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“FUORI ASSE” / Amedeo Anelli sul silenzio di Roberto Rebora

 

Fuori Asse  è un periodico bimestrale diretto da Caterina Arcangelo, nato a Torino attorno a Cooperativa Letteraria di cui è fondatrice e presidente la stessa Arcangelo. Il nome della quale suonerà forse nuovo ai nostri lettori  ma non agli addetti ai lavori e non ai lettori di Kamen’ che nel numero 51 possono apprezzare un suo commento alla costellazione dei riferimenti che Paolo Febbraro poeta, critico e prosatore rimanda ne “I grandi fatti”.
Il progetto della rivista è portato avanti da Mario Greco, che da quattro anni ne è il direttore artistico e si occupa sia del progetto grafico che della particolare sezione dedicata al fumetto d’autore. Concretamente Fuori Asse esprime l’ambizione di poter essere “un punto di riferimento” per gli appassionati di libri e di arte; è senz’altro una rivista che merita d’essere letta e conosciuta per l’ ammirevole lavoro che gli dedicano i curatori delle singole sezioni: Nando Vitale (Riflessi Metropolitani), Sara Calderoni (Il rovescio e il diritto), Silvio Valpreda (La fotografia non è un telefono), Claudio Morandini (cura la sezione dedicata alle novità editoriali promosse da Cooperativa Letteraria), Marco Annicchiarico (Il garage del sergente Pepe), Vito Santoro ( Alphaville Cinevisioni), Pier Paolo Di Mino (Biblioteca essenziale di Terranullius), Alessandro Baito (Palcoscenico e Parola), Cristina De Lauretis (Istantanee).
Nel numero fresco di stampa la sezione Il rovescio e il diritto ospita un intervento di Amedeo Anelli dedicato al tema del silenzio in Roberto Rebora a venticinque anni dalla scomparsa e ripropone da Kamen’ un estratto del saggio di Mariapia Frigerio su Paolo Poli oltre a un testo dell’attore-scrittore.
Nipote del famoso Clemente e conosciuto come poeta grazie a Schewiller, Anelli si occupò di Rebora cinque anni fa con “Qui sto e tu? Interrogazioni sulla poesia di Roberto Rebora” (Lucca, Zona Franca) in cui tra l’altro lo ordinava “fra i maggiori e misconosciuti poeti italiani del Novecento”.
Approfondendo le ragioni del silenzio nella sua scrittura Anelli ne coglie la “tecnica interna”: “la tramatura dei non detti e dei sottintesi” e l’affidarsi alla essenzialità della scrittura, che crea sintesi di immagini e giri di frasi “anch’esse plasmate dal silenzio”.
“Il silenzio costituisce il sistema di respirazione della sintassi poetica di Rebora”. A conferma, Anelli cita una immagine da “Il momento” (Milano, Scheiwiller, 1983, p.27): “Non c’è bisogno di nulla/ da sempre/ lo sai/ ed il fruscio del tempo/ che va via/ non può che essere così/ qualcosa di simile al silenzio/un vuoto colmo di segni…” Nei versi del poeta il direttore di Kamen’ vi legge un “linguaggio veritativo”, fatto di “verità interiore ricercata”, che riconduce idealisticamente l’essere al pensiero: un “appressarsi alle cose, che è anche approfondimento”, l’avvicinarsi “ad una dimensione vitale, non racchiudibile in formule o ossificazioni”.

 

 

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Libri d’Artista, una antologica di Fernanda Fedi e Gino Gini all’Archivio Storico di Lodi

L’iniziativa promossa da Kamen’, Associazione Archivi-Amo, Amici del Nebiolo
L’inaugurazione a settembre (sabato 16 ore 17) con le presentazioni
di Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli

I libri, o più esattamente l’editoria libraria, appartengono ai secoli della modernità. Ma per dirla semplificando Cesare De Michelis, direttore della rivista “Studi novecenteschi” e collaboratore dell’inserto “Domenica” del “Sole24ore”, quella modernità si è ormai trasformata.
Per molti esperti non solo ha perso peso ma anche autorevolezza. C’è però un “filone” creativo che senza progetti prescrittivi ambisce a un primato di natura precipuamente estetica: il libro d’artista. Considerato da molti un estro fantasioso impostosi in tempi di subbugli e instabilità in cui traballano molti (troppi) libri non necessari così come anche molti prodotti dell’espressività attualistica, i libri d’artista si oppongono con le armi dell’ arte, l’ impronta diversa, la folta confluenza di circostanze alla frattura tra arte e vita
Sulla strada di Angiolieri e del Burchiello è possibile incontrare Gino Gini e Fernanda Fedi, due meneghini uniti nella vita e nell’arte, che non perdono occasione di creare libri d’artista dominati di volta in volta dall’elegia o dal pensiero filosofico o dal frammento iconico-ideogrammatico-scritturale-pittorico, che prendono per la gola raffinati collezionisti.
I loro nomi sono affermati a livello europeo, posizionati in modo autonomo, senza eccedere a snobismi né a consumismi. Noti lo sono anche ai sudmilanesi e ai lodigiani per avere animato con esposizioni a Cascina Roma a San Donato, “Semina Verbi” a Casalpusterlengo, “Il Viaggiatore” a Sant’Angelo Lodigiano, La Biennale d’arte a Lodi. Nella loro molteplice e varia produzione artistica l’esperienza del “Libro d’Artista” si colloca in posizione non secondaria: Gini è promotore, teorico, storico e archivista, e, insieme a Fernanda Fedi, ha realizzato a Milano l’unico Archivio Nazionale dei libri d’Artista. (Archivio 66. Libri d’Artista). In oltre una cinquantina d’anni ù stato raccolto e catalogato più di un migliaio di libri di tipologie tecniche diverse: libri-oggetto, libri fisarmonica, libri monotipo, libri box libri preziosi, minilibri.
Negli ultimi “Libri d’Artista” prodotti direttamente, la Fedi sviluppa frammenti dai significati antropologici. Orienta forme visive impaginate di grafemi, in cui l’occhio coglie richiami sacrali, magici e rituali in un fitto combinarsi di concettualismo e di incantamenti grafici. Non diversamente la riflessione suggerita da Gini, che sviluppa una diversificazione del linguaggio attraverso lo svolgimento del possibile. In “contrappunto” una pluralità di immagini e scritti di accompagnamento, di piani e tipologie tecniche che conferiscono peculiarità in chiave di poesia visiva.
Fedi e Gini saranno coi loro libri d’artista all’Archivio Storico di Lodi in via Fissiraga dal 16 al 30 settembre con una “Antologica” destinata a documentare la produzione tra il 1974 e il 2017. L’evento è procurato dalla collaborazione congiunta della Associazione Archivi-Amo, della rivista semestrale Kamen’ e della Associazione culturale Amici del Nebiolo di Tavazzano. All’inaugurazione, già in calendario per le 17 di sabato 16 settembre, porteranno il loro contributo Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli. In tale occasione verrà presentato il nuovo libro d’artista realizzato dalla Fedi e da Gini, pubblicato dalle Edizioni Piccolo di Livorno nella collana “Memorie d’artista”.

 

 

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KAMEN N.51 : Il giornalismo d’arte di Dino Terra

Personalmente ho conosciuto Armando Simonetti (alias Dino Terra) alla redazione milanese dell’Avanti, quando aveva ormai brillantemente valicato i settanta ed io ero poco più che un trentenne. Terra era salito da Lucca per incontrare Aldo Lualdi, antifascista, storico e scrittore come lui, che come lui coltivava interessi per l’arte ed era, dell’edizione milanese, redattore oltre  far parte del Consiglio dell’Ordine Giornalisti della Lombardia. Nel dopoguerra Terra aveva ri-fondato l’Avanti e con Lualdi aveva in agenda d’incontrare “da Renzo” Franco Passoni (critico del giornale). Renzo era il gallerista di piazza Cavour, figura carismatica nel mondo artistico milanese.
Ho goduto per conto mio che Kamen’ (n.51, giugno 2017) lo abbia “ripescato”  riaccendendo l’attenzione sui suoi meriti dopo oltre una ventina d’anni dalla morte del 1995; introdotto da una nota di Amedeo Anelli che ne rileva la chiarezza di scrittura in arte (e non solo ) è documentato grazie un gruppo di articoli ripresi dal quotidiani romano “Il Tevere” nato sulle ceneri del Corriere italiano, chiuso dopo il delitto Matteotti,  che danno luce al raggiunto “punto di equilibrio fra descrizione e argomentazione” e alla sua “ messa in comune di significati, di valori, di pensieri” eccetera.
Terra fu scrittore, drammaturgo, critico d’arte e pittore egli stesso. Intellettuale dinamico si votò presto all’idea di “una nuova cultura”; fu amico di Chiaromonte e Moravia e, prima ancora di Paladini, Levi, De Chirico e Gramsci. Equipaggiato di estro e cultura si impose ancor giovane all’attenzione mettendo al centro di molti suoi lavori letterari le inquietudini e le contraddizioni dell’uomo moderno davanti a sé stesso e alla storia. Come peraltro documentano i molti interventi di Daniela Marcheschi, pilastro della redazione di Kamen’, che in questi anni ha scritto parecchio su di lui, e in particolare: “Letteratura e giornalismo” (Marsilio, Venezia, 2017), prefando “Ioni” e ”La figura e le opere di Dino Terra nel panorama letterario e artistico del ‘900”.
Il numero di Kamen’ fresco di stampa riprende di Terra Esposizione d’Arte italiana a Ginevra;Visita a De Pisis; Mostra di Arturo Martini a Milano; Un architetto romano. Piacentini sulla bilancia. Sono articoli che suggeriscono a Anelli spunti valutativi per rimarcare la preparazione culturale e intellettuale dell’autore, definito “uomo enciclopedico, con cognizioni di prima mano dei maggiori fermenti della cultura nazionale ed europea”, dotato di “robusta conoscenza della letteratura e delle arti oltre che delle scienze dell’uomo, dalla medicina all’antropologia ai sorgenti movimenti psicoanalitici”.
Nel fare prosa d’arte, Terra “informa e allo stesso momento “educa e discrimina valorialmente”, argomenta e impronta; mette al servizio un unicum” che oggi ha pochi conseguenti nel giornalismo, da cui “è quasi sparito un approfondito dibattito di idee, di concezioni e competenze”.

 

 

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KAMEN 51: QUELL’ ISTRIONE di PAOLO POLI

E’ un anno e più che Paolo Poli, il grande attore comico italiano, se n’è andato. Kamen’, la rivista di poesia e filosofia diretta da Amedeo Anelli, lo ricorda nel numero 51 appena uscito riservandogli una cinquantina di pagine della sezione “Materiali”, con un devoto saggio di Mariapia Frigerio e un gruppo di deliziosi “libretti di sala” (pubblicazioni informative con note critiche) opera della maniacale gusto per la letteratura dello stesso Poli: La Nemica; Carolina Invernizio!; La Vispa Teresa; L’Uomo nero; Giallo!!!; Femminilità!!!; Apocalisse!!! Inoltre, l’Introduzione a STO (Sergio Tofano), Una linea di sorriso), alcuni dei quali scritti in collaborazione con la scrittrice Ida Omboni.
Per sessant’anni Poli ha intrattenuto le platee con interpretazioni civili e intelligenti, contro la banalità e il conformismo ideologico, in cui era mescolata letteratura, critica, canzonatura e satira. Ha contribuito a dare slancio a quel particolare “momento” rappresentato dalla “idea comica”, che segnò in Italia la corrispondenza tra piacere estetico e risata.
Protagonista di un corpo coloratissimo di soggetti rappresentò un caso raffinato di buonumore e poesia mordace da costituire un riscatto qualitativo e offrire uno sguardo culturalmente rilevante sui risvolti della storia, del costume, delle usanze e credenze, contribuendo alla dissolvenza dei modelli che imperavano.
Nel saggio di Mariapia Frigerio, ricco di resoconti di incontri, amicizie, di ragguagli e scelte, Poli è colto nel suo incessante muoversi tra letteratura alta e generi meno importanti. Quello della scrittrice lucchese è un autentico “frugare” nella persona e nel linguaggio. Con una ricerca ad ampio spettro intreccia, distingue e ritaglia di Poli esperienze, sodalizi, ruoli e influenze. Dimostra un unicum nel mondo teatrale italiano.
Fra le maggiori prove da regista e principale attore di Poli sono da ricordare Rita da Cascia (1966), La Nemica di Dario Niccodemi (1968), Il Coturno e la ciabatta (1990), La Leggenda di San Gregorio (1992), L’Asino d’oro (1994), I Viaggi di Gulliver (1997), Caterina De’ Medici (1999), Aldino mi cali un filino (2001). Rita da Cascia, lettura irriverente della storia della santa, che sollevò polemiche, e l’allora deputato Oscar Luigi Scalfaro giunse a presentare un’interrogazione parlamentare. Sono anche da ricordare Sillabari, 2008 ( tratto dall’omonimo libro di Goffredo Parise; Il mare, 2010 (ispirato da Anna Maria Ortese) e Aquiloni, 2012 (rivisitazione antiscolastica di Pascoli) Dopo la monografia Paolo Poli di Rodolfo di Giammarco (Roma, Gremese, 1985), sono usciti volumi con sue notevoli interviste: Siamo tutte delle gran bugiarde (conversazione con Giovanni Pannacci, Roma, Perrone, 2009), Sempre fiori mai un fioraio ( ricordi a tavola con Pino Strabioli, Milano, Rizzoli, 2013( e Alfabeto Poli ( a cura di Luca Scarlini, Torino, Einaudi, 2013).

 

 

 

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“ON FAI L’OS”: Lettera ai conigli, il lascito poetico di Gino Commissari

aoldani-e-anelli-a-tavazzanoNel quarto e ultimo appuntamento del Piccolo presidio poetico 2016, Amedeo Anelli e Guido Oldani hanno presentato alla biblioteca di Tavazzano Lettera ai conigli. Poesie scelte, volume di polettera-ai-conigli-commissari-2esie dedicato a Luigi Commissari (teologo, poeta, traduttore e collaboratore fin dalla prima ora della rivista di poesia e filosofia Kamen’). Il libro, pubblicato dalla Libreria Ticinum Editore, è curato dallo stesso Anelli e contiene  due saggi di Giancarlo Buzzi e Guido Oldani.

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Di Commissari poeta si è sempre saputo poco e niente. Note conosciute erano solo le sue frequentazioni dell’ambiente reboriano, l’amicizia con Padre Turoldo e l’interesse – questo sì perché dichiarato – per la poesia di pensiero e di contenuto, mentre è sempre rimasta nascosto l’esercizio poetico. Si poteva certo immaginarlo, visti gli ampi interessi per le materie letterarie e come traduttore di testi biblici, da lui restituiti alle tradizioni poetiche ( Cantico dei Cantici, Salmi, ecc.). Ma se sussistevano dubbi sulla sua naturale riluttanza alla scena e a pubblicare, il lascito, di cui hanno parlato Amedeo Anelli e Guido Oldani a “On fa l’os”, all’Autunno culturale tavazzanese ne è una eloquente dimostrazione.
Come poeta Luigi Clettera-ai-conigli-copertinaommissari non si concede alcuna velleità né come linguaggio né come direzione. La sua poesia sta tra il frammento e l’autobiografia. Ha per scelta intensità descrittiva e narrativa, epistolare e diaristica. Come mostra “Lettera ai conigli” è evidente il suo radicamento ai luoghi e alla fede. Commissari non rincorre l’avventura e l’estasi, al contrario sfuma con eleganza e abbondanza nell’etica.
La tecnica è quella del verso libero. Giusta per indugiare in disgressioni e particolari, marcare il ritmo, rendere appena percepibili le variazioni di tono o d’umore. Amedeo Anelli gli riconosce “ finezza psicologica”, “sensibilità”, “dimestichezza coi classici”, la padronanza di “un linguaggio che riapre, nel discorso, il cammino verso la realtà e nel contempo verso la comunità”.
Il tessuto dei fatti, anche quando questi tendono ad annullarsi, rivela un poeta orientato all’ umano, che sa guardare al proprio limite ultimo e alle sue estreme e sa rinnovare per questo l’abbraccio con l’anima. Le sue non sono composizioni nate dal vuoto o da intuizioni mentali o intellettuali o musicali. Escludono persino quel pizzico di visionarietà che ai poeti è sempre permessa. La metafora e le poche allusioni e suggestioni sono tenute sotto controllo. Trovano, invece, slancio i richiami ai luoghi amati e frequentati. ma senza scelte di puro realismo. La realtà è “ascoltata” per coglierne i messaggi. Ed essere poi ridotta al minimo spreco nel gioco poetico fra significante e significato.

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ARTE E IMPEGNO POLITICO NELLA MILANO DEGLI ANNI ’70

gallery-lissone21Tra gli anni Sessanta e Settanta l’ideologia e la politica si respiravano nelle strade, al punto che si cominciò a parlare di “politicizzare il quotidiano”. L’arte scoprì la vocazione al sociale e la trasformò nel “motore del fare”. “La parola agli artisti”, inaugurata sabato al Museo d’arte contemporanea di Lissone è un po’ il seguito di quella tenuta a Palazzo Reale nel 2012, e, come quella, risulta particolarmente vivace e ricca di esperienze tanto decisive quanto in parte rimosse dalla critica e dalla cultura ufficiale. Curata da Cristina Casero docente di storia dell’arte dell’Università di Parma ed Elena Di Raddo, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università Cattolica di Milano, e co-autrici dei volumi “Anni Settanta. La rivoluzione nei linguaggi dell’arte” (Postmedia books, 2015) e “Anni ’70: l’arte dell’impegno (Silvana Editoriale, 2009), l’esposizione riaccende l’attenzione sull’arte politica della contestazione; documenta com’essa fu frutto dell’affioramento di una esigenza culturale e della presa di coscienza dei mutati presupposti materiali-economici. L’evento espositivo pone inoltre interrogativi, più di quanto non sembri dal titolo: in primis la questione della sua rimozione, poi quella di un potenziale ritorno, nell’attuale crisi, dei temi e delle rivendicazioni di quel “decennio”.
All’arte “sessantottina”, parteciparono diversi artisti del territorio ( Mauri, Volpi, Staccioli, Quadraroli,…). Fu un’arte che si fondava sulle celebri “M” della saggistica allora in voga ( Marx, Marcuse, Mao, McLuhan), che sosteneva il passaggio dell’arte all’estetica e al vedere mentale; e ammetteva il “momento artistico” solo come operazione perimetrata dall’ideologia (“rivoluzionaria”).

Fernanda Fedi

Fernanda Fedi

Con Restany – uno dei profeti-accompagnatori più seguiti del ’68 sul versante delle arti -, l’adesione nel milanese si fece più decondizionata. Permise forme di espressione diverse, in cui molti trasferirono il loro sogno di utopia universale.  La mostra lissonese rivisita quei momenti. La mappatura  coglie l’ impegno degli artisti del momento nel confrontarsi con le altre forme di espressione visiva e l’interazione con le questioni legate alla vita sociale, alla politica, all’economia; si sdebita con la “metalinguistica” che segnò la creativa del periodo; cattura l’attenzione su alcuni dei protagonisti, molti dei quali divenuti noti dopo la contestazione anche sul territorio: Nanni Balestrini, Paolo Baratella, Gabriella Benedini, Fernando De Filippi, Ugo La Pietra, Giangiacomo Spadari, Umberto Mariani, Emilio Isgrò, Enzo Mari, ecc.

Gino Gini

Gino Gini

E, tra di essi, Fernanda Fedi e Gino Gini, due artisti sempre disponibili a incrociare con rispetto i propri occhi con la ricerca e l’esistenza, presenti in molte iniziative locali: il Gelso, Semina Verbi, Cesaris per l’arte, Biennale di Lodi.

I temi della mostra verranno affrontati anche in un convegno dal titolo “Arte Fuori all’Arte. Incontri e scambi fra arti visive e società” che si terrà il 12 e 13 ottobre all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 Opere e documenti di Fernanda FEDI e Gino GINI sono presenti a: “LA PAROLA AGLI ARTISTI” – Arte e Impegno a Milano negli anni Settanta – MUSEO d’ARTE CONTEMPORANEA di Lissone -Fino al 27 novembre 2016
 

 

 

 

 

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A Piacenza: “25 ore di poesia” davanti al Duomo.

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L’iniziativa promossa
dal “Piccolo Museo della Poesia”
Tra i poeti:  Oldani, Boccardi,
Anelli, Marcheschi, Abbozzo.
Tra i dicitori: Ottobelli, Lisetti e Vaghi

 

Ci saranno Guido Oldani, Sandro Boccardi, Amedeo Anelli, Daniela Marcheschi, Margherita Rimi, Edgardo Abbozzo e altri nomi della rivista “Kamen’”, Isabella Ottobelli, Enrica Vaghi, Gianluigi Lisetti di “On fa l’os” tra i poeti e i fini dicitori che in piazza Duomo a Piacenza, dalle 21 di sabato 15 ottobre alle 22 della domenica, contribuiranno (leggendo proprie composizioni o di altri) alla “25 ore di letture di poesie ininterrotte. Omaggio alla poesia italiana dal ‘900 ad oggi”, ideata da Massimo Silvotti e organizzata dal “Piccolo Museo della Poesia Incolmabili Fenditure di Piacenza”.
Alla fine saranno oltre 100 i poeti letti e interpretati, in gran parte del secolo passato, con l’aggiunta di un gruppo di contemporanei che leggeranno se stessi. La kermesse è rivolta a scongiurare la chiusura del Piccolo Museo della Poesia di Piacenza, unico museo della poesia attualmente esistente in Europa. L’istituzione, privata, non ha scopi di lucro e la sua preziosa collezione è prevalentemente centrata sulla poesia italiana. L’obiettivo della “25 Ore” è farne conoscere l’importanza, oltre naturalmente le difficoltà che incontra, nonché promuovere l’attenzione sulla la grande poesia italiana, intersecando le diverse poetiche contemporanee, che spesso non si conoscono o non si parlano.
Al “Piccolo Museo della Poesia” si accompagna la Galleria d’Arte – Spazialismo poetico, presenza operante nell’arte e nella poesia coeva che interloquisce con le intelligenze della nostra contemporaneità, mettendo in comunicazione memoria e rivolgimento.
Della “rappresentativa” di Kamen’ leggeranno personalmente le proprie opere in piazza Duomo Sandro Boccardi, Guido Oldani e Amedeo Anelli, mentre nel ruolo di dicitori si esibiranno Isabella Ottobelli nella lettura dei versi di Elio Pecora, Enrica Vaghi in quelli della lucchese Daniela Marcheschi e Gianluigi Lisetti proporrà i ritmi di Edgardo Abbozzo. L’attore Luca Bassi Andreasi interpreterà a sua volta i versi di Margherita Rimi, poeta e neuropsichiatra infantile recentemente pubblicata dai Quaderni di Kamen’ editi dalla Ticinum e presentata da Anelli agli “Amici del Nebiolo” di Tavazzano.
Ai poeti di oggi agiranno da controcanto le esibizioni dedicate a grandi maestri del passato e del passato recente, Marinetti, Soffici, Rebora, Marin, Ungaretti, Turoldo, Luzi, Caproni, Sereni, Noventa, Montale, Gatto, Sinisgalli. Roversi, Pavese, Bigongiari, Orelli, Bertolucci, Pasolini, Cristina Campo, Pagnanelli, Saba, Gozzano, Cardarelli, Sbarbaro eccetera.

Aldo Caserini

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“ON FA L’OS”: I sentieri della poesia all’Autunno Culturale Tavazzanese

Luogo di incontri quasi informali tra artisti, scrittori e pubblico il VII Apoesia-a-tavazzanoutunno Culturale Tavazzanese su progetto dell’Associazione Culturale Amici del Nebiolo si annuncia ricco di novità: pieno di appuntamenti e di attività, alcune forse staccate, ma sempre sorprendenti da richiamare il pubblico sudmilanese e lodigiano. Nel programma troveranno espressione jazz, musica classica, libri, pittura, fotografia, incontri con gli autori. Aspetto importante destinato a contraddistinguere l’edizione è l’attenzione rivolta a gettare ponti tra nuovi generazioni e poesia, a imprimere nell’interlocuzione con il pubblico il marchio della necessità della poesia.
Gli incontri saranno condotti da Amedeo Anelli, direttore di Kamen’ e prenderanno il via il 20 ottobre alla biblioteca comunale di Tavazzano con la presentazione di “Oltre il Novecento”. Guido Oldani e il realismo terminale”. L’incontro-intervista con Oldani non mancherà di evidenziare la consapevolezza anche sociale della poesia del melegnanese.
Dopo l’impervio Stilnostro (CENS, 1985), l’ efficacia diretta di Sapone (Kamen’, 2001) e La betoniera (LietoColle, 2005) suggerì a Oldani di lasciare un linguaggio ch’era fatto di compressioni e densità semantiche e di infiorare procedimenti e partiture con paesaggi di rovine: “della cultura, della spiritualità, del vivere quotidiano”. Cielo di Lardo (Mursia, 2008) e le successive produzioni hanno precisato le scelte, finché, con “La faraona ripiena”(2010) la poesia è diventata “manifesto”. L’ironia è una delle facce con cui Oldani arriva alla sostanza. Oggi la sua poesia azzanna la polpa della realtà, ha un tono mordace, allusivo, pensoso, ammonitore, satirico, moralistico.
Dopo Anelli-Oldani l’attenzione sarà catturata dallo scrittore parmense Guido Conti che presenterà in anteprima “Poesie per il nuovo millennio gastronomico” scritte dal “Frusta”, alias Pietro Gramigna, “poeta improbabile” che si incontra in un suo romanzo di una decina d’anni fa, Il tramonto sulla pianura, ambientato nella cornice di una casa di riposo di campagna. All’incontro faranno seguito le presentazioni di due libri: “Antologia di poeti contemporanei. Tradizione e innovazione in Italia”, pubblicato da Mursia, in cui trovano risalto le voci di Oldani, Anelli e Marcheschi; e “Poesie scelte di Luigi Commissari, raccolta di testi rapsodici e religiosi. La poesia religiosa di Commissari, è già stata fatta conoscere da Kamen’, è una poesia abitata da tematiche teologiche e di fede, in cui il significato della parola prevale su ogni amplificazione e invenzione. Commissari ha scavato insistente dentro le pieghe recondite dell’animo umano, trasferendo nelle parole il respiro del Vangelo, che diventa carne nelle vicende degli uomini.

 

ON FA L’OS
ottobre-novembre 2016
Incontri con i poeti e la poesia in Biblioteca
Ideati e condotti da Amedeo Anelli

Oltre il Novecento
Incontro con Guido Oldani Presentazione del libro di Amedeo Anelli Oltre il Novecento. Guido Oldani e il realismo terminale” giovedì 20/10 alle 21, Biblioteca Comunale di Tavazzano
Nuovissimi sonetti del Frusta Incontro con Guido Conti. Presenterà in anteprima “Poesie per il nuovo millennio gastronomico” di Pietro Gramigna detto Frusta
venerdì 11/11 alle 21, Biblioteca Comunale di Tavazzano
Dal Secondo Novecento al nuovo Secolo
Presentazione della “Antologia di poeti contemporanei” curata da Daniela Marcheschi per l’editore Mursia domenica 20/11 alle 17, Biblioteca Comunale di Tavazzano
Nuovi esiti della poesia religiosa in Italia
Il lascito di Luigi Commissari Presentazione di “Poesie scelte” di Luigi Commissari, a cura di Anelli con saggi di Giancarlo Buzzi e Guido Oldani martedì 29/11 alle 21, Biblioteca Comunale di Tavazzano

 

 

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FRANCO DE BERNARDI, VARIAZIONI SUL TEMA…

DSC01151Si è inaugurata sabato allo spazio di via Milano a Ponte di Legno, con una prolusione del critico Amedeo Anelli, la personale dell’artista informale Franco De Bernardi. A far cornice con gli esponenti della municipalità un gruppo di poeti e artisti locali e un nutrito pubblico, che ha manifestato interesse agli elementi (o principi) cardine con cui l’artista opera, esposti con viva oratoria e agile analisi dal direttore di Kamen’.
 “Carte e libri d’artista”- questo il titolo della mostra – raccoglie poco più di una ventina tra tempere, collages, gessetti policromi, carte catramate, libri d’artista, è una esposizione sobria, senza eccessi, che regala variabili creative da costituire un test del modus operandi dell’artista. La “condotta tecnica” del De Bernardi sottrae la forma ad ogni richiamo dell’imitazione; è rivolta a rendere percepibile non un effetto da riproduzione ma un effetto sensibile ed emozionale da implicare una visione della vita del sentimento. Lo stesso ricorso che fa a carte patinate, carte incatramate, pigmenti, tempere, collages, pastellati, è indicativo di una rottura linguistica e concettuale rispetto alle sistematicità della tradizione. L’artista opera sui procedimenti e sui materiali, le soluzioni scaturiscono da una miscela variabile di processo, caso e progetto. E’ una tecnica che trascende dall’imitazione, che raggiunge, per così dire, effetti pittorici nell’astrazione. Con esiti di libertà espressiva segnata da una crescente autonomia individuale, fuori da qualsiasi ortodossia delle procedure e dei materiali. In diverse occasioni i risultati formali raggiunti si sono definiti in modi differenti e disuguali : trasformazione sensoria, energia magmatica, simbiosi materico-metafisica. Il “montaggio” della nuova presentazione sembra meno illusionistico. Richiama considerazione più sugli aspetti che esaltano, come essenza del fare artistico, la tecnica, a identificarsi non con l’oggetto ma con l’esperienza. Mettendo a frutto una manualità specializzata e istruita l’artista assume la materialità e la fisicità del processo creativo includendovi attribuzioni “di pensiero” (Anelli). Alle pareti sono opere non inquietanti, frutto di un costante esercizio della mente e della mano. Simboleggiano una esperienza soggettiva avviata da un trentennio e più ; comunicano idee, sensibilità, emozioni, esiti di individualità e intensità d’espressione. Offrono un significativo concentrato di effetti e di suggestioni visive.

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Poesia e fotografia: Anelli e Tomassini al castello Carlo V di Monopoli

TOMASSINI Scan_Pic0021C’è qualcosa di non semplicemente teorico o estetico, che può far “incontrare” poesia e fotografia? All’interrogativo cerca di dare risposta l’iniziativa di “fotoletteratura” promossa dalla rivista “Incroci” (ediz. Adda, anno XVII), condiretta dal poeta, scrittore, saggista Lino Angiuli, al quale Kamen’ ha dedicato una intera sezione di poesia ( n. 42, gennaio 2013). “Scatti di poesia”, la mostra curata dallo stesso Angiuli e da Giuseppe Pavone del Centro Ricerche per la Fotografia contemporanea, si poggia su un progetto della Quorum Italia inteso a dare corpo a un “laboratorio di ricerca per la produzione di immagini originali e creative”. L’inaugurazione della mostra è prevista per il prossimo 29 luglio nelle splendide sale del castello Carlo V di Monopoli dove andrà avanti fino all’11 settembre p.v.
Dodici fotografi italiani documenteranno aspetti e caratteri di grande interesse naturalistico, paesaggistico e culturale del territorio pugliese, ricco di testimonianze romane, bizantine, longobarde, normanne, spagnole. Tra gli invitati Gianfranco Tomassini, noto ai lodigiani per alcune personali a Codogno e a Casale e per diverse sue presenze a “Semina Verbi”,  dove si è fatto apprezzare per l’attenzione dimostrata al rapporto tra fotografia, simbolismo e alchimia. Con lui si potranno ammirare gli scatti di Matteo Basilé , tra i primi in Italia ad avere sperimentato le potenzialità della computer grafica e praticato una fotografia onirica e surreale; di Vladimir Asmirko, dedito alla “geografia sacra”; del sudmilanese Daniele De Lonti, collaboratore (a suo tempo) di Luigi Ghirri con un proprio percorso creativo e assistente dell’Archivio della Provincia di Milano; di Fernando Bevilacqua, gradito per la linea “etnodemologica”, eccetera.
I loro “scatti” interagiranno con le composizioni in lingua italiana e in dialetto di dodici poeti, tra i quali il lodigiano Amedeo Anelli, e i noti Rita Pacilio, Antonio Verri, Giuseppe Langella, docente di letteratura contemporanea alla Cattolica di Milano e promotore con Guido Oldani del “realismo terminale”, Gabriella Montanari, direttrice della WhiteFlay Press, eccetera, autori di una trama viva di adiacenze e richiami, presente con forza nel canone contemporaneo.
In tale occasione è destinata a farsi distinguere la collaborazione tra il lodigiano Anelli e il perugino Tomassini, autori di un canto e di una fotografia che raggiunge un’unità convincente, non mistica ma fisica e formale, dialogica e percettiva.
La poesia del lodigiano si impernia tra una visione naturale del paesaggio pugliese, punteggiata di echi espliciti e l’enigma dialettico dell’ ordine fisico cosmologico. Il richiamo finale all’ Europa “che sogna”, accentua la versatilità e la polivalenza poetica, mescolando con ritmo nella rappresentazione gli elementi naturali presenti nel paesaggio, in primo luogo l’ulivo, albero ricco di simbologie e miti, dall’Anelli riassunti con “tutti i colori e i moti”.
La foto trattata di Tomassini contribuisce, per così dire, adeguatamente alla percezione poetica. Oltre che per qualità formale e suggestione visiva è una immagine di “condivisione”, che altresì rivela il rapporto di razionalità con lo strumento e la sensibilità estetica dell’autore.

 

Fra gli olivi a Monopoli

Scruta l’orto come in un breviario
il cappero, il pomodoro, la zucchina e l’ulivo
la foglia che si apre, la terra
che si screpola e il cielo che promette acqua.
L’aria corre tra la balaustra e il monte
e il mare in viso dalle fronde
ma come lontano vede di lato
la bianca città
dalla terra e il mondo che scruta
alla terra per ironia ricondotto
è il peso che si fa aria e moto

e al moto ritorna
e l’ulivo ha tutti i colori e i moti
è dall’Europa che sogna, guarda il mondo.
                                               Amedeo Anelli

 

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