PANORAMA ARGTISTICO LODIGIANO: FRANCESCO BORSOTTI: LA RIVALUTAZIONE DEL SIMBOLO ESPRESSIVO


La pittura – non solo la pittura -, conosce da tempo uno degli aspetti più unici dell’interdisciplinarietà, ovvero una correlazione (non sempre stretta) con la storia, e (meno discosta) con la matematica, la geometria, la simbologia, la semiologia. In molte opere, soprattutto di tema religioso, l’uso del triangolo, aveva in passato il significato di richiamare (in modo molto schematico) nel campo del pensiero cristiano, un legame rimasto indissolubile, di Dio e la Trinità, raffigurato sospeso con un occhio (non sempre) a rappresentare l’onniscienza, la conoscenza di tutto ciò che è accaduto in passato, che sta accadendo nel momento presente e che accadrà nel futuro.

Il triangolo non è il solo elemento che ha organizzato la composizione figurale durante i secoli; nei dipinti è stato largamente utilizzato per dare stabilità e ordine alla rappresentazione mentre altri simboli tipo il pesce, l’agnello, il cervo, il serpente, Alfa e Omega, i monogrammi, il pavone reale, la croce, i numeri, i cembali, l’uva, la vite eccetera, diversi dei quali si ritrovano nei lavori del pittore casalese Borsotti, sono simboli espressivi di portata metaforica.

Francesco Borsotti è un artista che da sempre si dedica a una pittura dai “significati speciali”. Gli studi di prospettiva li ha fatti alla Scuola di disegno di Brera, quelli di grafica e progettazione tra pensiero e segno alla Scuola Superiore di Arti Applicate del Castello Sforzesco dove è stato allievo di Luigi Timoncini. Vanta dunque un retroterra importante di conoscenze e cultura in fatto di linee, simboli e altre indicazioni quali funzione, forma, dimensioni, lavorazione e materiale.

Prospettiva e percezione visiva danno proiezione alle sue scelte estetiche, al suo dedicarsi a una pittura che si fonda su simboli, forme geometriche e segni inseriti nel proprio esercizio della creatività. Li troviamo utilizzati come ausili d’interesse decorativo, ma soprattutto associati a precisi significati della storia, anche mitologica, e intrecciati ad altre personificazioni con altri simboli e figure di costituzione recente.

Quella di Borsotti è sempre stata una pittura traboccante di figure geometriche e di simboli; fino a far credere (a volte) d’essere in presenza di una pittura esoterica, misteriosa; sia pure, e allo stesso tempo, piena di concettualità, ovvero di estensioni mentali, intellettuali, speculative, attente alla teologia. Tanto che il linguaggio richiede impegno di decifrazione dei contenuti e delle allegorie, oltre che delle modalità tecniche, delle procedure, dei materiali e dei “montaggi”: un insieme di progettazione, invenzione e creatività che può arrivare a collegare un manufatto dal significato esplicito ed esemplificativo a una realtà altra. In questo complessivo procedere hanno una portata significativa valori quali la sacralità e la verità (poco riconosciuti dal sentire comune) e la manifestazione dei polisensi, su cui l’artista sembra avere organizzato la propria esperienza del momento. Il tutto è rinvigorito da una “ri-lettura” della simbologia cristiana tradizionale e storica, condotta con una dose di narcisismo moderno e mondano ( quindi non sempre innocente), da conferire familiarità all’eros e all’ego ( non in chiave psicoanalitica, ma in ogni modo inerente la persona e la coscienza) e in cui trova senso l’ espressione indicale di “adesso” consegnata da quella di “ieri”.

In questa relazione di equivalenza, ha rilevanza l’utilizzazione dei simboli delle geometrie spirituali e sacre, dei segnali di direzione verso l’alto e verso il abasso, nonché dei numeri (es il numero 6) che sono indicatori prevalentemente di quella ambivalenza di proprietà della metafora a cui concorrono i colori, il campionamento delle icone e altre affiliazioni. Borsotti sa dare di tutto una rappresentazione misurata, ordinata, secondo angolazioni precise (da disegno industriale), assicurando un equilibrio senza ridondanze al linguaggio inventivo e alle forme, da introdurre variazioni di sensibilità attraverso l’inserimento di campioni di corpi ignudi da favorire contesti di comunicazione ulteriori da far supporre un di un di più nascosto,

Negli ultimi esemplari realizzati da Borsotti il corpo umano pare essere il mezzo più importante di espressione e di comunicazione. Non è esattamente così, è comunque rivelatore di pulsioni interne, aspiranti a una loro naturale esposizione. Nei lavori a noi noti, c’è in quasi tutti, un corpo umano nudo (o quasi) che si nutre delle sue forme ed esprime potenza atletica, in grado di conciliare l’espressività dell’artista con la materialità e il gusto del tempo all’interno di una narrazione relazionata a un orizzonte culturale storico preciso. Nella Deposizione – realizzato su tavola – , un vertiginoso scorcio prospettico fa ricordare subito il Mantegna di Brera, la figura del Cristo deposto (al rigor mortis ha prestato il proprio corpo lo stesso Borsotti), è sistemata all’interno del triangolo equilatero. Dietro non ha il sole simbolo del bene e della religione cristiana, non c’è neppure Giuseppe d’Arimatea, né Nicodemo, gli uomini che furono incaricati di deporlo. Al posto loro, a sostenere la parte superiore del corpo del Cristo c’è uno di quei giovani che in palestra curano la propria forma fisica. Il che complica le cose già complicate dai simboli con altri simboli che denotano quanto esemplificato da se stessi.

La funzione simbolica scelta dall’artista è un modo per relazionare l’umano ed il sovraumano. Il passaggio è nei due cerchi che l’artista ha posto nell’architettura, ai lati superiori esterni del triangolo, in cui sono dipinti due pavoni (simboli della resurrezione e della vita eterna, ma che hanno altri significati simbolici in altre culture). Sulla destra in basso del Deposto, si trova inveve, in posizione di assoluto relax, un altro balestrato nudo con un grappolo d’uva in mano. A mente suggerisce la presenza del male attraverso il dio greco Dioniso che ambiva conoscere i misteri del dopo morte. Ma l’uva dà anche vino, che a sua volta simboleggia gioia, estasi divina e paragona l’uomo con la gioventù (si pensi al Bacco seminudo di Caravaggio) -, e, se collegata alla vite diventa simbolo di benessere, fecondità, benedizione, mentre nel quadro di Borsotti sembra assumere una semplificazione dialettica contrapposta al significato del sacrificio di Gesù. La presenza di un vigoroso Dioniso e di un altrettanto esuberante Giuseppe riduce la presenza delle due donne (Maria e Maria Maddalena) che a sinistra manifestano le loro lamentazioni e il dolore. Quella realizzata dall’artista casalese è una pittura che affida alle figure significatività applicata all’analisi. Totalmente diversa dai modelli di tanta pittura che si può incontrare sul territorio, praticata dai continuatori del figurativo, dell’astrattismo-informale, del post pop, del post human eccetera. In Borsotti si fa riconoscere per comporre insieme doti di qualità pittorica e ricchezza e la varietà dei contenuti. Non è, insomma, una pittura senza scopo. Ha grande accuratezza formale, che l’artista fa coincidere – in modo sempre controllato e costruito – con una narrazione evocativa dei contenuti di difficile espressione, in cui si trovano in reciproca compenetrazione il simbolo, il segno, la tradizione, la sostituzione, la convenzionalità, l’immediatezza sensibile, Ed è una pittura che si pone fuori dai termini temporali e generici di tradizione e di contemporaneità, e intende “leggere” la storia delle tematiche (reali o presunte) e delle forme, non ristrette alla datazione. Il suo artefice lavora come in una bottega rinascimentale, anziché in uno scantinato sotto casa al 14 di via San Paolo a Casale. Di volta in volta chiama a collaborare, senza gerarchie, il fotografo, il grafico, l’artigiano del legno, la sarta, lo stampatore di tessuti, lo studioso di teologia, l’esperto di simbologia e il conoscitore di cristogrammi. Scontato che l’ idea rimanga sempre quella da lui avuta e ch’egli intenda tradurla in un dato modo, posizionandola in evidenza, affinché possa far porre domande sul senso dell’opera e sulla necessità, ancor oggi, di continuare a fare arte.

 

Aldo Caserini

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One thought on “PANORAMA ARGTISTICO LODIGIANO: FRANCESCO BORSOTTI: LA RIVALUTAZIONE DEL SIMBOLO ESPRESSIVO

  1. paolorinaldi ha detto:

    Bravo questo borsotti (e bravo anche tu). Ti abbraccio da lontano. paolo

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