Tarcisio Pasquetti, pittore e narratore contemporaneo del futuro


Tarcisio Pasquetti è un nome che non dirà molto ai lodigiani d’oggi, e forse neppure più a quelli di ieri, tanto meno delle generazioni celeberrime precedenti, ma che da qualche tavoletta raffigurante la piana campisana o abduana, del Lambro o della Muzza o toscaneggianti nature morte di familiare retorica poetica, alle pareti di  casa di qualche ex- collega dell’Eni, suo collega dei tempi celeberrimi degli idrocarburi gassosi , è in grado ancora di catturare l’occhio e la sorpresa.
Dopo l’ultima condanna a morte eseguita in Italia, nel 1947, con la ricostruzione del Teatro Gaffurio a Lodi ripresero al ridotto di via Rossetti le mostre d’arte e tra i lavori si fecero riconoscere i primi lavori di un giovane toscano, un disegnatore tecnico che coltivava il virus (anche allora si sviluppavano) della pittura e, l’amore della letteratura.
Chiusa la parentesi espositiva dei tesserati all’Opera Nazionale del Dopolavoro Fascista, coi nomi di Monico, Bonelli, Migliorini, Vaccarini, Malaspina, Vigorelli, si fece conoscere, per la prima volta, in città, un poco più che ventenne, “che sapeva parlare di pittura” e stare “in compagnia”. Si era trasferito con la famiglia da Campi Bisenzio, borgo allora agricolo, non ancora convertito in distretto tessile cinese della piana tra Firenze e Prato. Era nato nel 1924 e a Lodi era giunto con la famiglia a guerra non del tutto ancora finita, sollecitato il padre dalle prime “voci” sui giacimenti di Caviaga e dal progetto di Enrico Mattei di realizzare  Metanopoli. All’ENI il giovane Tarcisio aveva trovato presto il primo impiego come progettista dopo il diploma di disegnatore tecnico, mentre in città si era incontrato quasi subitaneamente coi pittori e artisti locali che allora si riunivano da Angelo Roncoroni, un artigiano del ferro dotato di sviluppato gusto artistico, autore di saggi di vera abilità, da collocarsi quale vero continuatore di Alessandro Mazzucotelli della straordinaria tradizione lodigiana dei “battiferro”, che nel ‘44 aveva aperto in corso Vittorio Emanuele una sua piccola galleria. I  lavori di Pasquetti oltre che alla galleria Roncoroni e al Ridotto del Nuovo Teatri Gaffurio trovarono luce alla Corniceria Moro in corso Roma e, una volta consolidato il linguaggio espressivo, trovarono degna accoglienza alla Sforzini Arte di Pavia senza tuttavia trascurare la galleria del dopolavoro Eni, allora con sede a Bolgiano.
Sono diversi i motivi per cui è opportuno ricordarsi del “passaggio” sul territorio di Tarcisio Pasquetti pittore e scrittore; non tanto per ricordare la sua carriera di progettista-disegnatore nelle fila dell’Eni, che pure ha avuto dal punto di vista professionale la sua importanza, ma per farlo conoscere, ritrovarne la figura di letterato e di artista radicato nell’etica del lavoro e della vita quotidiana.

Negli anni in cui noi si dirigeva un periodico sandonatese, l’ex sindaco Luigi Mannucci, ce lo accennò come pittore “socialista”, “venato di amarezza”. Leggendolo come narratore, non c’era parso tale.  La porta socchiusa è un suo libro di quasi venti anni fa che racconta cronache familiari e in cui vengono messe a confronto due realtà, la Toscana e la Lombardia, San Donato, Ponte Lambro, il Lodigiano e la piana fiorentina. In esso egli rivela agilità di scrittura, non improvvisata,  ma ricca di varietà di registri, fondata sulla riflessione, sul rigore e la concentrazione poetica. L’artista scrittore mostra cuore pulsante, vitale e passionale, oltre ad una capacità di guardare alla realtà, ai ricordi e ai sentimenti, senza perdersi, e, soprattutto, senza sporcarsi.  Il sole era uscito dalla sua forma di sfera, raccoglie invece un gruppo di racconti alla scoperta di un mondo senza tempo in cui Pasquetti rientra in  un genere classico. Un mondo dove tutto il passato e il futuro è presente, e le nuvole sono accessibili a tutti come mezzi di trasporto. Sono racconti senza tempo in cui non mancano soffi di poesia: un mago mite che li orchestra e li anima e che attraverso incontri e amicizie, fa entrare in uno spazio che non conosce confini, popolato di personaggi e improbabili avventure nate da una dirompente fantasia creativa.
Pasquetti ha scritto inoltre, pubblicati da una casa fiorentina (L’Autore Libri Firenze) Delle insolite coincidenze (1999)  e La tartaruga di Elea (2009), un libro dalle implicazioni filosofiche, che prende spunto dal paradosso di Zenone di Elea, discepolo di Parmenide e che rivela l’ampiezza degli interessi e degli approfondimenti dell’autore. Pasquetti, comunque, non è stato un maestro;  ma semplicemente un pittore che ha saputo catturare col sentimento l’ attenzione dei sudmilanesi e dei lodigiani e un buon scrittore, di procedimenti accuratamente esibiti, in cui l’abilità del narratore sta nel renderli necessari. Ora i suoi quadri sono ricercati dalle Case dìasta, i suoi libri esauriti da tempo e introvabili. Significa che non hanno avuto respiro corto, nei contenuti né nella forma.

Aldo Caserini

One thought on “Tarcisio Pasquetti, pittore e narratore contemporaneo del futuro

  1. Isa Ottobelli ha detto:

    Grazie Aldo per avermi fatto conoscere un artista, pittore e scrittore, di cui non sapevo nulla.
    Con stima e simpatia, in nome dei ricordi comuni.
    Isa Ottobelli

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