LA FOTOGRAFIA ALLA COLOMBINA. Le immagini “salvate” di Silvano Bescapè


L’Osteria la Colombina, in località Bertonico, nel Lodigiano, non è solo un  

Particolare delle foto esposte alla Colombina di Bertonico

ristorante tradizionale, a conduzione familiare, dove si gustano piatti della tradizione e classici che richiamano conoscitori esperti della buona tavola è anche un’ex-cascina che alle pareti propone con rigore espositivo una quarantina di stampe fotografiche in b/n che raccontano la storia del territorio, il legame dei suoi luoghi con le stagioni, i poderi, le cascine, i fondi, le colture, le architetture, e, principalmente, il lavoro e i suoi collegati, le tradizioni, i costumi, la meccanizzazione che lo hanno trasformato vocandolo a zona agricola, oggi lasciata alla rincorsa edilizia, della terziarizzazione e della logistica, che ne convertono le caratteristiche anche morfologiche.

Alle pareti scorrono “reperti” fotografici salvati da Silvano Bescapé, noto raccoglitore-amatore che da decenni mette interesse e passione nel ricostruire attraverso foto e cartoline il lodigiano “che fu”. Fan parte, ci dice Emilio Soldati (contitolare della Colombina con la moglie e la figlia, dopo decenni di attività a Milano, svolta all’ombra del cenacolo vinciano e della chiesa delle Grazie), dell’archivio del fotografo livraghino, oltre ventimila tra sviluppi e lastre avere ormai dimensione di specifica autonomia da essere fonte documentale significativa dei mutamenti del territorio e delle sue realtà.

Oltre a ciò, la selezione proposta alla Colombina aiuta a cogliere lo sviluppo dell’estetica fotografica attraverso la sperimentazione dei materiali e delle tecniche e l’allontanamento dalle semplici rappresentazioni realistiche con l’affermarsi di elaborazioni soggettive nelle impressioni.

I “tasselli di vita” alle pareti documentano il tessuto storico dell’Alaudense attraverso i lavori nei campi e in cascina, il paesaggio, i costumi, l’avvicendamento delle generazioni, gli agglomerati dei paesi, l’ingresso nel sistema agricolo delle macchine, le stalle affollate di uomini e donne, eccetera. L’occhio, se non è subito catturato dal menù, può ricostruire il passato, le distinzioni sociali in l’agricoltura, la diversità di ruoli tra fattore e contadini e stagionali, la disuguaglianza tra le case del padrone e del fittavolo e quelle degli stagionali. La stampe acquisite dal Soldati da “Silvano”, com’è conosciuto il fotografo livraghino, rappresentano una indagine del patrimonio della civiltà contadina; aiutano a conoscere una porzione significativa del lodigiano prima della frenesia pan-industriale, dei tralicci, delle raffinerie e delle strade ad alto scorrimento. Insomma, alle pareti della Colombina sono immagini che non superano (o non sostituiscono) la parola parlata e scritta, ma fan loro concorrenza, dicono cose contemporaneamente e informano velocemente.

 

Aldo Caserini

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