di stagioni e di corpi vivi” – in cui senza difetto né timidezza compaiono gatti (Tone, Mimì, Guido, il Gatto-pera, il tigrato grigio Catullo, attenti ma fermi nella luce imperscrutabile degli occhi ) e lasciano graffiti destinati a perdersi passeri, pettirossi, corvi, falchi, api, lucciole, farfalle… mentre nel paesaggio complessivo le dedicazioni (a Daniela Cremona, Daniela Marcheschi, Gino Gini, Gianluigi Lisetti, Sandro Boccardi, Edgardo Abbozzo, Assunta Finiguerra, Fernanda Fedi, Vannetta Cavallotti) trasmettono particolare curvatura ai versi illimpidendoli di affetto e simpatia.
In tre capitoli monotematici e monocromatici, ritmicamente contrappuntati (Invernale, In memoriam, Tessuto i corpi) le composizioni offrono “un autoritratto del naturale”. Non riassumono nodi ossessivi ma hanno il proprio centro motore in quell’impegno nel quale il poeta trova da tempo le motivazioni per cimentarsi nella risonanza delle parole: l’ambiente, le stagioni, la natura, la volontà, la capacità continua, dinamica del comporre poesia.
Le preposizioni fondamentali come quelle della natura, delle stagioni, dei nutrimenti della terra, creano il perenne confronto dell’uomo con le pagine della vita, con la storia e i suoi valori, con il presente e il passato avvalendosi di una rete di intuizioni affidate alla parola per cui la poesia diviene il terreno di confluenza e di proiezione del dialogo, della ricerca e della vita oltre che di motivi e percezioni puramente soggettivamente autobiografici. Le ricerche iniziali attorno al linguaggio hanno lasciato campo a nuove funzioni ritmiche, a nuove tessiture dove accostamenti, appropriazioni, contrappunti valorizzano con “ampliamenti metrici, verbali, frasici” le composizioni, fanno scorrere col chiarore delle idee il tempo e gli istanti, le cose e i viventi, gli affetti e le attese. Attraverso l’interagire di frammenti – residui del fatto quotidiano o dell’accumulo dei sentimenti -, Anelli mette in linea una poesia pensata ricca del deposito di materiali e di idee il cui senso non è sempre determinabile. “Tutto va all’indietro/ come il treno il paesaggio,/ se cambi posto fugge tutto in avanti”.

Il libro: Amedeo Anelli: Neve pensata – Ed. Mursia, Milano, pagg.82, novembre 2017, € 15

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Giancarlo Buzzi, “L’odisseico peregrinare”

Giancarlo Buzzi, morto un paio d’anni fa era un letterato anticonformista. Moderatamente eccentrico al punto di non apprezzare il titolo di letterato stava accortamente lontano dalle “consorterie” e dai “salotti”, benché gli amici – e ne aveva! -, li scegliesse tutti tra poeti, critici, filologi, scrittori, narratori, artisti, filosofi, persino teologi e traduttori.I lodigiani probabilmente non ricorderanno il suo nome, forse non lo hanno neppure mai sentito pronunciare in libreria, anche perché  tra il finire degli anni cinquanta e gli anni sessanta, quando uscirono da Feltrinelli e da Mondadori i suoi primi titoli (Il senatore, L’amore mio italiano, La tigre domestica, L’impazienza di Rigo, ecc.) i negozi di libri erano quello che erano, non si chiamavano neppure librerie. Il suo nome ha pensato a farlo correre Amedeo Anelli sul Cittadino, recensendo ogni suo lavoro fresco di stampa, interpretando i contenuti e facendo emergere con le qualità dello scrittore quelle dell’intellettuale irrequieto, inventivo, spesso controcorrente, narratore dal linguaggio appassionato, composito e innovativo, traduttore operoso e versatile, dagli interessi e dai mestieri più diversi. La sua carriera si è dipanata lentamente, lavorando alla Olivetti, alla Bassetti, alla Pirelli, gestendo per tre anni il ristorante La Pastaccia, e nell’industria editoriale al Saggiatore, alla Mondadori e da Valsecchi.

Amava i posti silenziosi di campagna. Con il lodigiano ha nutrito una intesa solidissima. Ogni anno scendeva almeno una volta nella Bassa per incontrare (in trattoria) Gino Commissari, Amedeo Anelli, Guido Oldani.

Un recente volume di Interlinea restituisce un ritratto dell’uomo e dell’intellettuale. “L’odisseico pererignare. L’opera letteraria di Giancarlo Buzzi” raccoglie a cura di Silvia Cavalli, esperta in letteratura italiana del Novecento del Centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita” dell’Università Cattolica di Milano gli atti di una giornata di studio dedicata a Buzzi poco prima che morisse.

Scrive la Cavalli: “ Buzzi ha saputo incamerare tanto la tensione sperimentale figlia degli anni sessanta e settanta, quanto le suggestioni architettoniche, le innovazioni linguistiche, gli echi letterari derivanti dalla sua formazione intellettuale e professionale”.

Il volume permette di conoscere numerosi aspetti della personalità dello scrittore e della sua ricerca innovativa. Oltre le relazioni e le testimonianze della giornata a lui dedicata, il volume, raccoglie in 200 pagg. gli studi di Mario Lunetta sulla scrittura come pensiero-forma, di Giuseppe Bonelli sul linguaggio amoroso, di Clelia Montagnani sui carteggi buzziani, e restituisce inoltre i contributi di Daniela Marcheschi (Buzzi e il romanzo filosofico, pag. 107), Amedeo Anelli (Il realismoprospettico” di G.B., pag.115 ), di Guido Oldani (B. scrittore impaziente, pag.177) oltre a segnalare nei i contributi gli interventi di Anelli e di Oldani su il Cittadino e di Gino Commissari su Kamen’

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La poesia europea al “Presidio poetico” di Tavazzano con Villavesco

Dopo TEMPI D’EUROPA e AAA EUROPA CERCASI , il progetto curato da Lino Angiuli per “La Vita Felice” si è esaurito con LUOGHI D’EUROPA affidato a una prefazione di Daniele Maria Pegorari, docente di letteratura a Bari e direttore di numerose riviste letterarie e di filologia.
Le antologie della casa milanese di via Lazzaro Palazzi, hanno consegnato al direttore di Kamen’ lo spunto per dare disegno a Contrappunti d’Autunno 2017, traducendo la presentazione in un incontro alla Biblioteca di Tavazzano rivolto a perlustrando i percorsi della poesia europea con l’obiettivo di individuare in essa una voce unica e attuale. Dopo un incontro preliminare sui grandi poeti russi del Novecento (Blok, Majakovskij, Gumilëv, Achmatova, Cvetaeva, Pasternak, Mandel’štam, Chlebnikov, Esenin, ecc.) l’architettura del progetto prende slancio martedì prossimo con gli autori di Tempi d’Europa, di quelli in parallelo partecipi di AAA Europa Cercasi e di quelli segnalati da Daniela Marcheschi e inseriti in Luoghi d’Europa.
L’ allestimento critico e informativo di Anelli, è risaputo, promuove da anni una poesia non performativa ma integrante della contemporaneità; rimbalzata da un carattere di “coralità” che coinvolge idiomi ufficiali, minoritari e dialetti, che tengono   insieme tradizioni e stili e reggono d’accordo sensibilità, storie individuali e collettive, attraverso sintassi, metafore, simbologie ecc. Una posizione quella del critico lodigiano che oltre a individuare connessioni equipaggia la conoscenza con la “dimensione plurale, dialogica e plurilinguistica”. Richiamando, nello stesso tempo. l’ assioma esplicitato di uno dei massimi critici e filologi mondiali, Erich Auerbach

Amedeo Anelli

, iniziatore della cosiddetta critica stilistica:”il pensiero” non può avere “nazionalità”.
Nel trittico de La Vita Felice si possono scoprire insieme poesie in lingua vora, cimbra, francone, croata-molisana e ladina ecc., opere di poeti maltesi, italiani, cechi, inglesi, finlandesi e ungheresi, e poi ancora slovacchi, napoletani, neogreci, rumeni, spagnoli, inglesi, tedeschi, portoghesi, eccetera, un vero e proprio caleidoscopio di suoni, etimi, accenti che ibrida lingue madri con lingue parziali o altre lingue nazionali. Il “desiderio ispiratore” è lo sconfinamento, la spinta a mettersi nei panni culturali altrui, a cominciare da quelli simbolici e linguistici.
Martedì 17 ottobre, alle 21 alla Biblioteca di Tavazzano, Amedeo Anelli tirerà il filo di tanta produzione, accompagnando la varietà delle poetiche, degli stili e dei linguaggi con un apparato critico-informativo rivolto a fare breccia nella dura cortina dell’attuale “produzione poetica”. A novembre seguiranno poi la presentazione dell’ antologia “Maremare”, pubblicato da Adda Editore, con la partecipazione di Daniela Marcheschi, autrice della prefazione e l’incontro con Eliza Macadan e la presentazione di “Pioggia lontano” edito da Archinto con la prefazione di Amedeo Anelli

 

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