LUIGI POLETTI VERSO GLI “OTTANTA”. Da più di sessant’anni è protagonista nell’arte lodigiana. A Milano, da “Pino alla Parete”, raccolse giovanissimo l’apprezzamento del Nobel Salvatore Quasimodo.


di ALDO CASERINI

Si fa presto a dire ottanta. Spesso ci si arriva nella trascuratezza generale e nella dimenticanza degli amici e dei colleghi. Succede. Ogni tempo, ogni città ha una serie di pittori. A volte sono di mano “fuori serie”, hanno mano sorprendenti, prodigiose, da artista; a volte mani da onesto e semplice operaio; c’è chi differenziandosi riesce a far emergere dalla materia dei suoi lavori la poesia che ha dentro, altri che fermano il discorso alla buona raffigurazione, altri ancora, che dal soliloquo passano al discorso, all’improvvisazione della significazione. E via di seguito.

Luigi Poletti, classe 1941, è un pittore lodigiano che corre verso l’ottantesimo compleanno. Sulla breccia è da almeno sessantacinque anni, fa parte della nidiata di pittori venuti dopo Monico, Bonelli, Vecchietti, Malaspina, Maiocchi, Antonelli, Vailetti, Bassi, Locatelli, Beonio Brocchieri, Vigorelli, e dopo quell affacciati subito dopo ( Bruschi, Ottobelli, Benito e Santino Vailetti, Malusardi, Salvagno, De Paolis, Stromillo, Segalini, Mocchi, Franchi, Podini, Bosoni.. Frosio, Manca,, Bruttomesso, Vertibile. Inizialmente “intruppato” con quelli delle generazioni successive: Cotugno, Maffi, Bertoletti, Vailati, Mai, . Napoli, Padovani, Rozza, Gozzi, Sordi, Maiocchi, Sidoli, Segalini, Maiorca, Cremaschi, Geri, Scagnelli, Marzagalli,  Farfaglia, Chicco, Martinato, Trequattrini, Angelini, De Lorenzi, Mangione, Valerani, Tresoldi, Belò, Martinato, Santus, Bracchi, Segalini, Costa, Chiarenza, Quadraroli, Volpi, Tronchetti… Un “intruppato”, dicevamo, ma che sapeva farsi vedere, nel senso che era attivo, e sapeva distinguersi, per la  qualità della sua grafica e la mano di pittore. Insomma, non un contornato  nelle tendenze che allora andavano definendosi anche da noi.

Ci piace ricordare ora che sono in arrivo le sue  ottanta primavere, ci danno motivo, ancora una volta, non solo di accennare all’attività di un amico, ma di ricordare il suo contributo all’arte locale. Di riportare l’ attenzione a un percorso lungo più di mezzo secolo, durante la quale Poletti ha realizzato migliaia di opere e lastre, centinaia tra libri d’arte e cartelle.

In pittura e in grafica d’arte, sono pagine di riflessioni annotate con mano personale,  rivestite da poesia e realismo. Nei suo lavori riassume, sempre controcorrente, ampi ed eterogenei interessi. A fine lettura, la sua figura si allontana dalla visione che lo ritrae dentro la chiusa provincia. La cifra del segreto e della introversione si dipana di fronte alle illustrazioni di vita che e respinge il fertile humus delle riflessioni prodotte dall’aneddoto, dando ampiezza a una attenzione che arriva a investire il lavoro, le macchine, la terra e l’ambiente, i luoghi, momenti integrati dello sviluppo sociale ed economico. Senza dimenticare mai l’altra sponda del Mediterraneo e  la sua gente.

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