BENITO VAILETTI: commento per una mostra


La mostra di Benito Vailetti in corso fino al 2 dicembre prossimo alla Bcc Centropadana a Lodi, è una antologia “non canonica”, senza eleganze referenziali di codici estetici particolari, realizzata grazie ai lavori resi disponibili in gran parte da due suoi amici collezionisti: il costruttore Nino Mancini e l’ex cucitore d’alto artigianato Santino Giberti.
Alla completezza dell’”itinerario antologico”, nella maniera più scrupolosa e dettagliata, manca però un catalogo che setacci l’intera opera dell’artista, le sue scelte, i suoi clichè. Ciò nonostante alla mostra non difetta l’attenzione del pubblico, che numeroso dai primi giorni della esposizione ha distribuito sui quadri un consenso spontaneo, fuori da ogni previsione, da rinverdire il richiamo agli esiti espressivi e poetici e svegliare l’esigenza di un riesame critico, che non ricorra in partenza alle abituali descrizioni sull’ indole e il carattere dell’artista.
Nell’amplissima produzione di oli, acquerelli, pastelli, litografie il dato temperamentale ha senz’altro avuto “gioco”, non però da costituire criterio uniformante e legittimare prioritari certi suoi umanissimi sfoghi. “Stuzzicato!” in vita come “copista” minore del padre Giuseppe – senza capire che la pittura può vivere di una inesprimibile continuità e variazione e interpretare spiccata alterità senza allentare l’abbraccio -, le tele e le carte in mostra scoprono come per organizzazione intellettiva Benito Vailetti è stato un artista di doti formali di linguaggio e di sensibilità da differenziarsi dal genitore. Una differenza che non aveva trovato individuazione neppure nel catalogo “I Vailetti” di otto anni fa, benchè le notazioni fornite in esso meritino d’essere rilette.
L’attuale mostra curata da Mario Quadraroli, sembra voler (poter) far decadere qualsivoglia criterio di informazioni di quanto si è potuto leggere sino ad oggi. Nei ritratti, nelle nature morte, nei paesaggi abudani e non, il dato espressivo risulta sviluppato con diligenza ed estemporaneità risolutiva su fondali di passione vitale, con un fervore dell’umano a volte istruito con pupille deluse. Chiarisce un pittore di grazia che diremmo (poeticamente parlando) “luziana”, e, pittoricamente, primariamente negli acquerelli, di compimento “raimondiano” e lombardo, autore di una pittura di soggetti e di addizioni d’ ogni esperienza, portatrice di memorie a fil di pelle.

Aldo Caserini

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