Panorama artistico lodigiano: GIANNI BIGNAMI, mezzo secolo nei colori


Gianni Bignami, lodigiano di nascita, di famiglia e formazione,aveva settantacinque anni quando è morto nel 2005. Era nato a Santo Stefano Lodigiano da dove era partito per Gorgonzola, a sua volta lasciata per Pessano con Bornago, ma aveva mantenuto sempre un rapporto affettuoso e cordiale con la propria terra. Negli anni Ottanta e Novanta aveva tenuto diverse mostre all’ex-Soave di Codogno, a Lodi, a Corno Giovine ecc.
Aveva iniziato il suo percorso con una pittura agreste, fatta di paesaggi e fiori. Successivamente aveva trovato sviluppo in una pittura compendiaria di figure femminili che rendeva con pennellate saettanti, essenziali e insieme esuberanti. Vivaci come il suo carattere, che nella pratica pittorica trovava forza di natura e di vita, al di là di ogni elemento formale e di ogni riferimento stilistico. Bignami è vissuto nella pittura, tra tele pennelli e colori, mezzo secolo, coltivando scambi amichevoli e profondi con i personaggi dello spettacolo, tenendo insieme l’effimero e la cultura: un complesso mondo a cui egli ha intimamente aderito e da cui ha preso nutrimento. Gli è servito soprattutto per essere sé stesso: per evadere gli aspetti opachi del vivere quotidiano, per rifuggire dai colori opachi ch’egli considerava un improprio nella tavolozza di un pittore.
Per questa via ha saputo tenere insieme per decenni il colore sulla tela e il colore fisico della vita, costruendo (a modo suo s’intende), trame che accordavano una sua personale visione pittorica con le desinenze sotterranee del suo vivere quotidiano.
Bignami apriva la forma all’ebbrezza con una figurazione coniugata al femminile, ricca per ciò di profumi, di tepori, di pulsazioni intime, di luminosità che accendono la materia.
Per un altro verso, è stato un pittore attento e occupato all’avvincente avventura dell’arte popolare e a ciò che poteva servire il suo imporsi. Non ha mai trascurato di sostenere la propria immagine, di essere agente di sé stesso. Particolari che possono dare una visione abbreviata e storta se si perde di vista ciò che è stato il prodotto della sua creatività e a quale pubblico era rivolta.
Nella sua pittura non sono assenti esempi di ricerca espressiva e di intenso rapporto con l’immagine. Paesaggi, fiori, delicate fanciulle sono i soggetti di un mondo visitato con occhi e sentimento romantico, ch’egli ha preferito ed ha proposto al suo pubblico con figuralità stabile e trasporto liricamente proiettato.
Bignami ha praticato una pittura che sapeva corrispondere a esigenze decorative, ma che, nell’insieme, egli ha arricchito di venature fantastiche, di emanazioni irreali alla realtà, inserendovi di volta in volta nuovi estri, e cadenze improvvise, e trasporti , raffinatezze mondane, un colore che rapprende luci e insinua ritmi ed scheggiamenti.
E’ stato un pittore di gusto popolare, di misura sentimentale, che al vaglio del pubblico ha trovato attenzione grazie a soggetti piani, a una pittura ovviamente lontana dall’impegno della “rottura” teorizzato e praticato dalle avanguardie, sia da quello formale delle tradizioni di scuola e d’accademia. Una pittura che per ciò (non lo nascondiamo), poteva piacere o non piacere, ma che nel Basso lodigiano ha raccolto consenso. Semplicemente, una pittura libera, praticata in modo libero da un uomo libero.
Anche se lontano da tempo dalla propria terra, il lodigiano lo ricorda a tre lustri della morte come pittore popolare che ha coltivato nel proprio animo la meravigliosa monotonia dell’amore per l’arte del colore, da lui portato a un grado di accensione e di necessita di espressione, insieme alla nostalgia per la sua terra, “madre” di tanti paesaggi immaginati.

 

 

 

One thought on “Panorama artistico lodigiano: GIANNI BIGNAMI, mezzo secolo nei colori

  1. renato ha detto:

    bignami ha espresso una pittura semplice ma armoniosa e caldache guardando i suoi quadri sulle pareti mi accolgono nella natura del lodigiano e un tocco di eleganza nelle raffigurazioni femminili misteriose rappresentate.

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