Le sculture di Luigi Fondi al Castello di Belgioioso


Al Castello di Belgioioso nel pavese meridionale, a poco più di una ventina di chilometri da Lodi e di una cinquantina da Milano, è visitabile da sabato una intrigante personale di Luigi Fondi, pittore e scultore di Soriano del Cimino. Per i milanesi e i lodigiani che ancora vantano “scampoli” di vacanze da dedicare a “fuori porta culturali”, l’esposizione del viterbese costituisce un “appetitoso” invito a conoscere un artista che da lustri procede fuori dal fiume in piena del sistema, lavorando, inventando, insegnando (cose tutte, oggi, considerate “pericolose”).
La mostra di Fondi, che vanta parentadi nel sudmilanese e nel basso lodigiano, non costituirà probabilmente un “annuncio” nel capoluogo metropolitano lombardo, ma ha orgogliose verifiche rilasciate da zone non soggiogate da estetiche mercatistiche, dove sono note, con il patrimonio genetico, le linee di contaminazione che arricchiscono la perentorietà del suo linguaggio artistico, il vigoroso ed energico lavorare la pietra alla ricerca di una impronta personale.
Allestita nell’ala del castello pavese riservata alle mostre di rilevanza espositiva, la mostra è un atto di attenzione rivolta a un artista coerente del nostro tempo, che – coi dovuti distinguo di tracciati -, permette di evidenziare anche il rapporto esistente oggi in cui la scultura pare abbia lasciato la poesia per l’acrobazia, tra il lavoro creativo dell’artista e quello dell’analista
Nato nel 1954, laureato all’Accademia di Carrara, Fondi si dedica alla trasformazione della pietra da una quarantina d’anni, alternando l’attività scultorea a quella pittorica, all’insegnamento del disegno e della storia dell’arte, coniugati insieme all’impegno di accordare l’idea di produzione industriale e l’idea di creazione artistica. Un’esperienza andata definendosi col tempo: innamorata e perciò beffarda in certe occasioni segnate da “poesia del caso” (di tipo dadaista) e poi dalla critica messa in relazione a quella meno disorientante e rapinosa di “operaio dell’arte”.
Le proposte esibite a Belgioioso oltre significare il percorso dell’artista, permettono di cogliere qualcosa dietro una maschera che non è solo un’altra maschera: una espressività affiatata, che tiene d’accordo forme dell’uomo e forme animali, concetti attualisti e storia, immagine e narrazione. Un “passato che ritorna”, in parte rigenerato attraverso l’addensamento di elementi surreali e significati onirici.
Fondi non fa però nascere equivoci. I suoi sono richiami di sirena, cioè mostrum, di inventiva e stupore insieme, natura e meraviglia, esibizione e forza orfica. La visionariètà nelle forme è al tempo stesso lucida, combina immagini e idee liberamente, sviluppa narrazioni e relazioni, allegorie e simboli. Senza ricorrere ad appendici o orpelli decorativi superficiali.

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