Alessandro Beltrami e la Secessione viennese


I semi della “rivoluzione dell’arte totale” in una grande mostra a Gorizia-Nova Gorica, nel 2026 Capitale europea della cultura

 

Nel 2026 Gorizia e Nova Gorica, una in Friuli Venezia Giulia, l’altra nella parte slovena, saranno insieme  Capitale europea della cultura. La scelta punta a promuovere due diverse anime della cultura europea e a dare cemento ai gruppi e appartenenze di cultura mitteleuropea.

E’ vero che l’avvenimento prenderà il largo solo tra cinque ann , ma è altrettanto vero che all’amalgama e al crogiolo le due realtà culturali, l’italiana e la slovena, stanno lavorando da tempo, anche se sulla stampa nazionale di questo sforzo per dare luce e richiamo a una città attraversata con vivacità d’interessi per pittura, musica, narrativa,  filosofia, cinematografia, conoscenza, s’incontra davvero poco (almeno per ora). Non si sono accesi i riflettori, neppure. su “Vienna 1900”, considerata la terza tappa di un percorso dedicato alle arti viennesi tra il XIX e il XX secolo, cominciato nel 2005 con Belle Époque Imperiale. L’arte e il design e proseguito nel 2008 con Josef Maria Auchentaller. Un secessionista ai confini dell’Impero.

Un percorso che Alessandro Beltrami, redattore della rivista “I luoghi dello spirito” e di “Agorà”, pagina culturale di Avvenire ha messo in luce  il 29 gennaio scorso con un servizio su la secessione e la sua “estetica rivoluzionaria”.

Giornalista conosciuto per avere avviato, nel 2008, in corso Adda a  Lodi, la “Galleria 08 Arte Contemporanea” insieme a Giorgio Daccò, docente di letteratura e storia dell’arte, e per la collaborazione intrecciata con il f

otografo Antonio Mazza, intesa a fornire una nuova lettura alle immagini di Lodi (es. Il Duomo di Lodi e i suoi tesori. Custode della città, Bolis Editore ) Beltrami prende in esame la mostra “Vienna 1900. Grafica e design” l’esplorandone i contenuti tracciati nel  bellissimo catalogo della Antiga Edizioni (pagg. 140, € 30) e dedicato alla esposizione in corso a Palazzo Attems Petzenstein (fino al 28 aprile): un’opera che illustra, documenta e propone immagini di grande eleganza, in cui  (assenti i quadri), sono libri, manifesti, arredi, moda, oggetti ecc.) a regalare un racconto straordinario che l’autore definisce “bellezza non classica”: una bellezza che gli artisti volevano creare con uno stile nuovo, da poter esprimere la complessità dell’anima moderna.

Con l’intento di promuovere un rinnovamento tanto estetico quanto etico-  fa notare Beltrami -, la Secessione viennese abolì ogni scala di valori tra le arti e puntò a una loro integrazione armonica in un Gesamtkunstwerk.

Del volume. curato dall’arch. Roberto Festi, Chiara Galbusera e dalla sovrintendente dei musei goriziani Raffaella Sgubin, l’articolista mette in risalto, aspetti singolari dell’attività del movimento e dei canali di diffusione del verbo secessionista: dalla rivista “Ver Sacrum”, al ruolo della formazione di artisti-artigiani e arrivare a singole vicende di protagonisti più e meno noti di una delle stagioni più luminose della storia dell’arte. Nel campo della grafica d’arte  Beltrami concentra l’attenzione su Klimt e sul gruppo dei suoi collaboratori, autori di eccellente qualità grafica e concettuale, un invito felice a riscoprire i protagonisti di questa importante pagina dell’arte mitteleuropea chiamata  Secessione viennese.

 

Aldo Caserini

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