Andare per mostre di pittura e non guardare i quadri


Siamo un mondo di individualisti. Ciascuno con le proprie peculiarità e i propri inerenti interessi in fatto di gusti, preferenze, insofferenze, linguaggi, teorie.
Spesso esprimiamo convinzioni su questo o quel pittore che appena abbiamo notato e sulla sua pittura che a stenta abbiamo degnato di un’occhiata. Ma ce ne occupiamo lo stesso perché lo raccomanda Tizio o Caio. Ripresi a fatica ricuciamo insieme i si dice mettendo ogni cosa al posto giusto come vuole il mestiere, da ingannare sulla nostra conoscenza del personaggio e della sua opera. Se poi non risultiamo convincenti o “floppiamo”, risolviamo al passo falso citando lo scrittore Roland Barthes ( Barthes di Roland Barthes, Einaudi, Torino), che permette di non entrare nello specifico e suggerisce la “pillola” “mi piace, non mi piace”. Che non è quello di Facebook, ma come quello dei social non ha importanza e neppure senso, non vuol dire interpretare con criterio soggettivo e personale, ma solo che io sono io e non tu. Così il confronto si risolve nell’ irrisolto e il sorriso smorfia alla De Filippo.
Con il coronavirus che non molla e costringe a un minimo di modi di fare in comune, con gli altri, anche l’arte individuale di ragionare attorno al mondo della creatività è destinata a cambiare, anzi, sta’ già cambiando. La dialettica tra arte, non arte, anti-arte, che qualche tempo fa dava ancora coloritura agli interventi sulla pittura, è finita senza risposte, senza rimpianti nel dimenticatoio. E con essa è finitp l’ intero arco storico che includeva la più attuale contemporaneità e la più istante stagione; e i tanti “ismi”e i tam-tam, su cui venivano impostate le presentazioni dei pittori casalinghi, conferendo mordente a idee, propositi, rivelazioni, scoperte, pentimenti, incidenti, percorsi… Attenti però a non mettere in campo le trame del mercato. L’ideologia della comunicazione suggerisce che si degraderebbe il sentimento commerciale dei pittori, sia di quelli di “buona stima” sia di quelli che la visibilità la cercano al mercato rionale.
Rispettata l’ apologetica dello scambio, è certo che non trovi istanza in alcun discorso, l’ osservazione del presente della pittura, un mondo vittima dell’idolatria del guadagno, né più né meno come il football, la finanza e la borsa, dato che l’analisi non interessa più a nessuno (o quasi), men di meno i pittori.
In attesa che qualcuno sieda al pianoforte e avvii una musica nuova che trascini fuori dal magma culturale ridando un profilo alla pittura-arte, gli argomenti da mettere sotto ingrandimento sono pochini, Nella gran muffa del preesistente può recuperare interesse quello sui nuovi compiti del critico d’arte, figura oggi spodestata da resocontisti corsari. Ma la sua figura benché da tempo marginalizzata e oscurata dal circuito mediatico che l’ha rimpiazzata con articolisti letterari, estensori di referti di eutanasia ha ancora qualche riserva prestigiosa da giocare. Sempre che si rispettino i ruoli diversi che toccano allo storico e al recensore.

A proposito di compilatori di note questa la riferiamo anche se apre un altro fronte: “Hai visto la mostra di…” “Sì, ma non personalmente.»
Semplice battutina o lapsus dicendi?, Da svelare, in ogni caso, come, a volte, chi commenta una mostra non l’ha vista e non dispone di elementi propri di conoscenza anticipata, come seguire l’attività dell’ artista, avere conoscenza del suo curriculum o aver frequentato il suo studio durante la preparazione della mostra. Scrivere, parlarlarne, segnalarlo lo espone a rischi: è naturale che un pittore preferisca a un critico esperto chi lo gratifica di aggettivi (di parole), e all’occasione gli attribuisca un’aureola sopranazionale, di artista “europeo”.
Quello di assegnare a tutti “grandi attributi” – una vera e propria sindrome – o una lente deformante – da far pensare che sul territorio esistono solo solo “grandi” pittori. Mai piccoli o medi, magri o grassi, soltanto grandi. Pittori kingzise, estralarge, ironizzerebbe Riccardo Chiamberge. Da Nobel o Biennale.. Sebbene a Stoccolma i pittori non vengono neppure invitati.
Ma poi, siamo tanto sicuri si tratti soltanto del difetto oculistico di qualche recensore? Che eccessi di narcisismo, ipertrofie dell’ego, paranoie e megalomanie non siano il terreno su cui la pittura ha camminato in questi anni in provincia e su cui tornerà a muoversi quando riprenderà efficacia sulla realtà? Resta l’ incognita.

 

Aldo Caserini.

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One thought on “Andare per mostre di pittura e non guardare i quadri

  1. paolorinaldi ha detto:

    Interessante. Ricordo che il “sì, ma non personalmente” nacque in occasione di aver letto Il Nome della Rosa, nei circoli intellettuali di New York. Lo si doveva comunque aver fatto.

    Come va la reclusione? Ma i tuoi figli vivono con te o comunque vicino?

    A presto.

    paolo

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