Libri. “Liquid wordl”: Poesie e pitture di Pietro Terzini. “Guardare in viso ai bambini per ritrovare noi stessi”


Pietro Terzini è pittore, poeta, e, a suo tempo – detto per non perderne memoria – fondatore, col suo amico musicista Renato Cipolla, di un gruppo hobbystico teatrale (sia pure di un certo teatro, musicale), che ha allietato il lodigiano con una serie di spettacoli. Soprattutto è noto per svolgere una attività ultratrentennale di medico psicologo e psicoterapista cognitivo e comportamentale dell’infanzia e dell’adolescenza, professione che è condotta assieme alla moglie Angela Papetti.
Avviato verso i “settanta  (è nato, nel 1949 a Mairago, dove tuttora risiede), Terzini pubblica periodicamente da una decina d’anni libri di poesie. L’esordio risale però a Chiaroscuri diffusi uscito almeno una trentina di anni fa, attività di scrittura poi ripresa dopo una lunga sospensione nel 2012 con Diario di uno psicologico di campagna” e condensata in una raccolta di componimenti realizzati tra il 1991 e il 2014).

Di recente – messi insieme una cinquantina di testi e una trentina di produzioni figurali in parte dedicate a volti di bambini e donne – ha realizzato per i tipi di Youcanprint “Liquid World”. Titolo azzeccato con cui l’anno passato aveva titolato la sua ennesima personale e che ora è stato ripreso per dare corpo e carattere a una colorita combinazione di quadri e poesie. Come l’esposizione all’ex-chiesa dell’Angelo, il lavoro, fresco di stampa, prende spunti da un gruppo di libri (Liquid Life, Liquid Times, Liquid Lov…) del filosofo polacco Zygmunt Bauman sulla postmodernità.
Se la pittura del mairaghino è di derivazione post-pop e si risolve in espressioni descrittive, l’accompagnamento a composizioni tendenti al diario, in cui si allineano, con un eloquio semplice, prossimo al registro del parlato, pensieri, memorie, sentimenti, meditazioni, polemiche rigorosamente preparate e definite negli ingredienti, mantenendo alla lingua il trattamento in cui il mondo e la realtà in cui nasce ( cosa che ai frequentatori quali noi, di parole archetipe e manipolate ricavate da paludi mentali, può  sorprendere). offre  spunti di riflessione che impongono una lettura lontana da ogni tentazioni verniciaste da giudizio strettamente letterario. Le immagini e le parole di Terzini restituiscono infatti una catena di atmosfere sull’attuale situazione mondiale di precarietà; sfruttamento, crisi ambientale, diritti umani violati, libertà, srotolate dall’artista insieme una serie di comportamenti umani che ci qualificano :”spettatori in platea” (In Questa società, pag.4 ); “corridori bolsi”  di una “ civiltà moribonda” ( in Today, pag.7 ); dominati dal “gusto di avere” destinato a durare  “sempre meno” mentre ”la dipendenza aumenta”( in Vorrei possedere, pag.8).

Liquid World è una raccolta che aiuta ad affrontare il sentimento di avversità e rabbia sobillato e rinfrancato dalla meticolosa espressione di marca sociopolitica; offre una lettura che aiuta a “curare” l’errata convinzione di chi siamo con le nostre generalizzazioni negative sul nostro prossimo, basate su criteri di valutazione discutibili quando siamo chiamati ad affrontare difficoltà, dolore e confusione, cercando ragioni dove non possono essercene, neppure ricorrendo allo psicologo: “Ragazza/ piangi d’amore/e parrai meno barocca/con più  silenzio/ gracile/   divinamente donna” consiglia il poeta in Gaia (pag. 10). Confesserà poi lo psicologo “Mi sento un po’complice /nel curare talvolta/ ferite che sono / segni di malessere/derivanti dall’adesione esagerata/a questa società…(in Il mio mestiere, pag. 11).
Il confronto coi temi urgenti dell’attualità e della quotidianità  è presente in quasi tutte le composizioni di Terzini: Pane quotidiano, Sul Corso, Selfie, Sono disconnesso, L’Altro, Il Caffè, Un vecchio e un bambino, Dall’oblò della nave. Al di là del muro, Gallina nera, Sogno, Donna, Volti…  I volti, ecco su cui egli rinsalda il rapporto poesia-pittura. Ai volti –  volti di bambini, di donne, di madri – sono dedicate in gran numero le riflessioni e i richiami di Terzini. Si tratta di volti che messi in pittura sfidano, mettono in discussione certezze, evidenziano la nostra incapacità di condivisione, di fratellanza. “Il volto non si può uccidere”, “parla”, rompe il “cerchio”, ci dice: “eccomi!”. Raggiunge con la potenza critica che instilla dubbi.

Nelle poesie di Terzini, come peraltro nelle sue pitture ( “Laudato si”, “Capelli sciolti”, “Bambine nell’erba”, “Gemelli separati”, “Dio mio perché mi hai abbandonato”, “Bambina soldato”, “Pietro e Amir”, “Cielo e mare”, “To eat or not to eat”, citiamo solo alcuni dei titoli dei suoi quadri) le parole non inseguono la suggestione lirica, non ricercano una lingua diversa (enigmatica, simbolista, post-simbolista, ecc.), non fanno esercizio di sperimentazione sul linguaggio, non si abbandonano al flusso labirintico della vita psichica e dell’immaginario). Le sue parole non hanno un rapporto critico-dialettico – di avanguardia, sperimentale, sublime, orfico, aristocratico –; sono autentiche di uso corrente quindi immediate, piegano il linguaggio poetico a un livello di tirocinio autonomo dai registri espressivi, approdano alla semplificazione dell’io narrante; liberano dall’estetismo letterario; lo fermano sui fatti quotidiani: internet (Hikikomori”, pag. 13), le tonalità uniformi delle passeggiate sulla via centrale (Il Corso, pag.17), le regole e comportamenti aberranti nella società. Pur con qualche aritmia nel motore e ingenuità per via di definizioni “stecchite”,  Terzini sembra far affiorare la convinzione che è stata di Brecht, e cioè che la poesia (e congiuntamente la pittura) non deve cercare la bellezza ma la verità.
La sua pittura-poesia è infatti un’arte da “capire”, nel senso che va prima “sentita”, in essa non ci sono evocazioni magiche, estasi del verbali e del visibile, vapori musicali; immerge in un flusso di pensieri e immagini che mescolano fatti, sentimenti, avvenimenti, mode, interessi, convinzioni. In modo che le linee narrative  intrecciandosi lasciano la convinzione che gli uomini stanno irrimediabilmente rovinando il mondo in cui vivono, decisi a farla finita con l’umanità intera. Non c’è  materiale cromatico. Nei quadri c’è il colore, che a volte è intenso, brusco, privo d’ ombre (salvo eccezioni), ma non da stringere nel senso del tonalismo.

Terzini è autore castigato, che ha rapporti di senso etico e morale, di intensi legami familiari come si capisce nei versi dedicati alla madre e al padre  (pag.65); è un artista convinto che l’uomo debba preoccuparsi del proprio lavoro, del proprio tornaconto, ma anche del destino di chi gli sta vicino. Il che in tempi di trumpismo, razzismo, sovranismi e “fabbricanti di paure” che “soffocano la solidarietà”, non è poco.

Aldo Caserini

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