Eliza Macadan, “maratoneta della poesia”


Nella “maratona della poesia”, gara in cui “corre da sola”, come lei stessa dice, la cinquantenne moldava Eliza Macadan ha tagliato un nuovo traguardo di tappa con Pianti piano, editato da Passigli Poesia nella collana che fu fondata da Mario Luzi.
La raccolta si avvale di una introduzione di Amedeo Anelli che conferma come la Macadan affida ad una tessitura “fra io e tu, fra io e l’altro”, il dialoga sui “grandi temi del consistere”.
Nell’organizzazione ordito e trame muovono sul rilancio di opposti, in una realtà prismatica, fatta di rifrazioni e riflessi, di schegge e pezzi di accadimenti e di esperienze, di cose e di fatti che danno l’ immagine di “una esigenza insoddisfatta di risposte” e rende problematica una comunicazione di senso unitario.
La Macadan non è una novità per i lodigiani. A farla conoscere hanno dato il loro contributo la rivista semestrale Kamen’, gli Amici del Brembiolo di Tavazzano, Amedeo Anelli, e, forse, ma non ne siamo sicuri, la conoscenza delle sue ultime raccolte: “Passi passati”(Jocker, 2016), “Anestesia delle nevi” (La Vita felice, 2015), “Il cane borghese” (La Vita felice, 2013), Pioggia Lontano Archinto, 2012).
Al mondo di questa letterata non si accede se non percorrendo lo spazio che le parole dispiegano attorno a sé nella forma della prossimità o della distanza delle cose, Il valore simbolico in cui è racchiudo il senso è rintracciato nella localizzazione puntuale della soggettività dell’ordine sensoriale e di quello razionale, sorgente dei “versi secchi e taglienti” e della modalità particolare di comunicare un “senso corroso” trattenuto “alla superficie delle cose e degli atti”.
Il titolo Pioggia lontano è una sorta di leitmotiv, tanto è ripreso nelle ottanta pagine di versi. Non è una astruseria dell’immaginario, ma corrispondere a una esigenza interiore, metafisica, di tenere insieme cielo e terra. Quella della Macadan è una “poesia di richiami”; raccolti in un proliferare di immagini che esprimono ansia di pienezza e di vita. Evidenzia la capacità di creare metafore e modi di dire “ nuovi” in uno stile proprio, “non apparentabili”; di architettare perfettamente immagine e percezione lasciando libere le parole.
Nella nota a Pianti piano il critico Anelli indica nella tessitura una quotidianità mai “banale”, frutto di una individuazione e di una ricerca “sempre insoddisfatta di perfettibilità”.
Nella poesia c’è lo specchiarsi della vita, della natura: l’ampiezza e la semplicità, rese con grande attenzione alla parola e sostituire quella della falsificante psicologia.

Aldo Caserini

Testo pubblicato sul quotidiano Il Cittadino.

 

One thought on “Eliza Macadan, “maratoneta della poesia”

  1. Isabella Ottobelli ha detto:

    Grazie Aldo, come sempre bell’articolo. Isa

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