Libri: “Due case”. Il nuovo romanzo di Aldo Germani ambientato nel lodigiano


“Due Case” il nuovo romanzo di Aldo Germani, da poco in libreria editato da Morellini che la Libreria Sommaruga ha presentato al caffé letterario, è la sua seconda fatica letteraria. Lo scrittore monzese aveva esordito cinque anni fa con “Le quattro del mattino”(edito da ExCogita), risultando finalista al “Premio Letterario Brianza” dell’Associazione Mazziniana di Monza e Brianza e vincitore del Premio Letterario “Il Ponte” dell’Associazione “La Sicilia e i suoi amici in Lombardia”.
Nato a Desio, cinquantadue anni fa, sposato e  separato con tre figli, ingegnere edile in libera professione, Germani è stato un ex capo scout e un ex insegnante di matematica ed è oggi un “insoddisfatto seriale” come si autoconfessa, con interessi per la fotografia in b/n, è un fan del cantautore Niccolò Fabi e supporter juventino. Sua madre era della “nidiata” di Salvatore Marazzina, sindaco di Massalengo e dirigente delle Acli, impegnatissimo nel settore dell’edilizia popolare e sociale. Quest’ultima “curiosità” spiega la collocazione del romanzo nel lodigiano, dove la madre scendeva “dai suoi” col figlioletto per lunghi periodi estivi. In quel paesaggio che Germani recupera dalla memoria e che fa da sfondo a una casa divisa in due da un’alta muraglia di cemento a causa delle rivalità sentimentali di due fratelli, protagonisti di dissapori e scombinate vicende familiari; fa correre il filo del racconto e delle sorprese; e fra contrasti,  malintesi, rivalità è un modo perdi opporsi alle distinzioni lasciate dalla guerra. 
Se “Le quattro del mattino” non aveva raccolto (almeno così parrebbe) tanta attenzione( tranne sicuramente quella dei giurati letterari), la frequentazione di un corso di scrittura creativa narrativa e i paralleli suggerimenti fornit da Gabriella D’Ina, ex consulente della casa Feltrinelli e docente IULM di un Master hanno convinto l’autore a sottoporsi alla “terapia” della scrittura e a compiere gli sforzi necessari per migliorarsi come narratore. “Due case”, è un libro che convalida la sua prestazione di scrittore, la conquista di quel qualcosa in più che era mancato al suo primo romanzo, cioè la capacità di racchiudere il contenuto nella storia raccontata.  In questo  secondo lavoro  intreccia situazioni ed esperienze di ogni giorno, che trasportate da un buon registro narrativo ricuciono le apparenze diverse di un viaggio quasi rituale di ritorno al paesaggio lodigiano degli anni cinquanta, prima della televisione, dove  con limpidezza di linguaggio e abilità di costruzione l’autore segnalata la povertà delle relazioni umane che accompagnavano l’esistenza degli uomini quegli anni. Germani non descrive solo,  fa “vedere” quello che pensa. Il suo  romanzo ha più sfaccettature che inducono a interessarsi dei luoghi, dei personaggi e della scrittura. Nel corpo narrativo sono affrontati aspetti delle relazioni familiari ma anche della condizione sociale che modella le esigenze della vita associata. L’autore non mette le cose sul semplice e questo lo rende convincente. Ha minuzia descrittiva nell’affrontare i residui oscuri della vita istintiva e passionale. Ma sa mettere da parte il rituale di certe situazioni e realizzare percorsi di psicologica unità. Non ci sono scelte audaci. Il lettore viene agganciato certo dalla trama, ma anche dallo spessore di personaggi conclittuali quali Pietro e Abele e dal piccolo Gae, che disorientato da quella barriera di cemento cercherà di scavalcarla dopo un pensare-immaginare non paralizzato dal clima tipico che si respirava negli ambienti rurali del dopoguerra. .

Aldo Caserini

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