L’OPINIONE. Tra criticismi e incensamenti.


I Comuni sono tutti, più o meno, al centro di lamentele e proteste. Per rendersi conto basta leggere Lettere & Opinioni alle quali il Cittadino da spazio, o quelle di un qualsiasi altro quotidiano. Proteste e recriminazioni raggiungono tutti o quasi i settori di loro competenza: l’assistenza alle persone, l’edilizia scolastica, i parcheggi, la cura del verde, il funzionamento degli uffici, la manutenzione delle strade, l’edilizia popolare, i patrimoni, i comodati, le scuole materne, i ricoveri degli anziani, le concessioni, le consulenze, le incompatibilità degli incarichi, le iniziative culturali…

Si sa, la crisi esaspera e allarga l’area del dissenso e della protesta. Sennonché ad essa sembra contrapporsi un’altra area, quella della cortesia e della “leccata”  politica, che stima, elogia, giudica  tutto buono quanto viene deciso o fatto (anche di ordinario).  Di solito è rappresentata da politici  e fans dei partiti che reggono il potere locale, per i quali non esistono mai deficienze, ritardi, imperfezioni o mancanze meritevoli di essere portate in pubblico.

Le denunce diventano così occasione “per fare politica”, per replicare con altre “sentenze” a coloro che fanno opposizione o semplicemente commentano qualcosa che a loro giudizio non va e non riconoscono.

E’ la democrazia, ci siamo sentiti dire da più parti. Teoricamente è vero. Ma è possibile che le scelte o le non scelte di politica locale debbano essere fatte conoscere ai cittadini col il linguaggio del criticismo, o del problematicismo, dell’incensamento o della cortigianeria, che tolgono entrambi al cittadino la possibilità di conoscere e di giudicare?

Sia chiaro:  se molte critiche sono documentate alcune possono essere suggerite lì per lì, ispirate da qualche “visione” privata del “fare” e altre provocate dalla “indistinzione”  tra amministrazione e politica, tra governo locale ed esecuzione, molte delle difese d’ufficio sono affidate a animosità, non rivelano semplicemente “passione” ma  forme di banalità aggressiva, un atteggiamento “gladiatorio”.

Ipercriticismo da un lato e cortigianeria e incensamento dall’altro saranno  come dicono alcuni del mestiere. i “motori” della politica, e per altri prerogative dell’animo umano, ma il “sapersi limitare”,  toglierebbe (probabilmente) forza e diffusione alla chiacchiera, che pure è una cosa che piace tanto all’opinione pubblica. Leverebbe dalle cronache un po’ delle troppe affermazioni perentorie, dogmatiche e assurde e toglierebbe a molti loquaci di affrontare senza preparazione qualsiasi argomento.

 

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