Archivi tag: AMEDEO anelli

Panorama artistico lodigiano. ANDREA CESARI, il linguaggio come comunicazione e come arte

Andrea Cesari

Cesari è un artista che ha lavorato molto nei quarant’anni e oltre di attività artistica e professionale sulla percezione visiva di parole, immagini, colore, sulle modificazioni spaziali, sul rimando reciproco e dialettico degli elementi nelle composizioni, da reclamare sempre una partecipazione dell’osservatore. E’, infatti, un artista che ha sempre dato importanza al linguaggio espressivo sia come forma di comunicazione, sia come arte, da leggere quindi in filigrana con la storia della società, e i cambiamenti di mode, abitudini, gusto, sensibilità, e, soprattutto, le sue aspirazioni. E’ un artista che lancia messaggi con nuda efficacia, senza abbandonarsi a concessione narrative o decorative. Il che non vuole dire che narrazione e decorazione siano state trascurate nei suoi lavori. Ha alle spalle una ricca attività di ricerca, di studio e di approfondimento che ha dato “spessore” al suo linguaggio espressivo. in continuo avanzamento e sviluppo, sia in chiave grafica, sia in chiave pittorica.” Penso – confessa Cesari – di aver fatto mie alcune tecniche e le utilizzo in funzione dell’idea del progetto e del messaggio che voglio trasmettere. La ricerca, lo studio e la contestualizzazione di queste tecniche è ciò che mi fa crescere e mi sprona in un continuo accrescimento personale. Il piacere risiede nel percorso di produzione dell’opera e nella realizzazione finale del lavoro. Oggi opere che sembrano diverse hanno in realtà molto in comune.
Nato a Codogno nel 1950 Cesari e si è trasferito da anni a Piacenza ma la sua presenza nel Lodigiano non è mai venuta meno, soprattutto per merito di Amedeo Anelli che non ha trascurato occasione per coinvolgerlo nelle proprie iniziative. Ha iniziato nel 1979 nell’ambito della tradizione figurativa e nell’81 ha organizzato la sua prima personale e, successivamente, ha condotto e approfondito le proprie ricerche grafiche nell’ambito della xilografia, dell’acquaforte e dell’acquatinta. Una “tradizione” che abbandonerà poi per dare spazio all’interesse per l’utilizzazione di tessuti monocromi o policromi con risonanze materiche e texture, a superfici assorbenti o riflettenti. Non abbandonerà comunque del tutto il campo grafico, ma seguirà un orientamento che lo collocherà in uno spazio di ricerca non-figurativa, in parallelo con politecnie e ricerche condotte in consonanza con quelle in tessuto. Oggi l’artista prosegue utilizzando i linguaggi della modernità e delle avanguardie. Nel suo percorso ha avuto importanza l’esperienza sulla interazione fra architettura e arredo urbano con progetti che hanno preso in considerazione lo spazio tridimensionale o bidimensionale dell’ambiente e dell’ambientazione dove l’uso e la modulazione del colore hanno suggerito un rapporto intrigante con l’architettura, la materia, la luce e lo spazio.
Numerose le mostre cosiddette “locali” da ricordare : a Codogno, al “Gelso” di Lodi, a “Fort Crest” a San Donato Milanese; quella con Ilia Rubini; alla Oldrado da Ponte; l’omaggio a Giovanni Bellinzoni a “Pianissimo”; alla Bipielle di Lodi nella mostra Realtà e Realismi nel Lodigiano 1970-2001; a Montodine; al Liceo Gandini in “Syrinx”; all’IIS “Cesaris” e a Semina Verbi a Casalpusterlengo, a Sant’Angelo Lodigiano, eccetera, eccetera fino alle più recenti esibizioni. In tutte le tappe del percorso, Cesari ha presentato aspetti rinnovati del linguaggio, senza improntazioni dogmatiche o definitive, documentando di tradurre l’unità tra colore (di vibrante sensibilità) e forme tramate (per palati fini); aggiungendo materia alla materia; introducendo tracce, disvelamenti, alterità; e, infine, persino la compiutezza della manipolazione richiesta dall’industria.

Aldo Caserini

 

Contrassegnato da tag , ,

I VOLTI DELLA POESIA: “”Neige pensée” di Amedeo Anelli. Traduzione di Irène Dubœuf

Amedeo Anelli. Neige Pensée, trad. di Irène Dubœuf. In copertina “Alfabeto” di Gino Gini

Irène Dubœuf, poeta francese di Saint-Étienne ha tradotto Neve pensata di Amedeo Anelli che la Libreria Ticinum Editore ha appena pubblicato col titolo Neige pensée e una copertina di Gino Gini. Collaboratrice di Dialogue, rivista di ricerca del gruppo francese GIFEN per la nuova istruzione, la Dubœuf ha premesso al volume – una settantina di pagine, suddivise in tre sezioni – Hivernal,In memoriam (a Daniela Cremona), Texture des corps– , che tradurre Neve pensata “c’est comprendre, au-delà d’un expression poètique particuliére, la culture philosophique ed esthé de l’auteur”, evidenziare che l’autore “ a recours à la poésie pour pénetrer au coeur des choses, le vivant comme l’inanimé, et faire ressentir au lecteur leur interdépendence dans des textes-miroirs…”

Neve pensata era stato pubblicato da Mursia nella collana diretta da Guido Oldani ed è la quinta raccolta di Anelli. In essa i ritmi sono in parte diversi rispetto le composizioni precedenti. Ora è più un ondeggiare pacato tra neve, sogno e silenzio – “i nutrimenti della terra viva di stagioni e di corpi vivi” – in cui senza difetto né timidezza compaiono gatti (Tone, Mimì, Guido, il Gatto-pera, Catullo, attenti ma fermi nella luce imperscrutabile degli occhi ) e altre specie (passeri, pettirossi, corvi, farfalle, falchi…) mentre nel paesaggio complessivo le dedicazioni agli amici conferiscono una curvatura ai versi illimpidendoli di affetti e simpatie.

Il volume in francese mette in evidenza le qualità di traduttrice della Dubœuf, consapevole di dover essere “la plus proche possibile” all’autore, alle strutture della sua poesia e fedele al suo pensiero nel restituire “la tonalità et la dimension rythmique”. C’è riuscita, almeno così a noi sembra. Anche se per lei non deve essere stato sempre facile, dovendo affrontare nei tre capitoli monotematici e monocromatici composizioni ritmicamente contrappuntati che offrono “un autoritratto del naturale”. Non abbreviano nodi tormentosi ma hanno il centro-motore in quell’impegno nel quale il poeta trova motivazioni per cimentarsi nella risonanza delle parole: l’ambiente, le stagioni, la natura, la volontà, la capacità continua, dinamica del comporre poesia.

Preposizioni fondamentali come quelle della natura, delle stagioni, dei nutrimenti della terra, rappresentano il perenne confronto dell’uomo con le pagine della vita, con la storia e i suoi valori, con il presente e il passato, avvalendosi di una rete di intuizioni affidate alla parola per cui la poesia diviene il terreno di confluenza e di proiezione del dialogo, della ricerca e della vita oltre che di motivi e percezioni puramente soggettivamente autobiografici.

Le ricerche iniziali di Anelli attorno al linguaggio hanno ormai lasciato campo a nuove funzioni ritmiche, a nuove tessiture dove accostamenti, appropriazioni, contrappunti valorizzano con “ampliamenti metrici, verbali, frasici” le parole, e fanno scorrere col chiarore delle idee il tempo e gli istanti, le cose e i viventi, gli affetti e le attese. L’interagire dei frammenti mette in linea una poesia pensata ricca del deposito di materiali e di idee il cui senso non è sempre facilmente determinabile. “Tutto va all’indietro/ come il tremo il paesaggio,/ se cambi posto fugge tutto in avanti”. I grigiori del cielo, le nebbie, le foglie e le guazze rugiadose, le piogge intense e minute, la neve – la neve sognata e la neve pensata-, le brezze, il gelo – il nutrimento di una terra vicina al Po’, forte di stagioni -: e poi i silenzi, il paesaggio, il tempo, la memoria, sono alcuni flash con cui interagiscono le proposizioni nell’agile volumetto che da più angolazioni munisce genesi a una quarantina di sillogi tradotte abilmente da Irène Dubœuf.

Aldo Caserini

Contrassegnato da tag , , ,

Gumilev, poeta della natura e della semplicità nella traduzione dal russo di Amedeo Anelli

Una recente riuscitissima traduzione di Amedeo Anelli, direttore di Kamen’, la rivista di poesia e filosofia giunta al XXVIX anno di vita, fa compiere un passo indietro nel tempo, agli anni del primo Novecento in Europa, che furono marcati dalla poesia russa e vissero al centro di irradiazioni e convergenze intellettuali e letterarie. Figura di spicco, per interesse e rilevanza Nicolaj Gumilev, del quale sono pubblicati in un interessante volumetto dell’editore Avagliano i versi dedicati alla natura, al mondo contemporaneo e alla morte. Nel giorno in cui il mondo fu creato, questo il titolo della raccolta (pagg.75, € 12,00), riprende poesie, preghiere e poemetti accompagnati da una nota finale bio-bibliografica con cui Anelli da risalto alla solidità e intensità del percorso letterario e umano del letterato e poeta russo.

Nato nel 1886 a Kronstad, Gumilev si inserì giovanissimo nel mondo letterario pietroburghese di cui divenne uno dei rappresentanti più importanti. All’inizio appassionato cultore del simbolismo, se ne allontanò fondando un movimento che gli diede fama di capostipite dell’ ‘acmeismo’ o ‘adamismo’. Obiettivo del movimento: tornare alla poesia e raccontare il ‘reale’ naturale più che sociale, usando parole semplici, chiare e levigate. A venticinque anni Gumilev si immaginava una poesia sottratta al falso sensibilismo del Simbolismo antirealista, capace di guardare all’Oltre, alle cose della vita reale, di interpretare i sentimenti semplici e il vivere del popolo. Una poetica che trovò adepti, dal prolifico Puskin al “colorista” Blok, che nei colori vedeva trasmessi i segni mistici delle cose, qualcosa in più dell’esperienza umana, fino alla Achmatova, moglie (per otto anni) di Gumilev.

Lo scorso anno, Kamen’ ( n.55, giugno 2019) assegnò l’ ìntera sezione di poesia (una quarantina di facciate da pag:49 a pag.89), ai testi originali in cirillico e alle traduzioni di Anelli che restituì, “nei suoi ritmi scanditi”. voce al poeta (Daniela Marcheschi).

Attrezzato al ritmo dai tanti lavori precedenti in slavo, Anelli mostra bene nel corpo dei testi la ricchezza degli attraversamenti e del cammino del poeta, il pensiero delle sue sorgenti, il senso della natura animata e animante, l’adesione all’eloquenza del modulato e la ricerca stilistica.

Nel giorno in cui il mondo fu creato, esce nel centenario della nascita di Gumilev ed ha dentro coi testi pubblicati da Kamen’una decina di inediti (poemetti compresi) e le revisioni apportate – spostamenti minimi, levigature, appianamenti – che esaltano l’andamento meditativo dei versi. Non sono tanto un intervento normalizzante quanto una esplicazione della struttura, la messa in evidenza del rifiuto dell’autore russo della retorica e delle ampollosità del simbolismo allora in voga, per una dilatazione musicale della partitura, attraverso la chiarezza della parola e il ritmo.

Aldo Caserini

 

 

Contrassegnato da tag , , , , , ,

“Fernanda Fedi e Gino Gini”, presentato al Castello Sforzesco di MIlano

Fernanda Fedi e Gino Gini in una fotografia di Chiara Luxardo

Nuova presentazione per il libro d’arte”Fernanda Fedi – Gino Gini” edito a Livorno da Roberto Piccolo. La pubblicazione, tirata in 200 esemplari, di cui 170 con numerazione araba e 30 con numerazione romana, firmati dai due artisti e contenenti un’opera originale su papiro (Fedi) e una su cartoncino (Gini) era stata illustrata la prima volta nel settembre scorso da Amedeo Anelli direttore di Kamen’ all’Archivio Storico di Lodi in occasione della mostra “Mappe di viaggio”. Viene ora riproposta il 17 novembre prossimo al Castello Sforzesco di Milano durante Bookcity Milano 2017 in un incontro tra  Sergio Graffi direttore della Biblioteca d’Arte del Castello Sforzesco di Milano, Amedeo Anelli, critico d’arte e poeta, Roberto Peccolo, gallerista editore di Livorno e Fernanda Fedi e Gino Gini, artisti, l’una affascinata dal Rongorongo, una forma di scrittura arcaica usata nell’isola di Pasqua, non ancora decodificata, l’altro, autore di una ventina di ‘Proposizioni sulla Scrittura’.
Alla base dei propri interventi artistici la Fedi esprime la convinzione “ che la scrittura dei primordi, non ancora decodificata, nel suo mistero, possa non solo testimoniare bensì trasmettere idee/concetti attraverso segni/forme e che “la non traducibilità’ sia la vera ‘fenomenologia’ della comunicazione”. Venti, le “proposizioni” (enunciazioni, concetti), individuati da Gino Gini per la scrittura, in cui manifesta valori interconnessi e presenta una spiccata inclinazione diaristica-archivistica “dalla parte della scrittura”: “Memoria della scrittura. Nuova Scrittura. Scrittura creativa. Ultima Scrittura. Scrittura arcaica. Scrittura originale. Scrittura attiva. Scrittura alternativa, ecc…”. La raccolta che svela come le proposizioni “proposte” riflettono contenuti relativi, concessivi, subordinati, coordinati, oggettivi, importanti, marginali ecc.
Se i libri d’artista della Fedi, prendono spesso spunto o sono dedicati a scrittori, poeti, pensatori (Borges, Pessoa, Pavese…), quelli di Gini si affidano a proposizioni diverse di scrittura, seguono – per usare una espressione di Elisabetta Longari – “il dettato di urgenze di carattere personale e di ordine riflessivo e concettuale”.Ne parlerà, lo stesso Gini domenica 19 a Milano, alle 11 alla Galleria Libreria Derbylius, in occasione della mostra “Poesia visiva Libri d’artista dagli anni Settanta al contemporaneo affrontando il tema della “Evoluzione della Poesia Visiva nel Libro d’Artista”, una iniziativa dedicata alla libraia Carla Roncato di Gorgonzola, titolare (mancata a settembre) della Derbylius specializzata nel rapporto tra scrittura e arte.

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

“NEVE PENSATA” di AMEDEO ANELLI. Autoritratto del naturale

I grigiori del cielo, le nebbie, le foglie e le guazze rugiadose, le piogge intense e minute, la neve – la neve che si scioglie, la neve sognata e la neve pensata-, le brezze, il gelo – il nutrimento di una terra coltivata, forte di stagioni -: e poi i silenzi, il paesaggio, il tempo, la memoria, sono solo alcuni flash con cui interagiscono le proposizioni di “Neve pensata, agile volumetto di Amedeo Anelli (Mursia, Milano, ottobre 2017, pagg. 68)  che da molteplici angolazioni munisce genesi a una quarantina di sillogi alcune antologizzate da Daniela Marcheschi (Antologia di poeti contemporanei, Mursia, Milano, 2016).Neve pensata è la quinta delle raccolte di poesie di Amedeo Anelli, avviate il 1987 con Quaderno per Marynka, proseguite con Acolouthia I, Acolouthia II e Contrapunctus e ora entrata a far parte di “Argani”, la collana diretta da Guido Oldani per Mursia, dove figurano le firme di Finiguerra, Koskel, Loi, Marcheschi, Joseph Conrad, Oldani, Rossi e dei poeti del Realismo terminale. Neve pensata è un ondeggiare calmo tra fiocchi di stupore, sogno e silenzio – “i nutrimenti della terra viva di stagioni e di corpi vivi” – in cui senza difetto né timidezza compaiono gatti (Tone, Mimì, Guido, il Gatto-pera, il tigrato grigio Catullo, attenti ma fermi nella luce imperscrutabile degli occhi ) e lasciano graffiti destinati a perdersi passeri, pettirossi, corvi, falchi, api, lucciole, farfalle… mentre nel paesaggio complessivo le dedicazioni (a Daniela Cremona, Daniela Marcheschi, Gino Gini, Gianluigi Lisetti, Sandro Boccardi, Edgardo Abbozzo, Assunta Finiguerra, Fernanda Fedi, Vannetta Cavallotti) trasmettono particolare curvatura ai versi illimpidendoli di affetto e simpatia.
In tre capitoli monotematici e monocromatici, ritmicamente contrappuntati (Invernale, In memoriam, Tessuto i corpi) le composizioni offrono “un autoritratto del naturale”. Non riassumono nodi ossessivi ma hanno il proprio centro motore in quell’impegno nel quale il poeta trova da tempo le motivazioni per cimentarsi nella risonanza delle parole: l’ambiente, le stagioni, la natura, la volontà, la capacità continua, dinamica del comporre poesia.
Le preposizioni fondamentali come quelle della natura, delle stagioni, dei nutrimenti della terra, creano il perenne confronto dell’uomo con le pagine della vita, con la storia e i suoi valori, con il presente e il passato avvalendosi di una rete di intuizioni affidate alla parola per cui la poesia diviene il terreno di confluenza e di proiezione del dialogo, della ricerca e della vita oltre che di motivi e percezioni puramente soggettivamente autobiografici. Le ricerche iniziali attorno al linguaggio hanno lasciato campo a nuove funzioni ritmiche, a nuove tessiture dove accostamenti, appropriazioni, contrappunti valorizzano con “ampliamenti metrici, verbali, frasici” le composizioni, fanno scorrere col chiarore delle idee il tempo e gli istanti, le cose e i viventi, gli affetti e le attese. Attraverso l’interagire di frammenti – residui del fatto quotidiano o dell’accumulo dei sentimenti -, Anelli mette in linea una poesia pensata ricca del deposito di materiali e di idee il cui senso non è sempre determinabile. “Tutto va all’indietro/ come il treno il paesaggio,/ se cambi posto fugge tutto in avanti”.

Il libro: Amedeo Anelli: Neve pensata – Ed. Mursia, Milano, pagg.82, novembre 2017, € 15

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Giancarlo Buzzi, “L’odisseico peregrinare”

Giancarlo Buzzi, morto un paio d’anni fa era un letterato anticonformista. Moderatamente eccentrico al punto di non apprezzare il titolo di letterato stava accortamente lontano dalle “consorterie” e dai “salotti”, benché gli amici – e ne aveva! -, li scegliesse tutti tra poeti, critici, filologi, scrittori, narratori, artisti, filosofi, persino teologi e traduttori.I lodigiani probabilmente non ricorderanno il suo nome, forse non lo hanno neppure mai sentito pronunciare in libreria, anche perché  tra il finire degli anni cinquanta e gli anni sessanta, quando uscirono da Feltrinelli e da Mondadori i suoi primi titoli (Il senatore, L’amore mio italiano, La tigre domestica, L’impazienza di Rigo, ecc.) i negozi di libri erano quello che erano, non si chiamavano neppure librerie. Il suo nome ha pensato a farlo correre Amedeo Anelli sul Cittadino, recensendo ogni suo lavoro fresco di stampa, interpretando i contenuti e facendo emergere con le qualità dello scrittore quelle dell’intellettuale irrequieto, inventivo, spesso controcorrente, narratore dal linguaggio appassionato, composito e innovativo, traduttore operoso e versatile, dagli interessi e dai mestieri più diversi. La sua carriera si è dipanata lentamente, lavorando alla Olivetti, alla Bassetti, alla Pirelli, gestendo per tre anni il ristorante La Pastaccia, e nell’industria editoriale al Saggiatore, alla Mondadori e da Valsecchi.

Amava i posti silenziosi di campagna. Con il lodigiano ha nutrito una intesa solidissima. Ogni anno scendeva almeno una volta nella Bassa per incontrare (in trattoria) Gino Commissari, Amedeo Anelli, Guido Oldani.

Un recente volume di Interlinea restituisce un ritratto dell’uomo e dell’intellettuale. “L’odisseico pererignare. L’opera letteraria di Giancarlo Buzzi” raccoglie a cura di Silvia Cavalli, esperta in letteratura italiana del Novecento del Centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita” dell’Università Cattolica di Milano gli atti di una giornata di studio dedicata a Buzzi poco prima che morisse.

Scrive la Cavalli: “ Buzzi ha saputo incamerare tanto la tensione sperimentale figlia degli anni sessanta e settanta, quanto le suggestioni architettoniche, le innovazioni linguistiche, gli echi letterari derivanti dalla sua formazione intellettuale e professionale”.

Il volume permette di conoscere numerosi aspetti della personalità dello scrittore e della sua ricerca innovativa. Oltre le relazioni e le testimonianze della giornata a lui dedicata, il volume, raccoglie in 200 pagg. gli studi di Mario Lunetta sulla scrittura come pensiero-forma, di Giuseppe Bonelli sul linguaggio amoroso, di Clelia Montagnani sui carteggi buzziani, e restituisce inoltre i contributi di Daniela Marcheschi (Buzzi e il romanzo filosofico, pag. 107), Amedeo Anelli (Il realismoprospettico” di G.B., pag.115 ), di Guido Oldani (B. scrittore impaziente, pag.177) oltre a segnalare nei i contributi gli interventi di Anelli e di Oldani su il Cittadino e di Gino Commissari su Kamen’

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

La poesia europea al “Presidio poetico” di Tavazzano con Villavesco

Dopo TEMPI D’EUROPA e AAA EUROPA CERCASI , il progetto curato da Lino Angiuli per “La Vita Felice” si è esaurito con LUOGHI D’EUROPA affidato a una prefazione di Daniele Maria Pegorari, docente di letteratura a Bari e direttore di numerose riviste letterarie e di filologia.
Le antologie della casa milanese di via Lazzaro Palazzi, hanno consegnato al direttore di Kamen’ lo spunto per dare disegno a Contrappunti d’Autunno 2017, traducendo la presentazione in un incontro alla Biblioteca di Tavazzano rivolto a perlustrando i percorsi della poesia europea con l’obiettivo di individuare in essa una voce unica e attuale. Dopo un incontro preliminare sui grandi poeti russi del Novecento (Blok, Majakovskij, Gumilëv, Achmatova, Cvetaeva, Pasternak, Mandel’štam, Chlebnikov, Esenin, ecc.) l’architettura del progetto prende slancio martedì prossimo con gli autori di Tempi d’Europa, di quelli in parallelo partecipi di AAA Europa Cercasi e di quelli segnalati da Daniela Marcheschi e inseriti in Luoghi d’Europa.
L’ allestimento critico e informativo di Anelli, è risaputo, promuove da anni una poesia non performativa ma integrante della contemporaneità; rimbalzata da un carattere di “coralità” che coinvolge idiomi ufficiali, minoritari e dialetti, che tengono   insieme tradizioni e stili e reggono d’accordo sensibilità, storie individuali e collettive, attraverso sintassi, metafore, simbologie ecc. Una posizione quella del critico lodigiano che oltre a individuare connessioni equipaggia la conoscenza con la “dimensione plurale, dialogica e plurilinguistica”. Richiamando, nello stesso tempo. l’ assioma esplicitato di uno dei massimi critici e filologi mondiali, Erich Auerbach

Amedeo Anelli

, iniziatore della cosiddetta critica stilistica:”il pensiero” non può avere “nazionalità”.
Nel trittico de La Vita Felice si possono scoprire insieme poesie in lingua vora, cimbra, francone, croata-molisana e ladina ecc., opere di poeti maltesi, italiani, cechi, inglesi, finlandesi e ungheresi, e poi ancora slovacchi, napoletani, neogreci, rumeni, spagnoli, inglesi, tedeschi, portoghesi, eccetera, un vero e proprio caleidoscopio di suoni, etimi, accenti che ibrida lingue madri con lingue parziali o altre lingue nazionali. Il “desiderio ispiratore” è lo sconfinamento, la spinta a mettersi nei panni culturali altrui, a cominciare da quelli simbolici e linguistici.
Martedì 17 ottobre, alle 21 alla Biblioteca di Tavazzano, Amedeo Anelli tirerà il filo di tanta produzione, accompagnando la varietà delle poetiche, degli stili e dei linguaggi con un apparato critico-informativo rivolto a fare breccia nella dura cortina dell’attuale “produzione poetica”. A novembre seguiranno poi la presentazione dell’ antologia “Maremare”, pubblicato da Adda Editore, con la partecipazione di Daniela Marcheschi, autrice della prefazione e l’incontro con Eliza Macadan e la presentazione di “Pioggia lontano” edito da Archinto con la prefazione di Amedeo Anelli

 

Contrassegnato da tag , , , , ,

“PIOGGIA LONTANO”/Il libro della moldava Eliza Macadan a “Contrappunti Autunno”

Scrivere  di poesia, è noto, mette sempre un po’ a disagio: i poeti sono un esercito, la loro produzione troppo complicata o troppo elementare, le pubblicazioni selezionate quasi sempre limitate a un ristretto numero di personalità dominanti, le interpretazioni anche, benché negli ultimi tempi qualcosa sembra cambiare.

Pioggia lontano ( Quaderni di poesia “La città ideale”, editrice Archinto, 2017, € 12) della scrittrice-traduttrice moldava Eliza Macadan può far credere già nel titolo a una svista o inesattezza. E’ una “disunione”  precisa in premessa Amedeo Anelli. Inevitabile dal momento che la raccolta esce da una realtà  prismatica di rifrazioni e riflessi,  fatta di schegge e pezzi di accadimenti e di esperienze, di cose e di fatti che fanno immaginare “una esigenza insoddisfatta di risposte” che sbarrano una comunicazione unitaria di senso.

Conosciuta per composizioni in italiano, rumeno e francese la Macadan ha raccolto un discreto interesse dalla critica con “Passi passati”(Jocker, 2016), “Anestesia delle nevi” (La Vita felice, 2015), “Il cane borghese” (La Vita felice, 2013) e trovato risalto sulla rivista Kamen’ di Amedeo Anelli e sul blog di Rai New.

Al suo mondo non si accede se non percorrendo lo spazio che le parole dispiegano attorno a sé nella forma della prossimità o della distanza delle cose, nella Bucarest del post comunismo emblema di indigenza e di decadimento.  Anelli indaga questo dis-locare, raggiungendo un orientamento e una direzione. Il valore simbolico in cui è racchiudo il senso è rintracciato nella localizzazione puntuale della soggettività dell’ordine sensoriale e di quello razionale, sorgente dei “versi secchi e taglienti” e della modalità particolare di comunicare un  “senso corroso”  trattenuto “alla superficie delle cose e degli atti”.

Quella della Marcadan non è una “poesia di lamento”, di “disillusione” o “smarrimento”, bensì di richiami; raccoglie una proliferazione di immagini che esprimono ansia di pienezza e di vita. Nella nota critica a Pioggia lontano il modenese Alberto Bertoni, docente di Letteratura italiana contemporanea all’università di Bologna – anche lui come Anelli poeta -, coglie dell’opera la significativa “autonomia”: una capacità di creare metafore e modi di dire “del tutto nuovi” in uno stile tutto proprio, “non apparentabile”, con cui “architetta perfettamente immagine e percezione”, liberando il canto dall’imperialismo del significante lasciando libere le parole.

Pioggia lontano, sarà il prossimo novembre presentata, con l’intervento dell’autrice, a Contrappunti d’Autunno a Tavazzano con Villavesco, grazie agli Amici del Nebiolo. Amedeo Anelli, coordinatore del programma di ON FA L’OS” – piccolo presidio poetico, intratterrà l’uditorio sulla “ricchezza di richiami”, gli anfratti e i nascondimenti della Macadan, una poetessa che non teme di mettere nell’ incipit di uno dei suoi versi: “Corro da sola / la maratona della poesia”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

VARIAZIONI SUL “LIBRO D’ARTISTA” ALL’ARCHIVIO STORICO DI LODI

Cos’è un libro d’artista a cui l’Archivio Storico di Lodi dedica una selezione di Gino Gini e Fernanda Fedi? Chiederlo è più che naturale, i media – attenti a tante estravaganze – non hanno certo faticato a farlo conoscere, neppure come esperienza artistica. Anche se poi, i libri d’artista da noi non sono mancati e con buoni risultati. Basta ricordare gli esempi dotati dai duo Abbozzo-Anelli, Grechi-Arrivabene, Valsecchi-Cotugno, Poletti-Maietti, Biasion-Cotugno, Gini-Oldani, Fedi-Oldani, Beltrami-Cotugno, Casiraghi-Cotugno, Simonetta-Caserini, De Bernardi-Anelli, Morena-Caserini, Maffi-Lajolo e, individualmente, Franco De Bernardi, Gian Franco Grechi, Marcello Chiarenza, Ugo Maffi, Teodoro Cotugno,  Luigi Maiocchi, Andrea Cesari, Fausto Pelli, Giuseppe Orsini, Piero Manzoni, Gaetano Bonelli, Luigi Novello, Aldo Milanesi, Domenica Regazzoni, Guido Oldani, William Xerra, Mario Ferrario, Angelo Savaré, Amedeo Anelli, Flavia Belò, Museo Stampa Schiavi, Giangi Pezzetti, Assoc. Mons. Quartieri, Franco Prevosti, Gigi Montico,  ecc. C’è chi ha realizzato libri d’artista per la flessibilità, chi per l’ economicità, chi mettendo d’accordo il dato manuale e la stampa industriale, chi combinando sul retro di copertina un acquarello, un’incisione o un collage, un aforismo o una poesia; chi lo ha fatto per realizzare un prodotto accessibile e chi semplicemente per sottrarsi ai meccanismi commerciali; chi lo ha adottato per una visione elitaria e chi per sperimentare forme espressive; chi mantenendo una struttura artigianale, chi avvicinandolo al prodotto industriale; chi per veicolare idee personali. Sono alcune delle caratteristiche che, di volta in volta, il libro d’artista può assumere.
Se però si vuole una definizione in senso stretto è d’obbligo prenderla da Anne Moeglin-Delcroix, autrice della Esthétiques du livre d’artiste e di “Sur le livre d’artisdte:Articles ed écrit de circostanze 1981-2005”in cui definisce i libri d’artista: “Quei libri che sono in sé opra d’arte e non strumenti di diffusione di un’opera. Questo implica che il libro non sia soltanto un semplice contenitore indifferente al contenuto: la forma-libro è parte integrante dell’espressione e della significazione dell’opera realizzata attraverso il libro stesso”.
I libri d’artista non si trovano in libreria. Realizzati di preferenza manualmente, con tecniche e materiali poveri, hanno tiratura limitata, in qualche caso unica, abbinano disegni, acquerelli, interventi di grafica a testi e poesie. I percorsi che portano alla loro realizzazione possono essere i più disparati, moderni e tradizionali, pratici e intellettuali. Lo si vedrà alla esposizione che Gino Gini e Fernanda Fedi, titolari dell’Archivio Libri d’Artista di Milano presenteranno all’Archivio Storico di Lodi, fornendo esempi anche di come il libro d’artista può essere realizzato con tipologie diverse (libri-oggetto, libri fisarmonica, libri monotipo, libri box, libri preziosi, minilibri, libri maxi), da sfiorare la sfera della percezione visiva quanto di quella tattile.
Negli ultimi lavori la Fedi impagina grafemi antropologici, combina concettualismi e incantamenti grafici, mentre Gini persegue la sua diversificazione del linguaggio attraverso immagini e scritti, piani e tipologie tecniche in chiave di poesia visiva.
I due artisti saranno all’Archivio Storico dal 16 al 30 settembre. L’evento è procurato da Archivi-Amo, Kamen’ e Amici del Nebiolo. All’inaugurazione (sabato 16 settembre, ore 17) assicureranno il proprio contributo Isabella Ottobelli e Amedeo Anelli. Sarà inoltre presentato il nuovo libro di Fedi e Gini delle Edizioni Piccolo di Livorno.

 

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

“FUORI ASSE” / Amedeo Anelli sul silenzio di Roberto Rebora

 

Fuori Asse  è un periodico bimestrale diretto da Caterina Arcangelo, nato a Torino attorno a Cooperativa Letteraria di cui è fondatrice e presidente la stessa Arcangelo. Il nome della quale suonerà forse nuovo ai nostri lettori  ma non agli addetti ai lavori e non ai lettori di Kamen’ che nel numero 51 possono apprezzare un suo commento alla costellazione dei riferimenti che Paolo Febbraro poeta, critico e prosatore rimanda ne “I grandi fatti”.
Il progetto della rivista è portato avanti da Mario Greco, che da quattro anni ne è il direttore artistico e si occupa sia del progetto grafico che della particolare sezione dedicata al fumetto d’autore. Concretamente Fuori Asse esprime l’ambizione di poter essere “un punto di riferimento” per gli appassionati di libri e di arte; è senz’altro una rivista che merita d’essere letta e conosciuta per l’ ammirevole lavoro che gli dedicano i curatori delle singole sezioni: Nando Vitale (Riflessi Metropolitani), Sara Calderoni (Il rovescio e il diritto), Silvio Valpreda (La fotografia non è un telefono), Claudio Morandini (cura la sezione dedicata alle novità editoriali promosse da Cooperativa Letteraria), Marco Annicchiarico (Il garage del sergente Pepe), Vito Santoro ( Alphaville Cinevisioni), Pier Paolo Di Mino (Biblioteca essenziale di Terranullius), Alessandro Baito (Palcoscenico e Parola), Cristina De Lauretis (Istantanee).
Nel numero fresco di stampa la sezione Il rovescio e il diritto ospita un intervento di Amedeo Anelli dedicato al tema del silenzio in Roberto Rebora a venticinque anni dalla scomparsa e ripropone da Kamen’ un estratto del saggio di Mariapia Frigerio su Paolo Poli oltre a un testo dell’attore-scrittore.
Nipote del famoso Clemente e conosciuto come poeta grazie a Schewiller, Anelli si occupò di Rebora cinque anni fa con “Qui sto e tu? Interrogazioni sulla poesia di Roberto Rebora” (Lucca, Zona Franca) in cui tra l’altro lo ordinava “fra i maggiori e misconosciuti poeti italiani del Novecento”.
Approfondendo le ragioni del silenzio nella sua scrittura Anelli ne coglie la “tecnica interna”: “la tramatura dei non detti e dei sottintesi” e l’affidarsi alla essenzialità della scrittura, che crea sintesi di immagini e giri di frasi “anch’esse plasmate dal silenzio”.
“Il silenzio costituisce il sistema di respirazione della sintassi poetica di Rebora”. A conferma, Anelli cita una immagine da “Il momento” (Milano, Scheiwiller, 1983, p.27): “Non c’è bisogno di nulla/ da sempre/ lo sai/ ed il fruscio del tempo/ che va via/ non può che essere così/ qualcosa di simile al silenzio/un vuoto colmo di segni…” Nei versi del poeta il direttore di Kamen’ vi legge un “linguaggio veritativo”, fatto di “verità interiore ricercata”, che riconduce idealisticamente l’essere al pensiero: un “appressarsi alle cose, che è anche approfondimento”, l’avvicinarsi “ad una dimensione vitale, non racchiudibile in formule o ossificazioni”.

 

 

Contrassegnato da tag , , , , ,