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ARTE E IMPEGNO POLITICO NELLA MILANO DEGLI ANNI ’70

gallery-lissone21Tra gli anni Sessanta e Settanta l’ideologia e la politica si respiravano nelle strade, al punto che si cominciò a parlare di “politicizzare il quotidiano”. L’arte scoprì la vocazione al sociale e la trasformò nel “motore del fare”. “La parola agli artisti”, inaugurata sabato al Museo d’arte contemporanea di Lissone è un po’ il seguito di quella tenuta a Palazzo Reale nel 2012, e, come quella, risulta particolarmente vivace e ricca di esperienze tanto decisive quanto in parte rimosse dalla critica e dalla cultura ufficiale. Curata da Cristina Casero docente di storia dell’arte dell’Università di Parma ed Elena Di Raddo, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università Cattolica di Milano, e co-autrici dei volumi “Anni Settanta. La rivoluzione nei linguaggi dell’arte” (Postmedia books, 2015) e “Anni ’70: l’arte dell’impegno (Silvana Editoriale, 2009), l’esposizione riaccende l’attenzione sull’arte politica della contestazione; documenta com’essa fu frutto dell’affioramento di una esigenza culturale e della presa di coscienza dei mutati presupposti materiali-economici. L’evento espositivo pone inoltre interrogativi, più di quanto non sembri dal titolo: in primis la questione della sua rimozione, poi quella di un potenziale ritorno, nell’attuale crisi, dei temi e delle rivendicazioni di quel “decennio”.
All’arte “sessantottina”, parteciparono diversi artisti del territorio ( Mauri, Volpi, Staccioli, Quadraroli,…). Fu un’arte che si fondava sulle celebri “M” della saggistica allora in voga ( Marx, Marcuse, Mao, McLuhan), che sosteneva il passaggio dell’arte all’estetica e al vedere mentale; e ammetteva il “momento artistico” solo come operazione perimetrata dall’ideologia (“rivoluzionaria”).

Fernanda Fedi

Fernanda Fedi

Con Restany – uno dei profeti-accompagnatori più seguiti del ’68 sul versante delle arti -, l’adesione nel milanese si fece più decondizionata. Permise forme di espressione diverse, in cui molti trasferirono il loro sogno di utopia universale.  La mostra lissonese rivisita quei momenti. La mappatura  coglie l’ impegno degli artisti del momento nel confrontarsi con le altre forme di espressione visiva e l’interazione con le questioni legate alla vita sociale, alla politica, all’economia; si sdebita con la “metalinguistica” che segnò la creativa del periodo; cattura l’attenzione su alcuni dei protagonisti, molti dei quali divenuti noti dopo la contestazione anche sul territorio: Nanni Balestrini, Paolo Baratella, Gabriella Benedini, Fernando De Filippi, Ugo La Pietra, Giangiacomo Spadari, Umberto Mariani, Emilio Isgrò, Enzo Mari, ecc.

Gino Gini

Gino Gini

E, tra di essi, Fernanda Fedi e Gino Gini, due artisti sempre disponibili a incrociare con rispetto i propri occhi con la ricerca e l’esistenza, presenti in molte iniziative locali: il Gelso, Semina Verbi, Cesaris per l’arte, Biennale di Lodi.

I temi della mostra verranno affrontati anche in un convegno dal titolo “Arte Fuori all’Arte. Incontri e scambi fra arti visive e società” che si terrà il 12 e 13 ottobre all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 Opere e documenti di Fernanda FEDI e Gino GINI sono presenti a: “LA PAROLA AGLI ARTISTI” – Arte e Impegno a Milano negli anni Settanta – MUSEO d’ARTE CONTEMPORANEA di Lissone -Fino al 27 novembre 2016
 

 

 

 

 

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