LIBRI: La scrittura narrativa nel lodigiano si rafforza. I nuovi scrittori commentati da Forme 70


Sono parecchi i lodigiani, soprattutto giovani, che in questi due ultimi mesi hanno scelto l’avventura dello scrivere e dei quali  Formesettanta ha “recensito” (Giorgio Magrelli non  ci avrebbe perdonato il termine).
“Scrivi che è la cosa più bella”, mi dissero quand’ero un ragazzino tredicenne, ed io mi misi in testa idee meravigliose. La cosa più bella oggi è che vedo sorgere Il sole. Per il resto sarà anche un piacevole “intrattenimento” o semplicemente, “un non pensare alle morte” come mi disse una volta  Indro Montanelli alla trattoria Camperio”. In ogni caso una fregatura, una trappola,  a volte persino “una galera”. Magari ti rovi anche bene a scrivere  di mostre, di libri, di avvenimenti culturali, come faccio da settant’anni, ma ci sono momenti che maledisci il giorno in cui hai deciso di fare questo mestiere. “Sempre meglio che lavorare”, diceva Luigi Barzini. Naturalmente, altri tempi.  Oggi, se anche dedichi una giornata e più a scrivere di un chicchessia e del suo “prodotto” raccomandato (mostra, libro, evento, artista, poeta, conferenza) manco ricevi un “grazie”. Meglio così, in tal modo, puoi continuare ad essere più libero, d’essere più generoso con chi vuoi tu e fare torto ad altri che non ti convincono.
Metto per iscritto le note redatte negli ultimi trenta giorni così i fedelissimi lettori potranno verificare come abbiamo surfato sull’ onda della leggerezza:

Andrea Faliva:        “Il bel giorno che conobbi Nelson”
Massimo Valente: “Alla fine della strada”
Giampiero Curti: “Pioggia”
Anna Rigamonti: “Apprezziamo
Dario Mondini: “Diario di un perdente di successo”
Aldo Germani: “Due case”
Andrea Maietti: “Giuanbrerafucarlo. Secondo me”
Alan Zeni: “ Baci di AZ”
Emanuele Frjio: “Alibi”
Ilaria Rossetti:Le cose da salvare”
– Luca Greco: “Le strade dell’Apartheid”
Michele Crea: “La mia esperienza col cigno nero”
Fabrizio Arcari: “Orwell”

Sono titoli in maggioranza di scrittori debuttanti, anche se alcuni di loro  hanno già familiarità con lo scrivere. Segnalano che nel campo  delle pratiche culturali gli interessi si stanno spostando. Se aumenta l’offerta di nuovi titoli e tentano di farsi strada nuovi scrittori, vuol dire che cambia anche il consumo (la lettura) di libri. Ma questa è solo una regola di mercato che non serve a raccontare il virus dell’industria editoriale.
Alcuni dei nuovi narratori del territorio affrontati si distinguono per la scrittura, altri per la costanza, altri per saper mettere in produzione narrativa cronache e fatti, altri ancora per la passione con cui si sono schierati, altri, infine, per unire alcune di queste qualità. Se è vero che i talenti del Creatore vanno poi messi a frutto, alcuni degli esordienti ce la stanno mettendo tutta per farli fruttare, affidandosi alla comunicazione, alla pubblicità, all’ informazione, alla promotion.
Sbaglia chi pensa che la prosa sia solo l’originalità di quei pochi che sanno scrivere. E’, invece, soprattutto, del lavoro certosino, maniacale: stendere, cancellare, correggere, limare, stravolgere, arricchire … sostenere (investire) per diffondere il risultato (il libro, oggi detto anche prodotto).
Un libro può essere partorito per molte ragioni: per un bisogno o un travaglio interiore proprio; per la voglia di scrivere, di mettersi alla prova, di cercare evidenza, di comunicare, di sentirsi dire “bravo” o “brava”, di mettere sulla carta quel che si è sentito dire con le proprie orecchie o vedere con i propri occhi; per raccontare, per dar sfogo al fabulare; per bagnare il naso a questo o  quel concorrente, suscitare insicurezze e gelosie e (perché no?) risentimento, invidia; per mettere alla prova la propria capacità: lasciarsi ispirare dalla prosa di qualche scrittore, farsi amare o invidiare (il successo disturba soprattutto chi non  ce l’ha), oppure, dato i tempi che corrono, mettersi in gioco con un mestiere nuovo (il compenso che alletta? Ma va …). In questo caso catturare l’attenzione di qualche politico è d’obbligo, o di qualche direttore di banca o di un esperto del giornale locale (dietro cui c’è sempre un po’ il sospetto della combutta o della camarilla). Poco importa se poi ci dedica vagonate di banalità o smentisce quello che prima aveva detto un  altro suo collega. E’ il saldo che gli oracoli del nuovo danno prova regina in tanti loro interventi. Capita anche a noi che scriviamo per combattere le emergenze del lockdown del Covis 19 di caderci dentro, illudendoci di tenere il passo a quel che accade nel mondo della letteratura di casa e dell’arte semplicemente offrendo un affresco che spesso fresco non è. (Aldo Caserini)

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