Ottorino Buttarelli casalese, scultore di lievitanti spessori di materia


Il nome di Ottorino Buttarelli di Casalpusterlengo è’ più popolare come presidente della “Compagnia Casale Nostra”, il benemerito gruppo che divulga la storia cittadina, che come artista. Almeno se ci si allontana troppo dal corso del Brembiolo. Forse è l’effetto della sua ritrosia, del suo carattere lirico, gentile, un raro esempio di uomo di cultura di una razza genuina e di un ambiente ormai quasi scomparso.
Nel suo studio-laboratorio c’è aria di sacro, non perché il soggetto religioso è di casa e testimoniato, ma perché è un posto unico. Nessuno ha mai pensato a renderlo virtuale. Il nome di Buttarelli in rete ha solo pochissimi post in Google. Pochissimi i  richiami, pochissimi i selfi.  A una mia richiesta di avere qualche dettaglio in più sulla sua attività, un collega giornalista mi rispose semplicemente: “ E’ un artista che odora un po’ di muffa”. Con quel “po’”pensava di segnalarsi non troppo ruvido. Tanto quello che intendeva si capiva perfettamente. Oggi interessa poco cosa un artista produca, quali opere, ma a quante persone i suoi lavori piacciono. E’, importante l’immediatezza, come si inseriscono nel presente. E’ il consumo che rende l’arte appetibile. A Casale, ma non solo a Casale, lo pensano in molti. L’arte di Buttarelli, invece, si concentra nelle forme neoclassiche, irradia meditazione e  silenzio, quando tutti noi non facciamo che parlare o urlare ventiquattr’ore su ventiquattro.
Il populismo d’élite che impera esige che l’arte per essere riconosciuta vincente trovi degli imbonitori. Là dove c’è  silenzio attorno, domina il pregiudizio del manufatto superato. L’arte  ha perso la sua “aurea”, un parolone che oggi si potrebbe tradurre in “sex appeal”. Il passato, la tradizione, la memoria, per molti artisti delle nuove generazioni hanno un significato pedante, complicato, il “nuovo” di oggi, dicono i contemporanei di casa, è libero, vivace, legato al momento, del resto se ne fa un baffo. Il contrario di  Buttarelli che si è sempre battuto per la conservazione del patrimonio culturale locale. Durante la sua carriera prima di insegnante poi di preside ha coltivato con discrezione la sua passione per la terra preparata e modellata e la pittura. Una volta in pensione  si è buttato a capofitto a modellare la materia (la terracotta) e a liberare il sentimento ispiratore nei colori,  prediligendo però la nobiltà del marmo. Così come le sue forme sono sempre state figurali, legate alla lentezza, alla nostalgia, alla storia e anche al rimpianto. Tradotte in “lavori” da guardare ed essi, a loro modo, che guardano te. Molti hanno il timbro della memoria, della storia, sono realizzati con mestiere acquisito (l’arte è soprattutto mestiere, ci ha insegnato Bruno Munari).A Buttarelli non sarebbe difficile fare anche dell’altro, di più audace o divertente o attualista, con alle spalle il gusto che cambia, perché è cambiata la società e con essa è cambiato il rapporto con l’arte. E’ un bene o un male? Non c’è bisogno di risposta. Lui non cambierebbe il proprio linguaggio espressivo, basta osservare i suoi lavori, disseminati un po’ ovunque: a Brembio, a Corte Sant’ Andrea, le stazioni della Via Crucis allestite nel Borgo, l’omaggio a Francesco Agello a Casale, dov’ è anche una copia della Madonna dei Cappuccini, l’altorilievo sulla Natività, il mosaico che riprende il Ponte del Brembiolo, il marmo “Tenerezza”, l’altorilievo della chiesa di Somalia, il “cotto” in quella di S.Maria a Senna, eccetera. Le citazioni potrebbero continuare. Quello di Buttarelli è un “ieri” che coglie lo spirito sotterraneo di un “oggi” ancora bisognoso di idee, di identità, di cultura, di sentirsi un po’ più sicuro quando deve affrontare la funzione dell’arte.
Laureato in pedagogia  a Parma Buttarelli vanta una ricca frequentazioni di artisti che non l’hanno costretto in pantofole: il milanese Trillicoso. il laboratorio di nudo di Lidia Silvestri all’ Accademia di Brera, lo studio di arteterapia di De Gregorio a Milano, la scuola d’arte Gazzola a Piacenza con i pittori Donà e Scrocchi e lo scultore di Vigolzone Paolo Perotti. La pittura e la scultura non sono per lui  solo un mezzo di comunicare idee, ma di trasmettere emozioni, poesia, il solo modo di essere e di vivere. Nella pratica e nella qualità egli esprime l’accordo tra la verità fenomenica di impressione ed emozione e la verità ideale ch’ egli realizza nei lievitanti spessori della materia. Il vitalismo, l’enigmatica metafisica, la nostalgia umanistica, il naturalismo, sono  fasi del suo percorso artistico e culturale, in profondo collegate e rese coerenti dalla tensione al traguardo poetico ed esistenziale dell’arte.

Aldo Caserini

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One thought on “Ottorino Buttarelli casalese, scultore di lievitanti spessori di materia

  1. Isabella Ottobelli ha detto:

    Bell’articolo. Lo conosco bene. Era in classe con me al liceo. Un caro amico. Ciao Aldo. isa

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