TACCUINO di FORME 70 – Gli anni Ottanta della pittura italiana a Milano


Mario Schifano : Paesaggio tv – Astronauti

Messi da parte (fin dove possibile) contenuto, forma ed evasione, il realismo espressionista, il dadaismo, l’astrattismo, l’arte povera, la body art, flexus  e tutto quanto  sapesse di avanguardia nata per via evolutiva, una formazione non organizzata di pittori si riconobbe, sul finire degli anni ’70,  a proprio agio sotto l’etichetta di trans- avanguardia coniata da Benito Oliva. Trovò elementi di sostegno nella critica e nell’ informazione specializza oltre che nell’affermarsi di una cultura finanziaria che guardava al prodotto artistico  quale alternatica d’investimento

Affrancati (finalmente!) di muoversi a ventaglio come pareva e piaceva loro, soprattutto svincolati da ogni problematica e  liberi di poter dire addio all’arte ideologica e concettuale di contenuto definito, i primi furono Sandro Chia, Francesco Clemente, Nicola De Maria, Ninno Paladino. Grazie al riconoscimento critico di Oliva assunsero presto una funzione calamitante  nel richiamare un panorama yo-yo, creativo variegato e mobile che  non nascondeva, a sua volta, magari con altre premesse, la delusione verso un’arte radicata ai ritmi statici e resistenti delle accademie  e “teatrali” delle avanguardie storiche . Tra questi Enzo Cucchi, Luigi Ontani, Luigi de Dominicis, Mario Merz e il giovane siciliano Salvo (pseudonimo di Salvatore Mangione), ma anche Emilio Tadini, Mario Schifano, Franco Angeli che fece parte con Schifano della “Scuola di piazza del Popolo”, Enrico Baj, Aldo Mondino, eccetera. Nomi che fanno tutti parte (con altri) della mostra “Painting is barck. Anni Ottanta. La pittura in Italia”  inaugurata l’altro giorno alle Gallerie d’Italia a Milano (piazza della Scala, 6): ventun artisti e 57 opere affidate alla cura di Luca Massimo Barbero, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia.

La mostra non fornisce ovvio un quadro organico di tutti i protagonisti, ma di alcune posizioni personali dominanti, quanto basta per essere una mostra importante da non perdere, soprattutto da parte delle nuove generazioni di artisti e da parte della stessa critica, o di quel che è rimasto di essa, per fornire interpretazioni non esteriori.

La mostra milanese fa  cogliere gli enunciati che diedero espressione alle esperienze degli anni ’80, al prevalere di una pratica pittorica “senza nostalgia di niente”, “senza più categorie temporali e gerarchiche”, “senza derive segnate un’unica prospettiva”.

La mostra proseguirà fino 3 ottobre con apertura ininterrotta dalle 9,30 alle 19,30 e chiusura il lunedì

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