Teodoro Cotugno: La grafica d’arte sottratta all’emergenza Covid-19


In tempi di pandemia, di vaccini, di lockdown e di tante altre cose, può avere senso parlare di pittura e di artisti, senza finire nelle trappola (involontariamente, s’intende!) della comunicazione ?
Con gli artisti ridotti all’inoperosità e all’isolamento il rischio è di dare alla pittura un significato distraente, dopo essere stata a lungo utilizzata da predicatori fuori d’ogni regola e usata per messinscene che nessuno ricorda.
Fatto lo spulcio delle abitudini che ci hanno cambiato l’esistenza quotidiana quelle  risultate positive sarebbero, almeno un paio: il riavvicinamento dei pittori al paesaggio ( come assicurano alcuni osservatori);il ritrovato interesse per la lettura e i libri ( questo dicono le statistiche editoriali). Al contesto sarebbe anche da computare l’attività di quei pittori che  non hanno messo in quarantena – causa il Covis-19 – il loro rapporto con l’arte visiva.. Tra questi è senz’altro Teodoro Cotugno, che qualche tempo fa ha selezionato un gruppo di chine e di acqueforti per “Santangiolina”. La raccolta merita almeno una segnalazione. Raccoglie infatti un insieme di immagini con cui lo “staff” guidato da Antonio Baietta ha inteso ricordare il cinquantesimo della costituzione societaria (1961) offrendo una simpatica sintesi visiva dell’ irradiamento della fattoria sui territori oltre che alaudensi, cremonese (Dovera, Pandino, Crema, Caravaggio),  milanese (Chiaravalle) e mantovano (Volta Mantovana).

Nello-studio-2003

L’iniziativa si avvale di un deciso magnetismo, da un lato documenta le attività d’impresa della cooperativa, dall’altro offre la dimostrazione del naturale senso della composizione coltivato dall’artista nonché la esclusività semplice ed efficace delle sue “tirature”.  Le stampe oltre che richiamare l’attenzione sulle soluzioni che ne arricchiscono il linguaggio grafico (materiali, procedimenti, segni ecc.) suggeriscono e accompagnano il fruitore nell’indagare i significati su cui l’autore è poeticamente da una vita.
La natura, la terra, l’acqua, le piante, i fiori, i vigneti, le stagioni, le località, i monumenti, l’urbanistica agreste eccetera hanno una originalità generativa che permette, anche in momenti particolari e difficili come quelli attraversati, di conferire uno sviluppo ai temi-soggetto sviluppati dell’artista, contrassegnandone ulteriormente il percorso di grafico d’arte di fama nazionale oltre che di pittore.
Il sentimento della natura è l’asse portante della produzione artistica di Cotugno. In esso sono rintracciabili le corrispondenze espressive, morali e le analogie spirituali di cui si è tanto parlato e scritto. Quello che l’artista vede e trasferisce sulle lastre (o sulle tele) non è semplicemente “paesaggio”. E’ un modo  di vivere la natura, di frequentarla, scoprirla, apprezzarla, difenderla, un modo che porta oltre la natura stessa, tanto che i contenuti sembrano essere a volte altro . Cosa intendiamo dire? Che rispecchiano un oltre il linguaggio tecnico- espressivo e la poesia che esso declina tradizionalmente declina. Rispecchiano un  movimento parallelo dell’anima.

Nei “fogli” cotugnani la natura è come un racconto unitario della natura e della vita. L’artista lo scorre con “chiavi” diverse (non opposte o contrapposte). A voltela chiave semplice, dolce, serena. Bucolica direbbe un qualche professore di letteratura. A volte caricando la poesia di contemplazione e sentimento, Ma non per questo rinuncia a fornirli di una chiave che è quella della descrizione del reale in cui egli libera, in senso composito, le componenti naturaliste egli aspetti della vita: la storia dei luoghi, la fatica nei campi, la geometria delle colture, la storia attraverso i monumenti, il sentimento religioso e popolare rappresentato dalle chiese,
Davanti ai suoi lavori, diceva lo scrittore cremasco Gian Franco Grechi presentando la serie preziosa di cartelle dedicate alle cascine del lodigiano, non ci si sottrae a qualche citazione. Per intenderci: la poesia è vita e la natura poesia, sosteneva il poeta greco Elitis (Nobel, 1979), così per Cotugno dipingere e incidere è vivere la natura. Ciò lo spinge oltre la natura, facendo si che l’argomento non sia più solo la natura, ma un movimento parallelo dell’anima.
Nella sua arte, rigorosamente descrittiva  non c’è solo la poesia della natura, ma è possibile cogliere insieme proiezioni di movimento segreti, interiori, prolungamenti del semplice riscontro figurale.

Aldo Caserini

Lascia un Commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: