CANNAO’ alla Libreria Ticinum con 13 linoleografie su Donchisciotte


Michele Cannaò nasce a Messina nel 1955. Dopo gli studi di Architettura si laurea in Scienze Politiche. Tiene la mostra d’esordio Messina, ma negli anni Ottanta si trasferisce a Milano, dove frequenta inizialmente lo studio del pittore Togo, anch’egli di origini messinesi e studia l’arte dell’acquaforte. Fonda la compagnia teatrale La credenza e nel 1988 lancia a Milano Infesta, manifestazione teatrale. L’anno dopo espone una serie di d’incisioni, a Palazzo Sorimani e avvia un laboratorio che diventerà punto d’incontro tra di scrittori, poeti, letterati e performer. Dal 1995 al 1999 dirige Kaló Neró, il festival delle arti, mentre la sua pittura trova spazio al Palazzo dei Leoni di Messina. Esce un Catalogo ragionato con gli interventi di Rossana Bossaglia, Angela Manganaro, e Michele Passalacqua. Allestisce una personale a Capo d’Orlando (Me) e a Milano è presente in alcune collettive. Al Centro culturale Bertolt Brecht di Milano promuove alcunie incontri sulla cultura Siciliana incentrati su Federico II, Leonardo Sciascia e Lucio Piccolo. Nel 2002 allestisce un’ l’antologica alla Cascina Grande di Rozzano (MI) e una mostra di disegni e incisioni a Villata (VC).  Dopo  le personali al Castello Ruffo di Scaletta Zanclea  e alla  Galleria Istinto a Milano (2002), inizia la serie dei ritratti  che esporrà in giro per l’Italia. A questa “itinerante” farà seguire la personale d’incisioni Le ragioni di un sogno alla Rocca Viscontea di Lacchiarella (MI) e agli Archivi del ‘900 di Milano. A maggio del 2006 espone Odisseo Scilla & Cariddi a Milano che porterà anche alla “Locanda del Perdono” a Melegnano, avviando un fecondo sodalizio col poeta melegnanese Guido Oldani insieme con il quale sarà anche nel direttivo della Permanente di Milano. Nel 2008 presenta Una via Crucis con testo di Guido Oldani. In giro è la volta dei ritratti di  poeti Teste mozzate per ordine superiore. Entra in collezione al Museo Parisi-Valle di Taccagno (VA). Partecipa a un happening di poesia al Tempio di Adriano di Roma. Allestisce Passione e Incanto alla galleria Tadini di Milano . Viene invitato alla Biennale d’arte di Lodi. Realizza a Giampilieri il Museo del Fango.  Organizza la prima mostra del Museo del Fango è a Taormina, oltre a partecipare a una serie di eventi d’arte e di cultura. Alla Biennale Venezia Cinema viene presentato il film di Marco Dentici Caldo Grigio caldo Nero.. E’ anche presente alle Biennale di Venezia Arte al Padiglione Italia di Torino con  4 delle opere del ciclo della Passione, e  2  realizzate per “Domino” di Vittorio Ferri. Nel 2015 inaugura  Passione  a Milazzo. Mostra poi replicata al Centro Alzaia Naviglio Grande di Milano  e al Castello Montesegale di Pavia, dove ritorna nel 2017 con  “Quijote” e negli anni a seguire al Centro dell’Incisione , a Tokio  col Pou Group e allo Spazio espositivo della Regione Lombardia.

Di Michele Cannaò c’eravamo occupati per la prima volta nel 2001 in occasione di una sua personale alla Libreria L’Equilibrista (chissà se qualcuno la ricorda ancora in via Gaffurio 11 a Lodi?). Presentava una serie di incisioni d’arte che aveva titolato “Luviatico”. Metteva insieme due parole: luna e viatico che erano state suggerite dallo scrittore siciliano Vincenzo Consolo. Il libraio mi spiegò il senso di quel nome che non  trovavo nei miei vocabolari (vecchi e nuovi): nella Roma antica le cose necessarie a chi si metteva in viaggio. Ma quali cose erano rappresentate in quella mostra, cosa poteva significare? Possono significare  l’uomo solito a guardare o colloquiare o addirittura aspirare a “catturare” la luna. Accantonati, per un attimo i significati allegorici o poetici attribuiti, la mostra (che avevamo già visto, se ricordiamo bene, da Garzanti), manifestò subito una straordinaria capacità di raccontare e tradurre in segni taglienti e caldi le suggestioni psicologiche e i comportamenti dell’uomo di fronte a se stesso e agli interrogativi dell’universo. Si rivelò all’istante artista di eccezionale spessore poetico e formale, colto e popolare insieme, dotato nelle sua linoleografie alle pareti, di vigoria segnica e ricca di movimento, di lirismo e di lucidità razionale.
Dieci anni dopo eravamo tornammo a scrivere di lui, in occasione di una sua mostra al Cesaris di Casalpusterlengo nel ciclo curato da Amedeo Anelli. In quella occasione ci rivelò una particolarità: concedeva poco al cromatismo e ricorreva a varie tonalità di grigi. Evidentemente, come Goethe, riteneva che nel grigio ci fosse molto più palpito del b/n, da rendere meglio l’inquietudine, il pensiero, la pena e l’intelligenza (la “materia grigia”, si diceva una volta).
Lo seguimmo poi in numerose altre mostre sul territorio e non:  prima all’ex-chiesa dell’Angelo, poi alla galleria di arte orafa di Arcelli e Rossini: in piazza della Vittoria a Lodi ripropose uno pezzo delle linoleografie del Levitico, mentre allo spazio di via Fanfulla ( organizzato su iniziativa dell’Associazione Monsignor Quartieri), raccolse consensi con “Passione”, i cui connettivi erano il passato e il presente, vivi in un fiume di sentimenti drammatici che legavano la storia di quel Qualcuno e la storia di ognuno, attraverso il concatenarsi di segni compulsivi, una sorta di viaggio mentale ed espressivo rivolto a identificare delle sofferenze esistenti nel mondo.

Ora, in occasione dei 25 anni della propria attività, la Libreria Ticinum Editrice (stampatrice del semestrale Kamen’) festeggia l’ anniversario, presentando a Voghera, fino al prossimo 12 settembre, 13 fogli (o stampe o tirature o inchiostri) delle incisioni su linoleum del suo “Don Quijote”, che arricchiscono la sede espositiva di via Bidone n.20 a Voghera di cultura e arte. “Un connubio ideale – scrive Elisabetta Balduzzi, la libraia di Voghera, come è definita in giro – – tra il libro stampato e la lastra incisa.”  La mostra è accompagnata da una serie di incontri: il primo agosto con Amedeo Anelli, direttore di Kamen’ e poeta,  il 5 settembre con il poeta Andrea Martini e il finissage il 12 settembre con lo stesso Michele Cannaò che intratterrà sull’arte dell’incidere.

Nella sua autopresentazione alla mostra inaugurata a luglio alla Libreria Ticinum Editore, l’arista prende spunto dalla attuale crisi della cultura in Italia per portare l’attenzione sulla chiusura delle librerie e lo stato generale delle gallerie: “quelle che non hanno chiuso definitivamente i battenti – scrive Cannaò – si sono trasformate in alberghi a ore (tutte o quasi), a carico di un indefinibile esercito di aspiranti artisti (quelli veri se ne stanno alla larga), i luoghi espositivi pubblici sono alla mercé del “politico” di turno. Si aggiunga che il collezionismo e il mercato dell’arte sono pilotati da faccendieri-riciclatori senza scrupoli, coadiuvati da critici-imbonitori e si avrà una visione tristemente esauriente anche dello stato dell’arte”. C’è poco d’ essere raggianti per le “alleanze” sottoscritte  da Federculture e Terzo settore con il mondo bancario per garantire alle imprese culturali (non solo dello spettacolo) una sostenibilità migliore.. (Aldo Caserini)

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