IL TRASH, WANNA MARCHI E LA COSTELLAZIONE


Chiedo scusa, ma non resisto a non dire la mia, a non raccontare quel che mi suggerisce il trash di casa nostra. In questi mesi estivi e di lockdown da Covid se n’è parlato e scritto. Anche noi che portiamo le nostre responsabilità nella diffusione della cattiva qualità, abbiamo detto la nostra.
Accusati di “moralismo estetico” per il nostro chiodo fisso contro il basso livello qualitativo delle mostre nostrane (non tutte, ovvio) pur mettendo attenzione a non fare nomi e a non tradire nascosti intendimenti censori, ma semplicemente lamentare la caduta strutturale delle scelte espositive che determinano la caduta di interesse del pubblico, siamo chiamati a riprendere il filo del discorso. Uno dei solitari che segue Formesettanta ci ha infatti lasciato un commentato, di cui non sappiamo se cogliere la malizia o l’ironia:” Perché allora  non ci dite anche i nomi di coloro che fanno la parte di Wanna Marchi nella costellazione artistica locale?”. Bella domanda. Ma come localizzarli? A Lodi, Codogno, Casale, Sant’Angelo? Nell’alto Lodigiano, nel basso lodigiano?  E poi, in quale ripartizione con quale metodologia: l’ideazione del modello espositivo, la progettazione, la selezione, la promozione, la comunicazione, la curatela fiduciaria (in cui si riassume in un colpo solo il nostro provincialismo e l’elenco della spesa).  Wanna Marchi vi ricorda qualcuno? Probabilmente più di uno, di alto e di basso profilo,visto che il tasso delle attività negli ultimi anni si era esteso al punto che singoli e gruppi hanno ritenuto di candidarsi e rivendicare attenzione. Ne è conseguito una affrettata (chiamiamola così) selezione, che ha favorito l’affermarsi nel linguaggio di superlativi nominali o rafforzativi trasferendo formule già presenti nelle cronache sportive, parlando d’arte e di cultura come di offerte da non perdere in uno spot di materassi.
Se vogliamo capire il trash, che non è un fenomeno locale ma di ben più  vasta portata (e mercato), a causa anche di una critica (essa stessa non immune dal trash) che ha preteso di porlo al pari dell’impressionismo, dell’espressionismo, del verismo, dell’arte povera, del concettuale ecc.
Senza localmente arrivare a considerarlo “immondizia” o “spazzatura”, mantenendolo a livello di semplice cattiva qualità, basterà che si rivanghi alcune iniziative collettive e individuali, timbrate da Enti locali, organizzazioni e privati prima della chiusura procurata dalla pandemia per rinverdire (con le solite poche esclusioni) l’immagine pertinente del trash diffuso.
Prima però di sfogliare le iniziative domiciliate  sarà bene chiarirsi le idee col significato che alla voce trash da il vocabolario: cattivo gusto, infimo livello, scadente, ecc.  Un fenomeno che coinvolge tutta la costellazione culturale (e non solo essa): la pittura, le altre arti, i film, i libri, la fotografia, gli spettacoli, la musica live, la tv, gli incontri…
Per conoscerne di più segnaliamo tre libri che aiutano a far fronte allo sterminato prodotto: Gabriele Ferraresi: “Mad in Italy, Manuale del transh italiano 1980-2020” ( Il Saggiatore, €20);  Claudio Giunta: “ Le alternative non esistono- La vita e le opere di Tomaso Labranca”(Il Mulino, €23), Claudio Giunta:”Andy Warold era un coatto. Vivere e capire il trash (Castelvecchi €12). Se poi si avvertirà il bisogno di  ampliare indichiamo anche due interventi su “La Lettura”, quello del 5 luglio di Aldo Grasso( Una raccolta (indifferenziata) dell’Italia trash) e del 9 agosto di Alessandro Piperno (Compianto dello snob).
Pensiamo che alla fine non ci sarà più bisogno neppure  di mettere sotto esame le mostre ospitate in pubblici esercizi, nella hall dell’O.M., nei ritrovi e spazi disponibili del capoluogo, all’Arsenale di Bertonico, all’ex Soave e in altri punti di Codogno, spazi di Casalpusterlengo, sedi di Sant’Angelo L., eccetera, eccetera.
I libri segnalati suggeriranno che per incontrare Wanna Marchi non si deve fare molta strada: è dovunque sul territorio. Basterà sostituire gli esempi suggeriti dagli autori con gli equivalenti di casa nostra.

Aldo Caserini

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