Gabriele Vailati al Museo della Stampa Schiavi


“Gli uomini non hanno mai abitato il mondo, ma sempre e solo la descrizione che le parole e le immagini hanno dato del mondo stesso”. Così il filosofo Umberto Galimberti. Ciò ha consentito all’uomo di orientarsi tra il vero e il falso, il pregevole e lo spregevole, il brutto e il bello, il passato e il presente, tra le “cose di lassù” e le “cose di quaggiù”.
Le parole stabili (non quelle nomadi) e l’arte che da senso figurato alle parole, hanno permesso un cammino ascensionale , di indicare le cose, la loro essenza e la loro relazione, la poesia e la storia. Fintanto, almeno, che lo scenario imposto prepotentemente dalla tecnica non ha introdotto con lo spaesamento una libertà diversa. Sicché le parole e l’arte si sono fatte anch’esse viandanti.
A recuperare quella “padronanza” che in passato dava senso e descrizione al linguaggio espressivo, offrendo una convincente dimostrazione, ci prova al Museo della Stampa Gabriele Vailati, artista cinquantenne, di umanità, interiorità e meditazione, presentato da Tino Gipponi, dove rimarrà sino al 16 dicembre prossimo con una ventina di fogli che lo stesso Gipponi ha definito con precisione un lungo persuasivo racconto“non di apparente virtuosismo” e “di assoluta eloquenza poetica”.
Pittore, scultore, disegnatore, acquafortista e grafico nelle scelte di Vailati non c’è alcun assoggettamento al “nuovo”, anche se le novità nella costruzione linguistica non sono mancate e non mancano. Come già messo in risalto alle mostre dell’ex-Angelo, di Villa Trecchi a Maleo e di Palazzo Rho a Borghetto egli dispone di una padronanza nella figurazione che l’assoggetta con competenza alle finezze della forma senza eccessi sul reale o di far scivolare la visione nella virtuosità dell’illusione.
Nel suo operato si riscontra un sereno variare di forme naturali e di finezze che nel disegno, attraverso il gioco del chiaro e dello scuro, riguadagna sottigliezze e armonie di delicato lirismo.
Faticoso comunque determinare presenze di modernità. Se non si allarga lo sguardo alle figure archetipali e l’osservazione ai paesaggi e ai siti dismessi, di cui l’artista coglie aspetti originali e inquieti, ricavandone una vitalità pulsante e personale. Di più si scopre nel parallelo identificazione-differenziazione del disegno (e del segno grafico) in cui viene fuori il bisogno di saggiare e approfondire i confini “del fare” nella traccia delle linee architettoniche, nei negli affiori di maniera nera, nelle spigolature dei particolari. Utilissimi, nel senso che permettono di riscoprire nel vitalismo vibrante di segni le gelose certezze date dalle forme naturali.
Vailati veleggia tra le secche di una pittura figurativa che ha perso ormai singolarità con la storia dell’arte; svela un viaggio indirizzato con calma e studio, attraverso scelte che non sono stanche elegie ma segni di un incamminamento che riconosce al disegno (e al segno grafico) legami di inscindibile e congiunzione con la poesia. Da far dire al Presidente del Museo della Stampa Schiavi:In sessant’anni di passione artistica non mi è mai capitato di vedere e scoprire un artista (è il termine appropriato) di qualità come il giovane Gabriele Vailati.
La personale è stata accompagnata domenica da “ “Botteghe d’artista”, una promozione d’incisori lodigiani – Paola Maestroni, Teodoro Cotugno, Luigi Maiocchi e Vittorio Vailati- che hanno realizzato stampe a tiratura limitata, poste in vendita a sostegno delle attività del museo.

Aldo Caserini

Museo della Stampa e della Stampa d’Arte a Lodi *Andrea Schiavi, via della Costa, 4 – 26900 Lodi, tel. +39 0371.420381www.museostampa.org: Mostra personale di Gabriele Vailati a cura di Tino Gipponi e di- “Botteghe d’artista” ,- vetrina degli incisori lodigiani Paola Maestroni, Teodoro Cotugno, Luigi Maiocchi, Vittorio Vailati -Aperto nei seguenti orari:mattino dalle 10 alle 13;pomeriggio dalle 15 alle 18.

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