Ricordo di ALBERICO MORENA maestro di xilografia


by Aldo Caserini

Anche quando la dolce Umbria non si vede essa sta sullo sfondo dei suoi fogli ricchi di stralunate fantasie d’ispirazione enigmatica. Dire di Alberico Morena xilografo, artefice di una produzione molteplice, ricca della presenza di “omettini” fissati nel legno con segno raro, minuzioso e raffinato, stampata su sottilissimi fogli di velina, è facile e difficile al tempo stesso. Un po’ perché si affaccia subito il nome di Brueghel data la capacità dell’egubino-spoletino nel mettere in scena le masse, senza disperdere l’umanità  dei singoli individui, anzi arricchendola cogli atti, i gesti le arie degli “omettini” che animano le feste, il lavoro, il riposo, le fantasie.  Morena ha prodotto centinaia e  centinaia di silografie. Non tutte note e conosciute. E’ stato artista restio ad apparire. Preferiva star lontano dai media, dalle riviste specializzate, da Internet, dai social network, dalle gallerie e dalla mondanità. Per ricordare una sua mostra che abbia  fatto notizia bisognebbe andare indietro almeno una trentina di anni,  quando fu “omaggiato” dal Festival dei Due Mondi.

Quello che raffigurava era un mondo “corale”, un insieme di uomini che si incontravano alle feste patronali, a lavorare la terra, nei cantieri, a rifare selciati, ad ascoltare un comiziante, a vedere architetture, a godersi scampagnate e momenti d’ozio, A salire e scendere scale, “una interpretazione personale del labirinto inteso come schema antropologico dell’esistenza, come separatore dell’individuo dal mondo a causa di una volontà superiore non spiegabile” . Le sue  descrizioni sono tutte condotte con  arte sottile e rara ironia, a volte con linguaggio sognante e naive, trasformava le figure in un palcoscenico dove tutto era sotto indagine, commentato, ridotto a racconto, tradotto in parabola, ed ogni comportamento individuale era visto nella trama sociale, ripensato e trascritto in chiave di “destino comune”.

Morena componeva visioni  senza contrasti, contraddicendo le spiegazioni strettamente “tecniche” che identificano l’immagine xilografica nella contrapposizione netta tra bianchi e neri, nella abolizione pressoché totale o anche parziale o ridotta dei valori chiaroscurali. Stampava le sue “veline” dopo avere intagliato il legno con una punta finissima; “tessendo”  variate trame di segni bianchi con un particolare tipo di bulino (da alcuni chiamato velo, da altri pettine  o anche  rigato) a punte multiple, con il quale si incidono numerose linee  parallele ravvicinate e si ottiene una morbidezza chiaroscurale. Creava così giocose visioni che spesso mettevano in evidenza i valori effimeri di tante azioni comuni.

Aldo Caserini

Lascia un Commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: