LIBRI: “I BACI DI AZ” (ALAN ZENI), un saggio di sapienti sgangheratezze e disegni sul bacio “post”


Il bacio è da sempre nel mondo dell’espressione artistica quale artificio dell’immagine che lascia il passo alla voluttà, al pensiero; puntella e anima la scena reale e quella artistica. E’ fatto di immagini e di varianti aperte a un ricco potenziale iconografico che si realizza nel vissuto e nell’esperienza di ognuno. Punto di partenza è, sì, il dato fisico, quello che tutti riconosciamo nella sua reale plasticità, ma il messaggio del bacio va oltre al piacere, alla sensazione di ciò che esso libera e si manifesta nel germe dell’immaginazione. E’ quanto fa capire “I baci di AZ” , un simpatico libretto di un centinaio di pagine,  delle quali la metà occupate da graziosi disegni parentetici. Ne è autore uno scrittore apparentemente facile, se vi chiedete perché sia tanto adescante. Se ci mettete attenzione il bacio descritto ha lievi oscillazioni di tono, rapide sfumature, un equilibrio di scioccheria, ma la serie di indizi psicologici, di coagulazioni linguistiche danno al bacio connotati di nobiltà inconfondibili. Stampato bilingue dalla Etabeta-ps di Alessandro Squaglia,  il libro di Zeni è dedicato “all’amore, a chi osa, a chi sa aspettare, a chi sbaglia, a chi vive amando”,, secondo le indicazioni di Saul Jacobus (divenuto poi Steinberg), un romeno, nazionalizzato americano, reso famoso dalla sua grafica popolare sul New Yoker.
I baci di AZ  non azzarda analisi, non è un romanzo, non ha tracce di letteratura è piuttosto un testo di  rubricazione di modi, metodi, procedimenti, attribuzioni, linguaggi, ricordi, direzioni, scelte, decorsi del bacio:”Il suo. Il loro. Il tuo”. E’ una sorta di taccuino mentale dell’autore. La prosa è povera, ma non sciatta o sgualcita. Può avere una qualità stilistica pertinente: è l’antico tema del “caos chiaro”. Peraltro annunciato dall’autore in un messaggio al lettore. “Tutto è voluto. Un puntino che sembra messo un po’ troppo in là oppure un “a capo” troppo presto. <in questo libro niente è a caso”.

Nella società dei“post”, nel grande puzzle dei nuovi linguaggi anche questo ci sta, compreso il bacio che accusa una deriva semantica, forzata dal mutamento quotidiano. Tipicamente rappresentato sempre dal contatto tra le labbra di una persona e quelle di un’altra, in generale il contatto può avvenire anche verso una qualsiasi altra parte del corpo. Il  termine, che aveva un significato, ne assume un’altro ‘vicino’ o anche lontano. In un gioco di proiezioni divertenti, ma a volte irriverenti I baci di ZA  sono un riepilogo di questi mutamenti. Paroliere, scrittore, grafico, pittore,  speaker radiofonico, giornalista e fotografo, fondatore di un giornale (durato poco), catturato dal teatro e dal cinema, insomma un performer,   Zeni ci ha messo la sua arte di virtuoso nel tingere i ricordi di affetto e  di ironia, affinché la scrittura prendesse valore dai disegni e realizzasse una vera e propria calligrafia personale.

Immaginiamo questo libro semplice una faticaccia, avrà richiesto tempo, fantasia e altro – adesso  ne sta chiedendo  a noi recensori, che abbiamo appena toccato la materia del libro che ci sta davanti, e che dovremmo prima dire di cose son fatte le pagine scritte e le illustrazioni che le accompagnano.Delizioso accoppiamento, quanto il bilinguismo italiano-inglese, affidato alla cura di… “una stella marina”. Se non ché una divagazione  su quel terreno affaticherebbe ulteriormente i destinatari. Insomma è un libro che tenendo insieme parole e graphica a volte alleggerisce e a volte mortifica, un libro  contraddittorio, un libro sghembo. Rimaniamo sul semplice. Nel libro non si trovano indicazioni ai baci di Illica in Tosca, a quelli di Catullo, di Rilke, di Block… Zeni va giù sodo. Non  “analizza”, non  descrive. lo targhetta. Gli mette un’ “etichetta”:  bacio “farmaceutico”, bacio “fiducioso”, bacio “che ti frega”, “del timidone”, “meteorite”, “d’attacco”,  “di pancia” e via di seguito per un’altra quarantina di talloncini e traduzioni. Tutti con riconoscimenti  appena accennati del loro valore intrinseco, misurati nello spazio della pagina e nel tempo, sulla base di relazioni funzionali, di senso, senza attribuzioni di bello o brutto da ignorare, Il bacio vien colto dallo scrittore nell’intenzione del momento; con pensiero frammentato, divisibile. Distinto,  il respiro prima che si faccia materia. Non c’è ricerca di significati profondi, definizioni di regole sociali che modellano. Nelle cento pagine il bacio è ridotto all’osso, affidato a una grafica essenziale, che a sua volta lo affida al sorriso e da un senso alla attribuzione dell’atto.

Alla “narrazione” (se si può dire), manca qualche estensione di significati: baciapiedi, baciaculo, baciabasso, baciapile, baciapolvere e altre 22 varianti. Ma è evidente che l’intenzione di Zeni non era quella di scrivere un saggio, di generare molteplici percorsi al bacio. Ma solo farlo rientrare nell’atto creativo, dove “non tutto è controllabile…proprio come in un bacio”  Il suo libro ci dice quanto le parole e il bacio siano importanti e che utilizzare le prime e apprezzare il secondo, alimenta la ricchezza del nostro immaginario. Perché le parole creano idee e i baci fan conoscere la vita in modo sempre nuovo e diverso.  (Aldo Caserini)

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